[Armi al cinema] M16, dal Vietnam con furore

Il 24 settembre scorso la casa editrice Odoya ha portato in Italia M16 – Fucile d’assalto di Gordon Rottman, la traduzione italiana di uno dei celebri fascicoli Osprey dedicati alla storia militare, traendolo dalla collana “Osprey Weapon”.

Ecco la presentazione:

L’M16 fu introdotto per la prima volta nel 1958 e fu rivoluzionario, al tempo, perché realizzato con materiali leggeri, tra cui alluminio speciale e plastica. Le Forze Speciali statunitensi e le truppe aeree lo adottarono per la prima volta nel 1962, e in seguito fu rilasciato alle unità dell’esercito e dei Marines in servizio in Vietnam.
Come risultato è tra le armi da combattimento di maggior successo della storia e più utilizzate al mondo. Ma, nonostante la sua innegabile fortuna, l’M16 non è privo di detrattori. Infatti, il “fucile nero”, come è noto, è uno dei fucili più controversi mai introdotti, con una lunga storia di difetti di progettazione, difficoltà di pulizia, problemi di robustezza e di affidabilità; difetti che hanno portato a infiniti perfezionamenti tecnici.

Per l’occasione mi è piaciuto fare un ripasso delle apparizioni cinematografiche (e non solo) di uno dei fucili più celebri della narrativa d’azione, dal Vietnam in poi.


Siamo in un futuro ipotetico non troppo lontano dalla realtà, anzi forse troppo vicino alla realtà. Il presidente degli Stati Uniti Lyman sta per firmare con l’Unione Sovietica un trattato di riduzione degli armamenti: è ora di abbassare le armi e iniziare a parlare di pace. Kirk Douglas però si accorge che il generale Burt Lancaster ha una soluzione ben più definitiva al problema: un colpo di stato per impadronirsi del comando e, chissà, scatenare la guerra definitiva con i russi.
Il maestro John Frankenheimer dirige un bianco e nero tagliente come lama sceneggiato da uno che se ne intende di visioni future ben poco rassicuranti: il celebre Rod Serling, il padre di “Ai confini della realtà”.

Il film 7 giorni a maggio (Seven Days in May, febbraio 1964), disponibile in DVD Butterfly 2014, appartiene a quegli anni Sessanta in cui la Guerra Fredda raggiunge uno dei suoi più alti picchi – in attesa dei bollenti anni Ottanta – e addirittura più del “pericolo rosso” mette paura il nemico in casa. Basti pensare a romanzi come Red Alert (1958) di Peter George, che esplode dieci anni dopo con il film Il dottor Stranamore (gennaio 1964) di Stanley Kubrick, e Fail-Safe (1962) di Eugene Burdick, che diventa il celebre A prova di errore (1964) di Sidney Lumet.
In questo filone si inserisce il romanzo Seven Days in May (1962) di Charles W. Bailey II e Fletcher Knebel, portato in Italia da Bompiani già nel 1963 ed usato per questo film di Frankenheimer.

Quando il fedele colonnello Henderson (Andrew Duggan) indaga sul complotto ordito da Burt Lancaster, viene fermato da una guardia militare: con un colpo di mano gli sfila l’arma e fugge. Pochi secondi per mostrare un M16 per la prima volta sullo schermo.

La prima apparizione nota di un M16 su grande schermo

Erano appena due anni che l’M16, andandosi a sostituire all’M1 Garand che aveva accompagnato i soldati americani nella Seconda guerra mondiale e nella guerra di Corea, rientrava nella dotazione delle forze armate americane e – sottolinea il saggio di Rottman – delle guardie militari degli armamenti nucleari. Il film, girato nella primavera del 1963, non poteva sapere l’enorme successo che avrebbe riscosso il fucile eppure è stato profeta nel ritrarlo come “arma comune”. Per fortuna è stato l’unico elemento della storia che si è avverato.

