The Killing Game (1988) Max l’ammaxatore

Quando su eBay trovi un annuncio che suona come “mille film in DVD a scelta, a un euro l’uno” sfido chiunque abbia la Z nel cuore a resistere a questa tentazione. Mi piace citare il venditore, mcvan11, e mi piacerebbe invitarvi a dare un’occhiata al suo catalogo, ma temo che in questi giorni io e altri appassionati l’abbiamo bello che spolpato: mi ha detto che ha venduto tantissimi DVD in pochi giorni, quindi vuol dire che sebbene silenti ci sono tanti altri appassionati di filmacci in giro. Non posso che gioirne.

Tra i filmacci freschi freschi di questa prima “bancarella digitale” del 2021 scelgo subito un titolo prodotto da Joseph Merhi e Richard Pepin: spero che questi due nomi vi abbiano fatto suonare più di una campanella in testa.

Due nomi che nei Novanta entreranno nel cuore degli appassionati di videoteche

I due ragazzacci ne hanno prodotte di porcate in video seguendo le mode del momento, finché hanno puntato sul cavallo giusto e sono diventati loro la moda del momento. Cominciato a lavorare nella seconda metà degli anni Ottanta, con la svolta dei Novanta hanno capito che stava arrivando un’ondata marziale di potenza epocale, e così la loro produzione di minuscoli filmettini da cassetta ha cominciato ad avere un richiamo più “di menare”. Fondata la PM Entertainment Group (dai cognomi dei due produttori, Pepin e Merhi), con Quadrato di sangue (1991) si inaugura una grande stagione per le videoteche americane (e italiane).

In quel glorioso decennio marziale Pepin e Merhi hanno svuotato le palestre di Los Angeles per riempire i loro filmetti di ottimi atleti di varia natura, regalando a noi fan prodotti indimenticabili, quasi sempre mandati da Italia1 nel suo venerdì dedicato all’azione. Prima però di questo glorioso periodo marziale, c’è stato l’abisso della gavetta di inutili filmacci semi-amatoriali: come per esempio The Killing Game.

Uscito in un vago 1988, arriva nelle nostre videoteche (in data ignota) in VHS targata Playtime: Futurama lo ristampa in DVD nel 2004. Lo trovate intero su CinemaZoo.

Si vede che hanno chiamato un grafico bravo per il titolo

Scritto e diretto dal siriano Joseph Merhi – non so se imparentato con il libanese Jalal Merhi, attore e regista attivo nello stesso periodo ma per altre case – e co-prodotto inoltre da quel Richard W. Munchkin che dirigerà la serie Ring of Fire, questo immondo filmettino dovrebbe teoricamente raccontarci la storia di un assassino di professione che finisce male, come vuole il canone. Il problema è che la qualità semi-amatoriale (nel senso che non è abbastanza buona per essere considerata amatoriale!) lo rende di fatto una pura commedia involontaria.

Abbiamo dunque il biondo, atletico e piacente Max (Chard Hayward), che tutti sanno essere un assassino prezzolato. Il che è davvero strano, vista la natura della professione: non dovrebbe essere un segreto? Invece gli amici gli fanno le battutine («Che fai, vuoi uccidermi?») quindi a Los Angeles fare il killer è un impiego socialmente riconosciuto e accettato. Chissà, magari lo dichiara pure al fisco, per evitare problemi di tasse.

Max è un assassino ma con il gusto per la moda

Le tante sequenze in un casinò organizzato a casa di qualcuno sono nebulose: che cacchio c’entrano con la storia? Ogni tanto vediamo finti ricchi, cioè attori raccogliticci che si atteggiano malamente a “gente di un certo livello”, passare il tempo alla versione per pezzenti di una sala da gioco, con Max che si comporta come fosse il padrone del posto: assassino e direttore di casinò? Boh. Comunque lì una ricca signora lo porta in bagno e lo ingaggia per uccidergli il marito. Dunque il bagno è l’ufficio di Max, come Fonzie?

La discreta classe dei ricchi di Los Angeles

Max ovviamente vive in una villetta che affaccia sul mare, non ci saremmo aspettati di meno, e ha un vicino di casa ricco che però sogna pure lui di ammazzare la gente, adducendo motivazioni inappuntabili:

«Sto scoprendo che ci sono altre cose nella vita, oltre ad avere una laurea in legge, un ufficio legale a Beverly Hills, una moglie che mi brontola continuamente e un nevrotico socio ebreo con l’ulcera che trascorre metà delle sue giornate bevendo e prendendo pillole.»

Che noia fare l’avvocato a Beverly Hills e guadagnare soldi a pacchi, che barba che noia che noia che barba, meglio fare la vita del killer, che si porta a letto una pupa ogni sera. Magari anche due. Infatti questo film appartiene alla moda americana anni Ottanta di mostrare donnine svestite a casaccio: niente nudo, che non vogliamo problemi con la censura, solo vaghe ombre scure in una stanza buia che potrebbero assomigliare a donne svestite.

