[Multi-Recensioni] Film fanta-horror Blue Swan (su Prime Video)

Grazie a Prime Video di Amazon ho potuto viaggiare nel genere fanta-horor di vari Paesi, mediante il catalogo che Blue Swan (Eagle Pictures) ha messo a disposizione sulla piattaforma: ecco brevi recensioni-segnalazioni. Ricordo che quando il Zinefilo disprezza un film, in realtà significa “vedetelo perché è ghiotto e si ride della grossa”.



Gantz – L’inizio
(Giappone 2010)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal febbraio 2016.
Disponibile su Prime Video.

Dittico di film nato per sfruttare il successo del fumetto omonimo di Hiroya Oku (2000), diventato anche serie animata dal 2004. Shinsuke Sato, che ha esordito al cinema con lo storico Princess Blade (2001), ha l’ingrato compito di raccontare una storia tanto semplice quanto complicata, fatta di tanti personaggi che entrano ed escono dalla vicenda in rapida sequenza, quindi ha davvero fatto molto in condizioni proibitive.

La vicenda inizia con il protagonista che muore in un incidente in metropolitana, e si risveglia in una stanza con altre persone, tutte diverse per storia personale ed estrazione sociale. È per caso l’anticamera dell’Aldilà? In attesa di scoprirlo, sulla sfera nera che occupa la stanza appaiono delle istruzioni, e le confuse anime trapassate si ritrovano vestite di pelle nera, armate con fuciloni super-tecnologici, ad uccidere a comando gli obiettivi che man mano appaiono sulla sfera. Tutti alieni che hanno invaso la Terra, o almeno così viene detto loro.

Parte integrante del fascino del film è non solo il dubbio se tutto ciò che vediamo sia reale – un’ipotesi ventilata da un personaggio è che siano finiti tutti in coma e stiano semplicemente sognando – ma anche il cercare di capire le strane regole di un gioco misterioso, mentre lo sceneggiatore Yûsuke Watanabe non fa nulla per aiutarci a capire: forse ne sa meno di noi, e la visione del successivo Gantz – Revolution – che Blue Swan presenta nell’aprile 2016 – lo dimostra.

Se il primo film può vantare il fascino del mistero, con lo spettatore che cerca di capire cosa ci sia di reale nella situazione in cui brancolano i personaggi, il secondo conferma che non c’è niente da capire: è solo un confusionario susseguirsi di eventi privi di empatia e purtroppo di spessore, con gente che spara e si mena senza alcun motivo logico. Sicuramente nel fumetto ci sarà una spiegazione più soddisfacente (o almeno lo spero) ma nel film si smette presto di cercarla. Il secondo titolo va gustato solo per le belle scene d’azione.


No One Lives
(USA 2012)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal marzo 2016.
Disponibile su Prime Video.

“Capolavoro maschio dell’anno!” l’ho definito nella mia recensione, da cui riporto un estratto.

La presenza dietro la macchina da presa di Ryûhei Kitamura dovrebbe farvi squillare un bel po’ di campanelli, e non ditemi Lupin III (2014) perché vi meno: è il delirante regista di Versus (2000) e dei virtuosismi tecnici di Azumi (2003). Ma è anche l’artefice di quel capolavoro malato che è Prossima fermata: l’inferno (2008) tratto da Clive Barker, che mi dà i brividi anche solo a scriverne il titolo. Il rumore della carne maciullata non è cambiato molto, da quel film, e Luke Evans ha molto dello schizzato Vinnie Jones.

Qui però oltre a truculenti effettacci c’è una sceneggiatura d’acciaio: non la solita minchiata dove i personaggi scendono in cantina uno alla volta o si inoltrano nei boschi per fare pipì. Lo sceneggiatore David Cohen gioca proprio con quegli stupidi stereotipi che infestano il cinema americano per spiazzare lo spettatore. Nel momento esatto in cui sta per entrare in funzione lo stereotipo di turno, il volante sterza e si va tutti a sbattere nella direzione opposta. Con rumore di carne maciullata dai vetri… E anche le sequenze più ovvie e scontate sono inserite in modo così perfetto nella sceneggiatura che non puoi che applaudire e gridare al film cazzuto dell’anno.



