Jackie Chan Story 3. Il tigrotto del Kwangtung

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.


Il tigrotto
con le dita spezzate

Le citate autobiografie di Jackie sono quasi completamente prive di date e questo rende molto difficoltoso portare ordine in un tema già nebuloso di suo: il sospetto è che l’attore stesso, raccontando a decenni di distanza, non potesse più datare con certezza gli eventi. Comunque dagli indizi possiamo dire che gli eventi che seguono si sono svolti sicuramente fra il 1971 dell’inizio “professionale” di Jackie e il 1973 di Enter the Dragon.

Un giorno Jackie riceve la telefonata di una delle “sorelle maggiori” della scuola dell’Opera, che non vedeva più da quando se n’era andata anni prima. Anche lei, come tutti, è entrata nel mondo del cinema e lavora come segretaria di un grande produttore. La fama del giovane super-cascatore Yuen Lo, senza alcuna paura, l’ha raggiunta e così gli dice: «Un produttore ha appena contattato il nostro ufficio in cerca in un buon lottatore per un nuovo film che sta facendo. Non credo che paghi molto, ma è meglio che prendere pugni per la gloria di qualcun altro». Jackie accetta immediatamente, non importa la paga: quand’anche dovesse pagare lui, è un’occasione che nessuno può lasciarsi sfuggire. Da cascatore sullo sfondo ad attore protagonista è un salto che mette più paura di quelli che fa ogni giorno, ma va compiuto. È così che Jackie ottiene il suo primo ruolo da protagonista, nel film 廣東小老虎 (The Cub Tiger from Kwangtung), di cui non conserva certo un buon ricordo.

«Appena arrivai sul set capii che le cose andavano male. Il film era una storia pezzente di kung fu dal titolo Piccola tigre del Guangdong: teoricamente ero io la piccola tigre, immagino, ma non c’erano soldi neanche per un gattino, figuriamoci una tigre. […] Durante le riprese il mio rispetto per i registi è diminuito ancora di più. Per lo più mi veniva detto di stare davanti all’obiettivo a fare cose che sembravano senza senso… e infatti non lo avevano, per quel che mi riguarda. Gli altri attori stavano sempre a confabulare di andarsene mollando la produzione, la troupe si lamentava delle pessime condizioni in cui doveva lavorare e, naturalmente, nessuno è stato pagato.»

Quando vanno da Jackie a chiedergli il nome da mettere nei titoli di testa, per la vergogna lui risponde Chan Yuen Lung… cioè il nome dell’ex compagno Sammo Hung alla scuola dell’Opera. «In fondo non lo stava più usando, non gli sarebbe importato».

Una sera il regista e il produttore semplicemente scompaiono: non c’è nessuno per finire il girato, quindi il film è “abortito”. Il grande esordio di Jackie protagonista finisce nel nulla.

La furia del Tigrotto che nessuno ha mai visto, all’epoca

Anni dopo Jackie diventerà vittima della “Formula Bruce Lee”. Quando infatti nel 1979 il suo Drunken Master infiammerà le platee, qualcuno si ricorderà che in un magazzino c’è quella vecchia pellicola mai finita con il giovane attore che fa il tigrotto del Kwangtung: perché non mettere in atto la stessa operazione del 1978 con Game of Death? Si ingaggiano alcuni noti caratteristi comici di Hong Kong e si fanno girare loro delle scenette a casaccio, si ingaggia Yuen Siu-tien (il “maestro ubriaco”) e lo si fa recitare come se parlasse di nuovo al suo allievo Jackie, si prende un sosia e si inizia a lavorare di taglia e cuci: ecco così Master with Cracked Fingers, un film di Jackie Chan… a sua insaputa!

