Trieste 2020 – Belli senz’anima (2)

I festival di mezzo mondo stanno chiudendo a grappolo, per via della seconda ondata della pandemia, mentre il Trieste Science+Fiction Festival 2020 ha avuto un colpo di genio: la vogliamo sfruttare quella Rete che dal marzo scorso ogni abitante del pianeta sta utilizzando per comunicare a distanza? Finalmente il futuro arriva anche nei festival dedicati al futuro, e questo mi permette di partecipare al mio primo festival cinematografico, direttamente dalla poltrona di casa mia.

Questi primi giorni di novembre li dedico a raccontarvi le anteprime che ho visto.


Il Festival si è concluso e i vincitori sono stati annunciati: a parte il capolavoro Sputnik, vincitore del Premio Asteroide (forse è il premio principale, non so, di sicuro quello citato per primo), gli altri titoli premiati sono tipici film da festival. Esteriormente belli, stupendi, ma totalmente privi di contenuto. Ve li presento oggi e domani, chiamandoli “belli senz’anima” in omaggio a Cocciante.


La seconda serata del festival è stata funestata da una “commedia horror”, nefasta definizione che di solito indica un film che non è una commedia, non è horror, ma di sicuro è brutto e noioso. Purtroppo Boys from County Hell non fa eccezione.

L’irlandese Chris Baugh ha una bella pensata: chi è che non ama la campagna irlandese? Prendiamo un campo davanti a un bel paesaggio, mettiamoci un cumulo di sassi e diciamo che è la tomba del vampiro nero, ammantata dalla leggenda per cui nun glie devi caga’ er ca**o al vampiro nero. Quando viene buttata giù per costruire una brutta autostrada, per conto del Governo brutto e cattivo, al vampiro nero glie rode tutta la vampirìa e comincia a maciullare gente.
Perfetto, si parte. Abbiamo soldi per il vampiro nero? No. Abbiamo soldi per effetti di maciullamento? No. Quanti soldi abbiamo? Al massimo possiamo mostrare cinque tizi in scena che parlottano tra di loro. Ottimo: facciamo un horror da camera con novanta minuti interminabili di chiacchiere. Sai che risate?

Mentre il film parlottava via, avvolto da cinquanta sfumature di niente, al fianco dello schermo passavano gli entusiastici messaggi degli spettatori in chat, che probabilmente stavano vedendo altro in TV: commentavano come se il film fosse la figata dell’anno, ma immagino che fosse una reazione nervosa al vuoto totale di un film di vampiri senza vampiri, una commedia senza alcun intento comico e un horror senza niente per cui provare orrore se non per il vuoto dell’opera stessa.

Ringrazio però la bella colonna sonora del film, grazie alla quale ho conosciuto Bad Penny (1979) di Rory Gallagher, finita subito nelle mie raccolte.


Di tutt’altra pasta, e forse addirittura all’estremo opposto è Benny Loves You, presentato di nuovo come commedia horror ma stavolta a ragion veduta. Il problema… è che è troppo commedia horror!

Il britannico Karl Holt si prefigge di omaggiare il genere slasher ma anche quello delle bambole assassine, facendo un mischione semi-serio – ma truculentissimo – in cui lui stesso, nel ruolo del giovane disadattato Jack, si presenta come motore della vicenda. Il giorno che dà via il suo amato bambolotto di quando era bambino, deciso ormai a diventare adulto, il bambolotto non ci sta… e comincia a sterminare gente.

Cosa spinge questo bambolotto assassino a delinquere? Ci sono degli spingitori di bambole assassine? Non si sa, nulla è spiegato, temo non vada più di moda trovare motivazioni logiche per il comportamento dei personaggi nei film, abbiamo solo questo Chucky orsacchiottoso che ripete ossessivamente quel paio di frasi tipiche dei bambolotti e con un coltello sventra la gente.