Monsters
(Gran Bretagna 2010)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal febbraio 2017.
Disponibile su Prime Video.

Prima di chiudere la sua carriera dirigendo Rogue One: A Star Wars Story (2016), il britannico Gareth Edwards ha incantato il mondo esordendo nella doppia veste di regista e sceneggiatore di questo film, che ha scatenato l’entusiasmo più immotivato e più totalmente ingiustificato. Ho perso il conto di quanti mi hanno consigliato la visione essendo uno dei più grandi capolavori da quando l’uomo inventò il mostro, così alla fine intorno al 2011 ho ceduto e me lo sono visto (credo in lingua originale sottotitolato): il disprezzo è stato profondo. Gli anni passano, la memoria svanisce e i gusti cambiano, così approfittando di Prime Video me lo sono rivisto, riuscendo addirittura a disprezzarlo ancora di più, semmai fosse possibile.

È la storia della figlia di un riccone che non si sa perché sta con una mano ingessata in Messico, chissà che bisboccia è andata a fare, e di un fotografo in cerca di disgrazie da immortalare. Visto che gli alieni sono sbarcati in Messico, i due si sono detti: ma sì, andiamo a mori’ ammazzati in Messico. Purtroppo non muoiono, malgrado io l’abbia sperato per tutta la vicenda.

Nell’attraversare la zona proibita, il cui nome altisonante è del tutto ingiustificato, i due parlano del più e del meno, della vita, dell’amore, del lavoro, della fortuna, che oggi l’oroscopo diceva “stai attento ai mostri”, di come sia difficile non poter abbracciare il proprio figlio, del difficile rapporto con un padre pressante, della ricetta dello stufato alla trallallero, del nuovo compagno della diva del momento, del prezzo degli asparagi, e il film finisce. Perché si intitoli “mostri” lo ignoro.

Quello stupido mezzo tentacolo che vediamo nel finale, fiero del non c’entrare un cazzo con la storia, dubito sia quello di un alieno: è Gareth Edwards che prende in giro milioni di spettatori che ancora oggi confondono Monsters con un film vero: per fortuna dal 2016 non si conoscono altre attività di questo autore tentacolare.



Monsters: Dark Continent
(Gran Bretagna 2014)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal maggio 2016.
Disponibile su Prime Video.

La britannica Vertigo Films si chiede: ma il primo Monsters avrà brillato abbastanza di inutile inutilità? Mmmm sento che c’è ancora del vuoto da svuotare, mi scappano delle sequenze inutili belle fumanti: ma sì, facciamo un altro film. Così non tornano quei mostri che non esistono, se non nella mente di chi ama questi due film, e visto che nel precedente titolo gli alieni erano sbarcati in Messico… andiamo a fare guerra all’Afghanistan. In fondo è una tradizione americana.

Non si sa perché ora gli alieni siano in Medio Oriente, anche perché non ci sono. Così in questo nuovo campione del mondo di vuota vuotezza vediamo dei soldati raccontarci le loro storie, le loro paure, i loro sogni, le storie dei loro amori, delle loro figlie, moglie, zie, nonne e quella zoccola de tu’ sorella, che le battute sulla sorella sono un sempre-verde, stando al film. Vediamo i soliti bambini afghani che so’ tanto carucci, signora mia, poi però crescono e vanno sparati in faccia che so’ afghani e quindi meritano di morire a prescindere. Che zozzi quegli afghani, bisogna sterminarli tutti. Ma… e i mostri del titolo? Quali mostri?

