[Big Fanta Gun] I fucili di Star Trek (3)

Nell’universo televisivo di Star Trek tutto era tranquillo, i property master – cioè i responsabili degli oggetti di scena – con gran fatica avevano creato un tubo di plastica spacciato per fucile e tanto bastava: ora si poteva riposare. Poi il tracollo. Il 18 novembre 1996 esce nei cinema americani il film Star Trek: primo contatto di Jonathan “Numero Uno” Frakes, e l’onda d’urto scuote tutti i quadranti.

Potrei andare avanti a lungo ad insultare questo ridicolo film, ma mi tratterrò perché non è questa la sede. Ciò che importa è che era dal 1979 che un film con scritto “Star Trek” in locandina era così profondamente diverso da qualsiasi Star Trek mai visto prima. Sebbene sia una minuscola fan fiction dedicata esclusivamente ai più attenti spettatori della serie TV, i tecnici devono aver avuto un ordine specifico: cambiare tutto. Non un solo centimetro di Enterprise assomiglia a qualsiasi cosa vista in TV, e con interni diversi, arredamenti diversi e vestiti diversi… ovvio che ci siano armi diverse. Se questo film fosse stato girato per la TV, i fan avrebbero preso il loro forcone delle grandi occasioni e sarebbero andati a protestare sotto gli uffici della Paramount. Invece First Contact è un film, e un film è la Verità Rivelata. Non mettete mai a confronto la Bibbia con un film, perché vince sempre il film.

Nessuno cita mai il settimo film, nessuno cita mai il nono, credo che il decimo non sappiano neanche sia uscito: tutti citano sempre, ossessivamente l’ottavo film. Temo che sia uscito quando tutti i fan di oggi di Star Trek erano giovani e influenzabili, perché non posso credere che una roba del genere possa aver davvero avuto così tanto successo.
Un altro mistero avvolge la sua lavorazione: possibile che il film di Star Trek più amato da ogni forma di vita nell’universo sia quello meno noto a livello di produzione? Possibile che non uno fra i miliardi di miliardi di fan adoranti che provano un orgasmo ogni volta che Picard fa il Rambo de noantri si è mai chiesto chi abbia creato ciò che amano? La risposta è nella domanda errata. Un fan non chiede, esegue ciò che gli ordina il suo padrone attraverso i film.

Io che non sono un fan posso permettermi il lusso di pormi domande, che però rimangono senza risposta: su First Contact esiste materiale a valanga, ma non una sola riga è mai stata spesa a parlare di chi abbia ideato, disegnato e costruito tutto ciò che si vede su schermo. Non ultimo i nuovi fuciloni.


Peeno noir phaser rifle

Stando ad IMDb il property master del film è Dean Wilson, mentre quelli che fisicamente hanno costruito gli oggetti di scena sono Andrea F. Davis, Don E. Gaffney, e Michael W. Moore, gli stessi del film successivo. Sono questi i membri della squadra che hanno costruito il nuovo modello di Type 3 Phaser Rifle? Non si sa. Si sa solo che contro i terribili Borg non servono i normali phaser, serve un mega-fucilone che comunque non farà una mazza. Visto che per sette anni l’equipaggio dell’Enterprise NON ha usato fucili, Picard invita tutti a prendere i fucili. Se avesse detto “prendete le alabarde spaziali” avrebbe avuto più senso.

Mentre in TV dal 1966 andava in onda una serie con militari senza fucili, in due secondi ci troviamo in una stanza piena di gente armata di mega-fuciloni, e nessuno sembra stupito.

In 30 anni di Star Trek non si è mai vista questa scena, eppure nessuno è stupito

L’interesse per il fucile è pari a zero, tanto che non esiste un nome: è sempre il Type 3 Phaser Rifle ma è ovvio che è totalmente diverso da quelli intravisti finora. Perché nessuno l’ha mai battezzato? Mistero. Perché ha la forma di un pene nero? Altro mistero. Propongo dunque il nome Peeno Noir Phaser Rifle in omaggio al video artistico (leggermente allusivo) di Titus Andromedon in “Unbreakable Kimmy Schmidt” (2015).

