[Telemeno] 1999 – Sons of Thunder, i figli di Walker

È esistito un tempo in cui la passione marziale ha spinto alcuni visionari a tentare una strada senza uscita: portare il “cinema di menare” in TV. Per lo più sono esperimenti falliti, ma hanno comunque lasciato tracce importanti nell’immaginario collettivo. Ecco le loro storie.


Per ragioni che non so spiegare, la serie TV “Walker, Texas Ranger” riscuote un enorme successo e prospera nei palinsesti americani, anno dopo anno, tanto che gli autori si concedono spesso e volentieri prodotti più ambiziosi: puntate doppie che assumono la forma di film televisivi con una trama un po’ più ricca rispetto alla puntata classica. (Come abbiamo visto, alcune di queste doppie puntate sono arrivate nelle videoteche italiane spacciate appunto per film a sé stanti.)

Arrivati alla fine della quinta stagione, nel 1997, giunge il momento del “puntatone speciale” e si pensa di arricchire la trama facendo esordire due personaggi nuovi, forse già prevedendo che se fossero piaciuti al pubblico… lo spin-off di “Walker” era assicurato. Ma andiamo con ordine.


I figli di Thunder

L’episodio 5×24 Sons of Thunder, andato in onda il 4 maggio 1997, è a tutti gli effetti un film TV, con i suoi cento minuti di durata, anche se in Italia verrà sempre trasmesso (con l’assurdo titolo Il figlio di Thunder, prima apparizione sicura: 6 marzo 1999) in due puntate… da quaranta minuti l’una. Un momento, ma così il totale è di ottanta minuti: e i venti rimanenti? Nessuna sorpresa: le forbici di Mediaset hanno sempre massacrato “Walker, Texas Ranger”, all’insaputa dei fan.

Il doppio episodio con venti minuti in meno

Un ladro sta scappando, convinto di riuscire a seminare il Texas Ranger dalla barba che non perdona. Durante l’inseguimento, prima in auto e poi in mongolfiera, uno dei poliziotti incapaci che il ladro ha seminato non ci sta a fare la figura del tordellone, e quindi sfida le proprie vertigini salendo in mongolfiera con Walker: questo solerte e coraggioso tutore dell’ordine è l’agente Carlos Sandoval (Marco Sanchez).

La quota latina che proverà la strada dello spin-off

Finito l’inseguimento, ci viene presentato il personaggio in maniera alquanto sbrigativa: ci viene detto solo che è amico di Trent Malloy. Ah però. E… chi cacchio è Trent Malloy? È un istruttore di arti marziali per l’esercito, così – entrando in scena imitando palesemente il Chuck Norris di Delta Force 2 (1990) – conosciamo Trent Malloy (Jimmy Wlcek).

Il Chuckino biondo che mena il mondo

Come mai il ranger Walker conosce il giovane Malloy? Semplice, perché il padre di quest’ultimo è il reverendo Thunder Malloy, e dove si parla di religione Walker è lì. Visto che l’agente Sandoval è amicissimo di Trent Malloy, il quale è figlio di Thunder, ecco… “i figli di Thunder” (Sons of Thunder) del titolo americano, gioco di parole rovinato nella versione italiana.

Due grandissimi figli di… Thunder

Sandoval e Malloy appariranno spesso nella serie di Chuck, quasi sempre insieme – in 16 episodi totali il primo, in 13 il secondo – ed evidentemente è quel “sangue giovane” che piace. La grinta latina del primo serve ad acchiappare una fetta di pubblico in più, mentre il biondino muscoloso passa subito per la versione giovane di Chuck, con tanto di impegno fisico in tante scene marziali.

Va’ come mena il Chuckino!

Due anni dopo, il 20 febbraio 1999, arriva il doppio-episodio 7×15-16, Team Cherokee (in Italia: Un rivale scomodo, 14-15 ottobre 2003) con una indagine nel mondo delle corse automobilistiche e i nostri Sandoval e Malloy, ormai Texas Ranger in azione, sono sul pezzo. Non solo il caso viene risolto, ma Walker vince pure la gara d’auto prendendo a calci la leva del cambio: Chuck infatti non usa la frizione!

Due giovani eroi a scuola da Chuck

Niente lascia intuire che non vedremo più i due giovani personaggi nella serie, nessuno di loro adduce la solita scusa dell’andare a lavorare in un’altra città: semplicemente la CBS li fa sparire… e prova a lanciarli “in solitaria”.


I figli di Walker

Due mesi dopo il citato episodio automobilistico, la CBS presenta “Sons of Thunder“: la serie TV creata da Aaron Norris e patrocinata da suo fratello Chuck. Cioè il tentativo di sfruttare l’evidente apprezzamento dei due giovanotti di “Walker, Texas Ranger” e dar loro una serie simile ma più “svecchiata”.

Il titolo che non vedrete mai nell’edizione italiana!

