Big Bang Theory e il “gioco più complesso del mondo” (guest post)

Ce l’avete qualche anno di tempo libero?

Cedo la parola con grande piacere a Roberto Chiavini, esperto ed appassionato in vari campi non ultimo i giochi di ruolo e da tavolo. Visto che nell’intrattenimento cine-televisivo non è raro trovare i protagonisti impegnati in questo tipo di gioco, gli ho chiesto un parere da esperto sull’argomento: ecco il guest post di risposta.
Vi ricordo che in libreria trovate il suo recente saggio Il lato oscuro dell’esercito romano. Gli ammutinamenti di epoca repubblicana (Odoya 2020) e non esitate ad iscrivervi al suo gruppo facebook Roberto Chiavini Games.


The Big Bang Theory
e il “gioco più complesso del mondo”

Per gli appassionati di giochi, da tavolo e non, la serie TV “The Big Bang Theory” rappresenta da sempre uno specchio delle loro passioni e, per quanto i protagonisti siano scienziati e spesso si trovino impegnati in partite ai più svariati fra i giochi elettronici o per computer, sono davvero molto frequenti e variegate anche le loro incursioni nel complicato e ricchissimo mondo del divertimento ludico vecchio stampo, ovvero giochi di ruolo e giochi da tavolo.

Andando semplicemente a memoria, ricordo che i nostri eroi si sono cimentati in partite a Heroquest, Coloni di Catan, perfino Twilight Imperium (un cosiddetto 4X – terminologia da nerd per indicare un gioco strategico che tiene conto di componenti economiche e di conquista militare, di solito usato per i giochi per computer; la sigla indica le 4 azioni che devono essere fatte per vincere, ovvero Explore, Expand, Exploit, Exterminate).

Chi non ha metri quadrati in casa per giocare?

Ma la puntata più curiosa riguardante un gioco da tavolo è probabilmente il sedicesimo episodio dell’undicesima stagione [1° marzo 2018], quando Sheldon Cooper (Jim Parsons) coinvolge i suoi malcapitati amici in una partita a quello che definisce «il gioco più complicato del mondo». E per quanto l’estremizzazione del concetto sia difficilmente quantificabile in modo oggettivo e lo scopo dell’episodio sia diverso e ovviamente caricaturale, l’affermazione di Sheldon non si allontana di molto dalla realtà: il gioco proposto è infatti il famigerato Campaign for North Africa, un gigantesco gioco di simulazione storica (volgarmente detto wargame) riguardante l’intera guerra per il Nord Africa nella Seconda guerra mondiale, fra il 1940 e il 1943, da giocarsi su di una mappa di alcuni metri quadri di superficie e con un numero di pedine che oltrepassa di gran lunga il paio di migliaia (per un tempo di gioco valutabile in alcune centinaia di ore, se non migliaia… dubito che qualcuno lo abbia mai portato a termine nella sua versione più estesa).

Se vi chiedete – giustamente, se non siete esperti del settore – quale mente malata possa aver concepito questo gioco e, soprattutto, per quale masochistico (io direi sadico) scopo, ecco una spiegazione, spero sufficientemente rapida e precisa da non annoiarvi e non sviarvi troppo [1]: nati negli anni Sessanta, ma cresciuti di numero e di qualità nel corso degli anni Settanta, i wargame sono dei giochi da tavolo, con tabellone (definito mappa)  e pedine di carta, che intendono simulare, con differenti gradi di difficoltà, le guerre e le battaglie del passato (o in taluni casi del presente o del futuro – negli anni Settanta in particolare vi fu un vero e proprio boom di giochi che ipotizzavano il conflitto finale fra Stati Uniti e Unione Sovietica), con scopi didattico-ricreativi. Bene, Campaign for North Africa (conosciuto con l’acronimo CNA) fu l’ultimo dei grandi giochi (per dimensioni, non necessariamente per qualità, anzi) della più famosa delle case editrici del settore, la newyorkese SPI, l’ultimo dei cosiddetti monster games, il più celebre proprio per l’aver osato l’inosabile, rendendosi di fatto, fin dal principio, ingiocabile.

