Jackie Chan Story 12. Operazione Pirati

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

Dal 21 gennaio al 13 febbraio 1982 Dragon Lord rimane nei cinema di Hong Kong (in un’epoca in cui in Italia i film rimangono anni nelle sale!) guadagnando due spicci e facendo piombare il povero Jackie in una profonda depressione, che lo spinge a chiudersi in casa e a tagliare ogni contatto con il mondo esterno. Seguito il consiglio di Willie Chan e tornato a lavorare con Sammo Hung, Winners and Sinners esce il 7 luglio 1983 ed è un successone: ora Jackie può tornare a lavoro.

Va dal suo sceneggiatore di fiducia Edward Tang, assegnatogli nel momento stesso in cui ha firmato per lavorare con la Golden Harvest, e scopre che questi non ha perso tempo, mentre Jackie si leccava le ferite: l’autore si è fatto il giro di tutti i cinema che proiettavano grandi successi americani, così da avere spunti per nuovi film. Per esempio c’è quel “ragazzo” in gamba di nome Steven Spielberg che se ne è uscito con una cosa nuova, un film d’avventura che però omaggia i classici, essendo ambientato negli anni Venti: il film è un certo I predatori dell’arca perduta e potrebbe anche diventare famoso. Stando ad IMDb il primo film con Indiana Jones arriva nelle sale di Hong Kong il 21 gennaio 1982, quindi i tempi sembrano confermare questo racconto.

Stando alla biografia di Jackie, Edward Tang nel 1983 gli ha passato un copione dal titolo Pirate Patrol, scritto mentre l’attore era chiuso in casa e non voleva vedere nessuno, una storia ambientata nella Hong Kong di inizio Novecento con un capitano della guardia costiera costretto a lavorare come poliziotto a terra dopo che i pirati gli hanno distrutto le navi. Il protagonista non sarà felice della nuova mansione ma riuscirà ad indagare sul covo dei pirati e a sbaragliare i cattivi. A Jackie l’idea piace subito, anche perché è ormai chiaro che l’èra dei film marziali in costume è conclusa, e il Novecento è un bel passo in avanti rispetto ai secoli passati in cui sono ambientati tutti i suoi film precedenti. E poi ambientare un film negli anni Venti permette a Jackie di omaggiare i veri film dell’epoca, quelli con Harold Lloyd e Buster Keaton che non esita a definire «i primi eroi d’azione».

«In sessioni di lavoro notturne abbiamo studiato un modo per inserire nel copione sequenze che avrebbero celebrato le grandi scene d’azione comica dei classici del cinema muto.»

Il progetto prende piede ma è sin da subito chiaro che questa parata di grandi scene d’azione dovrà essere interpretata da gente in gamba, che ci capisce, gente del mestiere, e che soprattutto capisca la lingua che parla Jackie: quella del nuovo concetto di action moderno. In una parola, gli altri due ruoli da co-protagonisti devono essere per forza ricoperti dai “fratelli” di Jackie.


Progetto Pirati

Ad Hong Kong il Natale del 1983 è arrivato presto, perché Project A esce nelle sale il 22 dicembre 1983 e tutto esplode: critica e pubblico impazziscono, e le casse della Golden Harvest non riescono a contenere i fiumi di soldi che si riversano dentro. I tre fratelli della Scuola dell’Opera incantano la città e il film si appresta a conquistare il mondo. (Ovviamente, tranne l’Italia!)

La storia vede Jackie interpretare il solito Dragon (Thomas nel doppiaggio italiano), pasticcione pacioccone che combina guai finché non risolve la situazione. È un marinaio nel momento in cui la Marina di Hong Kong se la passa male a colpa dei pirati, capitanati dal perfido Lor Sam Pau, o Santèn nel doppiaggio italiano (un titanico Dick Wei).

Messa da parte la storica rivalità tra corpo della Marina e polizia locale, il marinaio Dragon si unisce al poliziotto Tsu (Yuen Biao) e con l’aiuto del truffatore Fei, o Moby nel doppiaggio italiano (Sammo Hung) insieme alle rispettive squadre riuscirà a trovare il covo dei pirati e a sbaragliarne l’organizzazione con uno scontro rocambolesco, tra esplosioni e cadute spettacolari.

I tre attori fanno in realtà i loro personaggi fissi, da cui in questi anni non si discostano mai: Yuen Biao è il duro e puro, Jackie l’eroe pasticcione e Sammo il truffatore comico che però sa dove schierarsi al momento giusto. I personaggi funzionano, quindi perché cambiarli? Ma non è certo la storia o la recitazione il segreto del successo del film, bensì la grande quantità di scene mozzafiato.


