Le strade della paura (1988) Trent’anni di mito ignoto

Nel 1990 arrivava nelle videoteche italiane uno dei tanti capolavori ignoti dell’epoca, distribuito male e subito scomparso nel nulla. Per fortuna all’epoca la videoteca era la chiesa della nostra famiglia così riuscii a vedere un film che avrebbe meritato ben altre fortune, e che fece in tempo a segnarmi per sempre.

Rivedere oggi questo film, a trent’anni di distanza, non ha generato alcuna emozione: perché è dal 1990 che me lo porto dentro, fa parte di me quindi è come se l’avessi visto ogni giorno di questi anni.

Essendo un film introvabile da sempre in lingua italiana, sono costretto ad usare schermate prese da una copia in Rete, tratta da un passaggio su Sky (credo): appena uscirà un’edizione DVD italiana del film sarò felice di comprarla.


Eric Red:
dai vampiri agli xenomorfi

Quando nel 1988 la Fox diede il via alla “Lotteria della Sceneggiatura per Alien 3“, la qualità degli autori coinvolti non venne apprezzata all’epoca, anche perché ancora oggi tutti continuano a citare l’orribile sceneggiatura di William Gibson, dimenticandosi che era la peggiore di una schiera.
In quei giorni c’erano fior fiore di autori a ruotare intorno al terzo film alieno. C’era per esempio David Twohy, padre del futuro capolavoro Pitch Black (2000), che crea un mondo-prigione dove si ritrova libero uno xenomorfo; c’era Vincent Ward, autore e regista affermato che dirigerà Robin Williams in Al di là dei sogni (1998), che concepisce l’idea di un mondo-monastero fermo al Medioevo; c’era John Fasano, della scuola di Walter Hill e che sbucherà in film non perfetti ma da vedere, che prende l’idea di Ward e la trasforma nella migliore sceneggiatura rigettata di Alien 3.
Poi c’era Eric Red, che ha iniziato la carriera firmando la sceneggiatura di The Hitcher. La lunga strada della paura (1986): è quello che si dice “iniziare col botto”.

Nella sua carriera non ha prodotto molto, ma è tutta roba buona: dai vertici de Il buio si avvicina (1987) ai piani bassi de L’ultimo fuorilegge (1993) con Mickey Rourke baffuto, fino ad adattare il geniale romanzo francese Pezzi d’uomo scelti (1965) per il film No Control. Fuori controllo (1991), diretto da lui stesso. Insomma, Eric Red è uno che sa come raccontare storie, e riesce persino nella serie Z profonda: il suo ultimo lavoro noto, Perimetro di paura (2008) con Famke Janssen, scritto e diretto da lui, ha uno spunto ottimo, anche se poi il resto è abbastanza sotto tono.

L’ultimo film curato da Eric Red

Stando alla rivista “Premiere” (1992), Eric Red è stato ingaggiato dalla Fox alla fine del 1988 per scrivere la sceneggiatura di Alien 3: dopo aver lavorato fianco a fianco con il regista (all’epoca era ancora Renny Harlin), nel gennaio 1989 Red presenta la sua storia di militari che compiono esperimenti sugli xenomorfi per farne delle armi. Gli alieni mutaforma che possono trasformarsi in carri armati non è piaciuta a Renny Harlin che molla il progetto, ma ovviamente è solo la scusa ufficiale.
Tra Il buio si avvicina e Alien 3 il nostro Eric Red ha avuto tempo di sfornare quello che per me resta un capolavoro senza tempo: Cohen and Tate.


La (scarsa) distribuzione

Presentato il 12 ottobre 1988 allo spagnolo Sitges Film Festival e poi uscito in patria americana il 27 gennaio 1989 (stando ad IMDb), il film scritto e diretto da Eric Red riceve il visto della censura italiana il 13 aprile 1989 con un divieto ai minori di 14 anni per la “scabrosità” della trama. Come succede quasi sempre per i film anni Ottanta con divieto ai minori, con l’esplosione delle VHS in versione economica ogni divieto cade per poter sfruttare il fenomeno del momento, così il 6 febbraio 1992 la censura italiana d’un tratto non trova più scabrosa la trama e il film è adatto a tutti. Magia!

