[Telemeno] 1984 – Supercar

È esistito un tempo in cui la passione marziale ha spinto alcuni visionari a tentare una strada senza uscita: portare il “cinema di menare” in TV. Per lo più sono esperimenti falliti, ma hanno comunque lasciato tracce importanti nell’immaginario collettivo. Ecco le loro storie.


Prima di passare al guidatore dell’auto più replicata di Mediaset, è necessario ricordare Mike Hammer, uno dei grandi miti del genere hardboiled: c’era Sam Spade di Hammett (1929), Philip Marlowe di Chandler (1934), Michael “Mike” Shayne di Halliday (1939) e poi il più giovane di tutti, Mike Hammer di Mikey Spillane (1947), che probabilmente avrebbe potuto picchiare tutti gli altri senza neanche togliersi la giacca. Un’altra differenza con gli eroi citati è che lui è ancora vivo, visto che giocandosi la carta dei “romanzi lasciati incompiuti alla morte dell’autore”, dal 2006 quasi ogni anno Max Allan Collins tira fuori un nuovo romanzo di Hammer, spesso portato anche in Italia nel “Giallo Mondadori”.

Mike Hammer è stato il primo investigatore che ho conosciuto, visto che negli anni Ottanta era facile beccare in TV la serie omonima, con protagonista un perfetto Stacy Keach: cappello sulle ventitré, aspetto stropicciato, faccia da schiaffi, baffetti da sparviero e gancio facile, con un sassofono perennemente in sottofondo. La perfetta versione anni Ottanta di un personaggio nato quattro decenni prima. Avete presente quando Frank Drebin parla fuori campo, con la voce da duro e un sassofono in sottofondo, nel film Una pallottola spuntata (1988)? Ecco, sta ricopiando fedelmente lo stile del Mike Hammer televisivo di Keach.
Lo so, lo so, Una pallottola spuntata è la versione filmica della serie TV comica “Police Squad!” (1982), che si rifà ad “M Squad” (1957) con Lee Marvin (riprendendone palesemente il tema sonoro di Count Basie), ma il Drebin del 1982 non era così hammerianamente hardboiled come quello del 1988.

Poteva un eroe del genere rimanere immune al fascino marziale d’Oriente?

— Cosa le è successo al viso?
— Mi sono fatto la barba troppo in fretta.

Ah, mascalzone d’un Hammer, dalla battuta sempre pronta!

Mike Hammer investigatore privato” arriva su Rete4 il 2 marzo 1985: nessuna guida dell’epoca riporta i titoli dei vari episodi, quindi non possiamo sapere nulla della vita italiana della serie, in particolare quando sia stato trasmesso l’episodio 1×02 (4 febbraio 1984) di Bernard L. Kowalski, dal titolo Hot Ice.

La figlioccia asiatica di Hammer viene rapita, e non stiamo a perdere tempo a capire perché Hammer abbia una figlioccia asiatica: ciò che conta è che il promesso sposo l’ha presa molto male. E il promesso sposo ha la faccia del solito George Cheung, come visto presenza fissa televisiva del periodo.

Basta niente che George Cheung si mette in posa marziale

Come si gestisce un cinese dal brutto carattere che in ogni scena minaccia di smontare la stanza a calci? Be’, mi sembra ovvio: alla maniera di Hammer. Cioè sfottendolo e colpendolo con battutine sarcastiche. Ne ferisce più la lingua che il kung fu.
Mi piace pensare che l’atteggiamento di Hammer verso l’asiatico, che chiama continuamente “Bruce Lee”, sia una citazione alta: derivi cioè dal film L’investigatore Marlowe (1969), dove James Garner aveva lo stesso atteggiamento nei confronti del vero Bruce Lee, nell’unico suo ruolo da cattivo.

Io ti spiezzo come martello, Hammer!

Il caso procede e Hammer inonda la storia di battutine, fa il mandrillone, si spupazza la pupa – sono gli anni Ottanta, baby – e risolve il caso mediante un particolare sfuggito a tutti, tranne a lui che è un dritto.
Dopo aver incassato sganassoni da chiunque, alla fine è il momento di ricordare che Hammer è il più duro di tutti: ci sarà un motivo se con ancora questa serie in corso nascerà la geniale parodia di Callaghan dal titolo “Sledge Hammer!“, dove il protagonista trasforma il “martello” (hammer) in “mazza” (sledge hammer).

