[Telemeno] 1993 – Walker, Texas Ranger

È esistito un tempo in cui la passione marziale ha spinto alcuni visionari a tentare una strada senza uscita: portare il “cinema di menare” in TV. Per lo più sono esperimenti falliti, ma hanno comunque lasciato tracce importanti nell’immaginario collettivo. Ecco le loro storie.


Come sa bene chi segue il blog, non nutro alcun interesse per le leggende della Rete e cerco sempre dichiarazioni “ufficiali”: non perché siano veritiere o più affidabili, ma semplicemente perché sono di prima mano: non ha senso riportare informazioni di ventesima mano, come purtroppo si usa in Rete, perché se mi inventassi robe a caso avrebbe lo stesso valore.
Quindi per sapere com’è nata la serie della Barba Tinta, mi rivolgo alla barba medesima.

Per il lungo ciclo dedicato alla vita, l’opera e le botte di Chuck Norris ho usato spesso la sua autobiografia Against All Odds. My Story (2004), scritta con Ken Abraham, quindi cedo la parola direttamente a Chuck in persona, per raccontare le origini ufficiali (o supposte tali) della serie televisiva che l’ha reso famoso fra chi non conosceva o non ricordava le sue passate glorie.

«Mentre ero in Israele a girare il film Hellbound, nel 1992, mi ha chiamato il mio agente Mike Emery e mi ha chiesto se fossi interessato ad una serie televisiva settimanale per la CBS chiamata “Walker, Texas Ranger“, una storia di un ranger moderno con valori della vecchia scuola che combatte per la giustizia. All’inizio ero riluttante, ma Mike ha stuzzicato il mio interesse dicendomi che la serie avrebbe parlato di un ufficiale che combatte il crimine in una città del Texas come fosse un cowboy.»

A quanto pare il nostro Norris ha un debole per i cowboy quindi il citato aspetto della serie è quello che lo intriga di più, sebbene continui a titubare, visto che siamo in un periodo – i primissimi anni Novanta – in cui tutti sono convinti (sbagliando) che fare TV sia una retrocessione e anzi rovini la carriera cinematografica, che è l’unica a contare. Chiedetelo a Kevin Bacon, che nel 2020 dichiara con un muso lungo a “Wired” di non aver fatto Tremors 2 (1995) solo perché all’epoca i prodotti per le videoteche (e TV) erano considerati spazzatura ammazza-carriere, buoni solo per eroi della domenica (come gli eroi marziali): non usa queste parole, ma il concetto è quello.
Comunque alla fine il cuore western di Chuck lo spinge ad accettare l’offerta, perché vuole portare nel piccolo schermo i valori dei vecchi western con cui è cresciuto. (Va be’, magari l’ha fatto invece perché i suoi film al cinema non promettevano più una lunga carriera, visto poi che Mamma Cannon stava scendendo nella tomba.)

«Ho iniziato a girare la serie “Walker” nel gennaio del 1993, ed avevamo completato solo quattro episodi quando la Cannon – compagnia che maggiormente copriva i costi della produzione – andò in bancarotta, e la serie venne accantonata. È stato un periodo triste per me, perché mi stava davvero piacendo quel programma.»

Questo spiega perché la prima stagione è così corta, con i suoi tre soli episodi. (Quattro, se sei considera il lungo pilota come doppio episodio.)

Conoscete il nome, conoscete la barba…

Per sua fortuna, ci racconta Chuck, la CBS crede così tanto nel prodotto da pagare di tasca propria la conclusione delle riprese. Chuck e il fratello Aaron saltano subito a bordo, come produttori esecutivi, sia perché «abbiamo lo stesso cuore e le stesse passioni», sia perché i soldi so’ soldi. Infatti salta a bordo pure il figliolo Eric Norris come stunt coordinator.

