Jackie Chan Story 22. Il ritorno del Maestro ubriaco

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

Fino agli anni Ottanta l’unica concorrenza ai film di Jackie era quella di Sammo Hung, autore decisamente migliore a livello tecnico ma di minor successo come “stella dell’Asia”: essendo due fratelli di sangue, ogni concorrenza fra i due finiva per essere inglobata nelle rispettive opere. Ma c’erano altri fratelli di sangue, che dopo anni di lunga gavetta ad un certo punto possono fregiarsi di fare concorrenza al Maestro. Battendolo al suo stesso gioco.


Contendenti al trono

È un pomeriggio di foglie rosse che riempiono l’aria: il rosso può cambiare a seconda dell’edizione home video del film, ma che ci sia la morte nell’aria è sicuro.

La sentite la densa aria di morte?

Dal nulla appare un uomo, un lottatore, che dopo un decennio di gavetta in cui si è fatto notare non solo per le doti marziali e la precisione dell’esecuzione ma anche per l’atteggiamento: mentre cresceva il mito del “simpatico” Jackie, nasceva l’inarrestabile valanga del serissimo Jet Li.
Non viene dalla corrotta Hong Kong, così impudicamente aperta all’Occidente: non solo è nato nel continente, nella Repubblica Popolare Cinese, ma addirittura è di Pechino. Un nuovo faro patriottico in città.

C’è un nuovo re in città, e ha la faccia di Jet Li

Fattosi le ossa con i film sul Tempio di Shaolin (che più patriottico non si può), cultore di arti marziali sin dalla nascita – ancora bambino faceva parte di una compagnia itinerante in giro per il mondo, ed eseguì uno spettacolo marziale davanti al Presidente Nixon – Jet Li non è un attore marziale: è un artista marziale, un cultore, e poi alla fine recita in film marziali.
La sua perfezione e rapidità dei movimenti non sfugge a due titani come Yuen Woo-Ping (che aveva lanciato Jackie con il Drunken Master) e Corey Yuen, fratello di sangue di Jackie: questi due faranno a gara a dirigere e/o coreografare i film di Jet Li, tutti successi in rapida ascesa.

Uno contro cento, ma se s’incazza quell’uno…

L’eroe di questo pomeriggio rosso sangue è Fong Sai Yuk, eroe popolare cinese caratterizzato da una madre esperta di arti marziali, e Jet lo interpreta per la seconda volta, in Fong Sai Yuk II (1993) di Corey Yuen, che anni dopo la Dimension Films porterà anche in VHS italiana in lingua inglese sottotitolato, con il titolo The Legend.
Fong Sai Yuk è un eroe positivo… ma stavolta non porta la pace, bensì la spada. Anzi: una borsa piena di spade!

Se vuoi vendicarti, porta tante spade con te

Il potente di turno gli ha rapito la madre e sta per ucciderla, quindi l’eroe dovrà versare molto sangue, come le foglie rosse preannunciano. Fra i tanti nemici che riempiono la strada potrebbero esserci anche suoi amici fraterni, a cui chiede scusa in anticipo.
Le spade sono cieche, non vedono le loro vittime, quindi anche Fong Sai Yuk si benda: così potrà uccidere chiunque tenti di fermarlo, indipendentemente da chi egli sia.

L’epica è tornata ad Hong Kong, pronta a creare miti eterni

La scena è di una potenza inarrestabile, Corey Yuen è un maestro del close combat, cioè del combattimento in spazi angusti in cui riesce ad inventarsi cose incredibili, ed avendo tra le mani un atleta perfetto come Jet l’unico limite è la fisica newtoniana. E a volte neanche quella.
Tre minuti di combattimento che entrano immediatamente nella storia del cinema marziale.

Pura potenza marziale da rifarsi gli occhi (bendati)

Il “pericolo” dalla Cina non è solo Jet Li, è un altro fenomenale atleta – anche lui classe 1963 – che Yuen Wo-Ping ha fatto esordire nel 1984 con Drunken Tai Chi, scritto da Tsui Hark, un altro nome pronto a conquistare Hong Kong.
Negli stessi anni in cui Jackie di fatto smetteva di combattere per dedicarsi a cadute spettacolari e scene circensi, Donnie Yen iniziava la sua inarrestabile scalata per diventare una della più grandi star marziali asiatiche di tutti i tempi.

