[Multi-Recensioni] Collana “Sci-Fi Project”

Grazie a Prime Video di Amazon ho potuto viaggiare nella fantascienza di vari Paesi mediante il catalogo che Blue Swan (Eagle Pictures) ha messo a disposizione sulla piattaforma: ecco brevi recensioni sui film della collana “Sci-Fi Project“.


The Machine
(Gran Bretagna 2013)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dall’agosto 2018.
Disponibile su Prime Video.

Già l’ho recensito, ma mi piace aprire questa panoramica con un film che ho molto amato.

Nella veste di sceneggiatore Caradog James non si va ad impantanare con tematiche già abusate e si limita a citarle scrollandosele subito di dosso. La tecnologia che supera il confine dell’umano, l’arma che “può esse fèro e può esse piuma”, il dilemma di un super-soldato che però rimanga umano ed empatico, la nuova razza di cyborg che vuole l’indipendenza dalla razza umana: tutti problemi spinosi che non sarà certo questo film a risolvere, o anche solo ad affrontare.

James si limita a mostrare che i compiti li ha fatti, ma non ha alcuna intenzione di finire i temi degli altri. In Caity Lotz ha trovato la perfetta “cantautrice del corpo elettrico” e l’impegno di James sta tutto in una regia ispirata da far ruotare intorno alla ginoide.

Ad un certo punto il professore disperato chiama Eva “imitazione”, e mi piace pensare che quella parola sia un modo sottile dello sceneggiatore di strizzare l’occhio a Parodia: uno dei nomi della donna artificiale di Metropolis (1927) di Fritz Lang, una delle rarissime scritte da una donna.

Un film assolutamente consigliato, per le splendide immagini e per la splendida protagonista.


Titanium
(Russia 2014)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal settembre 2018.
Disponibile su Prime Video.

Il giovane Dmitriy Grachev scrive e dirige un film tratto dal romanzo Calculator (2000) di Aleksandr Gromov. Nel solito futuro dominato da un potere totalitario i condannati a morte, di solito dissidenti, vengono mandati in esilio sul pianeta XT-59, una landa desolata e piena di pericoli mortali che però nasconde un’Isola della Felicità, un’oasi di pace quasi mistica che però è l’unica speranza di salvezza.

Come in tutte le situazioni in cui i personaggi dovrebbero lavorare insieme per la salvezza comune, anche in questa tutti vanno per affari propri e cominciano a combattersi l’un l’altro, con ridicole minacce e fazioni in lotta. Forse nel romanzo la scelta narrativa funziona, nel film è decisamente fastidiosa.

Il noto britannico Vinnie Jones fa da “star internazionale” in un cast russo e ovviamente interpreta il super-cattivo, quello dei prigionieri che fa più la voce grossa e minacciosa, anche se il suo operato è quasi sempre nullo. Il buono è il protagonista Ervin (Evgenij Mironov) e la co-protagonista Kristi (Anja Chipovskaja), che forse sanno più cose di quante ne rivelino agli altri prigionieri.

La storia dovrebbe vertere sul rapporto complicato di un gruppo di persone molto diverse, costrette a condividere una situazione pericolosa e ad affrontare pericoli letali – come i vermoni della sabbia che infestano il pianeta e sono attratti dalle vibrazioni, metà Dune e metà Tremors – ma in realtà sembra più una parata di luoghi comuni e frasi fatte, per un finale deludente. Non mi sento di consigliarlo.


400 giorni – Simulazione spazio
(400 Days, USA 2015)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dall’agosto 2018.
Disponibile su Prime Video.

Il film l’ho visto nel 2017 ma non ricordavo assolutamente nulla, se non che mi aveva fatto ribrezzo: confermo quell’impressione. Sicuramente Matt Osterman ha creduto che mettere quattro giovani attori televisivi in una stanza gli garantiva un film ad altissima tensione e a bassissimo prezzo, e come tutti quelli che pensano la stessa cosa sbaglia, perché per tenere in piedi novanta minuti di film con quattro attori in uno spazio chiuso serve una sceneggiatura con gli zebedei che gli fumano, un regista coi fiocchi e attori bravissimi. Qui manca tutto questo.

Per studiare il comportamento umano durante un lungo viaggio spaziale – come se già non si conoscesse – mandano quattro mentecatti in una finta navicella sotto terra per quattrocento giorni, per vedere come interagiscono: al secondo giorno già stanno pitturando le pareti con le proprie feci.

Scegliere per la missione due amanti che si sono appena lasciati è stato un tocco di genio, e fa subito capire che il film è una cialtronata assurda, pieno di luoghi comuni, stereotipi e il peggio che si può trovare in qualsiasi filmetto di pseudo-fantascienza da due soldi.