A volerci fare due risate potrei addirittura dire che i mostri assenti di questi film simboleggiano il male insito nell’essere umano che si concretizza in esseri ctonici, che dal profondo (cthòn) fuoriescono solo per essere percepiti ma mai visti: sono la cattiva coscienza che intravediamo ma non affrontiamo mai. Finite le risate, tornano le pernacchie per dei film ignobili che non meritano neanche di essere considerati di serie Z.



13 peccati
(13 Sins, USA 2014)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dall’ottobre 2017.
Disponibile su Prime Video.

Il noto Giasone detentore del Vello d’Oro, al secolo Jason Blum, affida a Daniel Stamm – che si è fatto notare con L’ultimo esorcismo (2010) – un film che può gestire interamente, dall’inizio alla fine: il fatto che Stamm poi debba abbandonare il cinema e passare a fare il regista di episodi televisivi sparsi la dice lunga sul risultato.

Rielaborando cose già viste, Stamm si inventa un “gioco” per cui un misterioso organizzatore onnisciente invita un poveraccio a fare azioni stupide dietro pagamento di importanti quantità di soldi. Una volta accettata la prima prova, però, si è entrati nel “gioco” e non si può più uscire, con le prove che diventano sempre più impegnative, sgradevoli, illegali, moralmente abominevoli e particolarmente truculente, dietro pagamento di cifre sempre più enormi che però si perderanno nel momento in cui si fallisca una sola delle tredici prove totali.

Elliot (Mark Webber) ha una vita incasinata, con un padre su sedia a rotelle, un fratello ritardato e una fidanzata incinta, così che quando perde il lavoro e, sull’orlo del baratro, riceve soldi per la prima “prova” accetta subito, ritrovandosi invischiato nel terribile gioco. Saprà portare a termine le varie prove riuscendo a sopravvivere all’orrore crescente?

La prima volta che ho letto una storia con questa identica trama è stata con il bel romanzo svedese Il gioco (2010) di Anders De La Motte (che ho recensito quando Elliot l’ha portato in Italia nel 2011), ma potrei citare benissimo il The Game (1997) di David Fincher, sebbene le modalità del “gioco” siano diverse, ma come detto non è certo l’originalità che cerca Stamm bensì le emozioni forti: mentirei se dicessi che ha fallito nell’intento, perché comunque il film si lascia vedere anche se non ricordare.

Ovvio che ho visto il film solo perché ingannato dalla falsa locandina con Ron Perlman, attore che invece fa solo un piccolo ruolo di un paio di minuti, e non l’avrei mai visto per la trama, ma comunque non sono dispiaciuto della visione.



Robot Overlords
(Gran Bretagna 2014)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal gennaio 2016.
Disponibile su Prime Video.

Avevamo bisogno di un’altra fanta-moralità per i giovani scritta da adulti? Evidentemente sì, anche perché bisognava far esordire Gillian Anderson in un filmaccio e questa era un’occasione ghiottissima.

Abbiamo dunque la solita invasione cialtrona del mondo, dove i robot cattivi una volta preso il potere si mettono a controllare persona per persona: cosa pensa? Cos’ha nel cuore? Quali sono i suoi sogni? E l’amore? E il lavoro? Poi fanno l’oroscopo e passano alla persona successiva.

Jon Wright scrive (insieme a Mark Stay) e dirige la solita pseudo-favola nazista mascherata, con i robot al posto dei Fritz e ovviamente il solito gruppo di collaborazionisti, cioè umani che lavorano per i robot sì da ottenere privilegi, anche se disprezzati da tutti. Il capo di questi non poteva essere interpretato se non da Ben Kingsley.

La parte divertente è che la vicenda si svolge in un buco di niente sperduto nel nulla, una parte di frazione di paese sperduto nella campagna britannica, con tipo cento abitanti, e ci sono circa duecento robot impegnati a gestirlo: immagino che per controllare la Terra servano mille miliardi di robot. Forse non è stata una buona scelta, forse invadere Mercurio era più facile e sicuramente più economico a livello di costruzione di robot.

