Freerunner – Corri o muori (2011) guest post

Torna Lorenzo, il ninja del Zinefilo che approfitta del passaggio del 9 novembre 2020 su Cine34 di un film d’annata per tornare a collaborare con il blog.

Uscito in sala il 9 luglio 2012 (fonte: FilmTV.it) e portato in Blu-ray da Eagle Pictures nel dicembre successivo, Freerunner. Corri o muori di Lawrence Silverstein è una curiosa evoluzione del genere pit fight, arricchito con la passione per il parkour vigente all’epoca grazie al successo di produzioni francesi come Banlieue 13 (2004) – che nel 2014 viene rifatto identico dagli americani con Brick Mansions – ma soprattutto è una sorta di versione marziale del 12 Rounds (2009) di Renny Harlin che cerca di lanciare un bravo atleta come Sean Faris.

Quando Sean Faris era una speranza marziale

Lanciato da Never Back Down (2008), Faris sembrava una piccola promessa marziale che avrebbe potuto regalare qualche piccola soddisfazione, ma dopo il ruspante The King of Fighters (2010) e questo Freerunner l’attore ha deciso di abbandonare completamente la fisicità e dedicarsi a doti attoriali che non ha. Abbiamo perso un onesto piccolo attore marziale e abbiamo guadagnato una nullità attoriale.
Da ricordare come vittima di Dolph Lundgren in Stash House (2012), oggi Sean Faris lo trovate su TV8 nei filmetti dozzinali romantici o natalizi.

Alcune scelte di sceneggiatura di questo Freerunner sono molto simili al piccolo ma ottimo Death Warrior (2009), in cui il campione marziale argentino Héctor Echavarría riversava tutto il suo amore per il genere pit fight e per le tecniche marziali di Van Damme.

Lascio dunque la parola a Lorenzo.


L’onesto atleta che decise di diventare mediocre attore

«Ciao, è molto che non ci si sente, come va?»

«Tutto bene, tu?»

«Mah, si tira a campare. Senti, cosa fai stasera? Ti va di andare al cinema con me?»

«Si può fare. Cosa volevi vedere?»

«C’è un film intitolato Freerunner, dai commenti che ho letto in giro sembra essere un filmaccio da non perdere. Allora d’accordo, ci vediamo più tardi.»

Capita che ti venga voglia di chiamare vecchi amici che non senti da mesi, per organizzare un’uscita, sparare due cazzate, cose così. Ed ecco che, in una pigra serata estiva, io e il mio amico Beppe siamo in un multisala. Acquistiamo due biglietti per Freerunner. Corri o muori, e al momento siamo i soli ad aver fatto questa scelta. La cosa non mi stupisce. Nel pomeriggio ho fatto una piccola ricerca, e il giudizio è unanime: Freerunner è una cagata pazzesca. È raro che nel 2012 certa roba riesca ad arrivare al cinema, ecco perché non posso perdermelo.

Manca ancora mezz’ora all’inizio dello spettacolo, e inganniamo il tempo guardando le locandine degli altri film, dissertando su cose irrilevanti, osservando la gente. Ad esempio, una giovane donna seduta ad un tavolino un po’ defilato, che continua a guardare l’orologio. È vistosamente innervosita. Facciamo delle ipotesi, quella più plausibile è che stia aspettando il fidanzato in ritardo.

Infatti, dopo alcuni minuti, arriva un uomo di una decina d’anni più anziano di lei con in mano un mazzolino di fiori. Probabile che l’abbia comprato dal cingalese all’incrocio prima di parcheggiare. Appena lei lo vede, scatta in piedi e lo incenerisce con lo sguardo.

«Ti sto aspettando da mezz’ora. Perché sei in ritardo? Perché non rispondevi al telefono? Eri con tua moglie, vero?»

Lui bofonchia qualche scusa incomprensibile.

«Non sono disposta ad andare avanti così. Devi fare qualcosa.»

Pensavo che queste scene succedessero solo al cinema. In effetti siamo al cinema.

«Questa è l’ultima volta. O me o lei!»

Ma si sta facendo tardi, lasciamo i due alla loro discussione ed entriamo in sala.

Che, naturalmente, è vuota. Certo, d’estate la gente non ama frequentare i cinema, ma questo è un segnale inequivocabile. E va benissimo così.

Però, sorpresa! Appena finita la pubblicità, fa il suo ingresso in sala la coppia di prima. Cosa diamine li avrà portati a scegliere proprio questo, tra tutti i film in cartellone?

Si spengono le luci, inizia la proiezione.

Ci sono dei ragazzi che si dedicano al freerunning, una variante acrobatica del parkour. Fanno gare. Sono sbruffoni. Sono circondati da belle ragazze. Vuoi vedere che è la solita roba all’americana? Mi sono sbagliato? No, perché quando il film sembra aver imboccato una strada poco interessante, fa un’improvvisa inversione a Z e comincia il divertimento.

Giovani “corridori liberi” che “parkeggiano”

Durante una corsa, tutti i concorrenti vengono rapiti e si risvegliano in una stanza, con un collare esplosivo al collo. Un video, tipo quiz televisivo brutto, spiega ai prigionieri le regole della gara che dovranno disputare (come in Battle Royale: ma se nel film giapponese la scena aveva senso, in un contesto surreale, in questo caso è solo ridicola). Chi non le rispetterà, salterà in aria. Il vincitore – o meglio, l’unico che rimarrà vivo – si porterà a casa un milione di dollari.

A scommettere sui concorrenti, collegati via internet, un gruppo di ricconi sparsi in ogni angolo del globo: l’italiano mafioso, lo sceicco arabo, il petroliere texano, insomma tutte le figure più stereotipate una dietro l’altra.