Le edizioni italiane

Project A è il film che inaugura il ciclo televisivo che TMC dedica a Jackie, andando in onda nella prima serata di sabato 8 ottobre 1988 con il titolo Operazione Pirati. Esistono rarissime VHS Futurama e Number One Video del film di datazione ignota, non è chiaro se precedano l’andata in onda televisiva. Di sicuro la VHS si intitola Project A, quindi Operazione Pirati è un’invenzione di TMC.

Dopo qualche replica, bisogna aspettare il ciclo del satelittare StudioUniversal per veder riapparire il film, e il vostro Etrusco preferito era lì davanti a scoprire questa ghiottoneria. La consueta Legocart nel 2000 porta in edicola il DVD, che in pratica è il riversamento della VHS (con la durata di un’ora e 40 minuti), e come sempre Elleu nel 2004 presenta l’edizione migliore disponibile in Italia (stavolta di pari durata).
Nella custodia del DVD ho trovato lo scontrino che ci ho inserito quando l’ho acquistato da Ricordi Media Store alla Stazione Termini di Roma: la data è il 19 giugno 2004 e il prezzo… 17 euro! E pensare che ero convinto di aver acquistato su bancarella queste edizioni Elleu.

All’incirca nel 2010 la Dell’Angelo Pictures ha presentato un’altra edizione del film, che purtroppo scopro di non possedere (con mio grande disappunto): plausibilmente è l’edizione Fortune Star 1993 come le altre della collana dedicata a Jackie.


Analisi di un salto nel vuoto

A parte una scena in cui Jackie si infila in un grande ingranaggio come Charlie Chaplin in Tempi moderni (1936)…

Vai con la citazione chapliniana

Project A è famoso per una sequenza iconica che contiene una doppia citazione: Jackie penzola dalla torre di un orologio come Harold Lloyd in Safety Last! (1923, in Italia: Preferisco l’ascensore)…

Vai con la citazione lloydiana

… e cade da un palazzo attraverso delle pensiline di stoffa, come Buster Keaton in Three Ages (1923, in Italia: Senti, amore mio).

Vai con la citazione keatoniana

Una scena celeberrima, nota a chiunque abbia una conoscenza pur vaga dell’autore. Come si sono svolte le sue riprese? La questione è meno chiara del previsto e ci regala alcune sorprese.


La versione del 1998

Stando all’autobiografia di Jackie del 1998, che sto seguendo per questo viaggio, Yuen Biao gli avrebbe chiesto: «Sei sicuro che sia possibile?», riferendosi al cadere indenne da quell’altezza, usando solo le pensiline a smorzare la caduta. Visto che nessuno dei suoi cascatori di fiducia voleva fare la “prova”, è stato gettato un sacco pieno di spazzatura: non sembra un corretto sostitutivo del peso e della forma di una persona, ma la prova è stata efficace, visto che al momento di cadere in terra il sacco è esploso, spruzzando spazzatura ovunque. Jackie non si scoraggia: lega bene un altro sacco e stavolta toccando terra non esplode.

La mattina dopo il nostro eroe va a tastare il terreno. Sale sull’orologio, esce fuori e comincia a dondolarsi nel vuoto reggendosi alla lancetta di ferro, che gli sega le mani. Dopo un po’ chiede al cascatore che lo stava assistendo di aiutarlo a rientrare. «Continuavo a vedere quel sacco della spazzatura che esplodeva: potevo essere io!» La mattina dopo Jackie ci riprova, e anche quella dopo e dopo ancora: per sei giorni inizia la giornata lavorativa andando ad appendersi alla lancetta, cercando di superare la paura che l’attanaglia. «So che sulle locandine scrivono che sono “senza paura”, ma quella è solo pubblicità».

Al settimo giorno Jackie se ne esce con «Questo è ridicolo», e Sammo gli dà ragione, sottolineando che lui sin da subito l’aveva avvertito dell’assurdità della scelta, senza contare che è stufo di passare tutte la mattine a cercare di girare una sequenza che viene annullata. Jackie è il regista del film, è vero, ma Sammo è molto più esperto di lui e quindi la collaborazione è strettissima. Il nostro eroe non ci sta a rinunciare, è un’idea troppo grandiosa per abbandonarla, e se esiste al mondo qualcuno che può riuscirci questo è lui. «Oggi lo farò, è deciso» dice a Sammo.