Ora, i primi cinque minuti l’idea può anche risultare divertente, giocare sul paradosso di qualcosa di palesemente implausibile – visto che Benny non ha il pollice opponibile, come lo tiene in mano un coltello? – e al primo omicidio diciamo che è un horror divertente. Però sono passati tre minuti: come ci si arriva a 94? Indovinate un po’? Ripetendo ossessivamente lo stesso schema per mille volte, perdendo leggermente in freschezza.

Mai dare via i giocattoli vecchi, che quelli poi si incazzano!

L’idea è buona, soprattutto per una generazione (alla quale mi sento di appartenere) per cui il passaggio dall’adolescenza alla maturità è sfumato e dai contorni indecisi, per via di un maggiore accesso a stimoli culturali impensabili nelle precedenti generazioni: Benny e il carico di citazioni che si porta dietro simboleggia tutto quel bagaglio culturale che regole vorrebbe un giovane si scrolli di dosso prima di entrare nel mondo adulto, e rendere arido il proprio cuore abbandonando ogni immaginazione. Per fortuna (almeno dal mio punto di vista) la contemporaneità rende possibile continuare ad alimentare la propria fama di immaginazione anche nell’età adulta, e forse proprio per rappresentare questa situazione è nato il film.
O forse, più plausibilmente, Holt ha voluto replicare all’infinito un’idea buona solo per un cortometraggio con un bambolotto che ammazza la gente, imitando film slasher famosi.


In un festival dedicato al cinema fanta-horror ciò che desta meraviglia e orrore è come la Menzione Speciale Premio RAI4 sia stata assegnata ad un peso massimo del vuotismo.

André Øvredal non è il solito registino da festival, è autore del ghiotto Autopsy (2016) e di Scary Stories to Tell in the Dark (2019), quindi è uno che l’esperienza ce l’ha e si vede: Mortal ha una regia d’acciaio, una fotografia da applauso, panorami nordeuropei belli da togliere il fiato e una potenza visiva che si percepisce a pelle.
Di cosa parla? Non capisco la domanda: da quando i film parlano?

Scritto da Øvredal stesso, Mortal è l’eco del silenzio di una stanza vuota, tanto che la sua immensa qualità artistica ti fa rimpiangere i filmacci della Asylum coi coccodrilli giganti che affrontano serpenti giganti: almeno lì ti fai due risate e il tempo passa. Qui il tempo non passa mai.

Potrei ipotizzare che l’autore si sia stufato di vedere i miti norreni raccontati dagli stranieri e abbia deciso di riappropriarsi del proprio retaggio culturale, così da creare il Thor dei poveri: Eric (Nat Wolff), che c’ha un potere che non sa controllare, il potere della noia. Una tizia a caso, Hathaway (Priyanka Bose), lo aiuta a gestire questo grande potere, che porta grandi responsabilità, mentre una squadra governativa segreta deve cercare di fermare quest’essere capace di annoiare il mondo.

C’ho la noia nelle mani!

Eric ha avuto una visione di un grande albero, chissà cosa vorrà dire: sarebbe questo il mistero del film? Io che sono un terrone del sud Europa so che l’albero è alla base della mitologia norrena, e il nordico Eric non lo sa? Forse ha ragione Øvredal a voler riportare la propria gente a conoscere le proprie radici, anche se quando Eric trova il martello sembra un po’ miserello: ormai siamo abituati al Thor di Chris Hemsworth, che ce l’ha decisamente più grosso. Il martello.

Se volete bei paesaggi della Norvegia, è il film che fa per voi. Se vi piace la noia che avvolge il niente, è il film che fa per voi. Però vi avverto: in più punti sembra la versione nordica di Aniene! «Sono stato sceso sula Tèra, in mezzo ai mortali, per riparare torti e trionfare la giustizia».


Finora abbiamo scherzato, abbiamo parlato di ragazzetti che giocano a fare i grandi: ora dobbiamo alzarci di livello ed arrivare ai veri professionisti del vuotismo, con un film insignito della Menzione speciale Premio Méliès d’argent. Capolavoro assoluto del vuoto al potere.

