La Storia e la Finzione: Squadrone 303

Perché da anni ho smesso di fare schemi, tabelle, agende e scalette? Perché non faccio il blogger per lavoro, non guadagno un centesimo dalle centinaia di post che appaiono ogni anno nei miei vari blog, è pura e semplice passione e basta una scintilla per accendere la miccia che fa poi esplodere tutto. Per esempio un giorno entro in Amazon Prime per vedere se sono usciti nuovi film introvabili con Dolph Lungren, Eric Roberts o altri Eroi della Z, e scopro una serie di film di guerra pubblicizzati con grafica accattivante.

Di solito la grafica di Amazon Prime serve a mascherare robaccia da due soldi spacciata per grande prima visione, ma basta una veloce ricerca per scoprire che ultimamente sono usciti in lingua italiana – grazie principalmente alla Blue Swan – dei film di guerra molto ghiotti e diversi dalle solite robe propagandistiche americane. Per curiosità ne inizio a vedere uno… ed è finita. Mi ritrovo a viaggiare tra libri di storia, manuali tecnici della Osprey e film prodotti da Paesi diversi che però raccontano la stessa storia. Il tutto sulle ali degli Hawker Hurricane dello Squadrone 303.


Polacchi all’attacco

Il nazionalismo che ha caratterizzato il Novecento ha impedito agli storici di sottolineare bene che non è stato un singolo popolo a vincere la Seconda guerra mondiale ma è stata l’unione di tante razze, spesso odiate, a fare la differenza. Ve li immaginate i britannici che ringraziano i polacchi per averli salvati durante la Battaglia d’Inghilterra? Diciamo che questa storia noi, pubblico generico non addetto ai lavori, la scopriamo ora e solo grazie a film non certo oggettivi.

Nell’estate del 1940 la RAF (Royal Air Force) perde piloti in aria con preoccupante velocità. La forza aerea tedesca, la Luftwaffe, sta martoriando i cieli inglesi con attacchi la cui spiegazione i servizi segreti britannici hanno capito grazie alla decodificazione dei messaggi della celebre macchina “Enigma”: «non vi sarebbe stata invasione dell’Inghilterra senza una ben delineata vittoria aerea», spiega lo storico Martin Gilbert ne La grande storia della seconda guerra mondiale (1989; Mondadori 1990).
Contrastare gli attacchi aerei tedeschi dunque significa fermare l’invasione nazista dell’isola britannica: il problema è che i piloti iniziano a scarseggiare. A questo punto gli inglesi sono spinti ad accettare l’inaccettabile: affidarsi a piloti stranieri provenienti da Stati occupati dai nazisti. Il nemico del mio nemico è mio amico, no? Quando lottiamo contro Hitler, siamo tutti amici, anzi fratelli, no? Ma neanche per scherzo!

Quando i piloti della RAF si vedono arrivare piloti polacchi, a tutti è chiaro cosa stia succedendo: facciamo finta di accettare l’aiuto di soldati provenienti da un Paese occupato, ma tanto è carne da cannone. Avete mai sentito di un polacco che sappia volare meglio di un pilota della RAF? Non scherziamo.
Al di là di questo ed altri problemi di razzismo, facilmente immaginabili, d’un tratto i numeri cominciano a parlare da soli, e a bordo degli Hawker Hurricane quei piloti disprezzati dai britannici fanno faville, e in particolare lo Squadrone 303. Durante la Battaglia d’Inghilterra – una campagna di due mesi (luglio e agosto 1940) per contrastare gli attacchi aerei della Luftwaffe nazista – «i 145 piloti polacchi abbatterono oltre 203 aerei e rappresentarono il 20% della forza della RAF», ci informa una scritta alla fine del film britannico, di cui parlerò più sotto.

Quindi sono eroi di guerra? No, sono stranieri e come tale vanno trattati: finito il loro gesto eroico, sono tutti cacciati a pedate, e quelli che accettano di venir rimpatriati in Polonia finiscono molto male. Un bel modo per ringraziare chi si è immolato per la patria d’altri.

