Strambi sbirri di menare 3: La sfida del Tigre (1980)

La definizione l’ho presa da Cassidy e la trovo geniale, perché “Strambi sbirri” rappresenta perfettamente quel sotto-genere poliziesco la cui forza non è la trama in sé ma i protagonisti malassortiti: una coppia di poliziotti così diversi tra di loro da creare frizioni e scontri che rappresentano il succo del racconto. Finendo inesorabilmente con il capire che ci si può rispettare ed addirittura apprezzare malgrado le proprie differenze.
Ancora più “sotto” questo sotto-genere ce n’è un altro: quello dove uno dei due strambi sbirri… è un cinese che mena.

Visto che questa settimana la storia di Jackie Chan affronterà la sua prima avventura in questo sotto-sotto-genere, penso sia il momento giusto per fare il punto della situazione filmica dei suoi predecessori.

Il peggio degli anni Settanta pronto ad invadere gli Ottanta

Per quanto i suoi prodotti siano di bassissima levatura e i suoi gusti discutibili, la Golden Harvest rimane una casa di serie A nel suo genere: cosa succede quando anche infime produzioni dozzinali si mettono in testa di sfornare il loro prodottino con “strambi sbirri di menare”?
Succede Challenge of the Tiger (神龍猛探, che Google Translate dice significare “Drago Detective”).

Uscito in patria in un vago 1980, non si conosce alcun tipo di distribuzione italiana in sala.
L’unica apparizione televisiva nota e sicura è su un piccolo canale locale il 24 dicembre 1991, anche se non c’è alcuna sicurezza che il film corrisponda al titolo.
Esce in VHS Eureka Video (probabilmente nel 1986, come vedremo dopo) con il titolo La sfida del Tigre, e poi riappare in DVD Vegas Multimedia in quel 2003 in cui la casa porta in Italia una secchiata di film ninja.
Oggi il film lo potete vedere su Prime Video.

Weathers e Schwarzenegger… muti!

Uno scienziato spagnolo dopo lunghe ricerche trova finalmente la formula per rendere completamente sterili… Ma perché? Di solito si cerca qualcosa che aumenti la fertilità, non che aiuti la sterilità, ma lo scienziatone è tutto contento: finalmente può rendere sterili le persone. Però attenzione, la formula non deve finire in mani sbagliate… anche se non è chiaro quali sarebbero invece le “mani giuste”. Forse le coppie che al sesto figlio decidono di risolvere il problema della fertilità alla radice? “Cara, stasera niente protezione: uno scienziato spagnolo ieri m’ha reso sterile a vita. Buon San Valentino!”
Comunque il tempo di dire che nessun criminale dovrà mettere le mani sulla formula, che entrano due criminali, ammazzano tutti e mettono le mani sulla formula. Il Governo spagnolo si affida al Governo cinese (ma perché?) e chiede il loro uomo migliore per recuperare la formula: Huang Lung, il più qualificato. Che poi, come si fa ad essere qualificati nei casi di furto di formula della sterilità? Quante altre volte sarà capitato?

Il cinese più qualificato di Spagna

«Un cinese cresciuto in Europa, molto competente. Ha ricevuto un addestramento speciale, è stato guardia del corpo di molti politici e vive in Spagna.»

Così ci viene presentato il competentissimo (ma in che senso?) Huang Lung, un modo “sottile” del taiwanese Huang Kin-Lung (notare il nome praticamente identico) di scrivere una storia leggermente apologetica. E anche di produrla. E anche di coreografarla. E anche di dirigerla.
Insomma, è un one man show per sfruttare il nome d’arte con cui l’artista da anni spopola al cinema: Bruce Le.

