Jackie Chan Story 16. Incidente quasi mortale

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

D’un tratto il racconto autobiografico di Jackie si sbrindella in ricordi non più ordinati e non più in ordine cronologico, come se dopo Police Story – a cui comunque non dedica che poche parole – volesse saltare avanti fino a Rush Hour (1998). Non stupisce, visto che la sua biografia del 1998 nasce proprio sull’onda del grande interesse americano suscitato dopo Terremoto nel Bronx (1995) e quasi come lancio pubblicitario per il film del 1998, in cui il nostro eroe torna ad essere diretto da un regista statunitense.

Dopo quasi trecento pagine di racconto dettagliatissimo della sua vita, dai tre anni ai trenta, è come se si fosse stufato e abbia iniziato a premere sull’acceleratore. Forse perché in effetti la costruzione del mito ormai è completa, il 1985 di Police Story è la consacrazione definitiva, il punto di non ritorno dopo il quale non esiste più la “carriera” ma solo il “mito”. Non importa i (tanti) film sbagliati che farà in seguito, saranno sempre Jackie Chan Movies e venderanno comunque: non dovrà più temere un nuovo Dragon Lord che lo faccia crollare dal piedistallo. (Anche se parecchi film successivi sono drammaticamente peggiori di quello!)

Da questa data quindi non avremo più spiragli sulla vita personale di Jackie, il quale dietro la (giusta) voglia di intimità per la propria famiglia nasconde la voglia di fare il malandrino, come abbiamo visto. Di sicuro in Rete si troveranno racconti della vita personale di Jackie dal 1985 in poi, ma non ha senso ripeterli visto che sono solo voci di corridoio. Nel resto del nostro viaggio, quindi, Jackie interverrà solo per raccontarci aneddoti, non più la sua storia.


L’incidente quasi mortale

Il 21 gennaio 1987 debutta ad Hong Kong Armour of God, il cui titolo originale in realtà suona come “Fratello Drago e fratello Tigre”, con riferimento immagino ai due avventurosi eroi della vicenda. È uno dei film più citati della filmografia di Jackie ma solo perché è una delle volte in cui l’attore è andato più vicino alla morte sul set: il film in sé è una cafonata anni Ottanta che era troppo cafonata già negli anni Ottanta. Curiosamente, malgrado la grande fama internazionale, è uno dei pochi film di Jackie ancora inediti in Italia.

Il secondo Indiana Jones del 1984 sta ancora raccogliendo consensi e si parla già di un terzo film, quindi non stupisce che sul finire del 1985 Jackie voglia seguire quel filone («Il personaggio e la trama erano ispirati da Indiana Jones ma l’azione era di Jackie Chan», spiega il nostro eroe nella sua autobiografia del 1998) anche se in salsa di Hong Kong, realizzando così un prodotto di grana grossa che stride parecchio con il gusto dell’autore nei primi anni Ottanta. Ipotizzo che il successo abbia sensibilmente appannato il suo talento, sia visivo che autoriale.

Suo “fratello” nel film è Alan Tam, amatissimo divo della musica pop asiatica un cui concerto viene riproposto anche in questo film. Alan e Jackie sono grandi amici – oltre che colleghi cantanti – e nel 1998 della sua autobiografia Jackie ci informa che i due hanno aperto dei ristoranti a Shanghai e a Pasadena (California). Altro che Planet Hollywood!

Un montaggio serrato ci racconta in tutta fretta che Alan (Alan Tam) e Jackie (Jackie Chan, che fantasia di nomi!) hanno iniziato la carriera musicale insieme e nel gruppo c’era anche Laura (Rosamnund Kwan), diventata poi la moglie di Alan. Un giorno però dei monaci cattivi rapiscono la donna e come riscatto al marito chiedono di portare loro i tre pezzi rimanenti dell’Armatura di Dio: solo Jackie, diventato avventuriero noto come Asian Hawk, potrà aiutarlo nell’impresa, fin nel covo dei monaci cattivi da picchiare a piacimento.