Jackie tentenna, nel dietro le quinte mostrato nei titoli di coda del film

Salito di nuovo sulla torre ed aggrappato alla lancetta dell’orologio, Jackie manda via il suo aiutante: ora l’unico modo di tornare indietro… è verso il basso. E molla la presa. Candendo nel vuoto. Le stoffe delle pensiline si strappano, smorzando la velocità, e Jackie finisce nel punto previsto, dove sotto il terreno sono state infilate delle scatole per attutire la caduta. Però cade di collo, e mentre si fa portare del ghiaccio ordina che venga ripristinato tutto per una seconda ripresa.

Sammo e Yuen Biao lo guardano con gli occhi fuori dalle orbite: perché tentare ancora la sorte? Nella biografia Jackie spiega che avendo solamente quattro cineprese a disposizione non ha potuto avere riprese sufficienti fra cui scegliere, quindi ha dovuto ripetere per un totale di tre volte il salto nel vuoto per ottenere il risultato voluto. Ma anche, confessa, perché si vergognava di aver tentennato così a lungo e voleva fare un figurone con i fratelli. Le tre riprese sono state montate e inserite nel film, con le “prove venute male” mandate durante i titoli di coda. O almeno… questa è la versione che racconta Jackie.


La versione “in video”

Lo stesso anno della sua autobiografia esce il documentario Jackie Chan: My Story, dove il nostro parla in lingua inglese – cosa che notoriamente odia – quindi è probabile sia un prodotto studiato per il pubblico americano che sta imparando a conoscerlo. Il bel documentario viene acquistato da Tele+1 e trasmesso (addirittura in lingua italiana!) unicamente nella seconda serata di sabato 25 settembre 1999: per fortuna all’epoca sono riuscito a registrarlo e poco dopo a riversarlo in digitale, così da conservarlo.

«Sai quanto tempo sono rimasto così? Sette giorni. Solo per quella scena. Non andava mai bene, non ero mai pronto. Dopo sette giorni mi hanno detto: “Allora, ti decidi? Forza, facciamola. La macchina è pronta, il sole è giusto, tutto è a posto. Lanciati!” Allora ho detto: “Lasciatemi lì, non fatemi cadere finché non ce la faccio più, finché non cado da solo”. Non ce la faccio, non ce la faccio… e giù.»

In My Story Jackie mima il suo rimanere a penzoloni per sette giorni

All’incirca è la stessa versione che ha fornito nel suo libro, ma gli anni passano e guarda caso… la memoria migliora.


I “nuovi ricordi” del 2015

Jackie nel 2015 scrive la sua seconda autobiografia, Never Grow Up (dal 2018 in lingua inglese), attingendo a piene mani a quanto già scritto nel 1998 e spesso c’è la sensazione che si stia limitando ad un riassunto di quanto già detto. Ma alla caduta di Project A ci tiene, addirittura viene mostrata durante il viaggio promozionale americano del libro, in trasmissioni condotte da persone che palesemente non hanno mai visto un film di Jackie. Come racconta quel salto nel vuoto a trent’anni di distanza?

Innanzi tutto per la prima volta viene specificato che la caduta era di quindici metri, poi scopriamo che «la squadra di produzione iniziò a studiare un sistema per rallentare la mia caduta […]. La soluzione fu di farmi passare attraverso delle pensiline di stoffa. Tutto qua?, pensai. Niente fra me e il terreno se non pezzi di stoffa? Be’, ok.» Ma… e l’omaggio a Buster Keaton?

Questa frase scritta a trent’anni dagli eventi cambia completamente la luce della scena, che quindi palesemente si scopre non essere alcun tipo di citazione ai classici del muto: in My Story è specificato in effetti che è stare appesi all’orologio la citazione, non il cadere giù. Poi scopriamo che Jackie non ha partecipato alla costruzione della scena, visto che l’idea delle pensiline è della sua squadra: quindi al massimo è la sua squadra ad aver citato Keaton!

Jackie prosegue raccontando che all’epoca ci furono delle indiscrezioni e in pratica sui giornali uscì fuori la storia che stava per eseguire una caduta fenomenale da una torre dell’orologio, quindi già al primo tentativo, mentre penzolava dalla lancetta in cerca del coraggio di lasciarsi andare, vide dall’alto folle di curiosi che premevano ai margini del set e aumentavano la sua pressione. Il secondo giorno addirittura i produttori-fondatori Raymond Chow e Leonard Ho si affacciarono dalla torre dell’orologio guardando dall’alto il salto che Jackie doveva fare, sconsigliandolo subito di eseguire personalmente quell’impresa folle. Ma Jackie è deciso, e al settimo giorno si butta.

