[Telemeno] 1966 – Green Hornet

È esistito un tempo in cui la passione marziale ha spinto alcuni visionari a tentare una strada senza uscita: portare il “cinema di menare” in TV. Per lo più sono esperimenti falliti, ma hanno comunque lasciato tracce importanti nell’immaginario collettivo. Ecco le loro storie.


Municipal Auditorium, Long Beach, California, 1964. La parata annuale di arti marziali sotto il nome di “Karate International” come sempre fa scalpore con il suo nuovo “acquisto”: quel karate, appunto, che è la moda del momento.

L’organizzatore è uno dei capisaldi delle arti marziali giapponesi in America, soprattutto in California: quell’Ed Parker che studiava con grandi maestri asiatici e andava a passeggio con Elvis Presley.
Ha 33 anni Parker, quel 1964, quando nota uno degli ospiti dell’evento: bravino, quel bassetto cinese. Come si chiama? Bruce Lee? Me lo devo ricordare…

Parker è un maestro di karate – nonché fondatore di quel Kenpo Karate di cui un “figlio” sarà Jeff Speakman, fra i grandi divi del cinema marziale anni Novanta – e un giorno chiacchierando con un suo allievo, Jay Debring (o almeno così ricostruisce il primo numero della rivista “Karate International”, nel marzo-aprile 1989) quest’ultimo gli fa sapere che ha un amico in cerca di volti particolari. Questo suo amico si chiama William “Bill” Dozier e sta per produrre una serie televisiva su un tizio strano, roba da fumetti, un certo Batman. Però ha comprato anche i diritti di un vecchio eroe radiofonico che vuole portare in TV, roba preistorica dal titolo “The Green Hornet”, con l’eroe mascherato d’altri tempi che combatte il crimine insieme al servitore asiatico, come da stereotipo. Dozier vuole fare una pazzia, e invece di truccare un americano vuole addirittura provare ad usare un vero asiatico nel ruolo dell’asiatico: non è che per caso Parker ha un asiatico sotto mano, con magari qualche conoscenza marziale?
Ed Parker tira fuori il filmino girato alla sua manifestazione del 1964 e dà il via alla breve ma intensa carriera cinematografica americana di Bruce Lee.

Da sinistra: Adam West, “Batman”,
Bruce Lee, “Kato”, e Van Williams, il “Calabrone Verde”
dal libro “Bruce Lee” (2002) di Wayne Wilson

Apro una veloce parentesi per ricordare la “confusione asiatica” endemica nel pubblico americano. Kato è asiatico in senso generico, essendo null’altro che uno stereotipo ben lontano da qualsiasi realtà. Quando la serie radiofonica nasce nel 1936 è giapponese, ma poi con l’invasione nipponica del territorio cinese nel ’37 d’un tratto quella nazionalità diventa negativa e quindi si cancella ogni riferimento preciso.
Nei primi film della Universal del 1939-40 è coreano ma poi c’è la Guerra di Corea e diventa filippino e alla fin fine non è niente di tutto questo: è un semplice amalgama di ciò che gli americani credono sia un asiatico.

Kato in azione, dal libro “Bruce Lee” (2000) di Linda Tagliaferro

Il 12 gennaio 1966 la ABC (American Broadcasting Company) porta in tutte le case d’America un ricco che combatte le ingiustizie vestito con un pigiamino grigio e una maschera con le ciglia bianche disegnate: è nato “Batman”.
Come detto, Bill Dozier ha acquisito i diritti di “The Green Hornet” e la ABC subito gli dà carta bianca per un altro programma con un ricco giustiziere mascherato, che combatte il crimine insieme ad un giovane alleato. Come protagonisti si pensa ad Al Hodge nel ruolo del Calabrone Verde e Raymond Toyo nel ruolo di Kato, ci rivela Van Williams quando nel 1991 è intervistato dalla rivista “Golden Perils” (n. 17), ma alla fine vengono scelti lui e Bruce.