Guardate questa locandina: ritrae me che grido disperato davanti all’ennesimo film esteticamente eccellente ma il cui vuoto mi strazia l’anima.

L’ungherese Post Mortem di Péter Bergendy è un esperimento volto a scoprire quanto uno spettatore possa essere preso per il culo prima che regredisca allo stato scimmiesco e cominci a lanciare escrementi allo schermo. Ma forse ho interpretato male, forse Bergendy è un candido che ha appena scoperto il mondo del cinema e ha pensato di fare un film di fantasmi: oh, roba mai vista, eh?

Così abbiamo il tedesco Tomás (Viktor Klem) che nell’Ungheria ai tempi della Spagnola fotografa i morti. Non sappiamo altro di lui. Viene invitato da una ragazzina del posto, che ha morti freschi di giornata da fargli fotografare: oh, mica roba da supermercato, eh? Questi sono morti appena colti, niente diserbanti o concimi, morti naturali. Freschissimi, poi: guarda l’occhio! Tomás non resiste, appena vede un morto lo deve fotografare, e siccome non gli bastano le cataste di morti dell’Ungheria, deve per forza seguire la bambina nel più sperduto villaggio in mezzo al nulla: in fondo una storia vuota funziona meglio immersa nel niente.

Un adulto che segue una bambina in un posto isolato, ma tranquilli: è solo per vedere morti!

So che la cosa potrebbe traumatizzarvi, ma alcune anime dei defunti rimangono imprigionate qui fra noi in forma di fantasmi: paura, eh? Dite la verità, vi è mai capitato di vedere un film che parli di fantasmi? Mai!
Comunque a forza di toccare i morti poi qualcuno di questi si alza e comincia a denunciare per molestie, arrivano gli avvocati morti e ti fanno un mazzo tanto, lanciandoti in pasto ai giornalisti morti. Vaglielo a spiegare che il tuo interesse nel toccare i morti era puramente professionale? Scherzo, magari fosse questa la trama del film.
Dando per scontato che non esistano i miliardi di miliardi di miliardi di film sui fantasmi, Bergendy pensa di farci paura con una vecchia che fa le boccacce, con cose che si muovono e tutto l’armamentario classico. Comincia una storia il cui unico orrore risiede nel vuoto cosmico della propria sceneggiatura.

Vènghino, siòri, abbiamo gente sulle pareti, roba freschissima, mai vista prima

L’unica volta che ho fatto parte di un concorso letterario sono stato preso dal panico: come si può scegliere fra l’orribile e il pessimo? Quindi ai giudici del Trieste Science+Fiction Festival va tutta la mia comprensione: c’erano una decina di premi da assegnare alle opere più vuote e inconsistenti mai apparse su schermo, quindi è inevitabile che si finisca per premiare l’estetica, la superficialità, visto che di contenuti non ce n’è l’ombra.

Però è curioso notare come fra i tanti film in competizione siano stati premiati proprio quelli più vuoti, a parte il caso di Sputnik, quindi forse è proprio l’estetica a contare: le opere con un accenno di contenuto sono state tutte penalizzate, in favore di quelle più assurdamente vuote e inconsistenti. Il vuotismo dunque è un valore: sia lodato il Vuoto, e il Niente che ne è il messaggero.

L.

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24 risposte a Trieste 2020 – Belli senz’anima (2)

  1. Conte Gracula ha detto:

    Il film sul vampiro… ma mica c’è bisogno che il vampiro sbudelli: due buchetti da qualche parte, cadavere dissanguato ed è fatta. Spesa minima (ho un’amica che, per Ognissanti, ti simulava certi squarci addosso, solo col trucco che usava per tutti i giorni… e manco era il suo lavoro XD ) e la commedia puoi farla sui soliti meccanismi, forse funzionano, forse no. Difficile fare una buona commedia.

