[Multi-Recensioni] Film storici su Prime Video (3)

Il vasto catalogo Prime Video, grazie ad accordi con prolifiche case distributrici, offre molta scelta nel genere storico: ecco un viaggio dove la Storia inizia per Z.



Black Death – Un viaggio all’inferno
(Gran Bretagna 2010)
In DVD e Blu-ray ristampati da Blue Swan dal 2015.
Disponibile su Prime Video.

Quando questo film uscì in DVD, nel 2011, la mia cerchia di amici facebook impazzì: sembrava che non avessero mai visto un film d’ambientazione storica prima d’ora. Forse era l’entusiasmo per Sean Bean o chissà cos’altro, ma per un certo periodo questo film era considerato il più grande capolavoro da quando l’uomo inventò la peste.

Siamo nel 1348 e la Peste Nera è arrivata anche in Inghilterra, portata sicuramente da quegli zozzi francesi, che in quanto francesi so’ zozzi a prescindere. (Non viene fornita altra ricostruzione storica della pestilenza dell’epoca.) Il comitato scientifico non prescrive né mascherine né distanziamento sociale né tanto meno una serrata generale: decide invece di rivolgersi a un negromante che vive in una palude, lui sì che c’ha il vaccino. Visto che la destra del 2021 non ama i rimedi scelti per affrontare la peste del coronavirus, chissà che non abbiano fatto un pensierino pure loro all’intervento del negromante… malgrado quel nome che spinge a chiudere i porti!

Anche Eddie Redmayne ha cominciato da piccolo

Con uno spunto del tutto inconsistente inizia il viaggio di personaggi senza spessore, guidati dal vuoto che si annida tra le parole di una sceneggiatura scritta in automatico. Le solite frasche sono l’Inghilterra medievale, un bel paesaggio qui, tanti primi piani lì (che così non si capisce che gli attori sono tutti fermi in un boschetto) e via così. Finché ci dimentichiamo del negromante e il film prende tutt’altra strada.

La vicenda si fa truculenta quando i nostri eroi dovranno difendere il proprio credo religioso tra le grinfie dei pagani dei boschi, forse a testimoniare tempi dove il Cristianesimo non era ancora penetrato nelle campagne più interne: per fortuna la sceneggiatura non ci fa correre il pericolo di approfondire l’argomento, intenta com’è a parlare per frasi fatte.

Quando ho visto il film la prima volta l’ho parecchio disprezzato, poi però ho visto film inglesi medievali così orripilanti che la qualità di questo mi sembra un po’ superiore rispetto ad altri più recenti, ma resta il problema di una trama pressoché inesistente, che si limita a mostrare scene di personaggi verso cui non proviamo il minimo trasporto.



7 Guerrieri
(Saving General Yang, Cina-Hong Kong 2013)
In DVD e Blu-ray Blue Swan da ottobre 2017.
Disponibile su Prime Video.

Non ci viene data alcuna connotazione temporale, dovremmo essere intorno all’anno Mille, quando cioè l’impero dei mongoli Khitan ha ormai conquistato mezza Cina ed è agli ordini dell’Imperatrice Xiao Yanyan, mentre l’Imperatore cinese per la resistenza e riconquista si affida ai propri generali, più interessati però a litigare fra di loro che al bene comune.

La storia del film nasce da uno spunto vecchio e abusato, due uomini innamorati della stessa donna: ormai i cinesi hanno il virus americano della pessima narrativa. Dunque della principessa Chai (Ady Ang) sono innamorati in due, Yanzhao (Wu Chun) e Yanpao, ma mentre il primo è innamorato il secondo è figlio del nobile Pang (Leung Kar-Yan): chi dei due avrà diritto a sposare la principessa? Il nobile Pang ha una bella pensata: facciamo un bel duello fra i ragazzi. Il problema è che non si tratta solo di amore, un duello fra un rampollo del nobile Pang e uno del generale Yang (Adam Cheng) rischia di spaccare le due potenti famiglie, e l’aria di guerra che tira spinge invece all’unità contro il nemico: il generale Ye Luyuan (Shao Bing) dei Khitan, i mongoli invasori. Quindi l’innamorato Yanzhao si facesse una doccia fredda, che non è aria di matrimonio per lui.