Anno 1984: Donnie Yen inizia a conquistare il mondo marziale

Se nel 1978 Jackie doveva vedersela con scalcinati filmetti marziali che nessuno voleva vedere, negli anni Novanta deve vedersela con titani inarrivabili che incantano le platee, facendo ciò che Jackie non fa più da tantissimo tempo: splendide esecuzioni di arti marziali di qualità.
Negli anni Settanta Jackie ha preso il cinema marziale classico e l’ha preso in giro, conquistando quel pubblico che per primo lo disprezzava: ora la qualità del cinema marziale è a livelli altissimi, oltre che ammantata di patriotismo, e il nostro eroe non può più prenderla in giro e soprattutto non può ignorarla.

Anche Donnie fa il comico, nel 1984, ma poi combatte pure

Nel 1992 avviene uno scontro di titani: Jet Li e Donnie Yen regalano scene da Bibbia Marziale nel film Once Upon a Time in China II, scritto e diretto da Tsui Hark, coreografato da Yuen Wo-Ping. Il meglio del meglio della marzialità fa salire vari gradini sulla scala evolutiva al cinema di Hong Kong. Mentre Jackie è rimasto fermo ad una formula nata più di dieci anni prima.

Due miti in una sola inquadratura

Jet Li ha conquistato l’Asia – e il suo urlo sta per essere avvertito anche dall’Occidente – grazie alla saga di Tsui Hark dedicata all’eroe popolare Wong Fei-Hung, quello che Jackie ha già interpretato nel Drunken Master (1978). Trattandosi di un eroe amatissimo in realtà sono pochi gli attori di Hong Kong che non abbiano interpretato Wong Fei-Hung, ma è difficile non pensare che Drunken Master II nasca dal desiderio di consolidare il proprio regno.


La leggenda del Maestro ubriaco

Uscito il 3 febbraio 1994 in patria, Drunken Master II (noto all’estero anche come The Legend of Drunken Master) è sempre rimasto inedito in Italia, invece ora scopro che gira una versione doppiata in italiano: non esistendo traccia di alcuna distribuzione in home video, ipotizzo che sia stato doppiato appositamente da Spike per il passaggio televisivo del 1° agosto 2018. Mi mangio le mani per essermelo perso. Se qualcuno conoscesse altra distribuzione nostrana del film mi faccia sapere.

Come affrontare i nuovi eroi d’azione in città? Come rispondere ad una nuova classe di attori marziali di una qualità mai vista prima? Il fidato sceneggiatore di Jackie, Edward Tang, non ha alcun dubbio: riproporre cose vecchie è sicuramente il modo migliore di rispondere al nuovo che avanza. I risultati gli danno ragione, visto che il film è un successo al botteghino di Hong Kong (40 milioni di dollari locali, contro i 30 che di solito incassano i film di Jackie), premiato dagli spettatori che invece avevano bocciato I due cugini, sebbene i due film siano identici.

Abbiamo l’eroe che fa le marachelle e organizza gli scherzi con il suo compagno di merende mentre il padre autorevole lo bacchetta, ma ogni scherzo dovrà cessare di fronte alla serietà di una banda criminale che contrabbanda antichi cimeli, cioè il retaggio della propria storia: di quale film sto parlando? I due cugini (Dragon Lord, 1982) o Drunken Master II? Sto parlando di entrambi, visto che sono identici.

La differenza è che nel film del 1982 il padre di Jackie era interpretato da Tien Feng, storico volto del cinema marziale anni Settanta, qui invece da Ti Lung, storico volto del cinema marziale anni Settanta.

Ti Lung, l’uomo che non invecchia mai dagli anni Settanta!

