BloodRayne 3 (2011) The Third Reich

Dal ritrovamento su bancarella di questo film è nato il ciclo sulla dampira videoludica: riuscirò ora a rigettare tutto nella mia cantina mentale, buia e umida, sperando che i topi si mangino questi ricordi togliendomeli di mezzo?

Nel settembre 2011 esce il videogioco BloodRayne: Betrayal, quindi è il momento che si torni a parlare della dampira Rayne anche in un nuovo filmaccio inguardabile.

Un anno prima della scadenza videoludica un segnale luminoso a forma di “B” si staglia nel cielo: non stanno chiamando Batman, bensì Boll. Uwe Boll. Da Zagabria (Croazia) il regista tedesco vede il segnale e corre al telefono: «Sono qui, circondato da attori vestiti da nazisti per girare Auschwitz, ma anche Max Schmeling, storia di un pugile del Reich, e anche la minchiata nazi-popputa Blubberella: aggiungere le riprese di un quarto film non mi costa niente, figuriamoci poi un’altra stupidata di BloodRayne

Sono finiti i tempi in cui Boll poteva fare inutili filmacci pieni di attori famosi, ora vaga per l’Est Europa con tre o quattro attorini amici suoi a tirar su film così come vengono, tanto non ha senso impegnarsi di più. Quindi il cast artistico (ahahaha, “artistico”, va be’) di BloodRayne II viene integrato con gente che ha già sotto mano vestita da nazista, e torna per BloodRayne. The Third Reich, uscito negli Stati Uniti il 2 maggio 2011 (stando ad IMDb) così da anticipare l’imminente videogioco.

La Koch Media lo porta in un’ottima edizione DVD italiana dal gennaio 2015 con il titolo BloodRayne III.

La grafica delle grandi occasioni

Torna dunque Rayne (interpretata di nuovo dalla inespressiva norvegese Natassia Malthe), «colei che cammina tra il mondo degli umani e quello dei vampiri», la dhampir che ad ogni episodio il doppiaggio italiano rende in modo diverso, seguendo la sua storica tradizione di non uniformità: dopo averci regalato “dampira” nel secondo episodio – grande gesto di coraggio italiano contro l’invasione inglese – qui l’accezione originale dhamphir viene lasciata intradotta, pronunciata con l’accento sulla “i”, damfìr.

«In parte vampira, in parte umana: una damfìr. Le mie abilità naturali e magiche mi permettono di annullare tutto quello che debella i vampiri.»

Niente, il doppiaggio migliore del mondo non ce l’ha fatta né ad uniformarsi con i capitoli precedenti (pratica ignota agli italiani) né a tradurre in italiano (italiano? e che è?): la classe di usare “debella” per eradicate significa che alla fonte c’è un gusto per la nostra povera lingua, ma è destinato a rimanere lì, alla fonte.
E se non vi basta, abbiamo pure il termine daywalker non tradotto: e a noi che ce ne frega a noi? L’inglese è la lingua ufficiale italiana, perché tradurre?

La dampira che cambia traduzione ad ogni film

Certo, se poi durante una partita a scacchi knight diventa “cavaliere” invece di “cavallo”, allora è chiaro che a questo punto ci sono seri problemi nel mondo del doppiaggio italiano.

Mangio la tua mucca col mio asino

Dunque, dicevo, torna Rayne ma stavolta si chiama Natalia: come mai questa scelta? Eppure nell’ottima edizione DVD, con tanto di “dietro le quinte” di mezz’ora e un’intervista allo sceneggiatore Michael Nachoff, quest’ultimo parla chiaramente di Rayne, che dal Medioevo del primo film passa al Far West del secondo per arrivare alla Seconda guerra mondiale. Perché invece alla fine il personaggio si chiama Natalia? Misteri vampirici.
Così come è il mistero che spinge la protagonista ad uccidere i nazisti. Cioè, è ovvio perché si vogliano uccidere i nazisti, ma narrativamente parlando l’eroe di una storia dovrebbe degnarsi di spiegare il motivo che lo spinge ad agire, invece qui è tutto scontato, o semplicemente non gliene frega niente a nessuno. C’è una dampira che ammazza i nazisti. Fine del soggetto del film.

Perché Rayne colpisce il nazista alla schiena… ma il sangue schizza dal basso?