La prima notizia di uscita in sala de Le strade della paura – titolo furbacchione per legarsi a Hitcher. La lunga strada della paura – è di venerdì 16 giugno 1989: malgrado le locandine parlino di un’ottima accoglienza di pubblico, il film non rimane che qualche mese in programmazione, brutto segno per l’epoca.
Già nel febbraio del 1990 Penta Video pubblicizza l’uscita in VHS: è ipotizzabile una ristampa economica nelle “Pepite”, ma non ne ho trovato traccia.

La consueta Italia1 lo presenta in prima visione giovedì 5 marzo 1992 in prima serata. Dopo un paio di repliche, il film scompare per sempre.


Il film

Come tutte le storie migliori, questa è una storia semplice. Una famigliola vive in una casetta sperduta in campagna, e la presenza di guardie armate fa subito intuire che ci sia di mezzo la protezione testimoni. Che, come sempre avviene, in ogni film esistente, non protegge i testimoni. Possibile che qualcuno creda ancora a questa “protezione”?
In un attimo in casa arrivano due assassini che sono molto più professionali delle guardie di sicurezza: queste ultime non offrono alcuna sicurezza, invece i due assassini assassinano tranquillamente.

La dimostrazione che i testimoni non sono mai “protetti”

I due sicari sono Cohen e Tate, quelli del titolo originale del film. Il primo è un assassino di vecchia scuola, stagionato e con le rughe giuste del 52enne Roy Scheider, assolutamente perfetto per il ruolo.
Tate è l’esatto contrario, è un assassino rampante che vuole bruciare le tappe, a cui piace il sangue e il rumore dei corpi che muoiono. E ha la faccia da infame perso del 26enne Adam Baldwin, anche lui assolutamente perfetto per il ruolo. Un giorno qualcuno dovrà indagare sul mistero di un attore che non è invecchiato un solo giorno in trent’anni!

Un Terminator di nome Adam Baldwin

Massacrati tutti gli occupanti la casetta, i due assassini se ne vanno via con il bambino. Non sappiamo contro chi dovessero testimoniare i “protetti”, non sappiamo nulla del mandante, né perché questi vuole che gli venga consegnato il bambino vivo, sappiamo solo ciò che sanno Cohen e Tate: devono affrontare un viaggio di 335 miglia (più di 500 chilometri) a bordo di una Ford LTD del 1971 – l’auto del protagonista della serie “Hunter” quindi gagliarda per natura (grazie all’IMCDb!) – per portare un ragazzino petulante a Houston.

Ora ci facciamo un bel viaggetto…

Ah ma allora questo è un “film d’azione da camera”, visto che a parte la sparatoria iniziale poi si sale in macchina e tutto il resto del film va via così. Dov’è la tensione?
Be’, provateci voi a fare cinquecento chilometri chiusi con una persona che disprezzate profondamente ma che ha in mano un fucile a pompa, e con un ragazzino a bordo che potrebbe fuggire da un momento all’altro. E vedrete che di tensione ce n’è a palate.

Qualcuno conosce una canzoncina da viaggio?

Dai primi scontri verbali capiamo subito la dinamica fra i due protagonisti: il vecchio assassino, pulito e discreto, che si scontra con il “nuovo che avanza”, volgare e violento, differenza rappresentata persino dalle armi – come racconterò più sotto – e che porta subito lo spettatore a parteggiare per Cohen.
Che comunque è un assassino senza scrupoli, non va dimenticato, ma Tate è così fuori di testa e sgradevole, oltre che tendente alle nefandezze, che non si può non considerarlo il cattivo della storia.

Perché devo sempre fare il cattivo della storia?