Un film di, con, su, per, tra, fra Bruce Le

Però occhio, che in Spagna di competenti non ce n’è mica uno, esce fuori anche Richard Cannon, che «ha risolto parecchi casi difficili, in passato», e a quanto pare solo lui c’è riuscito in Europa. Così entra in scena il co-protagonista Richard Harrison.
Volto noto del cinema internazionale di genere di basse pretese, ha lavorato moltissimo in Italia e negli anni Settanta è stato chiamato a fare due grandi e splendide produzioni di Hong Kong del maestro Chang Cheh: Marco Polo (1975), dove ovviamente faceva il viaggiatore veneziano, e Boxer Rebellion (1976), dove faceva un generale tedesco. La bella esperienza deve avergli fatto pensare che ad Hong Kong sono tutti come Cheh, così negli anni Ottanta scoprirà la “trappola” dei filmacci ninja, di cui si ritroverà protagonista spesso involontario, finendo nelle mani del signore delle ombre Godfrey Ho.
Fra questi due opposti della sua carriera cinese, c’è questo film anomalo e via di mezzo, che forse si è convinto a fare “invogliato” da certe lusinghe…

Cosa devo fare? Rimorchiare donnine nude per tutto il film? Va be’, accetto

Nel film infatti il suo personaggio entra in scena nella sua villa di lusso circondato da tre donne nude sghignazzanti, con le quali nuota ma soprattutto corre e gioca a tennis, in sequenze al rallentatore da storia del cinema. Dopo il capitolo su “L’occhio della madre di Ejzenštejn” c’è quello “Le poppe della tennista di Bruce Le”.
Che sia stata questa scena di altissimo gusto e di gran classe a convincere l’attore?

Che porsche! (E ho usato la “s”)

Dunque la coppia è formata e la missione assegnata, anche se potrebbe essere tutta un’invenzione del doppiaggio italiano: non vediamo nessuno affidare la missione ai nostri eroi, i quali per l’intera durata della vicenda non faranno mai nulla che possa far pensare ad un loro impegno nella fantomatica missione. Non mi stupirebbe fosse un diabolico piano dei perfidi traduttori.
La narrazione consiste in Bruce Le che picchia gente a caso per strada, poi si va tutti alla corrida dove l’atleta potrà fare le mossette marziali davanti ad un toro. Cosa c’entra con la trama? Niente, ma ai compatrioti ad Hong Kong bisogna vendere un po’ di esotismo da terre lontane, quindi vai con la corrida marziale.

Bruce Ánda-Le, el marziador

Va be’, Bruce gioca a fare il figo con il toro, ma intanto Harrison che fa? Ovvio, rimorchia la Sophia Loren del posto: la tedesca Roswicha Bertasha Smid Honczar detta più semplicemente Nadiuska, divetta del cinema europeo e pronta a diventare la mamma di Conan il barbaro nel 1982.

La Sophia Loren tedesco-spagnola

Spupazzata la tedesca-spagnola in vasca da bagno, scopriamo che i due beoti protagonisti hanno portato a segno la missione. Ma quando? Perché non ce l’hanno fatto vedere? Esce fuori che il super-agente mandrillone Cannon ha sfilato la formula alla sua conquista: ma quando è successo? E da dove gliel’ha sfilata, da sotto le bolle di sapone nella vasca?
Però occhio, è vero che Lung e Cannon hanno recuperato la formula, ma esce fuori che… è la formula sbagliata! Ma che vuol dire? Dove l’hanno trovata una formula sbagliata della sterilità?

Più che strambi sbirri, sembrano due sbirri dementi

Per una coppia di “strambi sbirri” (in realtà più “incapaci” che “strambi”), c’è il perfetto corrispettivo di anti-eroi cattivi, cioè gli sgherri mandati a fermarli dall’organizzazione criminale spagnola che detiene la formula. Quella giusta.
Entrano così in scena Pom Pin… Oh, il doppiaggio dice così, che volete? E Leopard (Brad Harris), figura amatissima dai pubblicitari infatti campeggia in tutte le peggiori locandine internazionali del film.

