Jackie Chan Story 17. Dragons Forever

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

Nelle sue biografie Jackie non dedica una sola parola alla sua produzione di questo periodo, forse perché magari ne ha già parlato a lungo in altre occasioni, forse perché ha preferito concentrarsi sui pochi film famosi che seguiranno o forse perché non aveva niente da dire. Quindi proseguiamo “a vista”.


Dragons Forever

L’11 febbraio 1988 esce nei cinema di Hong Kong Dragons Forever, altro grande titolo inedito in Italia che avrebbe meritato ben altro trattamento.

Jackie torna a lavorare con i suoi “fratelli” e il confronto con i suoi prodotti è più che evidente: quando lavora da solo, l’ego di Jackie travalica ogni confine e si dedica solo a capriole e cadute, quando è costretto a dividere la scena con i suoi due fratelli deve limitarsi ad interpretare un ruolo, a combattere e a dare il meglio di sé. Almeno in questo periodo, quando Jackie viene “tenuto a bada” da Sammo Hung si hanno prodotti molto più intriganti.

Sammo è un professionista dietro la macchina da presa sin da quando Jackie era solo un ragazzino spiantato, e sebbene nel 1988 il rapporto di forze sia invertito – con Jackie molto più noto di Sammo ma solo perché più visibile – è chiaro che la regia del “fratello maggiore” sappia valorizzare il nuovo stile marziale come gli altri due “fratelli minori” ancora non sanno fare. (Nel frattempo anche un altro fratello, Corey Yuen, è diventato eccezionale regista d’azione, iniziando una lunga carriera costellata di successi internazionali.) Jackie, almeno in questo momento, non sembra avere il talento dei due fratelli (Sammo e Corey), il suo stile tende al gigantismo, al riempire l’inquadratura di attori e cascatori, a puntare alla scena grande non riuscendo così a creare grandi scene.

Sammo: dragone per sempre

Sammo dunque con Dragons Forever produce un suo tipico film: un equilibrio ben dosato di azione, commedia e dramma criminale. Mentre in Project A 2 Jackie ha sacrificato la trama per dare spazio a decine e decine di caratteristi che doveva mostrare in scena, Sammo non se li fa questi problemi e non dà spazio a nessuno: ogni singolo fotogramma di Dragons Forever sciaborda di volti noti, caratteristi e cascatori che si possono trovare in un numero impressionante di film d’azione, ma nessuno ruba mai la scena né spodesta i veri protagonisti del film. Ad Hong Kong una particina non si nega a nessuno, ma non deve distruggere la trama del film come ha fatto Jackie.

La faccia di Jackie quando è costretto a lavorare per Sammo

I nostri tre consueti eroi stavolta sono impegnati in ruoli totalmente diversi dal solito. Jackie interpreta un avvocato, Jackie Lung (sempre grande fantasia nei nomi!), che difende gli affari del potente imprenditore Hua, e qui tocca aprire una parentesi, visto che il boss della storia è interpretato da Yuen Wah. Per fortuna in Italia mi sembra del tutto scomparsa la memoria del diarroico doppiaggio di Kung Fusion (2004), pessima commedia del geniale Stephen Chow (che appena ottenuti soldi ha perso ogni talento), così il “baffone” co-protagonista del film temo non sia più noto da noi, comunque era uno dei ruoli recenti della carriera sterminata di Yuen Wah, una delle “Stelle Fortunate” (il gruppo teatrale formato da Jackie e i suoi fratelli alla scuola dell’Opera di Pechino) che ha iniziato la carriera come controfigura personale di Bruce Lee, data l’incredibile somiglianza fisica. (Le acrobazie di Lee erano invece un lavoro per Yuen Biao.)

Jackie non sembra amare molto il lavorare con i fratelli, quindi Yuen Wah lo vediamo di più nei film di Sammo, ma è giusto qualche goccia nel mare della sua filmografia. Qui interpreta uno spietato imprenditore che dietro la sua azienda ittica nasconde un traffico di droga. La particolarità è che viene ritratto sempre con un sigaro in bocca, e questo darà adito a scenette divertenti nel combattimento finale.

Yuen Wah, uno dei fratelli di Jackie meno noto in Occidente

Il boss Hua vuole acquistare uno degli ultimi porti che ancora gli resistono, di proprietà di una donna risoluta, così Jackie per difendere gli interessi del suo cliente ordisce un piano per circuire la donna e costringerla a vendere. Chiama così il suo amico Wong, trafficante di armi: un ruolo davvero curioso per il nostro Sammo.

Non ce l’ha proprio la faccia del venditore di armi

Wong deve corteggiare la donna e spingerla a vendere il porto, mentre un altro loro amico, Tung (Yuen Biao), deve entrare di nascosto nella di lei casa per piazzare delle microspie. Il tutto, com’è facile immaginare, andrà a scatafascio e ci saranno occasioni comiche per tutti: sia per i tre amici, che litigano e si picchiano in continuazione, quasi fossero i Tre Marmittoni, sia per la donna e la cugina, che si innamorano di Sammo e Jackie, sia per il boss che vede un proprio avvocato d’un tratto rivoltarglisi contro.