La differenza è che nel film del 1982 in un piccolo ruolo da antagonista appariva il grande marzialista Whang In-Shik, qui invece in un piccolo ruolo da antagonista c’è il grande marzialista Lau Kar-Leung. Nella sua autobiografia Jackie fa accenno ad alcuni screzi con lui, sul set, che però non hanno intaccato la stima per lui: e ti credo, Lau Kar-Leung è un monumento vivente!

Uno dei più grandi artefici marziali di sempre

La differenza è che nel film del 1982 Jackie rovinava una pianta del padre, qui invece rovina un bonsai… Potrei andare avanti, ma a parte le false differenze ci sono davvero delle modifiche al copione: e sono tutte derivative dal successo dei nuovi (veri) divi marziali di Hong Kong. Per esempio il citato Fong Sai Yuk – che ha incassato trenta milioni di dollari di Hong Kong, cioè mediamente quanto i film di Jackie – è che il protagonista è guidato e spalleggiato dalla madre esperta di arti marziali. D’un tratto, quasi per magia, il Wong Fei-Hung di Jackie si ritrova una matrigna esperta di arti marziali: ma guarda a volte la coincidenza.
A ricoprire il ruolo c’è Anita Mui, amatissima diva asiatica del cinema e della canzone, morta quarantenne per lo sgomento di milioni di fan. In Occidente credo sia nota solo per i film girati con Jackie.

Anita Mui, perfetta matrigna marziale

Perché tornare a fare un film in costume dopo dieci anni? Ormai Jackie non viene più associato al gongfupian, anche perché appunto da dieci anni non combatte più in video usando arti marziali, preferendo scazzottate come aperitivo a cadute spettacolari o a scene comiche. Perché ora si ripresenta con un film in costume dove si impegna in molte scene di combattimento marziale? Mi sembra ovvio: perché il gongfupian è tornato di moda ad Hong Kong grazie ad artisti di un talento sconfinato. Mentre John Woo se ne è andato in America, Tsui Hark è rimasto a fare il re di Hong Kong, aiutato da maestri come Yuen Woo-Ping e Corey Yuen.
D’un tratto Hong Kong riscopre l’epica, quella resa immortale dai film di Chang Cheh, riscopre il gusto dell’eroe che avoca a sé ogni emozione dello spettatore e affronta da solo un intero esercito. Non sono più gli eroi tragici degli anni Settanta, ma lo stesso sono eroi che portano la morte nel cuore e la vendetta nella mano. Tutti argomenti completamente sconosciuti a Jackie, e volutamente evitati semplicemente perché – come dice lui stesso – non ha il fisico adatto per certe storie.

No, Jackie proprio non lo vuole fare l’eroe epico…

La sperimentazione degli anni Ottanta è finita, nei Novanta è chiaro che Jackie può fare un unico tipo di film, sempre lo stesso, dove cambino solo le ambientazioni in cui cadere o fare numeri circensi. Non può affrontare il nuovo stile marziale di Hong Kong, può solo riproporre il suo solito menu cercando di condirlo meglio, con qualche spezia diversa perché sembri il menu di altri.
Drunken Master II è un normalissimo film di Jackie – eroe pasticcione che poi però risolve il problemone, esercito di personaggi per far lavorare le decine di amici e cascatori, e via dicendo – “mascherato” per sembrare in linea con la nuova ondata marziale. Quindi vediamo inquadrature e montaggio che non sembrano proprio nello stile di Jackie, sembrano invece… nello stile di Tsui Hark.

L’unica volta che Jackie si è messo in quella posizione, in Supercop, era per ridere!

Le movenze di Jackie sono tutte diverse da quelle a cui ci ha abituato, il suo muoversi quasi esclusivamente con l’aiuto di cavi per assumere posizioni innaturali ed eseguire tecniche ineseguibili sono soluzioni molto distanti dallo stile d’azione che l’ha reso celebre, così come il combattere mantenendo un atteggiamento fiero come si confà all’importanza del personaggio che interpreta: niente di questo esisteva nel primo Drunken Master, che ignorava qualsiasi rispetto per Wong Fei-Hung e anzi era volutamente dissacrante. Ora invece Jackie combatte con un portamento che è troppo identico a quello che ha decretato il successo di Jet Li e Donnie Yen per essere un caso.