Il tenente Johnny Kent (al centro) con due piloti polacchi dello Squadrone 303
Guarda a volte il caso, dei due polacchi della foto non è rimasto conservato il nome
da The Battle of Britain di Kate Moore, Osprey 2015

Il citato saggio di Gilbert curiosamente non menziona i piloti polacchi, per l’autore (londinese DOC) la Battaglia d’Inghilterra è stata combattuta e vinta esclusivamente da eroici piloti britannici, «giovani petti contro la barbarie nemica» per dirla come le Sturmtruppen, ma almeno ci ricorda la celebre frase di Winston Churchill a conclusione di quella pagina di storia bellica: «Mai, nel campo degli umani conflitti, si è dovuto tanto, da parte di così molti, a così pochi». I “pochi” erano i piloti polacchi che si sono sacrificati per la patria altrui? Ne dubito fortemente.

Schema dal saggio Hawker Hurricane Mk I-V di Martyn Chorlton, Osprey 2013

Non so cosa sia successo, ma nel 2018 escono fuori ben due film che romanzano questa storia, identica, con gli stessi personaggi e gli stessi avvenimenti: un film è britannico e l’altro è polacco. Così da poter fare una media fra le due versioni.


Hurricane

Il film britannico Hurricane (Mission of Honor) di David Blair esce in Polonia il 9 agosto 2018 tanto da sembrare un anniversario, anche se in realtà sarebbe nell’agosto 2020 che avremmo dovuto festeggiare lo Squadrone 303 alla Battaglia d’Inghilterra.
Il 7 settembre successivo esce in patria britannica e la Blue Swan lo porta in DVD e Blu-ray dall’aprile 2019.

Lo sconosciuto Robert Ryan e l’attore Alastair Galbraith hanno il compito di raccontare una storia molto delicata e spinosa: forse ingaggiare due sceneggiatori professionisti sarebbe stato meglio, ma in fondo la storia si “vende” da sola.

Attraverso gli occhi del noto Iwan Rheon (attore gallese ma che in effetti c’ha un po’ la “faccia da polacco”!) assistiamo all’arrivo in Inghilterra di un manipolo di piloti polacchi e agli inevitabili problemi di adattamento e razzismo che la situazione genera. Dopo le iniziali incomprensioni, però, la maestria in volo dei polacchi è talmente manifesta che la RAF è più che contenta dei loro incredibili risultati. Purtroppo nessuno si è degnato di spiegarci come mai questi polacchi riuscivano dove i britannici fallivano: erano più coraggiosi? Erano più incoscienti? Avevano più mira? Non si sa, sappiamo solo che anche sugli Hawker Hurricane, aerei diversi dai soliti che guidavano, i polacchi buttavano giù nazisti come mosche.

Purtroppo il genere “film di guerra” è funestato dalle quote rosa: in Occidente la guerra la fanno solo gli uomini ma nei film tocca infilarci per forza dei personaggi femminili, quindi non c’è film di guerra senza l’inutile storia d’amore dozzinale. Visto che fior fiore di sceneggiatori hanno fallito in questa trappola, figurarsi due tizi improvvisati che hanno scritto un copione al volo. Seguiamo così la vicenda di una telefonista che va a letto con tutti ma guai a definirla con epiteti offensivi, che tanto moriremo tutti fra poco e quindi dobbiamo goderci la vita, ma non sono mica una di quelle, eh? Per chi mi hai preso? Sono una donna indipendente che… Oh, ma che c’entra tutta ’sta storia? Il film parla dei piloti polacchi, chi se ne frega dei sogni della telefonista inglese! Purtroppo è il gran male del genere bellico: già tocca ringraziare che non sia la milionesima storia di una donna amata da due soldati, cioè la trama di ogni film di guerra americano.

