Sniper 2 (2002) Missione suicida

Continua la saga del Cecchino monco, che condivide il destino dei “Maestri sciancati“: combattere menomato, supplendo con onore e determinazione.

La saga del cecchino monco!

L’eroe epico è quello che muore alla fine della sua missione, perché solo così sarà completo il poema della sua avventura. Poi però ci sono gli eroi mutilati, che non solo hanno perso una parte del corpo ma anche la possibilità di morire in modo epico.
Thomas Beckett era stato concepito come eroe epico, che entra in scena lanciando la frase-simbolo della sua epica: «one shot, one kill», un colpo, un morto. Quando per colpa di Miller la missione finisce male e Beckett, legato, si ritrova a guardare negli occhi il suo torturatore che ride, mentre gli stacca il dito indice – tutto ciò che serve ad un cecchino per essere tale – gli occhi dell’eroe sofferente si spostano a guardare la foresta. Lui sa che lì c’è Miller che lo sta puntando con il fucile, e Beckett mormora una frase rivolta al collega: «One shot, two kills». Lui e il suo torturatore sono sulla stessa traiettoria: con un solo colpo Miller potrà completare la missione… e porre fine alla sofferenza di Beckett, donandogli la fine epica che merita.
Miller spara, e l’epica del cecchino è completa… E invece no: Beckett rimane un “eroe interrotto”.

All’ultimo secondo la sceneggiatura cambia, Miller non uccide Beckett e quest’ultimo lo vediamo uscire di scena in pochi secondi, visto che il copione non prevedeva che fosse ancora in vita. Poteva essere un eroe tragico, invece è solo un cecchino senza un dito che fugge nella notte.
Intervistato dal sito MovieWeb (30 settembre 2014), Tom Berenger non nasconde la delusione per quella scelta finale di Sniper (1993).

«Nel copione originale alla fine venivo ucciso da Billy Zane, quando gli facevo segno con le labbra, così da non soffrire più. Poi però all’ultimo hanno cambiato quel finale, magari ci hanno ripensato e forse volevano un lieto fine, non saprei. Ero seccato, perché lo consideravo un gran finale: pensavo che fosse perfetto.»

Passano quasi dieci anni e qualcuno dev’essersi deciso a recuperare il personaggio per donargli maggior dignità epica: addirittura Screen Gems (prima di dedicarsi alle saghe di Resident Evil e Underworld) e Columbia Pictures si mettono insieme per regalarci Sniper 2, distribuito sulla TV americana il 28 dicembre 2002 (stando ad IMDb).
Sony Pictures lo porta in VHS e DVD italiani dal marzo 2003 aggiungendo il sottotitolo Missione suicida.

Se riuscite a vedere Beckett, vuol dire che si è mimetizzato male!

Dopo più di venticinque anni a fare il tiratore scelto, Beckett vive male la (magra) pensione a cui il corpo dei marine l’ha costretto, passando così da un lavoretto all’altro che non riesce mai a tenersi a lungo, sia per la sua boccaccia, sia per il caratteraccio sia perché è meglio andarsene prima di sparare al datore di lavoro.
Mentre sta andando via dall’ennesimo lavoro mollato, come guida di caccia fra i boschi, Beckett viene raggiunto da un burocrate della CIA che gli offre di tornare in azione, anche se in una missione non ufficiale. C’è bisogno di sporcarsi le mani, e in proporzione Beckett ha meno dita con cui sporcarsi!
Una curiosità. La scena sarà in pratica ripetuta identica all’inizio di The Contractor (2007) con Wesley Snipes. In realtà è un inizio classico – l’autorità che raggiunge l’eroe ritirato e gli affida un nuovo caso – ma all’epoca in cui ho visto i film, molto ravvicinati, mi colpì questa forte somiglianza.

Una nuova missione? Mira el dito!

