Jackie Chan Story 13. Pasti su ruote

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

Nella precedente puntata avevo lasciato in sospeso un possibile indizio a sorpresa sul mistero della caduta attraverso le pensiline: le prove indicano che Jackie l’ha eseguita qualche mese dopo Indiana Jones, ma un’esilissima prova potrebbe invertire la cronologia. Una prova… d’ammmòre.


Una parentesi d’ammmòre

Il successo nel lavoro serve a Jackie per nascondere sotto il tappeto l’insuccesso nella vita amorosa, visto che con le ragazze di cui si innamora finisce male per via del suo “non essere di classe” e per un comportamento poco maturo, stando alla sua ricostruzione. Quando si trova a Taiwan per cercare degli esterni in cui girare Project A e incontra Feng-Jiao Lin sembra che si riparta di nuovo con lo stesso copione: un’amicizia che man mano diventa qualcosa di più prima che la differenza di stile e di visione si faccia insormontabile.

Feng-Jiao Lin, stando a Jackie, è fra le due attrici più belle di Taiwan, un vero idolo nazionale sia del cinema che dell’immaginario, il che significa che gli occhi della stampa sono più attenti di quanto non sia Jackie. Un giorno girando un film l’attrice si rende conto che chiedono da lei una scena “fisica” che non si sente in grado di affrontare, quindi fa un tentativo: alza la cornetta e chiama il suo “amico” Jackie. Il giorno dopo davanti al regista taiwanese allibito si presenta l’intera squadra dello Jackie Chun Stunt Team, che ha interrotto le riprese di Project A (mentre Sammo Hung grida di rabbia) per volare a Taiwan a prendere possesso del set e fare un corso avanzato a Feng-Jiao Lin e colleghi di come si cade in sicurezza davanti alla cinepresa. Gli strilli del regista di Taiwan fanno da eco agli strilli di Sammo da Hong Kong. In un Paese così piccolo, si sa, la gente mormora e i giornali scrivono.

Il problema non è che due grandi divi del cinema si frequentino, la situazione grave è che Jackie – malgrado nella sua autobiografia si ritragga puro siccome un angelo – è visto dal pubblico come un gran mascalzone (chissà perché!) e i taiwanesi non sono affatto contenti che venga a casa loro ad insidiare un loro tesoro nazionale. Taiwan poi è estremamente tradizionalista e non vede di buon occhio le “scappatelle”, quindi Jackie ci racconta che la relazione con Feng-Jiao Lin è arrivata al culmine, visto che stava rischiando di infangarne la reputazione in un Paese dove questa è il valore principale. Quindi non può far altro… che sposarla!

La famigliola Chan al completo

Con questo colpo di scena Jackie presenta quella che ancora oggi è sua moglie, con un capitolo particolarmente lirico e un racconto che oserei definire “da romanzo rosa”. Il fine-settimana successivo alla sua dichiarazione, Jackie molla di nuovo le riprese del suo film per volare a Los Angeles e sposare in segreto Feng-Jiao Lin, con il suo fido Willie Chan come unico invitato, nonché testimone dello sposo e accompagnatore della sposa. Il tutto in assoluta segretezza per evitare il massacro della stampa. La segretezza, ci spiega il nostro eroe, è la parola d’ordine della vita privata sua, della moglie e del figlio che nascerà dai due, Jaycee “Jackson” Chan. I giornali, si sa, adorano le maldicenze e si avventano sui personaggi pubblici in ogni occasione: Jackie ha accettato il suo ruolo di vittima sacrificale delle malignità giornalistiche ma vuole che la sua famiglia ne rimanga al sicuro.

Com’è noto, e Jackie non ne fa mistero, almeno metà della sua vita si svolge lontano dalla famiglia, visto che è sempre in giro per il mondo a girare film, ma quando è presente lo fa con passione ed affetto. «Sono stato ad Hollywood, sono stato a New York e posti in giro per il mondo, e ho visto come sono fatte molte coppie. In America, la gente si sposa, passa un anno appassionato insieme e poi divorzia. Feng-Jiao Lin ed io passiamo mesi e mesi separati e viviamo vite molto indipendenti. D’altro canto, stiamo insieme da quindici anni e credo che resteremo insieme per il resto delle nostre vite. Quindi ditemi, non è meglio?»