Il “dietro le quinte” ci spiega il motivo: c’è lo “schizzatore di sangue dal basso”

Torna per l’ennesima volta Michael Paré ma non ha diritto a un nome, interpreta solo un comandante delle SS. Nel documentario presente nel DVD – vale più quel documentario che il film! – Uwe Boll racconta entusiasta di come sia all’incirca il decimo film che gira con Paré e l’attore migliora anno dopo anno: sembra un complimento, invece è davvero una cosa bruttissima da dire. Sia perché Paré è un bravo attore che sta lì a macinare film dal 1981, prima di ritrovarsi a fare minchiate con Uwe Boll e altri Signori della Z, sia perché Paré non migliora affatto: ha tirato i remi in barca e dall’inizio del Duemila ha semplicemente smesso di recitare, malgrado appaia in fiumi di film.

L’espressione fissa di Paré in ogni suo film

Perché Rayne-Natalia morde il comandante nazista che ha appena ucciso, così da farlo rivivere e diventare il cattivo della storia? Perché questo gesto stupido? Paradossalmente è Paré stesso che ce lo spiega, nel citato documentario: la dampira l’ha sì ucciso però è rimasta ferita nello scontro e ha bisogno di recuperare energie, così lo “succhia”, trasformandolo in dampiro pure lui. Va be’, è un film che va preso un po’ così…

Che Brendan Fletcher sia un attore totalmente sbagliato per la resistònsa partigiana lo dice pure lui, nel citato speciale, ma tanto Fletcher segue la carovana di Boll e non ha importanza che ruolo faccia: sta lì a disposizione. Se c’è da spazzare per terra, svuotare i pitali o interpretare un partigiano, per lui è uguale.
Tanto nessuno in questo film ha idea di cosa stia facendo: sono tutti impegnati a girare quattro film in contemporanea, la confusione è tutto ciò che si legge nei loro volti immobili come colpiti da curaro.

Il lavoro di un dottore pazzo non finisce mai

Si diverte un mondo invece Clint Howard, grande caratterista con la faccia da matto che è davvero perfetto nel ruolo di Mangler (“tritatutto”, nome scelto immagino per l’assonanza con il terribile dottor Mengele), il dottore pazzo che capisce il potere del sangue di Rayne-Natalia: può creare un’armata di soldati nazi-dampiri e anzi fornire ad Hitler stesso i poteri delle tenebre.
Oh, intendiamoci, si risolve tutto a chiacchiere, perché Boll non ha mica i soldi per mostrare tutta ’sta roba: una volta fornito al dottore pazzo un po’ di budella per la scena della tortura al vampiro, non c’è più altro. Tanto basta leggerlo negli occhi di Clint Howard.

Chissà perché mi chiamano sempre a fare il pazzo, hi hi hi

La vuotezza e l’immobilismo che devastano il volto dell’attrice protagonista, che sembra inconsapevole di star partecipando ad un film, non aiutano una storia inesistente e riprese drammaticamente ancora più insoddisfacenti del precedente film. Se in BloodRayne II c’era un ottimo spunto gestito male, qui non c’è proprio niente: temo che gli altri tre film girati in contemporanea a Zagabria siano venuti meglio, o almeno è difficile che siano peggiori.
Dal citato “dietro le quinte” del DVD scopro poi un fenomeno che mi lascia allibito. Ad un certo punto il curatore del documentario riprende una scena di combattimento coreografata da Larry Lam – professionista di Hong Kong e coreografo di grandi film di serie A: che cacchio ci fa in Croazia con Boll??? – e d’un tratto assisto ad un’ottima scena di combattimento, con Rayne-Natalia che affronta alla doppia spada due soldati nazisti. Possibile mi sia sfuggita nel film? Poi, dopo la scena delle riprese, il documentario mostra la scena finale, dal montaggio definitivo del film… e fa schifo! In pratica Uwe Boll ha fatto ottime riprese che è riuscito a rovinare in sala di montaggio!

Che ci fa un professionista di serie A in un film di Uwe Boll?

Stando alle scene del documentario immagino che la ragazza asiatica vestita come la protagonista sia la stunt double Kimberly Chiang, che segue Lam nei suoi lavori, e il suo ingrato compito è eseguire ottime coreografie rovinate da un pessimo montaggio. Non credo le sia rimasto un bel ricordo dal suo lavoro a Zagabria.