«Non ho mai lavorato così tanto in vita mia come nei primi anni di “Walker”, con turni di riprese di sedici ore al giorno, sei giorni a settimana, spesso anche sette. Ogni settimana io ed Aaron lavoravamo fino al momento di consegnare il prodotto alla CBS, montato e finito. Ci siamo presi una breve pausa a Natale e poi via a Dallas, a girare nel freddo inverno come nella calda estate.
Ogni settimana scrivevamo e dirigevamo quello che consideravamo un mini-film di Walker: è stato un periodo straordinariamente creativo ma anche il più estenuante della mia vita. I fan adoravano “Walker, Texas Ranger” e questo mi spingeva a continuare: la serie è diventata il più grande successo televisivo del sabato sera dai tempi di una leggenda western come “Gunsmoke”.»

La serie ha indici d’ascolto così alti che subito scatta il problema sociale. Chuck viene chiamato nelle scuole a parlare di vari temi, diventando in pratica un “maestro di vita”: non passa molto che gli stessi problemi finiscano nelle trame dei vari episodi, così da fare “servizio pubblico”. Bullismo nelle scuole, padri violenti, la piaga della droga, la fede, la vita, l’universo e tutto quanto. Padre Walker ha una risposta per tutti e un calcio per chi non vuol sentire. Tanto a muoversi è sempre e solo la controfigura di turno, che gli frega?

Prima apparizione del titolo della serie

Il 6 aprile 2001 va in onda l’episodio finale di due ore che chiude l’ottava stagione, ma forse Chuck si è affidato troppo ai propri ricordi, visto che il doppio episodio finale, The Final Showdown, va in onda il 19 maggio di quel 2001 e chiude la nona stagione. Comunque possiamo credergli quando racconta che è stata un’emozione forte per tutti quelli coinvolti nel progetto, che avevano vissuto e lavorato insieme a stretto contatto per tutti quegli anni. L’emittente avrebbe voluto un’altra stagione ancora ma Chuck non se l’è sentita, con una moglie incinta di due gemelli a cui voleva prestare un’attenzione impossibile, se avesse continuato a interpretare Walker in TV. (O almeno questa è la motivazione ufficiale.)

1993: prima inquadratura di Walker, Texas Ranger

Come già accennato, la scelta di Chuck di passare in TV è stata oculata, visto che con la fine della Cannon è finita anche la sua carriera cinematografica: il citato Hellbound (1994) è una fine non proprio decorosa della sua carriera su grande schermo. Durante la lavorazione di “Walker” il nostro eroe troverà modo di girare minuscoli filmettini, come Il cane e il poliziotto (1995), L’ultimo guerriero (1996) e La vendetta di Logan (1998), che però definire “film” forse è esagerato. E dopo “Walker” non andrà molto meglio, sia perché l’eroe non è ringiovanito sia perché ormai quel tipo d’azione che andava bene negli anni Ottanta in cui è esploso non è più ricreabile, quindi c’è solo la Z che avvolge tutti, belli e brutti.

Questa però è la vita americana di una serie di culto: com’è andata in Italia?


Un ranger in Italia

Sul primo numero del 1994 del “Radiocorriere TV” (2 gennaio) un piccolo trafiletto informa dell’inizio di un’attività che all’epoca probabilmente nessuno poteva immaginare sarebbe durata per sempre. Il titolo è “Nuovi serial Fininvest”. (Per i giovani, quello era il nome che poi sarebbe diventato Mediaset.)

«Partiranno tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio i nuovi serial di Italia1. In “Renegade” il bel Lorenzo Lamas è uno sceriffo metropolitano, stivaloni e giubbotto di pelle, che “galoppa” attraverso gli States a bordo di una fiammante Harley-Davidson. Chuck Norris è invece il protagonista di “Walker, Texas Ranger”, serial della CBS creato dai produttori di “A-Team” e “Hunter“. Norris, poliziotto dai modi bruschi, lotta contro i delinquenti texani. Al suo fianco Sheree Wilson, già vista in “Dallas”. Sia “Renegade” che “Walker” sono destinati alla prima serata.»

Come abbiamo visto, già dal mese precedente questa notizia era arrivata in videoteca una VHS con un doppio episodio di “Renegade”, per presentare il personaggio al folto pubblico dei noleggiatori, e la serie dovrà aspettare il 6 marzo successivo per un timido inizio: sarà il film della domenica di Italia1 in attesa degli approfondimenti sportivi, prima di conoscere altri orari ed essere replicata per sempre.
Un destino diverso attende la seconda serie citata dal trafiletto.