Le tre Stelle Fortunate, più simili ai Tre Marmittoni

Come di consueto con i film di Sammo, il centro del film è interamente dedicato ai personaggi e alle rispettive situazioni comiche, poi arriva l’ultimo quarto del film e può cominciare l’azione. I tre infatti, scoperto che Hua è un narcotrafficante, sgattaiolano nel covo dei cattivi e inizia l’azione vera, con vetri infranti da corpi in caduta libera come in Police Story (1985) e tecniche spettacolari al rallentatore – con relativa caduta spettacolare al rallentatore – come nei film di Sammo.

Torna Benny: cattivo con l’eye-liner!

Dopo Wheels on Meals (1984), torna l’ex campione del ring Benny “The Jet” Urquidez in un combattimento finale contro Jackie, quindi torno a rivolgermi a Scott Adkins e al suo programma YouTube “The Art of Action“, dove nella video-intervista a lui dedicata Benny racconta che la scena del suo combattimento finale è stata girata in tre giorni: davvero pochi, per gli standard di Hong Kong. È anche vero che stavolta Jackie lo conosceva bene, sapeva che poteva fidarsi di lui e a detta di Benny il combattimento si è svolto in maniera decisamente più liscia rispetto al precedente film, proprio perché c’era fiducia da entrambe le parti e quindi nessuna esitazione.

Quando c’è fiducia, ci si mena meglio

Afferma però che la celebre scena in cui loro due si fermano dal combattimento e agitano insieme le mani in aria a testimoniare quanto faccia male, è stata tutta un’improvvisazione sul set, il che è davvero difficile da credere, sia perché è davvero incredibile che due attori abbiano la stessa identica idea nello stesso identico momento, sia perché rientra tutto nello stile comico di Sammo, come tecnico, e di Jackie, come interprete.

Mi sembra chiaro che quello a sinistra non sia Jackie

Dispiace che nella sua opera di riscoperta della filmografia di Jackie la Dall’Angelo Pictures non abbia rispolverato questo titolo meritevole, con le tre “stelle fortunate” al loro meglio per una commedia-marzial-criminale da gustarsi fino in fondo.


Police Story 2

Dopo l’inverno della collaborazione con i suoi fratelli, arriva l’estate in solitaria: il 20 agosto 1988 ad Hong Kong esce Police Story: Part II, secondo episodio della fortunata saga. La Dall’Angelo Pictures lo porta in DVD, anche in edicola, intorno al 2012: come sempre, si tratta della rimasterizzazione Fortune Star del 1993.

«Perché non prendi le scale?» così lo zio Bill (Bill Tung Biu), superiore ma anche figura paterna, rimprovera tra il serio e il faceto l’agente Chan Ka-Kui (Jackie), che è sempre Kevin Chan ma il doppiaggio italiano sceglie la pronuncia asiatica. Dopo aver distrutto una baraccopoli e un centro commerciale, nel precedente film, Ka-Kui viene rimproverato perché per pagare i suoi danni la polizia sta spendendo cifre enormi: è il momento che il “super-poliziotto” si dia una calmata, e tornare a dirigere il traffico raffredderà i suoi bollori. Una trovata di sceneggiatura che permetterà alla Mitsubishi, uno dei grandi marchi giapponesi che forniscono mezzi ai film di Jackie, di mettere in campo parecchi automezzi del tutto inutili ai fini della trama. (Alla povera Nissan toccherà solo un furgoncino.)

Sminuito a lavoro e scoperto che il boss arrestato nel primo film è già stato rilasciato, per problemi di salute, al povero Ka-Kui càpitano anche vari incidenti che lo mettono in crisi con la fidanzata May (di nuovo Maggie Cheung). Insomma, il “super-poliziotto” arriva ad un bivio della sua vita e molla la polizia: tranquilli, è solo una fase, appena dei terroristi ricatteranno una grande società la polizia sarà ben lieta di riaccoglierlo e affidargli il caso. Anche perché i cattivi hanno rapito la povera May.

Il super-poliziotto torna in azione

Di nuovo Jackie (aiutato dal suo fido autore Edward Tang) tira fuori una trama esilissima che sta lì solo a giustificare l’esercito di attori, caratteristi e cascatori che deve apparire in video, ma stavolta – forse grazie all’aver appena lavorato con Sammo – l’equilibrio gli riesce decisamente meglio e il fiume di gente che riempie il video riesce ad avere una giustificazione, anche se il numero elevato costringe la trama a risvolti arzigogolati del tutto inutili. Diciamo che dopo aver toccato il fondo con Project A 2 è visibile una risalita e un miglioramento nel gusto e nello stile. Sarà anche che il super-poliziotto Chan è ora il suo personaggio di punta, l’apice della sua carriera – e lo è ancora oggi – quindi Jackie cerca di riservargli un occhio di riguardo.