Il viaggio su strada è palesemente derivativo da The Hitcher, siamo sempre alle prese con una sfida all’ultimo respiro fra una preda che sfugge al cacciatore, anche se stavolta il piccolo Travis (Harley Cross, vittima professionista di tutti i rapitori anni Ottanta, da Io vi salverò a Chi protegge il testimone, prima di diventare indimenticabile cattivo di mamma in Bad Boy Story, 1991) ha due cacciatori da cui sfuggire, e con cui adottare diversi stratagemmi che condiranno a dovere la sceneggiatura del film.

Harley Cross, il bambino più rapito degli anni Ottanta

Eric Red sa dosare perfettamente il ritmo della vicenda, alternando scene tese in auto, scene tese per strada, ma anche momenti divertenti tipici di quando si affrontano lunghi viaggi su quattro ruote.

— Sai qual è l’ultima cosa che passa per il cervello di un moschino quando si spiaccica sul parabrezza? Il suo culo!

Questa battuta me la porto dietro da trent’anni – perché nel 1990 non si diceva ancora “moscerino” ma “moschino” – e credo sia il momento più alto della carriera di Adam Baldwin!

La sapete quella di Eric Red che scrive Alien 3?

Ad usare parole straniere di moda, potremmo definire quest’opera un noir on the road, una discesa criminale agli inferi di due cattivi mai stereotipati, anche quando ci provano. La sceneggiatura è scritta così bene che riesce a funzionare anche in quei punti deboli che di solito spezzano il ritmo.

Bambini all’ascolto, non attraversate mai l’autostrada!

La tensione è costante e ben dosata per tutta la vicenda, fino all’apoteosi finale: la resa dei conti criminali e poi l’epica del cattivo, tutti elementi tipici della narrativa noir gestiti alla perfezione e con doveroso rispetto.

Quando Adam Baldwin trasformava le strade in strade di paura!

Prima dei commenti finali, apro una parentesi sul doppiaggio.


Il doppiaggio italiano

Sono gli anni Ottanta ed esiste un fenomeno in seguito scomparso, tanto che dubito i gggiovani d’oggi lo conoscano: si chiama “film adulti” (non “per adulti”), senza gente in tutine variopinte o che fa battutine da scuola elementare. Sembra incredibile, ma all’epoca gli adulti andavano al cinema senza bambini quindi il doppiaggio italiano poteva usare un linguaggio adulto.

Per esempio, all’ennesima domanda posta da Tate, il signor Cohen risponde:

You’ve asked me something every two minutes, since we got in the car.

Un po’ lunghetta come risposta: “Mi hai chiesto qualcosa ogni due minuti, da quando siamo entrati in macchina”, forse non rende bene nell’economia del dialogo. Ecco come “riassume” il doppiaggio italiano:

— Mi hai rotto il cazzo con le tue continue domande.

Secco, preciso, dritto al punto, e in due secondi siamo entrati perfettamente nell’atmosfera del film!

— Least you could do is try a little human friendliness.
— You gonna shut up now?

Tate non è un mostro, è un giovane assassino entusiasta che vorrebbe il rispetto se non addirittura l’amicizia di Cohen, il vecchio assassino d’esperienza. Ma alla sua richiesta di un gesto d’amicizia ottiene solo la richiesta di starsene zitto.

— Cerca almeno di trattarmi con umana gentilezza.
— Ma vaffanculo, Tate.

Di nuovo, la parola giusta messa al posto giusto ci fa subito capire che il vecchio assassino non rispetterà mai un animale come Tate.
Quando un po’ di pepe esalta un pasto…


Commenti finali

Intervistato da Daniel Schweiger per “Fangoria” n. 105 (agosto 1991), in occasione dell’uscita del suo No Control, Eric Red ripercorre velocemente la sua carriera fino ad arrivare a Le strade della paura.

«Ciò che mi interessava era raccontare di un ragazzino di nove anni rapito da due sicari che riusciva ad avere il sangue freddo e l’istinto di sopravvivenza necessari per metterli uno contro l’altro. C’è poi un rapporto particolare tra Cohen e il ragazzino, il film lavora al meglio quando ci sono loro due in scena e avrei voluto aver scritto ancora più scene per loro.»

