[Telemeno] 1991 – Street Justice

È esistito un tempo in cui la passione marziale ha spinto alcuni visionari a tentare una strada senza uscita: portare il “cinema di menare” in TV. Per lo più sono esperimenti falliti, ma hanno comunque lasciato tracce importanti nell’immaginario collettivo. Ecco le loro storie.


I fiumi sgorgati negli anni Ottanta arrivano all’oceano dei Novanta: nessuna diga riesce più a fermare l’esondazione marziale e assistiamo al più grande fenomeno “di menare” mai conosciuto dal cinema. È vero, la prima grande esplosione marziale è avvenuta nel 1973, quando anche nel distratto Occidente è arrivata l’eco di quel nuovo genere cinematografico che aveva infiammato l’Asia, ma l’elemento che accomuna quasi tutte le centinaia di film marziali prodotte nei Settanta è che… nessuno sa combattere in video! A parte Bruce Lee e pochissimi altri, sono tutti attori che agitano le manine. Negli anni Novanta, per la prima ed unica volta nella storia di questo medium, a ricoprire ruoli marziali vengono chiamati degli atleti veri: da allora mai più nessuno in Occidente ha osato tanto.

Impossibile spiegare oggi l’entità del fenomeno marziale esploso con l’inizio dei Novanta, mi limito a fare un esempio. Conservo ancora un ritaglio con la recensione del film Senza esclusione di colpi! (1988) che quel 1990 portò Van Damme in Italia. La rivista “CIAK” ha sempre seguito solo i film blasonati e storicamente ha sempre ignorato i film “di cassetta”, quindi quale rivista ha commesso il folle atto di recensire un film che nessuna rivista di settore ha preso in considerazione? Sembra incredibile… ma era “Famiglia Cristiana”. Capite che se una rivista di stampo religioso recensisce un film basato su muscolosi energumeni che si menano dall’inizio alla fine, è chiaro che il fenomeno è diventato inarrestabile.

Mentre le videoteche cominciano a riempirsi di film marziali di ogni qualità, la TV capisce che è il momento di smetterla con la mafia cinese e i vietnamiti ribelli: è il momento di menare duro a casa propria. Poteva uno come Stephen J. Cannell, padre dell’azione in TV, non salire di livello? Con la sua casa produttrice va a Vancouver e comincia a girare la sfortunata serie degli sbirri di menare meno di menare di sempre.

Per il poliziotto che non deve aspettare rinforzi. Mai.

Carl Weathers è uno di quei poliziotti che non aspettano rinforzi: semmai sono i rinforzi che aspettano loro. Quante volte in un prodotto americano avete sentito il poliziotto protagonista fregarsene dei rinforzi e fare tutto da solo? All’epoca era ancora una regola fissa e il nostro Adam Beaudreaux ci si attiene.

Voi, laggiù a dieci chilometri: fermi, polizia!

Adam è anche uno di quei poliziotti che fanno ciò che fanno i protagonisti di “Law & Order” in ogni episodio di ogni stagione da più di vent’anni: si posizionano a dieci chilometri da un sospettato e gridano «Fermo, polizia!» così che possa iniziare l’inutile rincorsa di turno. Perché non aspettano di essere più vicini prima di farsi riconoscere? Misteri procedurali.
Adam però fa di più: lui intima di fermarsi… e poi corre dall’altra parte!

Per il poliziotto che scappa dall’azione. Sempre.

Insomma, l’avete capito, Carl Weathers è chiamato ad interpretare una macchietta vivente, uno stereotipo ambulante di poliziotto da operetta, per di più reduce dal Vietnam tanto per aggiungere luoghi comuni. Sarebbe stato più divertente se l’avessero reso reduce da una missione in Centro America dove ha affrontato un Predator!

Ehi, mi senti? Ho detto: “Fermo, polizia”! Mi senti?

