3022 (2019) L’isola spaziale dei famosi

Credevo che quella poveracciata di The Last Scout (2017) fosse il punto più basso raggiunto dalla fantascienza degli anni Duemila, il punto di non ritorno, l’Orizzonte degli Eventi dopo il quale c’è solo un buco nero. Che ingenuo sono stato: era invece il primo vagito di un bambino spaziale giunto a profetizzare un nuovo universo di Z, quella che fa male. Cioè fantascienza puzzona da vergognarsi di essere umani.

Gli ultimi giorni del 2020 la Blue Swan ha portato in home video italiano un nuovo grande titolo di fantascienza puzzona, 3022, cioè il numero di neuroni che viene distrutto dalla visione del film.
Giovani talenti rubati all’agricoltura come John Suits alla regia e Ryan Binaco alla sceneggiatura creano un nuovo grande format che sono sicuro verrà acquisito dalla TV del futuro: portare “L’isola dei famosi” nello spazio!

L’impegno degli sceneggiatori si esaurisce con il titolo

In cosa consiste lo spettacolo televisivo “L’isola dei famosi”? Nel prendere dei divi del passato, la cui fama è drasticamente appannata («Noti per essere stati noti», come dice Balasso), e metterli a fare cose strane a favore di camera, così da tornare ad essere “noti”.
Suits e Binaco hanno l’idea geniale di trasferire questa baracconata nello spazio, e chiudere in un’astronave dei volti noti televisivi non più noti come un tempo: sapranno superare le varie prove a cui saranno sottoposti? Subito dopo la pubblicità!

L’ambientazione del nuovo spettacolo televisivo “L’astronave dei famosi”

Un esile contesto vede nel futuro un avamposto umano su Europa, con l’astronave Pangea a fare da spola con la Terra. Senza alcun tipo di sonno criogenico, i quattro tizi che formano l’equipaggio della Pangea dovranno stare per dieci anni chiusi in uno sgabuzzino che facciamo finta sia un’astronave, con un tavolo e quattro scatole di cartone che facciamo finta siano un’apparecchiatura sofisticatissima.

Si vede l’impegno nel creare una scenografia credibile

Curiosamente le premesse sembrano provenire direttamente dal film serbo A.I. Rising (2018), distribuito in italiano da Eagle Pictures nel 2019, cioè un’astronave fatta di stanze vuote con equipaggio che passa il tempo a fare niente. Per lo meno in 3022 i nostri quattro eroi hanno apparecchiature sofisticate che nel precedente film si sognavano: hanno un mazzo di carte e un pallone. Così dieci anni volano che è un attimo.

Miranda fa “ciao ciao” alla sua carriera

Angus Macfadyen, cioè il dottore di bordo, è un volto noto ma è il meno famoso del gruppo. Sicuramente più famosa è Miranda Cosgrove, ex diva bambina amata dalle bambine (e purtroppo anche da maschi adulti!) che ormai vede da molto lontano i fasti della serie “iCarly”.
Qui Miranda ricopre un impegnativo ruolo di trenta secondi. Deve fare una scena dove fa ciao ciao con la manina e un’altra dove dà un calcio al pallone, cade e si ferisce. Non le viene chiesto altro sforzo recitativo.

Ma te lo ricordi “Grey’s Anatomy”? Bei tempi…

Decisamente più famosa è Kate Walsh, diva televisiva ancora in auge – fra “Tredici” e “The Umbrella Academy” – che qui divide la scena con Omar Epps altro volto noto televisivo.
Omar è il capitano della missione e divide il letto con Kate, ma è subito chiaro che il rapporto fra i due si va incrinando: lei ha rinunciato a tanto per essere lì, a far niente nello spazio, mentre lui sembra avere crescenti problemi psicologici che mettono a serio rischio la missione.

Qui solo il dottor House può salvarmi

Arriva a fare una comparsata Jorja Fox, storico membro del C.S.I. chiamata giusto a completare la “quota famosi” del film.

Se mi vedesse Grissom…

L’allegra brigata di nullafacenti passa il tempo a cazzeggiare, visto che non ci vengono mai mostrati in una qualsiasi attività lavorativa, e fra una chiacchierata e una sfogliata di foto di famiglia, si beve, si fuma e ci si droga: come fanno a ricevere scorte di tutte queste sostanze nello spazio? Oppure sono partiti dalla Terra con sigarette, alcol e droga per dieci anni? Mistero.
Ad un certo punto, dopo circa cinque anni, i nervi di tutti stanno per cedere e inizia una serie così incredibile di disgrazie e catastrofi che è chiaro qualcuno a bordo pori jella. La sceneggiatura è così d’acciaio che dopo cinque anni di nulla d’un tratto comincia a succedere tutto ciò che è implausibile che succeda: è chiaro che gli autori si sono rifatti al Motore ad Improbabilità Infinita di Douglas Adams nella sua versione filmica codificata da Ridley Scott in Alien: Covenant (2017).