Esattamente un mese dopo l’uscita del film, la rivista americana “Daily Variety” annuncia che Bruce Willis produrrà con la propria compagnia un film dal titolo Hudson Hawk (che uscirà però solo nel 1991): che sia stato l’Asian Hawk di Jackie a dare la spinta finale al progetto? Curiosamente Hudson Hawk è un nome venuto in mente a Willis quando ancora faceva attivamente il cantante: due attori-cantanti che sognano il film su un avventuriero scavezzacollo che vive balzane avventure che coinvolgono antichi reperti e cattivi pittoreschi. Purtroppo la versione di Willis non è andata bene quanto quella di Jackie.

Se Jackie ha l’Armatura di Dio, Willis si accontenta di Leonardo da Vinci

Ciò che stupisce è che Jackie sin dall’inizio della carriera si è sempre elevato sopra la dozzinalità dei prodotti medi di Hong Kong, spinto dall’ambizione di creare film che lasciassero il segno per la loro qualità e innovatività visiva. Poi d’un tratto dopo l’enorme successo di Police Story, l’apice di questo processo di totale riscrittura dei canoni del cinema, qualcosa è palesemente cambiato, e il nostro ha cominciato a fare tanti di quei passi indietro da far girare la testa. Come per esempio questa buffonata di film, che sembra una parodia dei film di Jackie. Il fatto che sia stato un grande successo commerciale non ne migliora la qualità: semplicemente i film di Jackie incassano perché sono film di Jackie. Forse è proprio questo ad aver smorzato la sua voglia di innovatività.

Non c’è alcun motivo di ricordare il film, inguardabile in ogni suo fotogramma, eppure è fra i più citati di Jackie ma solo per il celebre incidente che ancora nel 2015 Jackie considera il peggiore mai vissuto.

Jackie a penzoloni, al centro della foto

La scena in questione appare nei primissimi minuti del film, in quella ridicola sequenza in cui l’avventuriero Asian Hawk ruba una spada sacra (facente parte della citata Armatura di Dio) a dei selvaggi che parlano da stupidi. Durante la fuga, per superare un doppio muro l’eroe salta su un piccolo albero al centro che, piegandosi, lo porta dall’altra parte. Nella biografia del 2015 Jackie ricorda di aver fatto alcune prove senza problemi, trattandosi di una scena molto facile, almeno per i suoi standard, e di aver girato un paio di tentativi, al che il suo assistente Eric Tsang afferma che hanno la scena e possono procedere oltre. Però Jackie non è soddisfatto, sente che c’è poca dinamicità e insiste per girare ancora un tentativo, nella speranza che venga come vuole lui. Ha sfidato la fortuna una volta di troppo.

Comodamente seduto in poltrona, nel 1998 Jackie ricorda l’incidente quasi mortale

Nel documentario My Story (1998) abbiamo una descrizione dell’incidente:

«Mi ricordo solo che l’albero era alto circa sei metri, o qualcosa del genere, c’era una macchina da presa sotto, una di lato e un’altra ancora dietro. Il passaggio da un punto all’altro era sicuro, ma al centro era pericoloso, c’era un salto di circa trenta metri: se sbagliavo e cadevo era la fine. Dopo aver saltato non so cosa sia successo, forse il tronco era bagnato, c’era dell’acqua, insomma: non so come, sono caduto. Ho sentito dei rumori di rami e poi basta. Credo di essere atterrato prima con la schiena e poi con la testa: meno male, perché se fosse stato il contrario… ciao Jackie Chan! Ho cercato di alzarmi ma tutti mi tenevano fermo e mi dicevano di non muovermi. Hanno chiamato il medico e mi hanno messo qualcosa sull’orecchio. Io non capivo niente. A un certo punto ho sentito un rumore. Cosa diavolo è? Poi ho guardato e c’era tutto il sangue che mi usciva dall’orecchio.»

