In the Name of the King 1 (2007) A Dungeon Siege Tale

È all’incirca il 2009 e il vostro Etrusco preferito ha scoperto che esiste un nuovo re dell’azione in città, che porta finalmente a zero le ridicole battute sugli stempiati: ha pochi capelli, un’eterna barbetta e il grugno litigioso di chi è meglio non seccare con battutine sulla calvizie. E si chiama Jason Statham.
All’epoca esistevano locali strani, che i giovani d’oggi non conoscono: entravi e noleggiavi un film. Lo so, non sembra una cosa possibile, eppure succedeva. Credo si chiamassero videoteche, ma non ricordo più bene. Ricordo invece che quella sera di sabato avevo proprio bisogno di qualcosa di buono, e il Destino mi fece noleggiare Transporter 2 (2005). Respirai una volta ad inizio film e solo quando si è messo stop al DVD mi sono ricordato di tornare a respirare.

Inizia una corsa a capofitto a recuperare qualsiasi altra cosa esista al mondo con Statham protagonista, esce fuori Death Race (2008), applausi a scena aperta, esce fuori Crank (2006), Crank 2 (2009) e io sto lì col cuore a manetta proprio come il protagonista, poi esce il trailer di Transporter 3 (2008) e ballo sui tetti. Poi inizia il recupero, perché Jason l’avevo già visto in Lock & Stock (1998), Snatch (2000), Fantasmi da Marte (2001), The One (2001), Mean Machine (2001) e The Italian Job (2003): ma come ho fatto a non notarlo? Rivisti i film in rapida sequenza, era come se Jason lo vedessi per la prima volta.
Mi guardo pure Cellular (2004) dove fa il cattivo e London (2005) dove coi capelli finti spiega il concetto di “epifania”, sono fra i pochi al mondo ad aver apprezzato il deliziosamente scacchistico Revolver (2005), mi è piaciuto Caos (2005) e pure il traballante Rogue. Il solitario (2007). Insomma, se c’è Jason merita in ogni caso. Anche se con La rapina perfetta (2008) credo di aver dormito dall’inizio alla fine, non importa: c’è Jason, quindi è un film giusto.

Poi scopro In the Name of the King. No, non basta che ci sia Jason perché il film sia giusto.

L’unico film sbagliato della filmografia di Jason Statham

Rivisto in questi giorni, ho riprovato le sensazioni dell’epoca: profondo sconforto oltre ad annichilimento totale. Non è possibile, non può essere vero, devo essere finito nell’odioso Universo Specchio di Star Trek (che odio quasi quanto questo film), in questa realtà non possono esistere sceneggiatori capaci di creare del Male così devastante.
Non mi stupisce che gli autori siano stati tutti accompagnati alla porta, tranne Doug Taylor che ha scritto quella buffonata di Splice (2009), a testimonianza che è davvero un pessimo sceneggiatore, non sta fingendo.

Tutto nasce dal gioco di ruolo Dungeon Siege, concepito da Chris Taylor (fondatore della Gas Powered Games che ha prodotto il gioco: sarà parente dello sceneggiatore Doug Taylor?) e scritto da Neal Hallford, distribuito nel 2002 dalla Microsoft. Non so in Italia quanto sia noto, ma a quanto pare deve aver fatto un minimo di successo la storia di questo fattore (farmer) che con dei compagni inizia un viaggio per sconfiggere degli invasori cattivi di nome Krug.
Stando a Wikipedia, la forza del gioco sta nel non corrispondere ai formati dell’epoca, quindi niente “quadri” o livelli, è tutta un’avventura unica in cui il giocatore procede nel viaggio, conosce gente, acquisisce armi e capacità, affronta nemici a secchiate e via dicendo.

Come dicevo, il gioco pare avere successo – Wiki dice che è stato il terzo miglior gioco di ruolo di quell’anno – e sono iniziati seguiti ed espansioni, oltre a sbarchi su altre piattaforme di gioco, tipo la Playstation.
Non esistono molte informazioni attendibili sul lavoro di Uwe Boll, non so se sia stata sua l’idea di fare un film ispirato al gioco di ruolo e gli sia stato commissionato, sta di fatto che mentre escono nuovi titoli videoludici arriva pure la versione filmica, che però ha un titolo diverso per far capire che si è andati un po’ a casaccio.