Proposto per due squadre di giocatori di almeno cinque componenti per parte (cosa difficilmente realizzabile anche in passato e anche negli Stati Uniti dei vasti spazi – anche abitativi – del periodo) e per persone che non avevano da fare altro nella vita per almeno qualche anno pieno, CNA sfruttava ogni regola precedentemente creata per altri giochi, la complicava e la sommava alle altre, producendo un affascinante (ci vuole una certa morbosità interna anche solo per avvicinarsi a un certo prodotto) coacervo con delle chicche passate alla storia, come la famosa regola per la “pasta” per le truppe italiane: un paragrafo di una regola relativa alla capacità combattiva dei soldati impegnati in battaglia prevedeva infatti una penalizzazione per le unità italiane per le quali non fosse stato possibile procurare l’acqua necessaria a cuocere la pasta!

Niente acqua per la pasta: fatto!

L’autore di questa “meraviglia” giustamente entrata nel mito (e come tale distorta un tantinello rispetto al reale) fu uno dei più famosi progettisti di wargame della storia, Richard Berg, prolifico e spesso geniale (e quindi molte volte non compreso dalle masse di giocatori), recentemente scomparso (e che ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere personalmente, una ventina di anni fa, durante una sua visita a Firenze, ai tempi in cui ero co-proprietatio di Stratagemma, uno dei più antichi e famosi negozi di giochi del nostro Paese); Berg, in un’intervista degli anni Ottanta, affermò, senza vergogna, che CNA era stato pensato e prodotto come uno scherzo, un provare a spingersi oltre ogni limite e vedere chi avrebbe provato a giocarlo; il tempo e l’impegno necessari all’impresa sono infatti proibitivi per quasi tutte le persone normali (e anche i giocatori di wargame, a loro modo, lo sono) e per quanto io conosca alcune persone che abbiano provato a giocarne alcuni degli scenari più brevi, non ho notizia di persone che lo abbiano affrontato e portato a termine dal principio alla fine (io stesso  ho visto il gioco a casa di un amico e ne ho letto una piccola parte del regolamento, rinunciando dopo poco come impresa superiore alle mie possibilità – e soprattutto ai miei interessi).

Povero Sheldon, nessuno vuole passare anni a giocare con lui

Resta comunque molto curiosa la lunga citazione del gioco all’interno dell’episodio televisivo, elemento che fa pensare che il gioco fosse conosciuto piuttosto bene da uno degli sceneggiatori o autori del telefilm, e il tutto risulta abbastanza curioso e stimolante per lo spettatore appassionato, che potrebbe non esserlo così tanto (vuoi per ragioni di età, vuoi perché il wargame è forse il meno diffuso e meno conosciuto fra i diversi tipi di gioco da tavolo) da conoscere CNA e la storia che vi è dietro. Adesso voi potete dire, in minima parte, di conoscerla. Alla prossima!

Roberto Chiavini

P.S.
Per altre curiosità sull’autore del gioco, vi rimando a questo secondo intervento.

[1] Se poi queste mie poche righe stimolano la vostra curiosità vi consiglio il volume di Sergio e Riccardo Masini: Le guerre di Carta, 2,0, uscito pochi anni fa, che potrà chiarirvi molti dubbi e sollevarne di nuovi, oppure il mio Guida al Gioco da Tavolo moderno, pubblicato da Odoya un paio di anni fa, che fa un po’ la storia del gioco da tavolo fino alla fine degli anni Ottanta, con un taglio molto diverso da quello dei Masini, del quale può definirsi in buona parte complementare (ma con in più un ampio spazio dedicato al gioco di ruolo e altre tipologie di gioco da tavolo, che invece l’altro libro non tratta).


Ringrazio di cuore Roberto per la sua disponibilità e spero tornerà presto nel blog.

L.