Nella giungla del Vietnam Adam ha salvato un ragazzino, chissà che fine ha fatto, chissà dov’è finito, chissà sotto quale cielo starà pensando al suo domani, sotto quale caldo lenzuolo starà facendo bene l’amore… sarà mica Biagio Antonacci? No… è Bryan Genesse, quando la Z inizia per B!

Basta, chiudete tutto: siamo al completo!

Gli occhi più inutilmente entusiasti della TV americana interpretano Grady Jameson, quel bambino perduto in Vietnam che ora è cresciuto e mena la gente come pochi. Quello che inizia è… boh!

Chi si annida sotto Via della Giustizia?

E “21 Jump Street”… muta!

Non trovo altre parole per descrivere “Street Justice“, la serie TV che ha tutti gli elementi giusti e riesce a gestirli tutti male. Sono solo 24 episodi, divisi in due stagioni, iniziati il 29 settembre 1991. All’epoca ero un irrefrenabile divoratore di cinema marziale, dubito fortemente che avrei resistito a gustarmi questa serie se l’avessi beccata, eppure a parte un paio di locandine sulla guida TV e forse la visione di un mezzo episodio non ricordo altro.
Stando all’archivio del “Radiocorriere TV” la serie arriva su Italia1 almeno dal 7 ottobre 1994 e ci rimane un annetto, prima alle 19 circa poi in seconda serata: come detto, non l’ho mai beccata. Per fortuna non ho perso niente.

Quando i colpi alla Van Damme spaccavano

Su YouTube potete trovare i primi episodi completi, ovviamente in lingua originale, così che potrete avere l’emozione di scoprire la noiosa moscezza di questo prodotto. Dopo aver riso di cuore alla scena d’azione con protagonista Carl Weathers, che ci illude trattarsi di una serie poliziesca, inizia un immondo pippone sui problemi psicologici dei reduci che dura tipo due ore, in un episodio da 40 minuti: ho visto i primi tre episodi, e a parte due scene con Genesse che fa le sue robine marziali c’è solo un moscio parlottio che non andrebbe bene manco per il Festival della Mosciona.
Ma non era una serie poliziesca? Weathers non era un poliziotto? Genesse non menava la gente? I due non uniscono le proprie forze per combattere il male, uno con la pistola e l’altro coi piedi? No, passiamo mezz’ora di episodio a vedere Jameson che insegna la meditazione marziale ad una vecchia vietnamita reduce del Vietnam pure lei: oh, il Vietnam pieno così, eh? Toccava prenotare mesi prima, per andarci.

La scena più immotivata della storia della televisione

L’unico momento degno di nota è quando Jameson vuole diventare istruttore di una palestra locale e si lancia in un test davvero curioso: per convincere la proprietaria di essere bravo, comincia a… sfondargli un muro! Tira tre calci bruttissimi – dopo l’ultimo l’attore palesemente cade male – e butta giù tre mattoni da cui esce la luce: perché quella palestra ha delle pareti così leggere? E perché distruggere un locale dovrebbe essere un valido test d’ammissione?
Per fortuna la ridicola scena ci strappa una risata, poi tutti giù a parlare dei reduci del Vietnam.

Il cuore è giusto, il momento è azzeccato, Cynthia Rothrock e il figlio di Steve McQueen hanno spaccato le videoteche con Codice marziale (1990) dimostrando che le storie di poliziotti che combattono il crimine a sganassoni è un tema che piace parecchio, infatti mentre “Street Justice” è ancora in corso esce Codice marziale 2 dove a Cynthia si affianca il mitico Jeff Wincott, pronto a regalarci emozioni marziali come pochi. Insomma, gli “strambi sbirri di menare” spaccano e quindi è il momento giusto per “Street Justice”… che però si rifiuta di parlare di sbirri, di menare e di qualsiasi altra cosa non siano i traumi dei reduci del Vietnam, che c’hanno anche un po’ sbomballato la uàllera.