La storia dei piloti polacchi passa per le telefoniste inglesi

Il film è palesemente di pochi mezzi produttivi ma la storia è così inedita e intrigante che comunque funziona e appassiona, fino alla tragedia finale: cosa se ne fa ora l’Inghilterra di questi sporchi polacchi che non sono altro? Semplice, li si caccia a pedate e si dice che la Battaglia d’Inghilterra l’hanno vinta gli inglesi.

Grazie per l’aiuto, piloti polacchi, e ora: via dalle balle!

L’attore Rheon interpreta un verso personaggio storico, Jan Zumbach detto Donald, ed è a lui che tocca la splendida frase che riassume la vicenda:

«Avremo anche vinto la guerra, ma abbiamo perso la pace.»

Umiliati i polacchi che hanno salvato l’Inghilterra dall’attacco della Luftwaffe, il film assurge a racconto epico di eroi senza gloria in una missione di cui nessuno sentirà parlare nei decenni successivi, e questo impreziosisce il film, anche se dispiace per i polacchi. Che certo questa storia la raccontano in modo ben diverso.


La versione polacca

Il 31 agosto 2018, quindi una ventina di giorni dopo il film britannico, nei cinema polacchi esce Dywizjon 303 del croato Denis Delic, per poi uscire in Gran Bretagna due mesi dopo il precedente titolo.
Eagle Pictures lo porta in DVD e Blu-ray italiani, nella collana “Storia vera”, dal giugno 2020 con il titolo Squadrone 303. La grande battaglia.

La sceneggiatura del film si dichiara ispirata al saggio omonimo del giornalista polacco Arkady Fiedler, testimone diretto degli eventi in quanto corrispondente di guerra all’epoca dei fatti: il suo libro, scritto nel 1940, è stato pubblicato a Londra già nel 1942, poi a Varsavia nel 1943. Non sono note edizioni italiane.

Visto che le vicende narrate sono le stesse, così come i personaggi sono ispirati ai veri piloti dello Squadrone 303, le ipotesi sono due: o anche il film britannico si ispira al libro di Fiedler senza specificarlo, o il film polacco cita l’autore solo per farsi bello, senza ispirarcisi più di tanto.

Inutile negarlo, la differenza tra i due film è principalmente di ritmo narrativo. Hurricane è un piccolo film ma di chiaro gusto occidentale, mentre Squadrone 303 è un filmone epico ed elegiaco ma di fattura “slava”, con tempi lunghi e stile narrativo diluito. Eppure paradossalmente le battaglie aeree del film polacco sono eccezionali, rombanti e spettacolari, mentre nel film britannico è robbetta che si dimentica subito.
Qui “Donald” è un personaggio più marginale, così come Josef Frantisek, il sergente ceco dello Squadrone 303 con il record di aerei nazisti abbattuti (17), che nel film britannico è interpretato a sorpresa da un attore ceco, Krystof Hádek: di solito i film occidentali scambiano sempre le nazionalità!
Purtroppo mantiene la stessa importanza la quota rosa, anche nel film polacco, con la storia d’amore travagliato in tempo di guerra. Non si sfugge…

Il pilota polacco e la solita quota rosa dei film bellici

Essendo un’opera di riscatto e d’amor patrio, l’enfasi è decisamente superiore alla storia narrata, la musica epica con cori di Lukasz Pieprzyk è splendida ma un tantino esagerata, i britannici sono ritratti tutti odiosi e ingrugnati, mentre i polacchi sono eroi senza paura. Diciamo che sembra un film americano d’annata, come stile, e questo rovina un po’ la visione, ma rimane consigliabile: soprattutto da vedere subito dopo Hurricane.
La “doppietta” è utile per capire alcuni particolari, per esempio nel film britannico fanno vedere che al primo volo uno dei polacchi atterra “strusciando” perché s’è dimenticato di tirare fuori il carrello dall’aereo, mentre nel film polacco viene spiegato che il carrello negli aerei locali è sempre fuori fisso, mentre negli Hawker britannici toccava tirarlo fuori a mano e questo poteva generare confusione.

