Jackie Chan Story 15. Police Story

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

L’ennesima umiliante e frustrante esperienza americana ha messo di nuovo il fuoco nelle vene di Jackie. «Decisi che volevo fare un film su un poliziotto, ma a modo mio. E volevo che fosse il più spettacolare possibile». Siano benedetti i filmacci americani di Jackie, perché dopo sono nati capolavori.


Il primo poliziotto moderno

Jackie chiama Edward Tang, suo sceneggiatore di fiducia sin da quando è entrato alla Golden Harvest, e gli fa notare come quella piccola città asfissiante che era la vecchia Hong Kong sia ormai diventata una metropoli piena di grattacieli: «Notai come il paesaggio fosse dominato da acciaio e vetro. Gli dissi [a Tang] che volevo fare un film dove l’azione passasse attraverso il vetro: rompendolo, distruggendolo e passandoci attraverso». Nasce quel progetto che i cascatori di Jackie chiamavano scherzosamente Glass Story, per la quantità di vetro utilizzato durante le riprese.

Police Story esce ad Hong Kong il 14 dicembre 1985 ed entra immediatamente nel mito: è il primo vero grande film moderno di Jackie, è l’inizio di una saga che conoscerà seguiti per i successivi trent’anni, è il momento in cui il nostro eroe appende al chiodo i costumi da kung fu movie classico e il momento in cui l’azione marziale si sposa con il moderno poliziesco. Da quel momento le regole del cinema asiatico cambiano per sempre. Ad onor del vero, noi in Italia c’eravamo già arrivati, con i nostri poliziotteschi in cui aitanti eroi tiravano riconoscibili tecniche marziali ai cattivi, ma come sempre noi non sappiamo mai sfruttare i nostri primati.

Il film non ha nulla di diverso dal fallimentare Dragon Lord (1982), lo stile narrativo di Jackie non è cambiato di una sola virgola – eroe pasticcione che alterna scenette comiche, cadute rovinose, scene di massa e azioni mozzafiato fortemente drammatiche – eppure un abisso separa i due film. Perché il primo è la solita storia marziale in costume come ce ne sono a centinaia, anche se condita con lo stile nuovo di Jackie, il secondo è il primo film di una nuova èra, che prende il poliziesco moderno e lo fonde con l’azione più spettacolare. Azione che, mi preme ricordarlo, Sammo Hung da dieci anni andava studiando e limando alla Golden Harvest.

Il primo film della nuova vita di Jackie

Nasce il personaggio del poliziotto Ga Kui, che per il mercato internazionale diventa Kevin Chan. (Il doppiaggio italiano, che lo ricordo è il migliore del mondo, al momento di doppiare questo film nel 2012 non sapeva che esistevano già altri episodi e così se ne è fregato del nome Kevin Chan noto in Italia e ha lasciato Ga Kui.) Entrare in scena distruggendo una baraccopoli su una collina di Hong Kong è la mossa giusta per entrare nella leggenda.

Come entrare nella storia distruggendo tutto

Grazie a valanghe di soldi che Leonard Ho gli riversa addosso con l’uso di speciali montacarichi, Jackie ingaggia eserciti di stuntman specializzati in differenti discipline: ci sono quelli che guidano le auto attraverso le baracche di un paesino costruito appositamente per il flm, quelli che saltano scansandosi all’ultimo dalle suddette auto, ci sono quelli che volano, quelli che atterrano, e a fine giornata si fa l’appello per vedere quanti sono rimasti vivi dopo le riprese.

Il risultato è una rassegna di scene incredibili che entrano immediatamente nella leggenda, e nel documentario My Stunts (1999) Jackie le racconta come fossero qualcosa di mitologico. C’è la scena in cui scende di corsa dalla collina senza rendersi conto che era molto più ripida del previsto, e se fosse scivolato si sarebbe spiaccicato in fondo alla strada.

Dopo quindici anni Jackie torna sul luogo di una discesa pericolosissima

C’è la scena in cui rimane appeso ad un autobus mediante un ombrello, che va bene, era finto e con un’anima di metallo, ma provateci voi a rimanere appesi ad un autobus in corsa mediante un ombrello di ferro!

