Jackie Chan Story 8. Il giovin maestro

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

Ricevere un’offerta dalla Golden Harvest, la seconda casa cinematografica di Hong Kong e la prima per innovatività, è il momento in cui Jackie capisce che sta per fare il salto di livello. Il problema è che qualcuno lo sta trattenendo per i piedi.


Ritorno al Raccolto d’oro

Willie Chan non è uno di quegli agenti dello spettacolo che parlano tanto e fanno poco, piuttosto che riempire di chiacchiere il suo protetto si è sempre limitato a dire «Non ti preoccupare», il che non ha mai funzionato: di solito una frase del genere fa preoccupare ancora di più. Ma Jackie non ha mai avuto scelta, Willie era l’unico argine al fiume in piena di un regista intrattabile come Lo Wei, quindi si è dovuto fidare, senza sapere che il suo agente dopo l’enorme successo dei film della Seasonal ha cominciato a telefonare alle grandi case di Hong Kong: quanto sarebbero disposte a pagare per avere in esclusiva la nuova star della città? Alla Shaw Bros e Golden Harvest, le due case più grandi, sanno ben capire un talento – infatti hanno cacciato Lo Wei! – e cominciano a presentare cifre. Come per esempio un milione di dollari offerto dalla Golden Harvest, cifra che fa girare la testa a Jackie ma che non vedrà mai. Perché Willie risponde un “le faremo sapere”.

D’un tratto Jackie si ritrova al fianco di Willie Chan in sala riunioni davanti a Lo Wei, che strilla come un pazzo e grida al “tradimento”, ma l’attore non ci bada, perché i suoi occhi sono fissi sul tavolo… dove c’è un assegno da 2,7 milioni di dollari di Hong Kong, intestato a “Jackie Chan Sing Lung”. La corsa al rialzo del suo agente ha funzionato. Peccato che anche Lo Wei tiri fuori un pezzo di carta: il contratto che il giovane Jackie ha firmato senza rendersi conto che era in bianco. Tanto siamo tra gentiluomini, no? La fiducia del giovane attore è stata ripagata con una clausola che prevede l’indennizzo di dieci milioni di dollari in caso di rottura del contratto. In un attimo il nostro eroe passa da quasi tre milioni di dollari… a zero tondo. Non può lasciare Lo Wei, e Willie Chan perde il lavoro.

Tutto sembra perduto, ma è il momento per il karma di saldare qualche credito. Willie e Jackie sono raggiunti di nascosto da uno dei legali di Lo Wei, lo stesso a cui Jackie tempo prima – quando era ancora un attore senza successo – aveva dato dei soldi per curare la figlia. Il legale non l’ha dimenticato, e passa ai due un foglietto: l’appunto firmato con cui Lo Wei chiedeva di inserire quella clausola nel contratto all’insaputa dell’attore. Il regista non potrà più fare causa per rescissione di contratto, visto che quel foglio firmato prova la sua mala fede e la truffa messa in atto: Jackie è di nuovo in pista.

Golden Harvest: la Casa delle Libertà Creative

Le montagne russe non finiscono qui, perché ora arriva la scelta più dura: grazie a Willie, Jackie riceve l’offerta di 4,2 milioni di dollari di Hong Kong dalla Golden Harvest e la Shaw Bros rilancia con 5 milioni tondi tondi. A Jackie gira la testa, non sa neanche quantificare quanti siano tutti questi soldi, lui che fino a tre mesi prima mangiava per strada e dormiva sul pavimento. I soldi non sono tutto e Willie Chan gli dà probabilmente il miglior consiglio della sua carriera:

«Accetta l’offerta della Golden Harvest. Raymond Chow e Leonard Ho sono brave persone. Run Run Shaw… lui è qualcos’altro. Inoltre Leonard ti garantirà tutti i maggiori mercati. Sei la cosa più grande in Asia dopo il riso al vapore, Jackie, ma che ne dici di essere grande anche in Francia, Germania e Spagna? Che ne dici… dell’America