Va’ come mena George Cheung! Da notare la sottile eleganza delle braccia…

Torna l’idea del bianco occidentale che usa la tipica scazzottata all’americana al fianco dell’asiatico che usa i calci della sua arte marziale, ma dopo aver picchiato i cattivi non si può rimanere senza punch line, la battuta finale che chiude la scena. Così George Cheung deve fare da spalla e chiedere ad Hammer chi gli abbia insegnato a combattere così, e la risposta è «John Wayne».
Boom, Hammer ha fatto la battuta, ora aprite le finestre e fate cambiare aria.

Potreste averla intravista su Mediaset, in un qualsiasi giorno degli ultimi quarant’anni

Lasciamo il povero Hammer nel dimenticatoio dove langue e passiamo a “Supercar“, tra le serie più assurdamente replicate della TV italiana: dubito sia mai esistito un giorno senza che un qualche canale Mediaset ne abbia replicato un episodio. E pensare che sono solo quattro stagioni.
Il 30 settembre 1984 va in onda in patria americana l’episodio doppio 3×01-02, Knight of the Drones, diretto da Sidney Hayers. Arriva in Italia come I misteri di Chinatown ma la data non è chiara: qualcuno su IMDb ha scritto 28 giugno 1986 ma la prima data sicura che ho trovato è il 26 e 27 maggio 1989. Visto che, come detto, la serie va in onda ininterrottamente da sempre e per sempre, l’episodio in questione sarà apparso almeno cento volte in TV.

Una foto sfocata ma piena di miti

Purtroppo nell’episodio non c’è altra scena con tutti e tre i personaggi nella stessa inquadratura, ma già così si capisce che hanno chiamato i caratteristi migliori. Infatti vediamo, in bianco, il cuoco Peter Wong trascinato fuori da due buttafuori di un ristorante, e già siamo a quota tre miti in una sola scena di pochi secondi.
Il cuoco è interpretato da Evan Kim, l’indimenticato interprete di A Fistful of Yen, la parodia de I 3 dell’Operazione Drago scritta da Zucker-Abrahms-Zucker e diretta da John Landis (scusate se è poco!) inserita nel mitico film-antologico Ridere per ridere (1977). Bruce Lee sarebbe stato orgoglioso della versione di Kim!
Il buttafuori a destra, con la camicia azzurra e i riconoscibilissimi baffoni è il celebre Al Leong, presenza fissa cine-televisiva e sgherro a vita in ogni tipo di prodotto.
Il buttafuori a sinistra è una chicca: è il maestro Tadashi Yamashita, che qualche anno prima ha affrontato Chuck Norris in The Octagon (1980) e che l’anno successivo a “Supercar” affronterà Michael Dudikoff in American Ninja (1985), sempre nei panni di ninja cattivo. Se avesse avuto più di un’espressione facciale, sarebbe potuto essere un altro Shô Kosugi.

Due miti marziali, campioni d’eleganza!

A parte questo fotogramma, il resto del doppio episodio è robaccia da chiudersi gli occhi dalla vergogna. Il solito cattivo da cartone animato con un super piano ridicolo e buffonate varie, che dopo novanta minuti si conclude tutto a pernacchie.
E sì che nel cast c’era pure un pezzo da novanta come Jim Brown e niente popò di meno che The Barbarian Brothers: come si fa a sbagliare con materiale di questo genere? Semplice: NON usandolo.

Perché chiamare i due celebri fratelli culturisti per fare da tappezzeria?

Per fortuna durante le noiose e inutili indagini il nostro eroe riccioluto torna nel ristorante di Peter Wong e di punto in bianco comincia a picchiarsi con i due buttafuori.
Capisco che per un carciofo da competizione come David Hasselhoff si debba abbassare drasticamente la qualità dei combattimenti, altrimenti sfigura, ma prendere due titani come Leong e Yamashita e farli fare i soliti coglioni cinesi all’americana è davvero indecoroso.

Credo che nessuno degli attori coinvolti voglia ricordare d’aver girato questa scena

“Supercar” arriva alla fine del suo viaggio, durato solo quattro anni ma che in Italia dura da quaranta. (E durerà per sempre.) Siamo dunque alla quarta stagione, quella con il giovane nero che fa da spalla ad Hasselhoff, il quale vive nel camion-ufficio dove lavora il suo capo: è chiaro che è arrivato il momento di smettere.
Arrivati al penultimo episodio, 4×21 (14 marzo 1986), qualcuno della produzione grida allibito: «Non abbiamo ancora chiamato George Cheung!» Può esistere una serie anni Ottanta di prima grandezza senza una puntata dove George Cheung mena la gente?

