Jackie Chan Story 9. Nel mirino della Mala!

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

Con Il ventaglio bianco (The Young Master) Jackie ha finalmente l’occasione che cercava, eppure non riesce a godersela. Quando il film esce ad Hong Kong, il 9 febbraio 1980, il primo grande successo di Jackie (che non è più Jacky) dovrebbe essere un momento di grande felicità da festeggiare, ma il nostro eroe non può farlo: è finito… nel mirino della Mala!


La mafia ordina:
colpite Jackie!

Strani incidenti avvenuti durante la lavorazione di Young Master avevano insospettito Jackie, ma quando una sera tre tipi loschi lo aspettano fuori dal set della Golden Harvest e lo “invitano” a salire su una Mercedes, l’attore non ha più dubbi: una Triade è venuta a bussare alla sua porta.

Nella sua biografia Jackie ci racconta che all’inizio del Novecento la mafia cinese era penetrata fra le scuole dell’Opera di Pechino ad Hong Kong, una delle arti più ramificate dell’epoca, e senza averlo preventivato quando queste hanno chiuso e tutti gli allievi si sono riversati nel cinema le Triadi d’un tratto si ritrovarono a capo dell’industria dell’intrattenimento. Da lì a conquistare TV e mondo musicale è stato un attimo, e in pratica già sul finire degli anni Settanta in città si parla di “Triadi buone” e “Triadi cattive”. Le prime prelevano il “pizzo” senza usare la violenza, in modo educato, le seconde c’è da immaginare adottino altre tecniche. Attori e cantanti minacciati di morte non si contano, e non a caso per L’ultimo combattimento di Chen (1978) si sono inventati che Bruce Lee stesso sarebbe stato vittima della “mafia degli attori”. (Visto che Lee nel 1973 è stato trovato in coma nel letto di una donna di cui si vociferavano legami con un boss locale, diciamo che non sono ipotesi così fantasiose.)

Mai scherzare con la Mafia degli Attori, come ritratta in Game of Death (1978)

Malgrado quand’era solo un cascatore Jackie avesse partecipato ad una delle proteste del mondo dello spettacolo contro l’ingerenza delle Triadi, che aveva spinto la polizia locale ad istituire un corpo appositamente concentrato sulla questione, si sa che se vuoi lavorare nel mondo dello spettacolo puoi aspettarti di essere contattato da un boss locale. Oppure da qualche suo amico e/o collaboratore. Ed esce fuori che Lo Wei era un noto amico di un boss. Quando la Mercedes si ferma davanti agli uffici della Lo Wei Productions, la situazione è più che chiara.

A quanto pare il regista non ci sta a vedersi sfuggire di mano il giovane talento, dopo averlo ignorato e umiliato per anni, e ora, seduti uno di fronte all’altro nel suo ufficio, propone a Jackie un contratto senza cifra: dica lui, il giovane talento, quanto vuole per tornare a “casa”, dall’uomo che lo considera un figlio. «Sarà Lo e Chan, soci. Una squadra, capisci?» gli dice Lo Wei nell’incontro forzato nel cuore della notte. E dal suo sguardo Jackie capisce che il regista deve avere stretto accordi con la malavita che ora, con lo sgabuzzino pieno di film che non si vendono, non è più in grado di mantenere. Jackie chiede del tempo per pensarci, e la risposta di Lo sembra uscire da un classico film di mafia: «Ma certo, Jackie, però non pensarci troppo: ad un certo punto non potrò più garantire per le azioni dei miei colleghi», indicando i tre che avevano prelevato l’attore.

Finire le riprese di Young Master con questo peso sul cuore non è stato facile, soprattutto con la presenza sempre più visibile sul set di persone chiaramente mandate lì ad innervosire Jackie. Il giorno della fine delle riprese gli stessi tre tipacci che l’avevano prelevato vogliono una risposta dall’attore, che a questo punto propone una sorta di via di mezzo: di giorno lavorerà al montaggio del film per la Golden Harvest e di notte lavorerà al film che Lo Wei vuole così tanto fare. Peraltro è una pratica ampiamente usata, in una città dove mediamente le paghe di attori e registi sono bassissime e quindi molti lavorano a più film in contemporanea. Il problema è che dopo due settimane Jackie è a pezzi, ed è costretto a confessare tutto quanto a Willie Chan e al direttore Raymond Chow.

