Transporter 1 (2002) Il mito di nero vestito

Anni fa un amico mi fece notare che ogni volta che si finiva a parlare di cinema riuscivo in qualche modo a portare la conversazione su Transporter: giuro che non lo facevo apposta, ma semplicemente la saga che più incarna il cinema d’azione è quella di Frank Martin, l’uomo in nero che fonde Occidente e Oriente in modo perfetto.

Finora mi sono contenuto, sul blog, ma è il momento di portare la discussione sulla saga di Transporter, la cui prima regola è: si parla sempre di Transporter.

The Transporter esce sia in Francia che negli USA nell’ottobre 2002 e la Fox lo porta nelle sale italiane dal luglio 2003.
Sempre la Fox lo porta in VHS e DVD italiani dal dicembre 2003. Stando a FilmTV.it il film sbarca su Italia1 dal 30 agosto 2006.

Conoscete il nome, conoscete il vestito

Un giorno il sindaco di Cannes riceve in udienza Luc Besson, che vuole il permesso di bloccare la celebre passeggiata (croisette) della città, sempre inquadrata nei telegiornali che documentano il celebre Festival ma mai prima d’ora utilizzata per una scena di inseguimento d’auto. Il permesso è concesso, ed è solo l’inizio di uno dei fenomeni più iconici del cinema d’azione.

La vie en noir

Nell’audio commento del DVD Fox 2003 il produttore Steven Chasman racconta che tutto è iniziato durante la lavorazione di Kiss of the Dragon (2001), che in realtà è un lavoro in parallelo con The One (2001): in pratica Chasman sta esordendo nel mondo del cinema producendo due film in contemporanea, entrambi con la star asiatica Jet Li protagonista.

Un produttore con tutti gli strumenti giusti a disposizione

Nel secondo film c’è l’attore britannico Jason Statham che, parlando con il produttore, si dice dispiaciuto di non avere più scene d’azione in video: i tempi e i costi sono ristretti e non c’è spazio per mostrare le sue capacità. Statham dev’essere stato convincente, è appena entrato nel mondo del cinema, con piccoli ruoli che nulla lasciano trasparire delle sue capacità fisiche: il massimo della sua “azione” sul set è stato il geniale ruolo del portiere pazzo del capolavoro Mean Machine (2001), cioè una parte di cinque minuti totali. Chi mai penserebbe a lui come al nuovo re britannico del cinema d’azione?

Un regazzetto londinese che promette bene

Forse Chasman è un veggente e in sogno gli appare King Jason, assiso sul Trono di Menare, che gli dice: «Costruiscimi un film, e io verrò». Sta di fatto che il produttore va da Luc Besson, a capo di entrambi i progetti citati, e lo convince che nel loro prossimo film Statham ci starebbe proprio bene come protagonista. (O almeno è così che Chasman racconta la cosa.) Il resto è la storia dell’inglese che salì su un’auto e scese da un mito. (Per i giovani lettori, quest’ultima frase è una citazione del delizioso e imperdibile film del 1995 con Hugh Grant dal titolo L’inglese che salì la collina e scese da una montagna.)

La grinta giusta già durante le prove

Luc Besson (nelle parole di Chasman) accetta un nuovo progetto simile a Kiss of the Dragon ma ad un’unica condizione: che sia di nuovo Robert Mark Kamen a scriverlo. Sebbene Besson ami apparire alla voce “sceneggiatura”, è Kamen il vero autore di alcuni suoi successi. Visto che per motivi che non so capire Il quinto elemento (1997) è amato da tutti – il che denota ancora di più la mia non appartenenza al genere umano – dovreste tutti amare anche Kamen, che è un ragazzo in gamba di cui conoscete molti lavori ma magari non ci avete fatto caso. Ha scritto scherzetti come Karate Kid (1984), Arma letale 3 (1992) e Taken (2008), giusto per citare i suoi film più famosi.

Il produttore c’è, lo sceneggiatore c’è, l’attore c’è: Besson ha dato vita a film con molti meno elementi. Non ci resta che salire in auto… e cominciare a snocciolare regole.

Santa Italia1 ci ha regalato l’edizione italiana del film

Le regole di Frank Martin dovreste conoscerle tutti. 1) Non si cambiano mai le regole in corsa. 2) Non si fanno mai nomi. 3) Non si apre mai il pacco che si trasporta.
Poi ci sono le regole della saga Transporter, la prima è: la macchina dev’essere figa di brutto.

