Mortal Kombat 1 (1995) Flawless Victory

Il prossimo aprile 2021 il mondo cadrà nell’oscurità di un nuovo Mortal Kombat al cinema, prodotto da James Wan: è il momento di prepararci alla fatalità ripassando il ciclo vitale di uno dei più celebri cine-game.

Newcastle-upon-Tyne (Gran Bretagna) ha dato i natali al cantante Sting, all’attore Charlie Hunnam e al regista e sceneggiatore Paul W.S. Anderson. Scegliete voi l’ordine di importanza da dare a questa “classifica”.

Intervistato per “Starlog” (n. 242) nel settembre 1997, Paul dimostra che “modestia” non esiste nel suo vocabolario:

«Sono soddisfatto per il successo di Mortal Kombat, non posso immaginare un film fatto meglio. Ho sempre pensato fosse un’idea grandiosa, ma mentre lo giravamo molta gente era scettica. Altri adattamenti da videogiochi non erano andati bene, come Double Dragon (1994), Street Fighter (1994) e Super Mario Bros (1993): tutti insuccessi commerciali. Ma la mia sensazione era che quelli fossero semplicemente brutti film.»

Anche di questa tracotanza è composto il mito di Mortal Kombat.


Brevissima storia del videogioco

Chiunque è più bravo di me nei videogiochi, l’unica volta che da ragazzo ho provato a giocare a Mortal Kombat mi sono stufato in due secondi e ho cancellato tutto: ma che è ’sta roba? Più divertente Street Fighter II, almeno lì i personaggi sono disegnati e quindi con movimenti più piacevoli. Questo perché, al contrario di chi ama i videogiochi marziali, amando il cinema marziale non sopporto chi esegue male le mosse, come gli attori di MK. Eppure è stata lì la chiave del successo. (Oltre a sangue e violenza che scatenarono la morale pubblica, come ci racconta Redbavon.)

Stando ai due autori, Ed Boon e John Tobias, intervistati da “Electronic Games” nel maggio 1993, il loro mandato dalla Midway era di creare un “picchia-duro” che facesse concorrenza al grande successo della Capcom, Street Fighter II appunto, e la loro idea vincente è stata quella di non usare personaggi “disegnati” bensì ripresi dal vero. Provano ad ingaggiare Jean-Claude Van Damme per usare le sue movenze in un gioco – idea a mio parere geniale – ma non è andata in porto così hanno ripiegato su degli attori che chiaramente non hanno la minima idea di cosa siano le arti marziali, mettendosi in pose onestamente imbarazzanti. A parte il mio giudizio, come sempre minoritario, l’idea conquista il mondo e i due autori riescono ad avere un privilegio che all’epoca è rarissimo nel mondo videoludico: dei “titoli di testa” con i nomi degli autori, quando all’epoca pochi degli ideatori videoludici riuscivano ad avere un nome visibile.

Quando nel gennaio 1994 la stessa rivista va a trovare i due sviluppatori, Mortal Kombat è diventata una realtà enorme: se nel precedente numero si ventilava forse la possibilità di un seguito, ora non solo il seguito è arrivato ma addirittura si parla di fumetti, di un film e addirittura di una serie TV. Com’è possibile che un arcade game, un “gioco da bar” e quindi (per definizione dell’epoca) senza trama, possa consentire un universo espanso? Lo spiega Tobias, che alla rivista spiega come la forza di Mortal Kombat II sia la nascita di una sceneggiatura.

«È difficile impostare una storia con un gioco da bar di lotta [arcade fighting game]. […] Questo gioco affonda le radici nella mitologia cinese, nel concetto di ying e yang, di equilibrio: questo aiuta a sviluppare un’autentica sceneggiatura dietro al gioco originale.»

Quando la sceneggiatura colpisce!

