[Telemeno] 1998 – Martial Law (Più forte, ragazzi)

È esistito un tempo in cui la passione marziale ha spinto alcuni visionari a tentare una strada senza uscita: portare il “cinema di menare” in TV. Per lo più sono esperimenti falliti, ma hanno comunque lasciato tracce importanti nell’immaginario collettivo. Ecco le loro storie.


Pausa tra le riprese, l’attore principale se ne va nella propria roulotte e si mette a vedere un film: nello specifico, un wuxiapian. Un tecnico entra e nota le immagini sullo schermo, stupendosi di tutti quei personaggi che combattono svolazzando in giro. L’attore ride e dice al tecnico: «Voi in America avete solo Superman: in Cina noi siamo tutti Superman!» (aneddoto raccontato in questa intervista del 2016.)

L’attore è Sammo Hung, una delle colonne portanti del cinema di Hong Kong, riconosciuto fra i più grandi geni di quest’arte in tutta l’Asia e totalmente sconosciuto in Occidente: vista la sua stazza, è solo “il grassone che combatte”, come se fosse un fenomeno da circo. Lui stesso ha sempre giocato con il suo aspetto, sin dai suoi primi film da attore sceglie per il proprio personaggio nomi irridenti, perché così è più forte il contrasto quando il “grassone” prende a calci nel sedere tutti i cattivi.

John Woo prima e Jackie Chan poi hanno gettato le basi per una contaminazione asiatica del cinema hollywoodiano, e la costante scomparsa del cinema marziale da videoteca sta avendo una curiosa ripercussione in TV: paradossalmente quei combattimenti a mani nude che nella seconda metà degli anni Novanta cominciano a non essere più accettati nei film, diventano parte integrante delle serie televisive. Probabilmente perché la loro quantità infinitesimale non disturba lo spettatore generico, semmai invece gli dà la (falsa) sensazione di aver assistito ad uno spettacolo marziale che lo disturba meno di quanto pensasse.
Per esempio, molti in Italia hanno considerato “troppo violenta” la serie “Walker, Texas Ranger“, con quei due secondi e mezzo di pessima marzialità ad episodio: sempre meglio che un film marziale da videoteca, dove almeno un terzo dell’intera vicenda è passata a menarsi!

Gli anni Novanta si aprono all’insegna di Hollywood che rubacchia da Hong Kong, dove a parte Jackie Chan, che fa solo ed esclusivamente film alla Jackie Chan, si sono raggiunti stili di regia virtuosa che meritano di essere copiati. Registi grandi e piccoli dimostrano d’aver studiato i film di John Woo, Tarantino riprende pressoché identico City on Fire (1987) di Ringo Lam e lo chiama Le iene (1992), la saga di A Better Tomorrow diventa di culto e Chow Yun-Fat comincia ad apparire su tutte le riviste occidentali.

John Woo e Lance Henriksen se la ridono davanti a Van Damme che recita

John Woo viene chiamato a girare in film America e funziona – Senza tregua (1993), Nome in codice: Broken Arrow (1996), Face/Off (1997), Mission: Impossible 2 (2000) – mentre altri suoi illustri colleghi, parimenti geniali, tentano di seguire le stesse orme fallendo miseramente, perché Van Damme li uccide entrambi: prima Ringo Lam – distrutto dalla tripletta Maximum Risk (1996), The Replicant (2001) e Hell (2003) – e poi Tsui Hark – distrutto dalla doppietta Double Team (1997) e Hong Kong: colpo su colpo (1998). A parte quelli che scelgono di lavorare con “Van Damme Spaccatutto”, gli altri prosperano, come per esempio Xin Xin Xiong, geniale collaboratore di Tsui Hark e creatore di grandi scene d’azione, che lavora come tecnico dietro le quinte anche di produzioni americane.