C’è aria di bufera nei Balcani del dopo Milosevic (come se fosse mai esistito un periodo della storia umana in cui quella disgraziata zona non sia stata in subbuglio), e come al solito la CIA ha deciso di sistemare tutto ammazzando qualcuno del posto: un classico! Se avete dei problemi nel condominio, fatelo sapere alla CIA: ve li risolvono alla radice!
C’è il cattivone ex generale Milic Valstoria che fa cose cattive, tipo la pulizia etnica, e bisogna andare a piazzargli una pallottola nel petto, utilizzando la resistònsa (per dirla come Top Secret) che si è organizzata a Gilau. Per l’occasione a Beckett – reintegrato nei marine con il suo grado di sergente maggiore (in originale è master gunnery sergeant) viene affiancato Cole (Bokeem Woodbine), soldato che stava aspettando in carcere l’esecuzione capitale per omicidio. Se non è una missione suicida questa…

Tanto Cole doveva morire comunque, no? Almeno si distrae e viaggia per l’Europa

Beckett e Cole arrivano nella città misteriosa. L’unica indicazione geografica data dal film è Gilau, che è in Romania, e la sceneggiatura sembra confermarlo.
«La Basilica di Gilau [Basilica of Gilau] è una delle più belle chiese bizantine dell’Europa dell’Est», così ci spiega Cole, poi insieme a Beckett entra… nella Chiesa di Sant’Elisabetta a Budapest! Szent Erzsébet, si legge nella colonna inquadrata. Ma non era la Basilica di Gilau, città romena?

Non mi sembra ci siano dubbi sull’identità della chiesa

Una scritta lapidaria a fine film specifica che le riprese si sono svolte a Budapest, in Ungheria: perché allora buttare lì una città romena con una basilica romena che non esiste?

Bella questa basilica romena in Ungheria…

Contattata la resistònsa locale, cioè tre amici al bar, inizia la missione che sappiamo già essere ben più difficile del previsto, perché la CIA raramente gioca pulito – stando a quel che vediamo nei film – e quindi Beckett e Cole si ritroveranno da soli sul campo.
Per fortuna il loro contatto aveva il nonno soldato e una cantina piena di armi risalenti almeno alla Seconda guerra mondiale. Toh, non ci crederete, ma il nonno ha lasciato in bella vista un fucile da cecchino tedesco: può servire? Beckett ringrazia.

Questo ve lo frego subito, e ringrazia nonno soldato

Intervistato da Kevin Lilley per il sito Military Times (20 maggio 2017), Tom Berenger racconta che per questo secondo episodio della saga ha ingaggiato un sergente artigliere (gunnery sergeant) che è stato cecchino dei marine a Quantico, «e grazie a Dio l’ho fatto» commenta. Mentre gli autori di cinema temono la critica di recensori da rivista patinata e confidano che il pubblico generico paghi il biglietto, gli attori si ritrovano giudicati dai professionisti che interpretano.

Guarda, un recensore di cinema: ricorda, un colpo, una critica!

Nella stessa intervista Berenger racconta che tutti i giocatori di baseball hanno visto il suo  Major League (1989) e glielo ricordano ogni volta che lo incontrano, così come come ben pochi militari non hanno visto Platoon (1986).

«Una volta ad una festa ho incontrato il generale Colin Powell, e lui mi fa: “Salve, generale Longstreet” [cioè il nome del personaggio di Berenger nel film Gettysburg (1993)]. Al che gli ho fatto: “L’ha visto?”, e lui: “Certo, noi vediamo tutta quella roba!”»

I recensori non sono benevoli con Tom, quindi lui fa bene a pensare invece ai professionisti che lo giudicheranno. Avere sul set un vero cecchino è un’ottima mossa per evitare stereotipi e cadute di stile: ecco perché addirittura se l’è pagato coi propri soldi.

