Ava (2020) Chastain, la nuova Seagal

Quando da Cassidy ho letto della Nikita di Chastain mi sono detto: lunedì 7 settembre ho parlato della Nikita cinese, lunedì 14 settembre della nuova Nikita cinese, perché non dedicare un altro lunedì di settembre ad una nuova Nikita?
Il giudizio di Cassidy su Ava – uscito in patria il 2 luglio 2020 e pregasi astenersi battute sui detersivi! – era abbastanza critico, ma come sempre il vostro amichevole Cassidy di quartiere è stato un signore: a recensire questo film si potrebbe diventare volgari, ma cercherò anch’io di mantenere una certa signorilità.

Il primo indizio che le cose vanno male, ma male di brutto, è quando appare il logo della Voltage Pictures: cos’è, uno scherzo? Sono su Candid Zinefil?

Una casa che fa filmacci che danno la scossa

Dev’esserci un errore, la Voltage Pictures è la casupola specializzata nei filmacci romeni di Steven Seagal, nella serie seagaliana “True Justice” replicata miliardi di volte sulle TV italiane (anche perché costa due noccioline ad episodio), è la casa di Maximum Conviction (2012) con Steve Austin contro Seagal, di Force of Execution (2013), A Good Man (2014) e potrei andare avanti a lungo.
È la casa che ha accolto l’ex galeotto Wesley Snipes solo per umiliarlo con l’orripilante Armed Response (2017). Va bene, ogni tanto ha tirato fuori piccoli tesori come Good Kill (2014) con Ethan Hawke, ma sono proprio casi fortuiti ed isolati.

Stiamo parlando della casa che fa lavorare le star d’azione appannate, da Dolph Lundgren a Vinnie Jones, da Steve Austin a Cuba Gooding jr., da Sharon Stone a Nicolas Cage: si può sapere che c’entra una star di serie A in piena ascesa come Jessica Chastain? La macchina di quale produttore ha rigato per essere crollata a fare filmucoli della Voltage Pictures?

Occhio, Jessica, che se righi pure questa ti tocca fare un film insieme a Seagal

È vero, uno dei temi caldi della casa è “abile assassino di mestiere che fa un bilancio della propria vita”, sin dai tempi di quella roba di Killer Joe (2011) firmato da William Friedkin (tanto per rimanere in tema di stelle di decenni fa ormai crollate). Il Laurence Fishburne dell’ottimo Standoff (2016) e lo Scott Adkins del blando Eliminators (2016) sono infatti assassini che devono fare un bilancio della propria vita, e nel secondo caso il protagonista deve fare i conti con altri assassini mandati a fermarlo.
Uniamoci poi Lady Bloodfight (2016) con l’azione al femminile ed è chiaro che con Ava la Voltage abbia preparato un “piatto della casa”: sembrerà più condito, speziato e di classe, ma sempre un fiacco piatto della casa è.

Torno a chiedermi, infine: che ci fa qui Jessica Chastain? Da anni appare solo in grandissime produzioni hollywoodiane di serie A: quale debito karmico doveva scontare per apparire in una poveracciata della Voltage Pictures? Sicuri che sia lei e non un clone? Anche perché recita in modo così falso e pretenzioso che non escluderei una ginoide mandata a recitare in un film che la vera Chastain schiferebbe.
Non dimentichiamo che sin dagli anni Quaranta le donne artificiali americane hanno un nome “evitico”: che sia EVE, che sia EVA o sia AVA (tutte pronunce simili), è chiaro che la protagonista è solo una versione clonata della vera Chastain.

I dubbi sull’identità dell’attrice e sul nome del personaggio hanno fatto sì che per tutta la visione mi ronzasse in testa il dialogo tra Totò e Nino Taranto ne Il monaco di Monza (1963).

— Chi è Nicoletta?
— L’ava, la nonna.
— Nicoletta lava la nonna?

Io mi chiedevo “Ma chi è questa che si finge Chastain?” e la risposta era ovvia: l’Ava…

Ava (la clone della Chastain) è una che fa le “pulizie”, che appunto lava… Ava come lav… no, nessuna battuta su noti detersivi italiani calimerosi!
Ava è un’assassina di professione la cui grande forza risiede nel montarozzo di banali scontatezze che gli autori spernacchiano in video.

Tate Taylor e Matthew Newton sono due attorini che si divertono anche a fare altre cose nel cinema, tipo scrivere e dirigere: attività per cui palesemente non sono portati, ma so’ ragazzi, si divertono, e poi prendono un po’ d’aria.