Per affrontare i cattivi Borg, dunque, Worf ha modificato dei fuciloni a cui nessuno bada: possibile che dopo sette anni a bordo di una nave priva di fucili nessuno dei personaggi faccia almeno la faccia incuriosita? I Borg però troveranno velocemente il modo di diventare immuni all’arma quindi si riusciranno a sparare un massimo di dodici colpi: il motivo di questa precisione sfugge alla scienza ufficiale, così come sfugge il perché esistano due modelli dello stesso fucile, a seconda dell’inquadratura.

Se cliccate per ingrandire, vedrete i due diversi modelli di fucili usati

Vediamo infatti la squadra guidata da Worf camminare per un corridoio con un Peeno Noir, poi gira l’angolo… e il fucile è diverso!

Worf cammina spavaldo col fucile grigio squadrato…

Per fortuna c’è un altro angolo da girare, così la scena finisce di nuovo coi fucili a canna nera. Questa è la grande continuity di Star Trek.

… poi gira l’angolo e ha un fucile a canna nera

Perché ci sono due fucili? Perché uno è a canna nera rotonda e l’altro a canna argentata squadrata? Ma soprattutto, perché sono l’unico a farsi queste domande? Ovvio, perché non sono un fan.

Data, perché hanno tutti il pisellone nero tranne noi?

La sequenza coi fuciloni piselloni dura pochi minuti ma i danni che arreca all’universo di Star Trek sono incalcolabili. Dopo trent’anni senza fucile, al massimo con un tubo di plastica, all’improvviso ci si rende conto che il Peeno Noir è un gran bel fucile, e in effetti una serie che parla di militari ne avrebbe proprio bisogno. Il primo a fare questo ragionamento è un “infiltrato” di Star Trek: Brannon Braga.


Il fucilone pisellone
conquista la TV

Brannon Braga è un fan dell’universo di Alien che però lavora a Star Trek, anche perché solo lì all’epoca c’era lavoro. Ha scritto ottimi episodi di “The Next Generation”, ma non gli perdonerò mai la sceneggiatura di First Contact. Se esistessero informazioni in merito, magari uscirebbe fuori che Braga stesso ha voluto dei fucili in Star Trek, comunque sta di fatto che quel Peeno Noir gli resta nel cuore, nello spazio lasciato libero da Alien.

Allacciate le cinture…

Il fucilone pisellone “nasce” nel novembre 1996, e Braga probabilmente ha letto le riviste di cinema di qualche mese prima che annunciano come Danny Boyle, fresco di Trainspotting (1996), dirigerà il quarto film della saga di Alien. Siamo nel decennale di Aliens (1986) e Braga sta curando per la TV le sceneggiature di “Star Trek: Voyager“: è il momento di mettere insieme tutte queste passioni e mostrare ai fan un po’ di sano rambismo cameroniano anni Ottanta.

… perché Janeway si spoglia della divisa da mamma orsa…

L’11 dicembre 1996, un mese dopo l’uscita al cinema di First Contact, va in onda in TV l’episodio 3×12 di “Voyager” (grazie a Sam Simon per avermelo fatto scoprire!), dove il capitano Janeway torna a bordo e scopre che l’intero equipaggio è scomparso… misteriosamente raggruppato in un unico locale. Ci sono buchi d’acido sul pavimento e ci si muove in una struttura che sembra abbandonata: è il momento di trasformarsi in Ripley.

… e si trasforma in Ripley!

Ricreando in modo geniale la discesa di Ripley nel nido alieno, con tanto di vestizione, Brannon Braga nel decennale del film di Cameron prende la propria eroina Janeway e la trasforma in Ripley, e in mancanza di pulse rifle… ecco sbucare il Peeno Noir.

Occhio a dove lo punti!

Tutto perfetto, gli appassionati dell’universo alieno ringraziano – i fan di Star Trek temo siano stati meno contenti – però poi, passato l’entusiasmo, una domanda nasce spontanea: “Voyager” si svolge nel Quadrante Delta, dall’altra parte dell’universo rispetto agli eventi di First Contact… come c’è arrivato quel fucile a bordo?

Inutile farsi domande, è la continuity di Star Trek: dal 1966 ad oggi quasi ogni anno cambiano le divise, qualcuno si è mai chiesto che senso abbia? Come fanno serie distanti secoli e anni luce a cambiare in contemporanea le divise? Domande senza senso..

