King of Comedy (1999) Tra De Niro e Joker

Dopo aver parlato del King of Comedy (1982) di Martin Scorsese, rivisto e aggiornato dal Joker (2019) di Todd Phillips, devo per forza aprire una parentesi su un delizioso piccolo e geniale film che si pone al centro esatto fra i due.

Non voglio parlare del mostruoso trattamento subìto in Italia da Stephen Chow, con il doppiaggio migliore del mondo che ha dato il meglio di sé, preferisco ricordare l’autore quand’era re. Re della commedia.
Riprendendo il Pupkin di De Niro e anticipando il Joker di Phoenix, Chow scrive e dirige una delle sue irresistibili commedie melo-romantiche: King of Comedy (1999), ovviamente e per fortuna inedito in Italia.

Un delizioso piccolo film comico-melo-romantico d’azione

Wan Tin-Sau (Chow) è in pratica la versione di Hong Kong del Pupkin di Scorsese: è un grande artista ma tutti si ostinano a non accorgersene. Hong Kong è la Mecca del cinema e quindi Wan passa le giornate vestito in modo elegante (come il De Niro di Re per una notte), a bazzicare set cinematografici in cui non è invitato, a fornire i suoi consigli non richiesti, a importunare tecnici e registi e ogni tanto riesce ad ottenere qualche ruolo di comparsa: com’è facile immaginare, manda sempre tutto all’aria per i suoi puntigli sull’arte della recitazione.
Stanno girando un film chiaramente parodia di quelli di John Woo – in cui il regista è ritratto in modo buffissimo: spero che Woo abbia gradito lo scherzo! – con protagonista la diva d’azione del momento: Cuckoo, interpretata dalla bravissima attrice marziale e stella della musica Karen Mok.

Ad Hong Kong le dive del pop sono anche eroine d’azione

Se qualcuno avesse dubbi sul contenuto del film, l’essere ambientato in una chiesa, con colombe che volano ovunque, fiumi di piombo e scontri armati svolazzanti sono particolari che inchiodano ancora di più lo stile di John Woo.

Non ci sono dubbi: è proprio un film alla John Woo

Il nostro Pupkin-Wan, che millanta fenomenali doti recitative di cui nessuno però ha mai avuto prova, ottiene il piccolo ruolo di prete cinese che muore subito, quindi è una parte facile: l’attore deve semplicemente accasciarsi, colpito da un proiettile. Wan riuscirà a sbagliare anche questo piccolo ruolo, rovinando un’intera costosissima sequenza.
Il John Woo-Parodia lo caccia a pedate e vuole si chiami qualcuno bravo a morire, uno proprio specializzato nell’essere ammazzato… tipo Jackie Chan!

Quando lo chiami, Jackie Chan arriva sempre

Non solo Chow riesce a scucire a Jackie Chan un’apparizione, ma addirittura gli fa interpretare un caratterista esperto nel morire, azione che Jackie notoriamente rifiuta di fare nei film.
King of Comedy esce ad Hong Kong il 13 febbraio 1999, e lo stesso giorno esce In fuga per Hong Kong di Jackie, dove Stephen Chow appare in un piccolo ruolo, purtroppo tagliato nel montaggio finale (o almeno nel montaggio dell’edizione internazionale del film), ma lo trovate nel DVD fra i contenuti speciali. Insomma, ognuno dei due si diverte ad apparire in ruolo cameo nel film dell’altro.

Bella, Jackie: appena finito qui vengo a fare il cameo nel tuo film

Quando non elemosina piccole particine, Wan fa il curatore di una struttura che non saprei come chiamare in italiano: uno stabile aperto a tutti quelli del quartiere dove i ragazzini vanno a giocare a ping pong e gli anziani a passare il tempo.
Chiuse le porte dello stabile, Wan si ritira nella sua stanzetta piena di foto di attori famosi (proprio come Pupkin!) dove vive la sua minuscola vita nel sogno che un giorno il mondo capisca finalmente la sua grandezza come attore.

Stanza piccola, sogni grandi

Al contrario di Pupkin, però, Wan si tiene impegnato. Per esempio insegna agli aspiranti bulli di quartiere a recitare per essere convincenti come membri di una triade, cioè a mettere paura alle vittime, con relative divertenti sequenze dove le vittime sono tutt’altro che spaventate.
Poi organizza spettacoli gratuiti per il vicinato, a cui però non va mai nessuno.

Bambina, se non fai venire i tuoi genitori al mio spettacolo…

… ti faccio fare la fine di questa bambola!

Una spettatrice conquistata!

Per invogliare il pubblico, Wan fa una scelta molto “commerciale”… e mette in scena Dalla Cina con furore (1972), che ormai è un classico anche a teatro!

Per me Dalla Cina con furore funziona anche a teatro!

La sequenza in cui mette in scena il film con Bruce Lee – interpretandone il ruolo – è un capolavoro senza tempo, e non va dimenticato che Chow stesso ha interpretato la divertente parodia Fist of Fury 1991 (1991): in quel caso però è una reinterpretazione del mito, qui è pura parodia adorante.

La scena originale…

… e la sua perfetta resa teatrale!