Il cattivo finale: l’unico motivo per vedere il film

Le tante scene d’azione sono migliori dei precedenti titoli, con più combattimenti a condire le solite cadute spettacolari. La scena più rappresentativa del film – l’unica che Jackie ricorderà nel documentario My Stunts (1999) – è quella dove passa da un autobus all’altro, evitando i cartelloni pubblicitari: una scena di pochi fotogrammi ma che in effetti è la migliore della pellicola. Da segnalare sicuramente il “cattivo finale” Benny Lai, una recente acquisizione della squadra di cascatori di Jackie – come specificato nel documentario girato durante le riprese di Project A 2 – nel ruolo di un terrorista muto.

Le qualità marziali di Benny Lai sono spettacolari, il suo scontro con Jackie è il migliore della pellicola e non stupisce che finisca in modo anomalo: Jackie cioè non batte l’avversario “a mani nude” bensì con altri mezzi. Uno scontro di pochissimi minuti ma che è l’unico degno di nota della pellicola.

Si chiude con il botto perché, viene raccontato nel citato documentario My Story (1998), l’intera parte finale del film viene girata in un capannone che stava per essere demolito, così Jackie ha potuto imbottirlo d’esplosivo e farlo saltare davvero in aria, in un’epoca in cui non esistevano le “esplosioni digitali” che oggi riempiono i film. Nel 1988 vedere su grande schermo la vera esplosione titanica di un edificio, con in basso a destra la figura di Jackie che corre via, dev’essere stato sicuramente un gran bello spettacolo.

Una vera esplosione con il vero Jackie (in basso a destra) che scappa

L’influenza del “fratello maggiore” Sammo sembra fare bene a Jackie, sia dal punto di vista tecnico che artistico, e il nostro eroe comincia ad avere mire molto più ambiziose per i suoi film, come vedremo la settimana prossima.

(continua)


L.

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19 risposte a Jackie Chan Story 17. Dragons Forever

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ora che hai coperto POLICE STORY 2 e ho rivisto la scena finale nella fabbrica, sai che credo di averlo visto prima del capitolo 1?
    Ricordavo perfettamente alcune scene e alcuni dettagli, tipo la velocità dei calci di Benny Lai, che mi fece strabuzzare gli occhi all’epoca e pure ora.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo questi film in Italia hanno avuto una distribuzione demenziale, quindi è difficile che qualcuno sia riuscito a vederli in ordine. Credo infatti che tutti noi abbiamo iniziato la saga con il terzo, il mitico “Supercop” che ha potuto contare sulla distribuzione Medusa (anche se ancora non l’ha rilasciato in digitale): se pensi che il primo episodio è arrivato da noi più di dieci anni dopo…

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  2. Pakos D. Early ha detto:

    visti entrambi. mi sono divertito abbastanza devo dire anche nel rileggere la tua recensione.

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  3. Cassidy ha detto:

    Dragoni per sempre (non Mery) mi manca, sarà il Jackie di oggi 😉 Detto questo ho sempre avuto un mezzo sospetto, il poliziotto belligerante rispedito alla stradale, la mega esplosione gigante, ci ho sempre trovato delle analogie con “Arma Letale 3”, il primo non scritto da Black molto più ironico, non accuso nessuno, ma sono certo che l’ombra lunga di Jackie arrivava fino in occidente. Cheers!

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  4. Il Moro ha detto:

    cosa mi hai ricordato, il terribile doppiaggio di kung fusion, uno dei punti più bassi di sempre del doppiaggio migliore del mondo! Certo che quel piccoletto con gli occhiali è tremendo… 😁

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La doppietta “Shaolin Soccer” / “Kung Fusion” ha fatto sì che fosse spazzato via ogni interesse italiano nelle commedie cinesi, ed è stato un bene: così abbiamo smesso di sporcarli con quel liquame che esce dalle bocche del miglior doppiaggio del mondo.
      Stephen Chow è un genio, ha creato dei film capolavoro ma poi sono arrivati i soldi e ha perso il tocco: è un regista che deve lavorare con poco, altrimenti esagera 😛

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Mi spiace che Dragons Forever sia inedito, pare davvero interessante/godibile, ma in fondo si tratta di uno dei tanti peccati (veniali o mortali) della distribuzione italica…
    Su Police Story 2, si chiude effettivamente col botto sia il film che il tuo post, con una vera esplosione (e Jackie sgattaiolante) davvero spettacolare! 🙂

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  6. Charlie Chan Spenser ha detto:

    Spero sempre che quantomeno esca qualche versione con sottotitoli in italiano di Dragon Forever.. se non un dvd mi accontenterei anche di roba da scaricare o da vedere in streaming perché sinceramente il mio inglese è veramente pessimo!

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  7. Giuseppe ha detto:

    Sì, direi proprio che in “Police Story 2” il combattimento con Benny Lai vale da solo il prezzo del biglietto (e pure il gran botto del capannone fa la sua scena, certo) 😉

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