Pom Pin e Leopard: una spremuta di cinema di Hong Kong da overdose

Proprio il personaggio canottato di Leopard, con capelli ricci, occhiali scuri e grugno imbronciato mi permette di fare un po’ il cospirazionista della domenica.
Nel febbraio 1986 infatti la Garden Editoriale (ex Editoriale Corno) porta in edicola la terza “raccolta” dei suoi libri gialli – nati come concorrenza a “Il Giallo Mondadori” – e in una copertina senza firma ritrae palesemente soggetti dai filmacci di Hong Kong dell’epoca: un ninja (con ridicolo tridente!), Richard Harrison con la fascia ninja in testa, come appariva spesso in quelle produzioni, e quello che è palesemente Leopard da questo La sfida del Tigre.
La locandina della rarissima videocassetta Eureka mostra in piccolo il cattivo riccioluto: sarà quella la sua fonte? In realtà la copertina italiana si limita a rubare quella alternativa del film Il colpo segreto del ninja (1985), spacciato in alcuni Paesi come Deadly Warrior. Eppure la mia domanda cospiratoria rimane: non può darsi che questo La sfida del Tigre sia uscito nelle sale italiane dell’epoca, con Leopard in locandina, magari con un titolo farlocco, tanto da ispirare il grafico della Garden? Chissà…

Incredibile come una nullità come Leopard appaia su ben tre locandine di Paesi diversi

Spostata l’azione ad Hong Kong, alla ricerca della spagnola-tedesca con la formula in tasca, Bruce Le sceneggiatore deve aver sensibilmente ridotto la dose di tabacco nelle sue sigarette perché il film perde qualsiasi aderenza con la realtà, o con la logica.
Così ora pare di capire che il Governo spagnolo, tramite la tedesca Maria, vuole vendere la formula ai Viet Cong di Hong Kong – che in Cina è pieno così di vietnamiti! – capitanati da compagno Yang (il celebre attore marziale giapponese Hwang Jang-Lee, il cattivo dei primi successi di Jackie Chan), i quali all’interno di una palestra di karate giapponese tenuta da un americano sono pronti a produrre su larga scale non si sa cosa, appena avranno acquistato la formula. Per caso vogliono inondare il mercato di pillole dell’infertilità? Avere un magazzino pieno di sacchi di iuta dev’essere un passo obbligato al progetto di sterilizzazione mondiale.
Insomma, Lucy è parecchio nel cielo coi suoi diamanti e una secchiata di attori invade lo schermo senza che i loro personaggi abbiano alcun senso.

Hwang Jang-Lee sta ancora aspettando il suo copione del film

C’è spazio pure per l’amico Bolo Yeung, che da poco aveva lavorato con Bruce Lee ne L’ira del drago colpisce anche l’Occidente (1979).
Bolo è protagonista di una piccola sottotrama priva di qualsiasi logica e che sembra girata per un altro film poi appiccicata a questo, ma tanto l’attore è totalmente incapace di parlare o muovere i muscoli del volto, quindi non ha importanza.

Bolo ha l’occasione di mostrare il suo stile inconfondibile

Nel delirio c’è pure occasione di menare dei karateka su per una collina, tanto ormai vale tutto.

Le colline cinesi pullulano di karateka

Al momento del solito lungo combattimento finale, quando cioè i due “strambi sbirri di menare” iniziano a menare, ormai lo scollamento dalla realtà è così letale che è impossibile gustarsi la qualità marziale dei bravi atleti coinvolti.

Lung e Cannon hanno tutti i numeri per stabilire le regole degli anni Ottanta per questo sotto-sotto-genere, e in effetti i prodotti successivi seguiranno il loro esempio: trame deliranti, attori incapaci, prodotti brutti oltre ogni immaginazione. Ma quel che è peggio… sono i ninja a raccogliere l’eredità del Tigre!

I due campioni degli “strambi sbirri di menare”

Il titolo migliore è decisamente Ninja la furia umana (1983), che sebbene sia un po’ “fuori tema” vede comunque lavorare insieme il poliziotto americano Keith Vitali e lo straniero ninja Shô Kosugi.
Segue Super Ninja (1984), con due agenti di polizia più strambi che mai, visto che sono il taiwanese Alexander Lou e il nero Eugene Thomas, insieme contro i crimini di una banda di ninja.

