[Telemeno] 1983 – Ralph + A-Team

È esistito un tempo in cui la passione marziale ha spinto alcuni visionari a tentare una strada senza uscita: portare il “cinema di menare” in TV. Per lo più sono esperimenti falliti, ma hanno comunque lasciato tracce importanti nell’immaginario collettivo. Ecco le loro storie.


Mentre oggi si finge di rivivere gli anni Ottanta credendo che il simbolo di quel decennio sia la luce al neon, i veri anni Ottanta che noi nati nei Settanta abbiamo vissuto in pieno aveva ben altri simboli: l’informatica e le meraviglie che prometteva, le donne poco vestite quando ancora non esistevano norme di censura e infine l’azione muscolare. Quest’ultima nella sua forma televisiva aveva spesso in sovrimpressione la scritta “Created by Stephen J. Cannell“.
Sarebbe stato il massimo se Cannell avesse creato una serie televisiva con azione, computer e donnine vestite in modo discinto. Ah, no, aspetta, l’ha fatto: “Riptide”! Ogni volta che un film del Duemila omaggia gli anni Ottanta senza citare “Riptide”, sta sbagliando di grosso.

Il mitico filmato-logo di Cannell che la pubblicità tagliava troppo spesso

Che protagonisti fossero poliziotti, investigatori privati, mercenari o supereroi pasticcioni non importava: se c’era azione, cameratismo e voglia di divertirsi c’era Cannell alla firma. Negli ultimi anni della sua vita l’autore è stato omaggiato dalla serie TV “Castle”, dove il protagonista nella prima puntata chiama il vero scrittore a giocare a poker con lui e Richard Patterson, altro titano della narrativa d’intrattenimento.

Castle gioca a poker con due giganti della narrativa di genere

Essendo Cannell l’incarnazione stessa del concetto di “azione occidentale”, non poteva certo sfuggirgli l’ondata orientale che aveva colpito potente la narrativa americana nei primi Ottanta. Così nella terza stagione della sua serie “Ralph Supermaxieroe” (The Greatest American Hero) dedica un episodio – 3×09 (3 febbraio 1983) Thirty Seconds Over Little Tokyo – alla marzialità tipica dell’epoca: un mischione di karate, kung fu e ninja.
Chissà se il nostro produttore-scrittore quel 1983 ha avuto modo di leggere il romanzo The Karate Killers (in Italia su “Segretissimo” n. 1016, 7 aprile 1985) di un altro maestro della narrativa d’azione, Dan Streib, che presenta un cattivo che si chiama Ninja: non è solo un ninja… si chiama così di nome! I capi ninja cattivi spaccano, così Cannell chiama l’attore che all’epoca sullo schermo grande e piccolo è il simbolo dell’Oriente agli occhi dell’Occidente: Mako, che il mese precedente era apparso in “Magnum P.I.” di Donald P. Bellisario (altro nome leggermente importante del campo) ad inscenare una sorta di versione televisiva del Sole rosso (1971) di Terence Young, con Tom Selleck nel ruolo di Charles Bronson.

Mako e Peter Kwong, tipici asiatici occidentali

Se non bastasse Peter Kwong come comprimario marziale – futuro lottatore spiritato di Grosso guaio a Chinatown (1986) – il protagonista Ralph (William Katt) e i suoi amici devono proteggere dai ninja un inventore giapponese che ha creato un “fucilone” che tutti vogliono. E questo armiere inventore ha la faccia di un altro attore simbolo dell’epoca: Soon-Tek Oh, che di lì a due anni affronterà Chuck Norris in Missing in Action 2 (1985).

Ora che c’ho il brevetto, ’sto fucilone dove lo metto?

Anche se li costringono a fare delle mossette, questi tre citati sono solo attori: Cannell pensa bene di condire l’episodio chiamando il Re della marzialità televisiva anni Ottanta. Un re dalla fronte larga e dai baffoni spioventi di nome Al Leong.

Il Re dai grandi baffi

Siamo ancora in un periodo di proto-marzialità, vediamo solo gente vestita da pseudo-ninja agitarsi e Ralph fa fuori i cattivi dando loro spintoni, e gridando “E mo’ lo dico a mio cuggino”. Diciamo che l’aspetto marziale è del tutto inesistente, ma è una prova generale: Cannell impara in fretta.

L’imbarazzante scontro ninja di Ralph Supermaxieroe

Il nostro produttore-scrittore fa i compiti, magari si vede pure l’episodio marziale di “Manimal” del dicembre 1983, così quando il 3 gennaio 1984 va in onda l’episodio 2×13 di “A-Team” la situazione è decisamente migliorata.
La prima apparizione italiana sicura di questo episodio, con il titolo Il mistero della mucca maltese, risale al 14 aprile 1987 ma è probabile che fosse già andato in onda in precedenza.

Tra le serie più replicate della storia del TV italiana

Il gestore di un ristorante, amico dei nostri eroi, subisce le angherie di un boss locale, interpretato dal solito James Hong: l’A-Team arriva e picchia tutti. Fine della storia. Le trame semplici sono sempre le migliori.
L’episodio è una parata di volti noti che ormai si stanno specializzando nei loro ruoli. Il citato Hong come sempre in un ruolo apicale, mentre torna Peter Kwong come semplice manovalanza marziale.

