Il re vichingo (2018) Dal Medioevo lettone

Nuova tappa nel mio Giro d’Europa in Medioevo: dopo Gran Bretagna, Norvegia, Malta e Polonia, oggi tocca alla Lettonia.

Scopro che anche la Lettonia ha una produzione di filmacci di serie Z e ha pensato bene di raccontare il suo Medioevo, presentando il 17 gennaio Nameja gredzens.
La Blue Swan (Eagle Pictures) lo porta in DVD e Blu-ray dal gennaio 2020 con il titolo Il re vichingo. Come ogni altro film da videoteca esistente che abbia “vichingo” nel titolo, indovinate un po’? Bravi: niente vichinghi!

In diretta dal Medioevo lettone

Siamo nel XIII secolo e i pagani lettoni vivono felici lungo le coste del Mar Baltico, dicendosi fra loro: «Che bello essere pagani». Qualcuno magari avrà chiesto perché mai un popolo dovrebbe considerare se stesso “pagano”, ma è stato subito zittito.

Evviva la paganìa, che tutti gli dèi si porta via!

Una scritta ci informa che siamo a Semigallia – con la “m”, non come quella Senigallia nelle Marche dove va in vacanza la moglie di Totò in Totò e le donne (1952) – e gli occhi di Roma sono puntati su quella terra. Ma che gli frega a Roma di quel fazzoletto di terra nel gelido nord?
Ci risponde un’altra scritta, che ci informa come Massimiliano, il figlio illegittimo del papa, cerca l’approvazione di papà papa e vuole farsi bello conquistando Semigallia. Ma i Semigalli sono galli interi, mica “semi”, «e vivevano in una terra che un tempo perfino i re avevano paura di calpestare». Si vede che queste scritte sono per i lettoni, perché temo che l’interesse per quella terra sia stato diverso: ai re del caldo Mediterraneo non è mai fregato niente del gelido nord! Tenetevi Semigallia, chi ve la calpesta?
Diciamo che mentre i pagani lettoni ballano, ridono e fanno schiamazzo, a Roma di Semigallia non gliene frega… una rima!

Questa sarebbe la sede papale a Castel Sant’Angelo???

Non viene specificato quale dei tantissimi papi del XIII secolo sia il crudele uomo di potere ritratto, che si vede all’inizio uccidere una guardia così, tanto per divertirsi, e che pretende l’anello dei re che hanno solo in Semigallia. Il figlio Max von Buxhoeveden detto Massimiliano (James Bloor) vuole contare qualcosa e decide di andare a comandare a Semigallia: che è come dire “papà, non mi fai dirigere l’azienda miliardaria di famiglia quindi vado a dirigere un rifugio alpino”.

Benvenuti a Semigallia, terra di acquitrini e nebbia

Il regista e sceneggiatore Aigars Grauba, che arriva per la prima volta in Italia, si vede che è uno che lavora di fino e vuole creare una storia sottile. Così ritrae i Semigalli che passano tutto il giorno a correre felici e a ridere – ma non ce l’hanno un lavoro? – mentre tutti gli occidentali perennemente cattivi e imbronciati, che passano il tempo ad uccidere. Nei primi dieci minuti di film i romani uccidono tipo dieci persone, e tutte senza senza il minimo motivo. Così, perché sono romani, e quindi infami persi.
E cosa fa Massimiliano appena giunto nella fredda terra del nord? Avvelena un bambino. Così, perché è bastardo dentro. Si vede proprio che è una sceneggiatura scritta con il cuore…o forse qualche parte del corpo un po’ più in basso.

Ehi, Massimiliano, lo sai di chi sei figlio tu? Sei figlio di un grandissimo papa! (semi-cit.)

Mentre tutte le Crociate sono dirette in Terra Santa e zone calde limitrofe, Massimiliano è un furbone e ha la bella pensata di portare i crociati in una landa gelida fatta di terra e foresta: mentre i suoi compagni razziano oro e tesori nel Mediterraneo, Massimiliano li frega tutti conquistando fango e gelo.
Più di tutto, però, fa gola questo fantomatico anello dei re che una scritta finale ci informa essere simbolo di libertà: ma simbolo per chi? Solo per i lettoni, credo, visto che dell’Anello di Namejs non mi sembra se ne parli molto negli altri Paesi.

Ma con le vagonate d’oro che gestiva il papato, aveva proprio bisogno di ’sto pezzo de ferro?

Il film è palesemente sponsorizzato dall’Ente del Turismo locale e ci mostra ampi paesaggi costituiti da paludi, coste marine di colore grigio e grandi sassi immersi nel nulla. O l’Ente del Turismo ha fatto un pessimo lavoro, o questo è il massimo da mostrare della Lettonia: non saprei dire, visto che è la prima volta che vedo paesaggi lettoni.