Keith Vitali non è un nano: è l’inquadratura ad essere in prospettiva!

Chiude il cerchio il peggiore di tutti, Il colpo segreto del ninja (1985), che per fortuna è stato distribuito malissimo in Italia e ho potuto vedere solo nei primi anni del Duemila, altrimenti il mio amore giovanile per Shô Kosugi ne sarebbe uscito incrinato. Qui il nostro ninja preferito deve sgominare un gruppo di terroristi e per farlo lavora in coppia con l’action man dei poveri Brent Huff, divetto d’azione dove la Z si tinge di marrone.

Mi sembra chiaro che gli anni Ottanta avrebbero bisogno di una dose massiccia di “strambi sbirri” di qualità, dopo questi esempi di Z profonda: in attesa che Shane Black scriva Arma letale (1987), dobbiamo accontentarci dei filmacci che la Golden Harvest cuce su Jackie Chan… come vedremo domani.

L.

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29 risposte a Strambi sbirri di menare 3: La sfida del Tigre (1980)

  1. Cassidy ha detto:

    Posso dirlo? Credo che sia la trama più cretina che io abbia mai letto, eppure tra le Harrison che si è fatto la (o le?) Porsche e Pom Pin ci vedo come un filo rosso ad unire tutto, nemmeno “Austin Power” aveva osato tanto con una trama 😀 Post geniale, sono morto dal ridere dall’inizio alla fine, Leopard riciclato per tutte quelle copertine poi è una vera chicca, si vede che il disegno del poster del film era venuto particolarmente bene da piacere a tutti 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Soltanto quel campione di buon gusto di Bruce Le poteva concepire un film simile, aiutato da un doppiaggio italiano che per me si è divertito parecchio a storpiare tutto 😛
      Se un giorno non sai cosa scegliere su Amazon Prime, dà un’occhiata a questo capolavoro 😀

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  2. wwayne ha detto:

    Quindi il regista ha usato il rallenty per dare più tempo agli spettatori arrapati di masturbarsi davanti alle poppe della tennista. Questo è vero genio registico! 🙂

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Al personaggio chiamato Pom Pin mi si è spento il cervello, mi chiedo se avesse un nome simile (o qualsiasi nome, se è per questo) pure in originale.
    Per il resto, Kung Pow mi sembra che abbia una storia più plausibile XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sia perché Kung Pow usava un vero film come base, sia perché qualsiasi altro film ha una trama più plausibile 😀
      In un altro punto mi sembra che il personaggio sia chiamato Kom Pin, ma in quel punto il doppiatore esclama a gran voce “Pom Pin” e quello appare!

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  4. Lorenzo ha detto:

    Richard Harrison, Sho Kosugi, ninja… Questa volta finalmente ho dei riferimenti 😀
    In quanto a Bruce Le, quando lo vidi in un fim assieme a Ron Kristoff, pensavo che il suo nome fosse solo una trollata estemporanea: scopro ora che invece ha un lungo curriculum (che non voglio approfondire) 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Insieme a Bruce Li è uno dei più storici e fisicamente preparati dei cloni, e a differenza di Li (che era solo un ginnasta) Le ha anche ottime conoscenze marziali. Il problema è che ha un gusto pessimo e i suoi film sono davvero brutti. Però si ride della grossa 😀

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      • Lorenzo ha detto:

        Sì, ma è il nome che fa ridere. Bruce Li, Bruce Le… Tipo le scarpe Mike che ti vendevano al mercato quando ero piccolo 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Con l’eccezione però che in Italia tantissimi non si accorgevano dei nomi diversi, e credevano fossero davvero film con Bruce Lee, al momento di comprare il biglietto. A film iniziato, ormai era troppo tardi 😛
        Stando al racconto di Jackie questi cloni di Bruce erano parecchio disprezzati, i loro film non piacevano ad Hong Kong quindi potrebbero essere pensati direttamente per l’esportazione: il risultato è che i capolavori dei maestri sono rarissimi e poco noti, queste minchiate invece sono state distribuite in ogni più sperduto angolo del mondo, tanto da far pensare che quello fosse lo stile di Hong Kong!

