Fresh Kill (1988) Omicidi a Hollywood

Tornano i ragazzi terribili Richard Pepin e Joseph Merhi, futuri fondatori della PM Entertainment e cantori del cinema marziale di qualità degli anni Novanta. Intanto negli Ottanta fanno la gavetta sfornando orrendi filmacci inguardabili, la cui qualità non merita neanche l’etichetta di “amatoriale”. Filmacci come Fresh Kill.

Uscito in patria americana in un vago 1988, la Playtime lo porta in VHS italiana (in data ignota) con lo stesso titolo, Fresh Kill, ristampato poi da Center Video.
Futurama (Quinto Piano) lo recupera in DVD, di nuovo in data ignota, stavolta con il titolo Omicidi a Hollywood. Non ho trovato tracce di passaggi televisivi.

Il titolo riportato da IMDb, Le belve umane, non si sa da dove diavolo esca fuori.
Lo trovate intero nel consueto CinemaZoo.

Tanti titoli per un’unica bojata inguardabile

Merhi continua la sua gavetta da regista e vuole anche scrivere lui questa storia, così da poter fare un doppio danno.
Quindi ci racconta la rutilante avventura di Allen Chester (Flint Keller), che dalla fredda Chicago parte alla volta dell’assolata Los Angeles inseguendo il suo sogno di diventare attore: è stato chiamato per un provino di un film con Robert Redford, davvero un bel modo di iniziare la carriera.
Appena lo vedono, però, gli dicono «Ma tu non sei un nano!»: uno sfortunato caso di omonimia con un nano attore stroncano la carriera di Chester sul nascere. Ed è solo l’inizio.

Dopo essere stata truffata da un teppista, un’anziana signora va a comprare la carne ma il commesso ci starnutisce sopra. Seccata, la donna si lamenta e arriva un altro commesso a servirla: il nostro Chester, che a Los Angeles fra un provino e l’altro fa il macellaio.
L’incontro con una donna misteriosa in fuga, Leona (Patricia Parks), stravolge la sua vita e nella macelleria entrano dei bruti che Chester finisce per uccidere. Insomma, Merhi sceneggiatore è più letale di una mannaja in testa.

L’effetto sullo spettatore di un film anni Ottanta scritto e diretto da Merhi

In fuga con la bionda sconosciuta, inizia una rutilante sequenza di eventi squinternati, totalmente implausibili se non folli, con personaggi pittoreschi che entrano ed escono immagino con il solo scopo di far lavorare amici del regista.
Dopo aver parlato con il padre cinefilo della bionda, si parte in aereo e poi in elicottero per andare a limonare sui prati: oh, Merhi, e mettici un po’ di tabacco in quelle sigarette…

Che sia una scena onirica alla Ken Russell?

Scopriamo che i tizi ammazzati da Chester non erano semplici criminali ma sgherri dello spietato boss Manny: un nuovo grande piccolo ruolo per Robert Z’Dar, l’uomo dalla mascella a forma di Z.

Qui sembra Freddy Mercury, ma è Robert Z’Dar

Questi si mette a caccia dei due eroi, ed essendo un pericoloso boss della malavita… fa tutto da solo. In fondo aveva solo due uomini come “esercito” e Chester glieli ha ammazzati, quindi rimane il boss di se stesso e deve ammazzare tutti a mano. Mica facile fare il malavitoso tutto da solo.

Il peggio di morire strangolati… è avere Robert Z’Dar alle spalle!

Ipotizzo che Merhi si sia lasciato ispirare da Tutto in una notte (1985) di John Landis, con il suo protagonista la cui vita è stravolta dall’entrata in scena di una bionda problematica che lo trascinerà da un guaio all’altro. Onestamente è un soggetto che detesto, neanche la regia di Landis mi ha aiutato a digerire quel film: figuriamoci un filmaccio men che amatoriale come questo di Merhi!
Personaggi e attori anonimi si alternano con rapidità tanto da non capire mai chi siano, come la scena in cui vediamo gente seduta e d’un tratto tre tizi spalancano la porta e cominciano a sparare… Ma chi cacchio è tutta ’sta gente? Boh, a un certo punto semplicemente si smette di seguire la storia e si entra in catalessi.

Ho messo di chiedermi chi sia tutta ’sta gente

Come già ho detto per il coetaneo The Killing Game (1988), risulta davvero impensabile che di lì a un paio d’anni questi giovani cineasti cialtroni, che sembrano totalmente incapaci di costruire anche una singola scena senza far ridere i polli, riusciranno a conquistare il mercato del cinema marziale da videoteca, sfornando titoli che puntano molto su un’ottima fotografia e una regia sapiente, cioè quegli elementi che in questi filmacci mancano totalmente.

Forse Pepin e Merhi hanno ricevuto una visita da alieni che li ha fatti evolvere velocemente dal punto di vista cinematografico, comunque per fortuna questa spazzatura rimane una gavetta degli anni Ottanta, riscattata da ciò che i due faranno nei Novanta.

L.