Non è solo questione di soldi, è questione di onestà e di possibilità: la Shaw Bros è carente su entrambe i fronti. È una casa locale che ha sempre parlato esclusivamente ai locali. Ogni tanto ha venduto qualche film all’estero, dopo l’esplosione marziale del 1973 ha venduto tantissimi film all’estero, ma tutte truffe: i mercati volevano film alla Bruce Lee e la Shaw ammollava loro cavalieri erranti e principesse svolazzanti. La Golden Harvest centellinava i film per l’estero, non inflazionava il mercato e pensava film molto più “internazionali”, sempre con le dovute proporzioni.

Deciso per la Golden Harvest, Jackie si ritrova a camminare come una star nei posti dove qualche anno prima passava le giornate a sperare che qualche stunt coordinator lo chiamasse per volare da qualche parte, così da guadagnarsi la giornata.


In un nuovo mondo spavaldo

Se Jackie ha dovuto aspettare il 1978 perché la sua idea di film di kung fu raccontato in maniera comica ricevesse l’attenzione che meritava, alla Golden Harvest in realtà c’erano già arrivati nel 1976, quando due nuove leve del cinema come i fratelli Hui – coppia artistica formata da un buffo comico popolare e suo fratello, un giovane cantante idolo delle ragazze – hanno preso un altro genere di grande richiamo, l’hardboiled, e l’hanno raccontato in salsa comica. Mi piace pensare che Michael Hui si sia lasciato ispirare dall’uscita americana de La pantera rosa colpisce ancora (1975) di Blake Edwards – molto più comico del primo episodio – per creare un vero e proprio Clouseau di Hong Kong: l’ispettore privato Wong Yuk-see. E mentre le arti marziali comiche di Jackie finivano tutte nello sgabuzzino di Lo Wei, inedite, Hui conquistava Hong Kong mostrandosi in scena… con nunchaku fatti di salsicce! Meglio noto come… salsicchaku!

Prima di Jackie, c’era Hui e il salsicchaku!

The Private Eyes esce nei cinema di Hong Kong il 16 dicembre 1976: esattamente il giorno dopo nei cinema americani esce La Pantera Rosa sfida l’ispettore Clouseau, con Peter Sellers che con i nunchaku inscena un combattimento comico con Cato. Coincidenza? Non credo proprio!

I grandi detective comici pensano all’unisono

Ovviamente scherzo, ma è chiaro che il cambiamento è nell’aria, e i generi storici, più che inflazionati, stanno tutti subendo il fascino della riscrittura in forma comica.

«I fratelli Hui erano all’apice del successo, eppure nessuno di loro veniva pagato la cifra che mi avevano proposto. La Golden Harvest stava facendo un investimento su di me, puntando sul fatto che sarei diventato una celebrità. Un re dell’azione [An action king]. Non li avrei delusi.»

Tutto questo però è possibile solo perché per tutto quel tempo Willie Chan ha combattuto con ogni mezzo per Jackie. «Sono capace di dirigere un film o una scena d’azione, ma servono ben altre capacità per dirigere una carriera». È ormai chiaro che il giovane talentuoso dovrà tenersi stretto Willie Chan, come infatti è avvenuto fino alla dipartita di quest’ultimo, nel 2017.

Quel glorioso giorno in cui Jackie entra alla Golden Harvest da re, dopo esserne stato uno dei tanti schiavi, insieme a Willie raggiunge Leonard Ho, vice-presidente e capo di produzione, l’uomo che insieme a Raymond Chow ha costruito l’azienda, e che dopo la crisi nata dalla morte di Bruce Lee ha saputo riportarla in vita con una scelta lungimirante: produrre film in doppia lingua. Per un cinese gli stranieri sono sempre da disprezzare, ma è innegabile che il mercato occidentale raddoppia le possibilità, malgrado le altre case di Hong Kong si ostinino a non capirlo.