Non mi sembra molto convincente, Jackie che fa il marziale serio

I fan storici lo rimangono per sempre, perché mettersi in competizione con artisti marziali inarrivabili? Forse il sottotesto è che “a muoversi con i cavi so’ boni tutti a fare i maestri”? Forse Jackie vuole dimostrare che anche lui può eseguire le tecniche di Jet Li e Donnie Yen mediante un uso massiccio di trucchi? Forse la risposta alla domanda arriva proprio nei primi minuti di film, quando Wong Kei-Ying (il padre di Wong Fei-Hung) elargisce questa perla di saggezza al figlio:

«Un eroe è tale solo momentaneamente, un maestro lo è per tutta la vita.»

Forse è questo il segreto del film: la dimostrazione che ci sarà sempre un nuovo eroe in città, magari più bravo, ma è solo un momento passeggero, mentre un maestro lo rimane per sempre. Non a caso più volte nella vicenda ci sono personaggi che irridono il kung fu dell’ubriaco, accusandolo di non essere efficace di fronte a stili più duri, e regolarmente il Maestro ubriaco dimostra la sua superiorità. Però con l’uso di quei trucchi che nel 1978 non aveva bisogno di utilizzare.

Il Maestro ubriaco intenzionato a conservare il suo primato

Gli “eroi momentanei” si sono rivelati più duraturi del previsto, Jet Li ha prodotto alcuni dei migliori film marziali di sempre, aiutato da Yuen Woo-Ping e Corey Yuen (amici fraterni di Jackie) e Donnie Yen è ancora oggi un re indiscusso del cinema marziale asiatico, lavorando anche con Sammo Hung (altro fratello di sangue di Jackie): solo Jackie non vuole nessuno a fargli ombra, giocando per conto suo e nel suo campo. Quando – come in questo caso – ha un regista enorme come Lau Kar-Leung, non certo disposto a fargli da zerbino come invece fa l’esercito di amici e cascatori che lo circonda, ecco che nascono problemi. Non stupisce che finito questo film Lau Kar-Leung abbia girato Drunken Master III per conto suo, sfornando un godibilissimo film con lo stile in voga all’epoca, con splendidi combattimenti che sarebbero stati impossibili con Jackie.

Il rapporto tra Lau Kar-Leung e Jackie non mi sembra molto roseo

Nelle sue interviste di “Art of Action” Scott Adkins ha dichiarato che considera il combattimento finale di Drunken Master II fra i migliori del cinema marziale, se non proprio il migliore, quindi tutti quelli che la pensano allo stesso modo hanno un valoroso “compagno”: mi sia consentito il pensarla diversamente, visto che quel combattimento mi ha annoiato vent’anni fa (quando ho visto il film per la prima volta) e mi ha annoiato oggi (quando l’ho rivisto per la seconda volta). L’unico modo che Jackie ha per rendere il combattimento finale più potente è aggiungere un sacco di scene con il fuoco, che a livello marziale è come dire “non sono più capace di combattere, quindi mi do fuoco per strappare un’emozione”. Se penso alle meraviglie che negli stessi anni stavano avvenendo negli altri film…

Al di là delle mie opinioni personali, il film è un grande successo di botteghino ma è chiaro che non è l’inizio di un nuovo filone: Jackie non ha la minima intenzione di tornare al  gongfupian o mettersi a competere con i nuovi divi marziali (anche perché non avrebbe la minima speranza), è stato palesemente un “marcare il territorio”, un far sapere al suo pubblico che lui è ancora il Maestro ubriaco. Detto questo, è il momento di tornare ai classici Jackie Chan Movies.

(continua)


L.