© 1966 ABC

Dopo 26 episodi la serie chiude, il 24 marzo 1967: è durata all’incirca un anno ma ha lasciato un segno profondo nella cultura popolare, e uno spiraglio nel razzismo americano. Che continua a pensare gli asiatici come tutti uguali e tutti stupidi, con i loro proverbi confuciani, ma ha scoperto che un eroe d’azione con gli occhi a mandorla potrebbe essere qualcosa di molto diverso dagli unici ruoli finora noti agli anglofoni: cattivo alla Fu Manchu o saggio buono alla Charlie Chan. Ora c’è un terzo ruolo: spacca-culi alla Bruce Lee.
L’attore continuerà a lavorare dietro la cinepresa, come coreografo ed allenatore dei divi, ma il suo sogno di diventare attore hollywoodiano è chiaro sia già finito: il massimo a cui può ambire è fare una comparsata da cinese cattivo ne L’investigatore Marlowe (1969) e mostrare qualcuna delle sue tecniche acrobatiche. Davvero troppo poco. Meglio accettare i filmacci di Hong Kong, visto che in Asia Kato è un personaggio amatissimo. Bruce abbandona quell’America che l’ha ignorato e che di lì a pochissimo invece sarà pazza di lui.

Anche l’Italia impazzisce per Bruce Lee, ma non così tanto da interessarsi di questa serie TV, che dovrà aspettare parecchio per giungere nel nostro Paese, seguendo un percorso accidentato.


Superdraghi della notte

L’11 dicembre 1980 riceve il visto italiano il film Fury of the Dragon, che esce per qualche mese nelle sale italiane – dal 3 aprile 1981 – con il titolo I superdraghi della notte. Stranamente però il film era già stato trasmesso su un piccolo canale locale il precedente 29 dicembre 1980, con il titolo La furia del drago.

Ignoto all’home video, nel gennaio 2018 Minerva lo recupera in DVD dal passato e ci regala una grande emozione. Perché il film non è altro che la fusione di alcuni episodi di “The Green Hornet”.

Il bello dell’operazione è che il film nel 1980 è stato doppiato in un Paese, l’Italia, che ignorava la serie TV in particolare e i personaggi in generale, quindi Kato diventa Kèto – alla Lino Banfi! – e all’inizio del film viene cambiata la battuta di una donna che ora dice «Guarda, i due draghi!» così da giustificare quello strano titolo. I “due draghi” sarebbero ovviamente Britt Reid e Kato, che per il doppiaggio diventano Il Drago Verde e il Drago Rosso, per motivi che sfuggono alla logica umana.

Ecco gli episodi “fusi” per creare questo film:

  • 1×21 La sposa del principe (Trouble for Prince Charming)
  • 1×19 Codice 459 (Bad Bet on a 459-Silent)
  • 1×09 Il raggio che uccide (The Ray Is for Killing)
  • 1×13 Il segreto di Sally Bell (The Secret of the Sally Bell)

L’arrivo in TV

Ho 14 anni quel 1988 in cui leggo sul “Radiocorriere TV” che lunedì 28 marzo Rai1 manderà alle 11,30 di mattina un telefilm dal titolo “Il Calabrone Verde“. È chiaramente la prova che l’Universo mi è propizio: il 3 marzo precedente ho finito di leggere la biografia di Bruce Lee scritta da Alex Ben Block (la prima ad uscire dopo la morte dell’attore) in cui ho trovato dei titoli di serie TV a me sconosciuti, come appunto “The Green Hornet”. Possibile che io sia così fortunato che appena finito di leggere quel libro Mamma Rai mi manda la serie con Bruce Lee che nessuno in Italia conosceva? Sembra incredibile, ma è andata esattamente così.

San Bruce Lee veglia su di me

Andrà in onda un ristrettissimo numero di episodi, dubito siano stati trasmessi tutti e ventiquattro, comunque io sono là a registrarli tutti e a conservare su videocassetta le scene di combattimento: non mi interessano le chiacchiere, solo quei pochi secondi in cui Bruce combatte. La serie poi riappare dal 1990 in piccoli canali locali dove seguirla è impossibile, andando in onda a casaccio prima di scomparire.