In TV non si muove marzial foglia che George Cheung non voglia

Ecco così Knight of the Rising Sun di Winrich Kolbe, arrivato in Italia come Il figlio del Sol Levante. Le immagini che presento sono tratte da una registrazione da IRIS del 23 agosto 2018, fatta proprio in vista di questo speciale. (Giusto per ricordare quanto tempo passa da quando ho un’idea a quando la metto in pratica!)

Per il suo ritorno, Tadashi si porta dietro il costume dalle Filippine

Zitto zitto, come si addice ad un ninja, torna Tadashi Yamashita truccato da ninja nero, così come era apparso l’anno precedente in American Ninja di Sam Firstenberg, girato nelle Filippine.

Da American Ninja s’è portato dietro pure i bracciali

Guida un manipolo di ninja perfettamente mimetizzati con l’ambiente, i quali cadranno velocemente sotto i colpi di Hasselhoff: si sa che basta una ginocchiata a sconfiggere un ninja.

Guerrieri delle ombre perfettamente mimetizzati

Il nostro George Cheung interpreta Suki Taneka, solito cattivo asiatico da fumetto che vuole conquistare il mondo, ma intanto vuole portarsi via il giovane figlio adottivo di un tizio americano: si tenga il mondo, ma il ragazzo lo deve lasciare stare. Va be’, il resto è roba dimenticabilissima.

Malgrado davanti e dietro le quinte ci siano tutti i nomi giusti, il risultato non può essere che deludente, visto che bisogna mostrare dei pericolosissimi ninja che vengono battuti da Carciofone Hasselhoff con la sola imposizione delle ascelle: il risultato non può essere dignitoso.

Chiudere uno scatolone con lo scotch: un lavoro da ninja!

«Il tuo sol levante è tramontato, Taneka!» Con la frase ad effetto dei poveri il protagonista chiude la vicenda. E gli altri ninja? Ci penserà il ragazzo nero con la moto figa: non esiste ninja che sopravviva a un tizio in moto.

Grazie alla decisione di Mediaset di non spendere più un solo centesimo in serie TV, una volta chiuso il 1986, “Supercar” in Italia gode di una fama fittizia: non è neanche “effetto nostalgia”, visto che dovrebbe essere assente dai palinsesti per almeno un giorno perché qualcuno ne senta la mancanza, e non è mai successo.
A parte il caso italiano, unico al mondo, la serie è inchiodata a quegli anni Ottanta fumettosi, con cattivi cialtroni e scazzottate da saloon, ed è perfettamente in linea con “Mike Hammer”, anche se i testi di quest’ultima serie sono decisamente migliori. Il fatto che in prodotti d’azione di stampo classico appaia una novità assoluta come la marzialità asiatica ci fa capire quanto questa sia esplosa potente nell’apprezzamento del pubblico americano, tanto da costringere anche produttori tutt’altro che “sperimentatori” ad inserirne versioni edulcorate nelle proprie opere.

Non c’è eroe televisivo anni Ottanta che non si sia scontrato con dei cattivi asiatici, come continueremo a vedere la settimana prossima.

L.

– Ultimi post simili:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in SerieTV e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

35 risposte a [Telemeno] 1984 – Supercar

  1. Cassidy ha detto:

    Stacy Keach, Al Leong e quella meraviglia di “A Fistful of Yen” di Landis, ok non potevo iniziare la settimana in modo migliore. Purtroppo non ho mai visto la serie su Mike Hammer, ma temo che siamo in tanto nella stessa condizione, invece ho ovviamente visto e rivisto “Supercar” che disponeva di fondi tali da sprecare anche i Barbarian Brothers (le loro facce in quella foto dicono tutto). Hasselhoff era davvero un carciofone, non sembrava un attore nemmeno vicino al silicone delle bagnine di “Baywatch” figuriamoci altrove. Cheers!

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      È un peccato che Mike Hammer sia una sere scomparsa, perché aveva quel giusto equilibrio di hardboiled e umorismo da divertire e far passare sopra ai difetti.
      Vedere il ninja nero di “American Ninja” tornare identico l’anno successivo in “Supercar” è senza prezzo ^_^

      "Mi piace"

  2. Sam Simon ha detto:

    Ahahahah! 4 stagioni di Supercar???? Io dico che l’hanno ammortizzato l’investimento iniziale… Roba da vergognarsi, davvero.