Uno degli artefici del successo di Jackie

Quando Jackie incontra Leonard Ho avviene tutto in un’atmosfera da sogno, e il produttore mette subito in chiaro cosa la Golden Harvest si aspetta dal giovane talento:

«La fantasia nelle tue coreografie e l’elemento comico rendono il tuo lavoro diverso da qualsiasi altra opera vita in giro. La cosa importante per noi è che tu sia te stesso, e ti impegni a raggiungere sempre nuovi livelli. Prova cose nuove, idee originali. Sarebbe facile continuare con la formula che ha avuto successo, ma noi vogliamo che quando il nostro pubblico esce dalla sala abbia la sensazione di aver assistito a qualcosa di mai visto prima.»

Jackie sottolinea che non ha mai sentito un produttore di Hong Kong parlare così: la cose nuove sono rischiose, e in un’industria così enormemente competitiva come quella locale si diceva che «è meglio ripetere il passato che scommettere sul futuro». Fa notare come è sua intenzione fare buoni film alla sua maniera, per mostrare al pubblico che è ancora possibile creare un prodotto marziale appassionante, ma certo è importante avere i mezzi adatti per creare un prodotto come si deve. Di nuovo Leonard Ho stupisce con le sue parole:

«Noi qui facciamo affari e siamo interessati ai soldi come chiunque altro, ma sai quanto guadagna la più grande star di Hong Kong dopo di te? Michael Hui e suo fratello prendono centomila dollari di Hong Kong a film: noi non abbiamo investito quattro milioni su di te perché non ci fidiamo di te. Finché farai film per la Golden Harvest avrai la possibilità di farli esattamente come vuoi. Non ci sarà bisogno di approvazione di bilancio, scadenze mensili e altro: tu fai i tuoi film, e noi pensiamo a farci i soldi.»

Quanto bisogno ci sarebbe, in Occidente, di un produttore come Leonardo Ho, che ha capito che i soldi grossi si fanno con il talento, non con la calcolatrice e gli scontrini.

Finita la felicità di essere tornato a casa e di aver trovato finalmente qualcuno che gli desse credito, e mezzi per lavorare, Jackie affronta il primo e più importante problema: quale progetto intraprendere?

Tutti a Hong Kong si aspettano che lui tiri fuori un altro film come quelli fatti per la Seasonal, ma ormai quelli sono già canone, sarebbe un ripetere cose già ampiamente dette e ridette. E poi la Seasonal stessa già sta facendo cloni di maestri ubriachi e iene senza paura, addirittura l’inamovibile Shaw Bros ha capito la potenza della nuova formula e grazie al regista Lo Mar ha sfornato due prodotti assolutamente deliziosi: Bruce Lee: il colpo che frantuma (Monkey Kung Fu, maggio 1979) e I maestri del Kung Fu (Five Superfighters, settembre 1979). Li ho visti quando avevo appena conosciuto i classici di Jackie e, complici le date sbagliate riportate dalle fonti d’informazione italiane, sono sempre stato convinto fossero antenati di uno stile di cui invece sono eredi. Sono film che adoro perché invece di avere un solo Jackie c’è un intero cast di attori molto più circensi che marziali, con grandi dosi di kung fu della scimmia, della ciotola e dell’ubriaco, con vendette e rivalse, umorismo ed epica. Gli eredi di Jackie hanno una qualità tale che diventa subito difficile per lui confrontarcisi, ma per fortuna non è quello che vuole.

«Il messaggio che volevo mandare sarebbe stato sull’importanza dell’amicizia e della fratellanza, e anche usando gli stili classici marziali volevo anche sottolineare le limitazioni della tradizione: se la mia carriera aveva provato qualcosa, era che a volte devi fare ciò che nessuno si aspetta, per vincere.»

Quale mai può essere il primo film Golden Harvest del giovane re dell’azione? Ovvio: la storia di un giovane maestro.


