Strambi sbirri di menare 1 – Il drago di Hong Kong (1975)

L’espressione l’ho presa da Cassidy e la trovo geniale, perché “Strambi sbirri” rappresenta perfettamente quel sotto-genere poliziesco la cui forza non è la trama in sé ma i protagonisti malassortiti: una coppia di poliziotti così diversi tra di loro da creare frizioni, equivoci e scontri che rappresentano il succo della storia. Finendo inesorabilmente con il capire che ci si può rispettare ed addirittura apprezzare malgrado le proprie differenze.
Ancora più “sotto” questo sotto-genere ce n’è un altro: quello dove uno dei due strambi sbirri… è un cinese che mena.

Visto che questa settimana la storia di Jackie Chan affronterà la sua prima avventura in questo sotto-sotto-genere, penso sia il momento giusto per fare il punto della situazione filmica dei suoi predecessori.

Lo dico sempre, gli italiani arrivano primi senza saper mai sfruttare questo loro primato. Così mi piace pensare che il genere “Strani sbirri di menare” nasca nel 1971, quando una co-produzione italo-franco-spagnola assembla gli attori più mitici dell’epoca per quel piccolo gioiello che è Sole rosso: per acciuffare la pericolosa banda di Alain Delon si mettono ad indagare, e portare giustizia in un West sporco e infame, Charles Bronson e Toshiro Mifune. E gli occhi del piccolo Etrusco si riempirono di meraviglia.
L’accoppiata “pistolero del West e asiatico che mena” è fatta, e per ritrovare di nuovo due miti del genere in un film italiano basta aspettare Là dove non batte il sole (1974), con Lee Van Cleef e Lo Lieh che portano giustizia nel West mediante pallottole e calcioni.
Potrei citare anche Il bianco il giallo il nero (1975), con l’accoppiata Giuliano Gemma e Tomas Milian (in versione “samurai”), ma tecnicamente tutti questi citati non sono poliziotti, bensì criminali redenti che portano giustizia fermando criminali più criminali di loro.

Non bisogna però aspettare molto perché il genere poliziesco inizi a dettare legge nel cinema.

Ispettore Wang Yu: il caso “Strambi sbirri di menare” è tuo

Oggi il regista Brian Trenchard-Smith lo trovate su Cielo o in piccoli canali locali, con filmetti di Z potente come 2012. L’avvento del male (2001) e Attacco glaciale (2010), ma anche con onesti prodottini d’azione come Phantom Below (2005) e Air Force Two (2006). La Z televisiva non è però sempre stata la “casa” del regista.
Nei primi anni Settanta Brian finisce nel “mirino” della Golden Harvest, che dopo I 3 dell’Operazione Drago (1973) vuole continuare a collaborare con il cinema americano, producendo film girati in loco e con cast tecnico-artistico locale. Da tecnico e documentarista, Brian si ritrova sceneggiatore e regista di The Man from Hong Kong (直搗黃龍, “Vai dritto a Hong Kong”, luglio 1975).

Da Hong Kong arriva l’ordine: invadere gli Stati Uniti

Il film arriva nelle sale italiane – «In anteprima europea», recita la frase di lancio – il 10 ottobre 1975 con il titolo Il dragone vola alto, ma poi la Cineriz deve rendersi conto che è un titolo che fa ridere e il 7 maggio 1976 lo riporta in sala stavolta con il titolo Il drago di Hong Kong, che evidentemente trova più “ficcante”.
A parte un paio di passaggi televisivi (nel 1987 e 1990) il film è scomparso nel nulla, nel nostro Paese, senza alcun tipo di distribuzione.

Riedizione italiana del 7 maggio 1976

Una lunga, estenuante e muta scena iniziale ci mostra uno scontro tra due tizi che si picchiano arrampicandosi sulla celebre Ayers Rock australiana, otto minuti senza una sola parola alla fine dei quali l’ispettore australiano Bob Taylor (Roger Ward) arresta il pericoloso criminale… Sammo Hung!

Pure in Australia spunta fuori Sammo Hung!

Sammo è un grosso narcotrafficante e l’Australia chiama Hong Kong: mandateci il vostro uomo migliore per estradare il criminale. Hong Kong risponde con l’ispettore Fang Sing-Leng (Jimmy Wang Yu) della Squadra Speciale, smargiasso e sciupafemmine come un James Bond asiatico. Da notare il nome Fang, cioè quello dello spadaccino monco che ha reso celebre l’ex campione di nuoto riciclatosi attore marziale.

«Sono Ping Pong, / Il più duro di Hong Kong» (cit. Nico Fidenco!)

