Jackie Chan Story 28. Rush Hour 2

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

Con la fine degli anni Novanta Jackie smette di parlare dei suoi film, forse perché non c’è più molto da dire. Sarebbe stato bello avere la sua opinione sulla propria carriera, qualche divertente aneddoto dal set o altre informazioni di prima mano, ma non abbiamo questa fortuna. Perciò salterò direttamente ai film che considero più meritevoli degli anni Duemila di Jackie.


Colpo grosso al Drago Rosso

Il successo di Rush Hour (1998) spinge una grande casa americana come la Touchstone ad un’operazione simile ma non troppo, perché infatti Pallottole cinesi (Shanghai Noon, 2000) può sembrare la stessa storia – asiatico che va in America per collaborare con un autoctono a sventare un piano criminale – ma in realtà l’alta presenza cinese ai comandi del film lo rendono quasi una produzione di Hong Kong girata in America, quindi abbiamo Jackie protagonista assoluto con il biondo Owen Wilson a fargli da spalla, una dinamica ben diversa da quella con Chris Tucker. L’esperimento funziona e un paio d’anni dopo abbiamo Due cavalieri a Londra (Shanghai Knights, 2003). Entrambi film che freddarono parecchio il mio entusiasmo dell’epoca per Jackie.

Tolta qualche comparsata di Jackie in ruoli umoristici di Hong Kong, passiamo a Rush Hour 2, che la New Line Cinema fa esordire ad Hollywood il 26 luglio 2001. Ricevuto il visto italiano il 19 aprile 2002, esce in sala lo stesso giorno con il titolo Colpo grosso al drago rosso; la Eagle Pictures lo porta in VHS e DVD nel settembre successivo: Sky Cinema 3 (a pagamento) lo trasmette dal 3 maggio 2006, mentre Italia1 lo trasmette dal 12 agosto 2008.

Consiglio vivamente la bella edizione DVD del film, ma assicuratevi che sia quella con la chilata di contenuti aggiuntivi: una serie di deliziosi speciali dietro le quinte che faranno la gioia degli amanti del cinema di genere. In uno di questi Chris Tucker tra il serio e il faceto ci racconta quali direttive ha dato alla produzione: secondo l’attore, le scene tagliate di Rush Hour erano molto più divertenti del film stesso, quindi ha chiesto di scrivere un seguito molto più divertente. Dubito fortemente che Tucker possa imporre qualsiasi cosa alla produzione, ma è indice del fatto che Rush Hour 2 non vuole aumentare l’azione bensì l’umorismo del primo film. In un altro punto il regista Brett Ratner dice qualcosa che può essere riassunto nella regola aurea di ogni sequel: «uguale, ma di più». Anche se qui l’azione non è affatto “di più”.

Un film Kinder: Più latte (commedia), meno cacao (azione).

Se nel primo film l’ispettore capo Lee (Jackie Chan) andava a Los Angeles per collaborare con il detective Carter (Chris Tucker), stavolta è l’americano che sbarca ad Hong Kong per una vacanza che si trasformerà subito in un’indagine molto pericolosa. La vicenda parte da un bar karaoke e il regista ci informa che è un “momento verità”, in quanto ciò che vediamo in video è esattamente ciò che è successo dal vivo a Chris Tucker. Appena sbarcati ad Hong Kong per iniziare le riprese, infatti, durante una serata al bar karaoke con tutta la troupe l’attore ha iniziato a cantare Michael Jackson a squarcia gola e a lanciarsi nelle sue celebre movenze, facendo infuriare tutto il pubblico cinese, tanto che molti si alzarono e se ne andarono. Purtroppo il regista non ci spiega perché i locali abbiano reagito così, farfuglia qualcosa sulla “sacralità” del karaoke ma la questione rimane abbastanza fumosa. Nel film è molto più chiaro perché il bar appartiene alla triade e non è vista di buon occhio l’intromissione del poliziotto straniero.

Lettori zinefili di questo ciclo su Jackie: vi ricorda niente questa scena?

Dunque il poliziotto americano e il poliziotto di Hong Kong girano per la rutilante città asiatica e finiscono mezzi nudi in un centro massaggi, ad affrontare gli sgherri di un potente boss locale… ops, scusate, ho sbagliato film, vi sto raccontando The Protector (1985), con la scena che è stata ricopiata identica per Rush Hour 2, con la sola differenza che Danni Aiello era decisamente meno scuro di pelle di Chris Tucker.

Cambia la pelle del poliziotto americano, ma la scena è la stessa

I due “strambi sbirri di menare” procedono velocemente di scena in scena – il regista confessa di aver cancellato tantissime piccole sequenze deliziose che però rallentavano troppo l’azione, e in pratica ha ridotto all’osso la storia togliendo il più possibile, ma per fortuna nel DVD trovate tantissime di quelle scene tra i contenuti speciali – con l’agente Carter che snocciola battute a getto continuo: peccato che siano tutte, dalla prima all’ultima, un’invenzione del doppiaggio italiano.

— Chiedo appoggio immediato.
— Quello mi arriva all’ombelico: gliel’appoggio io!