La solita resistenza, i soliti ragazzini che fanno battutine stupide che solo un adulto potrebbe affibbiare loro, si parla della paura di diventare grandi, del rapporto con una madre assente, la paura di impegnarsi in relazioni che… oh, ma i robo-nazisti? Sì, be’, quelli due schiaffi e via, fine dell’invasione.

Da vedere unicamente per gustarsi la faccia di Gillian Anderson, nel ruolo della madre assente che dice tipo dieci parole in tutto il film, ma in ogni scena ha l’espressione come dire «Che cazzo ci faccio qui?»



Terminus
(Australia 2015)
In DVD Blue Swan dal gennaio 2021.

Regola vuole che quando un regista passi dal corto al lungometraggio la prima impresa sia una una semplice storia breve allungata a dismisura: Marc Furmie, alla regia e sceneggiatura, non fa eccezione.

Seguendo un ghiotto sottogenere fantascientifico per cui è più interessante assistere alla conseguenze di un evento fantastico piuttosto che seguire l’evento in sé, il film racconta di cosa succederebbe se nel nostro mondo perennemente in guerra, con l’America che deve vedersela con una generazione di reduci menomati, cadesse un “qualcosa” dal cielo il cui contatto guarisse ogni ferita. Ce ne sarebbero di cose da dire e storie da raccontare: Furmie non si scomoda né a dirle né a raccontarle.

Concentrandosi su piccoli casi, non avendo i mezzi per un film più corposo, l’idea “grande” appare straordinariamente minuscola, così si riduce tutto al cattivo agente dell’FBI Stipes (il bravo atleta Bren Foster, che ormai ha rinunciato a combattere in video) che se la prende con un paio di contadini che nascondono la “cosa” aliena che cura ogni ferita, perché papà contadino vuole usarla per salvare la figlia rifiutata da scuola. Insomma, una storia universale che è più piccola di un vetrino da laboratorio.

Essendo il primo lungometraggio, Furmie non sa gestire i tempi e una storia da dieci minuti ne dura quasi cento: l’idea è buona, l’esecuzione ben al di sotto della sufficienza.



Here Alone
(USA 2016)
In DVD Blue Swan dal gennaio 2021.
Non c’è su Prime Video ma sicuramente arriverà

Il newyorkese Rod Blackhurst esordisce al lungometraggio con il suo fido sceneggiatore David Ebeltoft, senza però aver presente che questo formato non prevede un “corto più lungo”, ma in fondo è un errore quasi obbligatorio per gli autori di cortometraggi che fanno un “salto di qualità” con molta poca qualità. I festival li adorano, quindi hanno un futuro assicurato.

Avevamo davvero bisogno di un’altra apocalisse zombie? Pare di sì, ma per fortuna Blackhurst ci risparmia la noia di raccontarcela per la miliardesima volta, passando direttamente alla situazione attuale con giusto qualche ricordo dell’amore ai tempi del virus, inframmezzato in modo confusionario nella vicenda. Conosciamo così Ann (Lucy Walters) che vive sola nei boschi come una “regina della giungla” d’altri tempi, in sintonia con la natura ma molto meno con i morti viventi che dominano il mondo, che riesce a tenere a bada mediante tecniche di sopravvivenza estrema degne di un Predator.

Da alcuni ricordi che affiorano qua e là ci sembra di capire che prima avesse una figlia e un marito il cui destino la fa sentire in colpa, quindi la loro dipartita potrebbe essere colpa sua ma è tutto così sfumato e svogliato che non ha molta importanza. Quando arrivano due viaggiatori, un uomo e una donna, è piacevole distrarsi con altri esseri umani ma la situazione potrebbe diventare pericolosa.