Dopo quindici anni, Jackie è ancora appeso!

Curiosamente nel 1999 Jackie non nota che la scena in cui riesce a fermare un autobus con una pistoletta, e gli sgherri gli cascano ai piedi, sia sospettosamente identica a quella che Andreij Konchalovskij organizzerà per Stallone all’inizio di Tango & Cash (1989), come sottolinea giustamente Cassidy. Non può essere un caso, visto che è pressoché identica: segno che Police Story aveva fatto breccia nel cinema internazionale.

Cosa non si fa perché un autobus si fermi alla fermata

Bella idea: la rifaccio pure io!

Chissà se invece la scena con Jackie in ufficio che si intorcina con i telefoni è una citazione del Woody Allen di Bananas (1971) o del Lino Banfi di Vieni avanti cretino (1982).

E che chèzzo!

Nella sua indagine non convenzionale per raccogliere prove e incastrare il signore della droga Koo (Chor Yuen), Jackie userà la sua consueta ricetta: scenette comiche ad inframmezzare grandi scene d’azione dispendiose e molto pericolose. L’apoteosi è ovviamente lo scontro finale nel centro commerciale.


Un salto al centro commerciale

Nella sua autobiografia Jackie racconta che ha personalmente ordinato da una ditta americana un vetro speciale per le riprese, che fosse il doppio più resistente del sugar glass: cioè quel vetro finto che si usa di solito per le scene d’azione nel cinema, troppo friabile per ciò che Jackie voleva ritrarre. Il problema è che il vetro friabile serve per impedire che attori e cascatori si feriscano, quindi usare un vetro più spesso – che sicuramente è molto più verosimile su schermo – ha significato un numero enorme di incidenti sul set.

«La gente si feriva continuamente, e a un certo punto Willie Chan faceva avanti e indietro dall’ospedale, ogni giorno, portando nuovi feriti e controllando quelli del giorno prima. Ma un vetro meno resistente non avrebbe avuto lo stesso effetto».

Nel documentario My Story (1998), Jackie racconta al suo nuovo pubblico americano:

«Per questo film in particolare ogni singolo vetro ha un ruolo specifico. Bisogna sapere quanto tempo c’è per farlo [lo stunt con i vetri], non si può sbagliare, bisogna essere rapidi.»

La scena finale è impegnativa già solo nell’organizzazione. Trattandosi di un vero centro commerciale, la troupe ha il permesso di girare solo a partire dalla chiusura serale, quando una volta uscito il pubblico i vari tecnici possono cominciare ad installare le apparecchiature e le duecento comparse ingaggiate posso defluire per i corridoi. Una volta che tutto è pronto… già i primi raggi del sole si vedono all’orizzonte. Visto che il centro va consegnato libero e pulito per le 9,30 del mattino, in pratica il tempo per girare è davvero poco. Quindi le cadute spettacolari devono venire bene alla prima ripresa, perché non c’è tempo di farne una seconda.

Sbrigatevi ad inquadrare Barbie Dallas e Barbie Dixie, che la Mattel paga!

Nell’autobiografia del 1998 Jackie si limita a raccontare che la sua celebre discesa di tre piani aggrappato al palo gli ha provocato gravissime ustioni alle mani, e poi passa subito oltre. Invece nel citato video-documentario My Story dello stesso anno i piani per magia diventano «sette o otto, non ricordo», però ricorda perfettamente i metri: ventitré.

«Più guardi in basso più paura ti viene, allora ho detto: ok, non guardo giù. Ho mosso un po’ la testa, così, e ho sentito il grido “Azione!” e mi sono lanciato.»

Nel 1998 Jackie ricrea la faccia che ha fatto nella caduta del 1985

Nel 2015 della seconda autobiografia invece gli è tornata la memoria e ricorda molti più particolari di qualcosa successo trent’anni prima, raccontandolo come mai l’aveva raccontato. Ricorda le varie prove che non funzionavano, gli enormi rischi che correva e il fatto che il cavo dell’illuminazione a cui si aggrappava cadendo era più pericoloso della caduta, perché se l’avesse afferrato male poteva fulminarlo. C’era un addetto con il compito preciso di staccare la corrente se avesse notato Jackie “fulminato”, ma la cosa era decisamente poco affidabile.