Stando alle dichiarazioni di Statham nel citato audio-commento, l’auto che dà inizio alla vicenda è un modello unico della BMW, V12: l’unico modello della Serie 7 con il cambio manuale. Perché per fare inseguimenti d’auto gagliardi l’attore deve scanalare marce come non ci fosse un domani. In più ha sospensioni rinforzate e sterzo ultrasensibile.
Nel film viene detto che l’auto è una BMW 735 nera del 1999.

Macchina figa di brutto: ce l’abbiamo!

Seconda regola: i vestiti devono distinguersi per gagliardiaggine. Completo nero, camicia bianca e cravatta nera farebbero sembrare un signore chiunque. Aggiungiamoci un orologio esclusivo Panerai, «a cui mi sono molto affezionato» rivela Jason nell’audio-commento.

Elemento fondamentale di un transporter

Così però sembra un figlio di papà, aggiungiamo quel po’ di cafonaggine che fa sangue: tipo i guanti da guida. Mio grande sogno che purtroppo non posso realizzare, semplicemente perché se entrassi in auto con dei guanti da guida comincerei a sfrecciare come Frank Martin dopato che fa a gara con Toretto di Fast & Furious, e finirebbe male!

Quando distribuivano gagliardiaggine, Frank Martin era il primo della fila

La terza ed ultima regola è… avere una faccia così da schiaffi da sembrare addirittura convincente. E Jason Statham qui non lo batte nessuno.

Neanche una pistola alla tempia può appannare la faccia da schiaffi di Jason

Frank Martin (Statham) è il vostro amichevole autista di quartiere. Dovete fare una rapina e vi serve uno bravo per scappare dalla polizia? Frank è l’uomo che fa per voi. Occhio però, che se vi mettete d’accordo per tre rapinatori da trasportare e vi presentate in quattro… be’, uno di voi se ne andrà a piedi. La prima regola, ricordate?, è che non si cambiano gli accordi in corsa.
Frank è figlio del Ryan O’Neal di Driver, l’imprendibile (1978), e non me ne voglia Walter Hill: per me avevano Frank in mente gli autori di Drive (2011), Baby Driver (2017) e altri film che parlano di autisti di rapine. Tipo l’Alessandro Gassman di Un Natale con i fiocchi (2012), che usa l’iPhone per calcolare il tempo come fa Frank Martin con il suo semplice orologio da polso.

Quando Frank Martin era giovane…

Finito di sfuggire alla polizia grazie a spettacolari sequenze d’azione automobilistica di grande impatto – curate da Michel Julienne, figlio di quel Rémy che ha lavorato spesso con Luc Besson – azioni molto simili a quelle curate dalla stessa squadra per l’altra saga-capolavoro di Besson, cioè Taxxi, finalmente Frank Martin può tornare nell’umile casa che gli consente la sua pensione da ex militare: una villa sul mare in piena Costa Azzurra. Precisamente nel Comune di Cassis, a venti chilometri da Marsiglia. Ma quanto prendono i militari di pensione?
La cosa incredibile della splendida villa sul mare di Martin è che… è finta! Nell’audio-commento il produttore rivela che è stata completamente costruita da zero, su progetto di Hugues Tissandier, anche perché poi a metà film dovrà essere distrutta dai cattivi: evidentemente costruire da zero una villa costava meno che farne esplodere una già esistente.

Giusto una villetta in Costa Azzurra, roba da poco…

Le toste giornate di Frank Martin passano così, tra una mega-rapina in banca e un film di Jet Li, finché un giorno il suo cuoricino da autista non lo porta a provare compassione per il “pacco” che sta trasportando: un borsone a forma di Shu Qi.

Da noi le fanno diverse, le “borse cinesi”

La bella attrice taiwanese era appena esplosa grazie al Jackie Chan di In fuga per Hong Kong (1999) e seguendo il ritmo di Hong Kong aveva sfornato tipo cento film l’anno. Nell’audio-commento di Transporter il produttore racconta che questo è il primo film occidentale dell’attrice, e subito dopo è dovuta tornare in patria per lavorare alla versione asiatica delle “Charlie’s Angels”. Il produttore credo lo dica per far capire l’importanza dell’attrice, e in effetti quello stesso anno esce l’ottimo So Close (2002), che però è più simile alla serie “Occhi di gatto” piuttosto che alle tre storiche agenti.
Shu Qi si è messa sotto a migliorare la propria dizione inglese ma dal racconto degli attori sappiamo che le sue scene sono state parecchio difficoltose, e di sicuro pronunciare il nome del celebre dolce francese, la madeleine, è stato al di fuori delle sue possibilità. In Italia non ce ne accorgiamo, visto il doppiaggio che non lascia trasparire il fatto che Lai sia una donna straniera.

