Jackie Chan Story 19. Twin Dragons

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

Malgrado l’ottima prova registica, Miracles è un insuccesso al botteghino, anche perché è costato uno sproposito e quindi avrebbe dovuto guadagnare due spropositi per essere considerato un successo dalla Golden Harvest. Jackie quindi ha assolutamente bisogno di un successo sicuro, soldi in bocca, e fa quello che fanno tutti quelli che nel cinema hanno bisogno di un successo sicuro: gira un seguito di un precedente successo. Chi ha pagato il biglietto per il primo, pagherà anche per il secondo.

Se pensate che la mia sia un’illazione, specifico che è Jackie stesso, nella sua autobiografia del 1998, ad affermare quanto ho scritto sopra.


Il Falco diventa Condor

Uno dei più recenti enormi (ed immotivati) successi di Jackie è Armour of God, con protagonista quell’Asian Hawk così simile al coetaneo Hudson Hawk di Bruce Wilis (anche se Bruno riuscirà a far uscire il suo film solo anni dopo): Jackie riprende il personaggio, lo trasforma in Asian Condor e lo rende protagonista di Armour of God II: Operation Condor, girato nel 1990 mentre intanto a Taiwan collaborava ad Island of Fire di Wang Yu, ed uscito nei cinema di Hong Kong il 7 febbraio 1991.

Spielberg ha appena presentato Indiana Jones e l’ultima crociata (1989) quindi gli avventurieri che affrontano i nazisti è un tema che va di moda, così come l’oro del Terzo Reich è un soggetto che non passa mai di moda: stavolta l’avventuriero di Jackie non deve più recuperare pittoresche armature divine bensì un più concreto tesoro nazista nel cuore del Sahara.

Deciso l’argomento “acchiappone”, per assicurarsi l’interesse di più mercati il nostro eroe si circonda di ben tre eroine co-protagoniste: la cantonese Carol Cheng, la spagnola Eva Cobo De Garcia e la giapponese Ikeda Shoko. Di nuovo, è Jackie che racconta questa sua “furbata” nell’autobiografia.

Grazie alla sua squadra personale di cascatori e alla sua personale casa cinematografica, la Golden Way che produce per Golden Harvest, Jackie è signore assoluto del film e ripete l’operazione già vista con Armour of God, in fondo è questa la regola dei seguiti: uguale, ma di più. Jackie però non può oggettivamente fare “di più” di quanto già non faccia in ogni film, quindi Operation Condor è solo “uguale”. Cambi di ambientazione in giro per il mondo, personaggi macchiettistici, scenette d’umorismo facile, di nuovo il cattivo gusto di ritrarre fantomatici selvaggi balubba, set titanici inquadrati in grandangolo così da renderli elefantiaci, le solite cadute spettacolari e il solito incidente che poteva essere mortale. Nel covo dei nazisti l’attore si lancia su una catena sospesa ma questa si sgancia, non essendo ben fissata, e lo fa crollare a terra: come sempre, “un centimetro a destra” e addio Jackie.

Il solito Jackie svenuto mostrato nei titoli di coda

La scena d’azione preferita dal nostro è quella all’interno della galleria del vento, la cui idea gli è venuta visitando le strutture dove vengono eseguiti i test della Mitsubishi Motors (storicamente grande sponsor di Jackie) e la cui costruzione è costata all’incirca un milione di dollari di Hong Kong. Comunque, è specificato nell’autobiografia, la scena è un omaggio di nuovo a Steamboat Bill, jr. (1928), dove Buster Keaton cerca di muoversi malgrado il vento forte. Come avversario Jackie ha chiamato l’artista marziale americano Vincent Lyn, con cui eseguire coreografie che sfruttassero il vento come arma.