Tutta farina italiana, che evidentemente non giudicava abbastanza divertente il film e così ha messo in bocca a Carter un fiume di battutine apocrife.

Scene troppo di classe, tocca stemperare con umorismo da bar nel doppiaggio

Paradossalmente quando arriva un momento di umorismo voluto, il doppiaggio italiano è costretto a “manomettere” le parole, per ovvi motivi di resa linguistica.

— Carter!
— Who died, Lee?
— You!
— Detective Yu?
— Not Yu, you!
— Who?
— You!
— Who?

— Carter!
— Chi è, Lee?
— Tu!
— Il detective Tu?
— Non Tu: tu!
— Chi?
— Tu!
— Ah?

Il caro vecchio umorismo americano sui cognomi cinesi è un sempre-verde, e verrà usato spesso dai nostri due protagonisti.

Si fa imbarazzante la presenza ossessiva di Andy Cheng nel film

Lo sceneggiatore Jeff Nathanson nell’audio-commento del film fa notare come i collaboratori di Jackie appaiano in continuazione in questo film, o come in ogni altro film dell’epoca è l’aggiunta del regista Ratner. Se vi capita di rivedere questo Rush Hour 2 vi sconsiglio di fare il gioco alcolico “beviamo ogni volta che viene inquadrato Andy Cheng”, perché vi fareste fuori il fegato già a metà film. Ogni volta che viene inquadrato un personaggio asiatico, è il fido collaboratore Andy Cheng, da solo o in gruppo. In pratica è il terzo protagonista della pellicola, pur non avendo parti parlate, ed è inquadrato molto di più di Zhang Ziyi, la bravissima eroina de La Tigre e il Dragone (2000) costretta a recitare praticamente muta vista la sua totale estraneità alla lingua inglese. (Sul set è stato Jackie stesso a farle da interprete e in pratica regista in ogni scena, come si può vedere dagli speciali dietro le quinte.)

Zhang Ziyi rende decisamente bene a fare l’assassina spietata

La splendida attrice pechinese trova perfetto contraltare nella pepata portoricana Roselyn Sanchez, che illumina ogni scena in cui appare. Scherzando, il regista fa notare come in pratica fosse negato ai caucasici un ruolo importante nel film.

Una scena che vale già da sola l’intero film

Con grande rammarico di Jackie, le scene d’azioni in questo film sono praticamente inesistenti ma in compenso ha mille volte più dialoghi, tutti per lui impossibili da gestire. Stando al regista, moltissimi dialoghi sono stati tagliati o accorciati semplicemente perché erano impossibili per Jackie, la cui pronuncia inglese è così scarsa che non può affrontare un dialogo che duri più di qualche secondo, mentre stavolta gli autori avevano impostato un personaggio molto più verboso rispetto al film precedente. Così il regista prendeva le scene peggiori, ne accorciava i dialoghi e le faceva rigirare, fino a far parlare Jackie il meno possibile.

Finché si tratta di calcioni, tutto invece va giù liscio

La parte divertente è che la Sanchez si vedeva arrivare Jackie a chiedere consiglio sulla pronuncia, e cercava di spiegargli che lei non era di madrelingua inglese, e aveva un accento così marcato che semmai l’attore avrebbe dovuto prenderla ad esempio negativo. ma vista l’enorme difficoltà di Jackie nel pronunciare anche la più facile frase inglese – come testimoniano le infinite scene sbagliate presenti fra gli speciali – anche un accento portoricano è pur sempre meglio che balbettare.

Quando fai film ad Hong Kong, devi rispettare gli dèi locali

Il fatto che io non riesca a ricordare se questo film l’ho visto al cinema o meno la dice lunga su quanto mi abbia colpito, ma rivisto oggi rinnovo la sensazione dell’epoca: un prodotto divertente, sbarazzino, che si lascia guardare con piacere. Però non c’entra nulla con Jackie Chan, è solo una divertente commedia con due protagonisti così diversi che vederli interagire è innegabilmente umoristico.

Anche questo secondo film sfonda i botteghini, quindi farne un terzo è una scelta obbligata. Il problema, come Jackie racconterà spesso, è che Chris Tucker è sempre impegnato a fare altro e organizzare le riprese di un film con lui richiede anni, quindi in attesa… è tempo di tornare a fare i poliziotti seri.

(continua)


L.

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15 risposte a Jackie Chan Story 28. Rush Hour 2

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Questo l’ho visto ma, come per te, ho pochi ricordi e confondo tra loro il primo e il secondo… Un po’ meglio secondo me quelli con Owen Wilson. In ogni caso i tuoi articoli sono sempre interessanti, grazie Lucius!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie a te. Avrei preferito avere più retroscena ma con l’inizio del Duemila Jackie non parla più della propria carriera, quindi non c’è molto da dire oltre agli eventuali speciali distribuiti insieme al film.
      Sebbene io sia un grande appassionato del western marziale, quei due film con Owen Wilson mi hanno fatto troppo male al cuore, non ho il coraggio di rivederli 😛