Tutto il salvataggio dell’attore è stato registrato in video

Nel raccontare l’incidente nel 2015 tornano alla luce nuove memorie, e stavolta Jackie ricorda benissimo di aver sbattuto la testa contro un sasso. Ricorda la corsa in ospedale in jeep, mentre era sdraiato sul retro con qualcuno che lo percuoteva gridandogli «Non addormentarti, Jackie!», finché lui non gli ha risposto «Va bene, ma smettila di colpirmi». Raggiunto un piccolo ospedale e ricevuto il primo soccorso, l’attore viene subito mandato in un ospedale più grande, dove gli dicono che dev’essere immediatamente operato al cervello ma lì non sono specializzati in questa pratica, in cui eccelle un certo chirurgo svizzero. L’assistente di Jackie chiama il gran capo Raymond Chow – e fare una telefonata internazionale nel 1985 non era certo facile – il quale si mette alla ricerca del chirurgo svizzero ma scopre che è in una tournée internazionale di conferenze e non si sa dove sia.

Intanto si è fatta notte, e dalle nove di mattina in cui è avvenuto l’incidente Jackie sta costantemente sanguinando da orecchie, naso e bocca. I dottori dell’ospedale premono con i membri della troupe perché prendano una decisione prima che sia troppo tardi: il paziente va operato subito, anche se la struttura non è in grado di offrire alcuna garanzia. Comunque ogni idea di portare l’attore altrove è fuori discussione, visto che non è in grado di viaggiare. Nel terrore generale, il coreografo dei combattimenti, Fung Hark-On, decide di informare Jackie, e con voce rotta e occhi terrorizzati gli dice:

«Jackie, nella tua testa si è rotto un pezzo d’osso e devi essere operato per toglierlo: devono metterti un non-so-che-cosa che poi ti toglieranno fra alcuni anni.»

Se già le notizie di per sé non fossero pessime, il vedere il capo dei lottatori, un rude omaccione, piangere come un bambino fa capire a Jackie che la situazione è davvero disperata. Quando entra un dottore e gli dice cose che non capisce, se non la parola “operazione”, l’attore annuisce: non ha altri a cui affidarsi. L’operazione procede ed esce fuori che il danno è anche peggio di quanto si pensasse, visto che in pratica il cranio di Jackie è collassato intorno all’orecchio, con pezzi d’osso sparsi ovunque. L’operazione va bene e dal documentario My Story scopriamo che quel chirurgo era proprio lo svizzero consigliato: mentre Raymond Chow lo stava cercando telefonicamente in giro per il mondo, il dottore era proprio nell’ospedale dov’era stato portato Jackie!

Il ramo che si spezza, dal documentario My Story

Le uniche parole spese nella biografia del 1998 ci forniscono maggiori spiegazioni:

«Stavamo filmando in Jugoslavia e lì gli ospedali non sono avanzati come si potrebbe sperare. Come sempre però la fortuna mi ha aiutato, così è capitato che ci trovassimo vicino ad una città dove abitava lo specialista di chirurgia del cervello più famoso del Paese.»

Dopo un’operazione per rimuovere il pezzo d’osso che era penetrato nella mia testa per colpa della botta sulla roccia, ho passato sei settimane in convalescenza prima di poter tornare a girare. Deciso a sconfiggere le mie paure, sono tornato e ho fatto di nuovo quel salto: stavolta è stato un successo, come si vede nel film, che è stato il terzo più grande incasso nella storia del cinema di Hong Kong.»

Nel 2015 la storia è diversa, perché dopo un’operazione al cervello Jackie afferma di essere tornato sul set dopo soli sei giorni, perché non poteva ritardare una produzione che coinvolgeva più di cento persone. Il problema però era che aveva mezza testa rasata e vistose medicazioni, che non si riuscivano a coprire anche inquadrandogli solo metà volto. Quindi alla fine ha dovuto cedere, mandare tutti a casa e facendo slittare di un anno la lavorazione del film.