La “consacrazione” dell’arma – il black rifle che andava a sostituire varie altre prove dell’epoca, come l’M14 o il mai prodotto (perché costoso) M15 – arriva con il primo grande film sulla guerra del Vietnam: Berretti verdi (The Green Berets, giugno 1968) di John Wayne e Ray Kellogg, disponibile in DVD A & R Productions 2019.
Tratto dal romanzo omonimo del 1965 di Robin Moore (in Italia, I berretti verdi nella giungla del Vietnam, Feltrinelli 1965), il film è un tipico prodotto hollywoodiano che mostra quegli adorabili buontemponi dei soldati americani tutti contenti di andare a sgranchirsi un po’ le gambe in Vietnam, stufi di scartoffie e lavori noiosi in patria, anche perché i vietnamiti sono in pratica un popolo di bambini: per giocarsi la classica carta del bambino straniero – che ha sostituito l’antico stereotipo del “buon selvaggio” – in questo film il 90% dei vietnamiti mostrati è formato da infanti, ovviamente di nazionalità asiatica mista, mai vietnamita.

Ora sì che l’M16 è stato lanciato da un testimonial d’eccezione

Mentre il buon padre bianco John Wayne ci racconta quanto è giusto mettere mine per far saltare in aria i Viet Cong e quanto siano essi infidi, che addirittura uccidono soldati americani (come osano?), tutti i personaggi della vicenda portano in spalla un M16: non viene citato né c’è alcuna enfasi, malgrado sia un’arma nuovissima appena entrata nella dotazione militare, ma è lì, in ogni scena in cui si veda un soldato americano.
In realtà il modello del film è un XM16E1, una delle varie versioni dell’M16 che in effetti venne utilizzata attivamente in combattimento per la prima volta proprio dai corpi scelti dell’esercito, come quello guidato da John Wayne nel film.

Fatelo vedere bene, che tocca far conoscere il nuovo prodotto

Se l’M16 inizia la sua gloriosa vita nella cinematografia legata alla guerra del Vietnam, dove apparirà in ogni forma e modello, molto meno scontate sono le sue apparizioni in contesti “civili”, dove un fucile automatico militare teoricamente non dovrebbe trovarsi: tale è però il suo successo, forse proprio grazie all’immaginario collettivo forgiato dai film sul ’Nam, che lo si comincia a trovare dove meno ce lo si aspetta.

Per esempio in Shaft colpisce ancora (Shaft’s Big Score!, 1972) di Gordon Parks (in DVD Warner 2002), seconda avventura filmica del detective nero nato dai romanzi di Ernest Tidyman, stavolta alle prese con il solito boss pittoresco che ha al suo servizio un esercito di due uomini.
Stremati dalla noiosa vacuità che attanaglia una storia fatta di niente, finalmente arriviamo al going berserck finale, in cui l’eroe si ricorda che è un eroe e dovrebbe fare qualcosa, fra un coito e l’altro. Dalla sua biblioteca casalinga, composta esclusivamente di libri finti, Shaft estrae un High Standard Model 10, buffo fucile che inizia qui la sua vita, pronto ad apparire in alcuni noti film degli anni Settanta ed Ottanta.

In una scena sorprendentemente ispirata (data la mediocrità del resto del film), inizia un duello fra l’High Standard Model 10 impugnato da Shaft appiedato e un M16 imbracciato da uno degli sgherri del mafioso, in elicottero. Il duello si svolge all’interno di un hangar, con l’elicottero che insegue Shaft e lo scontro a fuoco è tutto in corsa: di nuovo, una scena davvero eccellente che arriva a conclusione di un film sonnacchioso.

Una scena mitica, per presentare un M16 in città

Essendo un fucile che appare ovunque, nella cinematografia bellica e non, mi limito a qualche schermata con M16 imbracciato da attori famosi: grazie sempre al mitico IMFDb (Internet Movie Firearms Database).

Kris Kristofferson in Squadra d’assalto antirapina (Vigilante Force, 1976)

L’inarrestabile Carrie Fisher in Blues Brothers (1980)

Un serissimo Sam Raimi nella commedia Spie come noi (1985)

Il one man army Arnold Schwarzenegger in Commando (1985)

Roddy Piper in Essi vivono (They Live, 1988)

Chow Yun-Fat in A Better Tomorrow III (1989)

Dolph Lundgren in Resa dei conti a Little Tokyo (1991)

Mark Dacascos in Crying Freeman (1995)

Hulk Hogan in The Ultimate Weapon (1998) – questo è un omaggio a Willy l’Orbo!