Non ho capito quale sia la “morale” del film, cioè il motivo che ha spinto un regista a regalarci scene che valgono meno del silenzio che le permea, perché abbia voluto raccontare la storia confusionaria di una sopravvissuta al di là dell’ovvio: cioè che fare un film con un’attrice fra i boschi è decisamente economico. L’unica vera spesa del film è il trucco sulla faccia degli zombie, ma a comandare è solo il silenzio della natura, che guarda indifferente gli sforzi (vani) dei giovani registi.



Cold Skin – La creatura di Atlantide
(Spagna 2017)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal dicembre 2018.
Disponibile su Prime Video e RaiPlay.

Il francese Xavier Gens porta sul grande schermo il romanzo La pelle fredda (2002; Feltrinelli, 2005; Rizzoli 2020) dello spagnolo Albert Sánchez Piñol.

Un’isola lontana e un faro nella notte: quale ambientazione migliore per una storia horror? Circondato da un mare oscuro e crudele, il guardiano del faro Gruner (Ray Stevenson) si vede arrivare il giovane assistente Friend (David Oakes) e, notte dopo notte, dovrà spiegargli come funzionano le cose sull’isola. La guerra che continuamente si combatte. Le creature acquatiche che continuamente cercano di invadere la terra. La creatura che invece divide la casa di Gruner. Perché non si può sempre e solo odiare il nemico.

Quello che sulla carta sembra un’ottima storia, sia per ambientazione che per personaggi, risulta invece abbastanza noiosetta nell’esecuzione, e il problema non è del regista visto l’ottimo lavoro condotto: non so come sia il romanzo, ma la sceneggiatura è un continuo allungamento di brodo che smorza parecchio l’entusiasmo nei momenti salienti.

Una curiosità. Deliziosa la scena della partita a scacchi fra i due protagonisti, con pedine un po’ improvvisate e l’essere acquatico che tende a mangiarle… nel vero senso della parola!



Look Away – Lo sguardo del male
(USA-Canada 2018)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal giugno 2020.
Disponibile su Prime Video (a pagamento) e su RaiPlay.

L’israeliano Assaf Bernstein, che ha esordito nel lungometraggio con The Debt (2007), scrive e dirige un horror classico ma anche fresco, intrigante ma (purtroppo) anche inconcludente, sebbene gradevole. Insomma, un film indefinibile pur essendo costruito dalla somma di elementi già noti.

Dei problemi degli adolescenti ne sono pieni cinema e TV, così come usare le insicurezze di una giovane protagonista per una trama orrorifica non è certo una novità, lo stesso sin da subito partecipiamo della dura vita di Maria (India Eisley), con problemi sociali, alimentari, fisici e con un padre e padrone crudele (magistralmente interpretato da Jason Isaacs), che essendo un ricco chirurgo plastico pensa bene di regalare alla figlia alcuni piccoli interventi per “sistemarle” i difetti. Proprio il discorso che tutte le giovani ragazze complessate non vorrebbero mai sentirsi fare.

In una casa fredda come uno specchio, è proprio specchiandosi che Maria scopre un’altra se stessa “al di là dello specchio”, chiaro riferimento all’Alice carrolliana ma in chiave crudele: Airam, la Maria speculare che vive al di là del vetro, è un essere crudele che – una volta sostituitosi alla protagonista – comincia a fare piazza pulita di tutti quelli che si sono approfittati della povera Maria. Chi fermerà questa Alice assassina?

La trama mi ricorda Èscila! (2016) ma senza lo splatter che ha reso delizioso quel film. Più che ovvia la componente psicoanalitica della versione “cattiva” di noi stessi che giace al di là da noi ma a noi collegata, che sia in uno specchio o in una maschera (o nel filtro del dottor Jekyll), così come non è certo nascosta la critica all’ossessione per la chirurgia plastica in una società insoddisfatta di sé e alla eterna (ed eternamente insoddisfacente) modifica di se stessa, però una volta assodati questi punti di forza… il regista-sceneggiatore non ha più altro da dire e preferisce alzare le mani, di fatto lasciando il film incompiuto.