Kill Command
(Gran Bretagna 2016)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal luglio 2018.
Disponibile su Prime Video.

Il tecnico degli effetti speciali Steven Gomez esordisce sia alla sceneggiatura che alla regia di un onestissimo prodotto di puro intrattenimento: niente menate sui robot che vogliono diventare umani, niente pipponi sul valore della vita, solo cari vecchi robot assassini e umani che devono sopravvivere in una situazione di pericolo. Ah, ad avercene di film così!

Grazie alle prime due stagioni della serie TV “The Crown” sono innamorato di Vanessa Kirby, che già conoscevo ma non avevo avuto modo di veder brillare. (I suoi ruoli in Mission Impossible: Fallout e Fast & Furious: Hobbs & Shaw me l’avevano fata crollare fra le attrici da evitare accuratamente). Qui interpreta Mills, un ingegnere robotico dal corpo potenziato che deve accompagnare un gruppo di soldati su un’isola per un addestramento: dei robot dovranno portare avanti un attacco simulato… che ben presto risulterà per nulla simulato.

Molto azzeccata l’idea del rapporto problematico tra Mills e i soldati, in quanto la donna ha una sorta di scanner inserito negli occhi quindi le basta guardare qualcuno per avere tutte le notizie su di lui, anche quelle che lui non vorrebbe si sapessero. Il che rende la situazione molto simile a “Ripley tra i Colonial Marines”, cioè una donna in un ambiente totalmente estraneo e spesso ostile, che però finirà per essere un valido aiuto nella situazione di pericolo che sorgerà.

Gli effetti speciali sono ottimi, per essere un minuscolo film economico, la Kirby è spettacolare, i robot molto ben disegnati e concepiti, l’azione gagliarda e l’intrattenimento è di quelli piacevoli. Non sarà il filmone dell’anno ma per me è una visione che merita.


Virtual Revolution
(Francia 2016)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dall’agosto 2018.
Disponibile su Prime Video.

Guy-Roger Duvert scrive e dirige la solita storia alla Blade Runner, portandoci nel solito banale futuro bbuio (perché il futuro è sempre bbuio) dove le strade delle città sono vuote e i contatti umani “dal vero” limitati: tutti vivono attaccati alla Rete, immersi in vite digitali nei panni di personaggi fittizi molto più fighi di loro. In pratica è lo spunto del fumetto Surrogates (2005) di Robert Venditti e Brett Weldele (da cui un pessimo film con Bruce Willis) ambientato in scenografie bladerunnerose. Per fortuna la trama è così inconsistente da non dover confrontarsi con queste due fonti.

2047. Nash (la star francese Mike Dopud, qui davvero sprecata) è un investigatore privato con tanto di spolverino che fa il Deckard dei poveri, ingaggiato per indagare su dei terroristi digitali chiamati Negromanti (colta la citazione paracula a Gibson?): comincia a fare robe e dire cose completamente prive di spessore. «Tanti secoli di evoluzione per finire come vegetali attaccati alle macchine»: tie’, ci scappa pure il pippone moralistico, che crede l’evoluzione funzioni su “centinaia di anni”, invece che su milioni. Forse intendeva l’evoluzione sociale umana, ma non vale la pena indagare.

Tolta l’inutile trama, tutta la forza del film sta nel ricreare varie scene palesemente ispirate a videogiochi: i film si apre con uno scontro fisico tra personaggi medievaleggianti e dotati di vari poteri magici, poi c’è lo scontro fra soldati del futuro venturo dotato di super-armi, poi altre robe strane. Lo stile registico di queste scene, che costituiscono il cuore del film, è palesemente ispirato all’universo videoludico ma senza averne lo spessore, visto che mancano totalmente sia una storia sia una motivazione: vediamo dei tizi fare cose, non sapendo né chi siano loro né perché si comportino così. Zero compartecipazione, zero interesse.

La lotta tra uomo e corporazione, la realtà umiliante e finzione digitale piena di lusinghe, tanti i temi non trattati dal film, che si limita ad accennare malamente, non ultimo l’ammmòre ai tempi della realtà virtuale. Tanti mezzi a disposizione per un risultato insufficiente.


Explorer
(Arrowhead, Australia 2016)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dall’agosto 2018.
Disponibile su Prime Video.