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20 risposte a Jackie Chan Story 22. Il ritorno del Maestro ubriaco

  1. Cassidy ha detto:

    Il post è molto bello perché pone questo seguito nel giusto momento storico, non è il semplice discorso sulla regola aurea dei seguiti (uguale ma di più), qui ci hai fatto capire il perché di molte trovate per cui non ho mai apprezzato in pieno questo film, ben fatto nulla da dire ma oggi ho capito perché non mi ha mai preso, di sicuro non come il primo, la frase sull’eroe e il maestro ha tutto un altro senso ora 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nei quindici anni di distanza fra i due Drunken Master era cambiato parecchio il panorama marziale, e questo strano (e finto) “ritorno alle origini” (facendo cose mai fatte prima) si riesce a capire solo guardandosi intorno: con tutti quei pretendenti al trono, Jackie cercava di ricordare che lui è sempre il re. Onestamente mi sembra più un “padre nobile”, da tempo nel campo marziale non aveva più alcuna voce, e con una nuova generazione di titani che sta nascendo è assurdo cercare di competere.
      Per fortuna questo è stato un caso isolato.

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  2. Il Moro ha detto:

    Aspetto di sapere qual è secondo te il miglior combattimento del cinema marziale di sempre… Io quello di Drunken Master II l’ho trovato splendido, ma “il migliore” magari no.
    Spettacolare il combattimento di Jet Li tra le foglie, ma quello tra lui e Donnie Yen in Once Upon a Time in China II è magia, soprattutto quando praticamente “suonano” con i bastoni!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non sono mai riuscito a stilare classifiche, il cinema marziale ha generi così profondamente diversi (nel tempo, nella nazionalità, nella qualità) che non riuscirei mai a scegliere una cosa invece di un’altra, senza poi dimenticare i prodotti a cui sono “legato sentimentalmente” ^_^
      In quei primi Novanta Jet e Donnie facevano cose spettacolari, per questo non riesco proprio a mandar giù il combattimento finale di Jackie in questo film: visto che sta palesemente rivendicando il proprio primato, limitarsi a sputar fuoco mi sembra marzialmente insufficiente.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Post interessante e godibilissimo, mi piace in particolare come hai “contestualizzato” il film e il ritorno ad un certo tipo di cinema di Jackie, affondando le radici del discorso nell’ascesa di Donnie Yen e Jet Li. D’altronde l’aspetto citato sovente ti contraddistingue e fa sì che i tuoi pezzi non risultino MAI banali! Anche quando scrivi di “stili ubriachi” sei assolutamente lucido! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ti ringrazio 😉
      L’ubriacatura per quello o quell’altro divo marziale ce l’abbiamo avuta tutti, poi si cerca di tornare sobri e di guardare il fenomeno dall’alto, anche per gustare l’evoluzione del genere marziale e la sua capacità di rinascere dalle proprie ceneri 😉

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Capitolo molto interessante della vita di Jackie. Ovviamente l’ego smisurato e il continuo bisogno di approvazione e di apparire come “il migliore” dell’Asia gli ha fatto sfornare titoli che, nonostante buoni riscontri di pubblico, lasciano un po’ perplessi.

    E’ un problema comune nel mondo artistico (cinema, letteratura, musica, arte ,…) o sportivo,… Se sei il Re e arriva un pretendente al trono (o più di uno come in questo caso), hai il bisogno di “marcare il terririo” facendo vedere chi comanda e provando a mettere in riga i potenziali rivali. C’è chi ci è riuscito mantenendo più o meno a lungo lo status-quo e c’è invece chi ha dovuto cedere il passo al nuovo che avanza.

    Jackie ha mostrato i muscoli e pisciato qua e là per fare vedere che il territorio marziale è ancora roba sua. Ma a lungo andare o sai rinnovarti o sei costretto a fare un passo indietro. Chi non sa rinnovarsi è destinato a soccombere.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il caso di Jackie è particolare, perché ben presto ha smesso di essere quell’innovatore del cinema marziale per cui è diventato famoso passando a battere altre vie, creando film grossi più grandi, e sempre solo puntando sulle tre C (Comicità, Cadute, Circo), quindi è davvero strano che abbia voluto mettersi a giocare nel campo di divi acerbi ma già palesemente molto più talentuosi di lui, in un gioco che lui stesso ha scelto di non seguire più.
      Sicuramente sarà stato guidato dall’ego, ferito dal non sentirsi più l’unico sulla scena, e per fortuna è stato un caso isolato altrimenti sarebbe diventato qualcosa di imbarazzante.
      I suoi film successivi sono completamente diversi da quelli di Jet e Donnie, impossibile da accomunare ed è un bene, perché qualsiasi confronto sarebbe stato impietoso.