Messe le mani su Sammo e picchiato per farlo parlare, Fang sta per riportarlo in patria quando un cecchino glielo ammazza sotto gli occhi. Via, un’altra lunghissima, estenuante e muta scena di inseguimento e combattimento in un ristorante, con Wang Yu che fa il duro e cerca di imitare Callaghan ma il risultato è drammatico.
Dopo una scena di due ore – che serve solo a far lavorare Grant Page, che interpreta il cecchino ma è anche co-coreografo delle scene d’azione – il nostro James Bond di Hong Kong scopre che il cecchino lavorava per un boss australiano di nome Jack Wilton, interpretato da un altro James Bond: l’australiano George Lazenby e i suoi baffoni che uccidono.

Al servizio segreto di Sua Maestà Baffone!

Siccome è cattivissimo, Wilton è pure maestro di karate – l’odiata arte degli odiati giapponesi – anche se i suoi allievi curiosamente eseguono mosse di kung fu, sebbene indossino il karate-gi.

Un dojo in cantina dove si fa kung fu

Ufficialmente il nostro ispettore Fang non potrebbe fare niente, ma lo stesso comincia ad indagare sul boss e a sventare tutti i tentativi di quest’ultimo di farlo fuori. Wilton è così potente in città che a fare fuori Fang manda due tizi con un bastone: ammazza che signore del crimine! (Peraltro uno dei due assassini è il giovane Corey Yuen!)
Quando poi il nostro eroe entra nottetempo nel quartier generale del criminale, cioè una pezzentissima cantina, scatta la “scena del dojo“, vecchio cavallo di battaglia di Wang Yu sin da Con una mano ti rompo… (One-Armed Boxer, agosto 1972), anche se l’iniziatore della trovata rimane Bruce Lee in Dalla Cina con furore (marzo 1972).

Negli anni Settanta tutti finivano a menar gente in un dojo

Per fortuna tra i lottatori, che passano la notte con le loro divise, c’è gente in gamba come il giovane Yuen Biao, quindi riescono addirittura a far sembrare plausibile la scena con il legnoso Wang Yu.

Dopo anni e anni di duro allenamento, Wang Yu riesce addirittura ad alzare un braccio

Visto che non riesce a raggiungere Wilton, asserragliato ai piani alti del suo palazzo, Fang decide di sfruttare l’«aquilone» (così il doppiaggio italiano rende ciò che noi oggi chiamiamo “deltaplano”) di Caroline Thorne (Ros Spiers), tizia conosciuta e subito “timbrata”, perché negli anni Settanta ogni due scene una dev’essere di letto.
Dopo una lunghissima, estenuante e muta scena di inseguimento d’auto – un’altra prova che l’action director Sammo Hung faceva già dieci anni prima le cose che renderanno celebre Jackie negli anni Ottanta – finalmente arriva il combattimento finale, triste e raffazzonato perché Wang Yu non sa muovere un dito. Invece, a sorpresa, Lazenby è molto più dotato.

Hai capito come gliel’ammolla Bond Lazenby?

Con giochi di inquadratura e stuntman cercano di salvare il salvabile, ma il “calcione finale” vede Wang Yu appeso al soffitto come un salame, con le gambe incollate e legnose, fingere di dare al rallentatore uno colpo fatale. Che tristezza…

Non è un “fermo immagine”, è proprio Wang Yu ad essere immobile

La Golden Harvest tenta di girare per il pubblico americano, con stili tipici dell’epoca, un qualcosa che in realtà è puro stile di Hong Kong. Usare esplosioni, inseguimento in auto e scazzottate, cioè elementi elementi tipici del cinema statunitense, non vuol dire fare un film “all’americana”: all’epoca noi italiani facevano gli stessi film, ma – e non sembri campanilismo – venivano decisamente meglio. Sia perché Luc Merenda, Fabio Testi e gli altri eroi erano molto più sciolti del legnoso Wang Yu, molto più espressivi e il ritmo era decisamente più incalzante.
Non so quanto successo abbiano avuto questi film della Golden Harvest americana, ma il fatto che si vendevano in tutto il mondo significa che un minimo di notorietà l’hanno avuta. O forse costavano poco e quindi si vendevano di più. (Al contrario dei film Golden Harvest di Hong Kong, costosissimi per il mercato estero.)

Il Bond dei poveri contro il Callaghan de noantri

Sebbene secondario, l’ispettore Bob Taylor comunque accompagna nelle indagini Fang e gli spiega un po’ l’Australia, sia quella turistica che criminale, mentre ogni tanto il buffo e capelluto sergente Grosse (Hugh Keays-Byrne) fa il disfattista.
Taylor ha le mani legate per il criminale locale quindi è ben contento che Fang faccia strage “alla maniera di Hong Kong”, ma questo esperimento di “Strambi sbirri di menare” rimane pendente sul versante asiatico.