IMDb ci dice che In the Name of the King è stato presentato (con che coraggio?) al Brussels International Fantastic Film Festival l’11 aprile 2007, uscendo poi in America nel gennaio 2008.
One Movie e 01 Distribution lo portano in DVD italiano nel gennaio 2009, mentre Minerva e Cecchi Gori lo ristampano in DVD nel dicembre 2018.

Uwe Boll

Intervistato dal sito CinemaBlend (22 dicembre 2007), Boll racconta che è andato personalmente a parlare con i tanti attori per invitarli nel film, e addirittura ha proposto il ruolo protagonista a Kevin Costner, che ha rifiutato. Il che è tutto dire, parlando di un attore non certo noto per le sue ispirate scelte di carriera.
Boll racconta che il film usa i personaggi del gioco – il fattore, il mago Merick e altri – ma la storia è diversa, così il protagonista non si limita ad andare in battaglia contro l’invasore ma sta anche cercando di salvare la moglie rapita dai Krug, qui controllati dal perfido Gallian. E già che c’è, il fattore salva pure l’intero regno dai complotti di palazzo.

Visto che Boll all’epoca era già considerato fra i peggiori registi viventi, com’è possibile abbia ottenuto 60 milioni di bigliettoni sonanti sull’unghia? È vero, a distribuire il film c’è la 20th Century Fox, ma appunto alla distribuzione, mica alla produzione: come hanno fatto le solite casupole con cui lavora a tirar su così tanti soldi? E ovviamente tutti in perdita, visto che il film ha guadagnato solo risate in faccia.
Non si sa, si sa solo che Boll può contare su valanghe di super effetti speciali che nel 2007 non erano affatto scontati, su quattro mesi di riprese e una secchiata di attori di serie A (o al massimo B buona) che, racconta il regista, hanno lavorato benissimo insieme.

Non solo, ha pure potuto avere Tony Ching (Ching Siu-tung) come coreografo dei combattimenti, il regista del capolavoro di Hong Kong Naked Weapon (2002) e del sontuoso wuxiapian con grande cast L’imperatrice e i guerrieri (2008), per non parlare delle coreografie di film come La foresta dei pugnali volanti (2004).
Perché chiamare un professionista di questa portata… per quelle quattro risse da bar che si vedono in questo filmaccio? La mia idea è che Boll, ebbro di soldi, abbia cominciato a spendere e spandere senza alcun ritegno. Saranno mica vere le voci che lo faccia apposta per qualche magheggio di tasse?

La domanda viene in mente anche al giornalista, per fortuna, così abbiamo la risposta direttamente da Uwe Boll:

«Ti faccio un esempio. Immagina uno che guadagni 200 mila dollari in un anno: dovrà pagare il 50% di tasse, quindi gli rimangono 100 mila dollari. Immagina invece che investa questa cifra in un film, allora… non pagherà tasse. Invece che dare 100 mila dollari al Governo, per rimanere poi con 100 in mano, ne darà 200 al cinema, perché male che andrà comunque gli torneranno in mano molto più di 100 mila, quindi sarà sempre più vantaggioso che non investire.

Tu leggi in Rete: “Boll non si è neanche preoccupato di affidare Bloodrayne ad una buona distribuzione”. E sapete perché? Perché volevo guadagnarci. Se avessi firmato con la Fox, questa avrebbe fatto una grande campagna pubblicitaria, ottimo, ma nel momento esatto in cui do il mio film alla Fox io sono tagliato fuori, e non guadagno più un centesimo.

Alone in the Dark [2005] è costato quasi 20 milioni di dollari e ne ha guadagnati 5,6 al botteghino. Tutti a scrivere: “Uh, che disastro”. Già, ma io guadagno il 50% di quel risultato al botteghino, più 8 dollari per ogni DVD venduto – il film ha venduto più di un milione di DVD! – e il contratto con la Showtime è stato di 2,2 milioni, e ci sono altri ottanta mercati nel mondo a cui vendere il film… Vedete che la cosa ha senso?»

