Iceman (2014-2017) Halloween in wuxipian

In questo anno di pandemia e terrorismo, ha senso festeggiare Halloween? Forse più che mai, visto che sono meglio gli orrori finti per gioco che quelli veri che ci circondano.

Vi ricordo di passare dagli amici Cassidy e Sam Simon per le loro notti delle streghe.


Quest’anno scelgo di festeggiare in modo diverso: perché invece di un film horror non festeggiamo Halloween… con un wuxipian? Il genere prettamente cinese è quello che esiste sin da quando un cinese ha preso in mano una cinepresa, e sebbene non abbia conosciuto alcun tipo di emulazione al di fuori dell’est asiatico – ad eccezione de L’Armata delle Tenebre (1992), considerato da alcuni e da me l’unico esempio di wuxiapian occidentale – continua imperterrito a tenere banco ad Hong Kong e Paesi limitrofi.
Immaginate che sorpresa hanno avuto quelli ad Hong Kong hanno festeggiato l’Halloween del 2016… e si sono visti apparire in piazza un cavaliere medievale in alta divisa.

«I’m an Iceman in Hong Kong»

In Italia Donnie Yen ha subìto un curioso destino. Malgrado dagli anni Ottanta sia uno dei più grandi attori marziali d’Asia, solamente con Ip Man (2008) la distribuzione italiana ha rotto un immotivato embargo sulle sue opere, anche se da quel momento è sembrata impegnare a selezionare attentamente solo i film che è impossibile piacciano agli italiani, così a parte rare eccezioni di Donnie Yen nel nostro Paese arrivano solo alcuni wuxiapian particolarmente mosci e melodrammatici come La spada e la rosa (2004) e L’imperatrice e i guerrieri (2008). La saga di Iceman continua questa tradizione.

Blue Swan (Eagle Pictures) porta il primo film in DVD e Blu-ray dall’agosto 2017. Scoperto che esisteva un’offertona Amazon con Blu-ray a cinque euro, la carta prepagata HYPE del vostro Etrusco preferito ha cominciato a piangere lacrime marziali: chi mi segue su instgram già ha avuto un’anteprima dei miei peccati di gola.

Dunque con ritardo entro nel magico mondo di Ho Ying, guardia imperiale del Seicento cinese che la notte di Halloween del 2016 appare nel pieno della Hong Kong festeggiante. Senza darci alcun tipo di spiegazione, ci viene brevemente fatto capire che lui e altre guardie imperiali sono state ibernate per quattrocento anni, e ora trasportandole da Pechino ad Hong Kong il camion s’è rotto e si sono risvegliati. Lo so, sono davvero tante le domande che nascono dall’assunto del film, ma lasciate stare: non ci saranno risposte. È un wuxiapian, è tipo il nostro fantasy, anche se da noi un minimo di coerenza è richiesta.
Se in tempi recenti in Occidente è nato il fenomeno chiamato urban fantasy, cioè tematiche fantasiose non più legate a scenari pseudo-medievali bensì ambientate in contesti urbani, così definirei questo film un urban wuxiapian: non so se è il primo del genere, di questi film ne escono mille al giorno ed è impossibile per un occidentale fare finta di conoscerli, ma di sicuro è intrigante.

La notte di Halloween nessuno fa caso ad Ho Ying (Donnie Yen con parruccone assurdo, credo volutamente esagerato), una guardia imperiale che un momento prima era al servizio dell’Imperatore ed ora scopre una metropoli rutilante di gente strana che si fa selfie. Inizia la parte divertente del film, cioè quella dedicata alla conseguenziale “commedia degli errori”.
Il protagonista finisce ospite di May (Eva Huang, o Huang Shengyi), “giovane d’oggi”, che rende edotto l’archeologico eroe alle gioie della modernità. Con modalità da fiaba, ovviamente, e state tranquilli che ci scappa pure la storiellina d’ammmòre.

Una volta le aste da selfie si chiamavano “spada”!

Il divertimento non si lascia distrarre dalla propaganda di cui il film è pregno. May è infatti cinese continentale che è arrivata ad Hong Kong per fare fortuna ma scopre che i soldi non fanno la felicità, e devi pure fare cose poco pulite per averne. Scopre che in città sono razzisti nei confronti dei continentali quindi deve mascherare il proprio accento, quasi nascondere la propria “cinesità”, e tutte queste cose dette oggi, quando la Cina sta conquistando il mondo a botte di propaganda, non credo siano una scelta casuale.
Poi ovviamente Ho Ying è maestro di virtù e a quegli zozzi degli hongkonghesi ci insegna la morale a schiaffoni, insegna i sacri valori cinesi di una volta, mica le diavolerie moderne. E via di roba simile.

Il fulcro della storia risiede nel fatto che Ho Ying nel Seicento è stato vittima di un gioco di corte che l’ha fatto ingiustamente accusare di stringere legami con i giapponesi, e vai con mille pipponi su quanto siano infami, vigliacchi e brutti i giapponesi, che rubano e sputano per terra.
Ogni volta che viene pronunciata la parola “giapponese” un moto di odio razziale patriottico inonda la scena. Niente di nuovo, basta ignorare la propaganda politica e gustarsi quel poco che il film ha da offrire.

