In the Name of the King 2 (2011) Dolph, rimembri ancor?

Il nostro eroe Uwe Boll è appena tornato dalla sua maratona croata, visto che con un gruppo di attori vestiti da nazisti a Zagabria ha girato contemporaneamente ben quattro nazi-filmacci (Auschwitz, Max Schmeling, Blubberella e BloodRayne 3). Sarebbe ora di cambiare aria, e da un clima grigio e piovoso mitteleuropeo si parte per un clima grigio e piovoso nordamericano.
Nell’audio-commento del film Blade: Trinity (per le mie ricerche mi tocca viaggiare nei meandri più oscuri del cinema!) il regista David S. Goyer racconta l’estrema difficoltà di girare a Vancouver (Canada) semplicemente perché tutti girano a Vancouver: «Appena trovi una buona location, ti devi mettere in fila perché ci devono girare già dieci film!» Canada ed Est Europa hanno il subappalto dell’intero cinema in lingua inglese, mi sa che ad Hollywood sono rimasti solo le guardie notturne degli studios.

Pare che in Canada Boll si sia riposato e abbia girato un film solo (anche se è almeno il quinto dell’anno!), ma mi chiedo se non gli sia scappata la mano e abbia sfornato pure Assalto a Wall Street, che però uscirà nel 2013. In fondo si tratta solo di una fotocopia di Rampage (2009), Boll per motivi misteriosi ha diretto due volte lo stesso film, quindi la seconda già sapeva cosa fare.

Presentato nelle videoteche americane a Natale del 2011, Minerva e Cecchi Gori lo portano in DVD italiano solamente nel gennaio 2019, lasciando il titolo originale: In The Name Of The King 2: Two Worlds.

In un’intervista del 15 maggio 2012 a Sarah Dobbs del sito Den of Geek, il regista tedesco così racconta l’origine del film.

«Dopo il grande budget del primo film, l’idea era di creare qualcosa di più piccolo che affrontasse aspetti diversi del franchise: raccontare una storia nuova e portare in scena un nuovo mostro – un drago – che non esisteva nel precedente titolo. Quindi l’idea era di raccontare un viaggio nel tempo con un attore come Dolph Lundgren, che è più contemporaneo – non lo reputerei mai plausibile come personaggio medievale – così da portare un po’ di freschezza nella vicenda, con un tizio contemporaneo che torna ai tempi medievali.

Abbiamo aggiunto anche un po’ d’umorismo, del tipo “Dov’è la toilet?”, roba del genere, cioè quel tipo di cose normali per una persona di oggi ma strane in tempi antichi. Poi ovvio è un film fantasy, quindi non storicamente accurato.»

Visto che (ci informa Boll) la Gas Powered Games ha venduto i diritti del videogioco Dungeon Siege ad un’altra casa, la Square Enix, ormai qualsiasi vago legame tra film e gioco il primo film potesse vantare è scomparso, quindi il regista in pratica si appropria del titolo per farne una propria saga personale, con cui sbizzarrirsi.

Chi ha un pollice e fa filmacci dove mena la gente?

Granger (Dolph nostro, gagliardo e tosto) è un istruttore di karate in pensione che regolarmente si presenta nella sua vecchia palestra, picchia gli istruttori per far ridere i bambini e poi passa con la cassetta a raccogliere le elemosine per integrare la magra pensione. Si capisce subito che c’è un pazzo alla sceneggiatura, e infatti c’è lo stesso Michael Nachoff di quel delirio di BloodRayne 3 (2011): per fortuna non gli hanno fatto scrivere più niente.
Un giorno Granger torna a casa e si trova un tunnel spazio-temporale in salotto: a me è successo spesso, poi però mi sono reso conto che era un gigantesco batuffolo di polvere!

Va’ che polverone: qui serve lo Swifferone!

Elianna la suprema, maga e mutaforma, ha portato Granger nel Medioevo, e fra le tante domande che questo comporta credo che la più importante sia: chi cacchio è Elianna? Non si sa, scompare subito di scena, sostituita da una delle peggiori attrici del nuovo millennio: la Premio Ignobel Natassia Malthe, direttamente da BloodRayne 2 e 3.
Lei è norvegese, lui è svedese: come stiamo a razzismo nazionale da quelle parti?

I più grandi talenti della recitazione scandinava…

Siamo nel Medioevo canadese, dove tutti parlano in “medioevese” e ogni volta che si rivolgono a Dolph gli chiedono se “rimembra”; un Medioevo dove fa un freddo così assurdo che per l’intera vicenda esce vapore dalle bocche degli attori, sempre coperti da abiti pesanti perché dubito che la temperatura sia mai salita oltre i venti gradi sotto zero.
Per fortuna a scaldarci c’è il profondo senso di disagio per la storia, di disprezzo per Uwe Boll e di raccapriccio per il re alchimista interpretato da un perfettamente odioso Lochlyn Munro.

Song ’o re!