Ritrovatosi con in mano una sequenza di soli quattro secondi, Jackie decide di fare un’altra caduta, così da mandare le due scene al rallentatore e ottenere un salto di almeno dieci secondi, per dare importanza ad una scena così iconica. Qui finisce il racconto del 2015… Un momento… e la terza caduta? Come mai nella sua seconda biografia Jackie ricorda molti più particolari ma “dimentica” di essersi lanciato per tre volte, non due? Queste sono le versioni di Jackie della storia, ma ne esistono altre, decisamente più plausibili.


La versione di Mars

Senza nulla togliere alla miticità di una scena che è sin da subito diventata leggenda (a parte in Italia, dove si è scoperta anni dopo), va comunque fatta qualche precisazione “storica”. Scott Adkins nel suo programma YouTube “The Art of Action” il 15 settembre 2020 ha intervistato l’attore e stuntman Jude Poyer con cui ha lavorato insieme vent’anni prima in The Medallion (2003) con Jackie Chan.

I giovani Jude Poyer e Scott Adkins sullo sfondo, mentre Jackie è inquadrato di spalle

Poyer è uno stunt coordinator che si divide tra Oriente e Occidente, passa dalla serie A di Transformers. L’ultimo cavaliere (2017) alla B di Final Score (2018), ma soprattutto è autore dei combattimenti che hanno lasciato esterrefatti milioni di spettatori della miniserie SKY Gangs of London di Gareth Evans e Matt Flannery.
Poyer racconta di aver partecipato all’edizione DVD britannica di Project A (all’incirca nel 2000) con un contenuto speciale in cui intervista Mars, storico cascatore della cerchia di Jackie e noto per essere il “cugino” co-protagonista de I due cugini, con il nome di Chowboy o Cowboy a seconda dei doppiaggi. (Questa intervista la si trova, insieme a tante altre, anche nel sontuoso Blu-ray britannico del 2019.)
Lo stuntman gli ha raccontato di aver sostituito Jackie in alcune inquadrature della scena dell’orologio, per esempio quando viene aperto il quadrante.

Mi sembra chiaro che sia Mars e non Jackie in questa inquadratura della scena

Mars racconta che la caduta effettiva è stata eseguita tre volte: la prima da uno stuntman che è rimasto ferito (il cui girato è presente tra i contenuti speciali del DVD britannico), la seconda da un altro stuntman e solo la terza da Jackie in persona, malgrado nel film entrambe queste due ultime siano “spacciate” per opera di Jackie.

Quindi Jackie forse si è buttato una volta sola, quella dove poi si rialza e il suo viso viene inquadrato dall’obiettivo. Chissà come saranno andate le cose.


Jackie e Spielberg

Il cinema è fatto di leggenda, e leggenda vuole che due grandi autori si siano ritrovati a concepire una scena iconica con delle biciclette quasi nello stesso momento. A raccontarcelo è Jackie stesso, nel citato documentario My Story (1998).

«Durante le riprese [di Project A] uno degli stuntman mi dice: “Jackie, lo sai che Steven Spielberg ha già fatto una scena con le biciclette?” Stop! Ho interrotto subito le riprese, io e gli stuntman siamo corsi al cinema a vedere E.T., volevo capire che tipo di scena era: se fosse stata simile alla mia, allora non l’avrei più girata, avrei cambiato, perché la stavo preparando da tempo. Poi, alla fine del film, quando ho visto che le bici scendevano dalla collina e poi giù per la strada e in cielo, mi sono fatto una risata: ero felice, perché la scena era diversa, così siamo tornati sul set e abbiamo ripreso a girare.»

La storia è plausibile perché il film di Spielberg è arrivato nei cinema di Hong Kong il 1° gennaio 1983 (secondo IMDb) e a detta di Jackie ha iniziato a lavorare a Project A solo dopo il successo di Winners and Sinners, nelle sale dal 7 luglio successivo: è facile che a sei mesi dall’uscita E.T. fosse ancora in sala o comunque accessibile per una visione al volo insieme a tutta la troupe.

Molto più difficile da spiegare il caso esattamente inverso, che però curiosamente nessuno affronta: perché sei mesi DOPO Project A… Indiana Jones e Willie Scott escono dalle finestre del Club Obi Wan e cadono esattamente come faceva Jackie?
È un caso in cui il citato cita? In cui la fonte diventa derivata? Jackie ha deciso di fare un film ambientato negli anni Venti dopo Indiana Jones, e ora Indy torna negli anni Venti a rifare il celebre stunt di Jackie?