L’autore lamenta che la censura americana gli ha fatto togliere gran parte delle scene dello scontro finale tra Cohen e Tate: quello che doveva essere il momento chiave, l’esplosione violenta in cui si raggiungeva l’emozione massima della storia rimane un cavallo azzoppato. Ma il canto del cigno arriva quando la casa distributrice Nelson Entertainment gestisce malissimo l’uscita in sala, senza spendere un centesimo in campagna pubblicitaria. Così mentre i giornali italiani millantavano un enorme successo in patria, in patria nessuno ha visto il film in sala: a salvare il lavoro di Red è stato l’home video.

Quale bambino non sognerebbe un viaggio così?

A quanto racconta Red nell’intervista, la VHS de Le strade della paura è stata vista da tutti ad Hollywood, così se da una parte non c’è stato alcun successo di pubblico, dall’altra l’autore si è fatto conoscere e ha potuto ottenere altri lavori.

«Le strade della paura è essenzialmente un piccolo film che mostra quanto lontano potessi andare con tre persone in un’auto.»

Questo il giudizio finale del suo autore, di certo scottato dall’aver visto buttato via il suo lavoro per colpa (come sempre) di case distributrici che non sanno distribuire. E se in America in pratica non c’è stata distribuzione in sala, in Italia non è certo andato meglio, anzi: dopo la VHS del 1990 il film scompare dall’home video nostrano, e a parte qualche passaggio TV in pratica è un “mito ignoto”.

Un grande mito purtroppo ignoto

Le strade della paura è un film splendido ma anche un manuale di narrativa di genere, che dovrebbe essere studiato dai tanti che hanno le idee molto confuse su quale dovrebbe essere la gestione del ritmo. Invece di allungare il brodo con idee stupide, che uccidono il ritmo – tipo salire scale e aprire porte negli horror! – basta avere buoni personaggi che si prendano il tempo giusto per cominciare a distruggersi a vicenda. Purtroppo di fondo serve del talento, quindi si preferisce allungare il brodo con trovate stupide.

Buon anniversario, Cohen e Tate: che possiate continuare a spararvi addosso nel Paradiso dei Film Mal Distribuiti.


Le armi del film

Grazie all’IMFDb scopro che Cohen, il killer anziano, usa una Colt Commander, piccola e di classe ma cazzuta. Giusto per dire, la impugnava Nick Nolte in Ricercati: ufficialmente morti (1987).

Sì, sì, confermo: è una Colt Commander!

Tate invece, giovane e strafottente, sfoggia un corposo Franchi SPAS-12: il fucile sdoganato da Schwarzenegger in Terminator (1984) e che campeggiava tra le mani di Rutger Hauer sulle locandine italiane di The Hitcher (1986). Non a caso era il mio fucile preferito dell’epoca!

Chi non ha mai chiesto a Babbo Natale un fucile simile?

L.

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30 risposte a Le strade della paura (1988) Trent’anni di mito ignoto

  1. Zio Portillo ha detto:

    Dai?!?! Non sapevo fosse un titolo così raro. Anch’io lo ricordo piuttosto bene anche se non lo rivedo da molto tempo. E’ uno di quei film che sembrano “veloci”, cioè anche se durano 90 minuti, avendo un ritmo serrato, sembrano durare pochissimo. Il finale poi la prima volta che lo vidi mi “amareggiò” pur essendo perfettamente coerente.