L’espressione di Beckett però nessun consulente potrà crearla

L’ultima volta che ho rivisto Sniper 2, una decina d’anni fa, avevo storto la bocca per via del grigio e tristissimo ambiente est-europeo, che non mi è mai piaciuto, e per l’intricata trama spionistico-cospirazionista che poco poteva competere con la fiera semplicità del primo film. Oggi invece, sapendo che non avrei dovuto farmi distrarre dalla spy story, ho molto più apprezzato il film. Le prime volte mi ero focalizzato sulla missione, sbagliando:

«Missione? Vorrai dire la remissione. Remissione dei peccati, è di questo che si tratta.»

Per fortuna anche in italiano funziona il gioco di parole tra mission; e remission, perché questo è il cuore di Sniper 2: è un film che deve fare i conti con il peccato del titolo precedente (che doveva donare una morta epica a Beckett e invece gli ha regalato una vita di umiliazione e amarezza) e che racconta di due uomini che devono pagare un debito.

E faccelo un sorriso!

Sappiamo che l’uomo ucciso da Cole se lo meritava, ma lo stesso lui deve redimersi, almeno agli occhi della CIA, e partecipare a questa missione suicida. Lui si sente costretto a farlo, perché gli hanno promesso la libertà, ma Beckett? Per tutto il film Cole chiederà al compagno perché mai sia tornato a salvarlo, ed è allora che capiamo la (re)missione di Beckett:

«Mi trovavo a Panama, fui catturato e torturato… e un ragazzo come te mi salvò la vita. Così ho saldato un debito.»

Per dieci anni il cecchino monco ha vissuto amareggiato, odiando la vita che gli era stata risparmiata nel primo film: solamente pagando il suo debito e ammettendo con se stesso che gli è stata donata la vita (al posto di una morte epica strappata) la missione potrà considerarsi compiuta.
Solo ora, con questa ammissione che fa pace con un finale negato dieci anni prima, può iniziare la saga del cecchino.

Un “maestro sciancato” paga sempre i suoi debiti

Ci sarà un motivo se la Sniper Saga è il miglior prodotto narrativo sul cecchinaggio, e anche questo secondo episodio ce lo ricorda.
Se togliamo i vari momenti del film in cui soldati e sgherri vengono eliminati a suon di Mauser 7.92, le vere scene di cecchinaggio sono due: quella all’inizio in cui va fatto fuori il perfido Valstoria e quella finale, una splendida sfida con il cecchino cattivo (interpretato dagli occhi ipnotici dell’ungherese Béla Jáki).

Come mai gli attori di nome Bela hanno occhi ipnotici?

Il luogo d’estrazione è una zona disastrata fatta di rottami, sia di mezzi che di costruzioni: avete presente le arene di videogiochi come Call of Duty o Raimbow Six, studiate perché ogni angolo possa vantare un potenziale nemico? Ecco, la situazione è la stessa. Un elicottero sta per arrivare a salvare i nostri eroi, ma da qualche parte c’è un cecchino cattivo pronto a falcidiare il primo che mette il naso fuori: questo è un lavoro per Beckett.

Coraggio… fatti cecchinare!

Inizia una guerra di nervi, ma visto che alla regia c’è un maestro come Craig R. Baxley (pregasi togliere il cappello), state tranquilli che l’azione non manca. Perché il cecchino ha un sistema ottimo per far uscire allo scoperto i suoi obiettivi: mine telecomandate sparse ovunque, così da spingere le vittime dove vuole lui a forza di esplosioni.

Quando finalmente riesce a trovare un riparo, Beckett può solo aspettare che l’altro cecchino compia uno sbaglio e dia un segno della sua presenza, così da localizzarlo. E visto che il cattivo è troppo bravo per compiere errori, è il caso di dargli una spintarella… con altro esplosivo. Tanto Baxley ha sempre dell’esplosivo in tasca, quando arriva sul set.
Non rivelo l’idea finale, dovete gustarvela in pieno, ma rende chiaro perché Beckett è il miglior cecchino dello schermo.