Vieni in Lettonia, terra di sassi impilati!

La battaglia fra i Crociati cattivi, sanguinari e che fanno tante boccacce è violenta e all’insegna di mille morti al minuto, tutti curiosamente non impegnati nella lotta: in questo film si ammazza solo la gente a caso, nessun guerriero è stato toccato! Non so se sia un’usanza locale o se i lettoni credono che i cattivi “terroni” mediterranei siano belve assettate di sangue – e la storia delle Crociate non è certo una bella pubblicità – comunque per essere un prodotto del 2018 mi sembra uno zinzinino vecchiotto come stampo.

Oh, rega, quest’anno in vacanza se buttamo tutti in Lettonia!

Subodoro qualche problema in casa, con i lettoni che vedono l’Unione Europea come simbolo dei Crociati cristiani venuti ad imporre il loro Dio con la morte – o almeno è così che appare da questo film – e magari questo prodotto è un modo “sottile” per farlo sapere in giro. Tranquilli, amici lettoni: non vi tocca nessuno!

Laggiù nella Lettonia / terra di sogni e di nebbia

Fa sempre piacere vedere nuove cinematografie ed è curioso scoprire il loro punto di vista, soprattutto per quanto riguarda la cultura mediterranea che noi diamo per scontata, ma certo mi sembra che questo punto di vista lettone-centrico sia uno zinzinino fuori fuoco, e la sua importanza storica forse un tantinello esagerata.
Nell’Italia del Duecento, quella di Dante e di Giotto, temo che della Lituania, di Semigallia e di quell’anello rintorcinato non fregasse molto a nessuno, però è stato divertente sghignazzare alla faccia di Aigars Grauba.

L.

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15 risposte a Il re vichingo (2018) Dal Medioevo lettone

  1. Sam Simon ha detto:

    Che splendido film! L’agenzia del turismo lavora con quel che ha, porelli… Almeno nessun lettone andrà in vacanza sul Mediterraneo pe rla paura di essere assassinato brutalmente! X–D

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  2. Cassidy ha detto:

    Dovrei scrivere qualcosa di sensato ma mi sto ancora rotolando dal ridere per il post, molto migliore del film finito 😀 Roba che a confronto almeno Asterix la buttava volutamente sulla commedia a differenza di questo film 😉 Cheers

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  3. Kukuviza ha detto:

    Probabilmente i bei scenari sono stati interdetti ai cineasti, mi pare impossibile che non abbiano trovato di meglio di acquitrini nelle nebbie, ma forse è un apripista per qualche filone horror. Dopo il filone giappo, arriverà l’horrorletto, coi mostri sotto il letto, no vabbè, sto delirando.
    Comunque a quanto pare c’è la stonehenge lettone!
    Sarebbe stato interessante vedere Totò in quegli ambienti, col costume a righe sul pontile della foto iniziale.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’horror lettone con il mostro sotto il lettone 😀
      Peccato non abbiano sfruttato quella Stonehenge, che viene citata come luogo sacro ma niente più. Era un’ambientazione troppo interessante, meglio tornare negli acquitrini!

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  4. Anonimo ha detto:

    Ti seguo con piacere ormai da un po’. Mi hai fatto piegare.
    DonMax il sabino

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Da Semigallia agli “ampi paesaggi costituiti da paludi, coste marine di colore grigio e grandi sassi immersi nel nulla” ho ADORATO questa recensione! 🙂
    Avrei anche il film, non ancora visto, ma ormai cosa lo guardo a fare? Grazie a te, ho già avuto da esso più di quanto potessi e mi aspettassi!!! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Però così nel Giro d’Europa in Medioevo ti perdi la Lettonia! 😀
      Dài, che per Natale organizziamo gitona a Semigallia: vuoi mettere le paludi nebbiose come sono belle a dicembre? 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        In attesa della mitica gita a Semigallia, in realtà, nonostante quanto affermato in precedenza, prima o poi lo vedrò; mi conosci, pensi che possa resistere alla tentaZione??? 🙂

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  6. Giuseppe ha detto:

    (Mio doveroso contributo alla tua brillante recenZione)
    Corrono e ridono in continuazione, a guisa di semianalfabeti, come fosse una strada semibreve per seminare dubbi semiacerbi nel nemico? Essendo semigalli il loro è un atteggiamento semiserio (diverso dal semibarbaro romano) portato avanti semipermanentemente, pur se con l’Anello dei Re (re, mica semidei) si danno un tono che però è un semitono, trattandosi di un anello forte solo in Semigallia e quindi di valore semistorico più che altro: non se lo fila nessuno, lo tenessero in un seminterrato con la porta semiaperta, seminascosto in un semicerchio di monoliti semidistrutti o sorvegliato da guardie che si semicongelano nel crepuscolo semibuio di una palude semideserta 😀

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