Terror Train (1980) 40 anni sui binari

Oggi, quarant’anni fa, usciva nei cinema americani quello che venne subito bollato come uno dei tanti cloni nati dal fenomeno Halloween (1978), e neanche fra i meglio riusciti. Complice una pessima distribuzione e critiche al vetriolo, Terror Train non ha avuto l’eco dei suoi compagni slasher.

Insieme a Cassidy de La Bara Volante festeggiamo l’ultimo film horror della regina dell’horror, prima di tornare all’horror ogni vent’anni e dire che è sempre stata la regina dell’horror.


Jamie Lee Curtis:
vittima professionista

«Non vorrei sembrare scortese, ma inizio ad essere un po’ stanco della signorina Curtis»: così nel febbraio 1981 il giornalista John Brosnan scrive sul britannico “Starburst Magazine”, raccontando della sua “maratona di film con Jamie Lee Curtis inseguita da un maniaco”. All’epoca Brosnan ne attesta ben cinque – non li nomina, ma provo ad ipotizzare: 1) Halloween (1979), 2) The Fog (1980), 3) Non entrate in quella casa (1980), 4) Terror Train e 5) Roadgames (1981) – ma è comprensibile come dopo solo un paio d’anni di carriera l’attrice abbia deciso di abbandonare il ruolo di “inseguita”, visto che in pratica faceva sempre e solo quello.

Intervistata nel 1992 per il primo numero della rivista “Femme Fatales”, Jamie Lee Curtis racconta di quel periodo:

«Ogni volta che mi veniva offerto uno di questi film valutavo tutte le altre offerte e poi sceglievo la migliore. La gente dice: “Perché fai un altro film horror?” Be’, ero troppo giovane – fra i 19 ai 20 anni – per smettere di lavorare. E poi interpretavo brave ragazze, non dovevo dire volgarità, non dovevo indossare jeans attillati o tirar fuori le tette! Interpretavo donne intelligenti, di solito protagoniste.»

Però poi il bilancio su Terror Train è impietoso: «L’ho odiato!», e il succo è che la sceneggiatura è stata gestita molto male. Facile dirlo nel 1992, quando però sul set del film si è ritrovata davanti il giornalista Jim Wynorski – che non sapeva sarebbe diventato il Re del cinema di serie Z! – la Curtis esclama: «Abbiamo fatto in modo di creare un thriller assolutamente spaventoso [ghoulishly scary]». Noi? Chi sarebbe questo “noi”? Quindi nel 1980 “abbiamo lavorato bene”, nel 1992 “hanno lavorato male”.

Sullo stesso numero di “Fangoria” del 1980 Jeff Gelb intervista l’attrice e le chiede se si senta scomoda addosso questa immagine da regina dell’horror.

«Certo. I film horror sono stati perfetti per me perché mi hanno dato una carriera, ma comincio ad essere criticata per averne fatti troppi. Tutto ciò che posso dire è che nessun altro mi ingaggia: ho fatto provini per tantissimi altri ruoli, ma quelli horror sono gli unici che ottengo. Credo che farò Halloween 2 e poi smetterò. Sarà come completare il cerchio e aver pagato i miei debiti con il cinema che mi ha lanciato: è il momento di iniziare qualcos’altro.»

In effetti è proprio quello che l’attrice ha fatto, salvo poi tornare al franchise quando di nuovo sono evaporate altre opportunità di lavoro. Comunque nel 1980 «Terror Train è un film fantastico», checché ne dica la futura Jamie Lee del 1992.


La (pessima) distribuzione italiana

Il 12 gennaio 1984 il film riceve il visto della censura italiana, con divieto ai minori di 18 anni «in considerazione delle scene particolarmente impressionanti e di violenza, tali da turbare la particolare sensibilità di detti minori» (grazie a ItaliaTaglia.it). Al distributore nostrano la cosa non piace e fa ricorso, così il 9 febbraio successivo il divieto scende ai minori di 14 anni: non si fa alcun cenno a tagli apportati alla pellicola.
Esce di nascosto nelle nostre sale almeno dal 27 maggio 1984, per scomparire immediatamente.

Italia1 lo presenta alle 21.30 di martedì 24 marzo 1987, subito dopo “I ragazzi della Terza C“. Dopo una replica nella seconda serata di venerdì 12 febbraio 1988 e un passaggio su Rai3 nella notte del 16 luglio 1992, il film scompare nel nulla.

