Harry Potter vs Labyrinth (guest post)

È con immenso piacere che ospito un’indagine di Vasquez, che i lettori del blog conoscono per essere una fenomenale CEI (Conservatrice di Edizioni Italiane), come potete scoprire ogni domenica nella rubrica che arricchisce con i suoi “titoli italiani”.

Stavolta ci prende per mano e ci guida attraverso un dedalo di citazioni che fonde magie, fate, cappelli e maghetti che non ce la raccontano giusta: non perdetevi nel labirinto!

L.


Cappelli pennuti e Fate mordaci

Harry Potter vs Labyrinth

di Vasquez

«È la storia, non colui che la racconta.» dice Stephen King nel frontespizio di Stagioni diverse (1982). Non sono mai stata d’accordo con questa frase. È sempre grazie a colui che racconta che a noi sembra di leggere ogni volta una storia diversa. Perché tutte le storie sono già state raccontate.

Non c’è nessuno sulla faccia della Terra che non conosca Harry Potter di J.K. Rowling: sette libri (+ tre pseudobiblia) tradotti in decine di lingue, vive e morte, otto film (+ due prequel), una rappresentazione teatrale, un libro-parodia che credo di ricordare solo io (Herry Sotter e la maledizione vegetale di Claudio Comini, di cui è uscito anche un seguito), gadget, personaggi noti anche a chi non ne ha mai letto una riga o visto mezzo minuto di film. Forse un’imminente serie HBO.
La mitologia inventata dalla sua autrice è stata spulciata, analizzata e studiata.
I libri sono stati spulciati, analizzati, e studiati. E ri-tradotti, almeno in Italia, in una sorta di frenesia da revisionismo della traduzione di quelli che «… ma i nomi originali sono meglio! … ma non tutti, ché alcuni di quelli adattati ce li teniamo», applicando la famosa regola della Casa delle Libertà (per informazioni citofonare “Guzzanti”).
Bof, contenti loro.

Eppure.

La prima volta che ho letto il terzo libro, Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban (1999), su una scena che sono sicura ogni fan riconoscerà all’istante, mi è uscito un sorriso di pura felicità per quella che io considero una gradita citazione-omaggio ad uno dei miei film preferitissimi di sempre. Avete presente il sorriso di Julia Roberts nel finale di Notting Hill (1999)? Niente al confronto (modestamente).

La scena è questa: il professor Remus J. Lupin spiega ad un terrorizzato Neville Paciock che per usare l’incantesimo Riddikulus sul Molliccio-Piton, un sempre ispirato Alan Rickman – ciao Alan, ci manchi! – deve immaginarlo con i vestiti di sua nonna. Tra parentesi la nonna di Neville è un personaggio memorabile che i film purtroppo non hanno avuto modo di rappresentare.
Neville così ci informa che sua nonna: «… ha sempre lo stesso cappello. Un cappello alto con un avvoltoio impagliato in cima.»

Il Molliccio prende la forma di quello che ci spaventa di più
(anche se io il cappello me l’immaginavo un po’ diverso…)

C’era una volta una ragazza che aveva un fratellino più piccolo a cui doveva badare controvoglia… no, no, non erano Sara e il piccolo Toby del film Labyrinth (1986), ma la giovane Vasquez e suo fratello minore. Il quale molto ingiustamente era stato portato insieme alla sua classe a vedere Labyrinth, mentre alla mia classe era toccato Gandhi (1982). Non è mai esistita un’ingiustizia peggiore!
Dovetti ingoiare il rospo e pazientare fino a quando – finalmente! – non riuscii a recuperare il film di Jim Henson in TV. Così feci la conoscenza della giovane protagonista Sara, che nel labirinto del titolo incontra tutta una serie di personaggi, tra cui un vecchio saggio con un cappello molto particolare…

Saggio e Coprisaggio (… è esattamente così che immaginavo il cappello di nonna Paciock)

Che poi, a ben guardare, il Coprisaggio (semplicemente The Hat in originale) non è che un cappello parlante.
«Pulce nell’orecchio, Potter?»
Esatto! Proprio come il Cappello Parlante (The Sorting Hat nei libri della Rowling) che smista saggiamente i ragazzi nelle rispettive Case di appartenenza.