Intanto Janeway si fa chilometri a fucile spianato

Per esempio, se su “Deep Space Nine” si parte in missione (episodio 5×24, 19 maggio 1997) per Empok Nor, ci si porta… il Peeno Noir!

Soldato Nog munito di pisellone a rapporto

Che senso ha inserire questo fucile in una serie che ancora nello stesso episodio usa il tubo di plastica storico? Di nuovo, inutile farsi domande, tanto il fucilone pisellone appare per pochi secondi e scompare. È solo un gioco citazionistico.

Ricordatevi il colore di quella luce sul fucile

Braga fa sbucare il Peeno Noir in ogni pizzo della Voyager, semplicemente perché sa che è un fucilone gagliardo e i personaggi ci fanno un figurone. Dopo Janeway, si apre la diga. Nell’episodio 3×25 (14 maggio 1997) torna la mitica cattiva Seska…

Quanto mi manca la perfida Seska

… e nel 4×06 (8 ottobre 1997) tocca all’ancor più mitica Sette di Nove…

Non provate a fare battute su Sette di Nove, potrebbe reagire male

… che in 4×25 (13 maggio 1998) ripete la scena ma ci fa scoprire che i fuciloni hanno ben due lucette: una davanti e una di dietro. Ma non era bianca, quella di dietro?

Stavolta la luce bianca è diventata rossa

Nel film First Contact i nostri eroi quando escono nello spazio devono prendere una versione modificata dell’arma, che i fan chiamano EVA Phaser Rifle – non ne parlo perché quella scena mi genera conati dalla prima visione dell’epoca – mentre i membri della Voyager dimostrano che il fucilone pisellone funziona benissimo anche nel vuoto, come visto nell’episodio 4×16 (18 febbraio 1998).

Noi il fucile lo portiamo fuori, e ciccia!

Il quarto film alieno esce nei cinema nel novembre 1997, senza la regia di Danny Boyle che con quegli effettoni specialoni non si trovava a proprio agio, e forse Brannon Braga ne è rimasto deluso. Sta di fatto che dal 1998 il Peeno Noir scompare: chiusa la quarta stagione di “Yoyager”, in quelle successive l’arma semplicemente non esiste più. Lo ripeto, siamo a migliaia di anni luce dalla Terra, la Voyager è un’astronave dispersa in territorio sconosciuto e ostile, come fa a cambiare l’intero armamentario a seconda della moda? Di nuovo, domande inutili.

Il fucilone pisellone rimane in pianta stabile nel cuore dei fan, e l’universo a fumetti di Star Trek ogni tanto lo propone, ma per me il lavoro migliore rimane la copertina del romanzo Star Trek TNG – The Battle of Betazed (Pocket Books, 2002) di Charlotte Douglas e Susan Kearney. Leggenda vuole che tra l’eguipaggio di “The Next Generation” ci fossero delle donne: è falso. Il 99,9% dei 176 episodi della serie sono occupati da Picard che crea il Cielo e la Terra, e lavora pure il settimo giorno, mica come quel dio minore che s’è riposato. Se nelle serie TV i personaggi femminili hanno forse due minuti ad episodio, nei film sono semplici comparse: se vi concentrate bene, non sbattete le palpebre e siete pronti di riflessi, in quella robaccia che chiamano Star Trek IX – L’insurrezione (1998) potreste riuscire a scorgere il fotogramma in cui Deanna Troi imbraccia il fucile.

Per fortuna l’universo espanso di Star Trek è libero dalla umidiccia voglia di protagonismo di Patrick Stewart e addirittura Troi è protagonista assoluta del romanzo, sulla cui copertina campeggia ritratta con il Peeno Noir.

(continua)

L.

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26 risposte a [Big Fanta Gun] I fucili di Star Trek (3)

  1. Sam Simon ha detto:

    First Contact, First Contact… Avrò modo di parlarne! Intanto settimana prossima ho in programma un post sorpresona su Star Trek di cui vado molto fiero!

    Inspiegabilmente First Contact è amato dai fan di TNG, nonostante non ci siano i personaggi di TNG dentro. Ne hanno le fattezze, ma sono totalmente diversi. Una trama forzatissima che ha dei momenti belli ma che alla fine è un carrozzone probabilmente insalvable. TNG doveva finire con l’ultima puntata della settima stagione and that’s it!