Dal mitico “Radiocorriere TV”

Ecco come “l’Unità” del 3 giugno 1984 lo recensisce:

«Azzardando un po’, potremmo definire Terror Train una variazione orrorifica del celebre Ventesimo secolo di Howard Hawks: anche qui, infatti, c’è di mezzo una festa mascherata che si svolge su un treno in corsa che macina chilometri su chilometri. […] Mediocre nei dialoghi ma visivamente azzeccato, Terror Train va preso per quello che è: un horror su commissione realizzato secondo i canoni “classici” del filone”. Ogni altro giudizio suonerebbe superfluo».

Esce in VHS Golden Video in data ignota, ristampato poi per AVO Film: la Stormovie l’ha presentato in DVD nel 2008 ed è questa edizione che posseggo, nella mia collezione della casa con la “S” sulla costa.

Le VHS AVO Film erano note per una grafica riconoscibile a chilometri!


Il film

Per “colpa” di Willy l’Orbo – tra gli angeli Z del blog – sto facendo un corso intensivo di filmettini thrillerini dozzinali che TV8 trasmette ogni giorno, la mattina alle 8 e il pomeriggio alle 14. (Poi parte il filmetto romantichello delle 15.30.) Due giorni fa, l’8 ottobre 2020, va in onda in Prima TV La vendetta di Penny (Hometown Killer, 2018) e capisco che Zio, il dio della Z, è propizio e mi sta lanciando messaggi forti e chiari: è ora di parlare di Terror Train.

Il citato filmettino thrillerino di Jeff Hare, regista votato alla Z televisiva, si apre con un flashback in cui la giovane liceale Penny viene bullizzata ed umiliata pubblicamente da alcuni compagni particolarmente odiosi, quindi non stupisce che una ventina d’anni dopo – diventata agente di polizia – la donna imbastisca una spietata vendetta ai danni degli ex compagni di scuola. Far uscire in prima visione un film che parte dallo stesso identico soggetto di Terror Train proprio quell’8 ottobre in cui sto preparando il pezzo è un segnale da Zio che non si può ignorare. Zio propone, il Zinefilo dispone!

Come preannunciato, Terror Train si apre con uno scherzo scolastico finito male, in un’epoca simboleggiata da Animal House (1978) e in cui lo studente decerebrato, alcolizzato e bullo è visto come l’apice della figosità. (Poi uno si stupisce se un bullo viene eletto Presidente. Ha ragione Chris Rock: hanno tolto i bulli dalle scuole per metterli alla Casa Bianca!)

Un giovane studente viene preso di mira dai soliti ragazzotti beoti e finisce vittima di uno scherzo in stile Carrie (1976), solo che invece di ritrovarsi con un secchio di sangue addosso il povero ragazzo finisce a letto con un cadavere mutilato. Un vero cadavere, sottratto dagli studenti di medicina dall’obitorio: pensate che bravi dottori diventeranno da grandi.

La tipica ragazza che non ama gli scherzi ma vi partecipa

Malgrado sia stata parte attiva dello scherzone, perché alle ragazze in vista piace partecipare agli scherzoni per poi dire “io non volevo”, Alana (Jamie Lee Curtis) è l’unica a sentirsi in colpa per il comprensibile danno psicologico provocato al giovane, e da un fugace passaggio sappiamo che è andato a trovarlo in ospedale psichiatrico venendo a sapere che ha già ucciso qualcuno. Ma chi? “Qualcuno”, generico.
Sin da subito è chiaro che la sceneggiatura di questo film è scritta su un biglietto del treno pluritimbrato (come quello di Ajeje Brazorf), quindi non stiamo a chiederci perché l’assassino senza volto uccida gente a caso in ospedale, se è spinto unicamente da vendetta contro i suoi compagni bulli: sappiamo solo che sulla festicciola in treno si aggira un maniaco omicida che nessuno sa chi sia.

Ehi, controllore, ha mica visto il mio amico Dylan Dog?

Da quel fatale giorno dello scherzo finito male sono passati due o tre anni e chissà che connotati avrà ora il loro compagno di classe… ma stiamo scherzando? Posso capire ambientare il film vent’anni dopo, ma com’è possibile che in poco tempo una persona cambi così tanto che nessuno sul treno sappia riconoscerla?
Sarà mica il prestidirigiriziritatore assunto per lo spettacolino in treno? Si sa che i giovani alcolizzati e sessuomani vanno ghiotti per spettacoli di magia, ma bisognava far debuttare al cinema David Copperfield e tocca sorbircelo.