Vai, Baxley, tanto c’è mamma Columbia che paga l’esplosivo!

Gli sceneggiatori esordienti Ron Mita e Jim McClain forse puntano troppo sulla trama della “zozzeria targata CIA”, ma sotto la crosta batte un cuore puro e riescono a tirar fuori un film che parta da zero per arrivare all’epica, e di questo gliene va dato atto.
Nel primo Sniper Beckett era già un eroe, era già alto nell’“epicometro” e avrebbe dovuto trovare cristallizzazione nella sua caduta, poi negata. Qui invece è un eroe caduto e quindi è ancora più affascinante assistere alla sua rinascita attraverso la remissione dei peccati: il peccato di aver considerato una maledizione il dono della vita.

Ora Beckett è pronto a tornare in azione. E la settimana prossima ci regalerà il miglior episodio della saga, dopo il primo. Siete pronti a tornare in Vietnam?


Le armi del film

Torno ad usare IMFDb, che ci informa dei vari fucili da cecchino usati da Beckett in questa sua seconda avventura, la quale si apre con un fucile Mauser modello svedese 1896, mimetizzato per missioni “boschive”.
Lo si è visto poco al cinema, ma mi piace menzionare From Dusk Till Dawn 3 (1999) perché la vicenda si svolge proprio nel 1896: probabilmente il fucile è stato scelto apposta.

Faccia, guanti e fucile: tutto in tinta!

Per la missione in Romania si passa ad un Remington 700PSS nero scintillante, che ha iniziato la sua vita filmica con Il silenzio degli innocenti (1991) e scopro essere stato impugnato dalla mia amata Kristy Swanson in Supreme Sanction (1999), che ora devo assolutamente recuperare.
È il fucile della missione di Laurence Fishburne nell’ottimo Standoff (2016) e di Will Smith nel dimenticabile e dimenticato Gemini Man (2019).

La saccoccia sul calcio del fucile fa sempre comodo…

Quando la situazione si mette male, Beckett trova in un vecchio scantinato pieno di anticaglie la vera arma del film, che userà fino alla fine: «Mauser 7.92, uno dei migliori fucili fabbricati dai tedeschi», così lo descrive. Peccato che in realtà sia un Mosin Nagant M91/30 di produzione sovietica. Ha sbagliato proprio di un’anticchia…
Appare praticamente in ogni film di guerra russo esistente, e in tutti i film di guerra americani ambientati nell’Est Europa.

Il più celebre fucile sovietico da cecchino… confuso con uno tedesco

Il cecchino cattivo usa lo stesso modello di Mosin-Nagant M91/30 ma con diverse modifiche, decisamente gagliarde, e il mirino telescopico.

Sarà lo stesso fucile, ma è molto più figo!

A Cole sono affidati solo grandi classici, così agli aggressori sottrae una mitraglietta Heckler & Koch MP5A2, che lo stesso anno vediamo tra le mani di Lucy Liu in Ballistic (2002), mentre di lì a poco sarà l’“arma di famiglia” di Mr. & Mrs. Smith (2005).

Che banale, che è Cole…

E da metà film in poi gira armato di un altrettanto classico AK-47, immancabile in un film di guerra moderno.

Un AK-47 fa sempre la sua apparizione, in questa parte di mondo


L.

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18 risposte a Sniper 2 (2002) Missione suicida

  1. armiere guns ha detto:

    Interessante e bravo per aver azzeccato tutti i nomi corretti

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, ma non ho alcun merito: come scritto, mi sono affidato all’IMFDb (Internet Movie Firearms Database), dove appassionati hanno fatto un lavoro titanico. Ho scoperto che hanno schedato un mare di film russi d’annata, e in pratica in tutti c’è un fucile da cecchino ^_^

      Sarebbe bello avere l’opinione di un esperto come te. Per esempio nel film Beckett usa tre fucili da cecchino – Mauser modello svedese 1896, Remington 700PSS e Mosin Nagant M91/30, anche se lo chiama Mauser 7.92 – sono tutti simili o qualcuno è meglio dell’altro? 😉

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Eh sì… Il finale previsto sarebbe stato perfetto perché non solo avrebbe chiuso alla grande il film, ma avrebbe in un colpo solo reso immortale il personaggio di Beckett e avrebbe completato la metamorfosi di Miller che sarebbe passato definitivamente al “lato oscuro”. Ma vuoi mettere la “gloria eterna” rispetto alla possibilità di far uscire dei seguiti?