Nuovo omaggio a Buster Keaton

Nella sua autobiobrafia del 1998 Jackie racconta che il film contiene tanta azione quanti problemi ha generato la produzione: ne racconta uno che vale per mille. Ad un certo punto, verso la fine delle riprese in Marocco, Jackie si vede arrivare la polizia locale che sequestra tutta la pellicola, accusando la produzione di stare smerciando valuta contraffatta. Jackie cade dalle nuvole e alla fine rimane a bocca aperta quando scopre cos’è successo: i quintali di banconote di scena fatte arrivare per le riprese, ad impersonare il tesoro dei nazisti, sono stati… “rosicchiati”. Molte banconote sono uscite dal set e sono state usate come moneta corrente fra locali che le hanno scambiate per dollari: Jackie, allibito, si chiede come sia possibile… visto che tutte le banconote avevano lo stemma della Golden Harvest! Solo l’azione congiunta dei legali di Hong Kong e quelli di Londra hanno permesso il dissequestro della pellicola con il girato del film, e il rilascio (dopo tre mesi di prigione marocchina) del responsabile di produzione.

Avventura e nazisti, grandi temi che non passano mai di moda

Girare per lunghi mesi nel deserto del Sahara non è facile, con mille problemi logistici e con decine di tecnici che si ammalano, così si è deciso di finire le riprese ad Hong Kong… portandosi dietro quintali di sabbia originale del Sahara! Alla fine dello scherzo, il film è costato 115 milioni di dollari di Hong Kong, una cifra mai spesa nella capitale asiatica del cinema, anche se equivalgono a soli 15 milioni di dollari americani, cioè il budget di un film medio hollywoodiano. Jackie casualmente fa il vago sul risultato al botteghino, ma HMDb riporta che l’incasso è stato di soli 39 milioni di dollari di Hong Kong: temo che Operation Condor non sia stato il grande successo di cui aveva bisogno. Meglio fare una pausa e lavorare… per beneficenza.


Double Impact 2

Il “Daily Variety” del 9 novembre 1990 annunciava la lavorazione di un film dal titolo Double Impact dove la star marziale del momento, Jean-Claude Van Damme, interpreterà il doppio ruolo di due gemelli, ignari l’uno dell’altro, cresciuti in ambienti molto diversi: uno è un sofisticato e delicato losangelino, l’altro è un rude piccolo criminale di Hong Kong. Proprio in questa città i due si incontreranno e vivranno una rutilante avventura insieme. Come si sa, ad Hong Kong le grandi produzioni tengono segreti i copioni perché se no c’è sempre qualcuno che copia l’idea e se ne esce con un film simile a fare concorrenza: stavolta è chiaro che sono le grandi produzioni locali a copiare dagli stranieri.

Il 15 gennaio 1992 (più di sei mesi dopo il film con Van Damme) esce ad Hong Kong The Twin Dragons con un soggetto praticamente identico a Double Impact – a meno che il film cinese non fosse già stato in lavorazione prima del 1990 – ma con alla regia due pezzi da novanta della nuova cinematografia locale: Tsui Hark e Ringo Lam, pronti entrambi a tentare la sorte americana. Entrambi, purtroppo, con lo stesso Van Damme. Non finirà bene, ma questa è un’altra storia.

Il film nasce come progetto per raccogliere fondi per la costruzione del nuovo quartier generale della Hong Kong Director’s Guild, un grande sindacato di categoria locale, ma scrivendo nel 1998 Jackie fa notare che a quasi dieci anni da che l’incasso di Twin Dragons è stato devoluto a questa nobile causa… niente è stato ancora costruito! Stando ad HKMDb la pellicola ha incassato 33 milioni di dollari di Hong Kong (quasi lo stesso incasso di Operation Condor), dove sono finiti? Misteri d’Oriente.
Inedito per vent’anni, il film arriva in Italia solo grazie a Minerva Pictures/RaroVideo nell’agosto 2013, mandato poi in TV su Rai4 dall’anno successivo.

Mi sembra chiaro che quello NON sia Jackie, sono finiti quei tempi…

Ripetendo lo spunto del citato Double Impact, i due protagonisti sono gemelli separati alla nascita e cresciuti in ambienti molto diversi, ignari uno dell’altro. John Ma (resa del doppiaggio italiano, seguendo quello inglese, di Ma Yau) è diventato un raffinato musicista, pianista di fama internazionale e apprezzato direttore d’orchestra; Boomer (resa italo-americana di Wan Ming), è invece un meccanico e pilota squattrinato, troppo spesso nei guai con la malavita locale.