Mi piace pensare che la Voltage Pictures abbia chiesto a Taylor di dirigere un film con Seagal, che il povero Keoni Waxman non ce la fa a girarne cento l’anno, ma Taylor abbia storto il naso. Per caso vuole fare il regista di nicchia? Vuole Dolph Lundgren che fa più “europeo”? No, Taylor vuole lanciare una nuova eroina: vuole lanciare la Seagal roscia.
C’è la platinata Charlize Theron di Atomica bionda (2017) ed è appena uscita la castana Megan Fox in quella inguardabile buffonata di Rogue (2020): è tempo che nasca l’eroina roscia d’azione. Anche se di serie Z.

C’è chi mi pija per Charlize, chi mi pija per Megan, e chi mi pija per il… mitra!

L’esperimento consiste nel fare un film in tutto e per tutto identico alla roba che Seagal sforna ogni giorno, ma con attori famosi invece dei soliti disperati che vanno nell’Est Europa a finire la carriera. Qui si gira a Boston, mica cacchio, ma la sfida sta nel tirare fuori una poveracciata ancora peggiore di quelle medie della Voltage. La casa accetta, tanto ha uno standard qualitativo così basso che può solo migliorare.

Un’altra condizione che Taylor impone è che la protagonista sia totalmente incapace di deambulare, non dev’essere autosufficiente e in generale sia così vistosamente impedita che sarà più divertente far credere che sia un’assassina invincibile. Se Charlize Theron almeno un dito lo sa muovere, Ava dovrà fare molto meno!
Al provino si presenta un’attrice su sedia a rotelle: no, ancora troppo agile, dev’essere un cartonato sfocato che nessuno possa scambiare per una donna reale. Una donna almeno sa compiere azioni normali, tipo entrare in auto: Ava dev’essere incapace addirittura di entrare in auto.

Inizia il film, Jessica Chastain per due volte entra in auto in modo assurdo, come una bambina che non sa salire sul triciclo. Taylor ha trovato la sua eroina.

Che brava, Ava, che ha appena imparato a entrare in auto

Sono contento per la bravissima Amy Johnston, che la Voltage ha avuto protagonista del citato Lady Bloodfight (2016) e che meriterebbe più spazio, sono contento che nella mansione di controfigura della Chastain in pratica abbia l’intero film sulle spalle, ma avere un regista chiaramente inadatto al genere d’azione rovina tutto.

Giusto per ricordare Amy Johnston in Lady Bloodfight (2016)

Se la serie di interviste “Art of Action” curate da Adkins ci ha insegnato qualcosa, è che in un film d’azione c’è sempre bisogno di un regista delle scene d’azione, a meno che non si parli di Chad Stahelski, David Leitch o altri registi che già nascono d’azione. Non è detto che un regista generico – o più semplicemente un registino improvvisato – sappia girare una difficilissima, complicata e delicatissima scena d’azione.
Qui il giovane Taylor ha un’ottima controfigura sotto mano ma ogni scena d’azione è così incasinata e montata male che provoca solo dolore agli occhi.

Perché Ava è un film impegnato, mica una roba d’azione. Sta seguendo l’esempio di Seagal che nei suoi film ci fa i pipponi moralistici, mentre sventra la gente: Seagal ci cita Combucio (perché dalla qualità delle parole sembra avere una “b” al posto della “f”), invece Chastain cita Creso.
Sentiamo il giovane sceneggiatore improvvisato Matthew Newton che gode dietro le quinte: ammazza che citazione alta! Me lo vedo gongolare come gente di un certo livello, vestito di tutto punto come Guastardo della Radica ad esclamare «Ah, la tauromachia!»

Matthew Newton, sceneggiatore di un certo livello

Gli americani hanno una cultura nozionistica, ripetono frasi sentite in giro senza avere idea da dove arrivino, per non parlare di frasi false che nascono da sole. Così un giorno nasce la citazione che Ava ripete a tutte le sue vittime: «Count no man happy until the end is known».
La potete trovare ovunque in Rete, molti anni prima dell’uscita di questo film (l’ho trovata in sermoni in lingua inglese dell’Ottocento!), a volte attribuita a Creso a volte attribuita a Solone, e nessuno che si chieda come faccia ad essere attribuita a due personaggi storici che non hanno lasciato nulla di scritto. Se volete, esiste anche l’incredibile versione greca, «Μηδένα προ του τέλους μακάριζε», che temo purtroppo sia solo il frutto di Google Translate.
Visto che il Zinefilo non parla di sogni ma di solide realtà (come diceva Creso), cerco di sciogliere l’arcano.