O p’bacco, il Mago di Segrate!

Tutti gli intervistati testimoniano che le riprese sono stati particolarmente difficili. Il film è stato girato nell’inverno del 1979, e in Canada – che si sappia – d’inferno fa freddo, e ai rigori invernali si è unita la scomodità di girare esclusivamente di notte. Se gli attori non sono stati comodi, molto meno lo erano i tecnici, che hanno dovuto ricostruire tutti gli interni del treno protagonista e gestire mille accorgimenti tecnici per dare la sensazione di essere davvero su un treno in corsa.
Purtroppo tutta questa fatica non mi sembra sia valsa la pena: gli interni, che costituiscono la maggior parte del film, potevano benissimo girarli in studio con due tende come sfondo e l’effetto sarebbe stato lo stesso. Non si ha mai davvero l’effetto di un treno che possa nascondere mille insidie e in cui da ogni cabina potrebbe uscir fuori un maniaco omicida, anche perché l’intera vicenda si svolge in due o tre ambienti: addirittura Seagal ha fatto di meglio con Trappola sulle montagne rocciose (1995).

Ciao, bel mostro: andiamo nella Laguna Nera?

Uno dopo l’altro i protagonisti dello scherzone finito male cascano sotto i colpi del compagno omicida e qui vorrei aprire una parentesi. Il film è strutturato come Halloween (1978) e la presenza della Curtis non credo sia casuale, ma a parte l’ovvio – che cioè non c’è John Carpenter alla sceneggiatura ma un tizio di passaggio, tale T.Y. Drake che scompare ben presto – l’uscita di Venerdì 13 (1980) di Cunningham rende immediatamente obsoleto Terror Train: la nascita dello splatter manda in cantina tutti gli slasher che non siano di qualità, e purtroppo l’esordio registico di Roger Spottiswoode non lo è.
Michael Myers e Jason, poi, non uccidono in maniera mirata, non si stanno vendicando in maniera diretta come il maniaco di Terror Train, semplicemente perché… non è ancora il momento. Solamente vent’anni dopo un romanzo del 1973 come I Know What You Did Last Summer di Lois Duncan diventerà canone, e le vittime di fattacci passati torneranno a vendicarsi in maniera precisa dei colpevoli: Terror Train di Spottiswoode sembra anticipare molte tematiche dello Scream (1996) di Wes Craven, ma probabilmente non era il momento giusto: nel 1980 i maniaci devono uccidere indiscriminatamente per mettere paura al grande pubblico.

Jamie non può distrarsi un attimo che arriva un maniaco a minacciarla

Un’ultima nota va dedicata al doppiaggio italiano, che traduce fraternity con “fraternità” invece del preferibile “fratellanza” o meglio ancora “confraternita”, come si farà in tutti gli anni Ottanta in cui questa barbara e volgare consuetudine dei college americani terrà banco nella narrativa popolare. (Se trovate che siano simpatiche persone che fanno cose orribili, poi non stupitevi di chi vince le elezioni.)


Commenti finali

Non ho mai avuto occasione di vedere questo film, né l’ho mai visto citare al di fuori del semplice titolo: la pessima distribuzione lo ha escluso dai documentari antologici e dal fiume di speciali sul cinema horror che ho divorato negli anni Ottanta e Novanta. Visto oggi per la prima volta, dunque, è difficile da giudicare dal punto di vista emotivo, visto poi che non mi ha dato proprio niente.

Di sicuro sono riconoscibili i tentativi di rifarsi ai grandi dell’epoca, ma il risultato mi sembra parecchio raffazzonato, e come per Il tunnel dell’orrore (1981) di Tobe Hoober – che doveva uscire praticamente nello stesso momento di questo film – la parte “orrore” è così diluita e poco rappresentata che nell’anno dell’esplosione dei corpi martoriati e delle budella al vento non stupisce che il film sia subito scomparso dai radar.

Mettiamola così: fra i viaggi in treno del cinema anni Ottanta preferisco ricordare l’altra festa mascherata, quella de Una poltrona per due (1983). Toh, anche quello con Jamie Lee Curtis!

Il risultato «è ok», commenta l’attrice intervistata da Bob Martin per “Fangoria” (ottobre 1981), segno che già il giudizio sul film stava cambiando dall’entusiastico del 1980. Mi piace chiudere con il commento ondivago della protagonista, che ogni anno che passava sminuiva la sua opinione su Terror Train.