Illustrazione dalla brochure del DVD

In realtà però, il primo personaggio incontrato da Sara nella sua avventura è uno gnomo impegnato a liberarsi di zanzare giganti con una pompetta di (?) repellente. Poco dopo scopriamo che non sono zanzare, ma piccole fatine infingarde, che invece di esaudire desideri, mordono gli incauti.
Nel quinto libro, L’Ordine della Fenice (2003), Harry Potter e compagnia si ritrovano a casa di Sirius Black armati con delle grosse bottiglie di liquido nero (Doxicida) con un beccuccio in cima, per combattere una grave infestazione di Doxy, così descritti ne Gli animali fantastici: dove trovarli (2001):

«(a volte noto come Fata Mordace) viene spesso scambiato per una fata […] possiede una minuscola forma umana, anche se nel caso del Doxy è ricoperta di folto pelo nero e ha un paio di braccia e di gambe in più. Le ali sono spesse, ricurve e brillanti, molto simili a quelle di un coleottero. […] I Doxy possiedono due file di denti affilati e velenosi. In caso di morso, è necessaria l’assunzione di un antidoto.»

Fata Mordace

Questo gnomo disinfestatore diventerà il compagno di avventure di Sara ed è straordinariamente brutto e maleducato.
Somiglia tanto agli gnomi che infestano il giardino della casa di Ron Weasley, l’amico di Harry Potter, la cui descrizione ci viene fatta nel secondo libro, La camera dei segreti (1998):

«[…] piccolo e coriaceo, con una grossa testa calva e bitorzoluta, tale e quale una patata».

Ancora, nel sesto libro, Il principe mezzosangue (2005):

«Fred , George, Harry e Ron erano gli unici a sapere che l’angelo in cima all’albero [di Natale] era in verità uno gnomo da giardino che aveva morso Fred alla caviglia […]. [Lo gnomo] scrutava torvo tutti quanti dall’alto: era l’angelo più brutto che Harry avesse mai visto, con il testone calvo e bitorzoluto e i piedi pelosi».

Mi rendo conto però che qui potrei essere accusata di peccare di malizia, anche perché non so nulla dell’iconografia degli gnomi nel mondo, o di quella dei goblin, o anche di quella dei cappelli se è per questo. Magari solo qui da noi gli gnomi sono un carinissimo incrocio tra Grande Puffo e i nani di Biancaneve, e altrove invece li raffigurano abitualmente brutti e maleducati (quelli a casa di Ron conoscono un sacco di parolacce). E poi “brutto, con la testa calva e bitorzoluta” non è che corrisponda esattamente a quella «repellente verruca» che c’è in Labyrinth.
E a dire il vero i Doxy non è che somiglino tantissimo alla fatina che morde Sara a tradimento (anche se… fate che mordono?… mah…)
Per non parlare poi del fatto che il Cappello del Saggio non sembra proprio proprio un avvoltoio (anche se… che io sappia gli avvoltoi sono i soli volatili con la crapa pelata…).

Chi hai chiamato crapa pelata?!?

E va bene. «Da ora senza guantoni!» [cit. La guerra dei Roses (1989)]
Lo gnomo di Labyrinth si chiama Gogol, ma sembra che nessuno riesca a memorizzarlo.
«È GOGOL!» non fa che ripetere lo gnomo incredibilmente realistico. Niente da fare. Viene appellato con tutta una serie di nomignoli. Il mio preferito è “Trallalà”, ma ci sono pure “Eglogo” e “Cruckol”. Mi venne spontanea una domanda: come suonavano tutti quei nomignoli in originale? E qui il rospo da ingoiare era bello grosso: non l’avrei mai saputo.
E invece, o gaudio!, sono stati così gentili da inventare dei dischetti magici dove puoi vedere un film scegliendo la lingua che più ti sconfifera!