A sinistra, Indiana Jones e Willie Scott cadono sulle pensiline come Jackie

Il film Indiana Jones e il tempio maledetto esce in patria americana nel maggio 1984, ma stando al “Daily Variety” del 15 aprile 1983 le riprese del film inizieranno ad aprile 1983. Poi però Harrison Ford si fa male alla schiena girando con gli elefanti e “Variety” del 6 luglio 1983 ne annuncia l’abbandono dal set, per volare a Los Angeles a farsi operare: sono previste due settimane di assenza, che poi diverranno sei, tornando a girare nell’agosto 1983 mentre il celebre stuntman Vic Armstrong aveva intanto interpretato tutte le scene d’azione vestito da Indiana Jones. Harrison Ford partiva per andarsi a curare… e intanto ad Hong Kong Jackie si metteva a lavoro su Project A.

Il citato celebre stuntman Vic Armstrong nella sua autobiografia The True Adventures of the World’s Greatest Stuntman (2011), racconta che la primissima scena girata del film di Indiana Jones è appunto la sequenza del Club Obi Wan, dove lui stesso recita come controfigura di Harrison Ford: stando alle riviste citate, queste riprese dovrebbero risalire alla primavera del 1983. Visto che sono avvenute a Macao, città confinante con Hong Kong, non è che magari qualcuno ha visto Indiana Jones cadere da un palazzo frenando la caduta con le pensiline… ed è andato a dirlo a Jackie? Visto che quest’ultimo ha iniziato a girare Project A non prima dell’estate, ci sarebbe stato tutto il tempo. Ecco come Armstrong ricorda l’esperienza di quella primavera 1983:

«Per il salto dalla finestra del locale ho usato dei cavi per accompagnare la discesa, e per diversi giorni di prove io e Wendy Leech [seconda moglie dello stuntman e controfigura di Kate Capshaw] siamo passati attraverso le pensiline di un vero edificio. Era la prima sequenza del film che giravamo, ed è divertente come l’ultimissima scena girata, quattro mesi dopo agli Elstree Studios, era della stessa sequenza, cioè un primo piano di me vestito da Indy che mi gettavo fuori dalla finestra dell’Obi Wan.»

Perché quindici anni dopo Jackie racconta di essersi preoccupato di non “pestare i piedi” allo Spielberg di E.T. ma non dice nulla dello Spielberg di Temple of Doom? Forse ha ragione nel 2015 ad ignorare ogni omaggio insito nella scena, e quindi non pensava né a Spielberg né a Keaton? Visto che quella scena gliel’ha preparata la sua squadra, può darsi che loro fossero informati della sequenza appena girata da Spielberg lì a due passi? Tante domande senza risposta, anche se in realtà c’è un indizio che potrebbe ribaltare tutto, e insinuare il dubbio che sia stato invece Project A ad essere l’originale copiato da Spielberg, ma questo “indizio” è così complesso che ne parlerò la prossima volta.


L’inizio di un trio

Era facile prevedere che girare un film insieme ai suoi “fratelli” sarebbe stata un’ottima esperienza, eppure Jackie se ne stupisce, forse ancora vittima di una certa dose di egoismo da protagonista che l’aveva attanagliato. Il giudizio a fine riprese apre una bella finestra sul futuro.

«Lavorare con i miei fratelli è stata la migliore esperienza di tutta la mia carriera. Le nostre personalità diverse si sono bilanciate e hanno regalato spessore ai personaggi. Le loro capacità marziali si sposano alla perfezione con le mie: Yuen Biao è l’acrobata agile e Sammo è il forte. Quando lavoriamo alle nostre scene di lotta possiamo leggerci nel pensiero, tanto ci conosciamo alla perfezione.»

Questo non vuol dire che i vecchi problemi siano passati o risolti. Sammo è ancora il fratello maggiore e si comporta di conseguenza, Yuen è il più giovane ed è trattato da ragazzino di bottega: è ovvio che tutti e tre vogliono primeggiare, avere il proprio spazio e lavorare secondo la propria visione e le proprie regole, quindi è chiaro che ben presto andranno ognuno per la propria strada, ma intanto il percorso condiviso arricchisce tutti.

(continua)


L.

– Ultimi post simili:

Pubblicità

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Saggi e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

23 risposte a Jackie Chan Story 12. Operazione Pirati

  1. Zio Portillo ha detto:

    Film capolavoro e, personalmente, il film di Jackie a cui sono più legato. Rivisto alla nausea da giovane sempre a bocca spalancata perché le scene spettacolari effettivamente sono da “mascella a terra”. E non si limitano a due-tre, è un film dal ritmo indiavolato dove le botte e gli stunt sono a getto continuo.