L’inossidabile Chuck Norris nei panni del ranger Walker entra nelle nostre videoteche nel febbraio 1994, con una videocassetta dal titolo breve e semplice: Texas Ranger. Mentre per Renegade si è scelto di presentare la fusione di due episodi di fine stagione, dove sarà stato difficile per gli spettatori capire personaggi che vedevano per la prima volta, per Chuck la Cannon ha fatto un lavoro migliore, presentando in VHS il film televisivo che fa da episodio pilota alla serie “Walker, Texas Ranger“.

I noleggiatori dell’epoca (non io, perché non credo d’aver mai noleggiato Chuck in videoteca!) poterono assistere al film TV One Riot, One Ranger, freschissimo perché risalente al 21 aprile 1993. E gli spettatori TV? Be’, quelli dovranno aspettare martedì 11 ottobre 1994, prima data certa di messa in onda della serie “Walker Texas Ranger”: spero notiate che il titolo della videoteca e della televisione sono diversi, e che quest’ultimo ha perso una virgola. Meraviglie della distribuzione italiana.

Dopo l’immancabile “Karaoke” delle 20,00 e in attesa de “L’appello del martedì”, condotto alle 22,30 da Massimo De Luca, Italia1 – che alle 16,15 aveva mandato un episodio di “Street Justice” – presenta il nostro eroe barbuto col cappello da cowboy.
Certo, su Rai1 c’è il terzo turno d’andata per la Coppa Italia, con Napoli-Cremonese (che finirà 1 a 0, stando a questo filmato d’epoca), ma mi piace pensare che i fan dell’azione in TV preferiscano Chuck al calcio. O forse no?

Forse l’esordio del ranger Walker in TV non ha avuto gli stessi risultati di “Renegade”, perché mentre quest’ultima serie inizia sin da subito la sua vita televisiva, il nostro Chuck… rimane ospite delle videoteche. La Warner Home Video rileva il catalogo della defunta Cannon e continua a portare in VHS a noleggio (e in seguito in vendita, nella collana economica “Gli Scudi”) raccolte di episodi o episodi lunghi di “Walker, Texas Ranger”: fra il 1994 e il 1996 usciranno in totale sei videocassette prima che Italia1 provi di nuovo a proporre l’eroe i TV.

  • febbraio 1994: Texas Ranger (One Riot, One Ranger, 1993)
  • gennaio 1995: Texas Ranger – Pericolo nell’ombra (Something in the Shadows, 1994)
  • novembre 1995: Texas Ranger – Riunione mortale (Deadly Reunion, 1994)
  • gennaio 1996: Texas Ranger – La strada della vendetta (Road to Vengeance, 1994)
  • 1996: Texas Ranger – Zona di guerra (War Zone, 1995)
  • 1996: Texas Ranger – Un flashback per Walker (Flashback, 1995)

Chissà, magari il pubblico da videoteca ha premiato queste uscite ed Italia1 si è convinta a riprovare, comunque sta di fatto che “Walker, Texas Ranger” (stavolta con la virgola) riappare nella prima serata di venerdì 5 luglio 1996, con l’episodio “Dirottamento” (2×19, Skyjacked, 2 aprile 1994).
Inizia un appuntamento settimanale che durerà tutta l’estate del 1996 e si ripeterà nelle estati successive: solo sabato 6 febbraio 1999, con l’episodio Furia cieca (5×19, 22 febbraio 1997) inizia una programmazione che dura tutto l’anno, anche se non sempre continua.


Colpo grosso a Fort Worth

Io sono un pazzo collezionista marziale, questo dovreste ormai saperlo, se seguite il blog. Visto che odio “Walker, Texas Ranger” sin da quando è arrivato in Italia… perché ho tutti gli episodi registrati da TV? Nove stagioni più vari film televisivi? La risposta ve l’ho già data: perché sono un pazzo collezionista marziale.

