Acceleration (2019) La notte della mamma killer

Spero stiate seguendo l’attività della Blue Swan, casa della Eagle Pictures che si sta imponendo come nuova regina della Z in home video! In realtà insieme a filmacci di varia natura ha il grande pregio di portare in italiano molti prodotti internazionali non americani, così da farci conoscere un po’ di cinema di altre culture, soprattutto asiatiche. E già che c’è ristampa alcune vecchie glorie del catalogo Eagle Pictures, che non fa mai male.
La mia nuova casa preferita (ormai ne sono ossessionato!) si unisce alla famigerata Minerva per portarci in italiano un nuovo filmaccio targato CineTelFilms: una spremuta di attori noti… noti per non essere attori, bensì caratteristi.

Il viola è quello che appare negli occhi degli spettatori annoiati

Acceleration esce in patria americana il 5 novembre 2019 e arriva in questi giorni in Italia, in vendita in DVD dal 24 febbraio prossimo.

Macchina figa, nomi scarsi

Servivano addirittura due registi per fare ’sta roba. Il momento più alto della carriera di Michael Merino è quando ha ricevuto un ringraziamento nei titoli di coda di John Wick 3 (2019): grazie per cosa? Grazie al c…!

Daniel Zirilli invece è un professionista del settore, dirige e produce filmacci da vent’anni, purtroppo anche con Seagal (The Asian connection, 2016). Il momento più basso della sua carriera è aver diretto i film peggiori di Luke Goss, il momento più alto è stato “sporcarsi” con il Cine-MMA, cioè con piccoli film marziali interpretati da vere star delle mixed martial arts, inediti in Italia perché da noi quell’arte è nota solo a pochi: si accettano le gambe solo per calciare un pallone.
Se già Circle of Pain (2010) era divertente, sarò sempre grato a Zirilli per Locked Down (2010), splendido film marziale carcerario in salsa mma, con anche il compianto Kimbo Slice.

Ipotizzo che dal suo passato nel Cine-MMA Zirilli si sia portato dietro Quinton “Rampage” Jackson, che appariva spesso in quei film, e Chuck Liddell, che non è chiaro perché continui a voler fare cinema: i due celebri lottatori di mma arricchiscono un film di arti marziali, ma in un filmaccio di pseudo-azione come questo sono solo fastidiosi.

Una comparsata di tre fotogrammi per Quinton “Rampage” Jackson

Chuck Liddell è stato un campione del ring… da vivo!

L’ucraina Natalia Guslistaya l’abbiamo intravista nei filmacci di Uwe Boll, in piccoli ruoli in BloodRayne 3, Blubberella e In the Name of the King: Two Worlds, tutti del 2011, poi ha capito che è meglio tagliare i ponti col passato e si è ribattezzata Natalia Burn per fare la moglie di Mel Gisbon ne I mercenari 3 (2014), ma non va ancora bene: nei film successivi diventa Natalie Burn, così ogni traccia di Est Europa scompare.
Con Zirilli ha già lavorato in Hollow Point (2019) e magari ha conosciuto Lundgren già sul set di Uwe Boll, quindi decide di impegnarsi più che come semplice attrice ed è anche produttrice di questo film, sceneggiato dal co-regista Merino, e risulta anche direttrice del casting e pure stuntwoman! Insomma, il film se l’è cucito addosso, quindi è a lei che dobbiamo dare la colpa di tutto.

Natalja/Natalie stunt-mamma produttrice

Rhona (Natalie Burn) gira con la sua fiammante Maserati Ghibli del 2014 nella notte più importante per lei e la sua famiglia. Dovrà fare tante brutte cose, in questa lunga nottata, perché suo figlio è nelle mani del perfido Vladik, interpretato dalla faccia di Dolph Lundgren.
Dico “faccia” perché quella è tutto ciò che vediamo nei pochi momenti in cui l’attore è presente: se ne sta in uno stanzino a guardare un monitor con le imprese della protagonista, e fa le facce cattive. Grazie di essere passato, Dolph, ma non dovevi. Non dovevi proprio.

Tutto ciò che vediamo di Dolph Lundgren

Questa notte Rhona dovrà uccidere degli uomini, boss rivali e vari narcotrafficanti: il primo della lista… è Giuseppe Conte! No, dài, guardate la foto, non gli assomiglia di brutto? Che sia un modo per risolvere la crisi di Governo?

Primo obiettivo: Giuseppe Conte! Risolvere alla radice la crisi di Governo

Le varie noiose e cialtronesche avventure di Rhona saranno inframmezzate da camei di volti noti, visto che la donna andrà di qua e di là a cercare i suoi obiettivi, parlando con altri super-criminali cattivissimi. Per esempio l’ex campionessa marziale passata ai filmacci Mayling Ng (con il volto sempre meno umano) e l’eterno ed ubiquo Danny Trejo, tutti ruolini inutili che servono per mettere nomi in locandina e arrivare ai canonici 80 minuti di film.