    PS: come sempre grazie per il riferimento!

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  2. Lorenzo ha detto:

    Secondo me ti fai troppi problemi. E’ un programma televisivo, è normale ci siano dei restyling col passare del tempo. Chissà quanta gente ci ha lavorato in 50 anni.
    L’unica cosa che posso dire è che l’Enterprise di First Contact (D) non è la stessa della serie (E), per questo sono diverse.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando “Casa Vianello” cambiava stagione, se nel frattempo era cambiato l’arredamento gli autori si inventavano qualcosa per giustificarlo: un trasloco, un capriccio di Sandra, e via dicendo. Una produzione internazionale con milioni di fan come “Star Trek” non ha la stessa attenzione, e se un film è ambientato su una nave diversa quanto meno lo dovrebbe dire, ma in fondo dovrebbe anche presentare i personaggi, cosa che nessuno dei film dell nuova generazione fa. Ecco perché Star Trek ha solo ed esclusivamente sei film, quelli con Kirk, perfettamente godibili anche da chi non ha mai visto un solo episodio televisivo. Perché gli sceneggiatori si prendono la briga di presentare i personaggi, ma capisco che questo tipo di qualità è roba d’altri tempi.

      Se stessimo parlando e “I ragazzi della Terza C”, ovvio che certi problemi uno non se li farebbe, ma parliamo di un universo di culto in ogni angolo del mondo (tranne in Italia), i cui oggetti sono venduti a cifre da far girare la testa. Migliaia di fan, cosplayer e collezionisti acquistano riproduzioni di fucili da “First Contact”, studiati in ogni più minuscolo particolare, ecco perché mi stupisce che nessuno si sia mai domandato chi sia stato l’autore di quei fucili, o l’ideatore o il disegnatore.
      Che la produzione se ne freghi della continuity è noto, nessun film di Star Trek si è mai preoccupato minimamente di questi dettagli, ma visto che i fan invece ne fanno il proprio dio, ecco li mio stupore nel vederli adorare qualcosa che vìola tutto ciò che amano.

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      • Lorenzo ha detto:

        Ma viene detto infatti che la nave è diversa. C’è anche scritto sopra allo scafo.

        Ti rispondi da solo quando dici: “parliamo di un universo di culto in ogni angolo del mondo (tranne in Italia), i cui oggetti sono venduti a cifre da far girare la testa. Migliaia di fan, cosplayer e collezionisti acquistano riproduzioni di fucili”. Star Trek è un prodotto, e servono sempre nuovi oggetti da vendere ai migliaia di fan, cosplayer e collezionisti.

        Inoltre, tutte le volte che una serie ha bassi ascolti, cosa che ciclicamente succede anche a Star Trek, si cerca sempre di rilanciarla (o “svecchiarla”) cambiando qualcosa (in meglio o in peggio, a seconda dei punti di vista).

        Detto questo, non voglio difendere la produzione di Star Trek (anche perché non me ne viene in tasca nulla :P), ma capisco che ci saranno svariati motivi dietro ad ogni scelta, purtroppo non tutti legati al lato artistico, anzi, chissà quanta gente (che va e viene) deve approvare e metter becco su ogni cosa, di certo non è una situazione paragonabile alle serie Mediaset.

        Ma in fondo io mi limito a guardare le serie dal divano, andare in sala quando esce un film, e se ci sono incongruenze va bene, nel caso me ne accorga non me ne cruccio più di tanto 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ribadisco, non sto parlando della produzione, sto parlando dei fan: la continuity è un concetto che esiste esclusivamente nella testa dei fan, nessun regista o sceneggiatore la prende minimamente in considerazione, quindi non interessano le motivazioni che spingono ogni serie e film ad inventarsi oggetti di scena, quello di cui parlo qui è il fatto che i fan, molto più attenti dello spettatore sul divano, vanno pazzi di un qualcosa, spendono barche di soldi e di tempo, senza mai chiedersi nulla su quella cosa: per esempio chi l’ha creata.
        E’ come per Giger nell’universo alieno: sarebbe assurdo per un fan di alien ignorare chi sia l’autore dello xenomorfo e la filosofia che c’è dietro quel disegno. Invece è perfettamente normale per i milioni di fan, cosplayer e collezionisti di Star Trek di tutto il mondo ignorare chi abbia creato gli oggetti che amano e per cui spendono fior di cifre.