    Bellissima la ricostruzione della scena della caduta dall’orologio. Ovviamente nessuno saprà mai la verità (su chi ha copiato o omaggiato chi), ma è molto interessante che pellicole nate a chilometri di distanza abbiano una scena identica. Chissà, magari qualche tecnico minore o addetto alla produzione ha lavorato in entrambi i film e lanciato l’idea. Peccato che una caduta sia stata agevolata coi cavi, l’altra no. Che poi se Jackie si fosse buttato 3 volte o 1 sola non cambia molto. Sempre da 15 metri senza cavi si è buttato sto matto! Io mi affaccio dal secondo piano per vedere chi ha suonato alla porta e sto male, sto qua resta appeso e poi si lascia andare. Folle il solo pensiero!

    P.S.: ma allora alla fine l’hai vista GANGS OF LONDON o l’hai solo citata nel paragrafo di Poyer?

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Appena ho scoperto che Poyer era autore di quei combattimenti che ti hanno così colpito mi sono divertito a citarla, in tuo omaggio 😛
      No, non l’ho ancora vista, per ora mi basta la delusione negli occhi di Scott Adkins, che con un tocco di malizia a fatto notare a Poyer che hanno girato una serie sotto casa sua e non l’hanno chiamato! 😀

      Visto che Jackie non sembra essersi accorto del valore delle pensiline, e che nel 2015 abbia rivelato (se è vero) che la scena è stata creata dai suoi tecnici, è molto facile che fra di loro ci fosse qualcuno che un paio di mesi prima aveva lavorato lì a due passi, a Macao, alle riprese di Indy 2, e che abbia ripreso l’idea. Stavolta però senza cavi.
      Già solo il pensiero di te che ti affacci al secondo piano mi fa girare la testa: figuriamoci lanciarsi per 15 metri! Massima stima a Jackie 😉

      "Mi piace"

  2. Cassidy ha detto:

    Dovessi spiegare Jackie Chan ad un marziano, questo è il film che gli farei vedere. Pirati, Buster Keaton e follia nel gettarsi nel vuoto, poi mi pare giusto, se il salto lo ha fatto (forse) tre volte, devono esistere tre versioni del racconto 😉
    Post bellissimo come al solito, per altro la scena al Club Obi Wan era presente nella prima sceneggiatura di “Raiders” ma è stata tagliata perché il film era già abbastanza lungo. Ora bisognerebbe capire se era prevista anche la caduta e se la sceneggiatura non fosse solo una generica descrizione della fuga di Indy dal locale, altrimenti il tuo legittimo sospetto avrebbe cittadinanza, in ogni caso anche oggi hai aggiunto qualcosa ad un film che viene sempre citato solo per quella leggendaria scena e poco altro. Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sarebbe da chiedere ai fan di Spielberg di tirar fuori le sceneggiature originali, che sicuramente gireranno (come quelle dei film di Alien) e vedere se è specificato il salto. Perché magari anche nel secondo film Spielberg semplicemente ha scritto “fugge dal club”, poi sono i tecnici che hanno fatto il resto, chi lo sa.
      Comunque è stata una caccia splendida: adoro indagare su queste cose ^_^

      "Mi piace"

  3. Il Moro ha detto:

    Post interessantissimo come sempre. Certo che con tutte queste fonti discordanti è difficile capirci qualcosa di un film dell’83, pensa quando cerchiamo di capirci qualcosa dei sumeri! 😁

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      La cosa frustrante poi è che parliamo di film molto famosi, che giustificherebbero un certo studio o comunque materiale utile alla ricerca: macché, fra Indy e Jackie non si sa niente. Di Indiana Jones parlano solo mediante aria fritta, avere notizie sicure è praticamente impossibile, se non fosse per giornali di cinema che all’epoca hanno lasciato traccia delle riprese, e se non fosse per la gagliarda biografia di Vic Armstrong. Di Jackie esistono solo le versioni discordanti di Jackie tesso, che parla a decenni dai fatti quindi magari semplicemente ricorda male, e nient’altro.
      Sui Sumeri abbiamo molto più materiale! 😀

      Piace a 1 persona

  4. loscalzo1979 ha detto:

    Spingitori di Citazioni in Citazioni, su Rieducational Channel!!!