Un “nomignolo” diventato leggermente famoso
(nella versione italiana questa battuta è appena un po’ più acida dell’originale)

Spulciando in Rete mi sono imbattuta in una pagina facebook, “Harry Potter Back to Hogwarts”, che in un post del 2015 illustra due teorie sulle origini del nome della Scuola di Magia e Stregoneria più famosa al mondo.

La prima, che si trovava nel sito ufficiale della Rowling prima della sua riprogettazione (quindi non più reperibile: a quanto pare non solo agli italiani piace il revisionismo…), dice che il nome è stato scelto in base ad un sogno del personaggio di Corinna Corvonero, già “Priscilla”, che nei film diventa “Cosetta”, in originale “Rowena” (per gli amici “Franco”).Vi ho ben detto che i libri sono stati ri-tradotti, no? E credetemi: non volete sapere altro.
Tale Corinna in questo suo sogno veniva portata da un cinghiale su una scogliera. Da qui “hog-wards”: i luoghi del cinghiale.

La seconda teoria si rifà ad una gita della Rowling ai Kew Gardens di Londra, dove l’autrice vide un fiore che assomigliava ad un giglio e che si chiamava “Hogwart”.
Non sono andata oltre nelle mie ricerche. Mi è bastato questo assaggio per capire che la questione è dibattuta, controversa, e avvolta nella nebbia come i gorilla di Sigourney.
E nemmeno sono andata sul sito ufficiale della Rowling per verificare il tutto. O per vedere magari se nel frattempo le fosse venuto in mente qualcosa di ancora più esotico, pur di non dire che in realtà le era piaciuto Labyrinth e alcune sue invenzioni.

Potrebbe dire di essersi ispirata a questo…

Eppure io ’sta storia della scuola di magia con le materie strane l’avevo già letta da qualche parte.
Nella scuola di cui avevo già letto si insegna Alchimia e Astrologia Pratica (materia in cui se sbagli segno dello Zodiaco a inizio compito, ti si sfasa tutta l’operazione).
Sempre in questa storia il protagonista è un ragazzo, Porgie, che abita a casa dei suoi zii, Veryl e Olga, bullizzato da suo cugino Homer, detto Torello.
Suona familiare, vero?
Il povero Porgie ha assolutamente bisogno di una scopa da adulto, un nuovo manico di scopa per andare dall’altra parte del Muro, quel Muro che gira tutt’intorno e che è sempre stato là.

Maze Runner vs Harry Potter e la Fuga dal Labirinto Maledetto

No, non c’è stato un incontro tra Joanne K. Rowling e James Dashner per unire due saghe di fanta-avventura. Si tratta invece di un bellissimo racconto intitolato Il muro intorno al mondo (1953) di Theodore R. Cogswell, che ho letto nei primi anni ’90 ne “Le grandi storie della fantascienza 15”. Una vecchia edizione Armenia pescata da una bancarella. Qualcuno ha già fatto un monumento alle bancarelle? Composto un’ode? No? Peccato.

Nonostante gli anni che si porta appresso, vi posso assicurare che questa storia non ha perso nemmeno un grammo della sua freschezza, potrebbe essere stata scritta stamattina. Recuperatela se potete, e godetevela.

dalla rivista “Beyond Fantasy Fiction” (volume 1, n. 2) del settembre 1953

La serie di film Maze Runner è la mia preferita fra quelle appartenenti al genere che chiamano “young adults”. I relativi libri sono lì che mi aspettano. Chissà che non trovi qualche succosa citazione che mi faccia fare un altro bel sorriso di pura felicità.

V.


Ringrazio di cuore Vasquez per questa sua “indagine” nel mondo fantastico di queste due saghe, seguendo le mollichine (e mollicone) di pane fino ad un racconto d’annata. Spero torni presto ad inondarci di citazioni e rimandi.
L.

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40 risposte a Harry Potter vs Labyrinth (guest post)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Chi è ospite in questo blog deve avere un insano gusto per la ricerca! brava Vasquez.