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      • Charlie Chan Spenser ha detto:

        ahahahah! 😀 niente da fare, come al solito per me l’esatto contrario. I due film con Owen li ho trovati godibili, mentre la saga di Rush Hour mi ha fatto male al cuore! Però come sempre ottimo articolo. Quello è sempre piacevole.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sicuramente la Touchstone ha dato molto più spazio a Jackie nei due film western, così da poter imbastire scene di combattimento assenti nella saga di Rush Hour, ma all’epoca, dopo aver fatto una mangiata dei classici disponibili, vedere un film nuovo dove Jackie fa le stesse identiche cose di vent’anni prima, con vent’anni di più addosso, è stato abbastanza sconfortante per me. Almeno la saga Rush Hour è una serie di commedie divertenti, il cui segreto forse è proprio nell’assenza di scene dove Jackie cerca di dimostrare di essere ancora giovane.
        Peraltro all’epoca di “Pallottole cinesi” la Cecchi Gori aveva portato in videoteca “C’era una volta in Cina e in America”, con combattimenti nel Far West che facevano impallidire quelli di Jackie, quindi all’epoca ormai il mio amore per il nostro eroe stava velocemente sfumando.

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      • Charlie Chan Spenser ha detto:

        Beh io diciamo che alla conclusione a cui sei arrivato te ci sono arrivato dopo. Nel senso che fino a pallottole cinesi e al suo sequel mi faceva piacere gustare il solito Jackie. Ma appunto sono gli ultimi due film dove ho accettato questa cosa, semplicemente perché li ho trovati ben fatti. Per lo meno non c’erano effetti speciali scadentissimi, il fisico ancora gli reggeva per fa due movimenti e non era attorniato esclusivamente da strafarebbe 5000 anni più giovani di lui.

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      • Charlie Chan Spenser ha detto:

        Strafregne.. devo avere il cellulare pudico e me lo ha censurato in strafarebbe

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  2. Cassidy ha detto:

    Non mi ha mai convinto, così come la doppietta con il biondo del Crodino, davvero poca cosa, nel senso che io da un film su Jackie Chan non mi aspetto questo, quindi preferisco altri suoi titoli anche se questi sono popolarissimi. In ogni caso la scena riciclata l’avevo riconosciuta, questa rubrica mi sta tenendo allenato 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se lo vedi come una commedia americana, è divertente, se lo vedi come un film di Jackie Chan è il nulla più totale. Purtroppo i bei film del nostro eroe ce li siamo lasciati alle spalle, a parte qualche eccezione che vedremo 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Esatto: una volta superata l’impasse di trovarsi di fronte a un film CON Jackie Chan ma non certo a un film DI Jackie Chan, allora rimane lo spazio per il divertimento… se qualcuno poi si approcciasse al film senza conoscere nulla di Jackie lo troverebbe ancora più spassoso, credo, non dovendo fare paragoni marziali (ovviamente il discorso vale anche per la doppietta con Owen Wilson) .

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Probabilmente questi Rush Hour hanno lanciato Jackie fra il pubblico generico molto più dei trent’anni di carriera precedente 😛

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Anche io talvolta, come da commento sopra, confondo nei ricordi il primo e il secondo, ma non è una confusione mentale da interpretare in modo negativo perché nel cocktail i brandelli di memoria che emergono parlano di un film divertenti, che intrattengono alla grande, certo in questo secondo più che l’azione prevale l’umorismo condito anche da battute apocrife italiche, come evidenziato nel post, ma se lo beccassi una serata in tv probabilmente mi soffermerei a riguardarlo. Non so però se andrei volutamente a ricercarlo proprio perché c’è il distintivo (inteso come sostantivo) ma manca un qualcosa di realmente distintivo (inteso come aggettivo)… 🙂

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  4. Charlie Chan Spenser ha detto:

    In ogni caso penso che sia tosta vedere tutti questi film di Jackie Chan in poco tempo. Scoccerebbe chiunque tranne me. Io pochi anni fa avevo fatto una scorpacciata di una quarantina di film di Jackie Chan… Perché mi era sempre piaciuto ma avevo capito di aver conosciuto solo quel poco che mandavano in tv.
    Però io sono un caso a parte perché a me di vedere film sempre identici a se stessi non mi dava nessun fastidio. Mi dava fastidio solo quando per me alcuni film erano identici ad altri suoi precedenti ma molto più scadenti. Oppure mi davano fastidio alcuni film semplicemente perché le trovavo delle puttanare pazzesche.. tipo i film di lucky star, thunderbolt, e altri.

    Secondo me sono più simile ad uno spettatore asiatico che ad un occidentale.. nel senso che di vedere in continuazione cose uguali non mi da fastidio! 🤷‍♂️

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La visione di così tanti film di Jackie per questo ciclo è stata un’esperienza dura, all’epoca toccava racimolare le briciole quindi era tutto bene accetto, ma vedersi ora trent’anni di carriera tutta insieme è stato devastante. Per fortuna sono arrivato agli anni Duemila dove è raro che un suo film meriti una qualsiasi menzione, quindi siamo agli sgoccioli 😛

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  5. Pingback: Jackie Chan Story 29. New Police Story | Il Zinefilo

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