Non ti voltare (2009) Quando Sophie diventa Monica

Recupero questa rubrica dedicata al doppio da sé perché folgorato da un piccolo film francese beccato per caso su Prime Video.

Da tempo immemore ho in programma di vedere Nella mia pelle (2002) di Marina de Van, ma intanto per puro caso ho visto il secondo lungometraggio dell’autrice esperta in corti: Ne te retourne pas.

Non sono riuscito a capire se sia uscito nelle sale italiane, comunque BiM, RaiCinema e 01 Distribution lo portano in DVD dal novembre 2013 con il titolo Non ti voltare.

Il film è disponibile su Prime Video.

Riuscite a leggere il nome dell’autrice? Forse state guardando nel posto sbagliato…

Jeanne è una scrittrice in crisi, perché il suo editore le ha sonoramente bocciato la bozza di un romanzo molto personale, un viaggio della protagonista nella propria infanzia alla scoperta dei tanti punti oscuri che la angustiano. Il risultato è un testo arido, stando all’editore, un prodotto tecnico privo di emozione, ma Jeanne non demorde: ha davvero bisogno di quel romanzo per il proprio viaggio di riscoperta interiore, in quegli anni d’infanzia di cui non ricorda nulla.

Con questi pensieri in testa, la donna bada poco all’amorevole marito che ha appena comprato una videocamera, e insieme ai loro due figli inizia a girare filmini in casa, attività che palesemente annoia Jeanne… finché non scopre qualcosa di strano. Perché nei filmini di famiglia il tavolo di cucina è disposto al contrario? Il marito non capisce la domanda, il tavolo è ripreso così com’è, e la realtà dà ragione all’uomo. Come può Jeanne essere convinta che il tavolo fino a quel momento sia stato posizionato in modo diverso? Da questo granello, comincia ad incastrarsi ogni ingranaggio della vita di Jeanne.

I filmini familiari non mostrano mai la verità

Il video è il corrispettivo moderno dello specchio, oggetto di cui dobbiamo sempre diffidare – come faceva Borges – perché è falso per definizione: eppure la sua falsità spesso ci rivela uno sguardo sincero sulla realtà che invece facciamo di tutto per non vedere. Attraverso il video-specchio Jeanne comincia a vedersi sfaldata la propria realtà, che non corrisponde più a quella percepita dal marito e dai figli, i quali ogni momento che passa cambiano piccoli particolari del proprio corpo, tanto da arrivare a rendersi degli estranei alla donna.

Quando un marito ti guarda con… occhi diversi

Anche lei però inizia a cambiare, in un processo di metamorfosi reso magistralmente dall’autrice: per almeno metà film non vediamo mai la stessa persona inquadrata, grazie ad un uso sottile e sapiente di effetti speciali.

Gli specchi non mostrano mai la verità… o forse ne mostrano troppa

Il volto di Sophie Marceau comincia a mutare, a sfumare, i suoi contorni iniziano ad essere diversi finché non sbucherà fuori il volto di Monica Bellucci: perché la realtà intorno a Jeanne sta mutando? Chi sono quei due ragazzini e quell’uomo, gente estranea che afferma di essere la sua famiglia?
Nessuno ovviamente crede alla donna, viene sbrigativamente data per “esaurita” e vari altri sinonimi che si usano per non dire “fuori di testa”, quindi Jeanne sarà sola nell’andare alla scoperta delle origini di questa metamorfosi, della sua trasformazione in un’altra da sé che però sente essere profondamente legata a quanto di più personale lei abbia.

Quando Sophie si trasforma in Monica

Come purtroppo succede sempre, gli autori di cortometraggi sono convinti che basti allungare il brodo per tirar fuori un lungometraggio, quindi dei centodieci minuti di Non ti voltare ce ne sono tantissimi che si potevano benissimo tagliar via, e in pratica la seconda metà del film soffre parecchio di una sensazione di “allungamento di brodo”. Se questo fosse stato un mediometraggio di almeno metà della durata, la risoluzione finale sarebbe giunta molto più potente ed emozionante, invece a forza di tergiversare alla fine sembra tutto un po’ annacquato e meno ispirato di quanto sembri.
L’aggiungere poi elementi del tutto ingiustificati – come per esempio delle strane bolle che ogni tanto appaiono a deturpare il corpo di Jeanne, e rimaste senza alcuna spiegazione – rende troppo manifesto il trucco per allungare il minutaggio. Un formato meno ambizioso avrebbe reso decisamente migliore la storia.