Hai capito, zitto zitto, che fijo de ’na gobba? (Non me ne vogliano i gobbi, è un’espressione romana risalente a tempi non politicamente corretti, e sta ad indicare uno che sembra tontolone e invece è un furbacchione.)
Ecco spiegato come fa Uwe Boll a sfornare filmacci a ciclo continuo fregandosene di qualsiasi qualità.

Visto che parlare male di questo film è come sparare sulla Croce Rossa, preferisco raccontarlo in versi.

Di difendere il regno che abitava
a re Burt Reynolds proprio nun gl’annava.

Un attore che sprizza voglia di recitare da ogni poro

Al massimo al comandante Brian White diceva: «Bada,
che mia figlia Leelee Sobieski è bella, ma occhio alla spada».

La sempre bella e radiosa Leelee

Quando dell’invasione Michael Eklund porta notizia,
re Burt Reynolds capisce che mo’ er casino inizia.

Non si può girare un film in Canada senza dare una parte a Michael Eklund

Come affrontar la pugna che il Fato impone
se Darren Shahlavi è l’unico soldato della guarnigione?

Il compianto Darren quando ancora faceva piccole apparizioni inutili

Il duca Matthew Lillard risponde ghignando: «Stai sereno
che mentre ordisco complotti sicuramente il nemico freno».

Con una faccia così, può fare solo l’infame vigliacco

Il re non sa che nell’ombra c’è il malvagio Ray Liotta,
che controlla i Krug ma soprattutto è ’n fijo de ’na m…tta.

Quando Ray Liotta fa il figlio della rima

Ci pensa il mago John Rhys-Davies a crear frastuono:
in realtà non fa ’na mazza, ma alla fine passa per buono.

Un altro ruolo inutile per un grande professionista tendente alla Z

Su tutti s’eleva Jason Statham come eroe,
ma ormai il film ce le ha già fatte a guisa di boe.

Mi spiace, Jason, ce la metti tutta ma proprio non va

Trova chi l’aiuta in Kristanna Loken come dea delle fratte,
ma il suo personaggio ogni speranza nei nostri cuor abbatte.

Una specialista di ruoli sbagliati

Giunge infin Ron Perlman con un maiale al guinzaglio:
credevamo fosse un film vero, invece fu un abbaglio.

Povero Ron, povero Ron…

Per chiudere amleticamente, «il resto è silenzio».

L.

amazon– Ultimi film di Uwe Boll:

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40 risposte a In the Name of the King 1 (2007) A Dungeon Siege Tale

  1. Austin Dove ha detto:

    cmq io alla cosa strana chiamata videoteca ci sono andato per tutte le medie e credo resista ancora nel mio quartiere! dall’alto dei miei 22 anni (new generation)

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  2. Madame Verdurin ha detto:

    Visto molto tempo fa con grandi risate. Credo basti dire che il protagonista è un contadino di nome “Farmer” per capire quanto gli sceneggiatori si siano sforzati… Pollice altissimo invece per la trama in rima!!

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  3. Cassidy ha detto:

    MVP! MVP! MVP! Basta, basta chiudete l’Internet abbiamo il post del giorno! Addirittura il pezzo in rima, hai vinto tutto! 😀 Solo ammirazione per Giasone (qui senza gli Argonauti ma con sfogliati famosi intorno), l’uomo che ha portato rispetto alla combinazione stempiatura/nessuna voglia di radersi. Uwe Boll è un drittone, fa lo scemo per non andare in guerra secondo me 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anche dal documentario su “Bloodrayne 3” usciva fuori un contabile più che un regista: Uwe si fa i conti al millesimo per ottenere il massimo dal minimo, e poi lascia sfogare in Rete i suoi detrattori. Tanto sempre un milione di DVD ha venduto il suo “Alone in the Dark”! A 8 dollari a copia, è chiaro che Boll sia uno che ha capito molto bene come si fa cinema che guadagna 😛

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Porca pupazza non ci credo! Il mio arrivo a questo film (che non posso nominare senza invocare Dio invano) è circa lo stesso tuo: seguendo a ritroso la filmografia di Statham che avevo già visto nelle grosse produzioni (tipo “The Italian Job”) ma spesso faceva da tapezzerie. Certo, c’era “The Snatch” ma era un film corale dove brillava pure Vinnie Jones!