Salve, sono un pilota polacco e io li carrello non lo tiro mai fuori

Un’altra curiosità è la religione. Nel film polacco gli eroici piloti riescono con soddisfazione ad appendere un crocefisso sulla porta dell’hangar ed espongono un’icona della Madonna in bella vista, mentre quei buzzurri senza-dio dei britannici li guardano come se fossero alieni. Nel film britannico la questione è ignorata del tutto, forse per evitare di impantanarsi in questioni religiose.
Di sicuro i britannici non sono noti per ostentazioni di culto personale, mentre l’anima slava sa tirarti fuori icone religiose da ogni pizzo: è uno “scontro di civiltà” che sarebbe stato intrigante vedere analizzato, ma nessuna delle due opere sembra averne l’interesse. O forse il coraggio.


In conclusione

Se Arkady Fiedler già nel 1942 ha raccontato le eroiche gesta dei piloti polacchi che hanno fermato l’avanzata aerea nazista sui cieli britannici, perché questa storia arriva al grande pubblico solamente nel 2018? Ho consultato diversi libri di storia della Seconda guerra mondiale in lingua italiana e non ho trovato traccia dell’episodio, che magari una riga o una parola l’avrebbe meritata.
La ragione mi sembra evidente: quale popolo ha interesse ad elogiare uno straniero che l’ha aiutato? Soprattutto in un secolo di forti nazionalismi come il Novecento.

Foto dello Squadrone 303 mostrata alla fine del film omonimo

Salutiamo gli eroici piloti polacchi, che per ragioni non spiegate erano imbattibili a buttar giù aerei nazisti.

L.

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24 risposte a La Storia e la Finzione: Squadrone 303

  1. Cassidy ha detto:

    Non saranno i post che ti porteranno soldi e prestigio ma da lettori del Zinefilo, sono quelli che preferisco, quando volgi lo sguardo a film e temi dati per scontati. Come ripetere sempre un mio geniale collega (campione del mondo di qualunquismo) «I polacchi si sono fatti invadere in due settimane!», per la storia raccontata dai vincitori quello deve essere il loro ruolo durante la “Seconda” e basta. Poi gli inglesi hanno prodotto quintali di patriottico materiale sulla loro RAF, figuriamoci se hanno voglia di dichiarare di aver ricevuto aiuto nel momento del bisogno. Bellissimo questo “doppio spettacolo” con cambio di punto di vista, non so se sarà una rubrica fissa in ogni caso mi piace moltissimo 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Incredibile la velocità con cui si sminuiscono popoli stranieri, altro che due settimane! Basta un attimo a bollare un intero Stato, di solito senza aver sentito la sua versione dei fatti.
      Negli ultimi due anni sono usciti più film di guerra di quanto mi fossi reso conto, ed essendo di nazionalità diverse permettono di sbirciare in altri modi di raccontare eventi bellici che diamo per scontati solo perché ce li hanno raccontati gli ammmmaricani 😛
      Di sicuro per i prossimi mercoledì ho già roba che scotta!

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  2. Il Moro ha detto:

    Ecco un’altra interessantissima iniziativa del Zinefilo, non ti fermi mai!

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  3. Lorenzo ha detto:

    Lo confesso: sono uno spettatore superficiale e, quando scorro il catalogo di Prime Video, film basati su avvenimenti storici, realizzati in economia e corredati di una grafica a dir poco generica mi attirano meno di una seconda visione dell’ennesimo filmaccio con Fred Williamson.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Secondo me Amazon Prime s’è rovinato da solo, perché la scelta di mettere tutto sullo stesso piano – fimone di serie A e minchiata di serie Z, film di oggi con robaccia di quarant’anni fa, e via dicendo – ti può fregare un paio di volte ma poi sarà dura fregare ancora lo spettatore. Mi ritrovo a fissare la schermata del catalogo strabuzzando gli occhi: con che coraggio hanno messo insieme roba di qualità così abissalmente diversa?
      E’ stato solo perché spinto da curiosità che ho iniziato a vedere “Hurrican”, ignorando che fosse una storia vera o che parlasse dello stesso argomento di “Squadrone 303”: quando sono tornato su Prime, non mi ha più mostrato i due film, quindi è stata per pur fatalità che li ho beccati!
      Amazon Prime ha un catalogo vasto ma è un campo minato di robaccia Z e minchiate inguardabili che fanno da contorno a grandi perle. Forse mettere tutto insieme, senza alcun tipo di distinzione, non è stata una buona idea.