Il ventaglio del giovane maestro

Il 9 febbraio 1980 inizia una nuova èra, perché nei cinema di Hong Kong appare The Young Master (in realtà il titolo cinese significa “Fratello minore”) e la grafia “Jacky” con la “y” scompare, ancorata ad un triste passato di filmacci con Lo Wei che solo ora iniziano ad essere distribuiti in giro. Dal 1980 la grafia è Jackie Chan: nome nuovo, nuova vita.

Finalmente la “y” diventa “ie”

Malgrado non sia lo sceneggiatore, Jackie è il signore e padrone del film: questa è una sua opera e il “giovane maestro” vuole che sia chiaro in ogni scena, costruendo su una trama minima una infinita sequenza di situazioni umoristiche, rocambolesche, circensi e marziali. È uno spettacolo per gli occhi e la prima volta che ho visto il film, all’incirca una ventina d’anni fa, non riuscivo a credere potessero esistere tante idee infilate in un unico prodotto di meno di ottanta minuti. (Per la “vera” durata del film vi rimando più sotto, alle note sulla distribuzione italiana.)

L’inizio di una nuova èra

Il mondo con cui Jackie si accosta a The Young Master non ha niente a che vedere con qualsiasi altro film girato prima, e soprattutto non ha niente a che vedere con la concezione occidentale del cinema, dove non importa a nessuno se si stia girando un buon prodotto, importa solo che vengano rispettati gli orari e le tabelle di marcia. Jackie non ha più limiti, ha carta bianca totale dalla Golden Harvest e un’unica missione: girare un film che stupisca il pubblico. Se per farlo deve impiegarci mesi, anni, secoli, non importa. Se per fare bene una sola scena di pochi secondi deve impiegare cinquecento ciak, nessun problema: l’importante è che il risultato tolga il fiato.
Stando all’autobiografia di Jackie, il solo atto di calciare in aria un ventaglio ed afferrarlo con la mano ha richiesto più di cinquecento ciak per venire bene. Agli occhi di un occidentale è pura follia, eppure quella scena è entrata in pianta stabile nella storia del cinema marziale, divenendone immediatamente un’icona e facendo incassare al film cifre che in occidente nessun prodotto marziale potrebbe mai sognare.

A volte al dimensione del ventaglio… conta!

La trama è minima. Dragon (Jackie) e Tiger (Wai Pak) sono due degli orfani spiantati cresciuti nella scuola del maestro Tien (il noto Tien Feng) ma per brama di ricchezza Tiger tradisce la fiducia del maestro: nel cercare di coprirlo, Dragon finisce per pagare anche lui lo scotto del tradimento e viene scacciato. Nel tentativo di riscatto finisce in mille situazioni paradossali, e deve anche affrontare il capo della polizia: un delizioso ruolo per il mitologico Shih Kien, l’indimenticabile Han di Enter the Dragon

Quando Han sorride, qualcuno sta per essere menato!

… ma soprattutto suo figlio, un piccolo ma essenziale ruolo per il fratello della Scuola dell’Opera Yuen Biao. Rispettando un patto stretto anni prima, appena Jackie fa successo si ricorda dei fratelli, e sicuramente il primo è Biao perché il loro rapporto è sempre stato più stretto.

Entra in scena Yuen Biao, futuro grande nome del cinema d’azione

Il cattivo della vicenda è il maestro Kam (il sempre bravissimo sud-coreano Whang In-Shik), spietato criminale che Jackie dovrà affrontare nel solito lungo combattimento finale.

I due fratelli della Scuola dell’Opera di nuovo insieme

The Young Master non ha certo nella trama la sua forza, bensì nella parata senza fine di idee geniali con cui Jackie riempie lo schermo, tutte elaboratissime, difficilissime e frutto di riprese di durata sterminata. Un prodotto impensabile per una qualsiasi casa cinematografica che sia meno ricca della Golden Harvest, dimostrando però che è così che si scrive la storia del cinema.