    Al contrario tuo però avevo (per l’epoca!) una signora connessione e il Mulo attaccato 24 ore su 24 a tirar giù ogni cosa. Che riversavo, catalogavo e riponevo in porta cd. I titoli più fortunati avevano due onori: o venire riposti in custodie simil-originali con tanto di stampa della locandina, oppure di venire acquistati originali.

    Questo lavoro di Statham non ebbe nessun onore e il dvx fu bruciato e dimenticato per sempre.

    Il post però mette in chiaro parecchie cose su come gira l’economia del cinema e Boll, a sto punto, è un grandissimo figlio di …..(inserire parola qui)….. . Bravo lui e scemi noi a bollarlo come “peggior regista vivente”, quando lui in realtà ha capito tutto. Giusto per aggiungere il carico da 11, Boll è quello che preferisce le attrici europee molto più propense a mostrarsi rispetto alle americane.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il fatto che frequentassi le poche videoteche rimaste in giro non vuol dire che non andassi anche a dorso di mulo, anche perché finché si parla di Jason quei titoli si potevano anche trovare, ma appena ti scostavi uno zinzinino potevi pure morire gonfio, in videoteca non trovavi più una mazza.
      Questo è stato il primo film di Jason mi ha profondamente deluso, anche se in realtà già mi era successo con “Snatch” ma tendevo a salvare Statham perché non ne era il protagonista: in fondo però era un film corale come questo. (Essendo io leggenda, sono l’unico italiano ad aver disprezzato “The Snatch”!)

      La leggenda delle attrici europea gira ma non ci sono prove, finora l’unico film di Boll in cui si vede mezza tetta è “Bloodrayne 3”, ma magari in suoi film meno noti e magari non arrivati in Italia si vede di più.

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  5. Conte Gracula ha detto:

    Ricordo di aver giocato Dungeon Siege, almeno un po’: se la memoria mi assiste, potevi mettere nel gruppo uno o più muli, per caricarli coi tesori che trovavi in giro (un mulo valeva quanto due personaggi, come capacità di carico) avevi un certo numero di funzioni per risparmiare spazio e potevi sviluppare i personaggi con una certa libertà. Per il resto, era simile a Diablo 2, ergo lo trovavo monotono e ripetitivo (EUMATE, cioè entra, uccidi mostro, arraffa tesoro, esci) così non sono andato molto avanti.
    Diciamo che, con un gameplay più vario e una storia più densa, l’avrei giocato volentieri, per lo meno non era irritante come meccaniche quanto Diablo 2.

    Il film non l’ho mai visto, ma degli amici mi dissero del contadino Fattore (e perché non il drogato Fattone, allora? Un allucinato che crede di avere poteri e invece gira nudo con un gatto morto in testa, pensando che quello sia il suo famiglio e che sia impegnato a meditare) e insomma, a me i personaggi col nome della loro funzione fanno ridere dai tempi in cui ho iniziato a decifrare i nomi dei MOTU, giusto in un contesto junghiano non li troverei fuori posto!

    Per chiudere, almeno per ora, molto bello il tuo poemetto finale, Cecco Angiolieri apprezzerebbe molto ^^