    Ora non voglio illuderti ma mi pare che sia in catalogo (o era in catalogo) su Sky On Demand…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nessuna delusione, sono contento che sia tornato a girare in TV, ma capisci che rimane un film inaccessibile: non è che posso pagare un abbonamento SKY per vedere un film, e chi paga un abbonamento SKY non è per vedere film. Quindi chi ha SKY difficilmente lo vedrà, e chi non ha SKY sicuramente non lo vedrà. Ergo, rimane disponibile solo fra i Pirati dei Caraibi, finché qualche distributore italiano non si ricorderà di lui 😛

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      • Juliette Brioche ha detto:

        Mi dispiace darvi il crepacuore, ma io non solo lo avevo già visto in passato ma l’ho persino visto varie volte nell’ultimo anno. Ovviamente, confermo, su Sky che a periodi lo trasmette spesso.
        Sorry

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Può farmi solo che piacere che dopo trent’anni di silenzio il film sia riuscito fuori, ma essere trasmesso regolarmente su SKY significa solo continuare ad essere inedito. Perché chi paga un abbonamento SKY raramente è un cinefilo che vuole recuperare film del passato, più facile sia un appassionato di calcio a cui di un film del 1988 non frega una mazza.
        Se io oggi voglio vedere questo film, o compro su eBay la VHS del 1990 (ma quanti hanno ancora un videoregistratore funzionante?) oppure lo scarico dalla Rete: non esistono altri sistemi. Perché è assurdo iscrivermi a SKY solo per vedere un film. Quindi “Le strade della paura” è un film scomparso in lingua italiana, ad eccezione della Pirateria dei Caraibi che è l’unica che salvi titoli dimenticati dalla distribuzione italiana.
        Per finire, spero che il film ti sia piaciuto 😉

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      • Juliette Brioche ha detto:

        Oh sì, mi è piaciuto all’epoca e continuo ad apprezzarlo.
        Un film serrato, asciutto, con un grande Roy Scheider e un Adam Baldwin psicopatico esaltato al punto giisto. E un bambino che se li mette nel sacco con un’astuzia e freddezza, vista la tragedia che stava vivendo, davvero stupefacenti.
        Riguardo Sky ti dò ragione. Io posso definirmi una cinefila dalla più tenera età grazie, soprattutto, a mio padre che si è abbonato a Sky per calcio e sport ma che guarda numerosi film, in particolare, adora quelli classici e ultraclassici 😉
        Io approfitto della sua gentile concessione ogni tanto. Infatti registro i film per guardarli in seguito… Prima o poi.
        Dalle mie parti, fortunatamente, ci sono sia piccole sale di cinema che una Cineteca che, spesso, proiettano anche film raramente accessibili ai più.
        Ma direi che sul piano cinematografico ci sia ormai un triste appiattimento.
        🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Bella questa cosa delle cineteche che proiettano ancora i film, ormai davvero una rarità!
        Sono contento che usiate SKY anche per il cinema: nei Novanta noi usavamo Tele+ per il cinema ed era davvero difficile trovarne altri che non l’usassero solo per il calcio 😛

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  2. Evit ha detto:

    Mi hai fatto scoprire un titolo a me completamente sconosciuto, mai neanche sentito nominare, e la parte sul doppiaggio temo che sia stata scritta solo per aumentare ancora di più la mia attenzione 😄
    Se ne hai una copia sarò felice di vedermelo

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  3. Cassidy ha detto:

    Mai visto, se non citato nella filmografia di Enrico il Rosso, uno che ha esordito con il botto e purtroppo con il botto ha terminato visto che questi gioiellino è sconosciuto, assurdo perché oggi qualunque casa di produzione vorrebbe un soggetto così da portare sullo schermo, anzi in streaming. Vuoi vedere che con i bimbi messi a letto, i genitori potranno tornare a vedere film adulti (e non per adulti)? Cheers!

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  4. Il Moro ha detto:

    Scovi sempre delle chicche notevoli, anche io non l’avevo mai sentito nominare!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo è stato distribuito malissimo, e in pratica dopo il 1992 ci voleva un investigatore privato per scovarlo in lingua italiana!!! 😀
      Peccato, perché è davvero un gioiellino nero e un autentico manuale di sceneggiatura di genere.

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  5. Pingback: Le strade della paura (1988) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

  6. Lorenzo ha detto:

    Anche io l’ho visto l’anno scorso su Sky on demand. Riguardo al doppiaggio, avrei preferito avessero evitato il turpiloquio, se assente nella versione originale. In particolare, le frasi che hai citato stridono col personaggio che, come hai sottolineato, dovrebbe essere l’opposto del giovinastro in quanto ad educazione ed aplomb.