Visto che la scena in questione vede Jackie per la prima volta con i capelli cortissimi, Leonard Ho gli ha tassativamente vietato di tagliarseli ancora. Ad Hong Kong non si scherza con la scaramanzia, visto che prima di iniziare a girare un film i cascatori organizzano una cerimonia per ingraziarsi gli dèi, che li proteggano. E se non li proteggono, ci rivela Mars, lo storico cascatore di Jackie, allora si può dare a loro la colpa della sfortuna.


Project A 2

Nella sua biografia del 2015, scritta rielaborando (e riducendo) quella del 1998, il nostro Jackie forse si è reso conto dell’evidente strappo nella narrazione, di come si passi da racconti minuziosi e in ordine cronologico a un flusso di ricordi che salta di qua e di là. Quasi a scusarsi, specifica che lavora nel mondo del cinema dall’età di sei anni e ha partecipato a più di duecento film: non può ricordare tutto. Il che è davvero una strana scusa, visto che ricorda minuziosi particolari di quarant’anni prima ma non eventi generici di vent’anni successivi.

Sappiamo dunque poco di Project A 2, uscito nei cinema di Hong Kong il 19 agosto 1987 ed inedito in Italia fino al DVD Dall’Angelo Pictures, che ha portato anche nelle edicole italiane la rimasterizzazione Fortune Star 1993 del film. (Uno scontrino nella custodia mi ricorda che ho comprato il DVD il 27 marzo 2008, quindi credo sia quella all’incirca la data d’uscita italiana.)

Dopo aver sbaragliato i pericolosi pirati del primo film, Dragon (Jackie Chan) è stato promosso e gli viene affidato un compito delicatissimo: gestire un quartiere cittadino particolarmente ricco di atti criminosi. Non passa molto prima che il nostro eroe capisca che la polizia del quartiere è corrotta, ma gestire questo caso vorrà dire anche venire a contatto con dei rivoluzionari tra le cui fila ci sono anche personalità illustri. Tra una caduta e una capriola, Dragon risolverà tutto.

Un ritorno sui propri passi, sia nel bene che nel male

Il problema principale del film è lo stesso di Dragon Lord (1982): Jackie ha un esercito di cascatori, comprimari, divi e divetti da dover infilare in un film di cento minuti, il che lo costringe ad una trama assurdamente arzigogolata e immotivatamente complessa che richieda la presenza costante di almeno dieci persone in scena. In tutte le scene. Non è un film corale, è un’ammucchiata. Così abbiamo i ladruncoli da strada, i poliziotti onesti, i poliziotti corrotti, i pirati residui del film precedente, i nobili, i poveri, i rivoluzionari, i traditori, e tutta questa folla deve alternarsi scena dopo scena per avere il proprio minutaggio di film. Servirebbe uno sceneggiatore geniale per gestire questa baraonda, e Jackie non è neanche uno sceneggiatore sufficiente. Il risultato è un film improponibile, che non si salva neanche per le scene “alla Jackie” perché sono tutte fiacche.

Qualche anno dopo ben altri autori creeranno oro combattendo su lunghe scale

La curiosità del film è che durante il consueto “dietro le quinte” che sorre sotto i titoli di coda vediamo che le attrici hanno dovuto impegnarsi nell’eseguire personalmente molte delle loro scene d’azione, mentre Jackie stavolta ne esegue molte meno del solito. A rivelarcelo è anche il documentario Someone will Know Me presente nella citata edizione italiana del DVD, purtroppo senza data ma con immagini girate durante le riprese di questo Project A 2. Il piccolo speciale di una decina di minuti è creato per mostrare i tre volti più noti del folto “Jackie Chan Stunt Team”, quelli che i fan – come le tre ragazze intervistate all’uscita da un cinema di Hong Kong – amano come fossero divi del cinema, invece che cascatori ben poco inquadrati. (Uno di loro, Mars, ci illustra la cerimonia pre-riprese di cui ho accennato più sopra.) Eppure, almeno in questo film, sono loro che eseguono la maggior parte delle cadute di Jackie, come ampiamente mostrato dal documentario, segno che il nostro eroe si tiene per sé giusto poche scene spettacolari.