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahahahah! Stai superando te stesso, applausi a scena aperta! Prima sono andato in piacevole “apnea” sulla retrospettiva dei film recuperati di Jason, poi mi sono solleticato quando hai espresso critiche all’universo specchio di Star Trek ( 🙂 ), quindi mi ha molto interessato la spiegazione sui guadagni di Boll, infine mi sono entusiasmato sulla recensione in versi (tra l’altro, confermo, di un film indegno)! Quest’ultima mi ha ricordato le mitiche contro-recensioni poetiche di Giuseppe ai miei post zintage! Spettacolo, tutto spettacolo! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il mio segreto intento era proprio di sfidare Giuseppe ad una “battaglia poetica”: sono sicuro che saprà rilanciare in maniera decisamente superiore ^_^
      Pensa, di Star Trek odio i Borg, l’Universo Specchio e i salti nel tempo, cioè i tre elementi più replicati in assoluto da tutte le saghe. E come se non bastasse, l’intera serie “Discovery” è basata su salti nel tempo e Universo Specchio mentre “Picard” parla di Borg. Cioè hanno dedicato intere costosissime saghe a darmi fastidio! 😀
      Per fortuna ogni tanto si sbagliano e affrontano temi degni di nota e creano trame splendide, per alimentare il mio cuore trekie 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Mi stavi facendo sognare con le critiche a Star Trek poi col “cuore trekie” …hai rovinato tutto! Ahahahah! 🙂
        Non vedo l’ora di leggere la risposta in singolar tenzone di Giuseppe! 🙂 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se ti può consolare, i miei gusti mi impediscono di considerarmi tecnicamente un trekie, visto che disprezzo ciò che tutti i fan amano, però il mio interesse è tale che comunque mi piace bazzicare quell’universo 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        In ossequio alle giustificazioni addotte dall’imputato etrusco, il tribunale Orbo, inquisitore dei trekie, emette una sentenza di parziale assoluzione, da espletarsi tramite damnatio memoriae da esercitarsi sul blog zinefilo a proposito dell’Universo protagonista della saga innominabile. La seduta è tolta!
        🙂 🙂 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah mi rimetto alla clemenza della corte 😛

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  7. Lorenzo ha detto:

    Qualcosa non mi torna sul discorso delle tasse…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non l’ho specificato, ma sta parlando delle tasse americane che – dice lui – usano lo stesso sistema delle tasse tedesche.

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      • Lorenzo ha detto:

        Sì, ma non ho capito lo stesso 😛

        «Ti faccio un esempio. Immagina uno che guadagni 200 mila dollari in un anno: dovrà pagare il 50% di tasse, quindi gli rimangono 100 mila dollari. Immagina invece che investa questa cifra in un film, allora… non pagherà tasse. Invece che dare 100 mila dollari al Governo, per rimanere poi con 100 in mano, ne darà 200 al cinema, perché male che andrà comunque gli torneranno in mano molto più di 100 mila, quindi sarà sempre più vantaggioso che non investire.

        Quindi in America produrre film è esentasse? E se devi reinvestire tutto per non pagare le tasse, cosa ti rimane in mano? Perché gli eventuali guadagni, secondo il suo ragionamento, dovranno essere reinvestiti di nuovo per evitare ulteriori gabelle.

        Alone in the Dark [2005] è costato quasi 20 milioni di dollari e ne ha guadagnati 5,6 al botteghino. Tutti a scrivere: “Uh, che disastro”. Già, ma io guadagno il 50% di quel risultato al botteghino, più 8 dollari per ogni DVD venduto – il film ha venduto più di un milione di DVD! – e il contratto con la Showtime è stato di 2,2 milioni, e ci sono altri ottanta mercati nel mondo a cui vendere il film… Vedete che la cosa ha senso?

        Avrebbe senso se si autoproducesse i film. Ma se i soldi li mette un produttore?

        Probabilmente mi sfugge qualcosa, ma non sono esperto in materia 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Credo le tasse in materia siano diverse da quelle classiche italiane, comunque sì, credo che i soldi non facciano che girare, e i ricavi di un film coprono altri film, così che l’azienda vada bene e a fine anno ci siano ricchi premi per gli azionisti.
        Considera poi che Boll co-produce i suoi film con la sua casa produttrice, e se non vende a grandi distributori ma prende accordi personali, i guadagni se li tiene lui. Se invece il film lo dà alla Fox, i guadagni vanno alla Fox.
        Se consideri quanta spazzatura esce ogni giorno e viene distribuita in ogni angolo del mondo, evidentemente il sistema funziona e ci sono soldi per tutti anche con film palesemente flop al botteghino.