Questo non vuol dire che è una serie “giovane”, visto che il formato è totalmente identico, con tanto di Walker che appare qua e là a ricordare chi è il capo tribù di questi prodotti. È rispettata la quota femminile, così invece dell’avvocatessa Alex abbiamo la giovane Kimberly (Dawn Maxey), e invece di C.D. si va nel locale di “Butch” McMann (Alan Autry), cioè una fotocopia di “Walker” ma con personaggi più giovani. Che però pensano da “vecchi”, cioè seguono lo stile super-mega-classicissimo di “Walker”.

Sarai pure giovane, ma io so’ Chuck Norris e tu no!

Dal 6 marzo al 17 aprile 1999 vanno in onda sei puntate da un’ora ciascuna e poi l’esperimento finisce. I due personaggi non torneranno mai più, “bruciati” da un esperimento evidentemente fallito.

Stando alla Wikipedia inglese, ovviamente senza fonti, la CBS ha cancellato la serie per semplici motivi di costi, ma a rendere decisamente poco credibile questa tesi basta guardare la programmazione: i sei episodi di “Sons of Thunder” sono andati in onda al posto di “Walker”, sostituendolo nel suo consueto appuntamento del sabato sera americano, infatti la settima stagione di Chuck riprende il 24 aprile 1999, alla chiusura dei due “figli del tuono”. Ora, secondo voi quanto guadagna Chuck Norris per la sua serie? E quanto guadagnano due attorini sconosciuti chiamati a sostituirlo? Secondo me già solo con i soldi che si prende un comprimario come il barista C.D. ci pagavano l’intero cast di “Sons of Thunder”, formato da giovani attori sconosciuti. Che la serie figlia costasse più della serie madre, che durerà per altre due annate, lo trovo decisamente poco credibile.

La mia idea è che semplicemente il pubblico non ha risposto positivamente, perché (sempre secondo me) “Sons of Thunder” ha la drammatica aspirazione di parlare ai giovani, proponendo però loro schemi vecchissimi e asfittici, quelli che funzionano benissimo con gli spettatori cresciuti ma non con i “giovani d’oggi”. Vorrei far notare come a metà della messa in onda di “Sons of Thunder” sia uscito nei cinema americani Matrix, i cui effetti sulle serie televisive sono più che evidenti: dal 1999 in poi i giovani in TV vestono di pelle nera e combattono il “Keanu Kung-fu”, proporre loro un giovane Chuck Norris che combatte come negli anni Ottanta è davvero una mossa sbagliata.

Bella, zia, lascia fare a noi che siamo gggiovani

Il formato “poliziotto-cowboy che mena” va bene per gli adulti, gli amanti del western classico che ritrovano in “Walker” il canone vecchia scuola: quanti giovani americani erano interessati a casi polizieschi con la stessa carica emotiva di un episodio della “Signora in Giallo”? E quanti adulti spettatori preferivano due “giovinastri” protagonisti invece della solida quercia Norris? Temo che “pochi” sia la risposta ad entrambe le domande.

Sono solo mie idee, ma sta di fatto che sostituire il vecchio Chuck con un Chuckino giovane non ha funzionato, bruciando il povero attore.

Ridete, ridete, tanto Chuck ve seppellisce a tutti

E in Italia? Com’è stato vissuto da noi questo esperimento della CBS? Senza problemi, visto che non lo sa nessuno. Mediaset non ha mai “riconosciuto” la serie figlia inglobandola nella serie madre: la settima stagione di “Walker, Texas Ranger” semplicemente dura sei episodi di più.

Cancellando la sigla originale e infilandoci quella classica con gli “occhi del ranger”, attenti ad ogni unsuspected stranger, gli episodi sono spacciati come puntate regolari: in fondo ogni tanto appare Chuck in persona, quindi che problema c’è? Be’, un problemino c’è, anzi: ce ne sono venti. I sei episodi di “Sons of Thunder” durano sessanta minuti l’uno, ma Mediaset mantiene il formato dei quaranta minuti con mille di pubblicità attorno (in totale si vede più Mastrota che Norris!) e quindi scatta la domanda: che fine fanno quei venti minuti che mancano? Li trovate tutti sul pavimento della sala montaggio degli uffici Mediaset!

Ora vi insegno come tagliare i telefilm a colpi di shuriken

Definire il risultato imbarazzante è fargli un complimento. Se volete fare una prova, aspettate che la milionesima replica della serie trasmetta l’episodio “Il poeta serial killer“, cioè il primo di “Sons of Thunder” (prima apparizione sicura: Rete4, 14 aprile 2005), e provate a vederlo sapendo che mancano venti minuti: è una rutilante sequenza di eventi da far girare la testa, perché ogni pausa e scena di raccordo è stata cancellata per far entrare tutto nei canonici quaranta minuti, gli unici dove Mastrota non possa consigliarci i suoi prodotti. Ogni episodio di questa sfortunata serie assomiglia più a un riassunto che a una storia.

Un episodio così tagliato da sembrare finto

Per mia sfortuna, non è ancora il momento di salutare Walker, visto quanto la sua ombra si staglia nella TV americana.

L.