Il giovane Jesse O’Brien scrive e dirige il proprio esordio al lungometraggio sfruttando un suo corto, Arrowhead: Signal (2012), e creandosi una sorta di universo narrativo futuro che sfrutti, giustamente, le incredibili bellezze naturali d’Australia, che in molti punti sembrano davvero un pianeta alieno o un paesaggio post-atomico. Il problema è che a parte bei paesaggi nel film non c’è altro.

Questo immondo conglomerato di vuota nullità che finge di essere fantascienza non è altro che una parata di personaggi ignoti che viene buttata a casaccio di qua e di là, a fare robe fantascienziose e a dire baggianate inutili, senza qualcosa che da lontano possa assomigliare ad una trama: l’impegno nei costumi e negli oggetti di scena sarebbe stato meglio dividerlo equamente con, non so, un copione, o addirittura una sceneggiatura. Non la vede così O’Brien, che crea cento minuti di puro nulla.

L’unica particolarità di questo film vuoto è che si apre con una scena di finger gun, un “dito sparante” di cui ho già parlato.


Spacewalker. Il tempo dei primi
(Russia 2017)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dall’agosto 2018.
Disponibile su Prime Video.

Dopo tanti racconti della corsa americana allo spazio era ora che anche la Russia ricordasse le sue passate glorie, anche se purtroppo il più grande difetto di un film del genere è il parlare di argomento ignoti agli occidentali, tartassati di propaganda americana e ben poco avvezzi a quella sovietica.

Dmitriij Kiselev dirige con mano sicura e una grande sensibilità per l’immagine portentosa una storia purtroppo difficile da seguire, per noi “stranieri”: sicuramente è un prodotto pensato per i russi, per raccontare loro in modo veloce cose che sicuramente studieranno a scuola, ma l’effetto per un non russo (o comunque un non esperto di viaggi spaziali non americani) è un racconto fumoso e veloce che non lascia capire molto, al di là delle immagini.

La storia è quella di Aleksej A. Leonov, il primo uomo nello spazio – o, per la precisione, il primo ad essere impegnato in attività extraveicolare nello spazio – in una corsa al progresso scientifico con gli Stati Uniti per cui bisognava per forza di cose bruciare le tappe, imparando per esperienza più che per logica e rischiando troppo spesso la vita degli astronauti. Che comunque morivano dalla voglia di rischiarla, almeno stando al racconto.

Curatore del progetto spaziale è Sergej Korolev (interpretato dall’ottimo Vladimir Ilin, volto storico del cinema russo e amato da Mikhalkov), il quale vorrebbe essere più cauto ma la velocità imposta dal Kremlino non consente “sicurezza sul lavoro”. Così può solo assicurarsi che i due astronauti prescelti e addestrati, Leonov (Evgenij Mironov) e Pavel I. Beljaev (Konstantin Khabenskij), arrivino nello spazio ed adempiano alla loro missione in diretta mondiale: in quanto al tornare sulla Terra… be’, quello si vedrà al momento opportuno.

La prima parte del film, con la veloce storia del programma spaziale, è la meno apprezzabile semplicemente perché dà tutto per scontato, poi però la seconda parte, con la missione, il rientro e l’incredibile conclusione, regalano la parte migliore del film, godibile anche da uno “straniero” occidentale.


Salyut 7. La storia di un’impresa
(Russia 2017)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal giugno 2018.
Disponibile su Prime Video.

Un altro film che racconta la corsa allo spazio sovietica ma stavolta è davvero appassionante, dall’inizio alla fine, anche perché racconta un fatto non credo molto noto all’Occidente quindi si rimane col fiato sospeso fino alla fine. Grazie anche alla splendida regia di Klim Shipenko, che spero torni ancora a raccontare avventure spaziali.

Dopo il 1986 nessuno è salito più a bordo della Salijut-7 ed era previsto un rientro “morbido” per il 1994: invece i turbolenti eventi della fine degli anni Ottanta si sono rispecchiati anche nello spazio, ed una imprevista attività solare ha incasinato tutto. Il risultato è che mentre Gorbachëv sta rimodernando l’Unione Sovietica… un relitto gigantesco sta per crollare da qualche parte sulla Terra, con il serio rischio di fare una strage.

Alla notizia che uno shuttle americano è pronto a partire, guarda caso senza carico (quindi con spazio sufficiente per incarrettarsi la piccola base sovietica) e guarda caso con a bordo l’unico americano capace di gestire la Salijut-7, i sovietici capiscono che devono sbrigarsi di brutto a mandare qualcuno a risolvere il malfunzionamento della base e organizzare se non proprio un rientro morbido comunque un bel tuffo nell’Oceano Indiano: così gli americani non riusciranno a fregarsi i segreti della tecnologia russa.