Domanda per i milioni di fan sfegatati di Tarantino. Visto che in Kill Bill (2003) Quentin prende due grandi miti marziali e li fonde, facendo cioè indossare la mascherina di Kato al titanico Gordon Liu, e visto che in Italia nessuno conosce Kato o Gordon Liu, attore i cui film saranno recuperati e doppiati dopo il film di Tarantino, come fanno gli spettatori italiani a capire la citazione? E come fanno ad apprezzare un film citazionista dal momento che non capiscono le citazioni su cui si basa? Non vi scomodate a rispondere, è una domanda retorica.

Due miti, un’unica mascherina

Mi piace citare l’episodio 1×10 (18 novembre 1966), The Preying Mantis, che a memoria beccai nei primi Novanta su un canale locale. Stavolta non è solo Kato ad usare le arti marziali ma anche il cattivo, un boss della mala cinese con il volto di un giovanissimo Mako. Che è giapponese ma in carriera ha interpretato ogni immaginabile tipo asiatico.

Anche Mako, nel suo piccolo, è stato giovane

In una scena vediamo il cattivo insegnare ai suoi sottoposti lo stile che è palesemente il kung fu della mantide, anche se non viene citato. La particolarità della scena è che per farlo mostra loro in una gabbietta una vera mantide religiosa, imitandone poi le movenze, ricordando le antiche origini delle arti marziali che (secondo una teoria) sarebbero nate dall’osservazione di scontri fisici nel mondo animale.

Per il kung fu della panda è obbligatorio indossare una tuta grigia

L’episodio non può finire in altro modo se non con uno scontro marziale tra Kato e Mako, foss’anche per l’assonanza dei nomi, e va sottolineato come fosse qualcosa di totalmente inedito.

Mako e Kato pronti a fare la storia della TV

Ricordiamoci che siamo nel 1966: il mondo occidentale è pieno di palestre ma al cinema solo le grandi spie usano brevi tecniche marziali e in TV di sicuro quel tipo di violenza non è certo ben vista. Due asiatici che si scontrano alle arti marziali in un prodotto americano è qualcosa di mai visto: sebbene sia durata giusto qualche mese, la serie ha davvero scritto una pagina importante della televisione occidentale.

Si mena poco, ma si entra nel mito

Le storie sono bambinesche e riescono ad essere qualitativamente inferiori addirittura a quelle di “Batman”, che già erano belle leggerine. Kato rimane sempre un passo indietro al “padrone bianco” e a parte qualche frasetta inutile non ha molto altro da dire.

Scusa, ogni tanto posso stare io davanti?

Chiuso e sepolto immediatamente, The Green Hornet conosce continue resurrezioni. A fumetti esce regolarmente da decenni, cambiando casa ogni tanto, ritrovandosi anche ottime firme a curarne le storie: ho molto apprezzato la versione di Kevin “Clerks” Smih, I peccati del padre, con protagonisti il figlio di Britt Reid e la figlia di Kato.

Phil Hester ritrae la seconda generazione di Calabroni Verdi

Decisamente meno interessante il film del 2011 (in DVD Universal) con Seth Rogen e Jay Chou nei ruoli dei due giustizieri: scegliere un comico pacioccone e l’unico cinese incapace di lottare è stata la scelta giusta per assicurarsi il totale fallimento.

Guarda che è il bianco che deve usare la pistola: il cinese deve menare!

I personaggi sono più vivi che mai, a quasi un secolo dalla loro nascita, ma nessuno dei prodotti a loro legati può minimamente raggiungere il mito di una serie sbagliata, subito cancellata e onestamente inguardabile ma innegabilmente mitica. Forse avere co-protagonista Bruce Lee può aver leggermente influito…

Una serie che non va guardata, solo amata

Durante la sua breve vita “The Green Hornet” è riuscito pure a fare una puntata gemellata con “Batman”, con tutti e quattro i giustizieri riuniti: vedere quel bamboccio di Robin che combatte contro Bruce Lee… è senza prezzo!

L.