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  4. wwayne ha detto:

    In realtà la sottotrama romantica è diventata un elemento immancabile in tutti i film “maschi”, non solo in quelli di guerra. Probabilmente è pensata per i ragazzi che vogliono portarsi le fidanzate a vedere un film che piace solo a loro, così per convincerle a seguirli possono dire: “Ma no, non è un film per soli uomini, c’è pure una storia d’amore!” 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente, ma mentre per un film “mschio” basterebbe avere un buon sceneggiatore per tirare fuori un ruolo femminile credibile – e succede raramente – per un film di guerra semplicemente le donne non esistono, a meno che non parli della Seconda guerra mondiale russa. Visto però che non si può fare un film senza donne – i pochi fatti non hanno avuto molto successo – ecco inventarsi ruoli inutili per raccontare sempre la stessa storia.
      Immagino che abbiano delle tabelle che dimostrino come non parlare di donne sia peggio che parlarne con una storiellina stupida…

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      • wwayne ha detto:

        Un altro elemento diventato irrinunciabile è il personaggio gay e/o la storia d’amore omosessuale. A me dà fastidio solo quando è totalmente inutile ai fini della trama, e quindi viene inserita soltanto perché fa figo mostrarsi gay friendly. L’atteggiamento inclusivo nei confronti dei gay devi mostrarlo se ci credi davvero; se invece lo ostenti solo perché va di moda, come se fosse un foulard di Gucci o una borsa di Fendi, a quel punto sei peggio di qualsiasi omofobo.
        Le mie considerazioni ti trovano d’accordo?

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Una pessima sceneggiatura è sempre spiacevole, al di là delle “forzature”. Che sia un personaggio gay percepito come “forzato” – tipo la recente serie TV “Star Trek: Discovery”, così piena di minoranze e pari opportunità da risultare posticcia – o che sia un “duro” gestito male, sembrando così la parodia di un “duro”, è sempre spiacevole. Ma gli sceneggiatori ogni anno che passa hanno così tanti paletti, imposizioni, divieti, obblighi e via dicendo che la loro naturale incapacità viene ancora di più alla luce.
        Parliamo di una categoria professionale che dall’avvento del cellulare della metà degli anni Novanta non ha mai, e ripeto MAI, trovato un modo decente di gestirlo nei film horror e thriller: se in 25 anni non sono riusciti a scrivere una storia di paura che preveda l’uso del cellulare da parte delle vittime, figurarsi quanto dovremo aspettare prima che la giusta inclusione delle tante sessualità che fanno parte della moda del pubblico d’oggi sia gestita con un minimo di gusto 😛

        Gay e lesbiche al cinema esistono da sempre, solo che non potendoli identificare con precisione gli autori erano spinti a giocare “di fino”, dicendo senza dire, mostrando senza mostrare. Chi voleva capire capiva, ma se la storia del film non lo prevedeva non c’era bisogno di impelagarsi in questioni sessuali.

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      • wwayne ha detto:

        In verità ricordo che nel primo Saw il cellulare veniva usato in maniera brillante. Per non parlare di La notte non aspetta, in cui è un elemento fondamentale per incastrare il cattivo. Non ne sono certo, ma mi pare di ricordare che avesse un ruolo importante anche in Run All Night. Ma forse l’esempio migliore è Cellular, un ottimo film che rivela fin dal titolo che senza il cellulare quella sceneggiatura semplicemente non sarebbe esistita. Grazie per la risposta! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quand’anche fosse, hai citato quattro titoli su centinaia che invece sbolognano la questione con il protagonista che dice “Ah, qui non prende”, e fine del discorso.

