Jackie Chan Story 25. La tripletta americana

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

La campagna pubblicitaria ha funzionato e Terremoto nel Bronx nel 1996 colpisce gli americani, lanciando la Jackie-mania. Subito il nostro eroe viene invitato a riunioni di produttori americani, dove si decidono date per incontrarsi e parlare di quando sarebbe possibile vedersi per stabilire la data della prossima riunione. Nella sua biografia del 1998 Jackie testimonia tutto il suo orrore per i famosi meeting americani, cioè totalmente inutili perdite di tempo. Ad Hong Kong se vuoi fare un film lo fai, in America devi prima fare cento riunioni anche solo per pensare a un film.

Però i risultati si vedono, infatti John Hughes propone a Jackie un film assolutamente imperdibile…

«Mi voleva protagonista di un film dal titolo The Bee, in cui avrei interpretato un tizio che cerca di catturare un’ape scaltra e intelligente. Il film mi avrebbe permesso di fare scene spericolate molto divertenti, ma ad essere onesti non ero sicuro di volere che il mio ritorno ad Hollywood fosse nel ruolo di uno più stupido di un insetto.»

Non stupisce che mentre la “tempesta di cervelli” americana perde tempo in meeting inconcludenti e con soggetti deliranti, Jackie continui a sfornare un film l’anno in patria.


Police Story 4

Quanti occidentali nel 1997 conoscono la saga di Police Story? Gli americani appassionati sicuramente l’hanno recuperata in qualche videoteca ben fornita, gli italiani al massimo potrebbero averla trovata d’importazione e vista con i sottotitoli, mentre gli addetti ai lavori potevano farsene ispirare, come Stallone che ricrea identica una scena del primo film per Tango & Cash (1989), e la saga di Arma letale sembra avere più di qualche parallelismo sospetto. Il pubblico, però, decisamente non conosce l’ispettore Ga Kui Chan (o Kevin Chan, nei doppiaggi anglofoni) e portare al cinema il quarto episodio di una saga ignota non è una buona scelta: la New Line Cinema opta per un più neutro Jackie Chan’s First Strike.

Meglio cancellare ogni riferimento a “Police Story”

Police Story 4: First Strike esce ad Hong Kong il 10 febbraio 1996 e l’anno successivo (10 gennaio 1997, dice IMDb) appare sugli schermi americani. Ricevuto il visto italiano il 24 giugno 1998, lo troviamo in una sala italiana già dal 12 luglio successivo. Di nuovo la Cecchi Gori ci pensa lei a distribuire in Italia il nuovo fenomeno Jackie, distruggendo così di nuovo un suo film: portato in VHS (senza data, ma probabilmente del 1998), il film rimane inedito in DVD e conosce rarissime repliche in TV, stesso identico trattamento degli altri due film della Cecchi Gori, Terremoto nel Bronx e Thunderbolt. Poi per fortuna dal 2010 le cose cambiano, le emittenti cominciano a rispolverare questi film ma in digitale la Eagle Pictures si preoccupa di ristampare solo il Bronx: First Strike e Thunderbolt non se li copre nessuno…

Per fortuna all’epoca avevo l’abbonamento a Tele+1 così ho potuto vedere il film quel 25 settembre in cui è stato trasmesso, senza aspettare il nuovo millennio (9 novembre 2001) a cui risale una delle rare repliche di Italia1 prima del recente “rispolveramento”. Le schermate che presento sono tratte da un passaggio del 18 marzo 2018 su Italia1.

Il nostro baldo Ga Kui / Kevin Chan da ispettore di Hong Kong fa un leggerissimo salto di qualità e lavorando per l’FBI americana diventa agente segreto internazionale, impegnato in un’operazione di spionaggio russo-cinese che lo porterà per tutta l’Asia, fra auto di lusso, elicotteri militari e sommergibili. Visto l’ingaggio di figuranti occidentali grandi come armadi, tipo The Rock, sembra di essere in Fast & Furious 8 con anni d’anticipo.

Alla sceneggiatura non c’è il consueto Edward Tang, sceneggiatore storico di Jackie che sta per completare il suo percorso artistico, e avere quattro autori a lavoro sul copione sembra creare un prodotto schizofrenico. Ciò a cui assistiamo infatti è una rutilante corsa per far stare in cento minuti sparati una lunghissima trama alla James Bond (personaggio più volte citato dal protagonista, e guarda caso la prima scena d’inseguimento è sugli sci), con la differenza che le scene d’azione del Bond classico ammontavano a trenta secondi, in Jackie occupano un terzo del film. Quindi abbiamo una sceneggiatura che si sviluppa alla velocità della luce, saltando interi blocchi perché non c’è tempo e tanto è roba talmente banale che non serve dirla, e il super agente segreto pare che ad ogni scena sia in un Paese diverso senza darci mai l’idea di viaggiare: c’è un elicottero, c’è un sottomarino, c’è l’Australia. Tutto nel giro di due minuti. Tocca correre, che c’è da fare le scene alla Jackie.