C’è solo un eroe che può salvare questa situazione…

Qualche giorno dopo Willie informa Jackie che c’è una soluzione all’orizzonte: qualcuno si è proposto di fare da mediatore con la Triade Sun Yi On, legata a Lo Wei, così da cercare un accordo accettabile per tutti. E questo qualcuno è Jimmy Wang Yu, il più grande divo di Hong Kong prima dell’èra di Bruce Lee, e noto ormai principalmente per i suoi personaggi con un braccio solo.

Contro i mafiosi, Wang Yu basta una mano sola!

Nato a Taiwan, Jackie ci informa che sono sempre girate voci sul fatto che l’attore fosse in realtà un pezzo grosso della Triade di quella città, anche se poi è emigrato ad Hong Kong. Wang Yu ha fatto film con entrambe i produttori, «cercherà di trovare un accordo fra la triade Sun Yi On, Lo Wei e la Golden Harvest», gli spiega Willie Chan, aggiungendo: «se ci riesce non avrai più problemi. Se fallisce, non avrà più importanza, perché tu non sarai più in giro per saperlo». Jackie sbianca. «Vuol dire che sarò morto?» Willie scoppia a ridere: «No, vuol dire che sarai ad Hollywood, anche se molti dicono che in fondo è la stessa cosa». Per stare lontani dai guai e lasciar lavorare in pace Wang Yu, i due partono per una vacanza all’estero, in attesa che le “cose mafiose” si sistemino.

Arrivati in Brasile, Jackie smania: quella vacanza forzata non fa per lui, sia perché non gli piace la situazione sia perché non vede l’ora di tornare a fare i propri film. Da Hong Kong arrivano notizie poco confortanti, visto che l’incontro con Wang Yu non sembra aver dato frutti e anzi la riunione è stata interrotta da una retata della polizia: Leonard Ho richiama in città Willie Chan, mentre Jackie ha un biglietto per il Nord America, alla volta della sede statunitense della Golden Harvest. Un ragazzo che non è mai uscito da Hong Kong si ritrova a viaggiare completamente solo in America, senza conoscere una sola parola di inglese. «Non saprei neanche ordinare una colazione, in America». L’unica consolazione è che finalmente arriva la notizia tanto attesa: Lo Wei ha sistemato i suoi rapporti con la Triade e ha trovato un accordo con la Golden Harvest. In cambio della sua cessione di Jackie, si riserva di mantenere i diritti dei film che l’attore ha girato con lui, compresi gli inediti e l’incompleto Fearless Hyena II, tutto materiale che inizierà ad apparire nei cinema (e in seguito in home video) per sfruttare il successo di Jackie.

Il giovane Jackie è appena diventato una grande star, e i problemi sono già belli grandi

Quando sbarca in America, il nostro scopre dunque che la situazione ad Hong Kong è sistemata, anche se deve un grosso favore all’intermediario.

«In seguito ho finito per restituire il favore a Jimmy Wang Yu apparendo in due suoi film, Fantasy Mission Force e Island of Fire. Erano entrambi orribili, ma sono stato cresciuto nella convinzione che niente sia più importante che pagare i propri debiti.»


Il primo flop americano

Completamente stranito dal ritrovarsi da solo in America, «circondato da stranieri!», non capendo una sola parola d’inglese, Jackie incontra Andre Morgan che invece parla un perfetto cantonese: per dodici anni è stato il braccio destro di Raymond Chow finché non è stato promosso a dirigere la Golden Harvest International Division, cioè la sezione americana della casa di Hong Kong.

Chow e Morgan faranno in America dei film inguardabili: meglio la Golden Harvest di Hong Kong

Morgan è pronto ad aprire le porte degli Stati Uniti a Jackie, gli parla di apparizioni negli spettacoli televisivi di maggior importanza, pubblicità ovunque e un nome noto come regista. Da lì a due settimane Jackie inizierà le riprese… di Battle Creek Brawl di Robert Clouse, una roba terrificante malgrado un grande budget per l’epoca (quattro milioni di dollari americani) e tutto il cuore di Jackie.