La storia non finisce con Iceman, così anni dopo esce Iceman: The Time Traveler (2017).
Blue Swan lo porta in DVD e Blu-ray dal marzo 2019, con il titolo Iceman. I cancelli del tempo. Acquistato insieme al primo nella citata offerta Amazon.

Ad essere onesti, la storia di Iceman era in realtà finita, mancava giusto il confronto finale tra il protagonista e il traditore cattivo: invece di aggiungere dieci minuti al film, hanno preferito sprecarne ottanta con un secondo film, inutile e fastidioso.
Ogni singolo punto forte del primo titolo qui svanisce, perché Ho Ying e May cominciano a fare i viaggiatori del tempo incartandosi subito come una Sperlari: ma che, non li vedete i film occidentali di viaggio nel tempo? E che diamine, le sanno tutti le regole!

Il confronto finale col il traditore viene prolungato più del dovuto, giusto il tempo di ricordare quant’era bella la Cina dei tempi d’oro – cioè del 1600! – e allora sì che i treni arrivavano in orario. E già che ci siamo, in uno dei viaggi nel tempo i nostri due eroi finiscono nella Cina di inizio Novecento quando i giapponesi iniziano ad invaderla, e May parte a menare i giapponesi, che sono brutti e cattivi.
Tutto bello, peccato che May sia donna e quindi dovrebbe essere l’ultima persona ad essere nostalgica di quella Cina, visto com’erano trattate le donne.

Se il primo film è costituito da tre parti – 1) divertente commedia degli errori, 2) azione marziale rutilante, 3) bieca propaganda – qui abbiamo solo propaganda ammantata di noia e allungamenti di brodo. Hanno cercato di buttarla sull’eroe viaggiatore del tempo, per darsi una patina interessante, ma non c’entra proprio niente con la trama.

Quanto va male il mondo se la Cina rimpiange la vita nel Seicento? Buon Halloween!

L.

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27 risposte a Iceman (2014-2017) Halloween in wuxipian

  1. Cassidy ha detto:

    Dolcetto o calcetto? Mi piace l’idea dell’Halloween di menare 😉 “Una volta le aste da selfie si chiamavano spada”, questa mi ha ucciso dal ridere! Ok il film era poca cosa, ma poi si chiama “Iceman” perché Donnie è stato tirato fuori dal frigorifero del tempo? In ogni caso un wuxia non lo negano a nessuno, peccato per la commedia degli equivoci forse di troppo. Cheers!

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  2. Pingback: Halloween: recensione del film

  3. Austin Dove ha detto:

    interessante
    non credo di aver visto tanti film di questo genere

    buon halloween^^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Storicamente il wuxiapian è un genere tipico cinese che non ha molto successo all’estero, sebbene molto ben distribuito: affonda le radici in una cultura a noi non troppo nota quindi manca di riferimenti.
      In Italia è arrivato negli anni Settanta come truffa, perché tutti volevano film di menare ma i wuxiapian costavano meno e i cinema ne erano pieni, finché hanno saturato il mercato e sono tutti scomparsi, rimanendo giusto nei piccoli canali. Poi nel 2001 “La Tigre e il Dragone” ha vinto l’Oscar e puf, sono tornati i wuxiapian in Italia, una secchiata di titoli presi a caso, uno più moscio e confusionario dell’altro, e dopo qualche anno il genere da noi è morto di nuovo.
      Con il successo di Ip Man nel 2008 grazie a Donnie Yen tocca subirci altri wuxiapian mosci e confusionari, senza contare minchiate americane tipo “L’uomo con i pugni di ferro” (2012), fatto da chi ama il genere e tenta di replicarne tutti i difetti 😀

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  4. Sam Simon ha detto:

    Buon Halloween!!!!

    Non conoscevo questi film, né facevo finta di conoscerli, e devo dire che non è che adesso abbia tanta voglia di farlo! :–D

    Però mi hai fatto venire voglia di rivedere Ash e il suo Dammi un po’ di zucchero, baby!

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Sono un Halloween-integralista (leggasi: lo devo festeggiare con la visione di qualche horror) ma proprio per questo accolgo con gioia e appagamento la tua originale escursione nel wuxipian, altrimenti tra film e letture avrei rischiato un’indigestione orrorifica!
    Grazie per la variazione sul tema e buon halloween a te e a tutti i seguaci della Z! 🙂 🙂 🙂

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  6. Madame Verdurin ha detto:

    Pur avendo visto alcuni dei film che citi non sapevo che questo specifico genere si chiamasse wuxiapian nè tantomeno che l’Armata delle Tenebre ne facesse parte! Queste sono le info di cui abbiamo bisogno! Mentre mi duole dire che del Detective Dee e allegri compagni con spade da selfie non sento tantissimo la necessità,,, comunque il post è molto divertente, buon Halloween!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Specifico che il capolavoro di Sam Raimi solo un certo numero di fan lo considerano tale: il wuxiapian è un genere che rimane tipico cinese (con cavalieri erranti, principesse svolazzanti ed esseri dai grandi poteri) e limitrofo. Riconosci facilmente il wuxiapian cinese da quello coreano perché in quest’ultimo tutti sono tristi, piangono e si uccidono dal dolore. Ecco, è quel genere di intrattenimento leggero e simpatico 😀
      Almeno con i titoli di Hong Kong qualche risata ci scappa 😀
      Buon Halloween anche a te 😉

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  7. Pingback: Jackie Chan Story 26. Esperimenti | Il Zinefilo

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