Come ogni storia di viaggio spazio-temporale, il protagonista è un “prescelto” (Chosen One) che qui viene dall’Oltre-Tempo (from Time Beyond) per salvare entrambe le linee temporali. Come farà Dolph a salvare la situazione? Tranquilli, all’attore non gliene può fregare di meno, figuriamoci a noi spettatori!
Dolph si diverte a fare cose senza senso, gigioneggia in giro, lancia battutine qua e là e finisce per affrontare un orripilante drago fatto con il PC di casa: il motivo di ogni suo agire è vago, semmai importasse a qualcuno.

Un drago parecchio pezzente: per fortuna appare solo per due secondi

Nella citata intervista Boll racconta com’è stato lavorare con Dolph Lundgren.

«Io penso che non sia un vero attore, ma più una star, capisci? Ha un’ottima presenza fisica e quando fa un film è sempre divertente da vedere, ma è Dolph. Un po’ come Jason Statham che è Jason Statham: qualunque personaggio interpreti, è sempre lo stesso in tutti i suoi film. E per Dolph credo che valga lo stesso. Non lo ingaggeresti per interpretare un avvocato in un film tratto da un romanzo di John Grisham, con tanti monologhi in scena!

È una persona molto intelligente, parla tipo cinque lingue, e spesso un attore nella vita vera è molto diverso da come lo si vede sullo schermo. Lui interpreta sempre quel tipo di personaggio monodimensionale, ma poi dal vivo è un intellettuale, sa tutto di tutto. Con lui ho parlato di politica e di tante cose, è stato divertente. Non ho avuto alcun problema con lui sul set o altro, sa lavorare in squadra e gli piace stare sul set

Insomma, il nostro svedesone preferito si conferma essere uno che non è un semplice attore di filmacci, bensì uno che si diverte a farli.

Dolph spacca il Medioevo!

Se il primo film era una immonda stupidata piena di effetti speciali e attori famosi, questa è una immonda stupidata senza effetti speciali e senza attori: decidete liberamente quale preferite tra le due opzioni.
A Uwe Boll non interessano le sceneggiature dei suoi film, e così ai suoi attori: perché dovremmo occuparcene noi spettatori? Almeno qui, al contrario di altri immondi filmacci del regista, c’è Dolph che si diverte e ci fa simpatia. Non otterremo altro dal film.

L.

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18 risposte a In the Name of the King 2 (2011) Dolph, rimembri ancor?

  1. Austin Dove ha detto:

    Uno dei draghi più brutti visti su schermo

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  2. Madame Verdurin ha detto:

    Sembra stupidissimo… lo voglio vedere!

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Bello lo Swifferone, bisognerebbe usarlo sulla parrucca di Munro! Solo una in stile “acconciatura di Marylin” avrebbe potuto essere meno adatra.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dev’essere un buco di sceneggiatura, perché nel film lo vediamo dichiaratamente sistemarsi la parrucca, quindi è un re che vuole farsi vedere “imparruccato”, ma non ci viene spiegato il motivo. E’ un re che si vergogna della pelata? Perché se no ha una parrucca?
      Uwe Boll della sceneggiatura se ne frega, figurarsi se si accorge di questi particolari.

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  4. Kukuviza ha detto:

    Ma adesso voglio Dolph in versione avvocato, penso che sarebbe interessante vedere come torchia i testimoni

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Vedo che il mio appello Z di ieri ha colto nel segno! Ahahaha! 🙂
    Anzi, con Boll e questo film ci si immerge proprio nel putridume più lercio tanto che la maggior parte delle persone piuttosto che vederlo preferirebbe infilarsi in un gigantesco batuffolo di polvere spazio-temporale e ritrovarsi in un medioevo dove tutti rimembrano e i draghi sono fatti col pc (e con lo sputo!) 🙂 🙂 🙂
    La maggior parte delle persone…ma non io! Che mi diverto col film, mi godo la tua recensione e gigioneggio con Dolph, perché se anche lo svedesone è l’unico motivo per assistere a tale scempio…beh…mi pare un motivo più che sufficiente (sì, gli voglio troppo bene)!!! 🙂

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  6. Cassidy ha detto:

    Dolph nostro secondo Uwe è una sorta di moderno Napo orso capo, non si sa bene come lo faccia, ma finché lo fa, lascialo fare 😉 Se non altro è un filmaccio più onesto questo che quelli presentati fino ad ora, per essere più una star che un attore, Dolph mi sembra l’attore migliore visto in un film di Boll da molto tempo a questa parte 😉 Si, “Attacco a Wall Street” è “Rampage” con un altro attore. Cheers!

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  7. Zio Portillo ha detto:

    Tra Boll, il drago fatto col Commodore 64, na trama (trama?!?!) zeppa di “maccosa” e Dolph maestro elemosinante di karate, siamo dalle parti del nadir del peggio. Cioè se perfino i nostri distributori, solitamente così attenti a raccattar monnezza internazionale, hanno tenuto sto titolo in un cassetto per 8 anni significa che è veramente inguardabile!

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