Jackie dichiara di essere quasi morto di ipotermia a girare le prime scene del film

La caccia al terrorista della trama dimentichiamocela: se Jackie è il primo a fregarsene della trama, figuriamoci quanto interessa a noi. Il problema è che le scene d’azione sono di qualità più bassa del solito, semplicemente perché l’ossessiva ricerca della grandezza le ha ridotte come mai prima.

Il combattimento acquatico conoscerà tempi migliori, in seguito

Tutto è di corsa, tutto è sbrigativo, perché bisogna andare in un altro Stato, bisogna combattere contro gli squali, i Draghi e i Dinosauri, ma anche stringere la mano alla foca ammaestrata: calmati, Jackie, respira e abbassa le pulsazioni…

Ci mancava pure la foca, che Dio la benedoca!

In mezzo a questa confusionaria caciarata c’è solo una scena “alla Jackie”, quella in cui insieme ai suoi fidati stuntman combatte con bastoni e una scala d’alluminio: l’unica scena che merita di essere vista dell’intero film, infatti è l’unica che all’epoca conservai della registrazione su Tele+.

L’unica scena davvero meritevole dell’intero film


Il simpaticone

Jackie ormai ha trovato una seconda giovinezza, visto che può fare quello che ormai non gli facevano più fare. Sta lontano dalla regia così Leonard Ho è contento, e dopo il suo fido Stanley Tong (alla regia di First Strike) arriva Sammo Hung in persona a dirigere il suo film successivo, così che la Golden Harvest è contentissima. E permette a Jackie di fare quello che dalla fine degli Ottanta non gli era più consentito: girare il mondo a fare scene enormi, incontenibili. Torna lo sceneggiatore Edward Tsang, al suo ultimo film, ma ormai conta poco e niente: i film di Jackie non hanno più trama, c’è solo lui che fa il “simpatico”… il nice guy.

Mr. Nice Guy esce ad Hong Kong il 31 gennaio 1997 e regolarmente sbarca in America l’anno successivo, 20 marzo 1998. In Italia intanto si è aperta la diga e Jackie va via come il pane: questo film riceve il visto italiano il 28 luglio 1998, un mese dopo First Strike, ma non ho trovato tracce di uscita in sala. Di sicuro il 25 agosto 1999 esce su Tele+, prima di First Strike: infatti è questo l’ordine con cui ho conosciuto Jackie, quel 1999. Folgorato da Nice Guy, cercando altre sue opere mi sono imbattuto subito in First Strike e poi tutto il resto.

Se la distribuzione Cecchi Gori ha penalizzato il nostro eroe, quella Medusa è stata decisamente peggiore. Se già con Supercop dopo l’immediata distribuzione in VHS il film è riapparso pochissimo, dopo la VHS del 1998 in pratica Mr. Nice Guy scompare completamente: prima che – come detto – dal 2010 Mediaset si ricordi di Jackie e cominci a replicare i suoi film, sono rarissime le proiezioni in TV di questo film, a partire dalla prima (19 giugno 2006) su Italia1. Anche questo film è inedito in digitale italiano.

Un altro dei suoi film distrutto dalla pessima distribuzione italiana

Il nostro eroe è un cuoco televisivo di successo in Australia e ha una famiglia allargata politicamente corretta all’eccesso: bianchi, neri, asiatici, manca l’eschimese poi ci sono tutti. Per i soliti vari motivi si ritrova inseguito da brutti ceffi e comincia a fare robe alla Jackie. Fine del film. Questo è stato in assoluto il primo prodotto di Jackie che ho visto, rimanendone folgorato, ma onestamente oggi – dopo aver visto lo stesso schema ripetuto per decine e decine di film – non riesco a trovarlo neanche guardabile. Sono andato in overdose da Jackie!

Un grane duo ricostituito

Per l’occasione torna Richard Norton come cattivone, e come vuole la ferrea regola di Hong Kong (“Tutti gli occidentali devono recitare come pagliacci”) fa il pagliaccio. Però è Richard e fa piacere rivederlo in un film di Jackie, dopo City Hunter (1993), anche se qui ha poche occasioni per darsi da fare.

Un personaggio sopra le righe, ma è sempre bello rivedere Norton

Quando l’ho intervistato nel 2009, Norton ha dimostrato di avere particolarmente gradito l’esperienza con Sammo Hung:

«Sammo Hung rimane il più creativo action director con cui io abbia mai lavorato: quell’uomo può mettere insieme una scena di combattimento ovunque e in qualsiasi momento. È stato anche un fenomenale artista marziale, considerata la sua stazza, con un gran talento.»

In Mr. Nice Guy ha una scena particolare in cui… deve uccidere sua moglie!

«Dovevo gettare in una fossa mineraria l’attrice che nella realtà è mia moglie! Judy Green nel film interpretava un personaggio che veniva liquidato dal mio personaggio. Il giorno in cui giravamo quella scena Jackie e Sammo vennero da me e scherzando dissero: “Perché sei così contento oggi?” Ricordo che la mia battuta era “Buttatela dentro, ragazzi” e lei veniva sepolta viva! Ah!»