«Jamie, ti è piaciuto Terror Train?» «’Nzomma…»

L.


Fonti:

  • John Brosnan, Terror Train, da “Starburst” n. 30 (febbraio 1981)
  • Rob Martin, Jamie Lee Curtis, da “Fangoria” n. 15 (ottobre 1981)
  • Ted Newsom, Jamie Lee Curtis. From Scream Queen to Femme Fatale and Beyond, da “Femme Fatales” (volume 1) n. 1 (estate 1992)
  • John Wooley e Michael H. Price, Forgotten Horrors: Terror Train, da “Fangoria” n. 222 (maggio 2003)
  • Jim Wynorski, Terror Train, da “Fangoria” n. 9 (novembre 1980)

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20 risposte a Terror Train (1980) 40 anni sui binari

  1. Austin Dove ha detto:

    a me piace molto, lo guardai su yt a malta un annetto fa
    lo portai anche sul mio blog, mi è piaciuto molto^^

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Non l’ho visto, ma quella locandina con Groucho bigliettaio pazzo mi fa pensare più a uno Scary Movie che a un film di mattanze XD

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  3. Cassidy ha detto:

    Il film era poca cosa già di suo e non é invecchiato bene, anche se nel titolo del post gli hai tolto dieci anni 😉 Il mago di Milano, anzi di Segrete ammazza più lui che l’assassino, come uccide il ritmo della pellicola lui non lo fa nessuno! Vale per i completisti della Curtis e per chi ama molto il genere Slasher. Però sul serio, le confraternite americane fanno più danni della grandine, se il meglio del Paese esce da lì ha ragione Chris Rock! 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Io e la matematica neanche ci parliamo, giusto per dire in che rapporti siamo, quindi ero più che certo di come 1980 + 30 = 2020 😀 Poi stamattina vado a leggerti e mi accorgo che gli anni erano 40: via di corsa a correggere, ma mi sono scordato il titolo ^_^
      Diciamo che non averlo visto nei decenni passati non è stata una gran perdita: di feste in maschere sui treni preferisco quella di “Una poltrona per due” 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Probabilmente quel 30 ti appare anche nel link, perché a meno che tu non li modifichi a mano, WordPress usa il titolo per creare il link 😛

        Comunque, solidarietà per il pessimo rapporto coi numeri, anche io ho sempre avuto problemi con loro 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Dal permalink dei post tolgo sempre la scritta dopo la data del film, così da non renderli troppo lunghi, quindi cambiando il titolo del post dovrebbero cambiare anche i futuri link. Altrimenti… ciccia 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        No, se cambi il titolo dopo aver generato il link, mi pare che resti invariato.
        Dopo aver generato il link, puoi solo modificarlo a mano. Mi pare di ricordare così.

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    • Cassidy ha detto:

      Dovrò sfruttare la tua tecnica del permalink, grazie ne ho imparata un’altra 😉 Sicuro, se festa sul treno deve essere “Una poltrona per due” tutta la vita! 😀 Cheers

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Dopo aver iniziato a mettere dei “commenti” dopo il titolo del film – contagiato da te! ^_^ – per evitare permalink lunghissimi ho preso l’abitudine di “tagliarli” subito, perché poi una volta pubblicato il post se cambio il permalink non funzionano più i collegamenti lasciati in giro, nei social o altrove.

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  4. Zio Portillo ha detto:

    (faccio un commento uguale a due post differenti in due blog diversi: “One shot two kill!” – cit.. A me Thomas Beckett me spiccia casa!).

    Ma sai che ‘sto TERROR TRAIN non me lo ricordo minimamente? Ma neppure mai sentito nominare! Ora, sarà che in sto periodo sto facendo le ore piccole causa Finals e sono più rinco del solito, ma possibile che mi sia perso David Copperfield che broccola la Jamie Lee in uno slasher anni ’80? Boh…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A me è successo lo stesso, a parlo sentirlo citare qua e là non mi è mai capitato di vedere anche solo una scena, e sì che di documentari e speciali sull’horror me ne sono ingollata una bella quantità, all’epoca in cui ne facevano in TV.
      Purtroppo la pessima distribuzione l’ha molto penalizzato, magari ad averlo visto negli anni Ottanta o primi Novanta aveva anche il suo perché, ma vederlo oggi non dà molto. Al massimo ti rendi conto quanto fosse vecchio David Copperfield quando lo vedevamo in TV 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        E infatti ad averlo visto in quegli anni il suo perché l’aveva (questo non vuol dire che personalmente non ci trovi motivi d’interesse ancora oggi) 😉
        Una trentina d’anni dopo circa ne è stato fatto pure un assai infedele remake dal titolo quasi omonimo, “Train” (omettendo il “Terror” iniziale”), stroncato però praticamente all’unanimità…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Devo vedermelo questo povero remake, chi lo sa che invece non mi piaccia più dell’originale? 😀

