[Film infranti] Childhood’s End (1954-2015)

Ci sono film che sembrano grandiosi “sulla carta”, il cui progetto ambizioso poi si scontra con un’esecuzione spesso dimenticabile, e ci sono film che rimangono grandiosi per sempre, semplicemente… perché non arrivano ad essere girati.
Per fortuna in alcuni casi ci restano testimonianze e ricostruzioni da utilizzare per raccontare il cinema anche quando non arriva su schermo, e per raccontare film che non esistono, se non nel loro progetto: per citare “Law & Order SVU”, ecco le loro storie.

Dopo aver letto su “Storie da birreriaquesto post del Moro, mi sono ricordato del romanzo Le guide del tramonto e di come lo abbia letto in ritardo, anni dopo che mio padre me l’aveva consigliato. Non ricordo nulla della storia, il che probabilmente indica che non mi sia piaciuta, ma amo Clarke e non resisto alle coincidenze astrali. Perché un mese dopo aver letto il citato post scopro che il romanzo è materiale per un “film infranto”.

Mi rivolgo così al grande cantore dei film tribolati o mai nati, David Hughes, e in particolare al suo saggio The Greatest Sci-Fi Movies Never Made (2001).


Kubrick e Clarke:
le guide del tramonto

Pubblicato da Ballantine nell’agosto 1953, Childhood’s End di Sir Arthur C. Clarke arriva velocemente in Italia grazie a Mondadori, che lo presenta nella storica collana “Il Girasole” nel novembre 1955, tradotto dal patrono Giorgio Monicelli. Le guide del tramonto riappare nella collana “Urania” (n. 467) nel luglio 1967 e conoscerà diverse ristampe in quell’universo, finché “Interno Giallo” nel 1990 chiamerà un altro traduttore – lo storico Riccardo Valla – e trasformerà il titolo ne L’angelo custode, ristampato ancora recentemente nell’antologia “La sentinella” (Net 2004). L’apparizione più recente è nella collana “I grandi della fantascienza” (Mondadori 2016).

Prima edizione Ballantine

Una leggenda narra che nel 1964 Stanley Kubrick si sia interessato all’idea di portare su grande schermo il romanzo di Clarke. Hughes racconta che Kubrick scrisse all’autore britannico la sua volontà di creare un grande film, che affrontasse temi come il senso della vita e il contatto con extraterrestri. I due si incontrarono alla Fiera Mondiale di New York del 1964, una “fiera del destino” visto che lì il tredicenne Kurt Russell (come racconta lui stesso in una puntata del “Graham Norton Show“) venne pagato cinquanta centesimi per il suo primo ruolo da attore: doveva dare un calcio negli stinchi ad Elvis Presley, cantante che Kurt poi avrebbe interpretato anni dopo. (Ma questa è un’altra storia.)

Mentre il giovane Kurt calcia Elvis, intanto Kubrick e Clarke parlano del futuro

Stando alle lettere di Clarke riportate da Hughes, Kubrick voleva «fare un film sulla relazione tra l’uomo e l’universo, qualcosa di mai tentato. Era determinato a creare un’opera che sollevasse emozioni di meraviglia… ma anche di terrore». Stando ad Hughes la prima scelta di Kubrick è caduta su Childhood’s End, ma visto che il romanzo era già opzionato per il cinema Clarke ha proposto il racconto La sentinella, con temi molto simili. L’accordo viene stilato e, com’è noto, il racconto viene esteso e divenne 2001: Odissea nello spazio (1968).