Cannell ha cannato, o cannellato che dir si voglia, ma per fortuna è abbastanza in gamba da capirlo subito e provvedere: stavolta azzeccando al di là di ogni più rosea aspettativa. Perché molla gli sbirri… e passa ai “rinnegati”.

L.

– Ultimi titoli del ciclo:

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12 risposte a [Telemeno] 1991 – Street Justice

  1. Cassidy ha detto:

    Purtroppo è una serie che non mi ha mai preso, ovviamente la presenza di Carl Weathers mi attirava ma niente, proprio non mi piaceva. In effetti il tuo post conferma il perché, era tutto uno sbaglio in questa serie, che razza di sfortuna il povero Apollo Creed, in carriera non è mai riuscito a sfondare come avrebbe potuto. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Le premesse c’erano tutte, Carl era gagliardo al punto giusto e con la voglia di fare il figo, ma la sceneggiatura era il vuoto completo: zero poliziotti, una sgommatina di menare, tutte parole mosce. Peccato, perché invece nei film in videoteca i poliziotti marziali spaccavano.

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Per essere un posto che consacra una delle numerose sconfitte militari USA, il Vietnam era proprio un tema amato. Mancava solo qualche episodio con Duffy Duck reduce…
    Mi chiedo solo come mai nessuno abbia mai pensato di riempire di pallottole il proprio trauma, visto che i personaggi delle storie statunitensi sparano persino ai tornado!

    Comunque, sembra una serie istruttiva, perciò prendo appunti: tirar giù un muro a sberle vale più di una caparra!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La prossima volta che ti capita di fare un colloquio per qualsiasi cosa, nel dubbio butta giù un pezzo di parete, farai un figurone! 😀
      La narrativa ha bisogno di guerre, e finita la Seconda, la mitica, ci si è buttati sul Vietnam: nei Novanta si è provati un po’ a sfruttare la Guerra del Golfo, ma era una roba troppo piccola per generare davvero stress post traumatico: per fortuna dal Duemila il materiale non manca mai…

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Mai sentita ma, essendo una serie con mostri sacri della Z come Weathers e Genesse, mi aspettavo qualcosa di più perlomeno brioso (anche frutto di comicità involontaria), invece, da quel che mi pare di capire, eccetto la scena della palestra che vale da sola il prezzo del biglietto, non mi sono perso nulla!
    Segnalo che mi si sono illuminati gli occhi sulla citazione di Famiglia Cristiana e sullo “spoiler” finale…”rinnegato”! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pensa, Van Damme ignorato da “CIAK” e recensito da “Famiglia Cristiana”: altri tempi 😀
      Che peccato che due grandi nomi come quelli coinvolti non abbiano saputo tirar fuori niente dalla serie, ma per lo meno non mi dispiace di averla persa all’epoca.

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Per averla sentita, l’ho sentita spesso. Ma non credo invece di aver mai visto mezzo episodio! Pensa che ho appena scoperto che c’era Carl Weathers! Probabilmente se l’avessi beccato in tv ad orari mattutini (ora dei classici telefilm di Italia 1) l’avrei guardata. E invece…

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  5. Anonimo ha detto:

    Però quel Weathers faceva parte anche di Chicago Justice, altro spin-off di Chicago Fire.

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  6. Giuseppe ha detto:

    Non ricordo praticamente nulla di questa serie quando invece, visti i nomi coinvolti, avrei dovuto… capisco però dalla recensione quanto contenesse ben poco da tramandare ai posteri (fosse pure stata programmata/replicata in orari abbordabili).
    P.S. Van Damme recensito da Famiglia Cristiana? Se avessero continuato a tenerlo d’occhio, magari mettendo qualche buona parola presso chi di dovere, al posto di Don Matteo oggi ci sarebbe stato senz’altro Padre Jean Claude 😀

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  7. Pingback: [Telemeno] 1993 – Walker, Texas Ranger | Il Zinefilo

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