Che barba che noia, la vita dell’assassino gestore di casinò

Come commissionatogli dalla ricca signora, Max le uccide il marito e la di lui amante sgallettata, ma poi ecco il dramma: riceve per posta delle foto che ritraggono l’omicidio. Chi l’ha spiato? Chi sta tentando di incastrarlo?
Max cade in paranoia, mentre viene interrogato per la morte della sua amante. Aspetta… quale amante? E perché lo stanno interrogando? Ah no, non ha ucciso l’amante, è stata la moglie. Ma la moglie di chi? Ah, la moglie d Max. Ma che c’entra? No, la polizia non crede che la moglie di Max abbia ucciso la sorella. Ma la sorella di chi? La sorella della moglie? Quindi la moglie di Max ha ucciso la propria sorella perché era l’amante di Max. Va be’, ma che cacchio c’entra con la storia?
Esce fuori che era un flashback, inserito a casaccio e che ci racconta un fatto avvenuto non si sa quando e non si sa quale peso avrà nella vicenda: perché l’aver ricevuto foto dell’omicidio commesso fa ricordare a Max di quando la moglie uccise la sorella che era l’amante del cognato del nipote dello zio?

Vogliamo farci mancare la mafia in questa storia? Ma sì, dài, che se ne sente il bisogno, così oltre ad essere un assassino prezzolato e un gestore di casinò il nostro multiforme Max è anche affiliato al boss Antonio, interpretato a sorpresa da Robert Z’Dar: il mitico caratterista con la Z nel cognome.
Quando uno pensa ad un boss mafioso che parla italiano broccolino, è proprio il mascellone di Z’Dar che viene in mente.

Robert Z’Dar nell’inedito ruolo di mafioso broccolino

Inutile cercare di capire cosa c’entri l’immotivatamente lunga scena con questo boss, visto che non sembra avere alcun legame con la trama, così come non c’entrano niente i continui siparietti con un numero di danza moderna incastrato a forza nel montaggio: ipotizzo che i ballerini fossero parenti e/o amici del regista.
Ciò che importa è che il boss Antonio – mai inquadrato in viso, evidentemente Merhi non reputava Robert Z’Dar degno di primi piani – passa tutto il tempo in scena a mirare nel vuoto con la sua pistola. Una scena stupidissima ma che ci regala un mistero: ma quella… non è la celebre pistolona di James Caan in Alien Nation (1988)?

Robert Z’Dar con la pistola di James Caan… non ha prezzo!

Data la qualità bassa del video e il non essere mai inquadrata in primo piano, è difficile dirlo con sicurezza ma non mi sembra la Freedom Arms Model 83 impugnata da Caan, comunque la forma e l’avere quello sproporzionato mirino telescopico montato sopra è una coincidenza troppo strana, soprattutto visto che parliamo di due film usciti entrambi nel 1988.
Sarebbe divertente pensare a Joseph Merhi che va a rubare un oggetto di scena della Fox, ma da piccoli particolari (come la lunghezza della canna) non sembra essere la stessa pistola di Alien Nation, quindi sembra una citazione voluta ma soprattutto organizzata: perché? Perché in un filmaccio fetente di genere “nero criminale” avrebbe senso citare una pistola da film di fantascienza? Boh.

Citare la pistola giusta ma nel film sbagliato

Finita la scena del pistolone, il film non ha davvero più senso. Max corre di qua e di là, disperato, perché è inseguito da… nessuno. Non ci sono altri attori, c’è Max che corre e ansima, e che va incontro al suo destino senza che nessuno abbia mosso una foglia.

Nessuno al mondo avrebbe potuto predire che questa banda di cineasti da bar avrebbe dominato gli anni Novanta con alcuni dei migliori prodotti marziali dell’epoca: se Joseph Merchi fosse stato un cieco avrebbe diretto un film migliore, mentre nessuno degli attori coinvolti può fregiarsi di quel titolo: il fatto di essere stati pagati (spero poco) non vuol dire che li si possa chiamare “attori”.
Le risate grasse provocate dalla visione hanno comunque valso la spesa di un euro per il film: curioso che in DVD si trovino le stupidate di Merhi ma non i suoi capolavori.