Lorenzo e gli altri spettatori in sala costretti a vedere il film

Io e il mio amico ci siamo goduti lo spettacolo fino alla fine, e quando si riaccendono le luci usciamo soddisfatti dalla sala. Ma non posso fare a meno di notare, dietro di noi, i due amanti (forse ancora per poco). Lui non parla, ha lo sguardo basso e sembra invecchiato di dieci anni. Lei è incazzata nera e non gli rivolgerà la parola per settimane a venire. Non ho mai capito perché, ma i filmacci hanno il potere di irritare le donne. Figuriamoci dopo un litigio.

Comunque, ormai è tardi. Beppe ed io usciamo dal cinema e ci incamminiamo verso il parcheggio. Sto per salire in macchina, quando in lontananza mi sembra di udire una voce: «Dai, in fondo non era così male…»

Lorenzo


P.S.
Ringrazio Lorenzo della disponibilità e rimaniamo in attesa di sempre nuove recensioni.

L.

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17 risposte a Freerunner – Corri o muori (2011) guest post

  1. Zio Portillo ha detto:

    Pur avendo avuto mille e più occasioni per vederlo, sto film l’ho sempre schifato a prescindere. Mai preso in considerazione per una visione perché “a pelle” non mi acchiappava.

    Ora sarà stato il racconto di Lorenzo, sarà stata l’appendice riguardante gli amanti (chissà che fine avranno fatto?), sarà stata la vocina in lontananza che dice «Dai, in fondo non era così male…»,… So solo che ora mi è venuta voglia di vederlo!

    Qua mi sa che il superpotere di essere una Cassandra non ce l’ha solo Lucius, ce l’ha proprio sto blog!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ una grande responsabilità, mettere in guardia da film che invece poi si finisce per promuovere! 😀
      Scherzi a parte, non è un film peggiore di altri, ha ottimi atleti ed è ambizioso, anche se poi rimane un prodotto minuscolo. Però è figlio dei tempi, della passione per il parkour e per il tema “costretto a combattere” che permea tanto cinema di genere. All’epoca personaggi che dovevano aggirarsi per la città superando sfide era molto “caldo”, e “Freerunner” non sfigura tra film che sembrano più grandi ma hanno risultati ben peggiori.
      Non l’ho citato, ma lo stesso anno il lupacchiotto Taylor Lautner s’è dato al parkour con “Abduction”, cioè con una trama simile – giovane costretto a zompare in giro e affrontare sfide – ma sebbene con molti più soldi il risultato è molto più triste e dimenticabile.
      E l’anno dopo “Senza freni” (Ride Like Hell, 2012) ripete tutto identico ma stavolta in bicicletta: di nuovo, tanti soldi, poco risultato. Alla fine “Freerunner” è il più onesto di questi film: quello che vedi in locandina è quello che avrai 😛

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      • Lorenzo ha detto:

        Secondo me la differenza tra i film che hai citato e Freerunner è che quest’ultimo è, come dire… molto più pittoresco 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Rispetto ai titoli con budget più alto sicuramente può sembrare più ruspante, ma di certo è più onesto: lo sai già che è una roba di serie Z, quindi non ti stupisci come avviene con produzioni milionarie che sempre Z rimangono 😛
        Comunque l’ottimo “Death Warrior” è molto più Z, siamo a livello “Dài amici, facciamo un film”, e anche lì il protagonista si risveglia con un collare, anche se solo legato a catena (non ci sono i soldi per metterci le lucette). Rimane però un ottimo film, soprattutto dal punto di vista marziale.

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  2. Cassidy ha detto:

    Il figlio di un mio collega si è appassionato al parkour con questo film (storia vera), ma penso che sia anche uno dei pochi elementi positivi legati a “Freerunner”, il post di Lorenzo e la sua conclusione sono da applausi 😉 Cheers

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Sembra in qualche modo una storia interessante ma anche trash.
    Parlo del signore sposato con l’amante giovane 😛

    Il film, non avendo una trama propria (ma una di Saw incrociata con i fumetti sulla Suicide Squad o sul già citato Battle Royale) ovviamente avrà la sua gradevolezza solo nelle acrobazie.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sean Faris non era male, come atleta, ma certo il film è quello che è.

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      • Giuseppe ha detto:

        E’ visto che è quello che è, appunto, mi sorge il dubbio che al cinema quella sera ci fosse un doppio spettacolo: 1) su grande schermo e 2) con la coppia di amanti (chissà, magari attori pagati apposta 😛 ) pronti a proseguire la loro sceneggiata anche in sala, in caso gli spettatori avessero cominciato a mostrare insofferenza nei confronti del film… 😉

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahahah! Ancora una volta la storia “di contorno” ruba la scena al film! Mannaggia, se ti avessi conosciuto, Lorenzo, mi sarei appiccicato a te come una calamita, sia per la passione Z che porta a vedere un film al cinema in estate soprattutto in virtù di commenti che lo definiscono una cagata pazzesca sia per la frequenza con cui capiti in mezzo a vicende che si traducono in divertimento assicurato 🙂
    Per quanto riguarda il film, a proposito del quale noto un Lucius indulgente nel giudizio, debbo dire che anche io come voi non mi sento di condannarlo del tutto: da quel che ricordo, è un prodotto Z che avrebbe “ambizioni superiori di qualche lettera” ma che proprio per questo, a fronte del risultato, produce effetti ridicoli ma, invero e alla fin fine, divertenti (se preso con lo spirito giusto).
    Il che non è molto ma nemmeno poco poco! 🙂

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