Non si può fermare l’amore con le mani, così Yanzhao le mani le usa per menare il pretendente in duello, contravvenendo al divieto paterno, e siccome sta avendo la meglio interviene suo fratello (ma è regolare?): Yanpao muore per un incidente, e quindi ora le famiglie Yang e Pang diventano acerrime nemiche. Addirittura la sorella del defunto chiede all’Imperatore che venga uccisa l’intera famiglia del generale Yang, giusto per far sapere che se l’è legata al dito.

Sembrano cinque, invece sono sette fratelli

I Khitan attaccano e bisogna affrontarli, ma certo l’odio che ora corre tra le due famiglie non aiuta, così il generale Yang battuto si rifugia sulla Montagna del Lupo: i suoi sette figli decidono di partire per andarlo a prelevare, sfidando le armate mongole. Ah, sette eroi per una missione suicida: spunto perfetto! No, perché questo aspetto della trama è totalmente ignorato: in due secondi netti i sette eroi compiono la missione come se fosse la cosa più facile del mondo: ecco un modo per distruggere una buona storia.

Come sempre, con i film storici cinesi, la confusione regna sovrana e gli strettissimi riferimenti alla tradizione locale rendono il prodotto ostico per gli stranieri, quando invece negli anni Settanta Chan Cheh sapeva creare capolavori universali che dimostravano come l’epica non conoscesse confini. 7 guerrieri è un film che teoricamente racconta la grande battaglia di Huan Zhou ma non la mostra mai, racconta la missione suicida di sette eroi ma a malapena li inquadra, cita una storia d’amore che rimane sempre fuori dall’inquadratura e rievoca tempi antichi senza una sola parola di spiegazione. Mi piacerebbe dire che non è un buon film, invece i suoi difetti lo rendono purtroppo un tipico film storico cinese.



I Vichinghi
(Northmen – A Viking Saga, Gran Bretagna 2014)
In DVD e Blu-ray Eagle Pictures da aprile 2015.
Disponibile su Prime Video.

Il regista Claudio Fäh l’ho conosciuto in occasione di Sniper 4 (2011) e Sniper 7 (2017), e come per la saga del cecchino anche questo film sui vichinghi è un lavoro di onesto intrattenimento, solo che la regia è meno “virtuosa” e segue la sceneggiatura nel suo piattume.

La storia, come sempre, non ha nulla a che fare con i Vichinghi, in quanto sebbene siano protagonisti potevano essere pure Franchi, Ostrogoti o cinesi e non sarebbe cambiata una virgola: è la storia di un gruppo di fuggiaschi inseguiti dai cattivoni, con qualche bel paesaggio e qualche scontro fisico poco appassionante. Ah, e la solita quota rosa, cioè la principessa che – indovinate un po’? – è costretta a sposare chi non vuole quando all’improvviso viene rapita da dei Vichinghi appena sbarcati, subito inseguiti dai soldati del re, brutti e cattivi. Fine del film.

I magnifici sette Vichinghi

Questo film non ci prova nemmeno a far finta di voler raccontare una storia, si limita a buttare a caso dei personaggi stereotipati e a lasciarli agire e parlare in automatico, senza il benché minimo richiamo a qualsiasi particolare che ci faccia davvero credere di trovarci nell’Inghilterra medievale: se a un certo punto passasse un’auto o un aereo non ci stupiremmo, visto che è una vicenda la cui banalità travalica i confini del tempo.

Una visione noiosa perché non succede altro se non l’ovvio e lo scontato, nessun interesse storico né guizzo di regia: diciamo che è un film del tutto indifferente.



L’impero e la gloria – Roaring Currents
(Myeong-ryang / The Admiral: Roaring Currents, Corea del Sud 2014)
In DVD Minerva Pictures da agosto 2020.
Disponibile su Prime Video.

Stando ad IMDb questo film sud-coreano è costato all’incirca l’equivalente di nove milioni di dollari e solamente nel primo fine-settimana di programmazione… ne ha incassati più di cinquanta! Rischia dunque di essere vera la frase di lancio della locandina italiana (caso rarissimo!) che lo dà per uno dei più grandi successi del cinema asiatico, o comunque fra quelli più immediati.

La vicenda si svolge durante le invasioni giapponesi della Corea (1592-1598): nella prima l’ammiraglio Yi Sun-Shin (Choi Min-sik) si è distinto ma poi è caduto in disgrazia, accusato ingiustamente di tradimento, ed ora – nel 1597 in cui parte il film – si ritrova ad essere l’ultima speranza contro la forza nipponica: con sole dodici navi coreane dovrà fermare l’avanzata di trecento navi giapponesi. È chiaro che la missione è talmente senza speranza che scatta l’epica dell’impresa.