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      • wwayne ha detto:

        Può darsi che il cellulare abbia effettivamente un potenziale cinematografico ancora non pienamente sfruttato. Devo rifletterci sopra. Buona serata! 🙂

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Gli apprezzamenti di Willy l’Orbo non frutteranno denaro contante ma…un po’ conteranno lo stesso, nooo? 🙂
    Perché, sappilo, gli apprezzamenti per questo post sono sentiti e cospicui: in primis tratti di storia (poi la seconda guerra mondiale!) e quindi ti cimenti in un ambito che mi appassiona a dir poco, in secondo luogo parli di film che ho visto accendendo così la curiosità di leggere le tue impressioni, infine hai il lampo di unire le due opere per comparare i due punti di vista (a questo punto ci vorrebbe anche il film tedesco, anche se, parlando di bruciante delusione bellica…ne dubito!) rendendo il tutto ancor più interessante!
    Concordo sostanzialmente sui giudizi dati ai lungometraggi, sui diversi approcci che hai notato e su quanto siano IRRITANTI certe love story infilate a forza.
    In questo caso direi che la storia è più interessante dei film ma i film stessi hanno il merito di mettere in luce la storia suddetta!
    E complimenti per le letture, che condivido! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E così ti sei visto questi due film senza dirmi niente??? Ho dovuto scoprirmeli da solo! 😀
      Scherzi a parte, dopo una passata su Amazon Prime e grazie ai “potrebbe interessarti anche” di Amazon ho scoperto diversi ghiotti film storici usciti dal 2019 ad oggi, che mi stanno infognando nelle ricerche e sicuramente occuperanno questa rubrica per un po’ di settimane. Sempre che le energie non mi abbandonino 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Ho la Z (anche se il termine è un po’ improprio per i due film in oggetto) che mi esce da ogni lobo e dimentico di segnalare spesso e volentieri ma so che te “recuperi” ogni mia dimenticanza! 🙂
        E visto che il binomio storia & film mi ispira assai, spero che le energie non ti abbandonino affatto e che il binomio suddetto prosegua il suo ciclo! 🙂

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Torna, ed è una graditissima sorpresa, la mia rubrica preferita: “La storia e la finzione”. Vorrei che ci fosse tutte le settimane ma la mole di indagini che ti tocca fare credo sia spropositata per ricavarne un singolo post. Però quando apro internet e leggo che hai “partorito” un nuovo articolo, letteralmente sbavo! (scusa il termine improprio ma rende bene lo sforzo che fai!).

    Ora, non so quanti sono ferrati sull’argomento, ma la storia dei piloti polacchi arrivati a dare manforte alla RAF e poi presi a calci nel deretano e rispediti in Cecoslovacchia (Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria,… Chissenefrega! Sono tutte uguali!) una volta terminata la “seconda” non credo sia un fatto storico conosciuto a molti. Bello che siano uscite queste due pellicole per sentire le due campane. Vedrò se riesco a piazzare l’uno-due per poi tirare le somme.

    Certo che c’hai ragione! Prime Video butta tutto in paginone. Filmoni e filmacci senza alcun senso logico… E il bello è che il catalogo di film è parecchio ben fornito. Basterebbe catalogare con raziocinio i titoli.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Contento si apprezzato lo sforzo e ti anticipo che per un po’ sarà una rubrica fissa, grazie alle perle uscite in tempi recenti. E ti anticipo che saranno pezzi che mi stanno portando via la linfa vitale! 😀

      E’ incredibile che questa storia dei piloti polacchi sia stata resa nota nel 1942 per poi ottenere solo indifferenza, visto che non l’ho trovata in nessun libro sulla guerra. Capisco che sei anni di guerra mondiale siano tanti e i libri generici non possono entrare nello specifico, ma un paio di parole al momento di parlare della Battaglia d’Inghilterra le potevano spendere.
      Per fortuna ci viene in aiuto il cinema.