Due fratelli così uguali eppure così diversi

Il destino beffardo fa incontrare i due uomini e fa incrociare le loro vicende, con relativa inevitabile commedia degli errori: il fine musicista si ritroverà a dover affrontare gli sgherri di un boss locale mentre il rude meccanico si ritroverà a dirigere un’orchestra.

Dirigere l’orchestra a colpi di kung fu

Essendo un film nato unicamente a scopo benefico, è una carrellata di volti noti che hanno sgomitato per riuscire ad apparire anche in una sola scena. Così per esempio abbiamo la star in grande ascesa Eric Tsang, che già aveva partecipato con Jackie al secondo titolo della Lucky Stars Saga.

Sì, lo so, io entro nella saga solo dal secondo episodio

Ma fra un attorone e un attorino, appare addirittura il gran maestro Lau Kar-Leung, titano incontrastato del cinema marziale che si ritaglia il divertentissimo piccolo ruolo di un dottore… manesco!

Il dottor Lau Kar-Leung ti rimette a posto gli organi interni a sganassoni!

Potevano gli autori del film non fare una comparsata alla Hitchcock? Così nel finale, quando entriamo in un’officina della Mitsubishi così cara a Jackie, vediamo i due registi e il produttore lanciarsi in una divertentissima scenetta comica, dove tre amici che giocano a carte fanno di tutto per spiarsi le carte a vicenda.

Da sinistra: i registi Ringo Lam e Tsui hark, e il produttore Ng See-Yuen

Malgrado Twin Dragons abbia addirittura una doppia dose di Jackie, riesce ad essere molto meno egomaniacale di Operation Condor, semplicemente perché è un film diretto da grandi registi e con grandi attori presenti in scena, mentre il “Condor dell’Asia” è un “manufatto” di Jackie in assoluta predominanza, con un cast anonimo che sta lì solo a portare il caffè al grande divo in scena. Guardando Operation Condor viene l’imbarazzo di star assistendo ad un atto di puro onanismo di Jackie, mentre tutti i suoi fedeli e dipendenti rimangono lì in adorante prostrazione, senza nessuno che gli dica che la montagna sta partorendo un topolino. Con Twin Dragons invece assistiamo ad un godibilissimo prodotto professionale, creato grazie a grandi pesi che si equilibrano, dove Jackie deve rimanere con i piedi per terra e votarsi al film, non pretendere che il film si voti a lui.

Jackie lavora meglio, quando non è lui a dirigere

Non è solo una mia idea balzana che Jackie funzioni molto meglio quando è diretto da altri, infatti Operation Condor segna un’interruzione importante nella sua carriera di regista: dopo l’ennesimo film esagerato e dai risultati scarsi (in proporzione agli enormi costi), passeranno anni prima che il nostro eroe torni dietro la macchina da presa, e solo per casi isolati. La carriera registica di Jackie finisce qui… ed è solo un bene per lui, perché finalmente può avere qualcuno sopra di lui che gli sappia dire quando fermarsi: per il suo bene ma soprattutto per il bene del film.

(continua)


L.

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19 risposte a Jackie Chan Story 19. Twin Dragons

  1. Cassidy ha detto:

    Avrebbe anche potuto avere senso, visto che Jackie era in cerca di un successo facile, si era stampato i soldi finti da solo 😉 Scherzi a parte Non ho mai visto “El condor pasa 2” ma se è uguale al primo per lo meno so a cosa andrò incontro, l’ennesimo omaggio a Buster Keaton è comunque gradito. Mentre ho finalmente capito perché “The Twin Dragons” non mi ha mai detto molto, un film per beneficenza questo spiega il via vai dei personaggi. Bene anche per stasera so cosa guardare 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di sicuro “Twin Dragons” è un prodotto molto più godevole, con scene d’azione più ingegnose rispetto al Condor, in cui semplicemente Jackie si è dedicato alla megalomania più sfrenata.
      Alla fine alla Golden Harvest hanno capito quello che fin troppi grandi major americane non hanno capito: c’è un tetto agli incassi, a meno di casi eccezionali. Se ad Hong Kong l’incasso di un film di Jackie equivale in media a 30 milioni, spenderne 115 non è stata una buona idea 😛