Era dai tempi di Dark Star (1974) che non vedevo uno spazio così farlocco

Così cominciano ad avverarsi solo eventi rari e soprattutto a grappoli. Per fare un esempio senza rovinare “sorprese” della trama, immaginate di appoggiarvi ad una parete: quante probabilità ci sono che vi rompiate il braccio nel farlo? E che, subito dopo, cada l’intera parete? Sono due eventi altamente improbabili che nel verificarsi insieme raggiungono l’improbabilità al quadrato, e visto che nel film ne avvengono a raffica, siamo prossimi all’impossibilità.
Se a una trama del genere ci aggiungiamo l’assenza totale di mezzi, è chiaro che la puzza di ’sto film si sente fino su Europa.

Che viaggio!

Non rivelo le sorpresone della trama, roba originale e freschissima… se fossimo nel 1929, ma vedendo il film nel 2019 risulta leggermente inflazionata. D’altronde un prodotto del genere dev’essere completo, vincere su tutta la linea: non può avere un aspetto positivo che faccia fare brutta figura a tutti gli altri aspetti, quindi punta sul negativo totale.

Purtroppo abbiamo superato l’Orizzonte degli Eventi e non si torna più indietro: siamo tutti diretti verso il buco nero della fantascienza, dove la Z si estende all’infinito.

L.

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19 risposte a 3022 (2019) L’isola spaziale dei famosi

  1. Sam Simon ha detto:

    Questo sembra di un noioso storico! Ma in quanto ad improbabilità siamo dalle parti di Gravity? Anche quello ci andava pesante sulla serie di catastrofi una peggio dell’altra e tutte prive di logica!

    E cosa ha di male lo spazio di Dark Star? Ops, scusa, mi è partita in automatico la difesa d’ufficio di John Carpenter! :–D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In “Dark Star” aveva un senso l’atmosfera di “posticcio” che gravava su tutto, sia perché era un film studentesco trasformato in cinematografico (con pochissimi mezzi) sia perché era proprio lo stile a giustificare certe scelte. Qui c’è un tizio con una tuta che si agita in una stanza buia, con aggiunte stelle in post-produzione: perché fare una scena nello spazio quando non ci sono i mezzi (né le capacità) per farlo??
      Comunque sì, è un film bruttissimo e di una noia micidiale, visto che non hanno i soldi per far vedere niente e neanche uno sceneggiatore che sappia creare qualcosa di buono, che cioè giustifichi il nulla totale che fanno i personaggi.
      “Gravity” non lo considero un film, quindi lo ignoro 😀

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      • Sam Simon ha detto:

        Fai bene ad ignorarlo, temo. Io non lo vidi al cinema, me lo comprai per vedere cosa era ‘sto film di cui tutti parlavano e… si confermò la legge di Sandra Bullock: se c’è lei, non può essere un buon film!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mentre lo vedevo mi chiedevo perché ci fossero dei nomi importanti in locandina: per quel poco che si vede può essere chiunque 😀 Ricordo solo noia, sbadigli e fastidio: ecco tutto ciò che mi ha lasciato la visione.
        La cosa misteriosa è che tutti lo venerano come il più grande film di fantascienza della storia, chiaro segno che ormai il genere lo conoscono solo in pochissimi appassionati.

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      • Sam Simon ha detto:

        Io l’ho trovato di una stupidità unica e la meraviglia degli effetti speciali incredibili dura qualche minuto. Poi subentra la noia, sono d’accordo!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        A riprova che chi davvero ama la fantascienza non si fa fregare da queste furbate hollywoodiane 😛

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Ma sai che leggendo l’inizio del post avevo pensato alla genialata del secolo? In fondo, dopo le corse mortali in auto, i “Giochi senza frontiere” coi morti ammazzati male e i “Mai dire Banzai” con gli studenti giapponesi(rispettivamente “Death Race”, “L’Implacabile” e “Battle Royale”), perché non arrivare alla tv 3.0? I reallity nello spazio con la regia sadica o i telespettatori che a seconda dei voti fanno succedere le disgrazie.

    Una manciata di attori “noti per essere stati noti” (geniale Balasso!) che interpretano “attori noti per essere stati noti” vengono lanciati nello spazio e devono rimanere in una stazione spaziale posticcia ripresi dalle telecamere h24. La gente paga per vederli fare un c@zzo e ogni tanto vota per far scoppiare una bombola o far aprire un portellone. Durata del viaggio televisivo 10 anni, dalla terra a Giove dove chi vince verrà accolto da nuova Star e il resto sarà rispedito sulla terra per atri 10 anni in tv, spernacchiato e deriso dalla Giallapas. Pensa con due righe di soggetto ho fatto film e sequel.