I personaggi ora hanno storie passate, spesso sono imparentati tra di loro o hanno esperienze che li hanno resi amici o nemici, vengono coinvolte divinità e culti cinesi (più o meno autentici) e – stando alla dichiarazione di Ed Boon – tutto nasce dalla penna di John Tobias, che dà fondo ai manuali di mitologia cinese. Curiosamente gli stessi che usa Jeff Rovin, l’autore che nel giugno 1995 presenta per Boulevard (Berkley) il secondo romanzo mai tratto da un videogioco, a dieci anni di distanza da Il tesoro di Shadowkeep (1984) di Alan Dean Foster. I tempi sono maturi, visto che ad agosto 1995 esce primo romanzo di Doom.

Malgrado non ci sia alcuna menzione sul libro di Rovin, è chiaro che il suo Mortal Kombat viene fatto uscire per lanciare il film della New Line, nei cinema dall’agosto successivo, ma principalmente – lo spiega Rovin stesso nell’introduzione – è la storia dei personaggi del videogioco, come sono diventati ciò che i giocatori conoscono, le loro origini e l’origine del torneo chiamato Mortal Kombat, il tutto raccontato utilizzando dichiaratamente mitologie cinesi proprio come gli autori del secondo videogioco. Tobias, che è uno sviluppatore informatico, ha creato tutto da solo o magari ha chiesto una consulenza a Jeff Rovin, romanziere di professione e spesso ghostwriter? Possibile che entrambi abbiano usato le stesse mitologie per raccontare le storie degli stessi personaggi… separatamente? Mi piace pensare che Rovin abbia usato il materiale già scritto per il gioco trasformandolo in romanzo. Non dimentichiamo infine che nel novembre 1994 Rovin è stato definito «undisputed master of the game» dalla casa editrice che ha venduto più di quattro milioni di copie del suo saggio sui titoli della Nintendo, quindi parliamo di un romanziere che viaggia a braccetto dell’universo videoludico.

Intanto nell’aprile 1995 esce Mortal Kombat III, e la rivista “Playstation Plus” (novembre 1995) ci spiega che «si svolge in una Terra sconvolta dalle armate di Shao Khan. La razza umana è stata praticamente spazzata via tranne per un’indomita frangia di resistenza formata dagli indomiti Kombattenti di MKII, più nuovi personaggi».

Il fenomeno è inarrestabile, e a questo punto la versione cinematografica era inevitabile.


Dal video-game al cine-game

Dopo l’autore John Tobias e il cantore Jeff Rovin, serve un terzo autore per scrivere per la terza volta la storia di Mortal Kombat, stavolta per il grande schermo, e nell’arena entra Kevin Droney, dagli anni Ottanta autore televisivo per serie come “Un giustiziere a New York” e “Hunter“. Ha appena firmato tre episodi di “Highlander” e sta cercando un modo per scendere ancora più basso nella sua brevissima carriera, così accetta la sfida, al grido di «You’ll Never Win!»

La rivista “Gamefan” nell’ottobre 1995 lo intervista sulla creazione del film, chiedendogli se avessero prima studiato bene le mosse del videogioco.

«La nostra regola generale era cercare di includere quante più mosse del gioco possibile nel film, a parte quelle che sembravano troppo ridicole per lo schermo. Uno dei punti che abbiamo stabilito per la storia è che doveva trattare di Outworld contro la Terra, quindi con umani che fanno cose “umane” mentre combattono personaggi di Outworld con vari poteri, così da non risultare ridicoli.»

Onestamente a me sembrano ridicoli lo stesso, sia gli umani che gli altri, così come mi fa sorridere quel pluralis maiestatis usato dallo sceneggiatore: dubito fortemente ci sia stato un “noi”, al massimo lui avrà scritto un copione e la cosa è finita lì. Ma Droney ha un’altissima opinione del film, «ha più la qualità di Star Wars che di Enter the Dragon»: alla faccia! Siamo al «Pinturicchio prima maniera» di Totò, questo sì che è essere entusiasti del proprio lavoro.