    C’ho mia figlia (3 anni e mezzo) alla continua ricerca di film che possa guardare. Le ho fatto vedere (contro il volere materno…) trequarti de “Il signore degli anelli” e “Lo Hobbit”. E’ uscita pazza e adora tutto quel mondo con mostri, draghi e stregoni malvagi. Ora si è fissata coi supereroi anche perché all’asilo mezza scuola ha gli zainetti con vari personaggi ma la madre a sto giro è irremovibile e non vuole cedere alla visione. Quasi quasi provo con “Labyrinth” che vidi al cinema seduto per terra davanti alla prima fila! Sala strapiena perché venderono molti più biglietti rispetto ai posti liberi. Io e i miei amici ci sedemmo là, ma c’era gente sulle scale e altri sfortunati come noi che tornarono a casa col torcicollo.

    Detto questo, ho parecchio sonno… L’ho capito quando ho letto “…Porgie ha assolutamente bisogno di una scopaTA da adulto…”. Mi serve una litrata di caffè!

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  2. Madame Verdurin ha detto:

    Grazie Vasquez, un articolo meraviglioso! Pur conoscendo bene sia Harry Potter che Labyrinth non avevo notato nessuna della somiglianze che tu giustamente citi, wow, favoloso! Anche io, come Zio Portillo, ho in mente di far vedere Labyrinth ai bambini, ma siccome sono un po’ fifoni l’ho presa un po’ larga iniziando dai Muppet, ma ci arriverò prima o poi, dovessi aggirare il muro intorno al mondo! Ancora grazie, ottimo post, e grazie a Lucius che sceglie sempre ospiti illustri.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Da bambino adoravo i Muppet quindi approvo la tua scelta. Anch’io ero particolarmente fifone, all’incirca all’età di 6 anni in famiglia vedemmo il fenomeno del momento, “Visitors”, e quando uno si strappò la faccia per mostrare sotto la pelle da lucertola il terrore in me fu tale che vomitai. Ma ogni settimana ero lì pronto, perché non potevo perdere l’evento del secolo ^_^
      Solo intorno ai quindici anni ho iniziato a vedere film horror, mentre adoravo Labyrinth, la Storia infinita e altri film coi mostroni pucciosi 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Da bambino ho visto di nascosto Poltergeist, ovviamente di notte.
        Mi ha così tanto terrorizzato che poche altre cose mi hanno fatto paura in seguito, eccetto un incubo ricorrente e i compiti in classe XD

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il film che ha terrorizzato la mia infanzia è stato “Il fantasma dello spazio” (1953): non saprei dire perché, ma quei film in bianco e nero avevano un’atmosfera che mi gelava il sangue. Per anni i miei sonni sono stati agitati dall’alieno invisibile del film, che poi essendo invisibile… non si vede! Proprio per quello mi metteva più paura ^_^

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      • Conte Gracula ha detto:

        Praticamente Le Horla di Maupassant! Ma nello spazio.
        Si fregava pure il latte? Mi pare che il mostro di Maupassant lo facesse…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Infatti il grande errore del fumetto francese che ha raccontato quel culto di Maupassant è stato dare forma al mostro – ritratto come un normale incubus, che ruba il fiato al protagonista addormentato manco fosse il mostriciattolo sul petto della giovane Drew Barrymore ne “L’occhio del gatto” 😛
        Molti film in bianco e nero mi hanno terrorizzato, da bambino e sempre quando NON mostravano nulla: bastava l’atmosfera e la musica a raggelarmi.

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      • Giuseppe ha detto:

        E chi non li adorava, tutti quei fantastici Muppet (Kermit in testa)? Mentre quello che faceva paura a me quando avevo all’incirca la stessa età della tua prima visione di “Visitors” (direi più 9 che 6 anni, essendo la serie arrivata da noi nel 1984) era “Spazio 1999”, con il perenne senso di suspense e mistero cosmico che ti trasmetteva per arrivare al terrore puro di episodi come “Forza vitale”, “Fantasma su Alpha” o “Il dominio del drago”, roba tosta per un ragazzino alla sua prima esperienza 😛
        Post da indagatrice davvero molto interessante e puntuale quello odierno di Vasquez, e lo dico da grande fan di “Labyrinth”, un capolavoro Hensoniano al cui riguardo mi trova assolutamente d’accordo col suo bimbo: “È più bello di tutti gli Harry Potter!” (se Joanne K. Rowling ammettesse poi, fra una citazione e l’altra, che è piaciuto pure a lei non ci offenderemmo di certo) 😉