    E invece leggo il post ed è solo l’ennesimo filmaccio di serie Z con stanze buie, corridoi ombrosi, primi piani strettissimi e disgrazie assortite. Peccato… Peccato pure per la Walsh che me la ricordo quando ritornò in “Grey’s Anatomy” riportata di peso all’ospedale con mega contratto da Special Guest Star con elicotteri al rallenty in controluce al tramonto che manco nei sogni più bagnati di Bay e Coppola. Mo’ la vedo a far ste cose e onestamente un po’ ci godo…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il reality sarebbe gagliardo ma temo durerebbe molto poco, con spettatori sadici che sterminerebbero attori a iosa. E’ anche vero che di attori ce ne sono così tanto che non mancherebbe mai la “materia prima” 😀

      Se anche Keanu Reeves è passato alla Z profonda, con “Siberia” (2018), vuol dire che nessuno è più al sicuro.

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      • Giuseppe ha detto:

        Per un reality spaziale plausibile si potrebbe sempre prendere ispirazione anche dal romanzo “Real Mars” di Alessandro Vietti 😉
        Quanto al filmaccio in questione io l’ho odiato a partire fin dal titolo, con quel numero “futuribile” sparato a casaccio così, giusto per attirare l’attenzione di un NON appassionato di sci-fi…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ormai tengo d’occhio le uscite Blue Swan, perché sembrano presentare solo due tipologie di film: capolavori e buffonate. Non conoscono mezzi termini! 😀
        Questo era chiaro che non fosse un capolavoro, ma non immaginavo fino a che livello di buffonata potesse arrivare.
        Non conosco il titolo di Vietti, lo consigli?

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      • Giuseppe ha detto:

        Sì, te lo consiglio (tra l’altro, dovrebbe essere uscita pure un’edizione “aggiornata” col diario personale di uno dei protagonisti) 😉

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Per un po’ ho pensato davvero al reality spaziale, ma vedendo che mancava uno xenonorfo… tu non libereresti un mostro sull’isola dei famosi, tanto per aumentare la tensione e gli ascolti? 😀
    Ho pensato potesse essere anche Among us, videogioco per furbofono di discreto successo, in cui un gruppo di giocatori viene distribuito in due schieramenti su un’astronave: alcuni sono gente normale che si dedica alla manutenzione, altri sono traditori che devono dedicarsi a sabotaggi e omicidi senza farsi scoprire.
    Cioè un altro reality, La talpa, in versione estrema.

    Invece non è un reality spaziale, che pure avrebbe giustificato l’occorrenza di eventi “casuali” e disastrosi…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Semplicemente il cinema non ha soldi per fare fantascienza ma continua a fare fantascienza, e abbiamo trame deliranti con attori (anche famosi) chiusi in una stanza a parlottare perché non ci sono soldi per fare altro.
      Proprio ora che le case Z avevano smesso di fare tutti quei mostri col PC di casa, e sembrava che la qualità fosse leggermente salita, ecco che tornano ‘ste robe. L’annunciata seconda stagione di “Another Life” è la ciliegina sulla torta: la formula “attori chiusi in una stanza nello spazio” prosegue.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Che monnezza di film! L’ho visto e ti basti sapere che, un avvezzo al putridume più putrido come il sottoscritto, si è assopito per poi risvegliarsi verso il finale con ZERO voglia di fare rewind; e ti basti sapere anche che il mio assopimento è evento improbabile (tanto da poter rientrare nel discorso improbabilità affrontato nel post) e questo equivale a un giudizio inappellabile sul film, che, da come ho appreso, condividi! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Riuscire a far addormentare dalla noia Willy l’Orbo è un risultato che ben pochi film al mondo possono vantare: se non altro questo inutile “3022” ha una sua particolarità 😀
      Hai fatto bene a non tornare indietro perché non succede niente degno di nota, solo degno di noia 😛

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  5. Cassidy ha detto:

    Non chiedermi perché, ma ogni volta che leggo il nome di Omar Epps reagisco pensano: ah! Allora é un film grosso. Poi realizzo che il vecchio Omar ha fatto un film con Kitano, é stato tagliato da uno di Craven e la cosa più importante in carriera é il prologo di “Scream 2” di cui tutti ricordano la parodia, insomma é davvero materiale per un’isola dei famosi spaziale 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Aver resistito al caratteraccio del dottor House per otto anni gli ha garantito abbastanza fama televisiva per entrare ne “L’isola spaziale dei famosi” 😀
      Nessuno ormai è al sicuro dalla Z, e un filmaccio di fantascienza non si nega a nessuno.

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