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  7. Lorenzo ha detto:

    Sono scelte arbitrarie degli italiani che non condivido, perché snaturano l’opera originale. Sarà anche un assassino, ma non è uno scaricatore di porto 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Negli anni Ottanta la pensavo anch’io così, e non amavo certe forzature: penso ai filmacci dozzinali in cui l’eroe per fare il Rambo parlava a parolacce. Poi i successivi trent’anni di “doppiaggio alla Don Matteo” mi hanno così stordito che sentire un po’ di pepe mi piace 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Parole sante (e un po’ di pepe nei dialoghi fra Cohen e Tate ci sta più che bene) 😉
        Autentico gioiello malissimo distribuito e ancor peggio programmato in tv: se non altro, io posso pregiarmi di averlo visto in tutti i suoi tre unici passaggi televisivi d’epoca, prima del’immeritato oblio… storia lineare e d’impatto, grande ritmo, tensione costante e palpabile, personaggi memorabili (astutissimo Travis compreso, ovvio)!
        P.S. A proposito di quella celebre battuta baldwiniana, l’avevamo ricordata a modo nostro proprio qui nei commenti 😉
        https://aliens30anni.wordpress.com/2018/01/29/alien-3-by-eric-red-1/

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La mia memoria non mi consente tali ricordi, per fortuna c’è lei, mr. Giuseppe, a ricordarmi 😀
        Scherzi a parte, un grande film ingiustamente lasciato nel dimenticatoio.

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  8. Willy l'Orbo ha detto:

    Ah! Il Paradiso dei Film Mal Distribuiti! Per gli zinefili esistono anche dimensioni oltremondane a nostra misura…e con film, da quel che mi pare di intuire (ho dato una lettura veloce ma approfondirò in serata quando avrò più tempo 🙂 ), assolutamente notevoli! 🙂 🙂
    L’aldilà siffatto…non ci fa vivere nel terrore…con buona pace di Fulci (che cito sempre con piacere)! 🙂

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  9. Anonimo ha detto:

    Cavolo, finalmente ho scoperto il titolo di questo film! Cazzarola, mi hai fatto un grande favore con questa recensione, ti ringrazio tantissimo! E’ uno di quei film che vidi una sola volta, da piccolo, e mi colpì per la sua cupezza, ma che poi non rividi più e ne persi completamente traccia. Ogni tanto mi tornava in mente ma non ho mai fatto ricerche serie. Ti ringrazio ancora!

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    • Marco Vecchini ha detto:

      Accidenti, mi ha pubblicato il commento in anonimo…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Figurati, contentissimo di esserti stato utile ^_^ Ora mi raccomando, scatta la nuova visione e poi viecci a raccontare com’è stata 😉

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      • Marco Vecchini ha detto:

        Ho appena comprato il bluray del regno unito, che a quanto pare è l’unico modo per vederlo al massimo della qualità, in alternativa a quello spagnolo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non è che per caso c’è anche l’audio italiano in aggiunta? Facci sapere, nel caso 😉

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      • Marco Vecchini ha detto:

        Leggendo le caratteristiche c’è solo inglese con sottotitoli inglesi, ma ha un po’ di roba interessante:

        Audio commentary by writer/director Eric Red
        A Look Back at Cohen & Tate, a retrospective documentary featuring Eric Red, cinematographer Victor J. Kemper, editor Edward Abroms, and co-stars Kenneth McCabe and Harley Cross
        Eric Red s original storyboards for the opening farmhouse shoot-out
        Original, uncut versions of the farmhouse and oilfield shoot-outs
        Original theatrical trailer
        Extensive stills gallery
        Reversible sleeve featuring original and newly commissioned artwork by Graham Humphreys

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mmmmmmmmm diavolo tentatore! Visto che fra qualche giorno è il mio compleanno mi sa tanto che scatta un regalone 😛

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