Ma sì, allunghiamo il brodo con Danny Trejo che parla a vuoto

Nessuno dei personaggi ci viene spiegato con un minimo di senso logico, vediamo solo una rassegna di tizi che dicono cose immondamente stupide e si minacciano a vicenda. Quando poi alla fine abbiamo ben dieci secondi di combattimento tra Dolph Lundgren e Chuck Liddell… è così imbarazzante che viene da piangere.
Non so quale malattia abbia colpito Liddell, anche perché in Riot (2015) si muoveva ancora come un essere umano: qui ricalca fedelmente le movenze e le espressioni facciali di Rupert Sciamenna in Rocchio 47 di Maccio Capatonda. Visto che combatte contro l’ex Ivan Drago, direi che è stata la scelta giusta.

Al confronto di Liddell, che è stato un vero lottatore, la Burne sembra quasi brava, o almeno è ancora viva e ci crede davvero, sebbene le sue scene di lotta non siano memorabili. Insomma, l’idea è di un’eroina noir marziale che deve farsi strada a pistolettate e calci per arrivare al cattivo che gli ha rapito il figlio. In fondo si sa, mai sfidare una mamma!

Aspetta qui, tesoro, che mamma deve ancora ammazzare qualcuno

Alla fine della nottata, con noi spettatori uccisi da noia e stupidità, Rhona può cambiare macchina – una Maserati Quattroporte VI bianca del 2013, guarda caso stessa marca e modello dell’assassina con ragazzino al seguito di Proud Mary (2018) – e cavalca verso il tramonto… anzi l’alba, sparendo finalmente dalle nostre vite, dopo avercele ammorbate. Oh, Rhonda, mi raccomando: scrivi, eh?

Un altro grande filmaccio inutile per Dolph e i suoi compagni di merende, un altro titolo falso – dopo i titoli di testa, scompare ogni corsa in auto: che c’entra l’accelerazione? – un altro fiero prodotto Z della CineTelFilms: scommetto che presto lo vedremo su Cielo.
Se le energie e l’innegabile voglia di fare fossero state incanalate in scelte più intriganti forse il film sarebbe stato quasi guardabile. Fai entrare in scena un personaggio gagliardo di “mamma killer” a bordo di un’auto super-figa, perché sprechi tutto non usando gli elementi di forza che tu stesso hai creato? Invece per il 90% del film vediamo in scena gente che parla, e parla, e parla, e dice un mare di minchiate inutili, poi una triste scena di combattimento di due secondi e finisce il film.

A questo punto la Z è voluta, anche quando azzeccano gli elementi fanno di tutto per sfornare spazzatura. Che siano i distributori a chiedere espressamente la vuota nullità? Che ci siano degli… Spingitori di Z? Chissà.

L.

amazon– Ultimi titoli CineTelFilms:

– Ultimi film con Dolph Lundgren:

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17 risposte a Acceleration (2019) La notte della mamma killer

  1. Zio Portillo ha detto:

    L’idea della “notte movimentata” non è nuova e mettere la Burn che passa da un’obbiettivo all’altro, magari interagendo coi vari Boss di quartiere (interpretati dalle facce note) che via via gli danno incarichi più o meno complicati, poteva pure essere carina e variare dal solito cannovaccio trito e ritrito. Ma se tutto si appiattisce in chiacchiere e vuota nullità, sprecando quelle due idee originali che avevi (la macchina? Perché?), allora ti meriti solo di essere trasmesso su Cielo!

    P.S.: citare Maccio è cosa buona e giusta. Se poi i suoi finti film sono meglio di sta roba allora due domande me le farei. Per dire, l’altro giorno per sbaglio sono incappato in “In vacanza su Marte”… Mi sono vergognato per loro. Mille volte meglio il capatondiano “Natale al cesso”!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo questi film usano schemi fissi e invariabili, perché tanto si vendono a scatola chiusa: perché affaticarsi ad inventare qualcosa? E’ solo carne da piattaforma…

      “In vacanza su Marte” è riuscito nell’incredibile intento di battere in letame ogni altro cinepattone esistente: quei due criminali protagonisti andrebbero esiliati su Marte…

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      • Giuseppe ha detto:

        … Loro, assieme a chi ha avuto la “brillante” idea di proporre uno spunto vagamente fantascientifico per ridare linfa a un sotto-prodotto già morto da anni (il cinepanettone, appunto): ovvero, come sdoganare del tutto l’idea che da noi la fantascienza sia qualcosa di così poco degno di considerazione da poter tranquillamente far parte degli ingredienti del letame suddetto 😦 Un crimine non dissimile da quello di avere a disposizione Dolph Lundgren e non fargli fare un beneamato cazzo, altro che “acceleration”… di sicuro Maccio ne avrebbe tratto un film migliore.
        P.S. Acceleration 2: nel sequel Rhonda tornerà per rivelare che aveva solo messo in scena l’eliminazione di Dimitri alias Giuseppe Conte… tutto un trucco per far abbassare la guardia ai suoi avversari, il temibile ed egocentrico Matthew Lawrency e la sodale Therese Villeneuve 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaha se non sbaglio proprio in questi giorni stanno girando a Roma questo imperdibile seguito 😀