Questo pugno in un occhio è la parte meno sgradevole del film

Primo problema: una decina di giorni di studio con un insegnante privato ha dato a Jackie un’infarinatura di inglese, ma una volta iniziate le riprese a San Antonio (Texas), l’attore si rende conto che tutta la sua concentrazione se ne va a sbiascicare qualcosa che, con un po’ di sforzo, potrebbe sembrare lingua inglese. Non c’è più spazio per altro, tipo recitazione o un minimo di emozione nel pronunciare le parole.
Secondo problema: passare da re assoluto del set, con tutti ai suoi comandi, a tizio cinese che non capisce una parola e aspetta solo che Robert Clouse lo chiami è dura.
Terzo problema: Robert Clouse. Che è “Lo Wei 2: la vendetta”. La fama di Enter the Dragon (1973) ha dato a Clouse la falsa convinzione di capirci qualcosa, malgrado più di un suo collaboratore e attore gli abbia spiegato il contrario, minacciando botte proprio come faceva Bruce con Lo Wei. Nulla è servito.

Robert Clouse, che non sa nulla di cinema d’azione, coreografa personalmente le scene di combattimento di Battle Creek Brawl, le mette nero su bianco così da impostare le telecamere fisse per riprenderle. Il che è pura follia per lo stile di Jackie, che è movimentato, dinamico e ogni scena richiede diverse riprese da diverse angolazioni, così da sfruttare al massimo le singole sequenze acrobatiche e di lotta. Spiegarlo a Clouse è impossibile. Che non pago dei danni fatti, scrive anche la sceneggiatura.

Ma… siete seri? Questo film esiste davvero?

Nella sua biografia Jackie racconta che in una scena doveva uscire dall’auto e arrivare davanti ad una porta, ed immaginatosi il modo migliore per rendere il tutto l’attore, in un inglese stentato, è andato a spiegare a Clouse il modo “acrobatico” in cui avrebbe potuto fare la scena. «No, Jackie: limitati ad uscire dall’auto e a camminare», risponde lapidario il regista, davanti a Jackie allibito: camminare? Quando si è mai visto in un suo film Jackie camminare? Tornato con il muso lungo alla sua postazione, con il suo inglese l’attore riesce a lanciare una predizione straordinariamente accurata: «Nessuno pagherà per vedere Jackie Chan che cammina». Parole sante: nessuno l’ha fatto.


La distribuzione

Il film Battle Creek Brawl (o The Big Brawl) esce negli Stati Uniti il 29 agosto 1980 e raggiunge Hong Kong il 16 ottobre successivo.

Dispiace che il peggior film di Jackie di questo periodo sia la prima apparizione italiana dell’attore, forte della distribuzione Warner Bros (storica partner della Golden Harvest): ricevuto il visto di censura il 1° dicembre 1980, la PIC porta Chi tocca il giallo muore nelle nostre sale dal 24 gennaio 1981, sbandierandolo come la nuova produzione degli autori de I 3 dell’Operazione Drago. «Jackie Chan idolo di milioni di americani», recita la solita falsissima frase di lancio, che però sottolinea giustamente il sorriso che sostituisce la furia che ha dominato il cinema marziale nel decennio precedente. «Guardare e non toccare, baby, perché “chi tocca il giallo muore”».

Eppure l’Italia era stata molto attenta alle dinamiche del cinema di Hong Kong, il 15 marzo 1979 su “La Stampa” era stata dedicata un’intera pagina a Jacky Chan: «i suoi due ultimi film di arti marziali hanno fatto incassi eccezionali», e cita addirittura “La iena senza paura”, film da sempre inedito in Italia che qui viene addirittura battezzato nella nostra lingua. Viene citato anche “Il serpente all’ombra dell’aquila”, che però dovrà aspettare il 2003 per arrivare da noi con quel titolo. Dimentico di questo articolo, l’anno successivo (13 agosto 1980) lo stesso quotidiano intitola “Jackie Chan nuovo terrore cinese”: forse che la differenza di grafia “Jacky / Jackie” ha fatto pensare a due attori diversi? «La prolifica industria cinematografica di Hong Kong ha un nuovo divo»: un altro? Ma quante volte è “nuovo” Jackie? Il tutto serve ad anticipare l’uscita de “La rissa di Battle Creek”, traduzione letterale poi scartata dai distributori.

La storica Futurama lo porta in VHS nel 1987 e l’8 marzo 1989 va in onda in prima serata su Italia7, iniziando a bazzicare piccoli canali. Purtroppo Jackie non l’ho mai incontrato prima del 1999, malgrado abbia passato l’infanzia a caccia di film marziali: queste messe in onda dovevano essere alquanto “invisibili”.

Perché all’epoca non ho mai sentito parlare di questo film?