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48 risposte a Big Bang Theory e il “gioco più complesso del mondo” (guest post)

  1. wwayne ha detto:

    Anni fa pubblicai nel mio blog una recensione di “De bello alieno” di Davide Del Popolo Riolo, e Roberto Chiavini commentò il mio post scrivendo che senza di lui non sarebbe mai stato pubblicato. L’orgoglio che traspariva da quest’affermazione era pienamente giustificato, dato che è uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi anni (e fidati che ne leggo tanti).

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  2. Austin Dove ha detto:

    non lo conoscevo
    ma devo anche dire che ho allentato la visione di tbbt negli ultimi anni

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  3. Cassidy ha detto:

    Non sapevo nulla di questo folle gioco, ma il post è molto bello, solo uno come Sheldon avrebbe potuto rivaleggiare con il creatore del gioco in livello di ossessività 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sapevo che certi giochi di ruolo sono complicatissimi e lunghissimi, ma qui si esagera! 😀
      Visto che la mia pazienza per qualsiasi gioco è mediamente una mezz’oretta, temo che neanche il più semplice dei giochi di ruolo faccia per me, figuriamoci questo!

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  4. Sam Simon ha detto:

    Ricordo bene la puntata (su pressione della mia dolce metà ho visto tutta TBBT e alla fine non me ne sono pentito, tanto che ne ho scritto pure un’introduzione sul blog!) e mi è piaciuto molto leggere della genesi del gioco nel tuo interessante articolo! Da Stratagemma, poi, sono passato più volte in gioventù… :–)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Carramba, che sorpresa!!! Abbiamo stanato uno dei passati clienti di Roberto! ^_^

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    • Madame Verdurin ha detto:

      Anche Arkham Horror, con le varie espansioni, mi sembrava un gioco tanto lungo e ingombrante… come mi sbagliavo! E quanto bello è Dixit? Regole semplicissime ma che meraviglia le carte, e quanto ci siamo divertiti!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il mio problema principale era che non avevo amici disposti a giocare, quindi il gdr di per sé era inadatto. Al liceo ricordo un compagno di classe che aveva un enorme wargame con la cartina della Sicilia, credo fosse qualcosa sullo sbarco americano della Seconda guerra mondiale, ma quand’anche fosse stato disposto a giocare con me, non avevo alcuna voglia di imparare tutta quella voglia, visto che non riuscivo ad imparare manco le più semplici lezioni scolastiche 😀
        Per fortuna con un amico sono riuscito a fare un paio di partite ad “Aliens” così da scoprire quella meraviglia, poi sono corso a comprarmelo e ci ho giocato da solo, due o tre volte.
        Eppure, nel mio essere totalmente estraneo a questo mondo, ho creato il gdr di “Predator 2”! Con tanto di cartine, regole e grafica 😀
        Dovrei rispolverare quel materiale e presentarlo nel blog alieno…

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      • Sam Simon ha detto:

        Dixit è un vero capolavoro, con le pochissime regole che ha ci si passano serate splendide!

        Di Arkham Horror non sono un grande fan, ma alcune partite sono rimaste nella storia coi deliri di investigatori persi nel tempo e nello spazio per tutta la partita o improbabili suore con doppie pistole che hanno fatto fuori orde di mostri e sono diventate sceriffi in città! X–D

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  5. Madame Verdurin ha detto:

    Amo molto i giochi da tavolo, anche se in genere quelli di strategia bellica (tipo Risiko) li trovo un po’ troppo complicati, io sono più un tipo da Carcassonne o La Furia di Dracula… Mi sembrava di possedere il gioco da tavolo più lungo del mondo (WOW TBG con varie espansioni) ma ora so che mi sbagliavo di grosso!!! Bellissimo post, non sono arrivata così avanti con BBT ma recupererò perché non vedo l’ora di arrivare a questa puntata, grazie mille! Bellissimo post, letto con gran piacere!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Io al massimo ho giocato con gran piacere al gioco di ruolo di “Aliens” e a quello di Bram Stoker’s Dracula, uscito insieme al film di Coppola (e conservo entrambi con paicere), quindi è chiaro che sono del tutto estraneo al mondo dei gdr, così come ho mollato TBBT molto prima, credo alla nona stagione, trovandolo ormai insopportabile e non più somigliante alla serie divertente che era stata nei primi tempi.
      Invidio però avere così tanto spazio da riempire una stanza con un gioco di ruolo 😀