Per saperne di più mi rivolgo al delizioso saggio 2001 tra Kubrick e Clarke (2019) di Filippo Ulivieri e Simone Odino (autori che ho intervistato in occasione della pubblicazione). Qui viene citata la prima lettera con cui Kubrick ha contattato Clarke, datata 31 marzo 1964. Raccontano i due autori: «Le motivazioni da lui [Kubrick] indicate come più interessanti per realizzare una sceneggiatura insieme erano “la scoperta di intelligenze extraterrestri” e “l’impatto (o la mancanza di impatto) di tale scoperta sull’umanità”». Il problema è che a Kubrick è venuta l’idea di trattare fantascienza dopo aver ascoltato il radio-dramma della BBC Shadow on the Sun: mai si parla de Le guide del tramonto. Spiegano in nota i due autori:

«I documenti presenti presso gli archivi di Kubrick e Clarke non supportano l’ipotesi che il regista si sia concretamente interessato ad un adattamento di Guide del tramonto; è certo invece che Kubrick e la moglie Christiane l’avessero letto ed ammirato. Cfr. Michael Benson, Space Odyssey: Stanley Kubrick, Arthur C. Clarke, and the Making of a Masterpiece, New York, Simon & Schuster, 2008, pp. 38-39.»

Invece Hughes, sebbene anche lui riporti estratti dalla corrispondenza dei due autori, è più che convinto che Kubrick fosse interessato al romanzo di Clarke: anche di questi miti è fatto il cinema.


Il primo vero progetto filmico

Il numero 26 di “Starlog” (settembre 1979) riporta le parole di Arthur C. Clarke nel saggio The View from Serendip (1977):

«[Nel 1954] ho venduto Childhood’s End ad un produttore di Hollywood. Sebbene “Variety” almeno una volta l’anno ne annunci la messa in produzione, quella è stata l’ultima volta che ho avuto notizie dell’opera».

La Universal Pictures per anni ha continuato a confermare la sua opzione sui diritti cinematografici del romanzo di Clarke, senza però concludere mai niente, forse perché (suggerisce Hughes) gli effetti speciali non erano ancora in grado di garantire il risultato necessario o forse (penso io) perché sarebbe stato un film troppo costoso per un genere così poco stimato dal grande pubblico come la fantascienza pura, regina delle edicole ma sguattera dei grandi media. Tutto questo finisce con l’arrivo degli anni Settanta e l’esplosione della fantascienza “sociale”, cioè non quella degli alieni brutti e cattivi, che se ne rimangono nei drive in ad intrattenere le coppiette pomicione.

Stando ad Hughes è stato già nel 1975 che il produttore e sceneggiatore di lungo corso Gene Kearney ha proposto l’idea di portare al cinema quel romanzo di Clarke, con ciò che giustamente Hughes definisce «populist science fiction film», cioè fantascienza di puro intrattenimento e non di denuncia sociale come invece era imposto all’epoca dalle grandi produzioni. Dopo due anni di tentativi infruttuosi, quando Kearney lascia la Universal il progetto passa al produttore Philip DeGuere. Alla rivista “Starlog” (n 42, gennaio 1981) DeGuere racconta che «il potere di Childhod’s End non si inflaziona con il tempo, la vera ragione per fare il film è che la storia merita di essere raccontata al grande pubblico». Il produttore è convinto che il romanzo di Clarke possa piacere anche a quel grande pubblico che non ha alcuna familiarità con un genere che considera per maniaci un po’ fuori di testa, come la “fantascienza con alieni”. Quando nel maggio 1977 Guerre stellari cambia totalmente l’ago della bilancia, dimostrando che la populist science fiction, la fantascienza di puro intrattenimento, può conquistare il grande pubblico anche più di quella impegnata socialmente, la Universal decide che è finalmente il tempo di prendere in seria considerazione il progetto Childhood’s End.

