Un marito per Natale (2016) Tris d’assi per la Z

Dopo l’orgia (di film) di Natale, non potevo che rimanere in argomento, ma stavolta più in tono con il blog.

Che il 2021 sarà un anno in cui il potere della Z sarà potente lo possiamo intuire da un curioso evento: il primo giorno dell’anno, la prima emittente italiana manda in onda in prima visione un filmettino romantichello natalizio con tre pesi massimi della Z.
Il primo film del 2021 è dunque Un marito per Natale (A Husband for Christmas, 2016), segno che la Z sarà l’unica lettera di questo nuovo anno.

Iniziata la carriera di regista negli anni Ottanta – ha firmato un piccolo culto come Creepozoids (1987) – David DeCoteau ha raggiunto quota 170 titoli non certo dedicando loro particolare attenzione: diciamo che è un distributore automatico del piccolo schermo, e in decine di suoi film compare la sua attrice-feticcio per eccellenza: Vivica A. Fox, che invece di titoli ne ha sfornati più di duecento.

In qualsiasi giorno vi sintonizziate su TV8, è facile beccherete Vivica in un film di DeCoteau

Parliamo di professionisti della Z che inondano lo schermo con titoli a raffica, mentre i distributori italiani vanno in ginocchio a chiedere di poter comprare tale irresistibile spazzatura. A differenza però dei soliti cinque o sei titoli l’anno che i due sfornano, tutta roba in serie indistinguibile l’una dall’altra, questo film lo segnalo perché ha una particolarità che lo fa entrare nel radar del Zinefilo.
È un film in cui i pezzi da novanta della Z… escono dalle fottute pareti! Se non avete capito la citazione siete pregati di rivedervi immediatamente Aliens (1986), perché è da lì che arriva l’ex Colonial Marine Ricco Ross.

Così ci hanno tolto le armi, al che io ho detto: «E come ci difendiamo, a parolacce?» (cit.)

Dopo essere apparso in Z ghiotta come Shadowchaser (1992), Shadowchaser 3 (1995), Hydra. L’isola del mistero (2009) e Bermuda Tentacles (2014) – addirittura a fianco di Linda Hamilton, in un nerdgasm tutto da gustare – e dopo essere addirittura tornato a vestire i panni da Colonial Marine nell’amatoriale Aliens: Last Stand (2020), il nostro Ricco si presenta oltremodo sorridente e disinvolto in questa commediola natalizia, dove per tutto il tempo ci si chiede: ma che avrà mai da ridere?
Suo esatto opposto è il sempre mitico Eric Roberts, principe della Z che con DeCoteau ha dato vita al pazzerello dottor Beck: qui ha invece sempre uno sguardo perso nel vuoto. In tutta la prima scena che lo vede protagonista l’attore fissa un punto che non si capisce cosa sia: o sta leggendo le battute che non ricorda, o è perso in un suo mondo fatto di Z.

La mimica di Eric in questo film è un enigma irrisolvibile

Dunque abbiamo Brooke (Vivica A. Fox) che fa la grafica per una grande azienda di non si sa cosa, e il suo lavoro consiste nel niente, visto che qui non si parla di lavoro: capite che uno sceneggiatore non può mica impegnarsi a tal punto da trovare un impiego credibile per un suo personaggio.
La grande azienda di Brooke è gestita dal pittoresco signor Rawlings (Eric Roberts), che si è appena fuso con un’azienda britannica e ha appena iniziato a licenziare gente. Convinta di essere fra i licenziati, Brooke scopre invece che è stata promossa e riceve pure l’aumento di stipendio. Il motivo di questa promozione? Andiamo, ma cosa pretendete da uno sceneggiatore?

Il signor Rawlings però confida a Brooke un grave problema, cioè l’assunzione del grafico britannico Roger Burkett (Ricco Ross), che essendo straniero ha dei problemi con il visto di lavoro. Violando ogni etica professionale, civile e penale, il capo di Brooke le propone un matrimonio di comodo con l’uomo così che ottenga subito la cittadinanza americana e possa essere assunto.
Vi lascio riflettere sull’enormità della cosa, una roba che – soprattutto al giorno d’oggi – Brooke potrebbe mandare in galera il capo per cent’anni e diventerebbe l’eroina di tutti i rotocalchi scandalistici d’America. Invece che fa? Accetta, ovvio.

Il resto della trama l’avete già capito, soprattutto se avete visto lo splendido Green Card (1990) di Peter Weir, di cui questo filmetto potrebbe essere un remake, se fosse un film vero e non un romantichello dozzinale.
Brooke ha una vita complicata – ma va’? Una donna con una vita complicata: mai incontrato un personaggio del genere! – e ovviamente il bello e disinvolto Roger le aggiusta tutto con la tipica “commedia degli equivoci”: doversi fingere innamorati davanti ai genitori di lei è un grande classico, irrinunciabile.

La TV ci insegna che a forza di fingere l’amore, l’amore sboccia

Il suo ruolo rappresenta una curiosa coincidenza per Ricco Ross. Il sito 24-7PressRelease.com il 22 dicembre 2016 riporta questa dichiarazione del nostro:

«Dopo essermi laureato alla UCLA ho lavorato ad Hollywood per un anno ed apparivo spesso in “Hill Street Blues” come membro di una gang. Visto che non riuscivo ad ottenere altro lavoro se non quello di membro di gang, mi sono trasferito a Londra dove ho studiato Shakespeare per un anno, dopo di che ho usato il mio accento britannico per iniziare a lavorare come attore inglese in Inghilterra per i successivi quattro anni: non avevo il permesso di lavoro come straniero, quindi spacciarmi per britannico era l’unico modo. Ad un certo punto con un’amica decidemmo di organizzare un matrimonio di comodo, solo che poi avevo paura che lei un giorno si sarebbe pentita della scelta e così abbiamo rinunciato. Ora, decenni dopo, eccomi qui, di nuovo ad Hollywood, ad interpretare un inglese che sta organizzando un matrimonio di comodo. Il cerchio è completo!»