Parte del Jackie Chan Stunt Team del 1986

L’unico ricordo della lavorazione che Jackie ci lascia, nella sua biografia del 2015, è legato proprio alla scena in cui è richiesta una caduta spettacolare alle due attrici. Tanto per sottolineare come questi ricordi a decenni di distanza vadano presi con le molle, Jackie afferma che in Project A 2 lavorava per la prima volta con Maggie Cheung: come ha fatto a dimenticare Police Story? Maggie interpretava la sua fidanzata in quel primo film e tornerà nei successivi seguiti, come ha fatto a dimenticarlo? Comunque racconta della faccia inorridita che sia Maggie che Rosamund Kwan hanno fatto alla richiesta di lanciarsi da un tetto: mentre la seconda si è andata a chiudere nella propria roulotte, affermando di non essere uno dei cascatori di Jackie, la prima alla fine si è fatta convincere a provare. La sua caduta attraverso tre pensiline non è andata come preventivato, visto che l’attrice non se l’è sentita di cadere nel vuoto tra le braccia di Jackie, quindi in quel punto il montaggio taglia e la vediamo poi tra le braccia dell’attore, comunque Jackie si è preso la sua “vendetta” verso la ribelle Kwan.

Che Jackie stia omaggiando Profondo rosso (1975)?

Un’ottima attrice drammatico-romantica come Rosamund Kwan fa specie trovarla in questi filmetti di Jackie dal gusto discutibile: per fortuna a lei ci penserà Tsui Hark quando, con l’inizio degli anni Novanta, la renderà compagna inseparabile e indimenticabile del maestro Wong Fei-hung nella lunga saga interpretata da Jet Li.

Omaggio al Buster Keaton di Steamboat Bill jr. (1928): stavolta sarà voluto?

Pur essendo grandi successi ai botteghini di Hong Kong, questi due film condividono un gusto pessimo e una qualità marziale prossima allo zero. Per fortuna Jackie poi si ricorderà che oltre alle cadute rovinose è noto anche per le arti marziali.

(continua)


L.

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21 risposte a Jackie Chan Story 16. Incidente quasi mortale

  1. Pakos D. Early ha detto:

    quante ne ha combinate Jackie Chan sui set. Diversi infortuni e uno particolarmente grave riportato nel tuo pezzo. Ho visto anche molti documentari in merito

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so dove trovi il coraggio, dopo così tanti anni, di buttarsi ancora nel vuoto. Il problema è che ha finito per concentrarsi sulle cadute spettacolari dimenticandosi di costruirci poi intorno un film, per cui abbiamo titoli come appunto “Armour of God” che sono altamente dimenticabili ma vengono citati solo per l’incidente grave sul set. Preferisco il Jackie meno salterino e più combattente 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Risultato artistico a parte non è comunque una cattiva scelta visto come, a conti fatti, Jackie rischia meno a combattere che a saltare 😛
        Un incidente da far gelare il sangue quello in “Armour of God”, considerando le conseguenze che avrebbe sicuramente avuto se il chirurgo svizzero NON si fosse trovato nelle vicinanze. E nemmeno questo è bastato a fargli riconsiderare con maggior prudenza l’altezza dei suoi salti nel vuoto…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In pratica Jackie era il Tom Cruise del Duemila con vent’anni di anticipo: non importa il film o la trama, importa solo quanto sia assurda la scena in cui rischi la vita. A quanto pare è una politica che paga.