Jackie Chan a 19 anni, all’incirca

La storia originale, cioè le parti del film in cui chiaramente appare il giovane Jackie, racconta di un ragazzo sfaticato che invece di lavorare duro ama cacciarsi nei guai, così il padre – il noto Feng Tien, il maestro buono di Dalla Cina con furore e che in seguito farà ancora il padre di Jackie – cerca di raddrizzarlo addestrandolo duramente nel kung fu, invece che nella rissa da strada. Ma poi arriva il cattivo – il titanico Chen Hung-Lieh, l’infame per eccellenza – che uccide il padre e così Jackie dovrà vendicarsi usando quanto ha imparato: il duello finale su una banchina di Hong Kong è ancora oggi molto gradevole, compresa una “artigliata” sul petto di Jackie che forse è una citazione del combattimento finale de I 3 dell’Operazione Drago (1973) o forse ne è un’anticipazione: non è chiaro quando sia stata effettivamente girata questa scena.

Quell’artigliata sul petto… sarà una citazione o un’anticipazione?

Il rimaneggiamento del 1979 cambia le carte in tavola perché si sta rivolgendo al pubblico che ha amato Drunken Master, quindi ci mostra di nuovo il “maestro ubriaco” che allena Jackie, ma guarda caso senza mai essere nella stessa inquadratura: vediamo Jackie che va per conto suo mentre il maestro appare dai cespugli a dare indicazioni, in scene di fotografia e qualità della pellicola palesemente diverse. La serietà del film originale è stemperata da siparietti comici di caratteristi mentre un falso Jackie si impegna nel lungo secondo combattimento finale, in cui non è mai inquadrato di viso. Per essere certi che non si noti il “clone”, i due avversari si affrontano con una grande benda sugli occhi: l’idea balzana comunque dà vita ad un ottimo combattimento.


Action coordinator

L’esperienza come “tigrotto del Kwangtung” viene citata da Jackie come una parentesi in quei giorni in cui la sua vera professione era il cascatore per la Golden Harvest, senza farci sapere in quale momento sia avvenuta. Torniamo dunque a quella sua attività principale.

La giornata è di quelle cominciate male e finite peggio. Jackie non ce la fa più a cadere ovunque, ma lo stunt coordinator Sammo Hung continua a strillargli in faccia, come fossero ancora alla scuola dell’Opera. Finalmente l’ultima caduta da una parete piace, la giornata è finita ma Jackie si prende qualche attimo, sdraiato a terra per riprendere fiato. Quando apre gli occhi c’è uno sconosciuto che lo sta fissando. Esce fuori essere un piccolo produttore di una piccola casa: stanno per girare un film ma non possono permettersi un coordinatore professionista… a Jackie andrebbe di ricoprire quel ruolo?

Jackie non pensa che sarà una produzione minuscola e pezzente, o che ci sarà da lavorare con mezzi di fortuna, pensa solo che ha la possibilità di firmare il suo primo contratto, dopo mesi e mesi passati a fare il cascatore a paga giornaliera, e lo firma al volo. Visto che può scegliersi un assistente, corre subito a chiamare gli amici Yuen Biao e Yuen Kwai, i suoi fratelli della scuola. Kwai non è molto convinto, anche perché ha capito subito che sarà una roba poverissima: Jackie gli chiede di dimostrare di essere capace di fare l’assistente coordinatore… e non sa che sta parlando a Corey Yuen, futuro titano del cinema d’azione!

Uno dei primi film con Jackie come action coordinator

Stando alle parole di Jackie il film che rappresenta la sua prima prova come regista delle sequenze d’azione è «She Wang Yao, “Quattro re, una regina”, ma in lingua inglese è stato chiamato The Heroine». Purtroppo la sterminata e nebulosa produzione di Hong Kong crea problemi di riconoscimento, quindi non è chiaro di che film si tratti né appare nelle filmografie dell’attore, mentre invece è noto il suo successivo, cioè Nu jing cha, “La poliziotta”, noto in inglese appunto come The Heroine (che la memoria di Jackie abbia fatto cilecca?) o Police Woman. Diretto da Hdeng Tsu (Chu Mu), il film esce nelle sale di Hong Kong il 26 aprile 1973. IMDb riporta il titolo italiano Il giovane Tigre ma si sbaglia con The Young Tiger dello stesso 1973, arrivato sicuramente in Italia e distribuito in DVD Flamingo Video. Entrambi questi primi tentativi sono cocenti flop al botteghino.