    Il pupazzo assassino ha una bella locandina, ma se vuoi fare una cosa così, devi rendere credibili i modi di uccidere del pupazzo e variare molto il suo modo di agire. Non è facile (ma ti puoi giocare il pupazzo che ti soffoca nel sonno, infilandoti una mano in gola. Avrebbe senso).

    Thor… boh, non è mai stata la mia divinità nordica preferita (come dice una mia amica, le divinità del fulmine sono sempre tutte un po’ sciocche).

    Post mortem… da quelle due immagini che hai messo, sembra girato bene, peccato per il vuoto.
    Forse sarebbe stato meglio come film di vampiri… ma vampiri pre-Ruthven, quelli del folklore dell’est, gonfi come cadaveri, criminali puniti col vampirismo post-mortem (to’, ci va pure il titolo! XD ) non i nobili fighetti successivi.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Thor lo vedrai sicuramente su Rai4, e l’ho chiamato io così perché trova il martello e controlla il tempo atmosferico: magari è il conduttore del meteo norvegese 😀
      “Post mortem”, come tutti gli altri film, è un prodotto tecnicamente eccellente, molto curato sotto ogni aspetto, dalla scenografia alla fotografia, dall’inquadratura alla prova attoriale, parliamo di film di qualità altissima. il problema è che sono privi di sceneggiatura!

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Nel vuotismo vuotista più vuoto mai visto in questi vuoti tempi di vuota cinematografia…io mi sono segnato nell’agendina dei “film da recuperare” Benny Loves You: da ciò che hai scritto, conoscendomi e andando “a naso” credo che la versione horror di Ted qualche minuto (iniziale soprattutto) di piacere possa regalarmelo…! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Le scene sono truculente e molte idee sono buone, peccato che ripeta in continuazione la stessa trovata, per tipo cento volte! Mette un po’ a dura prova, ma sapendo la tua passione per il genere slasher potresti apprezzare l’operazione: è come se l’autore avesse studiato i capisaldi del genere per replicarne tutti gli errori! 😀

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  3. Sam Simon ha detto:

    Più che i film belli e senz’anima che hai riportato, mi sconcertati poter leggere i commenti on chat live mentre il film non è ancora finito… È come se la gente chiacchierasse nel cinema! Io non commento nulla finché il film non è finito…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Spesso mettevo il film a schermo intero proprio per evitare il fastidio di queste chat continue, di gente che fingeva entusiasmo poco autentico e che cercava palesemente di far passare il tempo, essendo i film mediamente noiosissimi.
      In più momenti c’è stato l’infame che ha spoilerato, a volte anche perché credo non abbia capito il funzionamento del Festival: avendo io 24 ore per vedere il film, se tu commenti dopo aver finito c’è il rischio che io, che magari vedo il film tra dieci ore, legga il tuo commento e mi bruci un colpo di scena.
      Forse è una cosa troppo nuova perché gli spettatori capiscano il funzionamento 😀
      E comunque di solito nei commenti non si svela mai alcun aspetto del film, si lascia giusto un commento personale sull’opera in sé. Altro grande concetto ignoto…

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  4. Cassidy ha detto:

    Benny e i vampiri d’Irlanda mi ispiaravano, gli altri due li avevo ignorati dal programma, ma di quattro film pare non uscirne uno buono. Solo il russo “Sputnik” esce a testa alta da questo festival. Cheers!