È una visione piacevole, sebbene non certo emozionante, però al momento di tirare le somme si sente l’assenza di una sceneggiatura completa, quindi vediamo i personaggi naufragare non si sa dove e la vicenda chiudersi nel vuoto. Un gran peccato.

L.

– Ultimi film Blue Swan:

Informazioni su Lucius Etruscus

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23 risposte a [Multi-Recensioni] Film fanta-horror Blue Swan (su Prime Video)

  1. Lorenzo ha detto:

    13 Peccati non è male, mi aveva divertito! E’ un genere di film che mi piace perché di solito non è noioso, basandosi molto sul fattore sorpresa. Tra l’altro è un remake di un film orientale (mi sembra thailandese ma non ci giurerei), anch’esso valido. Ci sono moltissimi titoli simili, i primi che mi vengono in mente, tutti molto divertenti, sono Cheap Thrills, Would You Rather, The Exam.

    Mi sembra di aver visto anche Robot Overlords ma non ne sono sicuro, comunque non mi era piaciuto, forse addirittura ho spento e fatto qualcos’altro di più interessante.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il tema del “Gioco” è più che sdoganato, non è più una gran novità, tutto sta a com’è trattato, e la visione di “13 peccati” è piacevole e truculenta. Jason Blum sa sceglie i propri autori 😉

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      • Lorenzo ha detto:

        Certo, ma c’è il sottogenere abbastanza codificato dello sconosciuto che fa fare cose sempre più esagerate al poveraccio di turno per guadagnare soldi. Un po’ come il sottogenere stalker/psycho nel filone thriller 😛 Ovviamente, come dici tu, la fantasia delle prove è quello che determina il divertimento 😀

        Ora che ci penso forse ho visto anche No one lives, ma ne ho ricordi lacunosi.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        “No One Lives” è davvero ghiottissimo, con il suo giocare con le scene stereotipate e il suo splatter rinfrescante.

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Ovviamente non ne ho visto nemmeno uno per sbaglio.
    Ho letto un po’ di Gantz: quel fumetto lo amano tutti, eccetto me XD
    Per i sedici numeri che ho letto (prestati da amici) è una parata di “alieni” strani, gente che muore e resuscita, tipi che se fanno cento punti a trebbiare alieni possono scegliere un premio (un’arma più forte, la resurrezione di qualcuno o essere esclusi dal “gioco” dimenticando ciò che è accaduto) gente che scopa nei contesti più inappropriati come se appartenesse a un Venerdì 13 qualsiasi, donne col seno enorme, donne col seno gigantesco, donne col seno spropositato, una donna col seno piccolo e i capelli in faccia che sembra Sadako, cani in tuta tecnologica, panda in tuta tecnologica, vampiri, esperti di armi amatoriali (in un paese come il Giappone, in cui i civili non possono detenere armi da fuoco con facilità) e poi gli esper…

    L’ho sempre ritenuto strano per il gusto della stranezza – e cavoli, se dopo sedici numeri non avanza uno straccio di storia, perché dovrei pensare che i volumi mancanti facciano accadere qualcosa?
    Secondo alcuni c’è invece una storia che si sviluppa più o meno da quando l’ho mollato io, ma quando mi hanno raccontato il finale mi è venuto in mente Lost, perciò non mi ha stuzzicato la curiosità.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Allora mi confermi che il film è molto fedele al fumetto, visto che in pratica non c’è storia ma una sequenza di stranezze sempre più strane. (E soprattutto mai spiegate.) Perché gli alieni assumono forma buffa? Perché c’è il Buddha alieno che affetta la gente? Tante domande, nessuna risposta.
      Il bello del primo film è che i protagonisti ci capiscono meno di noi spettatori quindi è tutto un “addentrarsi nel mistero”, che è piacevole, poi è chiaro che non ci sarà mai alcuna spiegazione soddisfacente e diventa solo noia. Però le scene d’azione sono molto d’effetto.
      Ah, e nel film l’unica ragazza è “normodotata” 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        A meno che il succo non si nasconda tutto nei volumi che mi mancano, è proprio così!
        Ma davvero nel film non c’è nemmeno una maggiorata piccina picciò? Sembrava il tema principale del fumetto, la mastoelefantiasi (non conosco il greco, non posso coniare termini corretti) 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahaha credo che il termine sia perfetto! 😀
        Comunque no, a livello video Don Matteo è più scabroso dei giapponesi, quindi è tutto casto, puro e di dimensioni normali. Si sfogano solo nei fumetti 😛