Tie’, questo è a metà fra il pittore Bosch e l’antifurto Bosch

Sicuramente è più che entusiasta il trentenne esordiente Paul Anderson, che a parte un piccolo film britannico è alla sua prima prova nel “cinema di serie A” americano. «Abbiamo creato qualcosa di fresco ed emozionante che non si era mai visto prima nel cinema americano» se ne esce sul sito EW.com che lo intervista il 18 agosto 2020, in occasione del venticinquesimo anniversario del film: sì, Paul, basta che ci credi.

Quello che tutti considerano un problema, in realtà per Anderson è un grande vantaggio. Super Mario Bros (1993) di Jankel e Morton, Street Fighter (1994) di Steven E. de Souza e Double Dragon (1994) hanno inaugurato la stagione del cinema tratto da videogiochi ma sono andati tutti male al botteghino: a parte Street Fighter, che è andato solo malino, gli altri due sono sonori flop che fanno dare per spacciato l’intero genere. Il che significa che le aspettative sono così basse che sarà difficile per Anderson fare peggio dei suoi predecessori: essendo un regista dalla eccezionale potenza visiva, Anderson ha sicuramente una marcia in più rispetto ai colleghi sfortunati.

L’altro elemento di forza di Anderson è la sfolgorante passione marziale degli anni Novanta. L’errore di Street Fighter è quello di non mostrare mai alcun combattimento, se non qualche sparuto fotogramma, e l’errore di Double Dragon è di mostrare sì combattimenti ma fatti malissimo. Anderson parte con il piede giusto e chiama il coreografo dei combattimenti Pat E. Johnson, che è il baffone che arbitra i combattimenti nel film Karate Kid (1984).

La vera forza della scena è il “baffone” al centro

Pat lavora in serie A, cura l’intera saga di Karate Kid poi passa alle Tartarughe Ninja, mentre si fa pure tutto Mortal Kombat: cioè si specializza in film che NON mostrano arti marziali, avendo attori incapaci che agitano le manine in aria e tocca spacciarli per fenomenali lottatori.
Johnson non può fare miracoli, può solo mascherare le cose e ci riesce bene: ma siamo molto lontani da quello che si chiama “film di arti marziali”.

L’unico del cast con del vero talento

L’unico del cast che sappia qualcosa di marzialità è Robin Shou, che non a caso viene dal cinema d’azione di Hong Kong. Non può tenersi da solo sulle spalle l’intero film, visto poi che teoricamente dovremmo avere una secchiata di lottatori protagonisti, eppure è proprio così che va.


Distribuzione

Uscito in patria americana il 18 agosto 1995, il 16 novembre successivo ottiene il visto della censura italiana e la Warner Bros lo porta nelle nostre sale il 21 novembre, nella più totale indifferenza dei giornali: non ho trovato una sola locandina del film su “La Stampa”, “l’Unità” e “Corriere della Sera”, temo che non abbiano speso molto in campagna pubblicitaria.

Tele+1 lo manda in onda lunedì 18 novembre 1996 in prima serata, tenendo stretto a sé il film per anni: solamente il 25 maggio 2000 finalmente Italia1 potrà trasmetterlo in prima serata.
Cecchi Gori lo porta in VHS senza data (probabilmente nel 1996), ristampata nel 2000, e poi in DVD dal 2002. Eagle Pictures le subentra nel 2005 con un nuovo DVD ed oggi è Warner ad avere un’edizione doppia (con i due film insieme) in DVD e Blu-ray.


La trama spernacchiona

Avete presente quando scaldate troppo il latte e si forma quella schifosissima patina molliccia, che mi sento male solo a scriverne? Ecco, mi piace di più di Mortal Kombat, quindi è davvero difficile per me parlare di uno dei film più stupidi che ho avuto il dispiacere di vedere. Non capisco come un prodotto bambinesco (nel senso peggiore del termine) possa aver avuto tanto successo, eppure è così. Però a raccontare la storia proprio non ci riesco.

Ecco come reagisco quando mi parlano di Mortal Kombat

Diciamo che c’è il solito cattivo buffonesco, Shang Tsung (Cary-Hiroyuki Tagawa, grande protagonista degli anni Novanta) che invita tutti alla lotta, e chi s’astiene dalla lotta è un gran fijo de ’na… Kitana.