La parte melo-romantica del film arriva con Lau Piu-Piu (la splendida Cecilia Cheung), ragazza da nightclub che per interpretare i ruoli che i clienti vogliono – come una ragazza al suo primo amore – avrebbe proprio bisogno di qualche lezione di recitazione: guarda caso, ha il miglior attore al mondo lì a disposizione.
C’è pure la parte poliziesca d’azione, con Mao (Ng Man-Tat, attore feticcio di Chow) che lo ingaggia per recitare la parte di un ragazzo delle consegne in una pericolosissima operazione di polizia sotto copertura.
In tutte queste occasioni Wan avrà modo di fallire in modo divertente, arrivando a quella conclusione che Pupkin ha sempre ignorato.

Insegnare ad una “ragazza di vita” a fare la ritrosa

Se Pupkin e Joker arrivano alle estreme conseguenze seguendo un’idea immaginaria di sé stessi, Wan alla fine riesce a vedere quella realtà che gli altri due hanno sempre ignorato: il proprio mondo di fantasia non corrisponde alla realtà, quindi Wan trova la felicità solo quando smette di inseguire il suo sogno, e ammette di non essere un attore.
Per un americano è pura blasfemia il non seguire un proprio sogno, filosofia che fa parte di ogni opera narrativa sin dalla nascita di quella Nazione, ma siamo ad Hong Kong e le regole narrative sono diverse: ritrovare l’equilibrio con sé stessi e con gli altri è più importante che bruciare tutto ed essere re per una notte.

Stephen Chow è un genio nel creare piccoli film dal grande cuore, nel ritrarre personaggi minuscoli – per lo più popolani e con un’inflessione dialettale molto accentuata – ma che messi di fronte a grandi situazioni sanno uscirne a testa alta.
È un peccato che il successo abbia rovinato questo artista, perché appena ha avuto troppi soldi a disposizione è uscito così tanto dal seminato da risultare irriconoscibile: molto meglio lo Stephen Chow delle piccole commedie di cuore, che addirittura possono essere inserite fra Scorsese e il Joker.

L.

Informazioni su Lucius Etruscus

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14 risposte a King of Comedy (1999) Tra De Niro e Joker

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ovviamente i film di Chow mi mancano (quasi) completamente. L’ho conosciuto tardi quando il successo era già arrivato e quando noi italiani siamo riusciti a rovinarlo ulteriomente facendoci sanguinare le orecchie.
    E’ da anni che mi riprometto di recuperare almeno i suoi lavori più famosi ma tra mille e più cose da vedere, rimando sempre. Sto film comunque me lo sono segnato per una visione futura.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Chow è geniale, e meno ha possibilità più tira fuori film deliziosi. Forse mi piace perché ha un umorismo diverso, per via della nazionalità, ma anche simile ai gusti occidentali. Con un suo film non ti annoi mai, anche se ne ha fatti così tanti che non tutti sono comici e puoi beccare il solito wuxia svolazzante, pericolo che si corre sempre con i film di Hong Kong 😛

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  2. Cassidy ha detto:

    L’omaggio a Scorsese, a “The Killer” di John Woo, Jackie Chan, Bruce Lee, ma in realtà mi aveva già venduto il film grazie al “macchiazza” sulla locandina 😉 Questo film di Stephen Chow mi manca ma mi sembra che abbia il cuore dal lato giusto, grazie per l’ottima dritta. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sai che ho pensato subito a te, vista la locandina? Purtroppo non c’è alcun cane nel film, credo sia una trovata comica per spezzare la scena con le tre persone nel poster. Magari Chow è anche lui un fan del macchiazza 😛

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  3. Sam Simon ha detto:

    Stupenda la parodia di Woo con le colombe che volano dappertutto! X–D

    Sembra divertente, ma Chow mi manca completamente, lo ammetto…

    (grazie per il link al “mio” Joker! :–)

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Escursione interessante, che fa il paio con Re per una notte. Che, tra parentesi, mi sono procurato e vedrò ben presto, compensando anche l’ardua reperibilità del film odierno! 🙂

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  5. Kukuviza ha detto:

    Quando hai scritto dei puntigli sull’arte della recitazione mi è venuto in mente Michael Dorsey di Tootsie, che litigava con tutti i registi perché lo costringevano a fare cose per lui non logiche, tipo il pomodoro che non può sedersi!
    Mi sono venute in mente diverse cose al leggere questo post, tipo lì dell’insegnamento alla ragazza di strada, ho pensato a Lillo che insegna a Greg a fare il coatto…
    Sto film mi ispira.

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  6. Giuseppe ha detto:

    Un Chow del periodo pre-miliardario come “King of Comedy” inedito dalle nostre parti? Chissà perché me lo aspettavo, anzi ne ero sicuro al 100% 😛 Se non altro, però e per fortuna, ha evitato così il rischio di un altro “divertentissimo” doppiaggio alla Shaolin Soccer con il quale si è cercato di far credere al pubblico che Stephen Chow conoscesse alla perfezione tutti i dialetti del belpaese…
    Che sia in cantonese con sottotitoli inglesi non mi preoccupa, lo recupererò comunque 😉

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