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  2. Il Moro ha detto:

    Ho cercato la scena del combattimento nel tunnel del vento e, dai, quella è divertente!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tutte le scene di combattimento di Jackie sono divertenti, ma a forza di vedere i suoi film in ordine cronologico è evidente una grande differenza di qualità fra quelle organizzate da lui da solo e quelle fatte per altri registi, per esempio titani come Tsui Hark e Ringo Lam.
      Prese singolarmente le scene di Jackie sono tutte divertenti, è il suo stile e funziona sempre, ma un intero film è un’altra cosa, soprattutto se li vedi in ordine di uscita.

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      • Il Moro ha detto:

        Infatti il più delle volte preferisco cercarmi le singole scene su youtube che guardarmi il film intero… 😁

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti consiglio questa scena da Twin Dragons: se non va al punto, vai a 1:50.

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, se c’è una cosa che” Operation Condor” ci insegna è quanto la galleria del VENTO possa essere emblematica della carriera di Jackie… dove, appunto, si dimostra come sia sempre meglio che arrivi qualcun altro a dirigerlo, perché quando vuole far tutto da solo rischia di darsi troppe ARIE 😉
        Ogni incidente capitato sui suoi set rimane comunque da antologia, come pure questo delle banconote di scena…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Prese singolarmente alcune scene di Operation Condor sono ottime, il problema è il film in sé: parecchio… ventoso 😛

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      • Charlie Chan Spencer ha detto:

        Beh cazzo quella scena della galleria è fichissima e se la prendi da prima, quando stanno sulle pedane semovibili è ancora meglio. Come già avevo detto una volta è la mia scena preferita assieme ai combattimenti finali di Drunken Manster 2 e Il mistero del Conte Lobos, ad alcuni stunt di Police Story 1 e alla scena dell’inseguimento in bici di Project A 1. Direi che la quasi totalità del film è pieno di scene spettacolari, scene comiche, e scene spettacolari e comiche allo stesso tempo. Rispetto al primo film non ci sono delle lunghe fasi intermedie noiose. Però ora capisco più a fondo il giudizio sprezzante sulla saga di Asian Hauk. Il fatto è che oltre a non rappresentare un punto di svolta o di crescita (non c’è nulla di nuovo e nulla di superiore a ciò che ha fatto vedere in precedenza in qualche film) rappresenta anche il massimo punto di megalomania di Jackie Chan.. Il film non è più un film.. è un insieme di scene esilaranti e spettacolari con al centro Jackie Chan che potrebbe essere visto come la “macchietta di se stesso”… e tutto ciò potrebbe benissimo far diventare tali scene pallose e irritanti agli occhi di alcune persone. Tuttavia nei film di o con Jackie Chan, anche quando sono meglio strutturati, è difficile trovare una trama decente, introspezione dei personaggi, un accuratezza elevata della fotografia e in generale della regia, perchè non è quel genere di film. Se togli “The Canton Godfather” direi che non ce ne sono altri che possono essere considerati dei film decenti al netto delle scene esilaranti e spettacolari. Inoltre trovo giusto poichè coerente il giudizio, ma anche non maggioritario nella critica, in quanto se si va su qualsiasi sito di recensione in cui c’è stato un ampio giudizio del film si può notare sempre che tra tutti i film di o con Jackie Chan è uno dei film con i voti più alti oltre ad essere stato trai più apprezzati dal pubblico, fermo restando che i punti deboli sono evidenti e possono assolutamente generare un giudizio molto negativo della pellicola. Io stesso dico che il fatto che una cosa sia maggioritaria non significa nulla. I governi dei paesi democratici vengono scelti in base a questo criterio e solitamente si fanno delle scelte mediocri! 😀 Scusami Lucius se ho voluto dire la mia ma essendo il mio film feticcio non potevo non farlo e comunque mi trovo in realtà d’accordo su ciò che dici, do solo un peso molto ridimensionato al fatto che sia un film non film e che sia l’opera di un megalomane e do un peso sovradimensionato al fatto che sia una sequenza di scene esilaranti e spettacolari con una trama inesistente ma molto acchiappona! L’unico giudizio che trovo inquinato forse dall’opinione generale del film è relativa al fatto che guardando anche queste singole scene che possono sembrare gradevoli singolarmente, se le raffronti cronologicamente con scene di film precedenti ti sembrano meno accurate. Direi che invece c’è moltissima cura da quel punto di vista, si vede chè c’è un grande lavoro non inferiore a quello che c’era stato sulle singole scene cult (perlomno in Asia) di altri film del suo passato