DeGuere racconta che nell’estate del 1978 si pensa ad una miniserie televisiva di sei ore per la CBS, poi si cambia idea e si valuta un film televisivo di due o tre ore per la ABC, poi la terribile scoperta: qualcuno si accorge che nel frattempo sono scaduti i diritti sul romanzo, e bisogna rinnovarli. Ci vorranno nove mesi di trattative con Clarke per raggiungere un accordo soddisfacente per entrambe le parti – immagino infatti che Clarke si fosse reso conto dell’enorme interesse del cinema per la fantascienza, e che quindi i prezzi di dieci anni prima vadano sensibilmente aumentati – ma intanto DeGuere si mette a scrivere la sceneggiatura: settanta pagine in cui afferma di aver risolto ogni problema di adattamento dal romanzo al film. Per esempio fra i punti deboli c’è il fatto che i Superni (delizioso termine con cui Giorgio Monicelli ha tradotto Overlords, quando in Italia si parlava italiano) appaiono molto avanti nella narrazione, e che la prima parte del romanzo non ha legami con la seconda: questo funziona in un libro, non su schermo. «Non si può chiedere agli spettatori di aspettare un’ora e mezza per conoscere alcuni personaggi e poi, di punto in bianco, si salta di cinquant’anni nel futuro e parte una storia completamente diversa», racconta lo sceneggiatore.

Una delle splendide illustrazioni di Neal Adams

Nel gennaio 1979 viene siglato l’accordo per i diritti del romanzo di Clarke, DeGuere ha pronta la sua sceneggiatura e ha ingaggiato il celebre fumettista Neal Adams per creare alcuni concetti visivi da presentare alla Universal. Bisognava condensare scene complesse in pochissime immagini, quindi per DeGuere non c’era nessuno meglio di un fumettista per l’impresa. Adams legge il romanzo e presenta a DeGuere una serie di illustrazioni che secondo lui rappresentano le idee più importanti per la resa su schermo: l’arrivo dell’astronave dei Superni, sospesa su una grande città; il ponte della nave; l’apparizione dei demoniaci Superni; un panorama del loro mondo natale. Intervistato, Adams racconta i suoi sforzi per rendere l’impressione che le navi gigantesche dovevano dare. «Ho fatto un’illustrazione con qualcosa di gigante sopra una città, con l’ombra che si staglia sugli edifici: c’era la luce del giorno e ora d’improvviso c’è l’oscurità». Disegna le navi così grandi che volano al fianco delle nuvole. «Pensai che all’epoca fosse un’idea molto originale, cioè che in pratica potevi vedere le navi attraverso le nuvole».

Altre illustrazioni di Neal Adams

DeGuere è più che soddisfatto dei disegni di Adams, a cui affianca opere create da un altro artista, Anthony Scott Thom, e comincia anche a buttar giù idee su costumi e suppellettili dei Superni. Prepara degli schemi per costruire delle ali “a scomparsa” da far indossare agli attori, ma i tecnici della Universal sono categorici: quella roba non funzionerà mai. DeGuere insiste, fornisce loro i disegni per delle ali che si aprono e si chiudono alle spalle degli attori, e riceve un commento allibito da uno dei tecnici: «Quelle fottute ali funzionano!» A proprie spese DeGuere telefona ad Arthur C. Clarke dall’altra parte del mondo, visto che lo scrittore vive in Sri Lanka, e afferma di aver avuto da lui la “benedizione” per le scelte di sceneggiatura che ha dovuto adottare.

Se il produttore-sceneggiatore è entusiasta, lo è molto meno la Universal: fatti i conti, il film costerebbe almeno dieci milioni di dollari, quindi è escluso si possa fare per il mercato televisivo. Come dirà il disegnatore Adams, le sue illustrazioni furono così belle… che uccisero il progetto, visto che la Universal si rese conto che costava troppo realizzarle.

I Superni secondo Neal Adams

Intervistato nel 1981, ci racconta Hughes, DeGuere afferma che la Universal è perfettamente consapevole delle grandi potenzialità del progetto Childhood’s End, ma la storia non ha quegli elementi di provata funzionalità per il cinema del momento: non ha cioè quei temi che si sa con certezza piaceranno al pubblico. «Childhood’s End non ha una chiara battaglia tra bene e male, non ha gruppi di persone che corrono in giro sparandosi a vicenda, non c’è tensione né situazioni dove si rischi la vita». Inoltre la visione del futuro è così cupa e poco edificante che contrasta con quelle dei film di maggior successo dell’epoca, con cui il prodotto dovrebbe competere.