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  6. Roberto Chiavini ha detto:

    Ringrazio i lettori per aver apprezzato il post, sono onorato di essere qui. Solo un chiarimento per Lucius: Campaign for North Africa non è assolutamente un gioco di ruolo 🙂
    In un prossimo post, che a questo punto volentieri ti devo, parlerò di Dungeons & Dragons al cinema e in TV – senza tema di completezza, non lo sarà – e chiarirò quali siano le differenze fra gioco da tavolo (o nel caso di CNA, wargame da tavolo) e gioco di ruolo: l’unica cosa che li accomuna è che in buona parte sono molto lunghi, usano dadi e, soprattutto, sono dannatamente divertenti!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se non altro sono sempre stato onesto nel dichiarare la mia totale estraneità a qualsiasi universo ludico da tavolo 😛
      Però sono contento che il mio errore ti abbia spinto a mettere in cantiere un altro post!

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    • Madame Verdurin ha detto:

      Ciao Roberto, complimenti per il post e grazie per aver chiarito la differenza tra gioco di ruolo e gioco da tavolo! Io ho un gioco che è entrambi: Long Live the King (di sicuro lo conosci), in cui hai le regole e le carte e i soldi come un gioco da tavolo ma devi anche interpretare il tuo personaggio e relazionarti con gli altri stringendo accordi e alleanze strategiche. Per quello ci volevano almeno 8 ore, e lo facevamo rigorosamente in costume. Bei ricordi! Io ho la versione inglese ma avevo tradotto tutte le regole e le carte per i miei amici 🙂

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      • Roberto Chiavini ha detto:

        Vero, in qualche occasione le due tipologie di gioco sfumano l’una nell’altra, ma in linea di massima sono due cose distinte e i giochi da tavolo non sono sempre così lunghi come CNA (figurarsi!) o un gioco di ruolo (che per sua stessa natura può durare realmente all’infinito)

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  7. Zio Portillo ha detto:

    Mi sonno

    Personalmente, a parte le “Risikate” in spiaggia* con gli amici dove volavano carri armati, schiaffi e bestemmie (non in quest’ordine) e dove si sono rotte amicizie decennali per “aver attaccato” o “aver passato”, ho giocato da ragazzino solo a D&D alle medie. Un paio di anni intensivi con regole moooolto semplificate perché non c’avevamo voglia di sbattimenti. Ci bastavano i dadi e poter massacrare i mostri.
    Sempre da ragazzino devo aver ricevuto come regalo i libri con le regole di “Cyberpunk 2020” e “Battletech” (ricordo le bellissime miniature!). A parte aprirli e studiare le regole, non credo di aver fatto molto altro… Tipo giocarci!

    Questo tipo di giochi, pur affascinandomi, non mi hanno mai preso tempo per mancanza di amici che volessero provare e per il tempo che nei miei confronti è sempre stato tiranno (personalmente adoro la storia di “Warhammer 40.000”…).

    Posso fare una domanda a Roberto? All’inizio di “ET”, Eliott e i suoi amici stanno giocando a qualcosa che mi ha sempre affascinato pur non sapendo che cavolo fosse. Esiste quel gioco o è stato creato per il film? Grazie!