La faccia della controfigura (a sinistra) dice tutto sulle riprese

Uwe Boll dichiara apertamente nel documentario, tra il serio e il faceto, di come negli ultimi dieci anni abbia fatto uno studio secondo il quale ciò che vende di più in un film sono violenza e poppe: avrebbe potuto spendere meglio il suo tempo, se mi telefonava gli anticipavo io il risultato dell’attenta ricerca. Riassunto peraltro alla perfezione da Rat-Man nel luglio 2009 con la regola delle tre A: Azione, Amore, Atette.
Visto che il regista ha per le mani un set pronto in un bordello nazista e alcune attrici con le curve giuste e disposte a condividerle con gli spettatori – probabilmente tutto materiale preparato per Blubberella – perché al contrario dei precedenti BloodRayne non facciamo una scena con la protagonista nuda? La scena è davvero pessima e di cattivo gusto, quindi è di gran lunga preferibile la scena del “dietro le quinte” dove la Malthe e Boll discutono sulle “motivazioni” di quella scena: una norvegese e un tedesco che parlano in inglese in Croazia su quanto vendano le tette al cinema. Momenti magici!

La prima volta che ho visto il film è stato nell’aprile 2013, in lingua originale sottotitolato, e l’ho trovato davvero rivoltante: non ho cambiato il mio giudizio, ma nel frattempo ho visto film così drammaticamente peggiori che comunque Uwe Boll rimane sempre un regista di classe, in confronto alla Z più pura, quella che fa male.
È più che palese che stia scendendo rapidamente la china, è ovvio che la qualità visiva dei suoi film stia crollando verticalmente, e non essendoci più la particolarità degli attori famosi non c’è più alcun motivo per vederli, però rimane un effetto curioso.

Nel “dietro le quinte” Boll spiega che se chiedi a chiunque cosa si dica in giro dei film di Boll, risponderà che fanno schifo. Se però chiedi se a lui personalmente piacciono o meno, risponderà che qualcuno gli è piaciuto mentre altri no. Dunque il fenomeno curioso è che la percezione del cinema di Boll è peggiore dell’effettivo gusto personale dei suoi spettatori, quindi malgrado l’opinione comune sia che i suoi film fanno schifo, i suoi titoli continuano a vendersi.
Essendo Boll un regista preciso, puntuale ed economico, una macchina sforna-film dal meccanismo perfetto, ecco che può continuare a lavorare e a guadagnare pur se universalmente è considerato un pessimo regista. Anche perché in confronto ai veri pessimi regista rimane un signore.

Sfido altri pessimi registi a girare una scena così piatta, grigia e svogliata

Per fortuna questa inutile e orribile Trilogia della Dampira finisce qui, anche se non è escluso un qualche nuovo titolo se mai dovesse uscire un nuovo videogioco.
Chissà che però non continui il viaggio nel cinema di Uwe Boll…

L.

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22 risposte a BloodRayne 3 (2011) The Third Reich

  1. Cassidy ha detto:

    Il Boll-Segnale è una gran trovata, facile che sia proprio così che Uwe viene chiamato dai produttori. Con il pasticcio Covid anche i film usciranno ridimensionati, se prima si poteva dare tutti i soldi del mondo allo Scott sbagliato e a Nolan per le loro pippe mentali filosofiche, ora bisognerà produrre film che costano sempre meno, Uwe Boll vivrà di prepotenze 😉 Michael Parè dovrebbe ufficialmente cambiare nome in Michael Parèsi secondo me, ormai è rimasto congelato dal 1981. Visto che abbiamo votato da poco, voto per altri Boll sul ZInefilo, confidando che i topi in cantina faranno poi il loro lavoro. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo sia drammaticamente vero, se già il cinema se la passava male ora non ha più speranza: il Metodo Boll sarà l’unico possibile. Quattro soldi come budget, quattro film girati all’unisono, quattro attori fissi a ruoli interscambiabili, quattro giorni di riprese a film, quattro cacchiate come trama. E Nolan il suo stile… se lo tenet! 😀
      Fino ai primi Novanta Paré era un attore dignitoso, protagonista di ottimi film di vario genere, dal fanta all’action, poi è calata la serranda e ora va avanti col pilota automatico, ignaro di se stesso e del film a cui partecipa.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Quando scorgo un film di Boll, nonostante si percepisca fortemente la Z dura e pura, stranamente, visto le mie tendenze maso-Z, non mi viene l’impulso immediato di guardarlo (poi comunque lo guardo, eh!); e così è stato anche per questo finché…non sono comparsi Clint Howard e le atette, ecco, lì, è scattato qualcosa…that’s amore!!! 🙂