L’ispettore Fang se la comanda con gli sbirri locali

L’idea però piace e dev’essere “calda”, vista anche l’esplosione marziale in Occidente. Quel dicembre, cinque mesi dopo The Man from Hong Kong, la situazione si ribalta e pende sul versante americano: esce Killer Elite di Sam Peckinpah, con l’agente d’azione James Caan che nel finale viene affiancato dal politico-ninja-samurai (e stereotipi vari) Mako.

I rozzi americani sparatori non capiscono il nobile asiatico combattente

Il film non è uno “Strambi sbirri”, ma rende chiaro che l’accoppiata “occidentale che spara + asiatico che mena” piace, come vedremo nei prossimi giorni.

L.

– Ultimi post simili:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Arti Marziali e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

13 risposte a Strambi sbirri di menare 1 – Il drago di Hong Kong (1975)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Settimane e post che si ampliano e si intrecciano in una sorta di “Luciusverso” marziale. Ottimo! 😀

    Quindi mi sa che prossimamente toccherai pure il capolavoro nostrano “Piedone a Hong Kong”? Secondo capitolo del poliziotto RIzzo (Bud Spencer) che viaggia fino in oriente per stroncare il mercato di droga.

    Piace a 1 persona

  2. Cassidy ha detto:

    Ti ringrazio molto per le tante citazioni, un onore aver suggerito il titolo della rubrica che avrà il suo punto di arrivo in “Rush Hours” ma già mi godo il viaggio 😉 “Sole rosso” è una meraviglia, giusto ribadirlo ad ogni occasione utile e Lazenby era il Bond più propenso alla rissa forse di sempre, sicuramente più dell’imbarazzante Wang Yu appeso, si vede proprio dall’immagine che ha la gambina piegata perché non riesce a stenderla più di così senza rompersi. Ottimo inizio per la sotto-sotto rubrica del sotto-sotto genere, non vedo l’ora di leggere il resto! Cheers

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ da quando hai iniziato a parlare di “Strambi sbirri” che ci penso, e visto che ora il viaggio nella carriera di Jackie ci porta in questa zona era necessario dare uno sguardo anche a questi titoli minori.
      Wang Yu che fa il Callaghan cinese è tutto da ridere, peccato Eastwood non l’abbia chiamato a fargli da spalla 😀

      "Mi piace"

  3. Kukuviza ha detto:

    Le frasi descrittive sulla locandina del cinema mi hanno schiantato! Il modo subdolo in cui vogliono convincerti ad andarlo a vedere!
    Ma e il vero ispettore della polizia di Hong Kong chi dovrebbe essere?? Wang Yu?

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha le locandine italiane andrebbero messe in museo, sono capolavori di arte contemporanea mista a menzogne spudorate: non è mai esistita una locandina italiana che riportasse qualcosa di vero. Qualcuno dovrebbe studiare il fenomeno per cui gli italiani sono incapaci di dire la verità: poi ci si stupisce dei politici 😀

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        Le locandine italiane come i politici, né più né meno: due perfetti esempi di dorate e allettanti promesse poi non mantenute 😀
        E così siamo arrivati agli “strambi sbirri di menare” con un film che credo proprio di non aver mai visto, dati i suoi unici due passaggi tv (sicuramente persi)… da come lo descrivi, direi che la Golden Harvest USA avrebbe davvero fatto bene a prendere qualche lezione dai nostri poliziotteschi (con le glorie nostrane di allora, di certo più atletiche e frizzanti di “Callaghan” Wang Yu) 😉
        P.S. Hugh Keays-Byrne, a momenti non lo riconoscevo nemmeno il futuro Toecutter di “Interceptor”…

        "Mi piace"

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non so perché almeno dagli anni Settanta la sezione americana della Golden Harvest si ostinasse a produrre pessimi filmetti che scimmiottavano gli stili americani, quando avevano ottimi film in patria con uno stile unico. In Italia sono tutti film ben distribuiti all’epoca ma subito dimenticati: ogni tanto li puoi beccare su qualche minuscolo canale locale, di quelli che non appaiono sulle Guide TV, quindi è tutto affidato alla sorte.

        "Mi piace"

  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Molto bene! Il Willy che si lamenta talvolta (e il western no e Star Trek no… 🙂 ), è francamente entusiasta di “strambi sbirri” e di tutto ciò che l’espressione ha contenuto in questo post e può contenere nei prossimi, ossia aspetti che mi garbano assai!
    Aggiungo che anche a me, come al commento sopra, la locandina del cinema ha fatto schiantare: se sei un drago…questo film è tuo! 🙂

    Piace a 1 persona

  5. Pingback: Strambi sbirri di menare 2: Poliziotto privato (1977) | Il Zinefilo

  6. Pingback: Jackie Chan Story 27. Rush Hour 1 | Il Zinefilo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.