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  2. Madame Verdurin ha detto:

    Che brivido leggere del suo incidente sul set, mamma mia! Come quando ho letto l’incidente quasi mortale di Stephen King che lui stesso racconta in On Writing: in entrambi i casi si è trattato davvero di fortuna e per un pelo (e grazie all’intervento di ottimi medici aggiungo). Forse brutti i film ma bello l’articolo!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mette davvero i brividi, sia l’incidente sia la grande dose di cu… di fortuna che c’è voluta per sopravvivere 😛
      Come Jackie abbia poi trovato il coraggio di tornare a fare quelle cose è davvero incredibile.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessantissimo (come sempre, d’altronde)! Non sapevo nulla dell’incidente, dell’operazione d’urgenza e dell’incredibile coincidenza della presenza del chirurgo svizzero quindi ho letteralmente divorato quella parte, mi è venuto quasi il magone a leggerla…per fortuna tutto è bene quel che finisce bene! 🙂
    E visto che siamo il 1 gennaio speriamo inizi e finisca bene anche questo nuovo anno (che effettivamente somiglia un po’ ad un salto nel vuoto stile quelli effettuati da Jackie)! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Stando a come è cominciato, sarà un anno escrementizio al cubo, ma andiamo avanti 😀
      “Armour of God” è di un cattivo gusto unico, e infatti è continuamente citato SOLO per l’incidente, perché del film in sé non ci sarebbe proprio niente da dire 😛

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  4. Cassidy ha detto:

    I parallelismi con Hudson Hawk sono chiari, sia Bruce che Jackie erano divi all’apice della fama, la scelta del nome del rispettivo personaggio poi é più che curiosa. “Project A 2” non mi ha mai fatto impazzire, troppo di troppo, chiaro poi che l’incidente e l’operazione abbiano spinto Jackie ad un minimo di selezione in più nei suoi stunt, bisogna dire che ha più vite dei gatti quell’uomo oltre che la stessa agilità 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Stando al dietro le quinte presente nel DVD italiano, sono davvero pochissime le scene di “Project A 2” interpretate davvero da Jackie, e come dici giustamente nessuno può fargliene una colpa, visto che aveva appena subìto un’operazione al cervello. Già era incredibile che continuasse a macinare film su film.

      Stando al citato articolo del 1987, Bruce avrebbe pensato al nome Hudson Hawk molti anni prima, quando ancora era più cantante che attore, ma è davvero incredibile la somiglianza dei personaggi. A pensarci, l’avventuriero frizzante e scavezzacollo Hudson Hawk ha moltissimo dell’Asian Hawk di Jackie, soprattutto il gusto di scegliersi cattivi pittoreschi e coinvolgere reliquie antiche inverosimili. Anche se è pur vero che all’epoca era un po’ quella la moda: ricordo i fumetti di Indiana Jones che leggevo da ragazzo (credo coetanei di Hudson Hawk) e in effetti il personaggio assomigliava più a quello di Willis che a quello di Harrison Ford. Di sicuro al povero Bruno ha detto molto peggio di Jackie: Asian Hawk è inguardabile ma in Asia ha stracciato ogni record d’incasso, Hudwon Hawk è divertente… ma piace solo ai fan di Bruno ^_^

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  5. Charlie Chan Spencer ha detto:

    Leggo solo oggi. Apprezzo sempre i tuoi speciali su Jackie e anche questo, sono sempre molto minuziosi, ma a mio parere il primo Armour of God è un film bruttino ma non così brutto da non meritare un commento che vada oltre la caduta, anche perchè altri film più brutti. Poi volevo dire che hai messo il trailer di Armour of God 2, che tra l’altro apprezzo molto e trovo geniale (oh de gustibus).
    Sia per project A 2 che per il primo Armour of God la grande pecca è che da un film con Jackie al top dei suoi anni ti aspetti combattimenti degni di nota. Come dici te si è concentrato soprattutto sulle cadute. Tornando ad Armour of God lo trovo brutto soprattutto perchè ha una lunga fase centrale veramente noiosa. Ma che ogni fotogramma sia pessimo non direi.
    C’è qualcosa da salvare?? Per gli amanti del trash si… e io lo sono… Il combattimento con le culturiste nere è il top.. Ricordo di aver visto il film sottotitolato in italiano 2 volte. La 2a volta stavo da un mio amico e il suo televisore aveva la possibilità di inserire degli effetti strani. Dopo aver visto per la prima volta la scena, e già meritava, abbiamo deciso di renderla ancora più esilarante aggiungendo un effetto distorsione ad onda!! 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Curioso questo televisore che può aggiungere effetti: di sicuro è perfetto per una serata tra amici 😉
      Stranamente non ho trovato il trailer di case ufficiali, come la Fortune Star, e alla fine tra i tanti vagliati devo aver fatto casino, anche perché ho scoperto che alcuni siti inglesi considerano “Armour of God” il secondo della serie, forse da loro è stato distribuito dopo.
      Il gusto del film è decisamente discutibile, ma certo siamo lontani da film ben peggiori. In fondo è un altro “Wheels on Meals” ma senza combattimenti degni di nota e questo è un bel difetto. E poi Jackie se la tira da morire, in pieno momento meganiacale. Visto che lui stesso non ha speso una sola singola parola per il film, non avevo voglia di perderci più tempo del dovuto 😛