Una donna alla ricerca della propria immagine

Lo stesso Non ti voltare è un film sorprendente, sia per le trovate visive davvero ispirate, capaci di coinvolgere lo spettatore nella progressiva perdita d’identità della protagonista, sia per il viaggio interiore che al netto di un minutaggio eccessivo rimane una bella esperienza. Ma il vero punto di forza del film è un altro: per la prima volta ho potuto vedere Monica Bellucci senza tapparmi le orecchie!
Finalmente una qualche dispensa papale ha permesso ciò che per trent’anni non si è potuto fare: chiamare una vera doppiatrice a dare una voce vera alla Monica nazionale, che non è una doppiatrice malgrado per la sua intera carriera si sia ostinata a rovinare ogni suo ruolo auto-doppiandosi in italiano.

Il primo film che vedo con Monica doppiata come si deve!

Per la prima volta dal 1991, quando ho conosciuto l’attrice con La riffa, ho potuto evitare di fare smorfie di dolore mentre le mie orecchie venivano seviziate dal suo auto-doppiaggio italiano. Peccato che alla fine del film non appaia la schermata dei doppiatori, sarei curioso di sapere il nome della bravissima doppiatrice che ha regalato alla Bellucci l’unico vero ruolo italiano della sua vita, visto che lei di solito recita in francese e sicuramente in quella lingua sarà bravissima. Essere un’attrice francese non vuol dire automaticamente essere anche doppiatrice italiana, quindi ben venga una bella voce nostrana.

Un film sorprendente e da riscoprire, un altro viaggio alla scoperta di quel nostro doppio che ci rivela chi siamo veramente.

L.

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24 risposte a Non ti voltare (2009) Quando Sophie diventa Monica

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Non nascondo la mia sorpresa: Monica Bellucci che per la prima volta non fa un pasticcio di se stessa! È proprio vero che gli anni portano saggezza… grazie della dritta, ho sempre amato Monica ma, come dici tu, il suo auto doppiaggio è una sofferenza!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so quale autorizzazione sia riuscito ad ottenere questo film, visto che ancora un paio d’anni fa nella splendida serie francese “Chiami il mio agente!” Monica aveva purtroppo il suo solito auto-doppiaggio sanguina-orecchie. Se si riuscisse a farle capire quanto migliorano mille volte i suoi ruoli se doppiata da una professionista italiana…

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  2. landiivano ha detto:

    Adoro questo film e ho pensato anch’io mille volte di parlarne nel mio blog. Ma a forza di rimandi mi hai battuto sul tempo. E a proposito di troppo tardi, aggiungo che secondo me l’operazione è anche intesa nel senso di far recitare insieme le due attrici più belle del mondo prima che fosse… troppo tardi.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Bazzicando i meandri più oscuri di Prime Video si trovano chicche come questa, e devo assolutamente decidermi a vedere il primo lungometraggio di questa autrice, che ho “in coda” da non so più quanti anni.
      Sono abbastanza immune al fascino di entrambe le attrici, sono oggettivamente belle donne ma in un film del genere è un elemento del tutto secondario, se non proprio inutile. La vicenda sarebbe stata identica se avessero preso due attrici qualsiasi. Aggiungiamo poi che sin dal 1991 sanguino dai timpani ogni volta che Monica apre bocca, ecco diciamo che se fosse stato solo per le due attrici avrei sicuramente evitato il film 😛

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  3. Cassidy ha detto:

    Potremmo dire che Monica Bellucci ha avuto bisogno di essere “tagliata” con dosi di Sophie Marceau per passare per un’attrice convincente 😉 Peccato per l’allungamento del brodo, il metaforone è grosso ma molto efficace, hai fatto bene a consigliarlo, lo cercherò. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Te lo consiglio anche solo per sentire finalmente Monica che parla come un essere umano, in quanto per la prima volta doppiata in italiano da una professionista.
      Possibile che gli autori di corti non capiscano la dinamica di un lungometraggio? Tutti i grandi registi del passato bene o male venivano dal mondo dei corti, eppure già alla loro opera prima sapevano che serve più di un “corto allungato”. Invece la generazione dei registi millenari ha perduto questa conoscenza e continua a girare storie da mezz’ora allungate a due ore…

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  4. Il Moro ha detto:

    Questo film sembra molto interessante, e le immagini che hai postato piuttosto inquietanti… lo cercherò. Peccato per la lunghezza.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Ma dai, mi vuoi dire davvero che la Bellucci ha offerto una prova attoriale degna (non “di nota”, degna e basta) nella sua carriera di frequentatrice di film (attrice mi parrebbe troppo)? Come ben si intuisce non ho davvero mai sopportato la suddetta, tra doppiaggio, la sua ingiustificata presenza in film non da poco, etc.
    Nessuna misoginia, ci mancherebbe, solo misoMonichia! 🙂
    Mi sto ancora stupendo circa il fatto che non abbia rovinato il lungometraggio in questione! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non essendo una prova attoriale particolare, dovendo mostrare semplice stupore – la parte difficile l’ha fatta tutta Sophie – e soprattutto essendo doppiata da una professionista, si riesce persino a sopportare la Monica nazionale, quando invece di solito è un buon motivo per non vedere un film che la annoveri nel cast. Purtroppo appare in tanti grandi film, rovinati dalla sua presenza, invece stavolta la sorpresa arriva da un piccolo film 😉

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        “Di solito è un buon motivo per non vedere un film che la annoveri nel cast. Purtroppo appare in tanti grandi film, rovinati dalla sua presenza”…amen!
        Meno male che alcuni piccoli film (a forma di Z e non) ci stupiscono e scalfiscono le nostre certezze, talvolta, per fortuna, pure quelle in negativo! 🙂

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  6. Vasquez ha detto:

    Deo gratias! Qualcuno finalmente ha visto la luce! Mi sa che non sapremo mai l’artefice di questo miracolo, ma hai visto mai che finalmente si sia fuori dalla maledizione della Satanica Trinità 😀
    Non so se sono più curiosa del film in sé, che comunque mi intriga parecchio (e mi fa venire in mente quella malattia che lamentava De Crescenzo in tarda età, la prosopagnosia, facendo disperare sua sorella che non veniva riconosciuta), o se voglio vedere il film per cercare di capire chi sia – finalmente! – la doppiatrice della Bellucci (quella della Marceau mi sembra la stessa della Hargitay) 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anch’io ho pensato a quella malattia, di cui non ricorderò mai il nome, anche perché proprio recentemente ho visto un film con Milla Jovovich proprio su una donna che non riconosceva più i volti. Però qui è ovviamente un simbolo di un qualcosa di più psicologico.
      Temo che per i film più famosi il doppiaggio continuerà ad essere inascoltabile, com’è stato in questi decenni, ma è bello che ogni tanto si veda la luce ^_^

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  7. Sven ha detto:

    Secondo Wikipedia la doppiatrice è Irene Di Valmo

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  8. Conte Gracula ha detto:

    Il tema del doppio… mi fa pensare, indistintamente, a Meyrink e alla Valeria Marini della Guzzanti. Due estremi dello spettro! XD

    Riguardo al doppiaggio della Bellucci, forse qualcuno di estremamente potente avrà detto “Mo’ bbasta! Sei un’attrice e non una doppiatrice, allora ‘attricia’ e non doppiare” ^^
    Oppure si sarà accontentata di avere il doppio nel film, anziché doppiarsi. 😛
    La ricordo ancora in Matrix (credo il secondo, cerco ancora di dimenticarlo) e no, solo perché sei tu sullo schermo, non puoi doppiarti da sola.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Meyrink è uno dei grandi autori classici del doppio, tema che ha affascinato molti e su cui è stata scritta tanta bella roba. Il cinema è stato più avaro, ma ci sono belle chicche in giro, che mi sono gustato con questo speciale iniziato due anni fa. (Come passa il tempo!)

      A parte “Dobermann” dove interpreta una muta – scelta saggissima! – purtroppo la nostra Monica ha fatto tanti film di serie A, spesso in piccoli ruoli (per fortuna), e tutti rovinati come succede per le sue due colleghe della Trinità Diabolica, Asia e Valeria.
      Questo film è l’unica eccezione nota ad una triste e pessima consuetudine di auto-doppiaggio, purtroppo dubito che aprirà una nuova èra.

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  9. Giuseppe ha detto:

    Bellucci/Marceau, un’accoppiata decisamente interessante! Mi segno immantinente questo “Non ti voltare”, anche se l’allungamento di brodo della seconda metà e certi particolari buttati lì senza costrutto (es. le misteriose bolle) come espedienti per riempire il minutaggio, mi fanno pensare ad una certa qual incertezza sulla direzione da prendere: thriller sul tema del doppio di natura psicologica oppure soprannaturale? Ad ogni modo leggo che una visione la vale…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo sia stato mero allungamento di brodo per arrivare al formato del lungometraggio quando è chiaro che la vicenda sarebbe stata perfetta per un’opera decisamente più breve.
      Però te lo consiglio, la prima parte è splendida e con trovate visive molto accattivanti.

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