Visto che la marzialità in TV si sta dimostrando di successo, con “Renegade” e “Walker, Texas Ranger“, e visto che si sta lavorando ad una serie che porti in TV le avventure del Corvo, il giustiziere marziale, la CBS (Fox) pensa di unire tutti questi fili, per creare una serie TV americana che però utilizzi lo stile di Hong Kong come neanche il cinema osa fare. Cioè con protagonista un vero grande interprete del genere, non il solito attorino che impara due mossette per l’occasione.
Il 26 settembre 1998 va in onda la prima puntata della serie “Il Corvo“, il giorno dopo inizia “Martial Law” con Sammo Hung.

Al momento di giungere in Italia qualche genio si dev’essere detto: il protagonista è corpulento e mena la gente… facciamo un richiamo a Bud Spencer! E così uno splendido titolo originale diventa l’assurdo “Più forte, ragazzi“, a cui va tutto il mio biasimo. La prima puntata arriva su Italia1 nella prima serata di sabato 31 marzo 2001: durando quaranta minuti, con mille minuti di pubblicità è perfetta per prendere il posto di un intero film: alle 22.30 c’è “Real TV” che all’epoca è una trasmissione di richiamo.
Le due stagioni verranno trasmesse più o meno in ordine e più o meno in forma completa, mentre di sicuro l’intera serie è stata replicata per bene fra il 2004 e il 2005, quando cioè ho registrato tutti e 44 gli episodi digitalizzando solo le sequenze marziali: da quella raccolta arrivano le schermate che vedete in questa pagina (a parte le foto di scena).

Scopro che la serie ha continuato ad essere replicata fino almeno al 2011, e mi spiace di essermi perso quei nuovi passaggi: avrei potuto catturare sequenze di qualità migliore.

Quando la grande marzialità è arrivata anche nella TV italiana

La serie – creata da quel Carlton Cuse che in seguito produrrà scherzetti come “Lost”, “Bates Motel”, “The Strain” e “Jack Ryan” – racconta di un ispettore di polizia di Shanghai, Sammo Law (capito il gioco di parole con “Martial Law”?), che inseguendo il perfido trafficante Lee Hei (Tzi Ma) vola fino a Los Angeles per collaborare con la polizia locale. Si trova così bene che la collaborazione continua e fa squadra con il detective Malone (Louis Mandylor) e Doyle (Tammy Lauren), portando loro un po’ di saggezza orientale nell’affrontare la criminalità losangelina.

Quando nelle sigle gli attori devono camminare, impacciati

Per i successivi ventidue episodi viene ingaggiato ogni attore americano con dei tratti somatici orientali: pensate a ogni caratterista abbiate mai intravisto in un film americano, e lo troverete qui. Da George Cheung a Tsi Ma, da Simon Rhee a James Lew, da James Hong a Shannon Lee (figlia di Bruce), giù giù fino alla comparsa più oscura. Occhio, perché non mancano anche quei “nuovi eroi” marziali ormai bruciati dal cinema di genere scomparso: Billy Blanks, Loren Avedon, Olivier Gruner, tutti nomi che gli appassionati marziali ben conoscono e che qui appaiono in piccoli ruoli.

Quando intravedi Simon Rhee, sai che sei a casa

La quota “rosa” e quella “asiatica” è pesantemente occupata da Kelly Hu, che a forza di mangiare il Philadelphìa s’era fatta grande e diventa presenza inossidabile della serie, nel ruolo di allieva di Sammo e poliziotta d’azione di Los Angeles. Per un fraintendimento increscioso molti sono convinti che sappia combattere, infatti all’epoca la si vede spesso in fil d’azione – Il Re Scorpione (2002), Amici per la morte (2003), X-Men (2003), dove è chiaro che sia una bella donna senza alcuna capacità motoria.

Ti meno la testa!

Poi però il livello si alza, e anche parecchio, e nella seconda stagione arrivano un paio di nomi davvero grossi. Per esempio nell’episodio 2×05 (23 ottobre 1999; in Italia: 30 giugno 2001) il nostro Sammo deve vedersela con un perfido criminale marziale interpretato da Mark Dacascos: vi lascio immaginare quanto sia esploso il cuoricino marziale del vostro Etrusco…

Lo schermo è troppo piccolo per questi due titani

Stanley Tong che dirige un combattimento fra Sammo Hung e Mark Dacascos è puro capolavoro, e Mark lo sa bene: quando nel marzialissimo Drive (1997) il suo personaggio deve inventarsi un nome fittizio, indovinate quale sceglie? Esatto: Sammo Hung.