    Piace a 1 persona

  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Incredibile ed al contempo affascinante quanti aneddoti, storie, versioni, curiosità ci siano dietro un episodio singolo come la ripresa della caduta da un torre d’orologio: è anche la magia del cinema e il segno evidente di quanta cura ci sia dietro i suoi prodotti, di quanti risvolti si possano annidare in ogni dove. Un plauso a questi “post-ricamo”, ossia ai pezzi in cui metti insieme tante tessere e dal gomitolo dei fili esce un arazzo piacevolissimo da guardare (ovverosia: leggere) 🙂
    E poi…ma quanto romanticismo c’è in una frase come “Operazione Pirati è un’invenzione di TMC”??? Adoro! 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Da quelle poche informazioni sulla VHS del film, di sicuro si sa che il titolo era “Project A”, quindi TMC dev’essere stata l’autrice del titolo “Operazione Pirati” con cui invece è più famoso da noi.
      Pensa, 10 secondi di scena nascondono così tanti retroscena! 😉

      "Mi piace"

  6. Charlie Chan Spencer ha detto:

    Con colpevole ritardo di una settimana, visto che li riciti anche oggi, vado controcorrente e dico che Dragon Lord è una spanna sopra ai 3 capitoli di Winners and Sinners. Semplicemente, da un lato il pubblico si era stufato di vedere sempre il solito Kung Fu Commedy uguale a se stesso e dall’altro rispetto al “Ventaglio Bianco”, “Il serpente all’ombra dell’aquila” e “Drunken Master” era da considerarsi un passo indietro. Per quanto riguarda Project A sarebbe riduttivo rilasciare commenti.

    PS: ma quindi la storietta che si racconta spesso sul fatto che Jackie Chan avesse evitato di rilasciare sino all’ultimo il titolo completo per non fare capire che la storia parlasse di Pirati è una minchiata? Devo vedere sul libricino contenuto all’interno dell’edizione della gazzetta marziale se ci fosse scritta sta cosa.. oltretutto ovunque avessi letto st cosa si faceva notare anche che era tanto geloso del fatto che si parlassse di pirati perchè se ad Honk Kong avessero saputo questa cosa avrebbero iniziato a fare contemporaneamente 3000 film sui pirati… e poi alla fine fino a metà film e oltre non si vede l’ombra di un pirata.

    Piace a 1 persona

    • Charlie Chan Spencer ha detto:

      Inoltre quell’altra cosa che si dice sul sequel? Che inizialmente non si doveva fare ma poi alla fine si fece anche su pressioni dell’imperatore del Giappone… Tra l’altro resuscitano personaggi che persino in un cartone animato sarebbero dati per morti e cambiano completamente “sponda” che manco Junbior e Vegeta messi insieme!! 😀

      Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Come sempre: leggende e voci di corridoio, se vuoi posso inventarmene una: hanno fatto il seguito perché Jackie ha perso a carte 😀
        Se fossero uscite biografie di attori o produttori che hanno lavorato con Jackie, ne sapremmo di più, purtroppo esiste solamente la sua versione e tante leggende del web, tutte prive di qualsiasi fondamento.

        "Mi piace"

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non do ascolto a storie e leggende, quindi non so niente di questa in particolare. Di sicuro, ora che mi ci fai pensare, i pirati si vedono sempre nel loro covo, quindi in scene girate al chiuso e protette da occhi indiscreti, mentre quelle girate all’esterno – dice Jackie – erano piene di curiosi e passanti.
      Come detto, per questo ciclo sto seguendo l’autobiografia di Jackie, che più volte ha dato prova di non essere proprio affidabile ma è l’unica testimonianza diretta che abbiamo: il resto sono solo leggende, ognuno può dire la sua o inventarsene una fresca 😀

      Premettendo che “I due cugini” è un film comunque sbagliato di suo, troppo lento e qualitativamente inferiore ai precedenti, il giudizio sul film è dato dal suo successo al botteghino di Hong Kong, e quello è andato da schifo. Mentre con la serie dei Lucky Stars, film per il nostro gusto molto bambineschi, il successo è stato enorme. Questo non vuol dire che ciò valga ancora oggi, ma per lo speciale sto seguendo gli eventi cronologici e all’epoca della sua uscita “Dragon Lord” va considerato un grosso e grave inciampo nella carriera di Jackie.

      "Mi piace"

  7. Giuseppe ha detto:

    Eh, niente da fare: gli anni passano e la memoria magari comincia a fare qualche scherzo (e cadere dalla torre di un orologio non aiuta 😉 ), pur se questo di sicuro non basta a togliere fascino e suspense alle rischiosissime “scavezzacollate” di Jackie sul set, praticamente unico testimone e narratore di sé stesso! Peccato comunque non avere altre fonti da confrontare, che nel caso specifico sarebbe stato interessante sapere quanto e come lui e Spielberg fossero effettivamente “debitori” l’uno nei confronti dell’altro…