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16 risposte a [Telemeno] 1966 – Green Hornet

  1. Cassidy ha detto:

    Ufficialmente oggi è il 7 dicembre, ma in realtà è già Natale, il titolo della rubrica è geniale quanto il suo contenuto 😉 Il Kato di Bruce Lee valeva più di tutti gli eroi bianchi mascherati, per la domanda retorica, quelli che ancora oggi parlano di “tuta gialla di Kill Bill” di sicuro conoscevano Kato e Gordon Liu, si certamente, ovvio. Ho apprezzato anche io il fumetto di Smith, che è un grande appassionato del personaggio e che in teoria, avrebbe dovuto essere la sceneggiatura del nuovo film, se non fosse stata bocciata in favore di quella robetta moscia con Seth Rogen, malgrado sia popolarissimo negli Stati Uniti, Kato e il calabrone verde (perché l’ordine dovrebbe essere questo), sono ancora destinata ad un pubblico di appassionati di Bruce Lee e poco altro, anche perché dopo essere stato interpretato dal Maestro, difficilmente potrà funzionare di nuovo sul piccolo e sul grande schermo. Mi frego le mani per il resto della rubrica 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il film scritto da Smith avrebbe corso il serio rischio di piacere e di essere una discreta bomba, e di rendere davvero famoso un personaggio limitato da decenni solo ai lettori di fumetti: capisci che una casa cinematografica non poteva permetterlo. Se i film non vanno a scatafascio che li si fa a fare? 😀
      Pensa che è esattamente un anno che mi porto dietro questa rubrica tra le “cose da fare”, senza mai trovare il momento giusto per partire: gli 80 anni di Bruce mi sembrano il momento giusto 😛

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  2. Lorenzo ha detto:

    Fino a poco tempo fa, non seguendo i supereroi, credevo che Kato fosse solo il tipo che assaliva a sorpresa Clouseau. Ho scoperto solo in seguito che è una citazione di Green Hornet.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Standing ovation!
    Il titolo della rubrica è una genialata da spellarsi le mani cimentate in applausi entusiasti, la “copertina” con in bella vista Norris, Lamas e altri è promessa di future imperdibili puntate, il post odierno racconta una storia, as always, interessantissima…cosa volere di più?
    Ah, poi ci sarebbero da ricordare le chicche alla Lino Banfi del “dragonesco” doppiaggio italico ma questa è un’altra storia…ahahahaha! 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sapevo che sarei riuscito a farti dimenticare gli indiani di menare 😀
      Volevo mettere molti più personaggi nel banner ma ho scoperto che poi non si vedeva niente, così ho mantenuto giusto i più famosi o i più inevitabili: e il mastro ninja Lee Van Cleef doveva avere il posto d’onore! ^_^

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Mi rimangio quanto detto sugli indiani che menano. Voglio assolutamente più “Telemeno”! E mò aspettiamo con impazienza pure i lunedì… Non bastavano i venerdì, no, no,…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Capisci che sull’argomento “arti marziali in TV” c’è roba molto più divertente da dire, che sugli indiani molliconi tutti uguali 😛
      Contento di aver raggiunto quota due giorni a settimana di attesa frenetica 😉

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  5. Kukuviza ha detto:

    Ma il green hornet non ha neanche una tutina d’ordinanza? Va in giacca e cravatta e poi si mette la maschera verde? Almeno kato tutto di nero, un minimo di credibilità ce l’ha.
    Dai forse qualche calcio se l’è preso robin, anche se povero ragazzo, già è penalizzato da quel ridicolo costume.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti mi sa che Bruce Lee sul set l’ha picchiato a prescindere dal ruolo: uno che si veste come Robin se le cerca! 😀
      Scherzi a parte, purtroppo quella è proprio il “costume” del Green Hornet, giusto per ricordare che è un supereroe “di un certo livello”, ricordando che è nato nel ’36 quindi con altri gusti.
      Non a caso la Dynamite negli ultimi anni lo fa lavorare in coppia con Lone Ranger, visto che sono personaggi nati dalla stessa penna.

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