Arrivati a luglio del 1973, ecco il dramma: Bruce Lee muore, portandosi dietro la cinematografia di Hong Kong. D’un tratto tutti vogliono commedie, film drammatici e di sicuro non d’azione, visto che nessuno può essere come Bruce Lee. Le case iniziano a sfornare film con sosia e cloni, ma nessuno ci casca, racconta Jackie. (In Italia andrà diversamente…) Le prime case di produzione a soccombere sono state le più piccole, come appunto quella per cui lavorava Jackie coi suoi “fratelli”: l’esperienza da action coordinator e action director è già finita… e nessuno ci ha guadagnato un soldo, visto che la casa non può pagare gli stipendi arretrati. Jackie è annientato: alza il telefono e chiama i genitori in Australia. È il momento di tornarsene a casa.


Di nuovo in azione

Sei mesi è il tempo che Jackie resiste lontano da Hong Kong, la sua vera casa, il tempo che impiega a capire che sta troppo male a vivere sulle spalle dei suoi genitori, che a 19 anni fa ancora in tempo a compiere errori e sopravvivere. Tornato ad Hong Kong, perso ormai ogni prestigio a livello professionale, deve ricominciare da zero e di nuovo ha bisogno di Sammo Hung. L’odiato Sammo che gli fa pesare ogni favore e lo tratta sempre da ragazzino come se fossero ancora a scuola. Jackie lo prega in ginocchio e Sammo lo riprende, così che il nostro eroe dovrà passare mesi a fargli da schiavo, anche se la situazione è meno dura del previsto. Sammo e Jackie hanno passato l’intera vita insieme, a stretto contatto, si conoscono più di chiunque altro: «lui sapeva esattamente ciò che io sapevo fare e io sapevo esattamente ciò che lui voleva», e la situazione va avanti per mesi. Finché il lavoro non finisce. Per tutti.

I ragazzi della Compagnia C (1978), uno dei film di genere non marziale
con cui la Golden Harvest cercava di rimanere a galla

La Golden Harvest è esplosa grazie alla stella di Bruce Lee, ma da quel luglio 1973 della sua morte non ha altre stelle, e in più il pubblico non ne vuole più sapere di film marziali senza Lee. La casa si butta a corpo morto sulle commedie, dove non servono più gli eserciti di cascatori usati finora. Sammo e Jackie sono in un ufficio della Golden Harvest, con il morale a terra: il fratello maggiore è ben disposto ad occuparsi del minore, ma è il posto di entrambi ad essere a rischio. Jackie non può fare altro che giocarsi l’unica carta che ha: al contrario dei suoi ex fratelli, ha un posto dove tornare. Torna di nuovo in Australia a vivere dai suoi genitori, studicchiando un po’ di inglese e trovando un lavoro da muratore che lo convince poco. Nessuno riesce a capire il suo nome, così lo chiamano in vari modi: il capo muratore Jack non ha tempo per chiedergli come si chiami, e lo ribattezza al volo Little Jack, che poi diventa Jackie. Quel nome gli rimarrà per sempre.