La distribuzione italiana

Nel 1988 succede qualcosa e il canale televisivo TMC, forse per fare concorrenza alla neonata Odeon TV e ai suoi eroi d’azione e marziali, compra un pacchetto di film con Jackie Chan: non saprei dire se li doppia in esclusiva o se prende le edizioni uscite in videoteca, l’estrema rarità di dati non consente di sapere neanche se queste trasmissioni TV siano antecedenti o posteriori all’uscita in VHS. Sta di fatto che dall’8 ottobre 1988 ogni sabato alle 20.30 TMC manda in onda un film d’annata di Jackie, un pacchetto che verrà più volte replicato e conoscerà vasta distribuzione in home video.

Il 12 novembre è la volta de Il ventaglio bianco, la cui edizione VHS è così rara da non consentire di essere studiata. Replicato su StudioUniversal nel 1999, quando il canale satellitare replica il ciclo di TMC (plausibilmente con lo stesso doppiaggio), nel 2000 il film appare nelle edicole italiane grazie a Legocart in quel nuovo formato che chiamano DVD. Il ciclo di Bruce Lee è andato benissimo – io sono fra quelli che se l’è subito accaparrato! – e quindi è scattato quello con Jackie. Il film viene ristampato da Elleu nel 2004 e poi Dall’Angelo Pictures lo presenta nel 2010, portandolo anche in edicola.
Ci sono altre edizioni di un film molto ristampato in Italia, ma considero quelle citate le principali, e per un motivo preciso.

L’edizione Legocart 2000 dovrebbe presentare il film così come si è visto in Italia dal 1988 in poi. Mancando informazioni sicure posso solo usare me stesso come “prova”: l’edizione che ho registrato su StudioUniversal nel 1999 e visto fino alla nausea è sicuramente la stessa presentata dal DVD del 2000. Elleu nel 2004 presenta un’edizione rimasterizzata da originale di Hong Kong mentre Dall’Angelo si affida alla rimasterizzazione della Fortune Star del 1993, da copia internazionale. Cosa cambia in queste tre versioni? Parecchio!

Il film Legocart dura un’ora e 26 minuti, da copia internazionale (cioè con titoli in inglese), copia poi rimasterizzata e presentata da Dall’Angelo ma stavolta con la durata di un’ora e 25: come fa una copia rimasterizzata a durare un minuto in meno? Comunque la versione in assoluto migliore è quella Elleu, perché si basa sull’originale di Hong Kong e dura un’ora e quarantuno: quasi venti minuti in più… e solo di combattimenti! Per paura che forse il pubblico occidentale trovasse le scene marziali di durata eccessiva, sono state tutte pesantemente limate, quindi se volete ammirare una versione esplosiva di Jackie, la potete trovare solamente nell’edizione Elleu 2004, della “Jackie Chan Collection”.

Edizione DVD Legocart 2000

Edizione DVD Dall’Angelo Pictures 2010

La migliore in assoluto: Elleu 2004!

Il film è immediatamente un successo indescrivibile, ma Jackie non può godersi il successo. Perché la Mala di Hong Kong ha emesso un ordine: colpite Jackie Chan…

(continua)


L.

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19 risposte a Jackie Chan Story 8. Il giovin maestro

  1. Cassidy ha detto:

    Film bellissimo, che tanto stasera finirò per rivedere 😉 Non conoscevo tutti i retroscena, ma Jackie ha trovato un agente con la testa sulle spalle, chissà cosa deve essere stato veder volare quegli assegni dopo una vita da spiantato, in ogni caso il risultato finale è oro, in linea con il nome dei suoi nuovi datori di lavoro 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo è la più rara in Italia, ma ti consiglio l’edizione Elleu 2004 del film perché è l’unica con i combattimenti “estesi”, che sono stati accorciati per il mercato estero. La riconosci perché dura un’ora e 40 contro l’ora e 25 delle altre 😉