Regola numero 4: mai affezionarsi al “pacco” che si trasporta

Il rude e solitario Frank Martin si ritrova a dover gestire una donzella asiatica che si porta dietro una fila di criminali da competizione, il che costringerà il nostro eroe a sudare parecchio per sopravvivere. Anche se, stando alle testimonianze, girare nel mese invernale più freddo della storia di Francia ha evitato qualsiasi sudorazione.

Film francese, azione cinese, botte britanniche

Il maestro Corey Yuen, una delle “Stelle Fortunate” della scuola dell’Opera di Pechino insieme a Jackie Chan e ai suoi amici, è ormai già noto in Occidente grazie all’aver seguito Jet Li nella sua avventura americana, firmando le sue coreografie per Arma letale 4 (1998), Romeo deve morire (2000), Kiss of the Dragon (2001), The One (2001) e Amici per la morte (2003), e già che c’era ne ha approfittato per fare il regista delle scene d’azione di X-Men (2000).

Un maestro di Hong Kong in trasferta occidentale

Una cosa è concepire scene marziali con Jet Li, di bassa statura ma con una vasta conoscenza degli stili cinesi, un’altra è ritrovarsi un londinese alto e con la faccia da teppista, addestrato in stili ben diversi. È una sfida che Corey Yuen accetta e ci regala oro, fondendo idee coreografiche asiatiche con un’esecuzione molto più occidentale, dato il fisico e l’attitudine di Statham, è un delizioso cocktail tutto da gustare.

Un mix franco-sino-britannico ad alta gradazione

Aiutato da avversari interpretati da grandi stuntman professionisti, Jason racconta nell’audio-commento di aver girato lunghissime e complesse scene marziali, purtroppo ridotte e stagliuzzate nel montaggio finale, anche se nel DVD si possono ammirare fra i contenuti aggiuntivi alcune scene estese di combattimento.
Il problema è che siamo in un’epoca in cui è vietato mostrare arti marziali per più di due secondi, ma è anche vero che siamo lontani da Hollywood, quindi si può trovare un giusto compromesso. Per quanto mi sarebbe piaciuto vedere il film con le scene di combattimento più lunghe, lo stesso non posso negare che Transporter abbia un ritmo così perfetto, un equilibrio fra storia e azione così calibrato che non ho proprio nulla da recriminare: ad avercene di film “non marziali” come questo!

Ci sarà un motivo se Jason è l’unico a torso nudo del film

Girare a petto nudo nel gelo glaciale della finta estate del film non è stato piacevole, e nell’audio-commento Statham racconta di stufette messe ai lati del set e vari altri artifici per evitare che gli attori morissero di ipotermia, e di come fosse difficile se non proprio pericoloso girare scene fisicamente impegnative con i muscoli totalmente paralizzati dal gelo, aumentando così il rischio di ferite.
Però Statham è assuefatto all’adrenalina e riesce a portare a casa le riprese, aiutato da un “fattore locale”: l’attore rivela ad Hollywood.com (9 ottobre 2002) che il segreto per affrontare quelle riprese difficoltose è stato una pinta di birra bella grande. «E c’era anche un sacco di vino rosso sul set: sai, il film era girato in Francia. Quello ha aiutato un sacco». Altro che stufette per scaldarsi!

Freddo e olio da motore: simbolo del film!

La regia, la storia, l’azione, la musica, gli attori: sarò fazioso, ma ai miei occhi è tutto perfetto in questo film, che migliora ad ogni visione.
Visto che ha avuto un discreto successo, è inevitabile che arrivi il seguito, e lo voglio proprio vedere a sopportare il peso di dover già solo eguagliare un film così riuscito. Per fortuna questo è un “Caso Aliens”, cioè uno di quei rarissimi eventi in cui il seguito è un fottuto capolavoro migliore dell’originale! Ma ne parleremo la settimana prossima.

Chiudo con il doppiaggio, recuperato grazie alla piattaforma Disney+:

Personaggio Attore Doppiatore
Frank Martin Jason Statham Massimo Rossi
Lai Shu Qi Francesca Fiorentini
ispettore Tarconi François Berléand Pietro Bondi
Wall Street Matt Schulze Pasquale Anselmo

Doppiaggio a cura della C.S.I.
Direzione del doppiaggio: Liliana Sorrentino.
Assistente al doppiaggio: Sabina Razzi.
Adattamento dialoghi italiani: Mauro Trentini.
Fonico del doppiaggio: Ivano Casoni.
Fonico di Mix: Gianni Pallotto.
Sonorizzazione: International Recording.