Massacro a San Francisco (1974) il tentativo (fallito) della Golden Harvest
di aprirsi altri mercati con volti marziali più occidentali, tipo Chuck Norris

Dopo qualche mese a fare il muratore e a pelare verdure per un ristorante, sempre più preso dalla disperazione di aver passato la vita ad addestrarsi per un’arte che nessuno vuole più, Jackie riceve una telefonata da un certo Willie Chan. Si tratta di un produttore indipendente che lavorava molto in collaborazione con la Golden Harvest, Jackie l’ha visto spesso in giro ma essendo lui un semplice cascatore non aveva mai avuto occasione di parlargli. Negli anni a venire cercherà di capire il motivo che spinse Willie Chan a chiamarlo in Australia, visto che non mancavano certo i professionisti disoccupati ad Hong Kong, e riceverà varie risposte, sempre diverse, quindi la questione rimarrà legata al mito.

Al telefono Willie racconta a Jackie che il regista Lo Wei vuole cercare di far tornare in auge il cinema d’azione rifacendo identico il suo più grande successo, Dalla Cina con furore, con l’identico cast artistico. Jackie scuote la testa, che idea ridicola! Però è un lavoro da stuntman pagato e lo accetta volentieri. Willie gli spiega che c’è un errore: non gli sta proponendo di fare il cascatore… gli sta proponendo di fare l’attore protagonista. L’unico del cast originale che manca è ovviamente Bruce Lee: a Jackie andrebbe di fare il nuovo Furore della Cina?

(continua)


L.

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15 risposte a Jackie Chan Story 3. Il tigrotto del Kwangtung

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ammetto tranquillamente di non essere ferrato nella biografia di Jackie, quindi il tira&molla con Hong Kong e l’avanti-indietro dall’Australia sono cose nuove. E, per quanto mi riguarda, impensabili! Sarebbe bello vedere come il capo mastro australiano trattava Jackie e vedere la sua faccia dopo che il nostro è diventato… Beh: Jackie Chan!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sono tante le persone che devono essere rimaste a bocca aperta quando Jackie è diventato Jackie: avrebbero dovuto scrivere loro una biografia 😀
      La sua è stata una gavetta molto dura e piena di occasioni fallite. Per ragioni di spazio ho riassunto gli eventi ma nella sua autobiografia ogni volta che gli è toccato tornare in Australia dai genitori fa capire il dolore che questo ha comportato, oltre all’umiliazione. Sin dall’età di 7 anni Jackie è stato addestrato a fare qualcosa che poi è scomparso, quindi la sensazione di essere un estraneo, un alieno, non l’ha mai abbandonato nella sua giovinezza. Diciamo che lui sapeva di essere Jackie ma doveva cercare di dirlo al mondo!

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  2. Cassidy ha detto:

    Da furore delle verdure da affettare a furore della Cina, che storia incredibile 😉 Chissà cosa penserebbe Jackie del miliardo di film con finto Bruce Lee che molti italiani si sono bevuti nel corso degli anni, secondo me si farebbe una clamorosa risata! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Da come ne parla nella biografia quel tipo di cinema era considerato la forma più bassa di intrattenimento, disprezzata da tutti: se sapesse che in Italia ancora negli anni Ottanta le videoteche sciabordavano di falsi Bruce Lee…

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    …quel momento in cui, in una sorta di preview, dettata da somma curiosità, in attesa della lettura più corposa da farsi nel pomeriggio o in serata, scorgi il nome di Corey Yuen e intuisci che si sta passando a un “livello superiore”!!! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Considera che l’autobiografia di Jackie che sto seguendo è stata pubblicata nel 1998, quando Corey Yuen non era ancora esploso a livello mondiale con “The Transporter” (2002): era un titano in Asia da decenni, sicuramente in Occidente gli appassionati lo conoscevano per alcuni suoi film distribuiti anche in lingua inglese, ma non era ancora un nome così noto, quindi Jackie lo cita solo come suo amico d’infanzia e collega, quando lo cita.