Il progetto viene soppresso nella culla perché troppo costoso per un successo non garantito. DeGuere è sicuro che prima o poi si farà, è sicuro che prima o poi qualcuno comprerà i diritti dalla Universal – che quindi ancora nel 2001 li possiede – e automaticamente si ritroverà la sua sceneggiatura tra le mani, capendo che i tempi sono maturi. «Gli adulti vedranno il film per la storia e i ragazzi per gli alieni e le astronavi», afferma DeGuere, fomentato da film con soggetti simili, cioè The Abyss (1989) di James Cameron e Contact (1997) di Robert Zemeckis. DeGuere è un sognatore, ma intanto ha firmato parecchi prodotti di qualità per la TV, come per esempio l’edizione anni Ottanta di “Ai confini della realtà“.

Non tutto del progetto però è stato accantonato: i disegni di Adams devono essere piaciuti, visto che – come nota il disegnatore – la sua astronave sulla città la si ritrova nella serie televisiva “V”. Adams si dice lusingato, così come quando ha visto la sua astronave tra le nuvole in Independence Day (1996), a dimostrazione che la sua idea aveva più potenziale che la sceneggiatura di DeGuere.

Nel 2015 i Superni appaiono sulla statua del Cristo in Brasile


E alla fine…
arrivano gli Overlords

Il progetto sembrava ormai sepolto nei primi anni Ottanta, e invece a sorpresa il canale fantascientifico Syfy – più noto in passato per i filmacci con bestiacce di case Z come la Asylum – presenta la miniserie in tre puntate Childhood’s End (giunta anche in Italia) diretta da Nick Hurran (che ha diretto episodi di serie famose, come “Doctor Who”, “Sherlock” e “Altered Carbon”) e scritta da Matthew Graham, sceneggiatore di lunga data (anche lui in “Doctor Who”), co-creatore di “Life on Mars” e creatore “Bonekickers”.

I soldi ci sono, o se non ci sono comunque sembra ci siano, perché gli effetti speciali sono “di classe” (cioè non esagerati e fatti con gusto), gli attori sono in forma e per l’occasione Graham (come ha dichiarato il 14 dicembre 2015 a DenOfGeek) si è inventato un personaggio nuovo, un’invasata religiosa di gusto discutibile ma che permette all’attrice Yael Stone di brillare, mentre intanto ci regala Lorna Morello: uno dei migliori personaggi di “Orange is the New Black“. Stando allo sceneggiatore l’aspetto religioso non era sufficientemente rappresentato nel testo di Clarke: chiunque pensi di saperne più di uno dei padri indiscussi della fantascienza, parte davvero male.

La prima puntata è la migliore, quella che fa esclamare “Abbiamo una nuova grande serie di fantascienza classica“, poi purtroppo la cosa sfugge un po’ di mano agli autori e diventa una lunga, lenta, tristissima discesa verso l’amarissima conclusione. Nella noia triste della seconda e terza puntata l’unica consolazione è che siamo guidati da Karellen, il Superno con il volto ipnotico di Charles Dance.

Anche il diavolo è bello, se lo interpreta Charles Dance

La storia è così tipicamente da “fantascienza scritta” che dubito sia mai esistito un momento nella storia cine-televisiva in cui sarebbe stato giusto raccontarla: il medium di solito preferisce trame con più avvenimenti e vicende più edificanti, mentre qui in pratica per tre ore non succede niente se non l’inesorabile destino dell’umanità (anche gli spunti e le sotto-trame che sembrano portare a qualcosa in realtà si perdono nel vuoto) ed è l’antitesi perfetta della “storia edificante”.