Il re Creso incontra Solone, in un dipinto del 1624 di Gerard van Honthorst (da Wikipedia)

Il primo storico della nostra civiltà, il greco Erodoto, nella sua corposa opera nota come Storie (scritta all’incirca nel V secolo a.C.) racconta di quando il politico greco Solone incontrò Creso, re della Lidia.
L’incontro (che apre il primo libro delle Storie) è lungo ma, riassumendo, una volta mostrata la sua ricchezza il re Creso chiede a Solone se abbia mai incontrato qualcuno più felice, al che il politico si lancia in una lunga ed articolata predica, il cui succo è: sei ricco, sì, ma magari i soldi vanno tutti in medicine e quindi non sei felice. (Riassunto etrusco!)

«[32,5] Tu mi appari provvisto di grandi ricchezze e re di molti sudditi: ma quanto a ciò che mi domandi, io non posso pronunciarmi prima di sapere che hai concluso felicemente la tua vita.»

Il discorso di Solone è che la vita è lunga e la ricchezza può essere solo un momento fugace, quindi prima di definire “felice” una persona dobbiamo sapere come finirà la sua vita, se davvero sarà stato felice fino all’ultimo o semplicemente avrà avuto giorni felici in una vita triste.

«[32,7] Se poi terminerà serenamente la propria vita, ecco l’uomo che vai cercando, colui che merita di essere chiamato felice: ma prima che muoia, aspetta e non chiamarlo felice, ma fortunato.»

Questa versione italiana l’ho tratta dall’edizione UTET 1996 curata da Aristide Colonna e Fiorenza Bevilacqua, che in nota sottolineano come la risposta di Solone sia un topos che squittisce parecchio, nella cultura classica.
Eschilo per esempio scrive «Felice è da reputare solamente colui che felicemente compiè la sua vita» (Agamennone, 928-929), mentre Sofocle chiude il suo Edipo Re con questi versi: «Cosicché nessun mortale, se si guarda all’ultimo giorno, è dato reputare mai felice, prima che senza sofferenza varchi quel supremo limite» (1528-1530).
Mi sembrano autori abbastanza famosi da citare, ma no: meglio mantenerci “su un certo livello”.

La sapete quella di Creso e Solone che entrano in un bar?

La citazione americana che si può trovare in tanti siti non è sbagliata, è semplicemente un super-concentrato: come può capitare, probabilmente è stata estrapolata da qualche compendio inglese di Erodoto, qualche versione semplificata che poi nell’immaginario ha preso il posto dell’originale. Dimenticandosi per strada che ci sono ben tre personaggi: Erodoto che racconta di come Solone abbia parlato a Creso.
Uno sceneggiatore di un certo livello come Matthew Newton avrà ravanato nei siti che raccolgono citazioni cercando un qualcosa con “morte” e “felice”: «Non considerare un uomo felice finché non ne conosci la fine», ah, perfetto! Lo buttiamo subito in sceneggiatura. Altro che Combucio di Seagal!

Il resto del film è pura banalità noiosa e scontata, tutta un’occasione per consentire all’ego smisurato della Chastain di seagalare in giro. Così ha scene madri del tutto ingiustificate e prive di qualsiasi motivazione, ma non importa visto che l’attrice sta solo srotolando il suo portfolio: so piangere, so ridere, so sognare, so fare la sècsi, so menare, so parlare francese agli americani e tedesco in Arabia Saudita, Così lo spettatore rimane ad occhi aperti e commenta: «Va’ come parla tedesco la Chastain in Arabia Saudita, patria del tedesco».
Tutto votato a dimostrare che la Chastain è meglio di Seagal, che lui mica parla tedesco. Lei invece cita Creso e fa l’aerobica dell’assassina: il nuovo cinema romeno d’azione è tutto suo!

L’aerobica dell’assassina: una delle tante cose tristi di questo film

Ma vogliamo rimanere così, asciutti asciutti? La Nikita di Besson sfoggiava un attore famoso giovane e uno più stagionato, a mo’ di figura paterna. Per quest’ultimo è scontato John Malkovich, un attore finito che si dice sia stato bravo in una qualche èra geologica fa. Non saprei, invecchio e la memoria non mi aiuta più: ricordo da ragazzo di averlo molto amato, ma i decenni passano e le sue scelte di carriera non fanno che peggiorare.