      Creare un catalogo acritico e disordinato probabilmente è per tirare a fregare lo spettatore, che se no sceglierebbe solo i filmoni ignorando la robaccia, ma così facendo per paura della robaccia si ignorano i filmoni!
      Un minimo di categorie servirebbero, ma non sparate a casaccio, e soprattutto andrebbe specificata l’epoca di un film. Invece una grafica fighetta fa il “mischione” e non si capisce mai di quale film si tratti, così temo che nel dubbio nessuno veda niente.

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  7. Giuseppe ha detto:

    “La storia la scrivono i vincitori”, giusto per usare una frase abusata. E, a maggior ragione nel caso in cui gli sconfitti abbiano ampiamente meritato di perdere (tranne che nell’ottica di qualche nazi-negazionista, chiaro), bisognerebbe abbassare un tantino la cresta patriottica/nazionalista ed essere perlomeno riconoscenti a chi questo capitolo di storia ha contribuito a scriverlo: pia illusione, visto e considerato che l’eroismo dei piloti polacchi presi “a cottimo” (e cacciati ignominiosamente a cose fatte) nelle fila della RAF non ha avuto NESSUNA eco nei decenni a venire 😦 Almeno qui c’è il cinema che ha deciso di parlarne, con due titoli dai diversi (ovviamente) punti di vista…
    Ottimo argomento, va da sé, per la ripresa di una rubrica di cui da tempo si sentiva la mancanza su queste pagine 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In questo caso però la storia è stata scritta subito, la vicenda dei piloti polacchi è stata raccontata addirittura già durante la guerra in corso e il libro-inchiesta è stato tradotto in varie lingue europee, quindi non si può parlare di un vincitore che “riscrive” la storia: semplicemente nel Novecento i nazionalismi erano così forti che a nessuno interessava conoscere le sfumature. Poi sono arrivate le multinazionali che hanno spodestato gli Stati nazionali ed è diventato più facile concepire come non esista un popolo o una razza, visto che è tutto un miscuglio di robe ingarbugliate 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah, senza alcun dubbio 😛
        Sì, io usavo la frase proprio in senso diretto: gli inglesi stavano scrivendo in tempo REALE una pagina di storia vittoriosa, omettendo (nazionalisticamente) di riconoscere il ruolo fondamentale dei piloti polacchi 😉
        Certo è che, con gli Stati nazionali saldamente alle redini, la verità raccontata di Fiedler aveva ben poche possibilità di fare davvero breccia…

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  8. redbavon ha detto:

    Visti entrambi dopo una certa astinenza e carenza di “polpettoni” in salsa bellica e per giunta volante. Hai ben evidenziato le due differenti interpretazioni di due differenti punti di vista, che però, per motivi commerciali o di cliché cinematografico, finiscono entrambi per avere lo stesso “sapore”: prevedibile, stantio, conforme a uno standard (basso). In termini gastronomici, è come mangiare un panino con l’hamburger da McDonald’s, una volta a Londra e una a Varsavia: cambia il panorama all’esterno della vetrina, qualche salsa, ma il sapore è “garantito”: è lo stesso identico.

    L’ormai vecchio Dark Blue World ha già narrato le analoghe vicende dei piloti cecoslovacchi nella RAF e il loro contributo alla Battaglia d’Inghilterra, che è stata vinta anche grazie a marchiani errori di Göring e l’arrivo dei cugini yankee. Ho trovato perciò questi due film una copia-carbone di DBW, quest’ultimo invece equilibrato tra risorse disponibili e risultato, dignitoso e coinvolgente (per un finale che non svelo). Anche DBW è funestato da una storia d’amore di circostanza, identica a quella di un altro polpettone bellico di ben altra fama, budget e successo al botteghino: Pearl Harbor di Michael Bay.

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