Un attore che si impegna della sottigliezza recitativa

Si potevano inventare miliardi di motivi perché i tre protagonisti buoni partecipassero al torneo noto come Mortal Kombat, eppure lo sceneggiatore è riuscito a trovare i più stupidi e vergognosi. Decido di ignorarli, quindi facciamo che Johnny Cage (il vuoto con Linden Ashby intorno) inseguendo una libellula in un prato come Battisti si ritrova tra le fratte a gestire il biscione di Scorpion (Chris Casamassa).

Occhio, Johnny, che Scorpion c’ha il biscione che freme…

Dopo una ricerca sull’intero globo terracqueo della donna più inespressiva mai apparsa nell’universo, Bridgette Wilson è stata scelta per Sonya Blade e la sua faccia paralizzata. Lei partecipa al torneo perché il non farlo avrebbe richiesto un cambio d’espressione e questo le è impossibile.

Una Playmobil nel ruolo di Sonya

Infine c’è Liu Kang (Robin Shou), l’unico degno di stare in un film marziale anni Novanta, che partecipa al torneo perché Sciàn Sciòn, oscuro principe di Uàciu Uàri-Uàri, gli ha ammazzato il fratello per motivi di metrica: continuava a ripetere dùa-dùa e spezzava l’armonia.

A Liu Kang nun je dovete tocca’ l’armonia!

Si parte tutti per le spiagge thailandesi molto quotate all’epoca, a disputare (e sottolineo sputare) ’sto Mortal Kombat del menga – che chi sta ad Outworld ci rimanga – insieme alla principessa Kitana Tutta-tana e al principe Boro, noto coatto di periferia che va ancora in giro con la coda di cavallo.

Il Principe Boro dice: ahò, embe’? Ma de che?

Ora che il circo è al completo e i pagliacci hanno preso il comando, dando grande spazio al personaggio di Kano (Trevor Goddard) il cui nome si presta a mille battutine, può cominciare lo spettacolo meno divertente del mondo.
Ah, dimenticavo il meglio, il grande Nume tutelare dei buoni della storia: Lord Enel (Christopher Lambert), il principe della bolletta della luce. A lui, per fermare K-Ano… basta un dito!

Mira el dito!


Reazioni

Questo film è la versione oscura e cialtrona di Enter the Dragon (1973): tre eroi diversi che hanno motivi segreti per partecipare al torneo del cattivo signore, un’isola interamente dedicata alle arti marziali, le guardie personali del signore più Bolo con due braccia in più, la cena prima del torneo, insomma è il film di Clouse ma in versione demenziale.

A casa di Shang Tsung non si riesce mai a finire la cena

Malgrado il mio disprezzo per il film sia forte quanto il potere di Shang Tsung, Mortal Kombat è stato un successo commerciale: costato circa 18 milioni di dollari, nel primo fine settimana di programmazione ne incassa subito più di venti. Flawless Victory! Stando ad IMDb alla fine in tutto il mondo incassa 120 milioni di dollari: cento più di Super Mario Bros.

La reazione di Paul Anderson, che già era poco modesto di suo

La celebre Video Guide di Leonard Maltin dà solo una stella e mezzo al film, risultandone parecchio non impressionato: «Effetti speciali elaborati e sontuose scenografie sono inutili di fronte ad una storia debole e a personaggi komici [komikally karakters]: Lambert interpreta un dio dell’elettricità con un debole per le battute stupide». Mi sento di essere perfettamente d’accordo.

Al film getta invece un osso (anzi, due!) la VideoHound’s Golden Movie Retriever, altra storica videoguida di successo, la quale definisce il film «un nirvana senza vergogna per giovani con i calli da joystick sulle mani. Gli adulti costretti a guardarlo potranno cercare di apprezzare gli effetti speciali e i combattimenti, se riescono a sopportare la trama artificiosa, la pessima recitazione e la presenza di Lambert come Dio del Tuono». Di nuovo, mi trovo perfettamente d’accordo. E di solito non lo sono mai, con le videoguide.