– Ultimi titoli del ciclo:

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14 risposte a [Telemeno] 1999 – Sons of Thunder, i figli di Walker

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Se non sbaglio ora uscirà un film (o una serie?) con un nuovo giovane Walker, Jared Padalecki… confermi? In ogni caso non ho mai seguito la serie di Walker, solo visti (con un mix di divertimento e noia) pezzetti qui e lì, ma conosco bene le spietate forbici (o shuriken) di Mediaset per i loro tagli imbizzarriti alla Signora in Giallo. Quindi alla fine il colpevole è sempre Mastrota! XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Proprio da te ho scoperto che anche la povera Fletcher è stata “stretta” in quel ridicolo spazio Mediaset, studiato tutto intorno a Mastrota! 😀
      Detesto “Walker” sin dagli anni Novanta quindi figuriamoci quanto potrò stimare un suo remake, che ho scoperto grazie ai miei lettori. Comunque se mai uscirà mi toccherà inserirlo in questa rubrica, quindi almeno il primo episodio dovrò vederlo 😛

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    • Kuros ha detto:

      Si. È già uscito in America.

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  2. Cassidy ha detto:

    Quindi di fatto questi due sono due grandi figli di Mastrota 😉 Sposo la tua teoria, difficilmente il pubblico di Chuck Norris era interessato ad uno “spin-off” senza di lui, ma l’operazione fatta da Mediaset è ancora più barbarica, in effetti non sospettavo l’esistenza di questa serie, davvero un bel lavoretto di macelleria in sala di montaggio. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sarei curioso di sapere come abbiano reagito gli spettatori italiani che seguivano da vicino la serie, quando nel 2005 d’un tratto si sono visti Chuck defilato e la scena completamente occupata da due giovincelli d’azione, in episodi tagliati delle scene di raccordo quindi che sembrano riassunti di puntate precedenti.
      Di sicuro in patria i due chuckini non sembrano aver convinto, infatti sono stati spazzati via dalla TV di punto in bianco!

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      • Lorenzo ha detto:

        Quandovidi la serie qualche anno fa sospettai qualcosa, e una rapida ricerca su internet confermò i miei sospetti. Già il Walker originale mi piaceva poco, questo spin-off ancora meno. Però alla fine ho visto tutti gli episodi, quindi chi l’ha avuta vinta è stata Mediaset (anzi Iris) 😛

        Riguardo al remake, ho visto il trailer su Youtube e ho letto una dichiarazione del protagonista che, come va di moda oggi, prende le distanze dal materiale originale e dice che il suo Walker non c’entra niente con quello di Norris (tipo “Not your dad’s Trek”), e che sarà dato più spazio al rapporto con la moglie e il figlio (?). Insomma, questa volta non ci cascherò di sicuro 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Che senso ha rifare una serie, con lo stesso nome e gli stessi personaggi, per poi prenderne le distanze? Capisco che è un’esigenza commerciale – acchiappare i vecchi fan ma anche i nuovi, che non conoscono l’originale – ma è chiaro che è carne morta. Come carne morta sono stati tutti i remake di serie storiche. Contenti loro.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Acciderbolina, post interessantissimo! Ammetto che non sapevo (o non ricordavo) della serie spin off, dell’italico inglobamento nella serie canonica e dei vergognosi tagli perpetrati: Walker lo guardavo un decennio fa (anche più) talvolta con occhio distratto, pur sempre ossequioso/divertito/devoto, e chissà magari ai tempi notai qualche incongruenza ma, anche fosse, si è persa nei miei innumerevoli cassetti Z.
    In ogni caso mi ha fatto veramente piacere ripercorrere il tutto, guidato dall’inimitabile “longa manus” di Lucius! 🙂

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Di questa parentesi/spin-off non ne sapevo nulla. Interessante tutta la dinamica e l’incipit per tirar dentro i gggiovani, ma Walker è Walker. Roba da geriatria non da pediatria.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ anche il guaio dei divi d’azione, che non riescono a trovare eredi. Il biondo Wlcek era un Chuck in miniatura, un Chuckino perfetto, ma proprio il non avere carattere ed essere solo un Minime lo rende decisamente dimenticabile. Chi saranno gli eroi di domani, una volta pensionati gli eroi anni Ottanta? Chissà…

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  5. Giuseppe ha detto:

    Ah, adesso mi spiego il perché e il percome della presenza nella settima stagione di quei sei episodi “apocrifi” ma non troppo: protagonisti giovani solo fisicamente quando, mentalmente, erano l’esatta copia di Chuck Norris tanto che non ci sarebbe stato nemmeno bisogno delle sue comparsate per ricordarlo… Marco Sanchez e, ancor più, Jimmy Wlcek brillavano troppo di luce riflessa (da Chuck) per poter continuare a brillare da soli, evidentemente, quindi sposo la teoria della cancellazione per la mancata audience (quella dei costi regge molto poco).
    Come non bastasse, hai pure fatto luce su di una certa “frenesia” nel susseguirsi degli eventi che mi era parso di notare qua e là: non frutto del montaggio originale, quindi, ma dello sfoltimento Mediaset…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Gli eventi affannati di quei sei episodi fanno sembrare tutti sotto effetto dopante: si corre di qua, si corre di là, tanto da far girare la testa. Almeno in patria hanno visto gli episodi veri, quelli dove ogni tanto si respira, ma far digerire due chuckini è stato senza speranza.

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