Quanto ammmòre e dolcezza… peccato che un anno dopo aver pubblicato queste parole nella sua autobiografia, l’attrice Elaine Wu dà alla luce la figlia illegittima di Jackie, nata da una relazione segreta fra i due. Ne nasce uno scandalo enorme, anche perché Jackie comincia a compiere gli errori tipici di chi è abituato a comandare e non a giustificarsi. Prima afferma di aver pagato per anni la cura della bambina ma poi esce fuori che non è vero – e sì che non gli mancano certo i soldi – poi si gioca un sempre-verde, adducendo come scusa il fatto che sì, ha sbagliato, “ma lo fanno tutti”, al che viene convocato dal Parlamento italiano: ha le carte in regola per entrare nell’italica politica! L’unica cosa intelligente fatta da Jackie è stata confessare il tutto prima della nascita della bambina, quel 1999, così da togliere ai giornalisti uno scoop che avrebbe fatto impazzire i rotocalchi. Che però si sono rifatti nel 2018, quando la figlia illegittima – che non ha mai avuto alcun contatto con il padre – all’età di 19 anni ha sposato una donna canadese ultratrentenne. L’orgasmo dei rotocalchi scandalistici si è avvertito dalla Luna.

Jackie ed Elaine Wu

Nella sua autobiografia Jackie non è mai stato tenero con se stesso, con le sue scelte e i suoi atteggiamenti, ma ovviamente non poteva raccontare che si spupazza le attricette di vent’anni più giovani mentre gira il mondo per i suoi film. È fortunato che è rimasto a vivere in Asia, perché se si fosse trasferito in America a quest’ora i suoi film verrebbero bruciati in pubblica piazza.

Ciò che qui interessa maggiormente è che Jackie nella sua biografia specifica che il matrimonio con Feng-Jiao Lin è avvenuto nel 1983, durante la lavorazione di Project A… il problema è che tutte le altre fonti parlano di dicembre 1982, e guarda caso suo figlio Jaycee è nato il 3 dicembre 1982: il sospetto è che non sia stato quel matrimonio d’amore raccontato nella biografia ma piuttosto un atto riparatore dopo il “fattaccio”. Ed è stato tenuto segreto perché i taiwanesi avrebbero fatto due conti e scoperto che la celebre attrice non era stata così “tradizionalista” nel suo rapporto con Jackie.

Ma la vera questione è: nel dicembre 1982 Jackie già stava lavorando a Project A? Perché questo significherebbe che allora è Spielberg ad aver “copiato” la scena di Indiana Jones che cade sulle pensiline. Il mistero continua.


L’inizio di un trio

Il successo sterminato prima di Winners and Sinners (luglio 1983) e poi di Project A (dicembre 1983) ha allargato parecchio il sorriso sul volto di Leonard Ho della Golden Harvest. Aveva cominciato a rimpiangere di aver dato totale libertà di budget a Jackie, ma ora che non fa a tempo a contare i soldi che gli piovono addosso ogni remora è sparita, e per il progetto successivo mette sul tavolo 3.5 milioni di dollari. Dollari americani! In Occidente sarebbe considerato il budget di un piccolo film a basso costo, ma per gli standard (e la valuta) di Hong Kong è come avere i mezzi per girare Titanic.

Intanto Jackie fa una comparsata in Pom Pom (febbraio 1984), film prodotto da Sammo, e deve rispettare il contratto andando (controvoglia) in America a girare il terribile Cannonball Run 2 (giugno 1984; in Italia, La corsa più pazza d’America n. 2), che segna l’inizio della sua collaborazione con la Mitsubishi: per anni dietro le cadute di Jackie potete vedere un’auto della marca giapponese.

Peppiniello, i film sulle corse pazze diventano due!

Queste però sono minuzie, il progetto finanziato da Leonard Ho prevede qualcosa di grande, con di nuovo i “tre fratelli” insieme, e stavolta… il regista lo fa Sammo Hung, che è affidabile, rispetta le tabelle di marcia e non sfora mai il budget. L’esatto contrario di Jackie. Sammo a sorpresa ha un’idea dispendiosa che stupisce tutti: si va a girare in Spagna. Così Jackie ricorda il ragionamento logico del collega:

«Bruce ha girato a Roma, no? Ci sono cinesi dappertutto. E poi girare ad Hong Kong è una scocciatura, comunque: troppa folla, troppa burocrazia. Prendila come la scoperta di nuove possibilità: stiamo portando il cinema di Hong Kong nel mondo!»