Lasciate che i pargoli vengano a me…

La serie è nata solo perché nel 2015 gli effetti speciali televisivi costano così poco che si è potuto creare un prodotto dignitoso senza i costi proibitivi che l’hanno tenuto in un cassetto dal 1954.

Effetti spendaccioni di stampo televisivo

L’infanzia dunque è finita e la storia del triste ma inesorabile destino dell’umanità è stata raccontata. Semmai fosse vera la leggenda che Kubrick nel 1964 voleva portare questa storia al cinema, direi che ripiegare su 2001 è stata un’idea decisamente migliore. A parità di “concetto”, cioè una storia che racconti il momento in cui l’umanità finisce il suo corso e si apre un nuovo futuro e una nuova dimensione, la narrazione e le vicende sono decisamente più cinematografiche.

Addio umanità, e grazie di tutto l’inquinamento.

L.

– Ultimi film infranti:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Fantascienza, SerieTV e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

19 risposte a [Film infranti] Childhood’s End (1954-2015)

  1. wwayne ha detto:

    Hai ragione: in un film non puoi aspettare di arrivare alla seconda parte per giungere al nocciolo della questione, e non va bene neanche che la prima e la seconda parte siano così differenti tra loro da sembrare 2 storie diverse che sono state fuse a freddo. E infatti questo è uno dei tanti motivi per cui il remake di Robocop è stato un flop commerciale e artistico: gli spettatori si aspettavano che fosse un film d’azione dall’inizio alla fine, e invece si sono trovati di fronte ad un dramma familiare che soltanto nel secondo tempo (con il pubblico ormai narcotizzato) prende la piega che avrebbe dovuto assumere fin da subito. Le scazzottate, gli inseguimenti, le sparatorie eccetera ci sono, ma devi aspettare il minuto 58 per vederle arrivare. Molti spettatori non hanno avuto questa pazienza, ed ecco spiegato il flop di Robocop.

    "Mi piace"

  2. Madame Verdurin ha detto:

    Bellissimo articolo, ora sono curiosa, anche solo per il diavolo Charles Dance (“Hai mai danzato col diavolo nelle notti di plenilunio?). Però, come te, penso che alla fine Kubrick sia caduto in piedi, 2001 Odissea nello spazio è un film meraviglioso che ha rivoluzionato la storia del cinema e della fantascienza, non so se un film tratto dal romanzo di Clarke avrebbe avuto lo stesso impatto…

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il problema è spinoso, semplicemente perché “2001” punta sul fatto che non si capisce quale sia la trama e così smorza la storia di Clarke: “La sentinella” (usato da Kubrick e Clarke per estenderlo e farlo diventare 2001) e “Le guide del tramonto” hanno in pratica la stessa trama, cioè l’idea che l’uomo arrivi ad un certo grado di evoluzione tecnologica da attirare l’attenzione di una razza aliena che, una volta attivata – per esempio dal semplice tocco del Monolito – arriva e guida l’umanità verso una nuova forma di essenza.
      Tutto questo non si capisce da 2001, che deve grandissima parte del suo successo proprio alla non chiarezza della storia: il bambino spaziale è la nuova forma di vita che sostituirà quella umana, condannandola all’estinzione, ma non si capisce e quindi sembra una grande e meravigliosa simbologia. A raccontarla invece per bene, la storia, mette solo tanta tristezza e non ha minimamente l’effetto sperato, come capita appunto a questa miniserie.
      La rivoluzione di 2001 è stata proprio quella di spacciare per fantascienza qualcosa che non lo era minimamente, ma serviva questo “trucco” per far uscire dal ghetto un genere profondamente disprezzato da critica e grande pubblico sin dall’inizio del Novecento. Fermo restando che va specificato come in realtà negli anni Settanta ad aver sdoganato il nuovo modo di fare fantascienza è stato “Il pianeta delle scimmie”, uscito qualche mese PRIMA di “2001” e che ha dettato le regole per tutto il cinema successivo: fantascienza di facciata per mascherare critiche di costume contemporanee e mettere in guardia sulle conseguenze di comportamenti socialmente biasimevoli.
      Se vuoi, ne ho parlato qui con abbondanza di particolari 😉