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  8. Il Moro ha detto:

    Ok, questo è l’articolo dell’anno, in un solo post sei riuscito a tirare fuori più oro tu che Uwe Boll in tutti i suoi film messi insieme!
    Ora mi rileggo il metodo finanziario di Uwe Boll che mi sa che lo usano in parecchi, tutti passati prima o poi da queste pagine.
    Sempre santo Jason Statham, Crank e Crank 2 capolavori totali della storia del cinema!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Su Jason condivido in pieno 😉
      A quanto pare far distribuire un film da una grande casa fa sì che abbia più successo, ma se te lo distribuisci da solo anche se ricavi di meno tutto il guadagno te lo tieni!
      Secondo quanto dice Boll, dunque, questo “In the Name of the King” gli ha fruttato poco, perché l’ha venduto alla Fox per distribuirlo, mentre filmacci come Bloodrayne 1, 2 e 3 probabilmente gli hanno fruttato molto di più. Il risultato è che questo lo conoscono tutti, gli altri film di Boll sono decisamente meno noti. Ma a lui che gli frega, con le tasche piene? 😀

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  9. wwayne ha detto:

    Cellular è ottimo, ma per me il vero capolavoro di Jason Statham è Joker – Wild Card. L’unico difetto di quest’ultimo film è aver dato una parte troppo piccola a Sofia Vergara: è la donna più bella del mondo, quindi averla fatta apparire soltanto in una breve scena a inizio film è un vero delitto. A maggior ragione se consideriamo che una frammento di quella scena è stata inserita nel trailer, con l’ovvio intento di attirare in sala i suoi fan: un plateale e odiosissimo caso di stunt – casting.

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  10. Vasquez ha detto:

    Semplicemente il “mi piace” a questo articolo volevo lasciare,
    perché dallo stupore la mascella in terra mi tocca ripescare,
    e il mio doveva essere un muto commentare.

    Ma poi ho capito che bisognava rendere onore
    all’eccellente etrusco, gran verseggiatore,
    ed esprimere l’ammirazione con almeno due parole.

    Quand’anche nel dimenticatoio gettaste questo commento mio,
    non appena Giuseppe manderà il suo premendo “invio”,

    sappiate che, tra gli attori svogliati che qui avete trovato stamattina,
    il mio preferito resta comunque il figlio della rima.

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  11. Giuseppe ha detto:

    Boll il peggio regista vivente?
    Mo’ questa me la segno!
    Lui bada al sodo, all’efficiente
    di astuzie e sotterfugi il suo cervello è pregno
    Gira ciofeche incapaci di attirar le masse?
    Roba che proprio mai sfonda ai botteghini?
    Che gli frega, tanto poi tutto è esentasse
    Già così, ti rientran bei soldini!
    Epperò il resto donde proviene?
    I suoi film restan dei flop, sì
    ma c’è altro, sai, che lo sostiene:
    pensa a quanto tira su coi divuddì!
    Mette via così tanti dollaroni
    più il 50% dell’incasso e i milioni del contratto
    che ci scappa un film pien di effetti ed attoroni:
    Uwe lo sa quello che fa, mica è matto!
    Parlar di “In the Name of the King” non val la pena
    tanto il nostro mai non si smentisce:
    e che, ha scritturato Jason soltanto per far scena?
    Ma i fan voglion vederlo quando mena!
    Lo spettator deluso altrove cerchi il meglio:
    in caso ancor non gli sia chiaro,
    Uwe Boll è un tipo molto sveglio…
    con l’arte ci si sciacqua, lui ama il vil denaro! 😀

    P.S.T(nel senso di Trek)
    Ovviamente, fingerò che mai mi sia giunta a orecchio
    la tua grande allergia al mitico Universo dello Specchio
    Parimenti sosterrò di aver sentito male
    quando dici di non sopportar manco il salto temporale
    Né metterò mai mano agli antiemetici
    pur sapendo ciò che provi per i Borg, ‘sti poveri sintetici 😛

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  12. Vasquez ha detto:

    Speriamo smetta presto di girare film che fan male alla vista,
    che il vero fijo de ‘na…rima mi sa che è il regista.