Per una cinematografia strettamente legata al territorio come quella di Hong Kong l’idea di girare un film cinese in Spagna è totalmente inedita. La Golden Harvest ha già girato film in America, ma l’ha fatto pensando al mercato americano, così come ogni tanto ha venduto film locali all’estero: girare un film che possa piacere ad un pubblico internazionale, non solo ad uno geograficamente localizzato, è un’esperienza nuova per tutti. Anche perché di solito i film di Hong Kong sono girati con una povertà di mezzi che all’estero difficilmente supererebbe la diffidenza degli spettatori, che penserebbero a filmacci di serie Z (e in molti casi hanno ragione!), così come è difficile la traduzione della lingua e sono film completamente privi di attori noti in Occidente. (A parte il caso di Bruce Lee.)

Nasce un trio, all’erta e pieni di brio

Malgrado tutto la Golden Harvest vuole dare mano libera ai suoi talenti e accetta il progetto Wheels on Meals. “Ruote su pasti”. In realtà, è ovvio, sarebbe Meals on Wheels, “Pasti su ruote”, ma ad Hong Kong sono più superstiziosi persino degli italiani, e a quanto pare tutti i film della Golden Harvest che iniziano per “M” sono stati un fiasco, quindi si evita quella lettera!


Ruote su pasti

Chiunque abbia tradotto i film – o la Quick Video o TMC – di sicuro ha doppiato questo pacchetto di film di Jackie tutti insieme, così in italiano lui si chiama sempre Thomas e Sammo si chiama sempre Moby. Stavolta quest’ultimo ha una permanente inguardabile e fa l’investigatore in Spagna, dove lavorano anche Thomas (Jackie Chan) e David (Yuen Biao), due ragazzi atletici che gestiscono un furgone-ristorante.

Due cinesi in Spagna

Tra una mattata e l’altra, tra uno scherzo e una scazzottata con i teppisti spagnoli – che guarda caso hanno gli occhi a mandorla! – i due vivono alla giornata finché Moby non chiede loro aiuto per salvare una ragazza, figlia del defunto conte Lobos, da un cattivo che vuole mettere le mani sull’eredità. La trama è totalmente inconsistente, diciamo che non si sono minimamente impegnati perché tanto sapevano che a vendere il film erano le acrobazie dei tre “fratelli”.

Ormai Jackie infila pensiline ovunque

Jackie nelle sue biografie non spende una sola parola per il film, ma per fortuna ci viene incontro Scott Adkins, che nel suo programma YouTube “The Art of Action” – il suo miglior contributo al cinema marziale, dopo Boyka! – il 4 settembre 2020 ha avuto ospite un titano come Benny “The Jet” Urquidez e non ha potuto far altro che parlare lungamente del suo storico combattimento finale contro Jackie in Wheels on Meals.

Un campione del ring passato al cinema di Hong Kong

Il campione del ring, artista marziale, coreografo ed attore di Tarzana – non poteva essere nato altrove! – aveva appena esordito in Forza: 5 (1981) e racconta che una volta arrivato sul set è iniziato uno strano “duello” con Jackie. Quest’ultimo parla un inglese talmente stentato che non ci prova nemmeno a comunicare con Benny a parole, i due sono combattenti e il loro linguaggio è universale. Jackie comincia ad eseguire delle tecniche, poi guarda Benny e questi le replica, sul momento. La cosa va avanti finché Jackie non comincia a fare capriole: Benny non è un ginnasta, fa qualcosa ma casca. Jackie sorride e gli mostra il suo celebre pollice in alto. Quindi è il turno di Benny: comincia a tirare calci volanti e rotanti, poi si ferma e guarda Jackie. Che non ripete nulla, ma di nuovo mostra il pollice in alto. Da quel momento inizia fra i due un’intesa che però nasconde anche una rivalità sottile. Jackie è un atleta circense noto in tutta l’Asia come attore d’azione: Benny è un campione del ring noto negli USA perché fa sul serio le cose che gli attori mimano.