      Piace a 1 persona

      • Madame Verdurin ha detto:

        Mi sono letta il “pippone”, urca che interessante! Cose che conoscevo tutte ma non le avevo mai collegate tra loro come hai fatto tu! La fantascienza come metafora non è una cosa venuta dopo il ’68, c’era già (penso a L’invasione degli Ultracorpi), ma forse si è semplicemente verificata una ciclicità tra “mostri alieni&popcorn” e “metaforoni”. Credo che Kubrick abbia fatto con il romanzo di Clarke come ha fatto con Shining di King, prese alcune scene senza però contestualizzarle (l’uomo con la maschera da cane) per dare un effetto di straniamento e creare metafore in cui, in pratica, ognuno vede quello che vuole…
        Ti stringo la mano, acutissime riflessioni le tue, ora corro a prendere il dvd di Atmosfera Zero in cantina, devo rivederlo!

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio e la visione di “Atmosfera zero” è sempre cosa buona e giusta ^_^ Vedilo avendo in mente “Alien”, e ti sarà difficile non iniziare a fare confronti scena per scena.
        La fantascienza al cinema c’è sempre stata, sia per mostroni che per metaforoni, ma il ghetto era ben chiaro e solo raramente qualche prodotto poteva riuscire ad accedere alla serie A: ovviamente non erano i film coi mostroni ma coi metaforoni.
        Era il perfetto specchio dell’editoria. Ancora nei primi anni Sessanta Philip K. Dick – che oggi tutti venerano ma è un amore posticcio, apocrifo – non riusciva a vendere i suoi romanzi alle case editrici “normali”: le riviste e i pocket di fantascienza gli compravano tutto a scatola chiusa, ma erano edizioni “da ghetto”, pensate esclusivamente per quei debosciati che leggevano fantascienza di nascosto. Le grandi case, quelle che pubblicavano libri seri, gli rimandavano indietro anche i romanzi più ambiziosi e “letterari”.
        C’è voluto tanto perché la diffidenza si sciogliesse, e 2001 è stato un grande lancio: però il modello era chiaramente “Il pianeta delle scimmie”. Le immagini simboliche ed artistiche possono andare bene una volta, ma le grandi major cacciavano soldi solo se i metaforoni erano chiari e alla portata di tutti 😛

        "Mi piace"

      • Madame Verdurin ha detto:

        Eh già, ormai lo sappiamo che la Vera letteratura è quella dei romanzi rosa e tutto il resto è roba da pervertiti XD

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaha giusto! ^_^

        "Mi piace"

  3. Cassidy ha detto:

    Clarke, Kubrick, Neal Adams per poi arrivare ad un grande nome come Charles Dance, conciato come il diavolone di “Legend” dello Scott sbagliato, anche se appena hai scritto delle astronavi tra le nuvole ho pensato al film di Rolando Emmerigo (storia vera). Bellissimo post, le storie di film infranti mi piacciono sempre molto, anche se la montagna è finita con il partorire un topolino televisivo, se non altro SyFy ha il cuore dal lato giusto, sceglie spesso soggetti molto interessanti, anche se non ha il denaro degli altri canali tv americani, grazie per le tante citazioni 😉 Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      In questo caso il film doveva rimanere “infranto”, perché portare quel romanzo in TV con una storia tristissima, lenta, noisa e inesorabile non è stata proprio una buona idea. Però le parti con Charles Dance meritano comunque, perché… be’ è, perché c’è Charles Dance ^_^