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      • Lorenzo ha detto:

        Sì, ma non puoi paragonare un artista famoso in tutto il mondo come Giger a gente che ha modificato un tubo per farne un fucilone, o un aspirapolvere per farne dei phaser…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Questo perché non sei un fan, ti assicuro che Gene Roddenberry è considerato un Profeta e gli autori delle sceneggiature sono molto noti.
        Giger da noi è famoso esclusivamente perché dal 1979 ad ogni chiunque parli di Alien lo cita, anzi purtroppo cita SOLO Giger dimenticandosi che ci sarebbero anche dei film tratti dalle su opere. Se tu citi SEMPRE l’autore, quel nome entra nell’immaginario: se non lo citi mai, non ci entrerà mai.
        Non mi sembra ci sia una grande conoscenza delle avanguardie svizzere, quindi Giger non sarebbe mai diventato famoso a livello internazionale se ogni articolo di cinema non lo avesse citato negli ultimi quarant’anni, sia per Alien che per Dune. (Non so perché, ma di Species non ne parlano mai!)
        Michael Okuda e altri sono nomi molto noti nell’universo alieno, perché hanno scritto tomoni e volumoni dove raccontano il davanti e il dietro di quell’universo, così come è molto noto l’inventore del linguaggio Klingon, che gli americani amano più della propria lingua: il fatto che da noi non arrivi niente di questi echi non conta, Star Trek è un universo che in pratica in Italia non esiste, ma in America è una roba enorme che fattura bei soldi da decenni, con fan che riempiono fiere e riversano fiumi di denaro. Questo ha permesso ad alcuni autori di uscire allo scoperto e di raccontare la loro creatività: così come abbiamo interviste e libri di Giger per via del successo di Alien, abbiamo interviste e libri di designer americani perché hanno inventato oggetti di scena amatissimi e che sono acquistati da migliaia di fan. Il mistero è perché altri oggetti di scena, parimenti amati, non siano oggetto di curiosità, solo di amore cieco.
        Come mai l’inventore del primo phaser rifle, i cui modelli sono stati messi all’asta per decenni con prezzi da capogiro, è stato intervistato solamente nel 2012? Perché nessuno si è mai chiesto chi fosse l’autore di un’icona per intere generazioni? E’ questa mancanza di curiosità che mi stupisce e mi lascia di stucco.
        Non parlo dell’Italia, da noi si analizzano solo le partite di calcio e le ricette di cucina, parlo di un Paese dove Star Trek è una cosa dannatamente seria.

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      • Giuseppe ha detto:

        Forse il tuo stupore, in fondo, deriva proprio dal non essere un fan: se lo fossi, nel corso degli anni avresti imparato non dico ad accettare ma, almeno, a convivere anche con contraddizioni di questo genere 😉 Per quanto abbia sempre sorpreso anche me che simili armi abbiano suscitato così poco interesse a proposito delle loro origini…
        Riguardo alla continuity, cosa mai l’avrebbe potuta contraddire più del Kelvinverse di J.J. Abrahams (tanto che persino Orci e Kurtzman dovettero precisare trattarsi di un ALTRO universo rispetto a quello classico)? Eppure quei fan legittimamente critici -quando non apertamente delusi- a riguardo del nuovo corso rischiavano di venire bollati come dei “disfattisti”, termine un tantino ingiusto visto che, alla fine, non facevano altro che difendere la medesima continuity così cara ai loro stessi accusatori.
        E poi, un vero trekker dovrebbe comunque essere più attento e curioso rispetto a uno spettatore occasionale, giusto? Ecco, a questo proposito ricordo ancora la recensione (a cura del fandom ufficiale italiano) di “Star Trek VI: The Undiscovered Country” pubblicata in un albo Play Press nel ’92 dove, tra un giusto elogio e l’altro, si perdonava la simpatica incongruenza circa l’uso di un dizionario Klingon nell’affrontare una conversazione in un’epoca dominata dal traduttore universale, e qui parliamo ovviamente della sequenza in cui Uhura comunica con i carcerieri di Rura Penthe (mentre l’Enterprise vi si sta dirigendo per soccorrere Kirk e McCoy): peccato non ci fosse NESSUNA incongruenza da perdonare, dal momento che veniva chiaramente detto come il traduttore universale sarebbe stato riconosciuto e questo ovviamente ne precludeva l’uso, volendo mantenere l’incognito sotto mentite spoglie di una semplice nave di approvvigionamento viveri! Un dettaglio non secondario ai fini della trama, direi, quindi difficile da derubricare a semplice svista e in special modo quando questa proviene dai veterani del fandom…
        P.S. Sì, nel film veniva specificato che si trattava di una nuova (e assai più spartana) Enterprise 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ricordo che nei Novanta nella grande libreria di quartiere vidi un Dizionario Klingon, credo per Fanucci (l’unica casa che all’epoca si occupava di Star Trek): chissà che quella presunta “incongruenza” non fosse un abile lancio pubblicitario 😀
        Scherzi a parte, non ho nulla contro le incongruenze, sono cresciuto con i film di Star Trek che con la serie non avevano molto a che vedere, sono cresciuto con un film in cui Kirk era magro, riccio e con la divisa bianca: che c’entrava con il Kirk in carne, biondo liscio e con la maglia gialla della TV? 😀
        Essendo poi fan dell’universo alieno, dove non esiste NIENTE che tenga conto delle storie precedenti, sono perfettamente abituato alla dis-continuity: quello che sto cercando di spiegare, evidentemente senza riuscirci, è che il mio stupore è diretto ai fan, che invece non provano alcuno stupore davanti a maldestri tentativi di uniformare tutto, che accettano ciò che palesemente è diverso considerandolo uguale. Il comportamento della casa produttrice è ovvio, sarebbe strano (e unico al mondo) se si comportasse diversamente: ciò che invece mi stupisce è che per mascherare le ovvie discrepanze di un universo che se ne frega delle regole vengono inventate regole date poi per legge.
        Ti faccio l’esempio di Star Wars. Un alto numero di fan è convinto che i nomi italiani dei personaggi del primo film sono stati cambiati perché quei beoti degli italiani del ’77 non capivano l’inglese: il mio stupore non è che sia nata una stupida leggenda come questa, ma è perché nessuno vada a informarsi alla fonte. Come ho mostrato, c’è un’intervista al direttore del doppiaggio che dice che i nomi li ha cambiati perché gli suonavano meglio, ed aveva tutto il diritto di farlo. In Star Trek è difficilissimo che esistano dichiarazioni degli interessati, che hanno più valore delle stupide leggende che si inventano i fan per giustificare le discrepanze delle varie serie. Quindi il mio stupore sulle armi non è per le scelte della Paramount, è per la totale indifferenza dei fan che amano le armi, ci spendono pacchi di soldi, le costruiscono a mano, è pieno di video di fan che analizzano ogni centimetro delle armi, ma è tutta una balla, visto che stanno sparando cazzate: nessuno sa chi le ha costruite e nessuno lo è andato ad intervistare. Posso capire che questo accada in piccoli universi o filmetti dozzinali, ma in un’entità titanica come Star Trek, con centinaia di libri, manuali e enciclopedie, come può esistere ignoranza e superficialità anche a livelli alti?

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      • Giuseppe ha detto:

        Qui forse ci sarebbe da fare una distinzione fra i fan appartenenti al fandom e quelli “liberi”, come ad esempio anche il sottoscritto, in quanto non tesserati né affiliati ad alcunché: i secondi le domande se le pongono, eccome, ma che poi trovino pure le risposte è tutt’altro discorso visto che la loro curiosità e il loro spirito critico pesano relativamente poco rispetto all’atteggiamento delle maggioranze, ovviamente appartenenti al fandom organizzato… e quindi siamo da capo a dodici 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Porsi domande è sempre cosa buona e giusta, poi purtroppo non sempre si trovano risposte, infatti non ho trovato niente riguardo ai fucili di Primo contatto, malgrado siano fra i più amati (e costruiti) dai fan. Spero un giorno i loro autori escano allo scoperto e confessino il loro operato 😀
        Avere un intero libro dedicato agli oggetti di scena di Star Trek che non cita le armi più famose mi fa supporre che neanche gli esperti più esperti sappiano nulla di questi autori: magari i fucili arrivano dal futuro o dall’Universo Specchio 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        E una possibilità da non scartare, no 😛