Scontro di titani

Benny racconta che ad un certo punto si è accorto che Jackie era seduto e lo fissava, al che l’attore ha detto qualcosa all’interprete e quest’ultimo, vistosamente imbarazzato, è andato dal lottatore e gli ha riportato il messaggio: «Jackie dice che vuole lottare con te». Benny non capisce se è uno scherzo, in fondo è uno straniero del posto, o se Jackie parli sul serio, così spiega all’interprete che lui è un lottatore professionista, «è quello che faccio per vivere», ma Jackie rimane fermo nel suo proposito: vuole lottare sul serio con lui. Quando Benny apre le braccia e risponde «Anywhere», dove vuoi, Jackie indica il set: è lì il suo ring, davanti alle cineprese. Benny ricorda chiaramente tutti i membri della troupe che cominciarono a piazzare scommesse su chi avrebbe vinto in quella sfida. In realtà la “sfida” sarebbe stata alla fine l’esecuzione di un combattimento finale che rimane ancora oggi uno dei (pochi) motivi per cui valga la pena vedere il film.

Più dei pugni di Jackie, a colpire è il suo gusto nel vestire

Esprimendosi a gesti, Jackie illustra le tecniche a Benny e i due “comunicano” tramite i propri corpi, senza preoccuparsi troppo di controllare i colpi tirati: in fondo i due stanno lottando sul serio, anche se mediante una finzione cinematografica. «Non l’ho mai colpito in volto», specifica Benny, «ma l’ho fatto nel resto del corpo, perché lui non aveva problemi a colpirmi in faccia: tra una ripresa e l’altra dovevo stare con la borsa del ghiaccio sulla faccia». Benny è un professionista, e lo dimostra quando per un errore nell’esecuzione della coreografia Jackie sta per ricevere in faccia un pugno a massima potenza. Ma, appunto, Benny è un professionista e si ferma ad un centimetro dalla faccia dell’attore, che d’un tratto si scioglie e lo ringrazia per essersi controllato.

A detta di Benny, tutti i colpi sotto il viso sono veri

A detta di Benny, tutti i colpi che vediamo tirati al corpo sono veri, o comunque non pienamente controllati. Jackie ci teneva e insisteva che il lottatore colpisse duro, perché sapeva che in video avrebbe fatto la sua porca figura, ma la troupe non era dello stesso parere: ogni volta che Benny tirava un calcione e buttava giù Jackie, si ritrovava tutti i tecnici a gridargli contro, malgrado Jackie stesso insistesse che andava bene così, che avrebbe reso più verosimile la scena. Anche la sequenza in cui Benny spegne il candeliere con un calcio a detta del lottatore è vera, il problema è che è riuscita solamente la prima volta: nelle repliche non riusciva più a metterci l’energia giusta e visto che rischiava di farsi male alle gambe, alla fine è stato usato un trucco.

Benny e il suo calcio spazza-candele

La scena finisce con Benny che vola attraverso una finestra, sfonda il vetro e rimane a penzoloni nel vuoto. Tutto girato dal vero, con tanto di finestra infranta e sospensione nel vuoto: originariamente erano previsti quattro o cinque tizi che avrebbero retto Benny per una caviglia attraverso una corda, ma la cosa non convinceva affatto il lottatore, che ha preteso un vero cavo attaccato alla parete malgrado le lamentele di Jackie, che si perdeva tempo.

Lo scontro fra Jackie e Benny rimane un’icona del cinema marziale, anche perché – come fa notare Scott Adkins – il mettersi in competizione ha spinto Jackie ad essere meno istrionico, meno comico e più “lottatore”, visto che deve affrontare un campione del ring vero e non un attore.


La sai l’ultima sui matti?

Nel film il papà di David è in manicomio, perché in Spagna i manicomi sono pieni di cinesi, e quando i due protagonisti lo vanno a trovare sfortuna vuole che forino proprio davanti al cancello. Mentre cambiano la ruota, quel pasticcione di Thomas perde tutti e quattro i bulloni della ruota che sta cambiando, disperandosi perché ora non sa cosa fare. L’avete già capito cosa succede: un matto (il solito Richard Ng, della saga Lucky Stars) si affaccia e consiglia ai due di svitare un bullone dalle tre ruote rimanenti così da avere alla fine tre bulloni a tutte e quattro. Thomas e David non possono che fissarlo ammirato e chiedergli se sia davvero matto, lui risponde «Sono qui perché sono matto, mica perché sono scemo».

Questa barzelletta me l’ha raccontata mio padre che ero piccolissimo, probabilmente proprio nel 1984 (ma forse anche prima): possibile che ad Hong Kong ci fossero le stesse barzellette che giravano in Italia? Curiosamente la scena del manicomio di Wheels on Meals (1984) è molto simile allo stile di La sai l’ultima su… i matti? (1982): che Jackie sia un estimatore di Bombolo?