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      • Charlie Chan Spencer ha detto:

        Ma ora mi odierai a morte ma sebbene questo capitolo lo considero bruttino io il secondo film lo adoro davvero… gioco d’anticipo.. Oltre che i film di Indiana Jones mi ricorda alcuni film a cartoon di Lupin 3° (quella trama idiota che mette in mezzo nazisti e grandi tesori è un must per me) e soprattutto impazzisco per la lunga scena finale che parte dal combattimento su quelle cavolo di piattaforme semovibili fino ad arrivare alla scena nella galleria del vento in stile cinema muto e al finale trashissimo con volo che manco i cattivi dei cartoni dei pokemon e quella duna di sabbia che crolla su se stessa che sembra un effetto fatto da un bambino che sta giocando sulla spiaggia con la sabbia. Io tutta quella scena lì la metto tra le più belle assieme ai combattimenti finali di Drunken Master 2, Cena a sorpresa, ad alcuni stunt di Police Story e alla scena con la bici di project A. Ma a parte questo probabilmente discutibilissimo feticismo per il secondo capitolo di Armour of God 2 (che in realtà mi piace dall’inizio alla fine del film e che credo che sia un peccato che non sia stato distribuito in italia) per me Jackie non finisce di innovare con Police Story 1 bensì con Drunken master 2.. E oltre a Drunken master 2 credo che dal punto di vista tecnico c’è stato un altro film fatto davvero molto molto bene ma che non ha avuto successo. Parlo di The Canton Godfather che lo trovo veramente essere stata una chicca nella sua carriera. Mi sono giocato un anticipo di 3 commenti ma vabbè! 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sicuramente ne parleremo meglio quando arriveranno quei film, comunque sicuramente Jackie non si è fermato mai, semplicemente però ha dei momenti più di “calma”. Police Story non è innovativo per gli stunt, ma per gli stunt inseriti nel primo poliziesco marziale asiatico, cioè in un prodotto che fonde due generi differenti, li tratta entrambi con alta qualità (a differenza delle piccole produzioni similari che già c’erano state) e crea uno stile di fusione a cui tanti si ispireranno, grandi eroi americani in primis. Passare da questo grado di innovazione a Jackie che scappa davanti ai neri balubba e raccoglie l’Armatura di Dio, è un bel salto carpiato indietro, non perché sia negativo ma semplicemente perché è tornato a stili e tematiche già ampiamente trattate in patria, limitandosi ad aggiungere cadute spettacolari.
        Poi può piacere o meno, quella è una questione personale: io adoro “Mr. Nice Guy” che credo non sia mai stato citato da nessuno che parli di Jackie, eppure lo trovo un film divertentissimo e geniale. Però il viaggio che stiamo facendo non è da fan bensì la storia di un innovatore del cinema, che ogni tanto s’è preso una pausa 😛

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  10. Kukuviza ha detto:

    Povero Jackie, incidente pazzesco, ma che incredibile coiincidenza è quella del chirurgo che doveva stare in Svizzera e poi era proprio lì??
    che ridere il film ammucchiata! non so perché mi viene in mente la scena della cabina che si riempie nella Notte all’opera dei fratelli Marx.

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