    Questi versi sono rimasti sul pavimento della sala di montaggio, spero che vorrai includerli nella raccolta – per la quale vedo che hai trovato un degno titolo – magari come extra…
    Scusate, mi permetterò di intervenire nella discussione su Star Trek, e lo farò con alti ragionamenti e filosofiche argomentazioni, come giustamente si conviene su questo blog: che cacchio, Lucius! Come fa a piacerti Star Trek, e non l’Universo Specchio, i salti temporali, e i Borg?!? Come fai a non “amare” i Borg?!? Tra l’altro ti ricordo – è un mestiere duro ma qualcuno deve pur farlo – che l’Universo Specchio è nato in TOS, e i viaggi nel tempo, o pseudo tali, c’erano anche lì, e sì, anche lì erano divertenti. Adesso per piacere smetti di essere leggenda, e scendi tra noi, bassa manovalanza! 😛
    A parte gli scherzi, forse i capoccia che decidono quello che dobbiamo guardare e quello che ci deve piacere (Maestro Carpenter dove sei?) pensano che guardiamo Star Trek per quelle tre cose (che però bisogna ammetterlo, sono divertenti dai…un pochino sì, dai…).
    Dovrebbero capire che noi non lo si fa solo per vedere quello. Ma, egregio etrusco, anche per quello. Anche.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La serie originale aveva ANCHE l’universo specchio, e ANCHE i viaggi nel tempo, ed essendo cresciuto negli anni Ottanta era pieno di cripto-comunisti, non avevo certo bisogno dei Borg.
      Poi purtroppo questi tre sono rimasti gli unici argomenti di Star Trek, dimenticandosi per strada le storie che commuovevano, che appassionavano, che divertivano: in una narrazione dedicata all’intrattenimento con molti spunti, fra cui quelli citati, si è trasformata volta per volta in una narrazione SOLO di quegli spunti, con ogni tanto un episodio diverso.
      Ah, dimenticavo Q, l’odioso Q che ancora oggi mi provoca seri conati di vomito.
      Questi non sono elementi distintivi di Star Trek, ma lo sono diventati: limitare la serie a questi è fortemente limitativo, lo dimostrano le ultime serie, che non parlano d’altro.
      Sono cresciuto con i sei film di Kirk, visti fino allo sfinimento: in sei film che affrontano vari temi e spunti, non ci sono universi specchi, non ci sono Borg, non c’è Q e c’è un solo viaggio nel tempo (nel quarto film), perché è divertente. Non sono sei film dove si parla SOLO di questi argomenti, perché non sono assolutamente il cuore della serie: lo sono diventati, purtroppo, ed ecco perché non sono tecnicamente un fan di Star Trek.
      E’ come dirsi fan di Bond perché Daniel Craig è figo: non c’entra niente, è solo una briciola di uno sterminato universo narrativo sfaccettato. Purtroppo l’universo di ST parla SOLO di quello, dimenticandosi tutta la fantascienza che invece TOS ha dimostrato essere possibile.
      Il racconto di guerra spaziale è nato in TOS ma tutti fanno finta di niente: se non fosse per DS9 che ha saputo dimostrare che la fantascienza militare è possibile e, se scritta bene, molto più appassionante di quel frescone di Q che fa il giullare, sarebbe ormai dimenticato. TOS aveva uno spettro vasto di argomenti, tutti cancellati dai Borg…

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      • Vasquez ha detto:

        Oh ‘un t’inca@@re sai! A me TOS piace da matti. Mangerei pane e TOS la mattina a colazione! 😉
        Però mi piace pure TNG, e la riguardo sempre volentieri. E le puntate che ricordo con più affezione sono quelle che NON parlano né di salti temporali, né di Borg. Lo Specchio mi sa che è apparso pochissimo in TNG. Se dici che nelle nuove serie si sono concentrati su questi tre argomenti (e a questo punto dovrò crederti sulla parola, perché mi sa che non le vedrò mai), mi piange il cuore, perché vuol dire che Star Trek non è più.
        Per la cronaca, mi piacque anche Voyager a suo tempo, Enterprise è “meh”, per DS9 ci aggiorniamo. I film di Kirk si guardano sempre volentieri (tranne il primo), i film di Picard un po’ meno volentieri, ma non mi dispiacciono. E, ovviamente, ma non credo ci sia bisogno di dirlo, i nuovi film di Jar Jar Abrams non contano niente.
        Pace fatta? 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaha mi spiace aver dato l’impressione di essere inca@@to, stavo solo spiegando 😛 Forse mi sono lasciato prendere dalla passione fan di cui parla appunto Galaxy Quest! 😉

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      • Vasquez ha detto:

        C’è più verità in Galaxy Quest di quanta ne possa sognare la nostra trek-filìa. 😀

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