Scontro di titani!

Potrei citare l’ospitata di Jeffrey Combs, ma lo sapete tutti quale sia il momento più alto (o basso?) di questa serie TV: quando il Ranger arriva in città…

Per risolvere il caso dell’episodio 2×16 (19 febbraio 2000), Sammo deve farsi aiutare dal Texas Ranger più duro della TV, arrivato ormai alla nona ed ultima stagione: Walker, cioè la barba di Chuck Norris.

Perché una serie TV che riceva l’onore di una visita del Texas Ranger in persona alla fine chiude i battenti? In un’intervista del 2019 Sammo racconta che già è stato un miracolo che la serie abbia visto la luce, farla durare era impossibile. «Mi sono reso conto che gli sceneggiatori americani non erano capaci di scrivere qualcosa che rappresentasse l’esperienza di un poliziotto immigrato che lavori negli Stati Uniti». Quindi la serie è stata chiusa per carenza di buoni copioni? Mi permetto di dubitarne, visto che è così leggera e sbarazzina che dubito fortemente avesse alcuna intenzione di rappresentare le esperienze degli immigrati.
«La prima serie ha avuto un buon riscontro di pubblico, la seconda non molto», rivela Sammo nel 2009 in questa intervista. «Rispetto ai film, una serie TV è molto difficoltosa per cui non mi manca affatto».

Il dramma della seconda stagione

C’è un abisso tra la prima e seconda stagione, che mi deluse profondamente all’epoca. Nella prima Sammo è lo “straniero in città”, una sorpresa continua, pieno di trovate divertenti e d’azioni, il tutto stemperato dai classici detective americani che (con mille virgolette) erano il momento serio della storia. Inoltre Louis Mandylor sfoggiava un’ottima kickboxe così da soddisfare più gusti marziali, diventando spalla perfetta per Sammo.
Malgrado rispettasse alla perfezione i canoni del politicamente corretto – bianco, donna, nero, asiatico – qualcuno dev’essersi detto: “Vi rendete conto che c’è un cinese quasi protagonista nella TV americana? Ragazzi, siam pazzi?” Gli americani odiano i cinesi, da sempre, e un prodotto americano ha il divieto assoluto di avere un cinese protagonista, a meno che la sua presenza non sia “stemperata” con minoranze locali. Qualcuno deve aver pensato che nella prima stagione Sammo risultava un po’ troppo protagonista, mentre le minoranze non sembrano tali: è il momento di aumentare la dose.

Cosa uccide una buona storia più di un black buddy? Avete presente l’amicone nero che fa battute che non fanno ridere e che fa il simpatico risultando antipatico? Ecco, Arsenio Hall è chiamato a fare questo ruolo, diventando la peggiore spalla che Sammo potesse avere. Mandylor sapeva combattere? Via, licenziato, al suo posto c’è Hall che uccide con le sue battute.
In pratica l’intero cast viene sostituito con personaggi drammaticamente fastidiosi, così che quegli spettatori che si erano affezionati alla serie rimangono delusi, soprattutto perché ai nuovi risulta davvero difficile affezionarsi. D’un tratto poi si inventano il figlio di Sammo, il solito personaggio inesistente che il protagonista di una serie cerca per mille puntate senza trovarlo – roba di moda fino agli anni Ottanta, poi abolita – e insomma, è ora di chiudere bottega.

Al di là delle trame, la serie è divertente per Sammo e le coreografie divertenti e caciarone, proprio quelle che gli americani cominciavano ad apprezzare nei film di Jackie.
Non è durata molto, ma è stata una gran bella parentesi di marzialità in TV.

L.