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    • Zio Portillo ha detto:

      Di là da Cassidy chiedevi che fine ha fatto il Mago di Segrate, pardon, David Copperfield. Se non ricordo male (non c’ho voglia di controllare…) è uno di quelli che hanno fatto “bingo”: ha uno show personale decennale in esclusiva in un mega casinò di Las Vegas. Sta là, ogni sera fa il suo numero e si pappa un botto di soldi.

      Sono abbastanza sicuro perché qualche anno fa guardavo uno show culturale su Sky: “Le ragazze di Playboy”. Dove Hugh Hefner e tre sventole facevano la bella vita e viveno mille avventure in giro per il mondo. Ovviamente lo guardavo per gli alti contenuti e non perché ad ogni episodio le tre bionde si mostravano senza veli in situazioni piccanti. Mi pare lo trasmettessero su Sky Arte o addirittura su Telepace… Vabbè… Comunque una delle tre sventole alla fine dello show ha mollato il vecchio Hugh e si è messa insieme con Criss Angel, illusionista gothic-metal nonchè erede e rivale di Copperfield. E ‘sto Angel (grazie ad uno show tv e alla fidanzata gnocca) ottenne uno spettacolo esclusivo in un casinò di Las Vegas per fare concorrenza a Copperfield.

      Ora che ti ho scritto sta pappardella puoi dormire tranquillo, oppure puoi cercare i nomi delle tre biondone. A te la scelta Lucius.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Dormirò benissimo ignorando il destino di David e delle biondone. 😀
        Se “L’incredibile Burt Wonderstone” (2013) ci ha insegnato qualcosa, quegli spettacoli sono la morte dell’anima, sia per chi li fa che per chi li guarda, ma a quanto pare gli artisti più grandi amano “l’impiego in banca” che tanto disprezzano nelle loro opere. E’ l’impiegato che dice al disoccupato di sognare in grande e vivere libero 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        E’ come quando parliamo di un attore incastrato o identificato per sempre in un ruolo. A sentire l’artista è una maledizione, però ben remunerata. Come tu mi insegni: vedi le famose convention dove non manca mai nessuno. Neppure chi sputa veleno da anni su quella determinata scena o su quel film che “tanto odiano”. (hai sentito che prossimamente uscirà il seguito di “Willy il Principe di Bel Air” però in salsa drammatica? Ecco, c’è pure la tanto odiata zia Vivian che un giorno si e uno pure sputava veleno su Will Smith… Povera stella…).
        Stesso discorso qua. Sei come un canarino in gabbia costretto ad esibirti giorno dopo giorno con lo stesso repertorio per un pubblico insulso che viene a vederti solo perché è a Las Vegas ad ammazzarsi di alcool e azzardo. Poi però a fine mesi guardi il conto in banca e ti asciughi le lacrime con pezzi da 100$.

        Eh si, deve proprio fare schifo essere per sempre “Laurie Strode, sorella di Michael Myers” o l’illusionista “David Copperfield”. Vuoi mettere che bella la tua vita a Roma tutti i giorni dentro e fuori il GRA? ‘tacci loro…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Proprio in questi giorni a Roma un giovane artista sta girando un nuovo film: lui è Tom Cruise e il film è “Mission Impossible 15”! E mi tocca ancora sentire gente che parla del mito degli “attori che non vogliono fossilizzarsi” 😀

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Terror train…e già mi emoziono da amante degli slasher, pur giudicando il film splendido, no normale, no pessimo…ahahaha! Al di là degli scherzi direi che il tuo “raffazzonato” ben lo esemplifica!
    Poi compare il giornalista Jim Wynorski…e per me si può chiudere tutto!
    …ma per fortuna non ho chiuso davvero, mi sarei perso la citazione dei mitici filmacci di TV8 e la nomina ad angelo Z del blog! 🙂 🙂
    Cercherò di essere degno di cotanto onore, portando il verbo Z ovunque, a chiunque e comunque! 🙂

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