    I primi due li ho visti sempre accoppiati perché il fratello della mia ex aveva un cofanetto con doppia VHS e ce li sparavamo (HaHaHa!) uno dietro l’altro. Quindi anche il secondo lo ricordo con piacevole affetto (anche se qualitativamente inferiore al primo). Onestissima pellicola che ti regala un’ora e mezza di divertimento, tensione e sparatorie.

    Il terzo credo di averlo visto, per caso, una sola volta e dal 4° in poi è tutto buio.

    P.S.: giusto l’altra mattina ho incrociato il mio ex cognato, gli ho offerto un caffè e gl ho chiesto se aveva ancora le vecchie VHS. Mi duole informarti che tutto il malloppo è finito in cassonetto dopo il 2° trasloco sia per mere questioni di spazio, sia perché non aveva più il videoregistratore per riprodurle. Mi spiace Lucius…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non ti preoccupare, è il destino inevitabile di ogni supporto fisico di opere narrative: curioso che nessuno abbia ancora inventato la frase “ma vuoi mettere l’odore delle VHS?” 😀

      Capisco il cruccio di Berenger, ma da appassionato preferisco vederlo ancora in film di questa saga che avere un personaggio perfetto di un solo film, che comunque rimane perfetto fino alla fine.
      E poi, caro Tom, se non fosse per i seguiti tanto odiati dagli attori mi sa che le occasioni di lavoro sarebbero molte meno: smontarsi il dito ogni tanto per fare un nuovo episodio non è un impegno gravoso e hai lavoro fino alla pensione 😛

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  3. Cassidy ha detto:

    A questo punto sarà il nome Bela ad avere effetti sugli occhi. Per prima cosa, sono felice di non essere stato l’unico ad aver visto tante volte “Gettysburg” mi rincuora 😉 Il primo film aveva tutto un altro tiro (hai capito? Tiro perché sono cecchi… ok la smetto), però questo superata la parte iniziale fa valere il suo essere diretto da Craig R. Baxley, peccato non abbia potuto dirigere Thomas Beckett nella fase migliore della sua carriera. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Immagina Craig R. Baxley a Budapest, con casse piene di esplosivi pagati dalla Columbia e macchinari a disposizione senza limiti: camion, carri armati e tram da far esplodere in mezzo alla strada. Sarà stato felice come un bambino ^_^
      Lo consideravo un episodio debole della saga ma rivisto oggi ha migliorato parecchio, soprattutto ho gusto di più il tema della “missione di remissione”, che non ricordavo dalle passate visioni.
      La prova che anche nell’Europa dell’Est si possono girare film splendidi, soprattutto se il cecchino cattivo si chiama Bela 😛

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  5. Sam Simon ha detto:

    Ammirevole la professionalità di Berenger col consulente cecchino sul set!!!

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Che bel pezzo! Mi hai fatto proprio venire voglia di vederlo e ben presto lo farò! Intanto proprio ieri sera mi sono riguardato il primo dopo tanto tempo, quindi le info sul finale “negato” hanno catturato ancor di più il mio interesse, senza dimenticare che pure il mio spirito turistico è stato sollecitato dalla chiesa rumena in Ungheria! 🙂
    E grazie pure per le “istruzioni per l’uso”, non mi perderò troppo dietro la trama e mi gusterò cuore e anima del film! 🙂

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