L.

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15 risposte a Transporter 1 (2002) Il mito di nero vestito

  1. Cassidy ha detto:

    Posso dirlo? Era ora 😉 Mancava questa saga qui sopra ed ora sei legittimato a parlarne, se lo farai sempre così bene sarò il primo della fila, anzi mi é tornata voglia di rivederlo, anche se lo faccio ad ogni passaggio tv 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ad onor del vero gran parte del post l’avevo scritto prima dell’ultimo passaggio su Italia1, segno che sono in perfetta sintonia con i gestori dei palinsesti Mediaset, ma solo ora mi sono deciso a pubblicare .-P

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  2. Il Moro ha detto:

    Mancava giusto questa splendida saga al tuo blog! Jason Statham è l’ultima vera star del cinema d’azione occidentale, anche se si tende a parlare di più di The Rock o Vin Diesel, e The Transporter è probabilmente la saga che l’ha valorizzato al meglio… anche se io ho un’idolatria per Crank!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Crank è indiscutibile, protagonista con più brani nella mia “Jason Statham Compilation” nello smartphone, puro mito adrenalinico e tutto il resto. Però Transporter 2 mi ha folgorato sulla Via di Damasco 😛
      Jason è sempre gagliardo ma dal 2010 è iniziata una fase drasticamente calante rispetto alle storie, ora fa Fausto con l’amico Furio The Rock ed è davvero uno spreco. Lo preferivo nei mitici film pre-2010…

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Prima di godermi il viaggio con Jason, aspetta: Jason Statham, non Jason Voorhees, mi permetti due parole su “L’inglese che salì la collina e scesa da una montagna”? Ogni tanto tiri fuori di quei titoli “minori” che sono sicuro di aver visto solo io. Sto film in particolare, credimi, veniva trasmesso ogni mese in un canale regionale locale. Ogni mese lo beccavo alle ore più disparate e diventò, per me, familiare. Bellissima e inglesissima commedia che, sempre personalmente, ho adorato. Ma ammetto che non rivedo da un bel po’… Ho paura di rimanere deluso.

    Ma torniamo a noi e a Frank Martin. Filmone! Scoperto per caso in dvd in edicola, acquistato nei momenti bulimici di spese pazze, messo su e… Porca putt@na che film! Ritmo indiavolato, botte, esplosioni, belle donne, figaggine a chili. Ipnotizzato! E il secondo fu ancora meglio.
    Bomba totale che prende gli inseguimenti della saga di TAXXI, la screma della comicità ma in cambio ci aggiungendo tutto quello che più ci piace!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non posso che essere d’accordo su tutto ^_^
      Io l’ho conosciuto negli ultimi giorni delle videoteche, prima della loro estinzione: un bel regalo prima di sparire.
      Anch’io non rivedo da una vita quel film con Hugh Grant, ma lo porto nel cuore. E ancora oggi rimango ammirato a sentire la meravigliosa colonna sonora di Stephen Endelman, un capolavoro inarrivabile!

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      • Giuseppe ha detto:

        E adesso che hai visto tutta DS9 dovresti avere un motivo in più per portarlo nel cuore, considerato che nel cast c’è nientemeno che Colm “Miles O’Brien” Meaney (nella parte di Morgan il montone) 😉
        Per quanto riguarda Transporter, era ora che la saga arrivasse su queste pagine 👍 Tanto per cominciare, un primo capitolo davvero da manuale in ogni suo aspetto, oserei dire addirittura diVINO (anche per via del metodo di riscaldamento che Jason adottava in alternativa alle stufette) ;D

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ci ho messo un po’ perché è difficile frenare l’entusiasmo per questa saga: sarà dura nel secondo episodio non strillare come una fan di Bieber! 😀

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Wow! Gran film e gran post, ricco di curiosità, citazioni aneddoti: Mean Machine (sempre gradito quando viene nominato!), la villa costruita ad hoc, la birra “salvavita”…
    Mi sono gustato il pezzo tutto d’un fiato con lo stesso piacere con cui mi sono gustato il film, credo che miglior complimento non te lo potessi fare! 🙂 🙂
    Sono già in attesa del secondo capitolo 🙂

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  7. loscalzo1979 ha detto:

    “e subito dopo è dovuta tornare in patria per lavorare alla versione asiatica delle “Charlie’s Angels”

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