Abbiamo poi il professor Toru Tanaka a capo della sua allegra brigata ninja con M16, arma che non mi sembra rientrare nell’arsenale di quei guerrieri.

Imperdibile la scena dell’A-Team che per infiltrarsi si finge ninja e Matto Murdock che per tutta la puntata gioca ad imitare il Marlowe di Bogart.

Arriva pure lo scontro fisico, e qui l’asticella si alza: entrano in scena il solito Al Leong e il nuovo principino James Lew, destinato a diventare colonna portante della categoria dei “cascatori marziali in secondo piano”.

Il nostro Al Leong riapparirà nell’episodio 4×04 (22 ottobre 1985), a ripetere lo schema dello sgherro asiatico che fa tante mosse e poi il bianco eroe americano lo atterra con un colpo solo. Siamo in un’epoca in cui I predatori dell’arca perduta (1981) comanda.

Al Leong: professione luogo comune

Arriva l’ultima stagione e non si può congedare la serie senza un ripasso della migliore marzialità dell’epoca, così per l’episodio 5×09 (18 novembre 1986) si va tutti ad Hong Kong a fare fuochi d’artificio.
La prima apparizione italiana sicura di questo episodio, con il titolo Un maledetto imbroglio cinese, risale al 19 febbraio 1990 ma è probabile che fosse già andato in onda in precedenza.

Hannibal Smith viene rapito ad Hong Kong durante una missione e potete scommetterci che quella faccia da cattivo di Soon-Tek Oh è il colpevole, visto che già sta tenendo prigioniero Chuck Norris in Vietnam!

Ho già catturato Chuck Norris: ora tocca ad Hannibal Smith

Mentre il resto della squadra fa a botte in giro (è così che indagano) sulle tracce di Smith c’è anche il generale Stockwell (il mitico Robert Vaughn), che deve affrontare l’intero pantheon di divi asiatici dell’epoca: non solo Soon-Tek Oh ma anche James Lew e Al Leong.

Un’autentica spremuta di marzialità anni Ottanta

Purtroppo Cannell rimane ancorato a schemi da narrativa d’azione anni Settanta, non sembra cogliere fino in fondo le possibilità delle arti marziali asiatiche quindi si limita a sfruttare atmosfere di gran moda ma senza approfondire: rimane fermo allo schema dell’eroe americano che tira sganassoni agli strani cinesi che fanno mosse strane.

Però i suoi prodotti vanno ad aggiungersi agli altri e in pratica in questi primi anni Ottanta è davvero difficile trovare una serie TV che non abbia almeno una puntata con della marzialità, anche se solo sommaria. La pressione ormai è alle stelle, cinema, romanzi, fumetti e persino cartoni animati parlano di arti marziali orientali: è il momento di lasciar esplodere la furia. È il momento… di chiamare il Maestro…

L.

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8 risposte a [Telemeno] 1983 – Ralph + A-Team

  1. Cassidy ha detto:

    Qui mi trasformo in Giovanni del celebre trio: “non ce la faccio troppi ricordi” 😉 Il logo-filmato veniva quasi sempre tagliato vero e poi si altro che revival con i neon e i ragazzini in BMX, gli anni ’80 erano la Riptide e l’ A-Team andiamo! Sono riusciti a mettere un Ninja anche in Ralph Supermaxieroe ma i baffi del mitico Al sono spuntati davvero ovunque e a proposito di baffi, ora aspetto quello del Maestro 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ogni film moderno che finge di citare gli anni Ottanta e non parla di serie prodotte da Cannell o Bellisario è pura falsità! 😛
      Scherzi a parte, Al Leong ha cavalcato l’onda televisivo-marziale come un campione di surf, apparendo ovunque e aprendo la via ai grandi caratteristi che poi hanno continuato l’opera, come appunto James Lew. Non a caso Carpenter se li è portati tutti nella sua Chinatown 😉

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Bellissimo: applica la marzialità, raffazzonata o meno – “verginale” o meno, a Ralph e all’A-Team (due serie entrambe nella mia sfera mitica) e avrai un Willy felice! 🙂
    Poi troppi volti noti per non sciogliersi nella commozione, a tal proposito mi piace citare un piccolo grande (perlomeno come dimensioni!) caratterista a cui sono affezionato particolarmente, il professor Toru Tanaka! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il professore che tutti avremmo voluto! ^_^
      Erano serie così mitiche che si adattavano ad ogni genere, anche quello marziali, seppure parecchio annacquato.

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      • Giuseppe ha detto:

        Assolutamente d’accordo (difficile poter aspirare a una marzialità superiore, in quei contesti)! E Stephen J. Cannell, poi… Riptide, A-Team, Ralph Supermaxieroe (si potrebbe continuare con Hardcastle & McCormick e Hunter): questo sì che è coltivare il ricordo degli anni ’80 GIUSTI, lungi da triti stereotipi su luci al neon/spalline/pettinature cotonate varie 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        I veri anni Ottanta, come i film di oggi li ignorano 😛

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