L.

amazon– Ultimi filmacci targati Futurama:

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22 risposte a The Killing Game (1988) Max l’ammaxatore

  1. Zio Portillo ha detto:

    Vabbè, so’ ragazzi. Si faranno! 🙂

    (ammetto che mi sono perso nella trama… So che non conta nulla ma sai che sono pignolo!)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Trama? Quale trama? 😀
      No, davvero, a un certo punto mi sono perso anch’io, perché a forza di scene che non c’entrano niente inserite a capocchia è impossibile capirci qualcosa. E soprattutto… non ne vale la pena 😛

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  2. Cassidy ha detto:

    Robert “broccolino” Z’Dar è il vincitore morale della giornata, anche perché la pistola sembra davvero quella di James Caan, forse la forma del mirino è un po’ differente? Ma potrebbe solo dipendere dalla qualità dell’immagine. Tra balli immotivati e assurdi flashback familiari, meglio concentrarsi sull’arma, perché stando alla trama, oddio alla serie di eventi, forse Max uccide le sue vittime con la noia 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Probabilmente la sua arma più letale è il racconto della propria vita 😀
      Mi diverte troppo pensare ad un regista esordiente che notte tempo si intrufola nei magazzini della Fox e si porta via la pistola di James Caan per inserirla (a casaccio) nel proprio filmettino. Visto che la pistola non compare più nella saga di Alien Nation, facile sia ancora a casa del regista 😛

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  3. Juliette Brioche ha detto:

    L’esistenza di una trama nei film è sopravvalutata. Un mio amico era così convinto che fosse necessaria che quando vide il suo primo film porno rimase deluso perché si aspettava davvero un minimo di trama invece che “Pronti, via!” 😂
    Comunque, i due registi erano giovani, trasgressivi ed innovativi 😂, che ne sappiamo noi conformisti della trama di ciò che passa nella mente del genio? Magari hanno applicato la tecnica del Cut Up al cinema… 🤪🤣🤣

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Visto che considero geniali i film marziali che Pepin e Merhi produrranno negli anni Novanta, non ho problemi ad ipotizzare sgommatine di genio nel loro operato, ma dubito fortemente che dietro questo film ci sia una qualsiasi “tecnica” o “filosofia” o ragionamento cosciente 😛

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Se il killer, nel mondo del film, fosse stato un lavoro regolato e sanzionato, ‘sta roba avrebbe potuto essere un’interessante distopia. Avrebbero dovuto battere in quella direzione 😛

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  5. Marco Vecchini ha detto:

    Sicuramente il mio caso non fa testo, ma questi filmetti venduti a 1 euro vanno a ruba perché c’è gente, come mio padre, che li compra perché “tanto costa 1 euro”. A casa sua c’è uno scaffale pieno di questi film da cestone. Tutti ancora imballati e mai visti da nessuno.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per un certo periodo ho cercato di controllarmi proprio perché non volevo avere DVD “non visti”, nel senso di comprati e poi buttati là a prender polvere, sia perché non voglio sprecare soldi sia perché non voglio sprecare spazio. Quindi mi sono sempre limitato solo a film marziali perché li colleziono e li vedo sempre con piacere.
      Ora che però la Z è cresciuta in me, compro anche quei film per cui anni fa non avrei mai speso neanche un euro 😛
      Perché non ci fai sapere i titoli che ha tuo padre? Magari alcuni li ho recensiti e altri potresti recensirli tu, o lui, in un guest post ^_^

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Merhi, Pepin, Z’Dar…altro che campanello, nella testa di Willy c’è un concerto di campane! Con tanto di citazione, sempre gradita, di una mia recensione 🙂
    Anche oggi ti accompagno nella visione (nel senso che pure io l’ho visto) e la tua recensione mi consola sul fatto che non ci ho capito una “cippamazza”, pensavo di colpevolizzare la mia distrazione, invece…
    Detto ciò, condivido le grasse risate che danno valore ad una visione altrimenti decisamente opinabile, ma, si sa, questa è la magia della Z! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so spiegarmi perché siano disponibili in italiano i filmacci anni Ottanta di due cantori marziali dei Novanta, i cui prodotti migliori sono rarità in mano a pochissimi appassionati. Possibile che un capolavoro marziale valga meno di un filmaccio-letamaio solo perché quest’ultimo è di un genere accettato come il thriller? Misteri della Z…

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Mentre leggevo il tuo commento, giurin giurello, pensavo proprio “misteri della Z”, giunto a conclusione ho pensato per l’ennesima volta che siamo proprio sintoniZZati (anche perché concordo in pieno con le perplessità espresse)! 🙂

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  7. Kukuviza ha detto:

    Sono grata per l’esistenza di questi film perché poi posso leggere i tuoi post esilaranti!
    Ma il pistolone spara almeno un colpo o è solo da vedere?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio 😉
      No, il pistolone non spara: l’attore si limita ad agitarlo in aria, mirando al nulla, e finisce così la scena. Credo l’unico motivo sia mostrare agli spettatori che il regista aveva rubato l’oggetto di scena alla Fox 😀
      No, scherzi a parte non si capisce proprio niente nel film, figurarsi quella scena…

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