Come si fa a notare se Jackie è “fulminato”?

Non va dimenticato poi che Jackie ha piazzato ben quindici cineprese a riprendere la caduta da ogni angolazione possibile (anche se nel 1998 erano solo dodici), ma è il 1985 e i problemi della pellicola e delle cineprese a diversa velocità sono tali che la scena ha tempi strettissimi: se impiega anche un secondo di più a buttarsi, qualcuna delle cineprese perderà un secondo del finale e rischierà di non girare l’apice della caduta. Il che vuol dire che Jackie deve coordinare almeno quindi operatori, quindici loro assistenti e calcolare i tempi di quindici riprese in contemporanea. Il tutto con un numero di ore di sonno drasticamente vicino allo zero. Questo film ha stabilito dei record, il primo dei quali è Jackie che ne è uscito vivo.

E che ci vuole? Ti butti e passa la paura…

Una volta organizzato tutto, dopo ore di lavorazione e con il sole sorgente che viene “bloccato” da vernice nera spruzzata sulle finestre, Jackie informa il suo assistente: «Quando scuoto la testa, quello è il segnale per iniziare a girare». Sale in cima ai tre piani, tutti sotto lo guardano trattenendo il fiato, scuote le spalle per sciogliersi i muscoli… e sente il rumore di quindici cineprese che entrano in funzione. «No! Non era quello il segnale!» Troppo tardi, non ha neanche un secondo da perdere, non c’è più tempo per pensare… solo per morire. «Muoio!» grida, e si lancia nel vuoto.

Cos’ha gridato davvero? Nel 1999 non lo ricorda, nel 2015 sì…

Vorrei sottolineare come l’equivoco che è nato dall’aver scosso le spalle non è presente in nessuna delle citate ricostruzioni della scena, in cui viene sempre detto che mentre si stava sciogliendo i muscoli ha sentito «Azione!» e s’è buttato. Ma nel 2015 le cose a quanto pare le ricorda in modo diverso.

Comunque Jackie scivola per una trave, passa attraverso una lastra di vetro, crolla al suolo, si rialza, raggiunge il cattivo e lo arresta. Tutto avviene in automatico, e solo quando sente «Jackie, ti prego fermati» si rende conto che l’adrenalina gli ha fatto perdere ogni contatto con la realtà. Ci vorrà un po’ per fare mente locale, per capire di aver subìto ustioni di secondo grado sulle mani e di essere una maschera di sangue, con pezzi di vetro infilati per tutto il corpo. Intanto, Jackie si volta a guardare la folla di gente immobile a fissarlo, e chiede: «Cos’avete da piangere, tutti?»

Non m’ha mica fatto male, no eh?

Non è certo la trama a rendere particolare Police Story, visto che è una storia esile come un fuscello, bensì un’incredibile parata di scene pericolosissime che coinvolgono professionisti che bene o male sono tutti finiti in ospedale, non prima di aver scritto la storia del cinema.

Non guardate le ferite di Jackie, ma il Point Dread dei “Masters” in alto a sinistra!!!


Cuore di Rain Man

Stando alla sua autobiografia del 2015, quando alle 9,30 di mattina la troupe lasciava il centro commerciale dove stavano girando il finale di Police Story, Jackie – acciaccato e dolorante – correva sul set di Sammo Hung per girare il suo film Heart of Dragon. In un punto specifica che anche dopo aver girato il salto nel centro commerciale, ritrovandosi tutto dolorante, con le mani ustionate e il corpo pieno di schegge di vetro, è subito salito in auto per farsi portare sul set dove Sammo lo aspettava per girare il suo film: il non riuscire ad alzare una mano per aprire la portiera dell’auto era un segno abbastanza chiaro che Jackie stava mettendo a dura prova il suo fisico, ma ormai questa era una costante della sua vita.

Uscito in VHS Sirio in data ignota, con il titolo Prima missione, il film appare in Italia su TMC nella prima serata di sabato 22 ottobre 1988. Dopo un nuovo passaggio su StudioUniversal nel 1999 e relativa edizione DVD Legocart nel 2000, la stessa Legocart lo passa alla Number One Video per una VHS del 2002 della serie “Cintura Nera”, e nel consueto 2004 arriva l’ottima edizione DVD Elleu. Chiude il ciclo l’edizione Dall’Angelo Pictures all’incirca nel 2010.