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    • Vasquez ha detto:

      Grazie Madame Verdurin!
      Quando io ho visto Labyrinth per la prima volta ero poco più grande della protagonista, conoscevo Bowie, e di conseguenza ho amato questo film dal primo istante.
      Devo dire però che quando mio figlio l’ha visto la prima volta, intorno ai 6 anni, non ne è stato così affascinato, e si è anche un po’ spaventato.
      Gliel’ho riproposto poco tempo fa, ha compiuto da poco 10 anni: “È più bello di tutti gli Harry Potter!”
      Si sa che i bambini sono volubili, ma non vedo l’ora che possa gustarsi “Stand By Me”.

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  3. Cassidy ha detto:

    La copertina di quel numero dell’Uomo Ragno deluxe mi ha traportato altro che Hogwarts, post bellissimo Vasquez caccia citazioni ovunque e quella sul nome scovata grazie alla traccia audio originale sa di pistola fumante. Dove si firma per altri Vasquez-post così 😉 Cheers

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Finché si tratta di dettagli, è abbastanza normale trovare riferimenti e citazioni in una storia (mi pare che la Rowling non ammetta mai nulla, tutto lo ha sempre inventato qualche anno prima della pubblicazione, quando era povera e faceva chilometri nella neve… volevo dire, in treno, per andare a lavoro.

    Alla base della vicenda, la scuola “strana” è un tema che ho incontrato per la prima volta da bambino con Hero High, la scuola di supereroi della Filmation. Non credo abbia pescato da una serie americana poco nota…
    Però ci andiamo più vicini con Il mulino dei dodici corvi, romanzo tedesco (credo) per ragazzi in cui un ragazzetto viene istruito nella magia nera, assieme ad altri undici sventurati, da un mugnaio che ha venduto l’anima al diavolo.

    Orson Scott Card la spinge oltre: dato che la Rowling, tempo fa, accusò alcuni fan (autori del Lexicon, un “vocabolario” su Harry Potter) di voler lucrare sul suo lavoro rubando le sue idee, messer Card disse “Mo’ la tocco piano” e teorizzò che la Rowling avesse saccheggiato il suo Ender’s Game a tutto spiano!
    Ecco il suo articolo

    http://www.linearpublishing.com/RhinoStory.html

    Non l’ho riletto tutto, ora, ma mi pare di ricordare che avesse affermato una cosa tipo “la Rowling ci ha incantato con la storia che la vedeva come Cenerentola, ma in realtà lei è la matrigna cattiva” XD

    Comunque, complimenti a Vasquez per il coraggio di toccare un argomento così infiammabile come Harry Potter: quando affermo, con tanto di argomenti, che in un mare di incongruenze della serie, il quarto libro su Harry Potter è basato su una falla logica spaventosa, mi ritrovo contro una levata di scudi non argomentata (al di fuori del serpever… sempreverde “e CosA aVreBbe dOvutO FaRe, nOn sCrIVerLo?”) che in confronto fai meno danni a bestemmiare in chiesa. Durante una messa. Usando un megafono. XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      I fan sono fan, sempre talebani e integralisti, quindi non mi stupisce la loro reazione, quando invece sarebbe bello andare a recuperare altre opere simili per gustarsele. Cioè un comportamento che nessun fan farebbe 😀

      Da grande amante del romanzo “Il gioco di Ender”, parteggio per Orson Scott Card ad occhi chiusi ^_^
      Se non ricordo male l’assenza di gravità durante le esercitazioni rendeva i bambini del futuro parecchio simili a bambini su scope volanti…

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    • Vasquez ha detto:

      Il quarto libro ha un buco di trama grosso quanto il libro stesso. Questo però non gli ha impedito di essere uno dei miei preferiti per un sacco di tempo. Non dico che non avrebbe dovuto “non scriverlo”, ma adottare una qualche altra soluzione sì, si poteva fare benissimo secondo me.
      Forse da quello che ho scritto non viene fuori quanto io ami i libri della Rowling. Acquistai una copia de “La pietra filosofale” nei primi anni del 2000 quando il fenomeno era esploso a livello mondiale, per capire il motivo di tanto clamore. Iniziai a leggerlo dopo cena, e non sono riuscita a posarlo se non arrivata all’ultima pagina. Feci nottata. Nonostante la prosa elementare in quelle pagine trovai un mondo, dei personaggi, delle situazioni da cui non riuscivo a staccarmi.
      È abbastanza frustrante il fatto che la Rowling non ammetta mai nulla, incomprensibile più che altro. Anche perché non toglierebbe nulla al suo lavoro, così come Labyrinth non toglie nulla ad “Alice nel paese delle meraviglie” o a “Il mago di Oz”.
      Ma se vuole che si continui a credere che tutto le è apparso chiaro mentre vendeva fiammiferi al freddo e al gelo, chi sono io per impedirglielo? 😀
      I suoi libri mi piacciono a prescindere di come è lei come persona, che ammetta l’evidenza o meno.

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      • Conte Gracula ha detto:

        Anche a me piace Harry Potter, ma al tempo stesso ha tante di quelle incongruenze interne da far male XD
        E il quarto è proprio progettato male, per me è il peggiore dei sette della saga (per quanto l’ultimo, con metà pagine dedicate al “cupo campeggio”, si impegni a rendersi irritante).

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      • Vasquez ha detto:

        Sono pienamente d’accordo a metà! 😁 Le incongruenze interne ci sono, ma non impediscono la godibilità del tutto. Ad esempio “Il Calice di Fuoco” a parte la progettazione come dici giustamente, si rilegge sempre volentieri (quanto è bella la finale di Quidditch?, e Malfoy lo straordinario furetto rimbalzante, e il Ballo del Ceppo? Va be’ mi fermo…). Che poi adesso che ci penso il baule con le sette serrature di Malocchio ha più o meno lo stesso principio della porta per uscire dalla tana di Gogol…va be’ la smetto pure qui…
        Dicevo, sono pienamente d’accordo a metà anche per quanto riguarda il settimo con il suo cupo vagabondare. Quella parte fa venire abbastanza i nervi, ma rispecchia l’irritazione di Ron e Hermione sull’ignoranza assoluta di Harry riguardo i passi da compiere.
        Però non credo che questo effetto, diciamo “meta-letterario”, sia intenzionale. Non credo che la Rowling mirasse a tanto, forse anche lei per un po’ non sapeva dove andare a parare 😁

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      • Conte Gracula ha detto:

        Difficile che una storia sia completamente da buttare, semplicemente si va di gusti: i difetti del quarto, per me, pesano più di quanto lo facciano per te.
        Trovo straordinario che tu riconosca la presenza di difetti gravi nel quarto, dopo anni di persone intelligenti per cui il libro è perfetto, avevo perso la speranza XD

        Nel settimo, quella parte ha, per me, il problema di tirarla troppo per le lunghe. Forse avrebbe potuto condensarla un po’, ma lì è proprio questione di gusti ^^

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      • Vasquez ha detto:

        Sinceramente non capisco come si possa negare un’incogruenza macroscopica come quella nel quarto H.P.
        Non difficilissima da aggirare, si poteva introdurre la regola che dentro il castello funzionano solo le Passaporte d’oro a forma di coppa (per proprietà intrinseche dell’oro, o che so io). È una regola scema? Certamente non più scema del Patronus che cambia forma se ci si innamora. E datosi che le Passaporte sono state introdotte nel quarto libro, perché non costruirci attorno delle regole ad hoc? Bah…