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  3. Cassidy ha detto:

    Ora che sto guardando cronologicamente la serie mi rendo conto di essere stato tutto la vita un novizio di Star Trek, ne ero consapevole ma ora più che mai. “Primo contato” mi era piauto visto in sala, ma rivedendolo oggi sembra non un film di Star Trek ma su Star Trek, basta dire che Worf nei film, é un personaggio che salta di palo in frasca a seconda di come gli autori avevano bisogno di utilizzarlo, il suo arco narrativo migliore mi sembra quello di “DS9” quindi nemmeno quello visto nella serie in cui é nato ovvero “TNG”. Posso dire ancora poco su Brannon Braga, mi sembra che abbia dato il meglio con Voyager, ma quella devo ancora iniziarla, sto finendo DS9 e ti ringrazio per questi post, sono ottimi sostegni. Le divise? Secondo me hanno iniziato a cambiare a caso per vendere i pupazzetti, vuoi mettere Sisko, Sisko con pizzetto, Sisko pelato e con pizzetto 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Vedrai che appena farai il paragone tra TNG e DS9 vedrai l’abisso fra una serie corale piena di buone storie e una serie ossessivamente, maniacalmente fissata su Patrick Stewart Action Hero 😀
      Le divise di Star Trek sono come gli xenomorfi: com’è che l’alieno è uno ma ci sono decine di modellini? Perché ogni film l’ha cambiato apposta, e così ogni gioco e fumetto, e i produttori di oggetti collezionabili fanno i soldi.
      Loro li capisco, fare soldi è la Prima Direttiva di questi universi, ma poi leggo le riviste di Sta Trek, i “Fact Files” e i manuali e allibisco di fronte ai salti mortali che devono fare per fingere sia tutto un progetto unico, che cioè esista un qualsiasi scopo al cambio di divise che non sia giustificare nuovi figurini e nuovi costumi per i milioni di cosplayer spendaccioni.

      Worf ha avuto il grande problema di essere uno dei personaggi più amati dai fan, quindi a un certo punto doveva stare ovunque perché diventava impossibile vendere un prodotto Trek senza di lui. Il che ha significato che non sempre lo vediamo in trame ispirate.

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      • Cassidy ha detto:

        Ho avuto la stessa sensazione, gli Uomini-Pareggio hanno Wolverine, Star Trek ha Worf, infatti viene utilizzato tanto da svalutarsi. Ds9 mi sta piacendo di più e mi sono reso conto di aver visto molti più episodi di questa serie, quando la trasmettevano sulla RAI, rispetto a TNG, che ero convinto di aver seguito a lungo, ma forse le reti del Berlusca trasmettevano sempre la stessa porzione di puntate.

        Quando sono stato in Canada da bambino, ricordo che i giocattoli su Star Trek erano popolarissimo, non conoscevo i personaggi se non per i film, infatti mi chiedevo come mai esistesse Data con la divisa a spalline gialle, quella a spalline rosse, quella grigia e nera del film, mi chiedevo cosa cambiasse, magari un salto di grado, una promozione. Ho scoperto ora guardando serie e film che era solo un altro modo per far soldi, poi che i fan(atici), girano a vuoto più di me bambino davanti ai pupazzetti 😉 Cheers

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaha mi immagino gli sceneggiatori all’opera: “Facciamo che in questa puntata Data si veste di verde: vai con una nuova serie da collezione!” 😀
        Da noi non credo d’aver mai visto qualcosa di Star Trek nei negozi di giocattoli, ho scoperto l’entità di quell’universo solo una volta usciti i negozi di collezionismo d’importazione e una volta avuto accesso alla Rete, allora è diventata chiara l’entità di un fenomeno da noi difficilmente percepibile.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Nei post trekker cerco di salvare la mia serenità mentale concentrandomi sulle immagini e sui titoli sperando di non incontrare scritte che mi ricordino l’universo nei cui meandri mi sto addentrando, poi quando incrocio immagini di armi come in questo ciclo e addirittura un fucilone pisellone…mi dico che la tattica salva-Willy funziona alla grande! Ahahahaha! 🙂 🙂

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  5. Pingback: [Big Fanta Gun] I fucili di Star Trek (6) | Il Zinefilo

  6. Pingback: Star Trek: First Contact: recensione del film

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