Malgrado la storia del Cinquecento coreano non sia così nota da noi, malgrado il fiume di nomi straordinariamente simili non aiuti a distinguere i personaggi, comunque la scritta iniziale che riassume quanto detto sopra dovrebbe guidarci attraverso la narrazione, con pochi buoni contro tanti cattivi, invece il cinema coreano non si smentisce, nel suo voler superare quello cinese: i drammi storici della Cina sono tutti pieni di melodramma e non si capisce niente delle vicende; quelli coreani hanno mille volte più dramma e mille volte più confusione. È una gara in cui non vince nessuno.

Secchiate di personaggi del tutto anonimi

Non credo ci siano prove che un attore coreano abbia mai riso, quella cinematografia è nota per ultra-mega-drammoni mariomeroleschi da competizione: niente di male, il problema è che l’attenzione verso drammi personali di personaggi a noi ignoti non aiutano la visione di due ore di film.

Belle le grandi scene di battaglia navale, ma la storia è incomprensibile e i personaggi indistinguibili. Peccato, perché sarebbe stata una bella occasione di saperne di più su quel periodo storico in quella fetta di mondo.



Viking
(Russia 2016)
Inedito in home video italiano
Disponibile su Prime Video.

Film grandioso e assolutamente consigliato, una sontuosa produzione russa di Andrej Kravchuk che ci parla della dinastia rjurikide, cioè i discendenti di quel leggendario condottiero Rjurik – della stirpe dei Rus’, da cui il nome “Russia” – che gettò le basi della prima civiltà russa.

Siamo nel 977 d.C., ci informa una scritta iniziale. Il casato di Rurik governa quell’impero che unisce il nord e il sud dell’Europa orientale, facendo affari (ma anche guerra) sia con i vichinghi che con i romani dell’Impero d’Oriente: in realtà, scopro leggendo altrove, il Principe Svjatoslav ha provato ad espandersi in Asia, ma è stato fermato dai bizantini (cioè i romani d’Oriente) e una volta firmata la pace sulla via del ritorno è stato battuto e ucciso (nel 972) dai Peceneghi, uno dei tanti popoli nomadi delle steppe.

Sin dal 969, alla morte della madre di Svjetoslav, la reggenza del dominio era stata divisa fra i tre figli del Principe: Yaropolk prende Kiev (il “gioiello della corona”), Oleg il territorio dei Devriliani e a Vladimir tocca Novgorod. Oleg, il figlio di mezzo («pazzo come suo padre ma non altrettanto intelligente»), non ci sta a spartire con i fratelli e così si allea con un nemico della sua casata. Stanco dei problemi che Oleg crea, suo fratello maggiore Yaropolk lo fa uccidere: in tempi violenti, sarà difficile per il giovane Vladimir – che peraltro è “figlio della serva” – portare pace nell’impero. Esiliato in terra straniera, dopo due anni torna con potenti alleati, i vichinghi, e uccide l’ultimo dei suoi fratelli. Sul sangue di una guerra fratricida nasce quell’impero che un giorno sarà la Russia. (Tutti questi eventi vengono riassunti sbrigativamente all’inizio del film, e per capirci qualcosa ho dovuto consultare dei testi di storia di quella Nazione.)

Con la sua salita al potere, grazie ai mercenari vichinghi, inizia dunque l’avventura di Vladimiro I di Kiev, che a seconda di chi la racconta è chiamato il Santo o il Grande.

La violenta eppure giusta salita al potere di un pagano che divenne Santo

La conversione al Cristianesimo che è valsa a Vladimir l’appellativo di Santo nelle fonti europee (molto meno contenti furono i popoli del nord, a cui erano cari i vecchi dèi estirpati dal sovrano) ha un peso importante in questa ricostruzione filmica di durata impegnativa (due ore e venti), e al contrario di altri film europei qui non è vista come una “tragedia”. Sebbene ortodossa, la Russia è cristiana quindi non racconta la conversione di Vladimir come una disgrazia bensì come una crescita – pare che il sovrano divenne molto più “buono” dopo di essa – senza dimenticare l’importanza socio-economica. Nessuno dei tanti popoli della steppa può stare da solo, c’è sempre bisogno di un’alleanza, quindi per Vladimir la conversione cristiana (anche se sincera) è un modo per legarsi all’Impero romano d’Oriente contro i nemici.