Caro Maltin, con due mani ti tengo e con una terza ti meno!

Di tono completamente diverso invece è la Variety Movie Guide, innamorata del film «dai superbi effetti tecnici e visivi, copione al bacio ed attori capaci di rispettarne il tono beffardo senza piegarsi all’ovvio»: ma quale film hanno visto? «Regista e sceneggiatore trovano l’equilibrio perfetto tra l’azione squisitamente coreografata, l’estetica ironica e il contrappunto verbale». Ammazza che potenza di lingua!

Inutile dire che le critiche sono peti che hanno sbagliato strada, parafrasando il maestro cinese Alvaro Vita-Li, ciò che conta sono i soldi da contare, e qui si contano tanto e contano tanto: con così tanti milioni di incasso un seguito non lo ferma nessuno.

Quando nell’aria c’è puzza di seguito…

Rivedere questo film mi ha fatto più male che partecipare ad un torneo marziale, ma il ciclo continua. E per fortuna la Z sarà potente e divertente.

L.

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42 risposte a Mortal Kombat 1 (1995) Flawless Victory

  1. wwayne ha detto:

    Hai detto bene, Paul W.S. Anderson è un regista dalla eccezionale potenza visiva. In Pompei questo suo talento brilla come una stella dal primo all’ultimo minuto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Però specifico sempre che si ostina a fare anche lo sceneggiatore, non essendone capace, e quindi crea robe tipo Pompei, scritte malissimo.

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      • wwayne ha detto:

        Però il finale è bellissimo. Comunque trash significa “volutamente di cattivo gusto”. Grazie per la risposta! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Nelle interviste Anderson non dice di aver fatto un film volutamente di cattivo gusto, dice di aver fatto un film bellissimo, come lo dicono tutti gli altri autori: perché allora considerarlo trash? Temo che sia un’usanza italiana sfuggita al controllo: nessun regista di film considerati trash ha diretto film trash, ha diretto film corrispondenti alle mode dell’epoca e al meglio di quanto gli era concesso da tempi e mezzi. Non capirò mai l’amore italiano per il concetto di trash…

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      • wwayne ha detto:

        Dipende dal fatto che il trash è volutamente di cattivo gusto e involontariamente comico, ed è proprio questa comicità involontaria a risultare irresistibile per molti italiani (me compreso).
        Comunque hai ragione, talvolta viene definito trash anche qualcosa che è di cattivo gusto, ma secondo il suo creatore è venuto fuori benissimo. I film di Ed Wood sono un ottimo esempio: erano unanimemente considerati i peggiori film di sempre, ma lui li amava tutti profondamente, dal primo all’ultimo.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Molti grandi registi hanno rigettato i propri film, titoli famosi e amati ma che loro disprezzano per vari motivi: non mi sembra siano chiamati “trash”, malgrado i loro stessi autori li considerino fatti male.
        Vedere oggi un film degli anni Settanta può far ridere per come sono vestiti, ma all’epoca ci si vestiva così e non faceva ridere: è trash involontario anche quello? Allora tutto è trash! 😀

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  2. Il Moro ha detto:

    Allora, lascia che ti racconti: io e mio fratello costringemmo nostro padre a portarci al cinema a vedere Mortal Kombat (all’epoca non ero già più un ragazzino ma non avevo ancora la patente) e ho il ricordo che mio padre avesse almeno il triplo degli anni del più vecchio dopo di lui dentro la sala. Si vede che gli altri genitori hanno avuto il buonsenso di aspettare fuori…
    Detto questo, a me è piaciuto! Sì, è un’orribile trashata, Sonya è un palo, Lambert è imbarazzante, ma ci sono alcune scenografie, alcuni combattimenti e la messa in scena in generale che ho trovato fighissimi, e ancora oggi non mi pento e lo ribadisco! Per non parlare della canzone della colonna sonora che ho scaricato da internet con i limitati mezzi dell’epoca e immediatamente masterizzato su CD, ancora oggi spesso e volentieri quando qualcosa mi fa girare le scatole grido (internamente) MORTAL KOMBAAAAAT!!!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La musica è fighissima e non si discute.
      Nel 1995 avevo 21 anni e stavo vivendo la mia fase da cinema d’autore, quindi ignorai completamente il film. Credo di averlo visto per la prima volta a fine Novanta, quando nelle ultime videoteche rimaste aperte recuperai alcuni titoli marziali che mi ero perso per strada.
      Non ho mai capito cosa significhi “trash”: è un film stupido, ma se “trash” vuol dire quello allora sì, lo è 😀
      In fondo i personaggi del film passano il tempo a minacciarsi di morte l’un l’altro, come fanno tutti i supereroi di tutti i fumetti di tutte le case, quindi è un’usanza fissa della narrativa americana, ma sentire un fiume di frasette fatte da chi poi nelle interviste critica gli altri film perché usano frasette fatte lo trovo abominevole.
      Ma, ripeto, sono in totale minoranza: come sempre, io sono Leggenda ^_^

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  3. Cassidy ha detto:

    Ci ho messo più tempo del solito a leggere perché ero troppo impegnato a ridere già sulla didascalia su Bosch ho dovuto chiedere una pausa, poi è arrivata la Playmobil Sonya, i motivi di metrica e Kitana Tutta-tana, il tutto sapendo che era nell’aria anche Christopher Lambert, post geniale! Se chiedi a Paul W.S. Anderson è tutto merito suo, tu non hai fatto molto 😛 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per Anderson questo è il migliore dei film possibili, quindi bisogna crederci per fede, ma il divertimento di spernacchiarlo è un atto sacrilego senza prezzo 😛
      A rivederlo ho scoperto che gli attori sono addirittura più cani di quanto li ricordassi: non ce n’è uno che si salvi, ma in fondo devono recitare battute idiote, quindi non hanno molto da fare. “Ora ti uccido”, “Ti ucciderò in modi che non sai neanche immaginare”, “Guarda che ti uccido, eh?” Voglio vedere Laurence Olivier a recitare ‘ste bojate! 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        “Tu non immagini il modo in cui io mi immagino che tu non ti immagini come sto per immaginarmi di ucciderti”, “Ti uccido ora che è la tua ora”, “Ma guarda un po’ se non ti uccido per come mi guardi”, “Adesso è ora che tu non sappia come ti ucciderò poi”, “Ucciderò la tua immaginazione così non saprai più cosa immaginarti quando dovrai uccidermi” … ecco, con battute come queste in bocca ai protagonisti, il mio personale ricordo di Mortal Kombat avrebbe forse potuto essere migliore (dito elettrico di Lord Enel compreso) 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Hai riassunto il 70% della narrativa americana 😀
        Il restante 30% è composto dalla frase presente in ogni film: “Toccala e ti uccido” 😀

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  4. Lorenzo ha detto:

    Credo di capire che settimana prossima vorrai continuare a fare il bastian contrario e dirai che il seguito ti è piaciuto 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      “Piaciuto” è un parolone, non mi spingerei fino a tal punto, ma di sicuro meglio del primo: almeno è pieno di buoni combattimenti, avendo chiamato stuntman e controfigure spettacolari. Avremo modo di parlarne.

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      • Lorenzo ha detto:

        In realtà li vidi entrambi tanti anni fa, e quindi non li ricordo bene, però il primo, a differenza del secondo, mi aveva colpito per lo stile estetico e la musica, lo trovai adeguato per essere in film tratto da un videogioco.
        Ma, come ho detto, è passato molto tempo: attendo quindi la prossima recensione 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Onestamente qualche statua buffonesca e dei set di cartone mi sembra davvero pochino come “estetica”, ma se tutti hanno gradito la scelta evidentemente funzionava, anche se nel 1995 la qualità media del cinema era così alta che questo MK mi sembra una poveracciata: la cosa assurda è che lo reputano tutti migliore di “Street Fighter”, che aveva scenografie molto più sontuose. A parità di trama idiota e sceneggiatura stupida, non vedo alcuna differenza fra i due film, se non qualche inquadratura migliore in MK semplicemente perché Anderson è un regista migliore di de Souza.
        Il secondo invece taglia i ponti qualsiasi ambizione da serie A e si rivolge a quelli come me, gli amanti del cinema marziale da videoteca e da Italia1, quelli che preferiscono un calcio volante alle minchiate mistiche finto-cinesi, quelli che preferiscono una bella coreografia al cattivo che urla “Il mondo è mio”, e allora sì che ce la intendiamo 😛