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Ma noi lo adoriamo già prima dei 2000 almeno per un paio di titoli che non possono non farci battere il cuore…e se lo neghi…attento che ho gli artigli di tigre (cit.)! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah e pensa che in realtà io apprezzo Corey dal ’92 o giù di lì, quando è arrivato in Italia “Kickboxers”, cioè il primo episodio di “No Retreat, No Surrender”: ma chi lo sapeva chi era Corey Yuen? 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Corey ci ha regalato action Z (o meglio) anni ’80 distribuita negli anni ’90, è un mitologico laccio che lega due irripetibili decenni! 🙂

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  4. Il Moro ha detto:

    Quest’uomo è inarrestabile. Diciamo che in alcune cose, nella sfiga generale, gli è anche andata bene. Certo che senza questa determinazione non sarebbe arrivato da nessuna parte.
    Mi viene da chiedermi che fine abbiano fatto i suoi “compagni di scuola”, se scuola si può chiamare quella specie di campo d’addestramento. A parte quei pochi che sono emersi, ho idea che siano tutti finiti abbastanza male, a cascare giù da un set finché l’età non li ha costretti a smettere, e lì trovarsi con un pugno di mosche.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo temo sia stato un destino comune, sebbene in pratica tutti i grandi nomi di Hong Kong provengano dalla scuola di Pechino: basta contare i cognomi Yuen per vedere che sono tanti. Però dalla scuola uscivano a frotte, e il mercato era grande ma non enorme. Temo che molti siano rimasti anonimi stuntman.
      Però è curioso come in pratica tutte le Seven Little Fortunes di quegli ultimi anni di scuola siano diventate star internazionali.

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  5. Giuseppe ha detto:

    Sempre più interessante il racconto dei durissimi -oltre che non certo avari di cocenti e umilianti delusioni- esordi di Jackie, compresa la ripetuta andata e ritorno Hong Kong – Australia per sfortunate cause di forza maggiore… non che per Sammo fossero rose e fiori, nonostante la posizione “privilegiata” di stunt coordinator (quando le cose andavano male, e in quel lontano 1973 ANDAVANO male, il rischio di rimanere col culo per terra era pari a quello di tutti gli altri.)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’essere fortemente specializzati in un solo genere, quello d’azione, significava che un taglio netto ad un’intera categoria professionale, fatta di un esercito di persone che non potevano essere “riciclate”. Non è come per un attore drammatico che si ritrova a fare ruoli comici, si parla di gente che salta e picchia in un momento in cui nessuno vuole vederli saltare e picchiare!
      Se Jackie non avesse inventato un nuovo genere, sarebbe stato un dramma per tutti i professionisti di quel settore. Nessuno nel mondo aveva lavoro per loro, non è come dai Novanta in poi, in cui appena un americano fa un film d’azione alza il telefono e chiama Hong Kong, nel ’73 giusto l’Italia chiamava Lo Lieh a fare “spaghetti marziali” e commedie tipo “Crash! Che botte!” («Chi è stato?» «Fu il kung fu!»), ma in generale non c’era lavoro fuori Hong Kong.
      Non so se Jackie lo specificherà, ma parte del suo successo credo sia stato portare salvezza in casa propria, invece di andare a cercare fortuna fuori.

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  6. Kukuviza ha detto:

    Ma dunque il film con Jackie a sua insaputa non era neanche così brutto? Visto l’andazzo della produzione mi sarei aspettata la schifezza più totale! Comunque mitico il maestro che spunta dai cespugli per elargire i suoi insegnamenti.
    Però io voglio veramente sapere perché Willie Chan ha telefonato proprio a Jackie in australia. Dovrebbero farci un film.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se Jackie stesso non è riuscito a capirlo, mi sa che rimarrà sempre un mistero.
      Il film in sé è rozzo ed è ovvio non possa competere con le produzioni dell’epoca: è palesemente un’opera raffazzonata e di bassa lega, ma è piena di potenziale. Parlo ovviamente delle parti originali, non del rimaneggiamento moderno, che è inguardabile. Jackie è giovane e grezzo ma si vede che ha potenziale, se fosse finito in mani migliori sarebbe diventato subito famoso.

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