Un po’ figura paterna, un po’ sacchetto maleodorante di luoghi comuni

Per il giovane viene scelto un altro fantasma del cinema di serie A, Colin Farrell. Ma ve lo ricordate Colin Farrell? È proprio vero che se ne vanno sempre i migliori…

Colin Farrell nel ruolo di “Stonlio”: baffi di Ollio, recitazione da Stanlio

Simon (Colin Farrell) è il super-mega-capo che tutto può e tutto vede, con un esercito di un uomo e sua figlia psicopatica, tutto qua. Invece Duke (John Malkovich) è la figura paterna che cita Creso pure lui – oh, ma ch’è v’è preso a tutti, con ’sto Creso? – quando non dice solo vuoto vuoteggiare.
Raccontare ulteriore trama mi farebbe scadere nel volgare, mi limito a notare che Simon decide la morte di Ava a casaccio, senza alcun motivo, e decide di mandarle contro l’uomo più potente del mondo: se stesso. E parte, senza neanche la giacca, senza neanche le chiavi della macchina, come un Terminator demente inizia a camminare finché non trova Ava, però poi va be’, so’ ragazzi, è carne che cresce, e se ne va, continuando a camminare da solo in una Boston vuota. Appena saputo che giravano ’sta minchiata di film tutta la popolazione è evacuata.

Un Terminator comico alla ricerca di un motivo per le proprie azioni

Non c’è una sola, singola scena di questo film che abbia un qualsiasi senso o concatenazione di causa ed effetto: è così tanta la voglia di copiare da ogni più asfittico e fetente luogo comune per fare un film identico a quelli di Seagal… che addirittura quelli di Seagal sembrano migliori!
Capisci qual è il tuo crimine, Tate Taylor? Hai fatto sembrare bravo Seagal! E di questo dovrai renderne conto ad un Tribunale Cinefilo.

Il primo film al mondo che fa rimpiangere Steven Seagal!

La Chastain non sa respirare da sola, quindi le tante scene d’azione dov’è coinvolta farebbero ridere, se non facessero piangere. L’apice è quando adotta la Tecnica Aldo Baio per sorprendere un assassino, con l’acqua al posto della sabbia.

In basso a destra vedete Ava in azione, mascherata da Aldo Baio

Ah, c’è pure mamma Geena Davis – sarà una citazione di quando pure lei faceva l’assassina prezzolata? – e la sorella di Ava che s’è messa con l’ex di Ava, un altro volto noto come Common, che però gioca duro e perde tanto e… oh, ma che c’entra? Ah, lo sceneggiatore di un certo livello vuole mettere Ava davanti al tepore di una famiglia che non conoscerà mai per farle capire il valore di… di ’sto cacchio, visto che la sorella sta con un giocatore patologico che le distruggerà la vita. Quello sarebbe il tepore della famiglia? Allora sta meglio Ava!

No, non c’è nulla da salvare di questa porcata imbarazzante: è forse il film più stupido della Voltage Pictures… e parliamo della casa dei filmacci romeni di Seagal!

Voltage Pictures, questo è un affronto che va lavato.. con Ava!!! (Alla fine ho ceduto…)

L.

– Ultime donne d’azione:

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26 risposte a Ava (2020) Chastain, la nuova Seagal

  1. Vasquez ha detto:

    Tra un topos squittente, attori morti sostituiti da strani androidi (Stonlio!), Jessica che “ambula” …mi sa che ‘sto film con trentamila lire il mio falegname lo faceva meglio! 😀
    Vado cercarmi “Il monaco di Monza”, che m’è venuta voglia di rivederlo.

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  2. Evit ha detto:

    Come dice un detto campano (rubato a Creso): pure le Voltage Pictures tengono la tosse!

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  3. Cassidy ha detto:

    La sacra trilogia che tu m’insegni: un atleta capace, un coreografo bravo, un regista in grado di dirigere tutto al meglio, tre elementi che a questo film mancano totalmente. Hai fatto bene a sottolinearlo, ma quanto è cretina la scena iniziale? Vuoi uccidere uno ti siedi con lui sul sedile posteriore invece che sparargli comodamente dai sedili anteriori? Per altro con tre (di numero) schizzi di sangue? Dopo cinque minuti di film avevo già voglia di passare ad altro. Temo che quel modo imbarazzante di salire in auto, forse anche un tentativo (miseramente fallito) di risultare sexy, insomma un disastro!
    La tecnica di Aldo mi ha fatto morire, che da Ava ad Aldo il passo è breve, ma forse siamo stati troppo cattivi con questo film (grazie per la citazione!), qui tutti ce l’hanno con Ava perché è piccola e roscia 😛 Aggiungo solo che ho rivisto “Il monaco di Monza” da poco, quindi mi hai ucciso dal ridere, molto più letale di Ava! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nicoletta che lava la nonna è una di quelle cose che dopo il film di Totò ti rimangono addosso e non se ne vanno più 😀
      Non sono io che sono cattivo, è la Voltage Pictures che fa film così! Ma mica da oggi, è il suo marchio di fabbrica: l’assurdo è che ci sia una star di serie A come la Chastain: già ha finito la sua carriera?
      Tu mi citi la scena iniziale, ma quello che mi ha ucciso è la parte finale del film, che non ha un solo fotogramma che abbia senso, alla ricerca disperata di un’emotività assente: perché Colin Farrell si comporta così? Che senso ha?
      Odioso, è davvero un film odioso: viva Seagal! 😛

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  4. Sam Simon ha detto:

    Grande Calimero e il Solone mi sa che è proprio questo film!

    Comunque vedi, ti ha dato la possibilità di immergerti nella cultura classica! Lo sceneggiatore Guastardo avrà googolato esattamente le parole chiave che hai scritto te, invece! X–D

    Comunque Colin Farrell e la Chastain in questa spazzatura davvero non me li spiego. Entrambi sono abituati ad altri palcoscenici!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Colin è ondivago, passa dalla serie A alla B al cinema indipendente, potrei capire la sua voglia di apparire in qualcosa di diverso, ma scendere così in basso è davvero incomprensibile. (Visto poi che fa un ruolo che definire ridicolo e stupido è fargli un complimento.)
      Inspiegabile, l’esistenza di questo film è assolutamente inspiegabile.

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  5. Kuku ha detto:

    No vabbè, ma mi hai fatto ridere più di Totò. Col topos che squittisce, stonlio che va senza neanche prendere le chiavi della macchina e le altre facezie, sto sghignazzando rumorosamente. La Chastain vuole dimostrare di sapere fare tutto, anche la Z e invece per lei la strada dominare la Z è ancora lunga. A Jessica, solo perché vieni dal cinema di serie A pensi di sapere fare la Z? Ingenua…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In effetti il film è cucito tutto intorno all’ego della Chastain, che ha una scena madre ogni dieci minuti, risultando quindi sempre anti-climatica e gratuita. Misteriosi i personaggi che la circondano, tutti immotivati e scritti malissimo.
      Siamo lontani dalla Z divertente, così cialtrona che ti fai due risate, “Ava” è un film odioso e pessimo: qualunque sia stata l’idea iniziale della Chastain, non ha funzionato. Ma di sicuro la Voltage la aspetta per nuovi filmacci che facciano sembrare belli quelli di Seagal: il destino dell’attrice è quello 😛

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  6. Il Moro ha detto:

    Quindi hanno fatto un fil su Calimero? Ormai fanno i live action di qualunque cosa…

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  7. Madame Verdurin ha detto:

    Il film sarà quello che è, ma questo post mi ha fatto scompisciare! Anche tu credi che John Malkovich ultimamente stia andando sempre peggio? Un disastro… meglio John Cena a questo punto! Bello invece il tuo approfondimento sulla citazione! E il live action di Calimero va bene, basta che non ci sia Josh Gad…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio, e il bello di vedere film brutti è che si può almeno ridere nel trattarli male 😛
      Malkovich un tempo lontano era davvero un fuori classe, e il suo essere lontano da qualsiasi divismo lo rendeva ancora più affascinante. Poi ha semplicemente tirato i remi in barca e lo si vede solo in ruoli in cui non fa molto: si limita a fare John Malkovich, che non è più sufficiente.
      Aspetta che gli americani scoprano Calimero e un film con Josh Gad non ce lo risparmia nessuno 😀

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  8. wwayne ha detto:

    Apprezzo che la Voltage Pictures non abbia scritto “Academy Award Winner” sopra al nome di Common: capisco quando quella scritta viene messa sulla locandina di un film di serie A, ma cercare di nobilitare un filmaccio associandolo ad un premio lontano anni luce dalla serie Z a cui appartiene è una vera paraculata.
    Tra l’altro ormai è diventata una consuetudine quella di infarcire di grandi nomi i film con una sceneggiatura mediocre, perché quelli con una buona storia si vendono da soli, senza bisogno di coinvolgere tante superstar nel progetto. Di conseguenza, ormai con i film vale la regola della proporzionalità inversa: più attoroni ci sono in un film solo, più è probabile che sia materia escrementizia. Nel caso di Ava gli attoroni erano ben 4, quindi non mi stupisce che confermi in pieno la mia teoria. 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il mistero è come nomi così importanti e di serie A si siano ritrovati ad accettare di lavorare in una delle tante stupidate della Voltage, che dubito fortemente possa aver garantito gli alti ingaggi a cui quegli attori sono abituati. Magari hanno accettato per un debito karmico 😛