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  2. Cassidy ha detto:

    Visto che il periodo coincide, temo che i mandanti siano la nostrana Fiat che ha cercato di ammaliare gli americani, infilando le loro auto in video musicale (Jennifer Lopez che ballava sopra la 500) nel tentativo di aprire qualche concessionaria laggiù e vedere auto di lusso, questo spiega gli spingitori di Maserati e il titolo motoristico del film, almeno l’idea che mi sono fatto leggendo è stata questa. Anche perché sembra la fiera del riciclo, Danny e Dolph non dicono mai di no, specialmente se possono telelavorare da casa 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahaha in effetti sai che è vero? Dolph potrebbe benissimo aver partecipato a questo film in smart working 😀
      Sarebbe bello trovare dichiarazioni di qualche produttore per saperne di più sulle iniziative commerciali per “spingere” la Fiat in America. In questo film l’auto non c’entra assolutamente nulla, è chiaro che sta lì a farsi vedere, tipo cartellone o paginone di giornale, probabilmente la Maserati ha prestato un paio di macchinoni per quelle poche inquadrature in cui si vedono: chissà se le ha regalate a qualcuno della produzione. Ti pare che a Dolph Lundgren non gliela regalano una Maserati? 😛
      Se organizziamo un “film da festival”, cioè una roba fatta a casaccio, e mandiamo una mail alla Maserati dici che lo prestano un macchinone???

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      • Zio Portillo ha detto:

        Guarda, se ti omaggiano di una Maserati, sono disposto a regalarti la mia faccia da remoto. Faccio il boss malavitoso che sbraita ordini via Skype e muore male fuori-schermo. Posso anche fare il fantozziano “accento svedese” così per darmi un tono più alla Dolph.
        Toh, parte scritta in 30 secondi.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaha perfetto! E il tuo accento svedese ci dà anche il titolo sulla falsa riga: “Pronti? Via!” 😀

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  3. wwayne ha detto:

    Ho il bisogno fisico di vedere almeno un film di Dolph Lundgren all’anno. Più è recente e meglio è, perché con il passare del tempo il buon Dolph è diventato sempre più tamarro. Di conseguenza, ti puoi immaginare con quanto piacere io abbia scoperto che era uscito un suo film nuovo di zecca. Piacere evaporato dopo pochi minuti, perché come hai detto tu la trama è così platealmente priva di un senso logico che fa passare la voglia di vedere il film anche a un superfan di Dolph come me.
    Non avendolo visto per intero, non sapevo che Dolph combattesse per soli 10 secondi: questo è uno spreco inaccettabile, ed è un motivo in più per bocciare sonoramente questo “film”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anch’io sono fan di Dolph da tempo immemore, e non posso resistere dal vedere i suoi film, anche se so che non mi piaceranno. Però certo qui si è scavato davvero a fondo nel “non piacere”!
      Il bello dei film di Dolph è quando lui gigioneggia e si diverte a fare Dolph: qui non fa niente di tutto questo quindi non c’è alcun motivo per vederlo.

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    Ho appena visto Project Power e mi sono fatta la tua stessa domanda: due registi per questo film? Ma perché?? Io mi sono poi risposta: quando uno si appisolava interveniva l’altro, non so se può valere anche per Acceleration… Geniale il film in smart-working comunque: mentre Dolph e Danny recitavano certamente erano in mutande e mangiavano patatine!

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahahaha! Tra Giuseppe Conte, Rocchio 47 e gli Spingitori di Z sono morto dalle risate! 🙂
    Non altrettanto si può dire per il film, che, stimolato dallo spoiler sulla recensione odierna, mi sono visto al volo: concordo sul mantra “che barba, che noia”, il parlottio inutile del film vanifica la rutilante presenza di Dolph che anzi affonda nel tutto (e ciò mi procura dolore).
    Eppure la Z mi avviluppa e quindi, volendomi proprio fare del male questi giorni, oggi dovrei guardare “Beyond the law”, uscirò vivo e vegeto da un uno-due Z così potente??? 🙂

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  6. Romulus ha detto:

    A me di Zirilli è piaciuto I signori della droga, non so se è già stato recensito, ma è godibilissimo come azione, eppoi c’e pure Tom Sizemore nel cast.

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  7. Pingback: Hollow Point (2019) Vigilanti urbani | Il Zinefilo

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