Come fa notare giustamente Jackie, il film anticipa di alcuni anni Rain Man (1988) di Barry Levinson, e non va dimenticato che le riprese di quest’ultimo film erano previste per il 1986 (solo un anno dopo il titolo di Hong Kong), rimandate poi per problemi di riscrittura e di cambi di regista. Nel 2009 è uscita fuori la notizia che lo sceneggiatore Barry Morrow ha avuto l’idea del film nel 1984, quando ha incontrato il geniale Kim Peek ad un convegno tenuto dalla Association of Retarded Citizens, ma chissà che invece l’uscita del film di Sammo (16 ottobre 1985) non abbia fatto scattare qualche ispirazione.

Jackie ormai è fisso nel ruolo di poliziotto ed interpreta il solito Thomas, nome che il doppiaggio italiano dell’epoca ha affibbiato a tutti i suoi ruoli trasmessi da TMC. Cambia invece Sammo, che al posto del solito Moby attribuitogli dal nostro doppiaggio diventa Do-Do, fratello ritardato del poliziotto Thomas e causa di guai e commedia degli equivoci, visto che la sua stazza fa sì che i suoi giovanissimi amici lo spaccino per loro padre in varie situazioni.

Manca la musica di Hans Zimmer, e poi è Rain Man!

Thomas vorrebbe abbandonare la polizia e diventare marinaio, così da stare sempre in viaggio, e per l’occasione chiede alla sua ragazza di sposarlo, così lei potrebbe prendersi cura di Do-Do mentre lui se la diverte per mare. Sembra strano, ma lei accetta di buon grado. Intanto Do-Do combina guai, anche perché basta un “Masters of the Universe” a comprarlo!
Se già non bastassero le marchette alla Mattel del precedente film, qui in una lunga scena vediamo Sammo giocare con Clawful, nato nel 1984 e arrivato in Italia nel 1985, che però il doppiaggio internazionale chiama «Superman toy» e quello italiano… «Mazinga»!

Nessuno può dire di no ad uno dei Masters of the Universe

Siamo molto lontani dal rapporto fra Tom Cruise e Dustin Hoffman, ma certo c’è parecchio dramma e Thomas ci metterà un po’ ad accettare il fratello così bisognoso di cure, e intanto i due finiscono nel mirino della malavita per una serie di equivoci. Questo garantirà alla seconda parte del film una parata di roboanti scene d’azione con cui Sammo ricorda che lui quelle cose le fa da molto prima di Jackie.

Azione rutilante senza togliere la mano

Mazzate come se piovesse – complici due “fratelli” dell’Opera nonché “stelle fortunate”, cioè Yuen Wah e Corey Yuen – esplosioni, salti nel vuoto, cadute in ogni dove, insomma: se avete la pazienza di superare un drammone melodrammatico con Sammo che fa Rain Man, è un signor film d’azione che merita di essere gustato.

(continua)


L.

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21 risposte a Jackie Chan Story 15. Police Story

  1. Vasquez ha detto:

    Anche se Stallone in pratica è la scatola di Jackie, decisamente Jackie non è una pulce! Faceva 30 anni fa stunt che neanche Tom Cruise.
    Non sapevo niente di niente della storia e della vita di Jackie Chan, mi sto gustando ogni puntata, e spero che presto ne facciano un film 😛.
    Buon Natale Lucius.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    L’articolo sarà oggetto di mia meticolosa lettura nel momento di riprendersi dopopranzo, ho già riservato una parte del mio essere, non occupata da cibarie, per farci rientrare cotanta attività.
    Tuttavia, già nel primo scorrimento, segnalo uno di quei particolari che mi illuminano d’immenso: Clawful! CLAWFUL! Che regalo, risentirlo nominare e rivederlo! 🙂
    A proposito di regali, auguro un buon Natale a te, Lucius, e a tutti gli aficionados dello zinefilo! Che sia pieno di visioni Z! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Auguri anche a te e che Jackie ti sia di digestivo! ^_^
      Ogni Master of the Universe lo porto nel cuore, ma per Clawful c’è uno spazio in più: da ragazzino il granchio era il mio animale preferito, quindi appena scoprii su “Topolino” la pubblicità di questo personaggio DOVEVO averlo, e lo conservo ancora in perfetto stato dal 1985!!!