    *le “Risikate” sono, ovviamente, partite di Risiko! giocate alla morte. E ciò avveniva fino a 6-7 anni fa, cioè prima dell’arrivo dei figli…

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    • Roberto Chiavini ha detto:

      Allora, a ricordo avrei detto D&D, con qualche modifica, ma leggo in rete che dovrebbe trattarsi invece di T&T (sulle sigle acronime dei giochi di ruolo di poco successivi a Dungeons & Dragons vi farò un pezzo apposito, se a Lucius interessa – e immagino di sì), ovvero Tunnel and Trolls, noto qui da noi per la sua versione in libro-gioco (in realtà erano vere e proprie avventure per gioco di ruolo, uscite come modulo negli Stati Uniti, che la Mondadori volle invece pubblicare in forma di libro, per sfruttare il traino dell’enorme successo di Lupo Solitario e company nella seconda metà degli anni Settanta). Farò ricerche più approfondite (tipo, riguardare il film, che non ho pià visto dalla fine degli anni Ottanta) per il futuro pezzo su cinema e gioco di ruolo, che vedrete fra qualche tempo (spero entro fine anno) su queste pagine

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      • Zio Portillo ha detto:

        Grazie mille! A sto punto direi che di nuovi post ne devi fare almeno almeno altri 3 o 4…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Bravo, spingi, spingi, che riusciamo ad incastrare Roberto nel Zinefilo! ^_^

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mi frego le mani alla Mr. Burns all’idea di Roberto a lavoro su nuovi pezzi: “Eccellente”! ^_^
        Anch’io avrei detto D&D, nel caso di “E.T.” ma anch’io non rivedo il film da parecchiotto, temo addirittura dalla sala cinematografica del 1982!, quindi non saprei.

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      • Roberto Chiavini ha detto:

        Dopo ulteriori ricerche e una nuova visione della suddetta scena del film, credo che non si possa stabilire esattamente a cosa stiano giocando, se non ovviamente a un qualche gioco di ruolo fantasy. In base a qualche altra discussione letta sulla Rete, sembra che la TSR (la casa proprietaria del marchio D&D) abbia diffidato Spielberg da usare il nome o anche solo immagine dirette del loro gioco di ruolo (si vocifera che via sia una scena – presente solo nel Laserdisc del film – in cui compare la mitica “scatola rossa” del set base di D&D, e che poi sia stata tolta dalla versione cinematografica – ma credo ci si muova dalle parti della leggenda). Quello che dicono i ragazzi nei dialoghi è piuttosto generico e potrebbe essere dovuto o al fatto che in effetti non stiano giocando a niente di realmente esistente e che Spielberg abbia soltanto voluto dare un riferimento generico a un tipo di gioco molto in voga in quegli anni fra gli adolescenti, senza preoccuparsi di copiare qualcosa di “vero”, ma dando soltanto dei vaghi riferimenti, più o meno a caso, oppure, come alcuni blogger americani sostengono, che si tratti in effetti di un gioco diverso da D&D e in questo caso le proposte sarebbero appunto o il precedentemente nominato Tunnels and Trolls (non so francamente su che basi, ma non avendolo mai giocato, conosco troppo vagamente le regole) oppure il più serio fra i concorrenti di D&D dell’epoca, ovvero Runequest (e questo in base al fatto che si dice che uno dei personaggi del gioco è stato colpito al petto, cosa che è possibile solo in regolamenti che prevedono la localizzazione dei colpi, cosa che manca in D&D e anche in T&T, ma è invece la grossa innovazione di Runequest – poi ripresa in seguito da ben pochi altri giochi, perché troppo complicata e dispendiosa in termini di tempo e amata soltanto dai giocatori che prediligono la parte combattimento su quella della storia…. ma mi rendo conto che sto sviando e rendendo complicato un post che voleva essere soltanto una breve precisazione, scusate). Bene, quindi, a mio parere dalla scena si capisce soltanto che giocano a un qualche gioco di ruolo fantasy, peraltro abbellito da una presenza di scenari in plastica, che di per se stessi non sono necessari a nessun gioco di ruolo, ma rendono sicuramente più atraente e intrigante la partita. Tutto qua

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ho iniziato “indagini” con molti meno elementi: sappi che hai stuzzicato il mostro! Visto che proprio un paio di mesi fa sono entrato in possesso della prima trasmissione RAI del film, risalente cioè a prima che Spielberg rimettesse mano al film cambiandolo, sono già partito per una ricerca ai confini della transmedialità! ^_^
        Se riesco a trovare il materiale che penso, il pezzo lo scriverò: nel caso spero ti andrà di farmi da consulente 😉