    Al Leong comunque è veramente lo scagnozzo genéricamente “asiático” per eccellenza, credo di averlo visto dappertutto! X–D

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Negli anni Ottanta non esisteva un prodotto cine-televisivo a tema asiatico senza quel paio di baffoni sullo sfondo: che fosse “A-Team” o “Grosso guaio a Chinatown”, i baffoni erano sempre pronti all’azione.

      Se consideri che serie come A-Team, Hazzard, Supercar e Chips (giusto per citare le prime che mi vengono in mente) Mediaset le replica ininterrottamente da quasi quarant’anni, qualsiasi sia stata la cifra che hanno pagato ormai è mille volte ammortizzata 😛

      Piace a 1 persona

  3. Conte Gracula ha detto:

    In realtà, Mediaset spende soldi in altre serie: anni fa, trasmise la (credo) unica stagione del seguito/reboot di Supercar, con protagonista un belloccio random nei panni del figlio di Michael Knight 😛

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quelle non sono “spese”, sono “gettare i soldi nel cesso” 😀
      Scherzi a parte, purtroppo tutti i remake sono arrivati in italia, perché da noi sempre e solo il peggio. Dalla Donna bionica a MacGyver, da Supercar e Magnum P.I., tutti gli inutili remake, che non piacciono a nessuno, l’Italia se li pappa in un attimo.
      Io ci scherzo su questa cosa, Mediaset compra continuamente serie, il problema è che le toglie subito di mezzo: tutti i suoi canali gratuiti (e sono tanti) sono intasati di roba vecchia, mentre solo Italia1 ha l’onore di trasmettere serie più recenti, che poi scompaiono velocemente. Immagino perché poi se le vuoi rivedere devi abbonarti ad Infinity.
      Credo sia una tattica: mostri gratis il vecchiume e fai sapere che se vuoi la roba buona devi pagare un abbonamento.

      Piace a 1 persona

      • Conte Gracula ha detto:

        Certe cose Mediaset fanno il tragitto inverso: nuove su servizi a pagamento, poi vanno nei canali “minori” come Italia 2.
        Ma ho smesso di chiedermi come sia organizzato il palinsesto dai tempi di Tirapacchi, certe logiche sono fuori dagli standard umani – secondo loro per sconfinare nel divino, secondo me nel lovecraftiano 😛

        Piace a 1 persona

  4. Il Moro ha detto:

    Di Supercar hanno fatto anche un remake… mi chiedo perché visto che continuano a trasmettere quella vecchia! 😁

    Piace a 1 persona

  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante la parte su Mike Hammmer, da lucciconi quella su Supercar che, nonostante le millemila repliche da te giustamente denunciate, l’effetto nostalgia me lo fa ugualmente se non altro per una funzione macchina del tempo che mi proietta agli anni ’80-massimo inizio ’90, quando la vedevo; da lì in poi, repliche o non repliche, l’ho abbandonata quindi l’effetto “fanciullino” lo conserva.
    E si conferma assai carino il ciclo, pur riportante spesso esperienze da menare non proprio memorabili! 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Malgrado siano marzialmente poco incisive, sono comunque scene che hanno creato quell’universo marziale in cui siamo cresciuti, quel Paradiso dei Draghi in cui entravamo ogni volta che accendevamo la TV, non importa quale serie andasse in onda. Senza contare poi che i protagonisti erano tutti di prima scelta, anche se sprecati 😛

      "Mi piace"

      • Willy l'Orbo ha detto:

        Concordo in pieno, erano tante piccole tessere, magari sbozzate male, magari posizionate in modo errato, ma nel complesso costituivano un mosaico marziale che ci scalda il cuore.
        E i tuoi post contribuiscono a riportarcelo alla memoria! 🙂

        Piace a 1 persona

  6. Zio Portillo ha detto:

    Sarebbe curioso capire il perché del successo, anche odierno, delle serie storiche di Italia 1. Da HAZZARD a SUPERCAR, da MAGNUM P.I. all’A-TEAM fino ai semi-sconosciuti (altrove…) MANIMAL e IL FALCO DELLA STRADA. E’ solo una questione di nostalgia? C’entra l’ossessiva ripetitività che ce le fa sentire “di casa”? O è solo che questo tipo di intrattenimento è vicino alla nostra cultura generale, impresso a fuoco nel nostro DNA, e per questo ci piace a tutte le età e a tutte le latitudini? Sari curioso di capire i motivi di tale successo. E sono ancora più curioso di sapere cosa succederà tra 40 anni. I nostri figli/nipoti avranno serie culto differenti cui aggrapparsi o ci sarà ancora David Hasselhoff come feticcio nostalgico?