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        E io in questa sua “Superna” performance me lo sono perso del tutto, dannazione (visto il suo aspetto nella miniserie, poi, come imprecazione ci sta tutta)! 😀
        Vuol dire che, in onore al film che avrebbe potuto essere ma non fu (per ragioni comprensibili, come hai giustamente precisato nel tuo ottimo post), cercherò comunque di recuperare “Childhood’s End”… poi, con la presenza di un Whoviano di razza come Nick Hurran e di Matthew “Life on Mars” Graham (svarione su Clarke a parte, è un tipo davvero in gamba) sono disposto a sopportare pure quel surplus di lentezza e tristezza 😉
        P.S. Neal Adams, splendido come suo solito…

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Appena ho visto che gli autori avevano quel po’ po’ di curriculum ho pensato a te ^_^
        La prima puntata è splendida ma poi il ritmo cala parecchio e purtroppo non c’è una sceneggiatura corposa a supportarlo, ma sarei davvero curioso di sapere che ne pensi della serie 😉

        "Mi piace"

  4. Il Moro ha detto:

    Grazie per la citazione! Non ho mai avuto voglia di vedere la miniserie tratta dal romanzo, e continuo a non averne. In effetti mi sembra una storia difficilmente filmabile, senza una riscrittura che limi i problemi che citi anche tu. intrigante comunque il progetto e splendide le illustrazioni.
    C’è però da dire che di film dove bisogna arrivare a metà prima di arrivare al nocciolo della questione non è che non ne abbiano mai fatti, e nemmeno che non abbiano avuto successo: vedi Predator e Dal tramonto all’alba….
    Mi piace il motivo per cui il progetto è stato bocciato: “Childhood’s End non ha una chiara battaglia tra bene e male, non ha gruppi di persone che corrono in giro sparandosi a vicenda, non c’è tensione né situazioni dove si rischi la vita”
    In pratica è esattamente il film che andava per la maggiore prima dell’avvento di Guerre Stellari!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi metto nei panni di produttori che negli anni Settanta avrebbero dovuto sborsare un mare di soldi per un film che racconti la lenta fine della razza umana: onestamente avrei puntato più su altri soggetti, che prevedessero più azione e più personaggi forti, con cui il pubblico potesse identificarsi.
      Clarke ha una scrittura che davvero poco si adatta al cinema, forse proprio perché è nato su carta e su carta la sua poetica riluce maggiormente. Non usa quei “trucchetti” che funzionano sullo schermo, quindi andrebbe stravolta ogni sua opera.
      Per anni mi sarei chiesto come sarebbe stato possibile filmare un’opera infilmabile come “Incontro con Rama”, poi per fortuna qualcuno c’è riuscito, e il risultato è la serie “Stargate Universe” ^_^

      Piace a 1 persona

  5. Zio Portillo ha detto:

    La miniserie non me la sento di affrontarla ma il libro si. Quindi per una volta non mi hai fatto venir voglia di vedere della Z spinta, ma un bel romanzo. Colpo di sponda da maesto caro Lucius!

    Piace a 1 persona

  6. Nick Parisi ha detto:

    Clarke ebbe anche modo di intervistare Kubrick, noto misantropo, per “Playboy” da quanto so i due si stimavano e cercarono più e più volte di lavorare assieme, molte più di quanto effettivamente riuscirono.

    Piace a 1 persona

  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Ci sono le guide del tramonto e poi c’è la guida zinefila Lucius che ci traghetta il giorno prima nella Z più profonda e il giorno dopo tra ambizioni e progetti di ben diversa caratura, che ci fa viaggiare attraverso film che non dovrebbero aver mai visto la luce e film…che non l’hanno vista proprio! Benedetta sia la tua versatilità che intrattiene, diverte e condivide conoscenze, riflessioni e aneddoti! 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’ultima volta che ho ricevuto tutti questi complimenti… poi mi hanno chiesto dei soldi! 😀
      Scherzi a parte, ti ringrazio ma in fondo la serie televisiva in questione è molto più vicina alla Z di quanto voglia sembrare, quindi in fondo sono rimasto nei paraggi 😛

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.