Hai capito, la signora Norton?


Tripletta americana

Nella sua biografia più recente Jackie stesso si chiede come mai, dopo quindici anni di tentativi completamente infruttuosi, d’un tratto il pubblico americano si sia così appassionato ai suoi film partendo da Terremoto nel Bronx, visto che li considera tutti Jackie Chan Movies. Il che è strano, visto che la tripletta di film comprati dagli americani – Terremoto nel Bronx, First Strike e Mr. Nice Guy – ha una particolarità che non ha nessuno dei film di Jackie: la quasi totalità degli attori è occidentale. Curioso che Jackie non l’abbia notato…

Questi tre film sono palesemente prodotti di Hong Kong, con tanto di scene velocizzate sì che gli attori sembrino tutti “schizzati”, ma non avere mai inquadrati più di due attori cinesi – cioè Jackie e il personaggio minore di turno – li rende molto più appetibili per il pubblico occidentale, che storicamente odia gli asiatici con ogni atomo del proprio essere, malgrado tutti i falsi moralismi politicamente corretti.

Negli anni Ottanta, quando Jackie era alla regia, aveva già fatto film in cui attraversava il mondo, con molti attori occidentali nel cast, ma i tempi non erano ancora maturi, e lo stile era decisamente inadatto al pubblico statunitense: una cosa è quando Jackie fa il simpatico dalle facce buffe, vittima degli eventi, un’altra è quando fa l’eroe che vince tutto, come accadeva nei film da lui diretti. Al di là di tutto, la formula dei tre film spingono Jackie e la Golden Harvest a ripeterla identica per tutti i film a venire, rendendoli straordinariamente identici fra loro, almeno visti oggi. Posso testimoniare come all’epoca le (poche) scene di combattimento di questo periodo fossero interessanti, forse perché erano viste fuori contesto e sembravano “nuove”.

(continua)


L.

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12 risposte a Jackie Chan Story 25. La tripletta americana

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    In attesa di lettura più tardi (venerdì è giornata sempre campale) non ho resistito alla curiosità e già con uno sguardo a volo di uccello mi sono emozionato: le schermate catturate da Italia1 (anche se recenti mi danno sempre soddisfazione), Richard Norton e…la signora Norton!!! 🙂 🙂

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  2. Cassidy ha detto:

    “Mr. Nice guy” è uno di quei titoli di Jackie Chan che negli anni è diventato abbastanza facile da reperire, almeno lo si trovava spesso in videoteca, ma nel corso degli anni però prima erano tutti complicati da trovare questo film. L’idea di Jackie contro un’ape sembra una trama da cartone animato (o da episodio di “Breaking Bad”) ma risultare più scemo di un insetto proprio no, meglio Re in patria a questo punto. In ogni caso hai riassunto come funzionano le riunioni, non solo negli Stati Uniti 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sul finire dei Novanta Jackie lo trovavi con facilità in videoteca, mentre impazzava su Tele+, poi il vuoto totale, e solamente dal 2010 Mediaset ha rilevato un po’ di film lasciati lì a morire da Cecchi Gori e Medusa e ha cominciato a replicare in modo serio questi film.
      Purtroppo il mondo dell’home video se ne è invece del tutto disinteressato, e dopo le VHS Cecchi Gori c’è stato solo il vuoto: giusto “Terremoto nel Bronx” ha avuto l’onore di essere rilevato dalla Eagle Pictures, il resto è video morto.

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  3. Madame Verdurin ha detto:

    Peccato non aver visto Jackie Chan contro l’ape! Mi vengono in mente quei vecchi cartoni con Paperino contro l’ape… sarebbe stato divertente!

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Confermo che Jackie a fine ’90 – primi ’00 era una presenza costante su Tele+. E ora che hai recensito questi film con le date dei passaggi tv, mi sa che “Mr Nice Guy” lo beccai proprio in quel periodo e poi… Mai più! 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tele+ impazzì per Jackie, comprandosi e traducendo pure i suoi due documentari dell’epoca (“My Story” e “My Stunts”), replicando a manetta i (pochi) titoli che aveva, mentre Italia1 regalava giusto uno o due passaggi a Jackie, prima che Mediaset lo riscoprisse dopo il 2010.

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  5. Giuseppe ha detto:

    First Strike? Vero, alla fine l’unica scena che valga davvero la pena di essere ricordata è proprio quella con bastoni e scala di alluminio (l’unica che ricorderei comunque pure se il film fosse stato replicato più volte, credo, visto che la trama resta troppo confusionaria per lasciare il segno)… quanto a “Mr. Nice Guy”, lo vidi successivamente (prima visione su Italia 1, nel 2006) trovandolo se non altro più riuscito e divertente.
    Certo che proporre a Jackie un film in cui lui dovesse dare la caccia a un’ape riesce a dare la perfetta misura di quanto gli americani persistessero nel NON capirlo… magari gli avessero proposto una “caccia all’insetto” di aliena memoria 😉

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