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        La citazione di Topolino e la tua preferenza, condivisa (insieme a elefanti ed ippopotami), da ragazzino per il granchio (invidia profonda per tu che lo possiedi in perfetto stato 🙂 ) completano un trittico di gioie nataliZie! 🙂

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  3. Sam Simon ha detto:

    Non sapevo di Rain Man, e splendide le storie degli stunt pazzeschi che ha fatto quest’uomo! :–)

    Buon Natale anche su Il Zinefilo! :–)

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  4. Cassidy ha detto:

    Anticipatore, non solo “Rain Man” ma anche “Tango & Cash” fino alla discesa nella baraccopoli che Michael Bay ha rifatto in “Bad Boy 2”, perfino il Maestro John Carpenter voleva Jackie per “Grosso guaio a Chinatown” dopo averlo visto qui, un film fondamentale il mio preferito insieme ai pirati, quindi il miglior regalo di Natale Zinefilo possibile 😉 La memoria di Jackie ricorda più dettagli nel 2015, quindi Man mano che si allontana dai fatti, parte del mito anche questo, in ogni caso so cosa rivedrò oggi, grazie per l’ottimo post e auguri! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, vedi? Non ricordavo quella scena di “Bad Boys 2”, e in realtà non ricordo niente di quel film se non il trailer 😛
      Con questo film Jackie si è messo nel mirino di tutti i registi che avevano l’occhio buono per riconoscere le buone idee: buona visione, anche se non è proprio un film natalizio!

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  5. Giuseppe ha detto:

    Ormai il resoconto degli spettacolari stunts di Jackie è diventato doloroso anche solo a leggerlo 😀
    Interessante poi scoprire come (e quanto) lui e Sammo abbiano saputo anticipare con il loro “Heart of Dragon” nientemeno che “Rain Man”…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ovvio che lo stile è parecchio lontano da quello occidentale, se all’epoca il film fosse uscito nei nostri cinema dubito fortemente avrebbe incassato più di qualche pernacchia, ma è chiaro che parliamo di cineasti locali che hanno sempre saputo intercettare il gusto internazionale, anticiparne tematiche e soprattutto dettarne molte regole.

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  6. Lorenzo ha detto:

    Interessante che il titolo scritto in kanji sia composto da due parole, la prima è “Polizia” e la seconda “Incidente” (inteso come evento). Se fosse Giapponese. A meno che in cinese (linguaggio che ha “donato” la scrittura al Giappone, quindi ne condivide la maggior parte dei kanji) il significato non sia leggermente diverso.

    Colgo l’occasione per fare gli auguri al Zinefilo, blog che ho scoperto circa un anno fa e che da allora mi ha tenuto compagnia 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’immagine è presa dall’HKMDb (Hong Kong Movie Database) e dovrebbe essere l’edizione locale del film. Per sicurezza, ecco il titolo di Hong Kong riportato dal sito: 警察故事
      Google Translate riporta la traduzione italiana “Poliziesco” (Jǐngchá gùshì).
      Augurissimi anche a te ^_^

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      • Lorenzo ha detto:

        Ho invertito mentalmente gli ultimi due kanji, e così facendo effettivamente il significato è incidente.
        Così com’è la seconda parola significa effettivamente “origine, storia”, sia in cinese che in giapponese 😛
        Ora vado dietro alla lavagna 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ignorando tutto delle due lingue, per me invece puoi fare il professore: se non ti “autodenunciavi” chi se ne accorgeva? 😀

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  7. loscalzo1979 ha detto:

    Comunque i film di Jackie, dal migliore al più scrauso, divertono sempre un casino, oltre a regalarci Stunt sempre più assurdi.

    Grazie Lucius che stai rispolverando la carriera del nostro rischiavite cinese preferito

    Piace a 1 persona

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