– Ultimi titoli del ciclo:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in SerieTV e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

9 risposte a [Telemeno] 1998 – Martial Law (Più forte, ragazzi)

  1. Cassidy ha detto:

    Ricordo questa serie solo legata all’apparizione di Chuck Norris, eppure quando riuscivo la guardavo per il grande Sammo, ma credo che da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa abbia ottenuto un po’ di visibilità solo legata al “barba”. In ogni caso quando spunta Arsenio Hall bisogna iniziare a fare gli scongiuri, non porta bene alle produzioni la sua presenza, ma con quel titolo italiano, non aveva grosse speranze questo telefilm. Cheers!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Qualcuno a Mediaset ha pensato che dare ad un prodotto americano-cinese il titolo di un film italiano fosse una gran trovata, e che tutti i fan di Bud Spencer si sarebbero innamorati del suo emulo di Hong Kong: sembra incredibile, ma era un ragionamento fallace…
      La serie aveva uno stile schizzante per essere americana, quindi era molto “contaminata” con lo stile di Hong Kong, e i combattimenti erano ottimi, per non parlare delle tantissime star che affollavano gli episodi, in ruoli grandi e piccoli. Purtroppo l’arrivo di Arsenio Hall è stato nefasto, perché occupava uno spazio enorme nell’economia dell’episodio ma poi lui non faceva niente, se non dire battute imbarazzanti. Gran brutta scelta.

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        Sì, decisamente sì. Dal Sammo mattatore indiscusso -parata di guest stars marziali compresa- della prima stagione al Sammo ridotto quasi a fare da spalla a Hall (perché l’impressione alla fine era questa e non il contrario, come avrebbe dovuto essere) della seconda c’è un salto evidente assai… ecco, chiamiamolo pure il famigerato salto dello squalo. Poi ti dirò, pur di rivedere la serie oggi sarei disposto a sopportare di nuovo anche gli episodi con Arsenio Hall, ma pare proprio che da quel 2011 nessuno sia più stato disposto a ritrasmetterla (e difficilmente io mi sono mai perso una sua replica)… 😦

        Piace a 1 persona

  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Peccato abbia ricordi di questa serie più stile “so che c’è stata” che non per averla vista, avrei dovuto guardarmela ai tempi in cui avevo minutaggio e spirito per guardare, appunto, le serie.
    Perché a leggere di episodi in cui si mescolano Sammo, Chuck, Avedon, Blanks, Gruner, Dacascos…mi è sembrato di essere proiettato in un meraviglioso paradiso marziale! Visto che replicano ogni tre quattro Walker e Renegade che ormai conosciamo a menadito, se le alternassero con questa…lo so, chiedo troppo! 🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi ha stupito scoprire repliche della serie fino al 2011, se Mediaset non l’ha buttata via magari potrebbe farla sbucare a sorpresa, in qualche orario notturno. (Il giorno è solo per Reno, Walker, Michael Knight, Hannibal e i cugini Duke 😛 )
      I progetti marziali in video cominciavano ad essere parecchio rari, a Los Angeles, quindi tutti quegli eroi che avevano lavorato nel cinema di cassetta erano disponibili per la TV: a parte Billy Blanks, che ha cambiato lavoro, molti attori marziali (se non tutti) sono apparsi più volte in produzioni televisive di ogni genere, a cavallo fra Novanta e Duemila. Ti pare che una marziale non avesse per loro uno spazietto? 😉

      "Mi piace"

  3. loscalzo1979 ha detto:

    La serie era gradevole, nel complesso.
    Ricordo il crossover con Walker, carino

    Piace a 1 persona

  4. Zio Portillo ha detto:

    Mi credi che non hi mai visto manco mezzo episodio di questa serie? Incrociata più volte (sopratutto via satellite negli anni recenti), sempre saltata senza nemmeno dargli 5 minuti di prova.
    Errore? Lungimiranza? Puzza sotto il naso? Boh! A sto punto meglio così. Sai che rabbia se mi piaceva all’inizio e poi tutto veniva buttato in malora con tanto di serie chiusa?

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Penso ti sarebbe piaciuta, è piena di combattimento frizzanti in uno stile che potremmo chiamare “alla Jackie Chan”, cioè senza violenza e con umorismo. Però, appunto, ci saresti rimasto male alla sua chiusura. 😉

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.