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      • wwayne ha detto:

        John Malkovich è diventato una sorta di Ben Kingsley, ovvero un attore di talento ma disposto ad accettare qualsiasi parte in cambio del vile denaro. Di conseguenza, nessuno stupore che si sia fatto coinvolgere in una cagata come questa.
        Lo stesso vale per Common e Colin Farrell, che alle tamarrate ci sono avvezzi. Common in particolare ha recitato nel film più tamarro di sempre (Suicide Squad), e questo la dice lunga su quanto sia poco schizzinoso nella scelta dei copioni.
        Come hai detto tu, è molto più bizzarro che si sia fatta coinvolgere Jessica Chastain: è un’attrice in odore di Oscar da anni, quindi non dovrebbe mettere a repentaglio la sua strada verso la statuetta macchiando il suo curriculum con un film di serie Z.
        Magari le hanno detto che avrebbe recitato da protagonista in un film d’azione, e quindi le avrebbero fatto interpretare un personaggio femminile forte, molto lontano dalle bellone di contorno che vediamo di solito nei film… insomma, l’avranno intortata con questi discorsi che fanno tanto girl power, e lei si è fatta infinocchiare. Grazie per la risposta! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        “Suicide Squad” può piacere o meno, ma è un super-prodotto milionario di serie A, prodotto da grandi case con grandi paccate di soldi messe le une sulle altre: qui parliamo di una casa che fa film romeni da due spicci con Seagal e Dolph Lundgren, è il posto dove le carriere morte vanno putrefarsi, per questo non si spiega come grandi nomi abbiano accettato di partecipare.

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      • wwayne ha detto:

        Magari la Voltage Pictures ha l’ambizione di fare un salto di qualità. Buona settimana! 🙂

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  9. Willy l'Orbo ha detto:

    Già dopo aver letto il “ruolino” Z della Voltage ero contento, poi la Jessica e la Amy mi hanno ringalluzzito ancor di più e infine, ho pensato, si inizia con Seagal, Austin…e si prosegue con Creso, Solone, Erodoto…solo lo zinefilo può unire e per certi versi nobilitare letamai Z (e il film in oggetto) con palate di cultura ed approfondimenti…chapeau!!!

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  10. Conte Gracula ha detto:

    Il film ti è piaciuto così tanto che sei finito a parlare di storia greca, a momenti pensavo di stare leggendo un articolo su nonquelmarlowe XD

    Comunque, magari questo film potrebbe far rivalutare il modo di salire sulle auto dei ragazzacci di Hazzard, oppure provocare maggior compassione per Peter Griffin quando dimentica come ci si sieda.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahahh ecco bravo, in quella scena sembra che la Chastain abbia dimenticato come si entri in auto 😀
      Capisci che se a uno rimane impresso un particolare così irrilevante è perché poi non c’è altro su cui fissarsi. Almeno Creso ci ha dato l’occasione di viaggiare nei classici e scoprire una volta di più quanto la cultura da Baci Perugina d’oltreoceano sia debole. (E pensare a tutti i ricchi d’Italia che mandano i figli a scuola in America! Poi tornano tutti dei gran Soloni 😀 )

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  11. Giuseppe ha detto:

    Direi che Jessica Chastain e Amy Johnston hanno senz’altro una cosa in comune, qui: NESSUNA delle due aveva bisogno di partecipare a roba come questa, con un “regista” incapace di comprendere sia il talento recitativo della prima (cucendole addosso un personaggio che NON le appartiene) sia l’abilità marziale della seconda (non sapendo minimamente come dirigerla e, di conseguenza, non facendo capire allo spettatore una beata mazza di quello che sa fare)…
    Di certo il tuo excursus classico su Erodoto e le Storie, da cui l’incontro fra Solone e Creso con relativo “dilemma” sulla felicità, è molto più interessante dell’intero film. Anzi, direi proprio che LAVA via ogni interesse residuo nei suoi confronti 😉

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  12. Pingback: White & Rose: eroi diehardi (2020) | Il Zinefilo

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