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  5. Austin Dove ha detto:

    ma secondo me esistono commedie horror, basta pensare a
    frankestein junior
    quella casa nel bosco

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    • Conte Gracula ha detto:

      Ci aggiungerei The Final Girls. È che di solito prevale il lato comico e l’orrore non pervenuto, sono solo commedie col mostro.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La tradizione della commedia horror è gloriosa e piena di ottimi titoli, ben più antichi di quelli citati, mi spiace che dalla recensione sia sembrato che la dessi come genere non riuscito quando invece spesso è più intrigante dei film “seri” sull’argomento: semplicemente i film che in questo festival sono stati spacciati come commedie horror non erano assolutamente commedie e ben poco horror 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        È un genere che ho bazzicato poco, come tutto quello horror nell’insieme (forse troppe delusioni XD ) quindi ho difficoltà a citare titoli più datati 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ come la fantascienza umoristica letteraria, esistono tantissimi titoli ma godono di fama pari a zero.
        Da “Per favore, non mordermi sul collo!” (1967) al delizioso “Amore al primo morso” (1979), dall’irresistible “Io zombo, tu zombi, lei zomba” (1979) al Nicolas Cage di “Stress da vampiro” (1988) o al giovane Jeff Goldblum di “Una notte in Transilvania” (1985), fino a tempi più recenti con Maial Zombie (2004) e Zombie Strippers (2008). Drew Barrymore è una perfetta mamma zombie nella serie comica “Santa Clarita Diet” (ben tre stagioni!) e potrei inserire anche i vari “Teen Wolf”, dal film con Michael J. Fox passando per i seguiti e la serie TV. Non credo dovrebbe esserci bisogno di citare il capolavoro senza tempo Shaun of the Dead (2004) o il più piccolo ma delizioso London Zombies (2012), per non parlare di classici italiani come “La casa stregata” (1982) con Pozzetto e “Fracchia contro Dracula” (1985) con Villaggio.
        E questo senza passare per i vari Scary Movie e cloni inferiori, per i vari “Gianni e Pinotto contro…”, “La piccola bottega degli orrori”, “Scuola di mostri”, “Ammazzavapiri”, “Zombieland” o prodotti infinitesimali tipo “My Uncle John is a Zombie!” (2016).
        Chiudo citando uno dei miei preferiti, Night of the Living Deb (Zombies in Love, 2015), titolo stupido che nasconde un gioiellino di film con tanto cuore.
        Di commedie horror ce n’è a valanghe, di ogni tipo di qualità e per tutti i gusti: solo al festival di Trieste ci sono commedie horror che non lo sono! 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        Per favore non mordermi sul collp e Zombieland li ho visti ed erano molto carini, degli altri credo di aver visto forse le locandine (a parte Fracchia contro Dracula) però sembrano sempre commedie col mostro 😛
        Temo siano due generi difficili da mescolare, se hai paura non ridi (salvo isteria) ma forse è soggettivo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono commedie che giocano con i canoni del genere, anche se molte hanno effettacci truculenti da puro splatter, anche se in situazioni comiche.

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      • Conte Gracula ha detto:

        En passant: a rivedere i titoli, ne ricordo ancora un paio, ma qui rischio di fare notte, mano a mano che mi si risvegliano i ricordi XD

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Vedrai che ti renderai conto che sono più di quanto sembrino 😛

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  6. Giuseppe ha detto:

    Alla lista di commedie horror ci aggiungerei pure “Burying the Ex” di Joe Dante 😉
    Quanto a questo festival, che dire… chissà, forse quest’anno sono state solo le prove generali: adesso che hanno messo bene in mostra l’alto il livello tecnico/estetico/stilistico generale dei partecipanti, la prossima volta ci si metteranno d’impegno a pretendere ANCHE che almeno raccontino qualcosa!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, ci credo proprio!!! 😀
      Scherzi a parte, il genere “commedia horror” ha titoli a pioggia, ho citato giusto quelli che mi sono venuti in mente ma ce ne sono tantissimi, di varia qualità e di vario successo. Fra i generi che “si sposano”, l’horror e la commedia è fra i matrimoni più frequenti e riusciti 😉

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  7. Kukuviza ha detto:

    Maremma che tristezza. Il potere della noia però ha vinto tutto.
    Come sei riuscito ad affrontare la visione di queste opere eccelse?

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