Michael Jai White in Black Dynamite (2009)


Tra le mani del Punitore

Nel gennaio del 1986 finalmente Frank Castle, il giustiziere a fumetti, ottiene una testata tutta sua: “Punisher”, che si apre con il ciclo Circolo di sangue (in Italia nel marzo 1987). Si dovrà aspettare lo speciale Evolutionary Jihad (agosto 1988, in Italia ne “Il Punitore” n. 2, agosto 1989) perché il protagonista impugni finalmente un M16

La prima apparizione nota di un M16 tra le mani del Punitore

Il personaggio diventa ben presto molto più tecnico nell’uso di armi, al contrario di pistole e fucili pittoreschi (e spesso immaginari) impugnati dal 1974 della sua nascita: la testata “The Punisher War Journal” è uno sfoggio di armi da parata, con tanto di schede tecniche curate da Eliot R. Brown a corredo di ogni numero.
Nella scheda del numero 9 (ottobre 1989) troviamo un Colt XM177E1 (in alto) e un M16A2 (in basso) modificato con lanciagranate M203.

Affrontando il perfido Sniper, anch’egli addestrato in Vietnam ma “cattivo”, Castle impugna un M16 sul numero 5 (aprile 1989) della testata, con gli irresistibili disegni di Jim Lee: l’immagine in bianco e nero accoglie i nuovi lettori italiani, dalla prima pagina del primo numero de “Il Punitore” (luglio 1989).

Per avere un M16 in copertina si dovrà aspettare il “War Journal” n. 7 (luglio 1989), in Italia “Il Punitore” n. 10 (aprile 1990), che presenta “La furia di Wolverine” con i disegni di Jim Lee.

L.

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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20 risposte a [Armi al cinema] M16, dal Vietnam con furore

  1. Cassidy ha detto:

    Al cuore Lucius! Quel disegno di Jim Lee é leggenda anche perché é stato il mio primo incontro con il Punitore quindi nel vedere il post di oggi ho perso un battito (storia vera). Restando in zona Punitore, Garth Ennis nelle sue storia di guerra decanta pregi e difetti delle armi, avendo scritto molte storie ambientate in Vietnam ha descritto i tanti problemi d’esordio dell’M16, un arma diventata popolare anche al cinema grazie alla campagna pubblicitaria e la leggerezza, meglio mettere un fucile di plastica in mano ad un attore, che uno molto più pesante. Il Duca in “Berretti verdi” é l’uomo immagine ma non sapeva come gestirlo quello strano fucile, nelle scene in cui non spara ma deve solo portarlo in giro, lo afferra lateralmente come faceva con il Winchester, anni di film Western si vedono tutti 😉 Mille grazie per le tante citazioni e il gran inizio, altra super rubrica! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Esperienza comune, visto che quel disegno in bianco e nero del Punitore ha campeggiato a lungo appeso nella mia postazione computer in casa ^_^
      Il genere “moderno” era troppo moderno per il Duca, abituato a ben altre storiche armi. Anche perché nel film deve appunta fare solo il ragazzo immagine e nient’altro 😛
      Per me tra le foto presentate il premio va sicuramente al serissimo Sam Raimi di “Spie come noi” 😀

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  2. Sam Simon ha detto:

    The Blues Brothers! They Live! Con questo post mi fai quasi scendere la lacrimuccia…

    La cosa triste invece di John Wayne è che a furia di fare film di quel genere (tipo Berretti verdi) lui ci credeva davvero alla storia dei buoni americani (quelli bianchi, eh) contro i cattivi nel mondo…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo proprio di sì, e la propaganda di quel film è uno zinzinino esagerata! Però che mito vedere John Wayne e il giovane George Takei combattere insieme ^_^
      Mettiamoci poi che le scene di combattimento del film sono coreografate da Bruce Lee, il quadro è completo…
      L’M16 al cinema è ovunque, mi sono divertito a prendere qualche eroe d’azione o chicca imperdibile, tipo appunto i compianti Carrie Fisher e Roddy Piper 😉

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      • Sam Simon ha detto:

        Altrimenti avresti scritto il post infinito!