Direttamente dall’archivio del vostro pazzo Etrusco

Dal passaggio televisivo del 2 novembre 2019 (mandare Chuck nel Giorno dei Morti sarà mica un velato messaggio?) ecco Colpo grosso a Fort Worth, il lungo episodio pilota che dà il via alla serie. (Trattandosi di Rete4, ci sono centoventi minuti di pubblicità ogni quindici di film, quindi è un prodotto impossibile da vedere in diretta!)
Qualcuno degli spettatori avrà notato che Colpo grosso a Fort Worth è lo stesso film che in videocassetta era uscito con il titolo Texas Ranger? Comunque la sua prima apparizione televisiva con questo nome risale almeno al 22 luglio 2000, in prima serata su Italia1.

— Sei fuori dalla tua giurisdizione, amico: non ci puoi toccare.
— Sta’ a vedere.

Corder Walker (Chuck Norris) entra in scena nel più “maschio” dei modi. Tutti sanno che un tutore della legge americano non può andare in Messico ad acciuffare i criminali… ma nessuno l’ha detto a Walker. Così il film inizia con lui che malmena dei rapinatori in una cantina e li riporta oltre confine: un arresto illegale, ma tutti lo aiutano perché così “lava i panni sporchi” come la legge non è capace di fare.
Con il disprezzo della legge e l’ordine tipico degli anni Ottanta, nel 1993 Walker si presenta come giustiziere dai modi bruschi ma efficaci, con la legge che assiste impotente, simboleggiata dalla procuratrice Alex Cahill (Sheree J. Wilson), destinata a rimanere per sempre al suo fianco. L’attrice già ha lavorato con Chuck in Hellbound (1992).

Giusto una comparsata per la futura compagna di tutta la serie

Dopo una dura giornata di lavoro passata a violare la legge e malmenare criminali, dove va a rilassarsi un Texas Ranger? Ovvio, nel locale di C.D., ranger in pensione interpretato qui da Gailard Sartain, ma dalla seconda stagione in poi avrà il volto di Noble Willingham.

Quando C.D. era di qualche taglia più grande

Intanto è arrivato un criminale cattivo cattivo in città, Orson Wade, interpretato da un caratterista abituato a fare il cattivone: Marshall R. Teague, che avete visto ovunque al cinema e in TV, ma che all’epoca probabilmente era più noto per essere stato l’antagonista di Patrick Swayze ne Il duro del Road House (1989). Per me sarà sempre il condottiero spara-palle (nel vero senso della parola!) di U.S. Seals II (2001) di Isaac Florentine.
Curiosamente l’attore tornerà più e più volte nella serie, in ruoli sempre diversi: sarà presente anche nel doppio ultimo episodio.

Teague nei panni del solito cattivo da operetta

Il cattivo Orson Wade e la sua banda durante una rapina fanno fuori un ranger, tanto caruccio e buono, e questo consente a Chuck di mostrare le cinque fasi del lutto di Walker.

Prima fase: negazione

Seconda fase: rabbia

Terza fase: contrattazione

Quarta fase: depressione

Quinta fase: accettazione.

Dopo questo sfoggio di potenza recitativa – in cui manca solo la subornazione di Troisi -, è il momento di trovare un nuovo collega per affrontare la banda, e a Walker consigliano un fighetto che ci capisce di quella roba strana, quella stregoneria che alcuni chiamano “computer”.
Entra in scena James “Jimmy” Trivette, ex atleta professionista entrato in polizia e ora nei ranger, esperto di computer e cervello fino. Infatti la prima inquadratura… è del suo pacco! Parliamoci chiaro, questa serie tocca venderla, e un “pacco” aiuta sempre.

Sì sì, si vede che Trivette ci sa fare col computer

Oggi diamo per scontato che non possa esistere una serie TV senza almeno un attore di ogni colore nel cast, o almeno dei “colori che contano”, ma all’epoca non era proprio così. Ho trovato dei numeri del 1993 della rivista “Jet”, testata che si rivolge esclusivamente ad un pubblico nero, che presentavano i nomi degli attori neri presenti ogni settimana in TV, e avere Clarence Gilyard in una serie più bianca del bianco è una bella soddisfazione.
L’attore sarà valente co-protagonista per tutti i più di duecento episodi, perfetta spalla per Walker, anche se qui è ancora in fase di assestamento e fa il fighetto contro la rude quercia chuckiana.