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Hai fatto bene a professare il tuo amore per questo film, ma il giudizio personale qui non è messo in discussione: ognuno ha i propri gusti e non hanno nulla a che vedere con un’analisi cinematografica e men che mai possono influire siti di recensioni.
        Il viaggio che sto facendo non c’entra niente con i gusti personali, è la storia di un personaggio più amato che studiato, è il tentativo di raccontare qualcosa che da noi non è mai stato raccontato, visto poi che molti film sono ancora inediti e altri hanno avuto una distribuzione pessima, quindi rischiano di essere meno noti: sto facendo il punto della situazione, non sto dando giudizi. Poi ovvio che essendo il mio blog traspare la mia opinione, ma è decisamente l’aspetto meno importante di quanto ho scritto.
        Però, come ho specificato, quanto ho scritto non è un giudizio così avventato, visto che “Armour of God 2” è stata di fatto l’ultima regia di Jackie, a parte un paio di cose in tempi più recenti: quindi forse anche alla Golden Harvest devono essersi resi conto che la china presa da Jackie non andava bene.

        Quando in un film ti butti da una torre, se poi ti butti da una torre più alta non hai un effetto maggiore, bensì minore, dal punto di vista cinematografico, perché dài l’idea di non avere idee e quindi limitarti a fare “di più”, non “meglio”.
        Gli stessi identici spettatori che ad Hong Kong hanno premiato “Armour of God”, che ha incassato tantissimo, hanno penalizzato il secondo, che è andato male: parliamo dei primi e più grandi fan di Jackie, eppure il secondo non è piaciuto, malgrado tu lo ami. Questo non vuol dire che non sia un film accurato, non esistono film “non accurati” di Jackie, ma proprio perché la qualità è sempre alta si possono vedere altre cose: come per esempio le idee, la sceneggiatura, i personaggi, i loro intrecci. In “Armour of God” non c’è niente degno di nota, sotto questi punti di vista, ci sono solo scuse per fare cose grosse, come i piani mobili alla fine, c’era bisogno di una cosa così enorme? In “Thunderbolt” farà la stessa scena ma in modo molto più plausibile e strutturato, senza spendere milioni di milioni. Cos’è cambiato? Semplice, non c’è lui alla regia.

        Di nuovo, sono contento che a te piaccia il film, e che piaccia ad altri siti di recensioni, ma capisci che non ha alcuna importanza? Il film non è stato fatto per te, è stato fatto per un pubblico che l’ha bocciato, decretando la fine della carriera da regista di Jackie, segno che quindi il percorso che stava compiendo non era più accettabile, se voleva continuare a sfornare successi di pubblico.
        Ripeto poi che l’usanza di vedere scenette estrapolate rischia di far dimenticare che queste non sono “Le comiche di Stanlio e Ollio”, che in Italia sono state sempre replicate “a pezzi” tanto che nessuno ricorda più i film interi. Jackie non propone video, propone film, e come film interi vanno giudicati: il fatto di avere scene che piacciono non cambia assolutamente il giudizio globale. Ci sono film pessimi con scene belle e viceversa, e non si possono separare.
        I primi film di Jackie, quelli diretti da Lo Wei, hanno molte ottime scene marziali e alcune ottime trovate, eppure come film in sé sono pessimi. Come si fa a stilare una classifica? Per me sono memorabili le scene contro la donna di “New Fist of Fury”, contro i monaci di “The Spiritual Kung Fu” e via dicendo: che senso ha? E’ una classifica da fan, non c’entra niente con i film in questione o con una recensione.