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      • Lorenzo ha detto:

        Noto solo ora che nella locandina hanno sbagliato a scrivere il nome di Christopher Lambert… manca una H. Ancora più “trash” 😉 😛

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  5. Zio Portillo ha detto:

    E sulla colonna sonora nemmeno un paragrafo? Eh? EH? Tu che eri il “Re della Tamarraggine” (volutamente maiuscolo!) che caricavi quei video collage-marziali su YouTube leggermente sopra le righe mi ignori quella soundtrack pazzesca? Come minimo mi aspetto che ce l’hai come sveglia sul cellulare alle 6 di mattina e appena suona scatti in piedi e inizi a far flessioni tutto nudo per scaricare l’adrenalina.

    Detto questo, il film da ragazzino mi fece uscire ai pazzi. Visto in sala, comprato in VHS, comprato il cd con la colonna sonora, visto alla nausea. Non era un film marziale (ci sono, credo, due calci e quattro pugni in un’ora e mezza!) ma era tutta l’atmosfera cupa-minacciosa-marziale che conquistò il mondo. Se avessero avuto il cervello e fossero andati fino in fondo rifacendo il torneo di “Senza esclusione di colpi” coi personaggi di MK interpretati da veri atleti mascherati, sarebbe venuto giù tutto. Anche con una trama ridcola scritta su un francobollo. E invece si sono inutilmente complicati la vita…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quand’è che sarei stato il “Re della Tamarragine”, visto che non ho mai capito il termine, insieme a “trash”? 😀
      Sin dal 1990 colleziono colonne sonore di film marziali, e la musica a cui ti riferisci non ha minimamente a che fare con la categoria, sebbene è ovvio che ce l’abbia in collezione.

      Sottolineando come una canzone non sia una colonna sonora, e come una canzone NON scritta per un film non sia la colonna sonora di un film, malgrado ci rimanga legata, sottolineando come tutto ciò che rimane del lavoro di George S. Clinton è l’unica musica che non ha scritto, spero che manterrai questo entusiasmo anche domani, quando balleremo al suono del tema musicale legato al film 😛

      Curioso il tuo sogno per un film più marziale con i personaggi mascherati da Mortal Kombat, perché l’hanno fatto, si chiama “Mortal Kombat 2” e presenta il meglio degli atleti non attori dell’epoca, tutti nomi che ancora oggi lavorano in serie A: segno che il primo film ha fatto successo perché NON mostrava arti marziali, proprio come il videogioco NON mostrava arti marziali: nel momento esatto in cui hanno aggiunto arti marziali a Mortal Kombat, tutto è crollato. Il fatto che abbia generato una delle più marziali serie TV mai concepite non sembra interessare nessuno, perché – di nuovo – ciò che importa di MK sono le braccine agitate e il “trash”, qualsiasi cosa questo sia 😀

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  6. Vasquez ha detto:

    Riconosco i difetti del film, ma a me piacque, e continua a piacermi. Mi devono ancora trovare un altro personaggio che viene fuori in modo figo come Reptile in questo film.
    O esaltante come sentire Scorpion urlare quel “Vieni qui!” mentre lancia il suo gancio. O soddisfacente come vedere Liu Kang usare la sua “bycicle”! Era un colpo che usavo sempre e faceva inc@zz@re a mille mio fratello, perché la combinazione di tasti per farlo era facilissima, ma nel contempo lasciava l’avversario inerme. Il film ha un’atmosfera cupa, ma nel contempo è caciarone e non si prende troppo sul serio. Così come Lambert.
    Lo sto digitalizzando or ora, e non è una registrazione tv ma vhs Cecchi Gory, quindi se non ricordo male è già in tuo possesso…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Confermo, domenica scorsa ho rispolverato la mia VHS Cecchi Gori per digitalizzarla, ma purtroppo l’inizio è rovinato e passano delle strisciate proprio sull’intro gagliarda! Quindi potrei lo stesso approfittare del tuo lavoro 😛