O il cappello è troppo grande o la testa troppo piccola

Il doppio episodio ha una trama praticamente nulla perché serve a dare molto spazio ai personaggi e a presentarli, così Walker avrà modo di raccontare il sangue pellerossa che gli scorre nelle vene e Trivette ci spiegherà che è cresciuto con il mito del Lone Ranger in TV – cioè quello che voleva Chuck sin dall’inizio – mentre Teague interpreta il solito cattivo da operetta a cui è abituato.
Il “colpo grosso” del titolo occupa gli ultimi dieci degli ottanta minuti del film, con Chuck che corre qua, corre là, raggiunge il cattivo su un praticello, uno spintone (ma forte, eh?) e tutto è finito. Quindi tutte le chiacchiere del cattivo su quanto male avrebbe fatto a Walker è stato tempo perso, visto che i due non provano neanche ad affrontarsi.

Pose plastiche per facce di cuoio

Insomma, il vuoto più totale ha appena esordito in TV e con l’aggiunta di moralismo spicciolo e tanti predicozzi conquisterà il cuore di tutti gli spettatori italiani. Tranne quelli che considerano “violenta” la serie – accusa assurda, visto che ci sono più botte nel film biografico su Padre Pio – e tranne il vostro Etrusco preferito, che mantiene alto il suo status di Leggenda.

Purtroppo per me, dovrò ancora parlare di questa serie, che si è molto ramificata nella TV, dando importanza a quel poco di marzialità che si intravede ogni tanto.

L.

– Ultimi titoli del ciclo:

Informazioni su Lucius Etruscus

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29 risposte a [Telemeno] 1993 – Walker, Texas Ranger

  1. Cassidy ha detto:

    Le fasi del lutto secondo Chuck Norris sono già leggenda 😀 Avere tutti gli episodi registrati di una serie che non apprezzi è prova di passione pura, tutti abbiamo visto questa serie anche solo un episodio, leggendo la sinossi mi sono reso conto che la trama è la stessa di “Justified” ma a parte questo Norris è stato fortunato e astuto a passare sul piccolo schermo con il soggetto giusto, aveva forse capito l’aria che tirava alla Cannon, ma con questa serie diventato il personaggio mediatico che tutti ancora ricorda, anche se poi non molto ricordano anche i suoi film. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’essere saltato sulla barca della TV mentre quella del cinema affondava è una coincidenza davvero curiosa, per non essere tutto un piano. Dopo anni passati a lavorarci insieme, per me Chuck sapeva che la Cannon stava colando a picco e ha voluto tentare subito una scialuppa di salvataggio televisiva: direi che gli ha detto discretamente bene 😛

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  2. Lorenzo ha detto:

    Come sai, per me Chuck è stato quello che per te è stato Van Damme. Quando arrivò Walker, però, vuoi per gli ultimi film poco memorabili, vuoi per l’età in cui preferivo uscire piuttosto che stare a guardare la televisione, la Chuck mania era quasi finita. Vidi qualche episodio sparso, giusto un paio, ma ormai i miei interessi erano altri. Comunque, qualche anno fa, visto che su Iris trasmettevano la serie a rotazione, e che ormai sono diventato vecchio e asociale, decisi di compiere l’impresa: vidi tutti gli episodi.

    Innanzi tutto si nota un certo cambiamento di “tono” dalla terza o quarta stagione circa, non ricordo bene: il passaggio è marcato dal cambio di sigla (arriva quella “cantata” da Chuck) e da Norris che, ormai piuttosto spelacchiato, inizia a portare una parrucca (oltre a qualche ritocchino per tirarsi le rughe). Mentre prima la serie cercava di seguire il filone del poliziesco più canonico e impostato, adesso è diventata caciarona, pacchiana, con le immancabili scazzottate (a cui si unisce anche Trivette, che ormai ha mollato i computer). Insomma, ha trovato, nel bene e nel male, la sua identità. Ridimensionati vistosamente gli interni: prima l’ufficio di Walker era in una vera stazione di polizia, con tanto di impiegati, corridoi, stanze. Adesso tutti quanti sono stipati in un unico misero ufficio e sono sparite le comparse.