        Rinnovo infine il concetto: questo è un viaggio nella carriera di Jackie, come non esiste in Italia e temo non esista altrove, visto che tutti conoscono solo alcuni film, altri ne vedono pezzi sparsi e altri hanno visto magari solo le stupidate americane. Ognuno ha i suoi gusti e ognuno ha il proprio film preferito, il che non c’entra assolutamente nulla con la sterminata carriera di un artista e le scelte da lui fatte, basandosi su pubblici totalmente diversi e lontani, nel tempo e nello spazio.

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      • Charlie Chan Spencer ha detto:

        No ma assolutamente. Io ho capito benissimo cosa intendi, però commento da fan perchè è quello che sono. Non potrei commentare in altro modo. Tipo di Tunderbolt penso che sia uno dei film che mi sono meno piaciuti, ma non per il film in se, quanto più tosto per il fatto che per me le scene delle gare in auto velocizzate non se possono vede e mi rovinano tutto il film. Per me Jackie Chan è: Il serpente all’ombra dell’aquila…. film fotocopia più o meno riusciti del serpente all’ombra dell’aquila… poi c’è il passaggio intermedio di Project A che è l’anello mancante… Police Story 1… film fotocopia di Police Story 1…film americani.. film fotocopia dei film americani fatti in america ma anche in asia… e poi l’ultima e penosa parte di carriera dove continua a recitare più o meno sempre lo stesso personaggio ma ad un età ridicolmente elevata per il personaggio e in prodotti molto scadenti dal punto di vista tecnico… Di tutta l’ultima parte di carriera infatti posso salvare solo i film dove per la prima volta prova a recitare parti un pò diverse all’interno di trame un pò diverse.. Ad esempio “Little big Soldier”, “La vendetta del Dragone” e “The Foreigner”. Ma ovviamente parlo solo da fan.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono fan anch’io, di tanti film e attori, quindi ti capisco, ma in questa rassegna lo spirito è diverso. Dopo più di 30 film visti in ordine cronologico, lo sguardo cambia rispetto a quello del fan che c’è in me, che ha visto i film di Jackie a casaccio e in vari momenti diversi della vita. Ovvio che quando ne avevo visti cinque o dieci la pensavo in un modo, ora che ne macino due a settimana da venti settimane noto cose completamente diverse, che invece hanno notato i suoi spettatori principali di Hong Kong, che due volte l’anno vedevano il suo nuovo film ben ricordando quelli precedenti. I problemi di costruzione della storia si vedono, ma anche quelli di stile. Vogliamo poi parlare del fatto che nei suoi film da regista degli Ottanta in pratica Jackie non combatte mai? Fa capriole e agita le manine, ma in pratica non c’è alcuna marzialità nei suoi film, al contrario di quelli in cui è diretto da altri.

        Da fan marziale, negli anni Ottanta e Novanta non mi piacevano i film di Hong Kong proprio perché velocizzavano tutto, ovviamente preferivo di più lo stile occidentale. Poi a forza di vederne ho cominciato ad apprezzarli, nella loro diversità, così come lo stile degli inseguimenti d’auto “frizzante” 😉

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Solito venerdì tremebondo e stancante, non tengo manco gli occhi aperti, poi scorrendo il post, in attesa di lettura “cogitata” in serata, vedo (e leggo) “avventura e nazisti” e improvvisamente nonché miracolosamente mi rianimo…! 🙂

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    Finalmente ho film di Jackie che ho visto! Sarò di gusti semplici, ma Twin Dragons mi ha divertito molto, davvero. Bellissima la storia dell’arresto per via delle banconote del Monopoli, non ci si crede!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il forte di “Twin Dragons” è l’essere diretto da due maestri come Tsui Hark e Ringo Lam, che sebbene giovani (come puoi vedere nella foto), hanno saputo riscrivere l’intero genere con il loro stile visionario, che hanno provato a portare anche in America ma con pessimi risultati.
      Così le classiche scene alla Jackie si arricchiscono di una regia ma soprattutto di qualcuno di pari grado che sappia dire al nostro quando sta esagerando, così da limitarlo solo alle cose buone.

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