Con l’avvento del DVD, e visto che il film è così brutto che viene via a due spicci, Chi tocca il giallo muore ha conosciuto diverse edizioni digitali e come al solito ne presento tre. La prima è sicuramente la storica Legocart, che ha portato il film in edicola nel 2000: tutti conoscono la qualità dei riversamenti Legocart, ma ricordo che per anni è stata l’unica possibilità di vedere in digitale film introvabili in altri formati. Per di più, la Legocart ci regala la pellicola italiana del film, e per noi collezionisti di queste rarità è un grande pregio.

Titolo italiano da DVD 2000, molto probabilmente tratto da VHS 1987

Nel 2004 abbiamo ben due edizioni. Elleu presenta il film all’interno della sua splendida “Jackie Chan Collection”, rimasterizzato, e la stessa identica edizione è portata poi in edicola da Fabbri Editori all’intero della sua grande collana dedicata al cinema marziale. Quindi in pratica, anche se prodotte da due case diverse, queste due edizioni sono in realtà una sola.

Ci sono altre ristampe del film ma non ho idea di che versione presentino.

Edizione Legocart 2000, probabile riversamento di VHS Futurama 1987

Edizione Elleu / Fabbri Editori 2004


Chi lavora per Clouse muore

Lo vorrei vedere in faccia il produttore della Golden Harvest che ha accettato la sceneggiatura di Robert Clouse. La casa di Hong Kong ha appena sfornato un enorme successo, Il ventaglio bianco, nato dall’aver capito che Jackie produce oro solo quando è lasciato libero, e cosa fa? Lo va ad incatenare alla versione americana di Lo Wei, un autore pessimo sotto ogni punto di vista che riesce a sfornare un film addirittura peggiore delle robe di Hong Kong che nessuno voleva vedere.

A voler essere buoni possiamo pensare che Clouse, alla ricerca di una trama che prevedesse botte e scontri fisici, abbia voluto omaggiare L’eroe della strada (1975) di Walter Hill con una storia nell’America anni Venti con i combattimenti per la strada, ma quale che fosse l’idea il risultato è una semplice sequenza di fotogrammi sbagliati.

Scusa, Jackie, ma non è un colpo scorretto, sotto la cintura?

La Mafia da fumetto, il boss da operetta con mamma al seguito, gli scagnozzi bambineschi che fanno le facce brutte, la musichetta stupida, dei panzoni come lottatori e Jackie che deve sottostare alle folli idee di Clouse che in ogni scena dimostra di non aver capito assolutamente niente di quel che sta facendo. Forse per Jackie era meno doloroso affrontare la Triade di Hong Kong…

E tu chi saresti, il Kareem Abdul-Jabbar dei poveri?

Le scene istrioniche di Jackie sono girate all’americana quindi tutte sbagliate, le scene d’azione sono tristi e la trama è roba da cartoni animati. Non stupisce che il film sia un sonoro fiasco al botteghino. «La recitazione era scarsa e la storia noiosa», confessa Jackie nell’autobiografia. Va male anche ad Hong Kong, l’unico Paese dove sembra essere andato bene è in Giappone, perché i due attori cinesi vengono spacciati per giapponesi.

L’unico fotogramma devo d’essere salvato del film

Perché avere un cavallo di razza e farlo trottare nel cortile di una discarica? Forse all’epoca la Golden Harvest puntava molto sul mercato americano, dimostrandosi però completamente incapace di gestirlo. Jackie subisce e racconta di un periodo fatto di umiliazioni e fatica sprecata: paradossalmente sarà proprio un suo “scazzo”, allo stremo delle forze, a sbloccare lo stallo in cui l’ha ficcato la casa.

(continua)


L.

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26 risposte a Jackie Chan Story 9. Nel mirino della Mala!

  1. Zio Portillo ha detto:

    Era meglio fosse venuto in Italia… Con Tomas Millian e Bombolo poteva fare “Delitto al Ristorante Cinese” (1981). La trama era perfetta: Nico Giraldi con la gamba rotta, Jackie Chan si sarebbe preso tutto la scena dando schiaffi e botte a Bombolo

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tu ci scherzi, ma il clima era esattamente quello! E se niente niente la Golden Harvest avesse ricevuto una telefonata della Titanus, sta’ sicuro che Jackie ce lo ritrovavamo in Italia a girare commedie marziali a pioggia.
      La pessima distribuzione italiana l’ha fatto dimenticare, ma Lo Lieh – l’attore che ha infiammato il mondo e ha fatto nascere la passione marziale che ha aperto le porte a Bruce Lee – è stato immediatamente ingaggiato dai produttori italiani, che l’hanno voluto in una commedia western al fianco di Lee Van Cleef e in una al fianco dei nostrani Supermen di rosso vestiti. Film di una bruttezza al di là di ogni limite che per fortuna sono immediatamente scomparsi nel nulla, come la carriera di Lo Lieh. Ma testimoniano come poteva benissimo essere il destino anche di Jackie.