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  5. Charlie Chan Spenser ha detto:

    Ma certo non si può paragonare uno che ha imparato le arti marziali nella China Drama Accademy con degli artisti marziai veri. Jet Li da piccolissimo era campione nazionale di Wushu e di un altro genere. Era un autentico fuoriclasse. E poi come dici te Jackie non aveva la faccia per fare film seri. Chi considera il combattimento di Drunken Manster 2 il migliore della storia del cinema marziale o altri combattimenti di Jackie di altri film trai migliori di sempre non parla puramente di tecnicismi marziali ma di resa scenica e del suo particolare stile che unisce spettacolarità e comicità nei combattimenti. E’ come paragonare una mela ad una banana sono due cose completamente diverse.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per il Jackie del 1978 ti do ragione, per il Jackie del 1994 è tutt’altro discorso, e sarebbe ingiusto fare paragoni con star più giovani. Per questo è strano che lui stesso si sia messo a fare un film marziale nel momento in cui così tanti nuovi talenti lo stavano facendo, usando coreografi eccellenti. Lui stesso quando aveva Yuen Woo-Ping a coreografarlo ha scritto la storia, e ora – in quei primi Novanta – Woo-Ping sta scrivendo la storia con altri giorni.
      Come detto sei in ottima compagnia, ma non puoi definire “marziale” l’ultimo combattimento, visto che avrà sì e no dieci secondi di mosse – tutte coi cavi – e il resto capriole nel fuoco. Tutti i film di Jackie uniscono spettacolarità e comicità, che però non c’entrano niente con la marzialità.

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      • Charlie Chan Spenser ha detto:

        ma infatti è esattamente quello che ho detto… Chi lo definisce il miglior combattimento se ne sbatte abbastanza della marzialità… si fa bastare giusto il fatto che possa essere catalogato come combattimento marziale e poi non lo giudica in quanto tale ma su un altro livello.. ossia puramente relativo alla resa cinematografica. E’ molto dinamico, surreale e ben riuscito tutto qua. Probabilmente meglio riuscito di tanti altri combattimenti dinamici e surreali di Jackie e direi proprio grazie all’abbondare di scene con cavi che hanno accentuato il tutto. Solitamente li usava i cavi ma non per creare un combattimento che manco in Dragon Ball.. con 2 che si sbattono da un muro all’altro. Il fuoco ha fatto il resto.. E’ rimasta una scena iconica, tant’è che è stata scopiazzata anche in alcuni videogiochi.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Rispetto il tuo gusto: a me ha annoiato a morte la prima volta e ha annoiato a morte la seconda volta. E’ fra le scene che mi sono piaciute di meno di Jackie, proprio perché passa mezz’ora a fare niente se non giocare col fuoco. Lo preferisco quando sfoggia altri cavalli di battaglia.

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      • Giuseppe ha detto:

        Beh, è ovvio che noi ti si consenta di pensarla diversamente, ma il problema è: te lo consentirà anche Scott Adkins? Oppure tra un paio di giorni lo troverai nei panni di Yuri Boyka ad aspettarti in ufficio? 😀
        Tornando nei seri binari del post, direi che Jackie abbia (fortunatamente) poi mostrato saggezza nel non ripetere più simili scatti d’orgoglio, indirizzati peraltro verso giovani artisti marziali come Jet Li e Donnie Yen con i quali non avrebbe potuto né dovuto competere…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per fortuna è tornato a ciò che gli riesce meglio, quel Jackie Style che sebbene ripetuto sempre identico funziona sempre, almeno fino a un certo punto, perché vederlo combattere appeso ai cavi fa davvero strano 😛

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  6. Charlie Chan Spenser ha detto:

    Drunken Manster 2 fu doppiato in italiano nel 2012 per Sky e solo successivamente è stato proposto su Spike. All’epoca si pensava che fosse prossima un uiscita in DVD ma dopoo ben 8 anni ancora non se ne è fatto nulla.

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