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      La cosa incredibile è che dall’Asia, universo parecchio chiuso rispetto a noi, ci arriva una biografia piena di particolari dal set, da Spielberg, che praticamente è nostro padre, non ci arriva niente di niente.
      Per me nel 1984 Steven ha telefonato a Jackie e gli ha detto: “Mi raccomando, non parliamo più del salto tra le pensiline, che poi qualcuno si accorge che l’abbiamo fatto insieme” 😀

      "Mi piace"

  8. Lucius Etruscus ha detto:

    Sì, sono stati replicati spesso, a cavallo tra Ottanta e Novanta, rimanendo purtroppo su piccoli canali e venendo intercettati solo da pochi fortunati.
    Purtroppo la rarità delle VHS d’epoca di Jackie rende impossibile la conferma, e sarebbe logico pensare che prima sono uscite le VHS, che hanno doppiato i film, e poi sono stati trasmessi in TV, ma ci sono varie piccole prove che potrebbe non essere andata così. Purtroppo finché qualcuno non troverà una videocassetta dei film di Jackie precedente al 1988 si potranno fare solo supposizioni.

    "Mi piace"

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sì, probabilmente è andata così, ma non essendoci prove non ha senso parlarne, visto che succedevano le cose più strane, come film doppiati esclusivamente per la TV e mai apparsi in home video. Visto che almeno uno dei film di Jackie trasmessi da TMC non ha conosciuto alcuna edizione in VHS, il sospetto aleggia anche sugli altri, ma appunto è solo un sospetto, visto che mancano le prove. Le uniche cassette di Jackie che si trovano in giro sono degli anni Novanta, quindi a meno che qualche collezionista un giorno non tiri fuori le versioni anni Ottanta, che quasi sicuramente sono esistite, si possono solo fare supposizioni senza alcuna certezza.

      "Mi piace"

  9. Lucius Etruscus ha detto:

    Non so nulla di manga.
    “La mano insanguinata”, cioè “Master with Cracked Fingers”, la versione rimaneggiata del Tigrotto di Kowloon. Quella trasmessa da TMC risulta l’unica edizione italiana del film (a meno che un giorno un qualche collezionista non tiri fuori una VHS sconosciuta) quindi probabilmente è stato doppiato direttamente dall’emittente. Oggi è una pratica quasi fissa, canali come TV8 trasmettono quasi esclusivamente film doppiati per la TV e assenti in home video, così come all’epoca raramente un film televisivo giungeva in videoteca, quindi il doppiaggio era a cura dei canali che lo trasmettevano.
    Anch’io credo che i film di Jackie siano usciti prima in VHS e poi trasmessi da TMC, ma – e ho le dita stanche a forza di ripeterlo – nessuno può affermarlo con sicurezza, perché non esiste la minima prova, finché qualcuno da una cantina buia non tira fuori le introvabili cassette italiane anni Ottanta di Jackie, non le riedizioni anni Novanta che non provano nulla.

    "Mi piace"

  10. Pingback: Jackie Chan Story 13. Pasti su ruote | Il Zinefilo

  11. Kukuviza ha detto:

    Effettivamente è un mistero. Ma la caduta dalle pensiline mi fa pensare a qualcosa di visto più volte, forse anche nei cartoni animati, però non saprei citare qualcosa, è un’impressione.
    Nessuno lo aveva mai fatto nel periodo in mezzo tra Buster Keaton e Indiana Jones?
    E poi, riguardo alla scena effettiva in sé… ma pareva così brutto metterci dei materassoni sotto per scongiurare pericoli? Al limite ne fai una con materassoni e una da più in basso, senza materassoni e poi fai il montaggio. O proprio Jackie voleva fare le cose veramente, da eroe incosciente qual era? 😀
    p.s. all’inizio dell’articolo hai scritto che Dragon Lord è rimasto in sala dal 21 maggio al 13 febbraio 1982, forse era 21 dicembre?

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      In effetti un materassino c’era, nascosto sul pavimento, ma è davvero pochino per attutire una caduta di quel tipo. Se poi Jackie avesse montato la scena avremmo avuto un altro Indiana Jones, film in cui Harrison Ford ha girato due sole scene, e il resto l’ha fatto tutto Vic Armstrong 😀
      Jackie voleva essere Vic Armstrong ma protagonista: il suo successo risiede all’80% sull’idea innovativa di fare sul serio le cose mostrare in video (il restate 20% nelle tecniche cinematografiche imparate da Sammo Hung: però poi l’Oscar alla carriera l’hanno dato all’allievo invece che al maestro!)

      Grazie della segnalazione, ho corretto l’errore. Era da gennaio a febbraio: tutta quella fatica e poi i film rimanevano pochissimo al cinema!

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.