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  3. Giuseppe ha detto:

    Il doppiaggio “creativo”, qui, mi sorprende ancora meno che in altri casi: dato il livello di questo terzo Bloodrayne, credo che gli addetti ai lavori avessero ancora meno voglia di doppiarlo di quanto gli spettatori avessero voglia di vederlo (o Boll di girarlo, visto che ne aveva un altro -“Blubberella”- in contemporanea a tenerlo impegnato) 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se questi casi di doppiaggio si avessero solo nei filmacci di serie Z, sarei d’accordo: purtroppo qui viene adottato il sistema di doppiaggio base italiano, che vale per qualsiasi film, per qualsiasi produzione e serie. Sarebbe bello se i brutti film avessero brutte traduzioni, perché vorrebbe dire che quelli belli ne hanno di belle: noi in Italia siamo democratici, e così tutti hanno brutte traduzioni 😀
      Per fortuna per lo stesso motivo ci sono traduttori coraggiosi in tutte le serie, così nel filmaccio “BloodRayne 2” abbiamo “dampira” per damfir che è una chicca, mentre in grandi produzioni come Star Trek abbiamo “orizzonte eventuale” e in Stargate abbiamo “orizzonte evento”, segno che i relativi traduttori di serie A non hanno manco guardato sul dizionario “event horizon” per scoprire che in italiano è “orizzonte degli eventi”…

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  4. Conte Gracula ha detto:

    «In parte vampira, in parte umana: una damfìr. Le mie abilità naturali e magiche mi permettono di annullare tutto quello che debella i vampiri.»

    Questa frase è parecchio insensata.
    Cioè, il dampiro è il nemico (in)naturale del vampiro, nel suo folklore – non ricordo quale sia il paese specifico – e questa annulla ciò che debella i vampiri? Quindi li rende più forti?
    Mi chiedo se sia uno svarione di chi ha tradotto la storia o di chi l’ha scritta 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo non esista alcun folklore, solo invenzioni narrative. Nel mio speciale di NonQuelMarlowe presento la lunga saga di romanzi di una dampira che si professa figlia di vampira e di licantropo, quindi ognuno spara la minchiata che più gli piace 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        Non ho fatto ricerche approfondite, ma ricordo che il concetto del dampiro compariva nella parte “accademica” di una raccolta di storie di vampiri della Newton: in pratica, secondo il folclore di un paese europeo, ci sarebbe un vampiro capace di figliare con gli esseri umani e quello sarebbe il dampiro.
        Tra i poteri del dampiro c’è la capacità di vedere oltre le illusioni del genitore e questo ne farebbe il suo nemico naturale.
        Veniva poi citato un tipo che, a metà ‘900, si definiva l’ultimo dampiro noto.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Cercherò tra le raccolte Newton così da vedere come hanno tradotto il termine, ma sul folklore locale sono sempre dubbioso, perché è molto più forte la voglia di inventare storie e ancora più forte quella di crederci. Basti pensare al Golem, che solo nel Novecento è diventato famoso ma tutti sono convinti sia un folklore medievale, sebbene le prime citazioni note risalgano solo all’Ottocento.

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  5. Conte Gracula ha detto:

    E comunque, bella la ricerca di mercato su tette e violenza, già immagino il signor Boll al Leone d’oro che ferma i critici e chiede “Scambierebbe questo ‘Tutti insieme appassionatamente’ con questo film generico con due tettone inzaccherate di sangue finto?”. I critici ridono e se ne vanno, così ci riprova fuori dalle scuole superiori, con altri risultati. Forse.

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  6. Kukuviza ha detto:

    ma perché adesso la dhampir è diventata dhamphir, con un’acca in più? Veramente chiamerei Elio con la canzone sui Sonhora. E’ forse un’evoluzione della creatura? sarebbe chiedere troppo, immagino.
    ahahah a Boll gli ci vogliono dieci anni di studi per arrivare a capire cosa vende al cinema! Uno studioso ripetente.

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