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23 risposte a Fresh Kill (1988) Omicidi a Hollywood

  1. Cassidy ha detto:

    Ho pensato a Landis leggendo la trama, quindi sospiro di sollievo, non sono io che sono fissato con John ma forse lo spunto era davvero quello, peccato che i risultati siano un pochino diversi come qualità. Certo che la frase «Ma tu non sei un nano!» ha qualcosa di geniale, potrebbe essere la risposta a tutte le domande sgradite, oggi cercherò di liberarmi di qualche scocciatore rispondendo così, vediamo se funziona 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Diciamo che è il Lato Oscuro di Landis, cosa succederebbe se John passasse alla Z… no, scherzo, neanche bendato e con le mani legate Landis potrebbe tirar fuori robaccia simile 😀
      Il bello è che la frase non può neanche essere tacciata di discriminazione, perché tu anzi stai negando una differenza fisica. Quindi con «Ma tu non sei un nano!» vinci in ogni occasione ^_^

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  2. wwayne ha detto:

    In realtà il cliché della una bionda problematica che stravolge la vita del protagonista e lo trascina da un guaio all’altro non l’ha inventato neanche John Landis: è il canovaccio alla base di quasi tutti i film noir fin dagli anni ’40.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Però era leggermente diverso, sia perché di solito la bionda del noir è cattiva, perversa e trascina il protagonista buono all’inferno – mentre quella di Landis era buona e si faceva aiutare dal protagonista buono ad uscire dall’inferno – sia perché raramente nel noir la donna era attiva nella trama, si limitava ad essere la “damigella in pericolo”, mentre quella di Landis è il motore stesso della trama.
      Non sto dicendo che Landis abbia inventato lo schema, ma solo che questo gruppo di registucoli da strapazzo probabilmente hanno preso un film che all’epoca era di grande richiamo e l’hanno rifatto in versione Z 😉

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      • wwayne ha detto:

        Decenni dopo la Asylum ha cominciato a farlo in maniera sistematica, distribuendo dei cloni di tutti i maggiori blockbuster subito prima che uscissero i film a cui erano ispirati. E’ un modo per dire agli spettatori: “Non ne puoi più di aspettare che esca Robocop/Mad Max/Suicide Squad/l’ultimo film degli Avengers? Inganna l’attesa gustandoti il nostro clone, in fondo è quasi uguale!” 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Un tempo “la versione B del successo del momento” aveva una qualità più che dignitosa, e anzi si aspettava il blockbuster più per gustarsi i relativi cloni in videoteca. Ricordo ancora quell’estate in cui l’annuncio dell’uscita di “The Abyss” di Cameron fece cicciare in videoteca “Creatura degli abissi” e “Leviathan”, che erano appunto cloni di film di successo.
        Poi purtroppo il cinema è morto e ci dobbiamo accontentare della robaccia della Asylum, che fa filmacci con due spicci scimmiottando successi del momento, con prodotti orribili che solo i distributori italiani hanno il coraggio di replicare in TV.
        La situazione è la stessa – negli anni Ottanta era pieno di cloni di Alien e Terminator, proprio come oggi – solo che un’onesta B da ricordare ha lasciato il posto alla diarroica Z da dimenticare. E infatti tutti quei titoli non trasmessi da Cielo sono belli che dimenticati.

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      • wwayne ha detto:

        Però la Asylum almeno un film bello l’ha fatto: Nazi Overlord. Certo, la qualità della recitazione e della CGI è appunto diarroica, ma la trama non è affatto malaccio. E’ il classico film che ti fa dire “Con altri uomini e altri mezzi, sarebbe venuto un filmone”. Grazie mille per la piacevole chiacchierata! 🙂

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  3. Austin Dove ha detto:

    ah
    non ho capito molto, in pratica hai unito la trama alla realtà nella descrizione
    sono lento, sono appena uscito da un esame xD

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahaha! La coppia Pepin – Merhi è letale ma quando ne parli te diventa…fenomenale! 🙂
    Su Z’Dar (tra l’altro vederlo/citarlo mi risolleva sempre la giornata) che somiglia a Mercury sono quasi svenuto dal ridere 🙂
    Secondo te, con tanto di link CinemaZoo acchiappa-Willy (anche te però, così mi tenti troppo… 🙂 ), resisterò a vederlo? Anche solo per vedermi sfilare innanzi i bizzarri personaggi che, senza senso alcuno, lo affollano, a cominciare dall’anziana signora a cui servono la carne “starnutita”! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi stupirebbe scoprire che non lo stavi già vedendo mentre scrivevi questo commento! 😀
      Spero che un giorno CinemaZoo recuperi anche i film belli di Pepin e Merhi, non solo la loro gavetta di serie Z.
      Comunque Z’Dar è un capolavoro, ogni volta che appare in scena illumina tutto di Z: è come Zagarino, porta la Z nel nome e nel cuore ^_^

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  5. Giuseppe ha detto:

    Ecco, appunto, diciamo che un soggetto così può funzionare giusto in mano a John Landis… solo, qui ci sono i giovani Pepin e Merhi che decisamente NON hanno molto in comune con lui 😛
    Certo, considerando questa robaccia, sorprende pensare a quanto poi sarebbero cambiati (fortunatamente per noi) di lì a pochi anni…

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  6. Kukuviza ha detto:

    Credo di essere rimasta ipnotizzata dalla locandina, è qualcosa di agghiacciantemente attirante. Queste gambe fuggitive con quel coltello lì, conficcato in…? giuro che non sono riuscita a capire che roba sia. Quanto avrà incassato questo film qua?

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  7. Pingback: Heat Street (1988) Strade violente | Il Zinefilo

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