Simpatica coincidenza, ma.. Ricco, te lo devo dire: non sei ad Hollywood, ma nella Z più profonda e nera.

Riuscirà Ricco e la sua risata a fare breccia nel cuore di Vivica?

Seguendo fedelmente il copione del film del 1990, cominciano i problemi e davanti agli agenti dell’immigrazione tocca dimostrare di essere davvero sposati: via con le foto finte, ma non si arriva mai a studiarsi come facevano Depardieu e la MacDowell. Come possono Brooke e Roger fingersi marito e moglie se mai, neanche per sbaglio, si mettono d’accordo o si raccontano l’un l’altra qualcosa di sé?
Insomma, questo è il solito filmetto d’amore dove non si parla d’amore, i sentimenti sono di plastica e non vengono mai espressi, al massimo appare un Eric Roberts in stato confusionale con in testa un cappello da Babbo Natale. La Z è così, ti colpisce sempre quando meno te lo aspetti.

Eric chiaramente non ha idea di quale film stia girando

DeCoteau non è un regista “di fino”, si limita a fare il suo lavoro velocemente, circondandosi di attori che conosce e con cui evidentemente si trova bene, sfornando quei mille film l’anno che soddisfano i desideri delle emittenti, le quali possono così riempire i palinsesti di questi filmettini d’ammmòre inconsistenti ma a basso prezzo.
Dal tris d’assi di serie Z come Fox, Ross e Roberts mi sarei aspettato qualcosa di più ghiotto, ma hanno le ali tarpate dalla storiellina natalizia. Ah, dimenticavo, malgrado sia citato di sfuggita e non abbia alcun peso nella storia, la vicenda culmina il giorno di Natale, e ci viene suggerito che lo zuccheroso (e implausibile) lieto fine sia opera di Babbo Natale in persona, niente meno. Peccato che per interpretarlo abbiano scelto qualcuno che somiglia di più ad un alcolizzato che si apre l’impermeabile davanti alle scuole.

Chiedo un’ordinanza restrittiva per questo psico-Babbo!

Comunque abbiamo svoltato l’angolo, l’Epifania tutti filmetti natalizi si porta via e queste feste ce le siamo tolte… di mezzo. Possiamo tornare alla Z normale.
Buon 2021 e che la Z sia sempre con voi.

L.

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14 risposte a Un marito per Natale (2016) Tris d’assi per la Z

  1. Austin Dove ha detto:

    abbiamo fatto lo stesso ragionamento
    ieri: la prima metà di my fair lady

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  2. Lorenzo ha detto:

    Questo sembra interessante 😀

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  3. Cassidy ha detto:

    Peter Weir da qualche parte nel mondo sta facendo no con la testa 😉 Un tripudio di eroi della Z, così tanti e in forma che più che Natale sembra Zatale! Cheers

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    La faccia di Eric Roberts suggerisce che stia girando questo film a sua insaputa, mentre in realtà è alle prese con la difficile digestione dei tortellini di Natale; un po’ come Eddie Murphy in Bowfinger XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Essendo l’attore occidentale più prolifico della storia (e non è un’esagerazione, lo dice anche lui, numeri alla mano!) non può sempre essere al corrente di quale film sta girando, della decina che sforna l’anno! 😛

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  5. Sam Simon ha detto:

    Frost! A occhio non dice nemmeno tante parolacce in questo filmaccio…

    E Vivica è quindi al lavoro nella Z profonda? Non lo sapevo, l’avevo vista in almeno un paio di film ad alto budget (tra cui Kill Bill)!

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahahahahahahahahha! Sul Babbo Natale alcolizzato che si apre l’impermeabile davanti alle scuole sono svenuto dalle risate! 🙂
    E poi hai proprio ragione, ordinanza restrittiva d’obbligo, così come hai ragione su tutto (e lo posso ben dire avendo visto il film, come già dichiarato in un altro post), da Eric in stato confusionale al matrimonio di comodo (a proposito, davvero simpatica la coincidenza!) che viene mostrato nel film senza dare alcun peso etico allo squallore di ciò!
    Anche io, con quei nomi, mi aspettavo qualcosina di meglio ma vederli tutti insieme con (poca) passione mi fa sempre passare un’oretta e mezzo piacevole…e poi la tua recensione è la ciliegina sulla tort…via, sul dolcetto quasi andato a male! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so cosa mi aspettassi, magari che Ricco tirasse fuori da dietro al divano un pulse rifle e cominciasse a sparare, mentre Eric Roberts tirava fuori un bisturi e cominciava ad operare Vivica Fox per convincerla a sposarlo. Onestamente non c’era altro che questo film potesse fare, ma un po’ ci speravo 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Capisco le tue speranze (purtroppo infrante): Aliens è il sogno di chi ama il grande cinema e il dottor Beck è il sogno di chi ama la Z! Entrambi meritevoli di passione sfrenata! 🙂

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