        Comunque approfitto per ringraziare te e Lucius. Non sapevo che “Il gioco di Ender” fosse prima di tutto un libro. Aggiunto alla lista, che ormai ha le dimensioni dell’ego della Rowling e l’inscalfibilità (esiste questa parola? 😬) dell’integralismo dei suoi fan talebani…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se non ricordo male Ender’s Game era un racconto che poi, vinti un sacco di premi, Card ha trasformato prima in romanzo poi, vinti un sacco di premi, in una trilogia o saga. Il problema è che la bellezza della storia si basava su un colpo di scena che non andava bene per una saga, quindi il secondo libro l’ho mollato subito, che chiaramente Card non aveva idee e stava menando il can per l’aia.
        Il primo romanzo però l’ho molto amato, e in fondo è la versione fantascientifica di un classicone: il ragazzino che entra in una scuola speciale, deve farsi amici, deve schivare i bulli e vincere le sfide.

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      • Conte Gracula ha detto:

        Di problemi ce ne sono di peggiori: un tizio ingabbiato per dieci anni non ha perso un pizzico di smalto, fregando un auror veterano in attività da decenni; il suddetto prigioniero “hackera” un incantesimo presumibilmente cazzuto attorno al calice, e il calice stesso, per fargli sputare il nome di Harry; il piano per portare Harry in quel posto avrebbe potuto fallire per tanti motivi (Harry menomato o morto durante il torneo, per esempio, o incapace di raggiungere la passaporta prima di un altro concorrente, per quanto fosse truccata la gara).
        Alla fine, la storia sembra che vada in quella direzione perché sì e non perché la Rowling abbia ben costruito la storia sparandola in quella direzione.

        (Ad allargarci all’intera saga, ci sarebbe che le bacchette non si comportano sempre secondo le regole dichiarate, ma si farebbe lunga XD )

        Riguardo a Ender, non ho avuto il piacere di leggere il libro (non è facile da trovare nel nostro pigro mercato librario) ho visto solo il film e cavoli, cattivello!

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      • Vasquez ha detto:

        Sono d’accordo con tutte le magagne rilevate, ma come ho detto, non mi inficiano il piacere della lettura.
        Vedo che sia io che il Conte Gracula andremmo avanti per ore!
        Piacevolissima chiacchierata. Anche riguardo a Ender, anch’io sono ferma al film, molto apprezzato. Ma farò come dice Lucius, leggerò il primo libro e stop.
        Quando ci arriverò.

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      • Conte Gracula ha detto:

        Su quello nulla da dire, mi sono piaciute storie più “rotte” XD

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  5. Vasquez ha detto:

    “Grazie a millanta” a tutti! 😊

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Devo ammettere che non ho mai letto né visto Harry Potter, e non perché ce l’abbia con la saga o sia prevenuto, semplicemente (pare incredibile) non è capitato , non ho mai avuto lo spunto, se non, guardando giusto due immagini su internet, di vestirmi da esso stesso per carnevale (da Willy l’Orbo ad Harry Potter è un attimo…o forse no?); invece mi piacque assai Labyrinth ma non lo rivedo da tempi arcani.
    Eppure.
    Eppure, sarà la mia passione per la ricerca, sarà il mio apprezzamento per i rimandi, sarà il mio abbeverarmi a qualsivoglia fonte, mi sono gustato il post da cima a fondo, una delizia. E se lo dice chi non ha del tutto presenti gli argomenti in oggetto significa che Vasquez ha fatto proprio centro! 🙂

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  7. Sam Simon ha detto:

    Splendido post, molto interessante e ben scritto (spero che Lucius riesca ad incatenare Vasquez per avere più post, se non ci riesce provo a dare una mano e le do la benvenuta anche su vengonofuoridallefottutepareti, che poi con un nome così dovrebbe trovarsi a suo agio!)!!! Non avevo mai fatto caso a quei collegamenti, nonostante adori sia HP che Labyrinth!

    Bellissime anche le discussioni nei commenti… aggiungo che secondo me trovare un libro di HP senza buchi di trama è impossibile! Ma non è per le trame che funzionano che adoro quei libri… :–D

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