        Impressionanti i nomi di Berretti verdi, però è davvero urticante da quanto è propagandista… ma credo che John Wayne non si sarebbe scomodato per niente di meno! Io ancora non riesco ad immaginare la scena in cui il giovane John Carpenter lo andò a salutare su un set, era il suo mito eppure erano così diversi!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La vera arte è quando gli allievi creano altro rispetto ai maestri che amano, altrimenti è semplice sudditanza e si hanno copie sbiadite. Senza i film di John Wayne con i loro personaggi monodimensionali e propagandistici non avremmo potuto apprezzare il ribaltamento totale di Carpenter. E vale per altri maestri e giovani maestri, fino a qualche decennio fa.

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      • Giuseppe ha detto:

        Chissà che ne pensava Gene Roddenberry nel vedere il suo Hikaru Sulu al fianco di un non esattamente gran rappresentante degli ideali trekkiani come John Wayne 😉
        Comunque, nella galleria lassù, anche per me Sam Raimi vince ai punti sugli altri colleghi M16-muniti (seguito a ruota dalla mai abbastanza compianta Carrie Fisher)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non c’è bisogno di specificare che Takei interpreta un vietnamita, ma il film andrebbe ricordato per la tavolozza di colori rappresentata dalle comparse: ogni più minima sfumatura asiatica è rappresentata dal cast, ogni sfumatura di colore di pelle e di taglio degli occhi, hanno chiamato dai cinesi ai kirghisi, dai mongoli ai malesi. Più che il Vietnam sembrano i provini di “Crazy Rich Asians” (2018) 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Paragone azzeccato, direi 😀

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Questi “post carrellata” mi piacciono troppo!!!
    Se poi, nella carrellata suddetta, con la mitica arma, compaiono Arnold, Piper, Dacascos, Dolph…impazzisco di gioia!
    Ed infine, quando scorgo Hulk Hogan, con tanto di dedica personalizzata, (tra l’altro immagine tratta da uno dei pochissimi film del real american non in mio possesso, non so nemmeno se è mai stato doppiato in italiano!) …mi si scioglie il cuore ricomponendosi in una forma a Z!!! 🙂 🙂 🙂
    Grazie Lucius, fomentare la mia passione per il baffuto wrestler nel mondo del cinema, è segno di empatia clamorosa! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Capisci che appena scoperto un M16 in mano ad Hulk non potevo lasciarlo fuori dalla panoramica, anche se la qualità dell’immagine non è buona come negli altri casi. Conoscendo però la bontà del wrestler, mi sa che era caricato a salve 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Ahahaha! E poi la qualità dell’immagine mai come in questo caso fa Z antiquaria e poetica! Il che, unito al fatto che sulla Terra c’è qualcuno che mi pensa quando scova un Hogan filmico, mi commuove assai! 🙂 🙂

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  4. SAM ha detto:

    Il numero del Puni con Wolverine, è stato il primo che è comprato della sua serie ( e quasi l’unico, visto che ho sempre trovato la sua serie una palla micidiale )
    Peraltro quella storia verrà ristampata in edicola pochi anni dopo in uno speciale della Play Press ( questa volta a colori e nel formato originale )

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  5. Lorenzo ha detto:

    Voglio un approfondimento sul fucilone di Slash

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahaha fosse per me aprire un blog interamente dedicato ai fuciloni nei film, ma per ragioni misteriose gli americani, il popolo che più ama le armi al mondo, non parla di armi al cinema quindi di notizie non ne esistono, al di fuori di pochi casi fortunati.
      Però sicuramente inserirò Slash in un futuro speciale sui fanta-fucili, visto che se non ricordo male era una “creazione” personale dell’eroe protagonista 😛

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  6. Pingback: M16 – Fucile d’assalto (Odoya 2020) | Gli Archivi di Uruk

  7. Il Moro ha detto:

    Una ricerca fantastica come sempre! L’M16 è un’icona del cinema d’azione “maschio” degli anni ’80, ce l’avevano tutti i migliori!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so se la casa produttrice abbia sovvenzionato una presenza così massiccia nel cinema, ma sta di fatto che è diventata l’arma più iconica della narrativa d’azione dal Vietnam in poi, socprattutto in quei decenni di giustizieri e vendicatori che si erano formati proprio in quella guerra..

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