È il momento di abbattere i vecchi dèi

Non sempre chiaro nel raccontare una storia patria che probabilmente dà per scontata, il film comunque è un capolavoro visivo. Le sterminate distese pianeggianti sono ambientazione perfetta per ricostruire uno scontro con i temibili guerrieri nomadi Peceneghi, per cui serve pagare dei mercenari vichinghi: tutta qua la partecipazione del popolo che dà il nome al film! Le scene di battaglia sono un capolavoro imperdibile, e non può mancare uno dei celebri Berserker.

Un grande affresco storico di un momento del passato europeo non certo familiare a noi “del sud”, che però – va specificato – coi vichinghi non c’entra niente. Sono citati come grezzi mercenari, nient’altro.



Vikings – L’invasione dei Franchi
(Redbad, Paesi Bassi 2018)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal marzo 2019.
Disponibile su Prime Video.

Il regista Roel Reiné è un professionista di filmacci, lo abbiamo conosciuto con il seagaliano Pistol Whipped (2008), il divertente The Marine 2 (2009), l’ottimo Death Race 2 (2010), il caciarone Il Re Scorpione 3 (2012), il deludente The Condemned 2 (2015), il dimenticabile Senza tregua 2 (2016) e varia altra Z. Poi un giorno torna a casa e si mette a dirigere un filmone epico sulla storia del proprio Paese, quando secoli addietro è stato invaso dai Franchi, armati di spada e Bibbia.

Ormai sapete la regola, i Vichinghi sono come Bruce Lee: se vengono citati nel titolo, non sono presenti nel film. Quindi dimenticatevi i popoli nordici e conosciamo i Frisoni, in quella terra che oggi sono i Paesi Bassi ma nell’Ottavo secolo stavano dalla parte sbagliata del Reno, il fiume che separava i Franchi dai pagani, e che oggi separa la Francia dalla Germania. Come altri film storici europei ci insegnano, le radici cristiane dell’Europa sono quanto meno controverse, visto che ancora oggi molti Stati membri ricordano le cicatrici profonde lasciate da quell’atto di violenza cieca e distruttrice che è stata la conversione cristiana. Addirittura qui Willibrord (Jack Wouterse) è ritratto come un pazzo integralista ed omicida… mentre per noi cristiani è San Villibrordo!

Coraggio.. fatti battezzare!

La vicenda si apre con i Frisoni guidati da Aldgisl (Huub Stapel) e i Franchi guidati da Pepijn (Pipino) di Herstal (Jonathan Banks), ma subito l’obiettivo ricade su Redbad (Gijs Naber), che noi chiamiamo Redbaldo, figlio del re frisone che inizierà una lunga avventura durante i vari scontri con cui i pagani cercheranno di resistere all’inevitabile distruzione sanguinaria dei cristiani, che convertivano al Vangelo mediante morte e paura: o almeno così la raccontano oggi gli olandesi.

Parlando di storia patria, il film come al solito pecca in ricostruzione storica, dando per scontato che il pubblico locale ben conosca i personaggi coinvolti, quindi si concentra maggiormente su ottime scene ambientate negli straordinaria panorami naturali a ridosso del mare, in una natura selvaggia e grigia come il Nord Europa sa regalare, con battaglie spettacolari: non è la solita poveracciata con due comparse a cui il genere ci ha abituato, bensì scene di fortissimo impatto, sia visivo che emotivo.

Non la solita poveracciata

A stento si riesce ad infilare qualche personaggio femminile di contorno, giusto il tempo per pronunciare frasi del tipo «Decido io cosa fare della mia vita»: forse gli antichi pagani seguivano regole ignote al resto dell’umanità? Dubito fortemente che una frase del genere, che dovrà aspettare parecchi secoli prima di essere pronunciata da donne occidentali, fosse normale tra gli antichi Frisoni, ipotizzo invece un classico anacronismo culturale.

Due ore e mezza sono tantine per un film in pratica senza trama, visto che la sceneggiatura è tutta data per scontata e i personaggi raramente sono riconoscibili al di fuori del fisico degli attori, ma è un testimone di come i Paesi della fantomatica “Europa cristiana” portino ancora le ferite di un’unificazione religiosa forzata che in fondo ci spiega perché l’Europa sia tutto tranne che unita.


L.