    Il moralismo raggiunge, in alcuni episodi, vette insopportabili da fanatismo religioso, eppure non mancano due episodi (gli unici che mi sono piaciuti) in cui si rivede il vecchio Chuck: uno in cui lui da solo fa un incursione in un campo militare in Messico (mi pare) e fa una strage come se fosse Braddock, e un altro in cui partecipa ad un torneo di arti marziali clandestine all’ultimo sangue (il perdente sarebbe caduto su degli spuntoni, alla Mortal Kombat). Inguardabili gli episodi fantasy in cui lui assume il ruolo del suo “doppio”, un cowboy del passato.

    Ci sono però alcuni momenti in cui Chuck gigioneggia autocompiaciuto: ad esempio, Walker e Trivette sono in macchina che fanno la posta a qualche malfattore, e Trivette sta leggendo un libro. Walker: “Cosa leggi”? Trivette: “Un libro di Chuck Norris, lo conosci?” Walker: “No”. Trivette: “Come no? E’ stato 6 volte campione del mondo di karate”. Walker: “7 volte”.
    Oppure, finale da CD, tutti quanti che se la ridono (da notare che tutti bevono birra, mentre Walker ha sempre in mano una tazza con caffè o tisana, non si sa: l’alcol è il diavolo). Trivette: “Potrebbero trarre un film da questa vicenda. Chi potrebbe impersonarci?” E tutti quanti tirano fuori attori famosi. “Walker, tu chi vorresti che ti interpretasse?” Lui: “Mah, non saprei”. Trivette: “Secondo me andrebbe bene Chuck Norris”. La ragazza bionda: “Ma lui non ha mai vinto un Oscar, a differenza di quelli che abbiamo detto noi”. Trivette: “Sì, però è stato 7 volte campione del mondo di Karate”. Walker: “Sì, Chuck Norris non sarebbe male”.

    Ci sono poi altri elementi bizzarri, tipo la moglie che lo chiama sempre per cognome, o l’ultimo episodio in cui Walker riesce a far atterrare un aereo di linea da solo pur non avendone mai pilotato uno. Vero inoltre che l’uso della controfigura col passare degli episodi è sempre maggiore, e che col tempo lascia sempre più spazio ai giovani comprimari, ma d’altronde nel 2000 ormai Chuck ha 60 anni (eppure era più agile lui a 60 che io a 20).

    Insomma, purtroppo siamo lontani anni luce dal Chuck che amavo (quello di Delta Force e Invasion USA), ma credo che anche il pubblico a cui era rivolta la serie fosse diverso (mia mamma e mia nonna guardavano sempre Walker). Almeno, a differenza di molti, Norris ha saputo capire quando ritirarsi dalle scene (cioè dopo la conclusione della serie) e dalla B (molto calante sul fine carriera) non è mai sprofondato nella Z bulgara e geriatrica.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Be’, “Attacco al presidente” e “The Cutter” non saranno pagati dai bulgari ma la qualità è quella 😀
      Scherzi a parte, nei primi episodi è palese che Chuck sta portando in TV la formula che aveva funzionato anni prima al cinema, e che in fondo è il suo personaggio. Però poi viene giustamente smorzato, anche perché appunto i pubblici sono diversi e in TV contano molto le famiglie, non i fan marziali che noleggiavano i suoi vecchi film. Quindi ha fatto molto bene (o chi per lui) a cambiare man mano stile.
      Inoltre i pistolotti piacciono sempre, in TV, quindi vai con la lunga sequenza di puntate dedicati a vari problemi sociali, per non parlare di quelle davvero fantasy con lo spirito del Lupo, interventi diretti di Dio e dragoni cinesi In fondo Chuck è notoriamente un fervente cristiano praticante, quindi anzi si è molto contenuto.