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      • Charlie Chan Spencer ha detto:

        che culo, io ho l’edizione Elleu, ma l’ho presa senza sapere nulla di tutto ciò. Sapevo solo che la qualità delle edizioni legocart era scadente ed ho eliminato quelle.. Poi scelsi quella Elleu solo perchè avevo altri film della Jackie Chan collection (anche se non tutti perchè altri ce l’ho di Dall’angelo pictures) e mi piacevano i colori delle immagini di copertina… motivo più futile per fare una scelta non esiste ma ho avuto fortuna!!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Purtroppo non avevi modo di saperlo, non esistendo alcun tipo di informazione in proposito: io l’ho scoperto semplicemente comprando ogni edizione del film che mi è capitata davanti 😀

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      • Charlie Chan Spencer ha detto:

        Ammazza!! Avrai una collezione di dvd più vasta degli archivi del mufon 😂😂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Proprio in questi giorni ho spostato un po’ di cose per guadagnare un nuovo scaffale alla collezione di DVD marziali: purtroppo ho dovuto mandare in fondo le VHS marziali e metterci davanti i DVD, ma ormai non ho più spazio per avere tutto “in evidenza”.
        E per fortuna in Italia arrivano solo goccioline dell’oceano di cinema marziale! 😀

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Vai a sapere quale edizione ho visto io una vita fa (proprio su Studio Universal? Mah!)… Comunque è ora di recuperarlo. Vedo che si trova in giro.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Diciamo che dal 1988 al 2004 in Italia si è vista un’unica versione del film, ma visto che quel DVD Elleu è abbastanza raro, e visto che l’edizione DVD 2010 è identica, solo con l’immagine più pulita, diciamo che sicuramente hai visto la versione standard, quella pensata per il mercato estero.

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  3. Il Moro ha detto:

    Argh! questa storia non smette di stupire! Hai capito Lo Wei? Per fortuna finalmente ce lo siamo tolto dalle scatole, almeno lo spero!
    Adesso DEVO assolutamente vedere questo film, che non conoscevo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Assolutamente consigliato, è una grande parata di Jackie che, essendo uno che la sa lunga, si circonda di grandi artisti. Visto oggi temo sappia di “già visto”, semplicemente perché Jackia rifarà spesso queste cose nei decenni successivi, ma all’epoca è stata un’esplosione di innovatività, ancora di più di “Drunken Master”.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Giornata lavorativa e non solo, assai faticosa, come ogni venerdì, ma so che in serata a mia disposizione ho l’ennesima puntata di un ciclo zinefilo da non perdere!
    Questo è un grazie preventivo più preventivo delle guerre di Bush…ma che sono sicuro avrà risultati migliori di quest’ultime!!! 🙂 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Lo Wei, carogna fino all’ultimo! Meno male, per Jackie, aver potuto contare su un agente saggio come Willie Chan e un produttore illuminato come Leonard Ho (ce ne vorrebbero eccome di siffatti produttori, dalle nostre parti). Riguardo a “The Young Master”, scopro in pratica solo oggi di non averne mai visto la versione integrale: sospetto fortemente che, dopo Elleu, nessun’altra etichetta abbia mai più considerato nemmeno per sbaglio di riproporla in DVD…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo che le edizioni rimasterizzate FortuneStar premano di più sul mercato estero, e a questo punto mi chiedo come abbia fatto Elleu ad aver accesso alla versione locale, e non a quella predisposta per gli stranieri.
      Temo sia ormai un’edizione rara, essendo per di più assente su Amazon: ma vale decisamente la pena.

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  9. Kukuviza ha detto:

    Leonard Ho santo subito! Incredibile che esistano davvero personaggi così! Comunque forse un po’ di ansia da prestazione Jackie l’avrà avuta…
    Mi stai veramente aprendo un mondo con quest’uomo, non pensavo davvero ci fosse tutto questo!

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