La storia ci racconta l’incredibile e appassionante avventura dei cosmonauti Fedorov (Vladimir Vdovichenkov) e Alekhin (Pavel Derevyanko), versione filmica di Vladimir Dzhanibekov e Viktor Savinikh, che superando tutta una serie di problemi dovranno cercare di scongiurare la catastrofe. Hanno tutto contro: il tempo, il clima, la strumentazione tecnica, le probabilità, la fortuna, tutto rema contro di loro… ma ci vuole ben altro per fermare un russo!

Una narrazione che tiene con il fiato sospeso, una messa in scena da applauso e una colonna sonora splendida, composta da Ivan Burlyaev, e il non sapere come andrà a finire la vicenda rende tutto ancora migliore. Un film assolutamente consigliato e spero la Russia continui quest’opera di riscoperta del loro passato, lasciato finora alla propaganda americana che non eccelle per neutralità.

L.

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12 risposte a [Multi-Recensioni] Collana “Sci-Fi Project”

  1. Cassidy ha detto:

    “Spacwwalker” mi attira, dico sempre che i film sulla corsa allo spazio dovrebbero essere tutti russi! Mi hai venduto anche “Kill Command” ho appena finito di vedere Vanessa Kirby partorire con dolore in “Piecws of Woman” su Netflix, quindi posso passare a questo 😉 Cheers

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dopo “The Crown” adoro Vanessa e non so perché non l’ho seguita prima 😛
      Purtroppo i film sulla corsa allo spazio sovietica tendono a dare per scontate cose che non credo noi occidentali abbiamo mai saputo, visto che a paio un paio di robe vaghe non ci è stata mai raccontata quell’altra metà del cielo, quindi la prima parte di “Spacewalker” è abbastanza fumosa, ma migliora con la seconda. Invece “Salyut-7” è assolutamente consigliato, davvero bello.

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  2. Pietro Sabatelli ha detto:

    Visti due, scartati due, gli altri sconosciuti, e dico che soprattutto The Machine merita certamente d’esser visto ed apprezzato 😉

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Allora, di tutta sta sfilza di film fantascientifici ho visto “400 GIORNI” (“- noia mortale” avrebbe dovuto essere l’efficace sottotitolo italiano… Capisco il budget risicato, ma qua o hai un’idea vincente che ti tenga incollato per un’ora e mezza allo schermo, oppure siamo noi che dopo 20 mnuti spalmiamo le nostre feci sulla tv!), “KILL COMMAND” che mi divertì anche se, ammetto, il finale non mi sorprese (mi accodo alla segnalazione di Cassidy: guardati “Pieces of woman” con la Kirby. A me ha fatto “male”, mia moglie al 7° mese di gravidanza sta ancora piangendo e contemporaneamente mi manda affancul…) e “EXPLORER”. Di quest’ultimo mi ha acchiappato la locandina che fa molto Shepard di “Mass Effect” (per il quale continuo ad avere un innamoramento). Il film è un mix tra “Guerre Stellari”, “The Martian”, “Pitch Black”, “Lost in Space” e “Alien”. Tutto ciò che può essere fantascienza è stato infilato dentro a forza. Il risultato è una poverata che “con 30.000 L. il mio falegname faceva meglio!” che mi ha fatto sbadigliare ma non mi sono annoiato come con “400 giorni”.

    Degli altri mi pare di capire che solo THE MACHINE e SALYUT 7 valgono una visione. Segnati.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Spettacolare carrellata, oltreché interessante e stimolante: ho visto The Machine, Kill Command, Salyut 7 (direi che mi sono trattato bene 🙂 ).
    Ora, conoscendomi, secondo te, quale, una volta letta la breve recensione, avrò subito iniziato a procurarmi??? 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Su “The Machine” non penso ci sia altro da dire 😉
    Per il resto “Titanium” e “Kill Command” li ho già in lista da tempo, mentre “400 giorni – Simulazione spazio” già non mi attirava ai tempi e credo proprio che, al pari di “Virtual Revolution”, lo sacrificherò del tutto (a differenza, ovviamente, dei due titoli russi rimanenti). Di Jesse O’Brien avevo visto “Arrowhead: Signal” e, forse, avrebbe fatto meglio a mantenere il tutto entro i limiti del cortometraggio, senza pretendere di allargarsi…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Forse nel corto di O’Brien c’era una trama comprensibile, magari si è persa nell’allungarlo a lungometraggio, ma l’assenza di trama non sarebbe un problema se poi ci fossa qualcos’altro, tipo bei personaggi o belle scene o qualsiasi altra cosa. Il problema è che non c’è nient’altro…

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