      Pensa che all’epoca dell’uscita italiana del film ricordo un collega odioso che in ufficio raccontava al capo quanto fosse spettacolare la tecnica che citi, la “Kangcycle”, quindi effettivamente deve avere un gran fascino. (Da cui però sono immune 😛 )

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      • Vasquez ha detto:

        Giacché ci siamo: con “Distruzione totale” e “Il mito” che devo fare? Mando comunque? 😊

        Dovresti farti una partita. Una bella partita come si deve con tanto di Fatality finale. E poi gridare “MORTAL KOMBAAAT!!!”
        Poi rivederti il film.
        Dopodiché vediamo se sei ancora immune 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        You’ll never win! Sono della fazione Street Fighter II, passato poi allo splendido Virtua Fighter 2 e al capolavoro Tekken 3: MK non mi avrà mai!!! 😀

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Un post su MK è un sogno, un post in cui annunci un ciclo su MK è un sogno nel sogno, un post in cui mi informi della non lontana uscita di un nuovo film su MK (non ne sapevo nulla!) è un sogno nel sogno nel sogno, un post in cui trovo trattati o citati MK, Doom e Star Wars (la mia cine-trinità) è un sogno nel sogno nel sogno nel sogno. 🙂
    Ah, se non si fosse capito trovo il film di MK divertente, assai. Ma non credo di stupirti: le mie perverse passioni trash ti sono ben note, Lucius! 🙂

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  8. Pakos D. Early ha detto:

    Il film sicuramente presenta molte pecche… eppure il l’ho amato alla follia. Non è un capolavoro ma secondo me poteva uscire fuori anche di peggio! Poi, è stata una mera operazione commerciale che ha portato anche i suoi frutti!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente sfruttare la moda dei videogiochi e del cinema marziale è stata una buona idea, ma curiosamente anche Street Fighter l’ha fatto ma risulta peggiore, quando invece ha la stretta trama priva di spessore e gli stessi dialoghi demenziali: forse c’erano più giocatori di MK che sono corsi al cinema 😉

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  9. Conte Gracula ha detto:

    Come film era bruttino forte, ma in qualche modo… va a finire che riesco a vederlo senza che mi sanguini il cervello!

    Il secondo l’ho sempre trovato persino più WTF (son due film brutti per vari motivi, immagino che la scala dell’orrore cambi da persona a persona per motivi altamente soggettivi); ogni volta che Liu Kang va dallo sciamano a farsi spiegare la combinazione di pulsanti per l’Animality, immagino che per sbaglio quello gli spieghi la Babbality (trasforma l’avversario in un bebè). E visto che non succede, ci resto male 😛

    La serie non la ricordo benissimo, ma non era malaccio – giocava un po’ nel campionato di robe tipo Xena, con qualche lottatore più bravo nel cast. Certo, che finale del cavolo, però…

    Il tema non riesco a prenderlo più sul serio dopo averlo sentito cantare con la voce di Cartman di South Park XD

    Alla fine, rimarrà solo l’arroganza del regista che sputa sui filmacci predecessori, nonostante il suo lavoro sia esattamente a quel livello.

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  10. Madame Verdurin ha detto:

    Non conosco per niente il videogioco, ma il film mi ha divertito molto quando l’ho visto! Non ho mai capito se sia possibile, per qualcuno, prendere sul serio Christopher Lambert, io proprio non ci sono mai riuscita…

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  16. loscalzo1979 ha detto:

    A me è piaciuto e lo porto comunque con piacere come ricordo.
    E comunque, per battere al botteghino quella m***a di Super Mario, bastava poco eh XD

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