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  3. Cassidy ha detto:

    Fino a “Terminus” stavo andando bene, avevo visto tutti i titoli, compreso “Cold Skin” e quello moscio con Ron Ron, tra quelli mancanti non vedo grandi idee, però mi piace questo formato antologico, serve a mettere in guardia dalla roba che si trova facilmente in streaming 😉 Cheers

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  4. Cerchidifumo ha detto:

    li ho schivati tutti 😀 non lo so, mi sto rincoglionendo e improvvisamente mi sto cercando film erotici-satanici degli anni 70, robe tipo Malabimba, sto scoprendo film non di serie z ma direi sottoz

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Ricordo che quando il Zinefilo disprezza un film, in realtà significa “vedetelo perché è ghiotto e si ride della grossa”: amen, su questa tua affermazione!
    Detto ciò sono felicissimo del post-carrellata, genere che, come sai, adoro perché occasione di spunti e confronti. Li ho visto quasi tutti (e, conoscendomi, non credo la cosa ti stupisca) e condivido la segnalazione molto positiva per No One Lives, il migliore del “pacchetto”, così come condivido, con la testa e con il cuore, le critiche ai due Monsters, davvero tempo perso. Robot Overlords e Cold Skin non mi hanno lasciato nulla di che, ho trovato invece piacevole, come te, 13 peccati. Look Away mi ha convinto, è il secondo che ho preferito del lotto anche se capisco (ma sono più “morbido”) le tue perplessità su un finale un po’ vacuo. 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In realtà su “Look Away” sono ancora adesso combattuto, perché l’ho visto davvero con gran piacere, inchiodato fino alla fine, quindi in fondo è un film che regala un’emozione: però mi sembra che tiri via la mano al momento di sferrare il colpo finale e mi è dispiaciuto parecchio.
      L’indigestione che sto facendo su Prime Video dovrà per forza trovare sfogo in post come questo, che raccolgano più film 😛

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  6. Giuseppe ha detto:

    Tranne “13 peccati”, “Here alone” e “Terminus” li ho visti tutti e devo dire che, per me, l’unica vera delusione è arrivata proprio da “Look Away – Lo sguardo del male”: un film capace di pretendere e volare alto ma che poi, di fatto, quando è il momento di dare il meglio NON lo fa (e in maniera piuttosto evidente, vedi in particolare il mai arrivato colpo finale) finisce per lasciarti una spiacevole sensazione di vaga presa per il culo…
    P.S. Se dell’affascinante “Gantz” vuoi capirne ancora meno, c’è pure “Another Gantz” da aggiungere alla lista (in pratica, qui abbiamo una visione giornalistico/investigativa di quanto successo nel primo film) 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ormai l’entusiasmo è scemato e già è stata dura sopportare il secondo Gantz: veder “un altro” (another) mi sembra davvero accanimento terapeutico 😀
      D’accordissimo su “Look Away”, la cui visione è stata piacevolissima ma anch’io pregustavo un finale che non è mai arrivato. Per questo la sensazione è che semplicemente gli autori abbiano alzato le mani, interrompendo il film e lasciandolo senza finale.

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  7. redbavon ha detto:

    Non ne ho visto neanche uno. Ottima idea per orientarsi – anche per andare a sbattere in faccia a un muro, ma almeno lo sapevi 😉 – in mezzo all’abbondanza che storpia di questi servizi di streaming .

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