Pronto… Hong Kong? Ts ts

Nel manicomio c’è un matto che si racconta le barzellette da solo e ride, e quando invece storce la bocca… be’, la sapeva già. Va però notato che in entrambe i casi il doppiaggio italiano brucia i finali e fa in modo di lasciare “mozze” queste battute: forse avevano paura che gli spettatori storcessero la bocca, nel 1988, a sentire battute così vecchie?

Lo stesso doppiaggio poi però si inventa di sana pianta questa frase, che Thomas dice a Moby: «Se esistesse l’Oscar degli investigatori cretini, tu arriveresti secondo». Questa battuta è diventata famosa nel 1991 quando Gino & Michele l’hanno inserita nel loro “citazionario” Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano, attribuendo all’attore Walter Matthau la frase «Sei così imbecille che se facessero le olimpiadi degli imbecilli tu arriveresti secondo. Come perché? Perché sei imbecille». Non si sa da quale film sia presa, ma dovevano già conoscerla nel 1988 in cui hanno doppiato il film di Jackie.


La distribuzione italiana

Questo film ha seguito lo stesso destino dei suoi “compagni”, ma con una differenza notevole: un immotivato cambio di titolo che ha reso “frizzante” la sua vita italiana.

La prima apparizione sicura, come sempre, è su TMC che lo trasmette sabato 5 novembre 1988 con il ridicolo titolo Il mistero del conte Lobos. (Da ricordare che la stessa emittente si è inventata il titolo Operazione Pirati.) Probabilmente lo stesso anno, ma non esistono prove, esce l’edizione VHS Quick Video con il titolo parimenti immotivato Cena a sorpresa, stesso titolo usato da Futurama quando nel 1989 ristampa la videocassetta, stavolta con una data ben visibile.

Dopo qualche replica e relativa ricomparsa nel 1999 per il ciclo del canale satellitare a pagamento StudioUniversal – che ha usato gli stessi titoli italiani di TMC – il film riappare in DVD Legocart nel 2000 con il titolo Cena a sorpresa, riversando in digitale la VHS. Come di consueto, nel 2004 la Elleu nella “Jackie Chan Collection” presenta la rimasterizzazione del film (meno splendente del solito) e indovinate un po’? Lo intitola Il mistero del conte Lobos, tanto per fare casino. (Uno scontrino mi ricorda che l’ho comprato il 20 luglio 2004.) Le due edizioni hanno identica durata.

Curiosamente la Dall’Angelo Pictures non sembra aver preso in considerazione questo titolo nella sua ristampa dei film di Jackie.

(continua)


L.

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25 risposte a Jackie Chan Story 13. Pasti su ruote

  1. Austin Dove ha detto:

    molto interessante
    purtroppo non siamo ancora arrivati ai film che conosco io 😦

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La sterminata filmografia di Jackie è stata distribuita malissimo in Italia, quindi sono più noti i suoi film recenti e non i suoi grandi classici, quelli che meritano di essere visti perché innovatori ed arditi.

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    • Charlie Chan Spenser ha detto:

      Oddio Austin Dove in realta’ Jackie Chan ha dato di gran lunga il meglio di se dal 78 al 94, però i film conosciuti dalle masse in Italia sono quasi esclusivamente film postumi al 94, eccetto forse Police Story 3 e First strike (che poi sarebbe il quarto capitolo di police story). Praticamente il primo film di Jackie che ha avuto successo internazionale è stato Terremoto nel Bronxe che credo fosse del 96 o giù di lì. E nel resto del mondo dopo quel film sono stati recuperati tutti i veri capolavori di Jackie e dati alle masse. Qui in Italia quella roba lì è roba per nicchia. Se ti piace Jackie per i film conosciuti dalle masse sono sicuro che ti innamoreresti di alcuni dei film di cui si è parlato qui sopra. Non dico tutti perché alcuni sono persino peggio di molti suoi lavori post 94, però Drunken Master, il serpente all’ombra dell’aquila, il ventaglio bianco, project a operazione pirati sono sicuramente una spanna sopra tutto ciò che è conosciuto dai più in Italia. Ma anche questo film qui non è malaccio rispetto a molte cose che ha fatto dopo. E ne mancano ancora molti di super film di Jackie prima di arrivare a quelli più noti. Probabilmente in questa rubrica neanche ne parlerà di quelli più noti in Italia e si fermerà prima.. e se lo farà 30 minuti di applausi!! Poi vabbè de gustibus. Anche io mi vedo i film di Jackie più pop.. lo faccio più che altro per vedermi sprazzi di vero Jackie dove è possibile. Ricordo che mi innamorai di Jackie Chan quando era ragazzino. Una volta trasmisero in prima serata su Rai 1 di domenica Police Story 1. Faceva parte di una rubrica domenicale di cinema. Venne proposto come miglior film poliziesco asiatico. Da lì inizia a leggere con attenzione ogni giorno le guide te per vedere se trasmettevano qualche film di Jackie.. e devo dire che bene o male anche i più fichi li ho beccati in tv nel tempo.. anche se venivano trasmessi raramente e a volte su canali improbabili. Solo recentemente ho acquistato un bordello di dvd di Jackie, ma praticamente avevo avuto modo di vederli già quasi tutti in tv nell’arco degli anni. All’inizio volevo comprarmi solamente i migliori ma poi ho finito per comprarmi anche delle cagate allucinanti sia pre 94 che post 94.