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10 risposte a [Multi-Recensioni] Film storici su Prime Video (3)

  1. Cassidy ha detto:

    Gli arda caso in questo lotto spicca il film russo, bene lo cercherò! “Black Death” mi aveva annoiato, ma così tanto annoiato, nemmeno provando a considerarlo un horror (visto l’andazzo) mi aveva proprio detto nulla. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A parità di sottofondo storico poco spiegato, perché dato per scontato, i russi hanno sempre una marcia in più. La battaglia tra russi, vichinghi e nomadi della steppa è qualcosa che fa girare la testa, raccontando anche di come quella terra abbia motivi geografici per la propria cultura. Consigliatissimo 😉

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  2. Luca Pelorosso ha detto:

    gran consigli! Grazie mille

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Questa volta carrellata “inedita” nel senso che, al contrario delle precedenti, non ho visto nessun film citato, eccetto Black Death che non è nulla di che ma effettivamente lo rivaluti un po’ dopo esserti addentrato in altri film storici, compresi quasi tutti quelli qui recensiti che mi par di capire non è che valgano così tanto la pena.
    Il “quasi”, bello grosso, è dovuto a Viking che, come ti ho già preannunciato, vedrò ben presto con sommo piacere, ormai l’acquolina in bocca rischia di diventare un’inondazione! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dal punto di vista delle immagini spettacolari, “Viking” e “Vikings – L’invasione dei Franchi” sono due filmoni con cui rifarsi gli occhi.
      Dal punto di vista dei contenuti entrambi forniscono un’insufficiente quadro storico, forse perché si rivolgono ad un pubblico locale che sa già tutto.
      Però sono due esperienze curiose. Vediamo infatti da una parte (quella olandese) i popoli del nord che considerano l’invasione cristiana dal sud una minaccia mortale, e la resistenza come bene patriottico (stesso discorso per un film norvegese della settimana scorsa), mentre dall’altra vediamo i popoli del nord dell’Europa orientale vedere l’ondata cristiana del sud come un’opportunità per ottenere un valido alleato contro la miriade di popoli nomadi riottosi che attraversavano tutto il nord Europa. E addirittura la conversione è considerata spontanea e virtuosa.
      Quindi i film prodotti dai Paesi dell’Europa cristiana testimoniano un profondo odio per il Cristianesimo, i film prodotti dalla Russia ortodossa, appoggiata all’Oriente, rivendicano origini cristiane decisamente traballanti, visto che il film “Viking” mostra chiaramente le profonde ed ataviche radici pagane dei creatori dell’impero russo.
      Stando ad un saggio storico del 1984, i russi hanno preferito il Cristianesimo all’Islam perché… mai avrebbero accettato una religione che proibisce l’alcol! 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Interessantissima replica con excursus storiografico-culturale, che mi ha regalato un post nel post! A volte i film acquisiscono quel quid in più anche confrontando gli spunti/stimoli che emergono da entrambi e trovando una sintesi puntuale come quella sopra esposta. Diciamo che la “sinergia”…fa la forza!
        E sulla spiegazione del perché i russi avrebbero preferito il cristianesimo…la appoggio in pieno! 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Vedo che anche stavolta i russi vincono a man bassa 😉
    Nel resto del mazzo, a parte il da me già visto “Black Death” (di certo migliore, e nemmeno di poco, rispetto a tanti altri film presunti medievali) mi incuriosisce “Vikings”, se non altro per la presenza di Huub Staapel (attore feticcio di Dick “The Lift” Maas) nel ruolo del leader Frisone…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un film che ti consiglio per lo spaccato storico davvero atipico. Visto che noi siamo gli eredi dei vincitori cristiani quella parte di storia ci è stata raccontata come la vittoria del popolo franco contro quei barbari dei popoli del nord. Invece questo film è raccontato dagli eredi i quei popoli del nord (che in locandina vengono chiamati “Vichinghi”), e raccontano la stessa storia ma con tono leggerissimamente diverso, cioè un’invasione sanguinaria di un popolo di assassini seriali in nome di un dio crocefisso.
      Forse la situazione attuale dell’Europa, dove tutti gli Stati si odiano e si pugnalano alle spalle, potrebbe essere un riflesso di antichi odi ancora vivi, come testimonia questo ma anche altri film di Paesi nordici, parecchio astiosi contro quei “terroni” cristiani che li hanno conquistati con la violenza. Sicuramente sono film pregni di propaganda, sicuramente parlano alla pancia degli spettatori, ma è molto intrigante per una volta vedere la storia raccontata dai discendenti dei perdenti.

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  5. Pingback: Sophie Dabat – La guerriera di Freya (2020) | nonquelmarlowe

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