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  5. Lorenzo ha detto:

    Beh, è chiaro che l’intenzione sia quella di infinocchiare lo spettatore medio.
    Hai ragione: infatti anche per me quello è il cinema di Hong Kong 😛

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  6. Kukuviza ha detto:

    Sono veramente schiantata dal ridere! Ma qua siamo all’apoteosi! Mi sembra che un film così tanto disastrato è un pezzo che non lo beccavi. Qua ci sono veramente troppe cose assurde, ci vuole quasi del talento per architettare una trama così contortamente assurda invece di limitarsi alle soliute quattro minchiate. Bruce Le 😀 ci si è messo proprio d’impegno, tra leopardi e tigri e forse draghi.
    Ma la storia dell’infertilità non sarà anche quella un’invenzione del doppiaggio? Cioè, è così fuori come cosa che nemmeno nelle storie di bambini coi supercattivi che ideano formule e macchinari per fare le cacchiate più cacchiate!

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahahahaha! Ho adorato questo post! Dalla trama “un tantinello” strampalata a Pom Pin, da didascalie da Oscar (“di, con, su, tra, fra…” e… le “Porsche”) alla comparsa di Bolo Yeung, dai titoli finali alla scena col toro, dall’inizio alla fine!
    Dopo certe recensioni mi sento davvero in obbligo nel rivolgere un sentito ringraziamento a Zio (il dio della Z) e al suo apostolo prediletto, te! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sono solo un mero strumento nelle mani di Zio! ^_^
      Se penso che questo film, figlio di un’epoca dove davvero si aveva il coraggio di distribuire roba totalmente folle, gira liberamente per Prime Video e qualche giovane d’oggi può finire per cliccarci, mi vengono i brividi: la Z più contagiosa è lasciata libera di infettare giovani menti! 😛

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  8. Zio Portillo ha detto:

    Sono in battello che vado al lavoro perché non c’ho voglia di farmela a piedi. Una signora mi sta guardando malissimo perché sto ridendo da solo come un pazzo. Probabilmente mi ha scambiato per un tossico che si è appena fatto qualcosa di pesante… Ora gli faccio vedere il Pom Pin.
    …no, forse è meglio che non gli faccia vedere nulla. Non vorrei passare il Natale in carcere per colpa tua. Maledetto Lucius!

    P.S.: quando si aveva il coraggio di mettere due zinne pure nelle locandine! Si stava meglio quando si stava peggio.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando due zinne in copertina era l’unico modo per vendere filmacci come questo 😀
      Contento di averti fatto passare in modo lieve il tragitto in ufficio, ma occhio alle signore che ci mettono un attimo a farti finire sul giornale 😛

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  9. Giuseppe ha detto:

    Direi che, alla fine, è il film stesso a dimostrare per intero l’effetto della formula dello scienziato spagnolo: infatti, più si procede nella visione, più ci si rende conto che cercare uno straccio di senso nella trama è un tentativo del tutto STERILE (per non parlare del fatto che, patente o no, chissà cosa si sarebbe disposti a fare pur di avere tre Porsche tutte per sé) 😀
    P.S. Da Kom Pin a Pom Pin… chissà a cosa mai pensavano in sala doppiaggio 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Forse nella prima bozza del copione si parlava della formula della “stupidità”, il che spiegherebbe mole scelte di trama, ma poi per decenza hanno cambiato all’ultimo secondo con “sterilità” 😀
      Per me in sala di doppiaggio si sono divertiti un mondo a doppiare questo film, lasciandosi andare senza freni.

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