      Piace a 2 people

      • Charlie Chan Spenser ha detto:

        Uhm misa che mi sono dilungato

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quando si parla del Jackie degli anni d’oro non ci si dilunga mai ^_^

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Di come ho conosciuto Jackie ho già raccontato in un post fuori-speciale, comunque in pratica è stato nel 1999, quando cioè dopo il successo di “Terremoto nel Bronx” nel mondo (ma molto poco in Italia) e “Rush Hour” (che ho visto in sala), Tele+ si è comprata alcuni film di Jackie, due documentari e lì è nato per me l’amore. Il mio film di Jackie con cui è scattata la scintilla è “mr. Nice Guy”, il meno citato in assoluto e ignoto in Italia a meno di non beccarlo su Italia1 ogni dieci anni. Era così spettacolare che iniziai ad andare a caccia di suoi film.
        Purtroppo non li ho mai beccati in TV, e le Guide TV le ho sempre studiate attentamente: o li mandavano “a sorpresa” o avevano altri titoli. Per esempio molte fonti riportano che “Once Upon a Time”, il mitico primo film, sia andato in onda su Rai3 nei Novanta ma non si sa quando, né in che lingua, visto che prima dei Duemila non sono usciti in home video quei primi capitoli. Invidio chi becca la roba sulla Rai, perché sebbene l’abbia sempre cercata non l’ho mai trovata, riguardo a Jackie e altri.
        “Police Story” è senza dubbio il film che ha cambiato per sempre il cinema mondiale: potrà piacere o meno, non so se sia il migliore, ma è innegabile che da quel momento TUTTO è cambiato per sempre, non solo in Asia.

        Non ho idea di dove arriverà con il ciclo, per ora sto seguendo la biografia di Jackie ma ormai non spende più una sola parola per i film. Almeno ci racconta il contorno, il contesto. Di sicuro non mi va di rivedermi le robbette americane, magari salterò per citare solo i grandi. Ovvio che la lunga saga di Police Story dovrò farla tutta perché sono tutti capolavori 😉
        Vedremo fin dove arrivano le due biografie che sto usando, sperando di trovare sempre chicche.

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      • Austin Dove ha detto:

        ieri ho visto forst strike^^
        e credo in passato di aver visto un altro capitolo della saga 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ha belle scene ma sin da quando l’ho visto su Tele+ vent’anni fa lo considero fra i minori del periodo. Non saprei dire precisamente, ma non mi ha mai preso.

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      • Charlie Chan Spenser ha detto:

        Ma penso fu l’unica volta che trasmisero un film di jackie su Rai 1. Almeno l’hanno scelto bene. Stavo a casa dei miei nonni. In realtà già mi piaceva Jackie Chan perché avevo visto qualcosa di più pop e avevo convinto i miei a lasciarmi vedere il film. Partivano commenti tipo.. ma che roba è.. gente che vola da tutte le parti.. ma che è un film… ecc ecc.. però sti grandissimi cazzi!!!! Io stavo lì sbigottito non credevo ai miei occhi! E ai voglia a spiegargli che quelle robe le faceva davvero e che non erano effetti speciali e che spesso non usava neanche i cavi di sicurezza!! Nonostante l’avessero spiegato anche nella rubrica del tg1 mi dicevano: se ma te ci credi pure a ste cose, quelle sono cose che dicono per vendere il film.. poi lo guardavano in modo talmente distratto che non riuscivano a capire che era volutamente comico.. e c’è ne vuole perché è uno dei film più demenziali che abbia visto 😂😂😂