      Visto che nei Novanta c’era questo razzismo dilaganti nei confronti della TV, altri colleghi di Chuck hanno fatto la stessa scelta – cambiare stile e tematiche – ma rimanendo in sala, smettendo di fare arti marziali e passando all’action, che sembrava promettere molto di più. Peccato invece non abbia mai mantenuto quelle promesse. Sarebbe stato meglio fossero passati tutti alla TV 😛

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  3. Lorenzo ha detto:

    Sì, gli ultimi film sono pessimi, fortunatamente sono limitati nel numero.
    Dici che si è contenuto con prediche e pistolotti? Non oso immaginare se non lo avesse fatto… Sarebbe stato una specie di “Joan Lui” versione sceriffo 😄

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Gaudio magno, habemus Chuck, l’unico che può farmi adorare un post nonostante le parole western e cowboy al suo interno (ed accettare una serie che vorrebbe avere tali peculiarità)! 🙂
    Sarebbe già tutto bellissimo ma poi mi aggiungi le citazioni di Hellbound e Il cane e il poliziotto (meritevoli della doppia recensione etrusca-orba), i palinsesti degli anni ’90, gustose info “storico-televisive”, opinabili inquadrature dal basso, le cinque fasi del lutto di Walker (ahahahahaha!)…e io sono in estasi somma! 🙂
    Il tuo “purtroppo per me dovrò ancora parlare di questa serie”, diventa, per il sottoscritto, un “per fortuna parleremo ancora di questa serie”! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pensa, l’unica cosa buona per me di questa serie è che inizia come una storia western, e invece neanche questo basta ad arginare la tua passione chuckiana 😀
      Con mio grande disappunto è stato un fenomeno televisivo davvero ingente, quindi ha seminato in giro e dovrò per forza tornare sull’argomento, con mio grande dispiacere 😛

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  5. Sam Simon ha detto:

    Ma vogliamo parlare della parata di Taglialatela che ha salvato il risultato contro la Cremonese? Scusa, ma quando è partito Pizzul ha risvegliato in me una passione sopita ormai da decenni! X–D

    Walker Texas Ranger era veramente offensivo con la sua immancabile moraletta ed era pure tremendamente noioso. Io gli preferivo Renegade senza ombra di dubbio (mi piaceva anche la bionda), ma immagino che anche quella serie non sia invecchiata benissimo…

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Io ne ho visto giusto qualche puntata qua e là, senza troppo entusiasmo. Tranne quando andavo a casa della mia ex visto che Walker era perennemente in tv. Non importa fosse giorno, notte, un giorno festivo o uno feriale,… In qualsiasi momento, la barba di Chuck era su quella cavolo di televisione. E spesso cenavamo con Walker in sottofondo… Alè!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ora sta facendo girare le altre serie storiche, ma IRIS in pratica lo manda tutti i giorni, mattina e sera, e prima era Rete4. Insomma Mediaset vuole un gran bene al Walker barbuto e lo ha replicato in modo tale da garantire una pensione d’oro a Chuck 😀

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  7. Giuseppe ha detto:

    Con “le cinque fasi del lutto di Walker” hai vinto tutto! Io posso solo umilmente aggiungere che, essendo Trivette esperto di computer, non poteva non mettere in mostra già nella prima inquadratura il suo cavo di rete 😀 😀
    Condivido il tuo disappunto sul fenomeno televisivo che Walker ha finito per diventare, ovviamente (senza discutere sul fatto che, dal proprio punto di vista, Chuck fece una scelta molto saggia per l’epoca), eppure, nonostante tutto, alla fine son riuscito comunque a sorbirmi l’intera serie (continuando a ritenerla inferiore a Renegade) senza patire grossi effetti collaterali: dev’essere stato per via della Z che c’è in me… 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Eri già vaccinato alla Z, anzi probabilmente ti saranno sembrati prodotti un po’ “leggerini”, visto che Chuck ci aveva abituato a ben altro nei suoi film 😛
      Chissà, magari il soprannome di Trivette era “plug and play” 😀

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  8. inchiostronoir ha detto:

    Lo sai che stanno facendo un reboot della serie?

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  9. Pingback: [Telemeno] 1999 – Sons of Thunder, i figli di Walker | Il Zinefilo

  10. Kuros ha detto:

    Uno delle serie crime più belle mai vista.

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  11. Conte Gracula ha detto:

    Gli stadi del lutto di Chucky sono notevoli, ma mi sa che sarebbero in tanti a prodursi in risultati del genere XD

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  12. Pingback: [Telemeno] 1998 – Martial Law (Più forte, ragazzi) | Il Zinefilo

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