    Personalmente SUPERCAR, pur vedendolo parecchio, non mi ha mai fatto impazzire. Mi piaceva la macchina, mi piaceva la musica ma Kitt la trovavo insopportabile anche da bambino e il fascino del macho Michael Knight su di me non ha mai attecchito. Se avessi potuto scegliere, avrei preferivo farmi cresce i baffetti e indossare la camicia hawaiana di Thomas Magnum per dire.

    P.S.: alla foto del ninja che usa lo scotch sugli scatoloni sono cascato dalla sedia! E’ proprio vero che all’epoca ci bevevamo tutto…

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so che accordi avrà preso Fininvest e poi Mediaset, come mai al volgere dei Novanta ha venduto parecchie serie a canali locali (o buttate nel cesso) mentre invece alcune le ha conservate per sempre, ma temo contasse poco il reale interesse del pubblico. Devono riempire i palinsesti di parecchi canali in chiaro e non si possono spendere tutti quei soldi, quindi vai di repliche a vita!

      "Mi piace"

  7. Madame Verdurin ha detto:

    A me piace Supercar… e mi piace David Hasselhoff… e ora che si fa? XD Dai, Kit è troppo simpatico! E David quanto squali volanti e anaconde a tre teste ha ucciso per noi? Un minimo di gratitudine…

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Da ragazzino credo piacesse anche a me la macchina robotica e tutto il resto, così come mi piacevano serie TV che poi sono scomparse perché “datate”: e invece questa non è datata??? 😀

      "Mi piace"

      • Conte Gracula ha detto:

        L’auto. Mi sono ricordato di un cartone, non so se USA o canadese: Pole Position. Classica sigla alla Shuki Levy (He-Man, MASK, Jayce and the wheeled warriors, tante altre).
        I protagonisti (ragazzo, ragazza e palle al piede varie) avevano due auto stile kit, ma con aspetto molto diverso e gadget che la Knight Foundation se le sognava!
        Anche qui si andava a sventare piani di cattivoni vari. Diciamo che le somiglianze erano tante, al punto da portarmi a chiedere se le due serie appartenessero alla stessa multinazionale senza scru… stessa casa.

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        La Knight Foundation era la Weyland-Yutani dell’epoca: non esistono scrupoli per la conquista del mondo (dell’etere) 😀

        Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        Lo è, lo è, anche se rivederla di quando in quando (con moderazione) ci può stare 😉
        Certo è che se mai un giorno a Mike Hammer fosse destinato anche solo un decimo del trattamento di favore riservato a Supercar, non ne sarei per niente dispiaciuto (e pure il mitico Sledge Hammer è televisivamente sparito da troppo tempo, ormai)…

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sledge Hammer è puro capolavoro, ma è una comicità che gioca con generi e opere ormai dimenticate: saprebbe essere apprezzata da giovani d’oggi, che conoscono solo Harry Potter e Star Wars? 😛

        Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        Ehh… in effetti, credo proprio di NO 😛

        Piace a 1 persona

  8. Kukuviza ha detto:

    Dio mio! Le frasi conclusive che usano sono pietose! Tra John Wayne e il sol levante tramontato… ma che è? sì, la risposta è: gli anni ’80. Comunque credo di non avere mai visto neanche una puntata di supercar, ma mi pare di capire che sono sempre in tempo…

    Piace a 1 persona

  9. Juliette Brioche ha detto:

    Cosa hai riesumato! Adoravo Mike Hammer e Stacy Keach era perfetto, così insolente e stropicciato dalla vita. Sarà che qualche anno prima mi ero sparata l’opera omnia di Chandler e Mike mi sembrava avvicinarsi parecchio a Marlowe.
    Peraltro, la serie vantava una sigla jazz meravigliosa, mi torna ancora in mente ogni tanto e me la canticchio con piacere.
    Supercar l’ho scansato: David Hasselhoff era troppo bisteccone insipido per attirare il mio interesse. E, purtroppo, essendo la star me lo sarei dovuta sorbire più di quanto la mia pazienza potesse reggere 😄😄

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Su Hasselhoff siamo d’accordo, era veramente insipido e ci sono voluti anni e miliardi di repliche per spingere qualcuno a pensare che fosse un figo 😀
      Hammer era una serie deliziosa, piena di umorismo hardboiled, molto alla Marlowe, e per me Stacy Keach sarà sempre Hammer, lo considero il suo ruolo della vita ^_^

      "Mi piace"

  10. Pingback: La casa 4 (1988) Witchcraft | Il Zinefilo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.