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  2. Cassidy ha detto:

    Per esigenze di calendario ho anticipato il venerdì Peckinpah ma le vite parallele dei due autori che stiamo ripassando continuano anche in campo amoroso, Bloody Sam ha avuto un lungo e tormentato matrimonio con la sua Begonia, bellezza Messicana orgoglio della nazione, salvo poi tradirla ad ogni occasione utile, e anche i rapporti con i figli sono stati più che tormentati, quindi vedo punti di contatto con quanto hai raccontato di Jackie Chan. La superstizione intorno ai titoli che iniziano per “M” è quanto mai bizzarra, in ogni caso anche questa settimana altro gran post, ho un altro film di Jackie da recuperare 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ uno dei titoli minori semplicemente perché oscurato dagli altri capolavori che verranno.
      Sembra che non si possa essere grandi registi e grandi mariti, ma di certo Jackie nella sua biografia è stato molto sincero su certi aspetti quanto misteriosamente silenzioso su altri. Tipo lo spupazzarsi attricette di vent’anni più giovani 😀 Per carità, si sa che in quell’ambiente è questa la norma, che le occasioni sono tante e che la carne è debole. Però è curioso come i grandi del cinema raramente abbiano affetti stabili.

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  3. Il Moro ha detto:

    Quel combattimento è spettacolare e in molte classifiche dei combattimenti più belli del cinema si piazza ai primi posti, direi meritatamente.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Come sempre venerdì, gravosi impegni lavorativi mi portano a leggere il post in serata inoltrata. E lo farò molto volentieri!
    Ma volevo condividere un triste off topic: ho saputo che è morto Tommy Lister aka Zeus, wrestler e attore rigorosamente Z, di nome e di fatto. Lo ricordo in un film in coppia con Hulk Hogan e in varie parti minori soprattutto negli anni ’90, in particolare in quel capolavoro Z che è L’ultima missione dove interpreta un personaggio talmente cattivo che senza alcun motivo butta i bambini giù da un pontile. Scena magnifica di un tipo di cinema che non c’è più.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’ho appena scoperto sul profilo instagram di Cassidy, che per tenere fede al suo nome è la mia fonte principale di informazione sui trapassati.
      Tom è stato un grande caratterista, nei film d’azione e marziali anni Novanta faceva sempre la sua figura e regalava oro alla Z. Paradossalmente era anche uno degli Universal Soldier, cioè un morto riportato in vita…
      Mi fa piacere che sul profilo di Cassidy un lettore abbia saluto Zeus, segno che quel mitico film – da te recensito nel blog – è ancora nel cuore dei fan.

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  5. Giuseppe ha detto:

    La trama di “Wheels on Meals” avrebbe dovuto essere semplicemente quella, fin dall’inizio: due atleti che comunicano fra loro, con le rispettive tecniche e una rivalità sottile ma insistente, che monta progressivamente fino ad arrivare a uno spettacolare confronto finale!
    Al limite, si poteva aggiungere una blanda sottotrama a base di spupazzamenti ispirati a quelli reali di cui Jackie NON parla mai… 😉
    P.S. Concordo sulla spettacolarità dell’ingiustamente ignorato dai palinsesti italiani (tranne giusto Italia1, MOLTO raramente) “Mr. Nice Guy”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nelle varie ondate distributive dei film di Jackie, i film comprati da Tele+ sono quelli finiti peggio, insieme al Cecchi Gori “Thunderbolt” che a sorpresa Spike ha ripescato da decenni di oblio.
      A proposito, vogliamo parlare di Spike che ha iniziato un ciclo dedicato a Jackie, trasmettendo film rarissimi in TV? Che legga il Zinefilo??? 😀
      “Wheels on Meals” è un piccolo film, molto nello stile di Sammo – che non aveva ambizioni “epiche” come Jackie – con gag, ammiccamenti e poi lungo combattimento finale. Era Five Lucky Stars ma solo in tre 😛

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  9. Kukuviza ha detto:

    Quale sarebbe il trucco usato per spegnere le candele con un calcio?

    La frase di Matthau è tratta da Due sotto il divano (1980), solo che è appunto un’invenzione del doppiaggio, perché nell’originale non dice nulla del genere, non fa manco una battuta, dice solo che si meraviglia di come abbia potuto partecipare alle operazioni discutibili di cui si è occupato.

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