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  8. Willy l'Orbo ha detto:

    Da non appassionato di TBBT ma, al contrario, da appassionato di giochi da tavolo e di ruolo (così non rischio di sbagliare definizione 🙂 ) e da altrettanto appassionato di “storie belliche”, ho molto apprezzato il post! Non conoscevo il gioco in oggetto, ho trovato una chicca deliziosa (quando lo stereotipo fa sorridere) l’esigenza di pasta per le truppe italiane e non nego di aver avuto un prurito da acquisto! Poi ho pensato che avrei dovuto affittare un nuovo appartamento e qualche anno di vita in più per contenere, nello spazio e nel tempo, il gioco e…ho rinunciato!!! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Qui tornerebbe utile la droga Slo-Mo del film “Dredd” (2012), che rallenta la percezione e un minuto dura un’ora: potresti giocare un’ora al giorno ma in realtà passerebbe solo un minuto! 😀
      Risolvi il problema dello spazio ed è fatta!

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    • Roberto Chiavini ha detto:

      E ti servirebbero anche qualche centinaio di euro, temo! Non sono aggiornatissimo sui prezzi, ma CNA, giò costoso al momento della sua uscita, ormai oltre 40 anni fa, credo che viaggi, minimo minimo sui 300/400 dollari sul mercato dell’usato.
      E la droga citata da Lucius sarebbe meglio usarla per altri wargame – uno su tutti, il migliore di tutti, World in Flames (che ho intavolato più volte, senza mai riuscire a concluderlo, nonostante centinaia di ore di gioco – una più godibile dell’altra, peraltro

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  9. Willy l'Orbo ha detto:

    Tempo…spazio…soldi…mi sa che a natale faccio prima a regalarmi direttamente la droga Slo-Mo per un trip che mi porti a dimenticare il sogno prematuramente infranto di una giornata dicembrina! Ahahah! 🙂

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  10. Vasquez ha detto:

    Bellissimo post, pieno di curiosità, stimolante e divertente, complimenti davvero!
    Non ho mai amato particolarmente i giochi da tavolo, men che meno i giochi di ruolo (da qualche parte a prendere polvere ci dev’essere una scatola di Hero Quest che aspetta che gli venga data una possibilità…), ma ricordo bene quella puntata di TBBT. E ricordo di aver pensato che non era possibile che gli sceneggiatori si fossero inventati un simile gioco, mi sembrava troppo persino per loro!
    Ho letto negli altri commenti che ci saranno altri post di Roberto Chiavini, ed in particolare su D&D al cinema e in tv. Spero si parli anche della serie a cartoni, che vedevo in gioventù e e che è stata replicata pochissimo. Non avevo la più pallida idea di tutto ciò che c’era dietro Dungeons & Dragons, ma andavo matta per quel cartone animato.

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  11. Vasquez ha detto:

    😁
    Noi però lo sappiamo che una volta è esistito un cartone dove tre panda si univano a formare un bruttissimo panda gigante. Che fra l’altro credevo si chiamasse “Papà-Panda”, e mi sembrava anche abbastanza logico, e invece grazie a internèt scopro che
    “Poppapanda” è il suo vero nome, molto meno logico…

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  12. Giuseppe ha detto:

    Da profano dei giochi di ruolo (nonché non poi così esperto nemmeno dei giochi da tavolo) quale sono ho trovato comunque il post di Roberto molto interessante… e oltretutto, contrariamente a quanto ho sempre creduto, adesso invece so che in quell’episodio di TBBT non stavano affatto esagerando 😀

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  13. loscalzo1979 ha detto:

    Stratagemma ❤ li conosco bene, gente stupenda.
    Un piacere che ospiterai Chiavini per altri editoriali sull’argomento, ne ha sicuramente da raccontare a pacchi

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