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      • Zio Portillo ha detto:

        Eh… Conoscendoci poteva essere un lancio migliore di quello americano oppure il chiodo sulla bara alla carriera di Jackie.

        Ce lo vedi a Roma nei primi anni ’80? A naso non se ne sarebbe più andato fagocitato dalle “Domenica In”, dalle neonate reti “Fininvest” e dai film comici da due Lire (Jackie che spia Carmen Russo dal buco della serratura spintonandosi con Alvaro Vitali). In curva con la sciarpa della Maggica, ospite al DRIVE IN, attore in qualche film di Natale dei Vanzina,… C’ho i brividi!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        “Chi tocca il giallo muore” è decisamente peggiore di tutti gli esempi che hai fatto, quindi a Jackie è andata peggio: avrebbe gradito molto di più fare una scenetta comica al Drive-In tra la Del Santo e la Russo ^_^

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  2. Il Moro ha detto:

    Cioè, oltre a tutti gli altri suoi difetti Lo Wei era pure mafioso? E che cavolo, a ogni articolo quell’uomo peggiora! 🤣

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  3. Cassidy ha detto:

    Bruce Lee ha faticato ad esplodere negli Stati Uniti, Jackie Chan è arrivato in America dopo il successo del Maestro Lee ma ha faticato ancora, questo secondo me dice tantissimo dell’industria di Hollywood, anche più delle storie di mafia cinese, che non conoscevo e che sembrano davvero materiale da film. Devo dire che quello di oggi, con le sue scritte gialle e la sua pubblicità forviante è uno dei film più facili da reperire di Jackie, ma anche uno che ho sempre trovato insopportabile, togliere il dinamismo a Jackie è un’idea folle. Ma il baffone nella foto è per caso l’energumeno con cui faceva a botte Jena Plissken nel ring in “1997 Fuga da New York”? Ho sempre avuto questo sospetto, ma non ho mai verificato. Cheers!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Giornataccia, da oggi rientro in zona rossa con una serie di tediose conseguenze.
    Per fortuna stasera mi tirerò un po’ su leggendo il tuo post e ieri mi sono tirato decisamente su (off topic ma non troppo visto che si parla sempre di marzialità & ironia) vedendo finalmente Drive: una bomba! Troppo divertente, lo voglio rivedere (e lo rivedrò) ancora e ancora: i personaggi (tutti!), la chimica tra i protagonisti, le scene di azione con coinvolgimento degli oggetti e del contesto che mi hanno ricordato per alcune peculiarità Merantau e The raid (addirittura! Ma forse in ciò sono blasfemo)…un film da cassetta del 1997 è entrato dritto nel mio cuore! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi spiace per la zona rossa, ma è assolutamente consigliato rivedere “Drive” fino allo sfinimento!
      Dacascos è pura dinamita in ogni sequenza, capisci perché poi uno si fa rodere quando lo si vede in ruoli dove non fa niente?
      E’ un gran peccato non esistano copie di qualità più alta, ma già tocca ringraziare se qualcuno è riuscito a salvarlo dall’oblio!

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Sì, sì, ora capisco in pieno il “rodimento”!
        E concordo sulla qualità, sarebbe bello averla migliore ma già poterlo vedere e rivedere nel 2020 è una gran fortuna! 🙂

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  5. Charlie Chan Spencer ha detto:

    The fearless Hyena da quanto scritto sul libro libro di Stephen Gunn, ” Bruce & Brandon Lee” non è inedito in italia in quanto è stato distribuito in pochi cinema italiani con tanto di doppiaggio italiano. Fu il primo film di Jackie ad essere distribuito nei cinema italiani. Tra l’altro fù distribuito sotto il nome di “Jackie Chan: la mano che uccide”, come se Jackie Chan fosse il nome del personaggio del film… Con un pò di sforzi posso capire cambiare di sana pianta il titolo originale ma questo è troppo. In ogni caso negli anni in cui Jackie sfornava i suoi migliori film in Italia fecero uscire il peggior film da regista di Jackie (sebbene migliore di molti altri film in cui non è il regista e sebbene sia molto interessante perchè è il suo primo film da regista) e sta roba qui che purtroppo ho anche in DVD.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di Gunn mi fido quindi andrò a controllare. Sapevo che quel film che citi – uscito in Italia nel 1982, quindi successivo al Big Brawl – è in realtà “The Hand of Death” (1976), quando il regista John Woo non era ancora famoso da noi, e stando ai nomi in locandina tutto corrisponde. Provo a vedere se riesco a saperne di più in modo sicuro.
      Considera che non credo esista un solo film marziale uscito con un nome decente, in Italia: solo con la fine degli anni Novanta e l’arrivo di internet si è smesso di esagerare con i titoli farlocchi, anche se continuano ancora oggi. (per fortuna raramente).
      Quindi – come dicevo già nelle scorse puntate – può darsi benissimo che altri grandi classici di Jackie siano arrivati in Italia ma non lo saprà mai nessuno, perché non esistono database, non esistono nomi corretti scritti sulle locandine, esistono solo titoli sparati a casaccio e pellicole ormai perdute.
      Come già detto, dei 100 film sicuramente usciti nelle sale italiane di cui ho raccolto informazioni sicure, solamente una cinquantina sono identificabili con sicurezza, quindi in mezzo a quella cinquantina di film usciti nelle nostre sale tra il 1973 e il 1983 potrebbe benissimo esserci Jackie, ma non lo saprà mai nessuno a meno di non trovare i film in questione. E parliamo di prodotti ignoti a TV e home video, la cui pellicola forse giace dimenticata nel magazzino di qualche collezionista.

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      • Charlie Chan Spencer ha detto:

        Oddio sulla data di uscita potrei anche sbagliarmi. Potrebbe essere che in realtà sia uscito dopo “chi tocca il giallo muore”. Potrebbe essere come dici te. Tempo fa si trovavano anche le immagini della locandina.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sì, quelle si trovano – infatti ho la locandina dell’uscita al cinema, nel 1982 – ma non dicono molto: i nomi cinesi sono sempre sballati nelle locandine italiane, e non è detto che quello che sta scritto in locandina corrisponda a ciò che si vede all’interno. Il cinema marziale non aveva diritto ad alcun trattamento dignitoso, era in totale balia di distributori nostrani senza scrupoli.

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  6. Charlie Chan Spencer ha detto:

    Questa puntata la aspettavo… Perchè ho sempre sentito dire robe su questo periodo e sulle minacce della triade ma avevo sempre letto e sentito cose molto vaghe e a volte anche un pò fantasiose.. Ad esempio una volta mi capito di legger da qualche parte che Jackie in quel periodo girava sempre con delle bombe a mano e una volta avrebbe controminacciato i mafiosi.. Mi sembra un tantinello una storia esagerata.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo il cinema di Hong Kong è pura leggenda, mancando qualsiasi tipo di archivio vagamente affidabile.
      Quanto raccontato è la versione di Jackie data a vent’anni dagli eventi, quindi non va presa come verità assoluta ma è facile che sia una verosimile immagine dell’ambiente dell’epoca.

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      • Giuseppe ha detto:

        Sì, diciamo che è abbastanza plausibile, se consideriamo come la presenza di infiltrazioni malavitose nel mondo dello spettacolo non sia poi sempre e solo frutto di illazioni o ricostruzioni fantasiose… certo che se, in fondo, da un mascalzone come Lo Wei c’era da aspettarsi pure questo, mi sorprende invece parecchio il coinvolgimento ad alto livello di uno del calibro di Wang Yu!
        Altro difficile periodo per Jackie, con la minaccia delle Triadi a Hong Kong da una parte e con la marziale incapacità registica di Robert Clouse sui set statunitensi (che Jackie affrontava da straniero in terra straniera, letteralmente, per la prima volta) dall’altra…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Va lodato il povero Jackie, che ha dovuto mandar giù una quantità di rospi non indifferenti, saltellando da padelle a braci in continuazione: stupisce sia riuscito lo stesso a tenere duro in situazioni così assurde.

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  9. Kukuviza ha detto:

    E mi ritrovo Clouse anche oggi! So che l’articolo è di un mese fa, ma guarda te la coincidenza di leggerlo oggi dopo i due articoli di ieri.
    Comunque non c’è pace per il povero Jackie! il nostro regista spreferito è addirittura ammanicato con la mafia! ma qui c’è materiale per cento film!

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